Analisi
Il settore telecom 8 anni fa - venerdì 10 luglio 2009
Anche se ha resistito alla crisi meglio dell’indice delle Borse mondiali, negli ultimi due anni il settore delle telecom non è scampato al calo generalizzato dei mercati azionari. Alcuni titoli si sono tuttavia distinti dagli altri e mantengono delle buone prospettive.

Anche se ha resistito alla crisi meglio dell’indice delle Borse mondiali, negli ultimi due anni il settore delle telecom non è scampato al calo generalizzato dei mercati azionari. Alcuni titoli si sono tuttavia distinti dagli altri e mantengono delle buone prospettive.

Un settore ben corazzato…

· I principali attori del settore delle telecom stanno affrontando con serenità la crisi economica. Grazie all’abbondante e regolare liquidità generata dalla loro attività, il loro elevato indebitamento non suscita più i timori di quando la crisi del credito era al culmine ed è sceso secondo noi a dei livelli ormai sostenibili.

· I principali operatori di telecom, ex-monopolisti sui loro mercati nazionali prima della liberalizzazione del settore, mantengono inoltre delle posizioni di tutto rispetto sui loro mercati interni, dove i piccoli operatori, dovendo affittare le infrastrutture, non sono generalmente riusciti a imporsi.

· Anche se la concorrenza è in crescita, la redditività dei grandi operatori resta elevata (il loro margine industriale, rapporto tra utili industriali e fatturato, è del 30-35%) rispetto a quella degli attori di altri settori. I gruppi telecom possono quindi permettersi di ricompensare i loro azionisti con dividendi generosi (rendimento lordo atteso del 6% nel 2009) e acquisti di azioni proprie.

… per resistere alla crisi

· Difensivo per natura, il settore delle telecomunicazioni sta digerendo bene la crisi economica, che lo ha colpito solo marginalmente (ottima resistenza nell’ultimo trimestre 2008) e che mantiene delle prospettive rassicuranti per il 2009 (calo del risultato operativo di circa il 2-3%). Nelle telecom, infatti, la buona tenuta dei consumi delle famiglie ha permesso di compensare il calo dei servizi alle imprese, in calo da mesi.

· All’origine della buona resistenza dei consumi privati ci sono diversi fattori. Innanzitutto, il fatto che i servizi telecom siano sempre di più considerati dei bisogni primari dalle famiglie e quindi siano poco sensibili al contesto economico. Inoltre, il sistema di abbonamenti scoraggia il cliente a cambiare operatore, mentre le offerte combinate (TV-internet-telefono fisso o telefono mobile) fidelizzano la clientela.

· Prima o poi, comunque, gli operatori risentiranno della crisi, anche se con ritardo rispetto ad altri settori. Benché per ora non si osservino dei drastici cambiamenti nelle abitudini dei consumatori, nel primo trimestre si sono già cominciate a delineare alcune tendenze che dovrebbero amplificarsi nei prossimi mesi: il calo dei ricavi medi per abbonato, la diminuzione degli abbonamenti a vantaggio delle carte prepagate meno redditizie per gli operatori, il crollo del traffico vocale compensato da un maggior traffico di dati (sms, internet mobile).

· Alla luce di tutto ciò, restiamo quindi prudenti per il 2009 e 2010. Le attuali incertezze a livello economico, la concorrenza in aumento e l’irrigidimento delle norme conducono infatti gli operatori a concentrarsi più sulla salvaguardia della redditività e sulle riduzioni dei costi, che sulla crescita che viene rimandata a tempi migliori (attesi investimenti in netto calo nel 2009).

Tagli ai costi…

· La redditività degli operatori telecom, pur essendo progressivamente diminuita in seguito alla liberalizzazione del settore, è rimasta comunque per molto tempo elevata poiché i piccoli operatori faticavano molto ad entrare su questi mercati.

· Negli ultimi anni, però, le cose stanno cambiando: le autorità europee sulla concorrenza sono infatti riuscite a imporsi, anche se con difficoltà, su quelle nazionali reticenti a veder entrare sui loro territori dei gruppi esteri. Le norme europee sono così diventate più severe: dal 1° luglio è stato, ad esempio, imposto un tetto alle tariffe del roaming (chiamate realizzate all’estero), prima proibitive, e dovrebbero scendere ancora da qui al 2012. Anche le tariffe di terminazione di chiamata (tariffe pagate da un operatore per portare una chiamata sulla rete di un altro operatore) verranno ridotte in modo da favorire la concorrenza da parte dei piccoli operatori.

· Per reagire i gruppi del settore si sono focalizzati sulle riduzione dei costi:

– tagli al personale (facilitati dall’arrivo di molti dipendenti all’età pensionabile);

– crescente ricorso all’esternalizzazione di diverse attività (gestione delle reti, call center, informatica);

– condivisione delle infrastrutture tra operatori, come nel caso dell’accordo recentemente concluso tra Vodafone e Telefonica che condividono le loro reti in Germania, Spagna, Regno Unito e Irlanda (10% d’economie di costi secondo Vodafone).

· In Europa non è però ancora iniziato un vero movimento di concentrazione nel settore che – a differenza degli Usa dove AT&T e Verizon fanno la parte del leone – resta molto frammentato, anche se non si possono escludere delle operazioni di dimensioni modeste. Si parla, ad esempio, di manovre intorno a T-Mobile UK, la controllata di telefonia mobile di Deutsche Telekom nel Regno Unito.

… e investimenti

La vera sfida a lungo termine per gli operatori telecom sarà comunque quella di rilanciare, al momento opportuno, gli investimenti, ad esempio, nelle fibre ottiche che diventeranno indispensabili quando nei prossimi anni esploderà il traffico di dati (TV, video ad alta definizione). Non per nulla il piano di rilancio dell’economia annunciato dalla nuova amministrazione statunitense prevede degli investimenti massicci in questo campo negli Usa, dove finora solo circa il 40% della popolazione rurale è abbonata all’internet rapido. Pur mancando dei nuovi vettori di crescita, non è però detto che il loro potenziale sfruttamento diventi sufficientemente redditizio.

L’espansione nei Paesi emergenti…

· In Europa, dove il settore è stato liberalizzato una decina d’anni fa, gli operatori mettono ormai l’accento soprattutto sulla difesa delle loro posizioni, mentre per l’espansione guardano soprattutto ai Paesi emergenti che mantengono un importante potenziale di crescita. France Télécom mira all’Africa, Telefonica all’America Latina e in particolare al Brasile, Deutsche Telekom ai Paesi dell’Est e Vodafone all’Asia, in particolare l’India dove sta conquistando un numero impressionante di abbonati (8 milioni nel primo trimestre 2009). La crisi economica, che ha colpito molto questi Paesi, ha però evidenziato i rischi di investire su questi mercati, che non sempre si rivelano redditizi (mercati volatili, privilegi per gli attori locali); il che dovrebbe indurre gli operatori di telecom a essere più prudenti nei prossimi anni.

… e nei nuovi servizi

· Da qualche anno la telefonia mobile si è imposta sulla telefonia fissa, il cui interesse principale è oggi rappresentato dall’accesso all’internet rapido e alla televisione digitale (offerte combinate di telefonia-TV-internet), segmenti in cui la crescente concorrenza degli operatori via cavo spinge però al ribasso i prezzi.

· In futuro, uno dei nuovi principali assi di crescita degli operatori telecom sarà l’internet mobile che – come mostra il successo degli smartphone (Pre di Palm, Blackberry di Research in Motion, N97 di Nokia e soprattutto l’I-phone di Apple) – dovrebbe esplodere nei prossimi anni. Si stima che il 20% dei cellulari venduti da qui alla fine dell’anno nel mondo saranno degli smartphone. Gli operatori ne beneficeranno grazie alla crescita del traffico dati, molto redditizio, che compenserà il calo del fatturato nella telefonia fissa e nel segmento voce della telefonia mobile. I clienti che hanno un Iphone spendono infatti due volte di più dei clienti tradizionali.

· Qualche operatore previdente, come AT&T negli Usa, France Télécom in Francia o Mobistar in Belgio, ha concluso con Apple un contratto per distribuire in esclusiva nei propri negozi l’Iphone. Accordi che sostengono il loro fatturato e hanno loro permesso di attirare dei nuovi abbonati molto redditizi che dovrebbero, secondo noi, essere in maggioranza mantenuti anche quando scadranno gli accordi tra gli operatori e Apple.

· Gli operatori dovranno comunque battersi per difendere la loro fetta di torta in questo campo che fa sempre più gola. Basti pensare al successo dell’Appstore di Apple, che propone la vendita online di servizi e applicazioni per Iphone (oltre 1 miliardi di applicazioni sono già state scaricate). Anche un numero crescente di giganti del settore informatico cerca di approfittare dell’atteso boom dell’internet mobile (Google, Microsoft…) le cui possibilità sono molto vaste: consolle gioco di nuova generazione, geolocalizzazione con indicazione del ristorante o del parcheggio più vicino (un servizio già comune in Giappone). In futuro, quindi, la scelta di un operatore da parte di un utilizzatore dipenderà più dalle offerte di nuove applicazioni che dai servizi telefonici di base. E in fatto di applicazione e contenuti, gli operatori telecom non saranno necessariamente i meglio piazzati per beneficiarne (i loro contenuti sono spesso sommari).

I nostri consigli

Alla luce delle prospettive analizzate sopra, il settore delle telecomunicazioni ci sembra globalmente correttamente valutato e quindi non vi consigliamo di investire in un fondo specializzato nelle telecom. Nella nostra selezione tre azioni appartenenti al settore sono però convenienti e quindi da acquistare: Vodafone, AT&T e Telecom Italia.

· Vodafone (114 pence)

Nei Paesi emergenti i suoi risultati continuano a ben progredire (7,8 milioni di nuovi clienti in India nell’ultimo trimestre) e, ben diversificata a livello geografico grazie a diversi anni di espansione rapida, Vodafone ora può, giustamente, concentrarsi sulle riduzioni dei costi, che conta di accelerare e rafforzare. Nel frattempo, per far pazientare gli azionisti, il gruppo continua ad aumentare il dividendo (previsto rendimento lordo del 7% per l’esercizio 2009/10).

· AT&T (23,38 USD)

Negli ultimi mesi ha beneficiato del successo dell’Iphone di Apple che vende in esclusiva negli Usa. Nel primo trimestre ha conquistato ancora 1,6 milioni di nuovi clienti, che al 40% prima non erano suoi abbonati. E questi clienti impegnati in contratti da diversi mesi e che spendono 1,6 volte in più degli altri gli assicurano ricavi regolari e abbondanti che compensano gli sconti accordati ai nuovi Iphone venduti.

· Telecom Italia (0,96 euro)

Negli ultimi anni il suo indebitamento è aumentato molto, ma nel piano 2009-11 sono state annunciate delle misure drastiche (cessioni di attivi non strategici, riduzioni di personale…) per ridurlo. Il management ha inoltre riaffermato che il gruppo intende continuare a focalizzarsi sull’Italia (quasi 3/4 del fatturato) e l’America Latina, specialmente il Brasile (17%).

NB I prezzi indicati nell'analisi si riferiscono alla chiusura di giovedì 9 luglio 2009.

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