Analisi
Tassi e valute 8 anni fa - lunedì 13 luglio 2009
Tassi fermi, ma con esiti diversi. La Bank of England delude un po’, soddisfano invece i toni della Banca australiana.

Tasso zero

Non parliamo dei tassi ufficiali, che già da tempo sono quasi nulli, ma di quanto offerto dai BoT.

Nell’asta degli scorsi giorni lo Stato ha collocato i BoT a prezzi ancora più alti dell’asta precedente grazie alla forte richiesta (una volta e mezza l’importo offerto per il BoT annuale, più del doppio per il BoT trimestrale). Il tasso lordo è lo 0,86% per il BoT annuale e lo 0,49% per il trimestrale, che al netto di tasse e commissioni diventano rispettivamente 0,45% e 0,04%: per avere 1.000 euro tra tre mesi oggi ne sborsate 999,90. State alla larga da questi investimenti: noi vi consigliamo bond con scadenze più lunghe, tra 7 e 10 anni (ad esempio il titolo Hellas con scadenza 2016 che rende il 3,41%, era il 3,33% sette giorni fa), ma se volete investire per pochi mesi o pochi anni e in Detto tra noi trovate di meglio . Il tasso dei BoT è una pessima notizia per gli investitori, ma ottima per i conti dello Stato che intanto non ha faticato anche a collocare un BTp a 15 anni a investitori istituzionali. E proprio i conti pubblici sono uno dei temi caldi della settimana : la Banca centrale europea, nel suo bollettino mensile, esorta gli Stati a pensare al risanamento delle finanze fortemente intaccate dagli interventi di sostegno. Ma gli investitori non sembrano troppo preoccupati, lo dimostra il rendimento quasi stabile dei BTp (quello con scadenza 2019 passa dal 3,58% al 3,64%): i titoli italiani sono quindi in linea con il mercato, malgrado gli aggiornamenti sul fabbisogno statale (7,7 miliardi a maggio) e il taglio delle stime sul Pil 2009 italiano (la ricchezza prodotta) da parte del Fondo monetario internazionale (da -4,4% a -5,1%). Se lo Stato italiano non ha faticato a collocare nuovi titoli, gli Usa arrancano di più: l’asta sui titoli Usa a 3 anni ha deluso, costringendo il Tesoro a offrire un rendimento (1,52% lordo) lievemente più alto del previsto (1,49%). I titoli già sul mercato hanno viaggiato in ordine sparso: il titolo Republic of Italy passa dal 3% al 3,24%, mentre il rendimento del titolo Bei con scadenza settembre 2016 crolla dal 3,51% al 2,91% (ne beneficia chi ha acquistato settimana scorsa, il prezzo è salito da 105,56 a 109,52). Chi ha acquistato settimana scorsa ha inoltre beneficiato della rivalutazione del dollaro Usa, passato da 1,40 a 1,39 per un euro; resta invece stabile a 1,62 per un euro il dollaro canadese.

Tassi fermi, ma...

...ma con esiti diversi. La Bank of England delude un po’ , soddisfano invece i toni della Banca australiana.

Le riunioni delle Banche centrali britannica e australiana si sono concluse, come previsto, con tassi ufficiali invariati (0,5% in Gran Bretagna, 3% in Australia). Oltre ai tassi, la Bank of England non ha modificato il piano di riacquisto di titoli, deludendo chi sperava in un ampliamento: ma il prossimo mese si tornerà a parlarne. La sterlina resta salda a 0,86 per un euro: potete puntare sui bond britannici (ad esempio il titolo Bei 2016 che rende il 3,07%) ma con prudenza. Prudenza anche nell’investire in bond svedesi (la valuta cala da 10,87 a 11,02). Passando all’Australia, le dichiarazioni della Banca centrale (secondo cui l’economia non è così debole come sembrava alcuni mesi fa) rendono meno probabili tagli ai tassi nei prossimi mesi ma non bastano a sostenere il dollaro locale, calato da 1,75 a 1,79 per un euro. E questo malgrado i dati sulla disoccupazione, in aumento ma meno del previsto, e le notizie sull’import-export della Cina, importante controparte commerciale.

 

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