Analisi
Le crisi portano molti nodi al pettine: il caso di Mariella Burani 8 anni fa - lunedì 7 settembre 2009
La crisi rischia di ripulire il listino dalle società con conti in difficoltà. Il made in Italy mostra le sue debolezze e dopo IT Holding, in amministrazione controllata, anche Mariella Burani rischia grosso.

· Tra le società del made in Italy, Mariella Burani è quella che più sta soffrendo la crisi. Figlia di un boom eccessivo (vedi grafico), nato da acquisizioni e progetti di espansione, è franata miseramente sulla scia di un biennio difficile, fino alla sospensione dal listino milanese della scorsa settimana.

· Dal 2007 a oggi la società negli ha sempre avuto qualche problemino a produrre ricchezza per i suoi azionisti, ma fino al 1° semestre 2008 a livello industriale la società è stata in grado di generare utili. I primi problemi si sono avuti a partire del 2° semestre 2008, quando le svalutazioni han portato il risultato annuale in pesante rosso. Nel 2009 la situazione è peggiorata ancora, con nuove forti svalutazioni nel 1° semestre (28,7 milioni su attività finanziarie, 44,3 milioni sull'avviamento, 28,3 milioni sui marchi).

 

LA CRISI COLPISCE DURO MARIELLA BURANI

Dopo un boom che ha visto più che triplicare il suo valore Mariella Burani (in euro) durante la crisi è stato tra i peggiori titoli di Piazza Affari.

 

 

Conto economico consolidato di Mariella Burani

 

2007

1° sem. '08

2008

1° sem. '09

Ricavi (vendite)

+674,1

+325,4

+700,1

+246,1

Costi di produzione

-590,7

-285,3

-612,2

-256,2

Utile "industriale" Ebitda (1)

+83,4

+40,1

+87,9

-10,1

Ammortamenti e svalutazioni

-27,2

-9,6

-114,8

-131,1

Utile "industriale" Ebit (1)

+56,2

+30,5

-26,9

-141,2

Costi finanziari

-28,3

-17,6

-36,8

-15,3

Tasse

-11,1

-4,8

-1,5

-2,6

Risultato società da dismettere

 

-0,1

 

-14,6

Utile netto / perdita netta

+16,8

+8,0

-65,2

-173,8

Quota di terzi (2)

-21,6

-3,9

-12,6

+31,6

Utile / perdita degli azionisti

-4,8

+4,0

-77,8

-142,1

NB: Nostra rielaborazione su dati societari, in milioni di euro. Il bilancio 2007 registrava un utile netto di 53,5 milioni di euro e un utile a favore degli azionisti di 29,4 milioni, l'anno seguente è stato "riclassificato" rivelando perdite per gli azionisti. (1) Ebitda e Ebit misurano l'utile dell'attività produttiva della società, la differenza è che l'Ebitda non tiene conto della quota annua di costi pluriennali e eventuali svalutazioni; (2) la quota di terzi è la parte di utili (o di perdite) che non sono da imputare agli azionisti della società, ma ad azionisti di altre società cui Mariella Burani partecipa.

 

· In più la società ha visto ricavi inferiori addirittura ai costi di produzione, con problemi evidenti anche sul piano della redditività a livello industriale, bruciando così il suo capitale e le riserve messe da parte. In questi casi due sono le alternative: la chiusura o un aumento di capitale. E la società ha varato un aumento di capitale da 100 milioni di euro cui l'azionista di maggioranza parteciperà per la parte che gli compete, probabilmente insieme a un fondo. Ma saranno decisivi gli incontri di questi giorni con le banche al fine di ristrutturare il suo debito elevato (478,4 milioni, già scontati della liquidità nelle casse della società). Per l'aumento di capitale si vedrà questo autunno.

 

Che fare in questi casi? Speculare sul titolo?

· Domanda lecita, ma al momento il titolo è sospeso dalle quotazioni e, quindi, di fatto inacquistabile. In generale, visto il rischio, occorrerebbe che il prezzo sia molto vicino a zero. L'ultima quotazione a 2,52 euro ci sembra, infatti, fuori da ogni possibilità: le azioni andranno azzerate e il capitale ricostituito, e ciò significa che avere un’azione equivarrà solo a detenere un diritto d'opzione, cioè il diritto a sottoscrivere l'aumento di capitale, quindi a scommettere su un futuro per la società. Futuro che per esistere richiede: che la disponibilità delle banche a rinegoziare i circa 500 milioni di euro di debiti si concretizzi in un accordo; che le azioni intraprese per riportare l’utile anche a livello industriale (valore delle vendite, meno costi di produzione) abbiano successo; che l'attuale azionista di maggioranza trovi effettivamente partner finanziari disposti a aiutarlo.

· Non sono risultati impossibili, tanto più che la società ha gioielli di famiglia da cedere e con cui tirare avanti, ma perché un piccolo azionista ne abbia convenienza occorre che il prezzo sia molto inferiore all'ultima quotazione.

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