Analisi
Listini in sbornia da risultati 8 anni fa - lunedì 26 ottobre 2009
Le società continuano a svelare risultati migliori delle previsioni. Gli investitori sembrano, però, aver fatto ormai l'abitudine a tali sorprese: le Borse hanno vissuto una settimana poco brillante.

Le società continuano a svelare risultati migliori delle previsioni. Gli investitori sembrano, però, aver fatto ormai l’abitudine a tali sorprese: le Borse hanno vissuto una settimana poco brillante.

C’è una società a cui i mercati guardano sempre con attenzione. È l’americana Caterpillar (macchinari per agricoltura e costruzione): i suoi conti sono considerati un indicatore dello stato di salute di tutta l’economia. Settimana scorsa Caterpillar non solo ha svelato risultati trimestrali superiori alle previsioni, ma ha anche annunciato di attendersi una crescita delle vendite del 10-25% nel 2010. Il gruppo vede già i primi segnali della ripresa economica. Ottima notizia, quindi, tanto che Caterpillar è salita in settimana del 5,6%. Le Borse europee, tuttavia, hanno guadagnato in media lo 0,2%. New York e Milano hanno, addirittura, perso, rispettivamente, lo 0,7% e il 3%. Eppure Caterpillar non è stata l’unica a dare buone indicazioni, anzi le società dell’indice Usa S&P500 che hanno battuto le attese del mercato sono salite a oltre il 70%. Cosa è successo, allora? È un po’ come se gli investitori, dopo i primi annunci a sorpresa dei giorni scorsi, avessero fatto il callo a risultati trimestrali migliori delle previsioni e avessero, quindi, deciso di tirare i remi in barca. Del resto in finanza c’è un detto: compra sulla base delle indiscrezioni, vendi sulla base delle notizie – interessante notare come tutto il rialzo settimanale di Caterpillar sia stato messo a segno il giorno precedente l’annuncio dei risultati. Inoltre, a pesare sull’umore degli investitori sono arrivate anche previsioni non confortanti fatte dal gigante della distribuzione Usa Wal Mart (-1,5%) sulle vendite del periodo natalizio (un momento importante per i consumi); può essere un segnale che le spese dei consumatori, forse, non sono ancora pronte a ripartire. Deboli i titoli energetici (-0,6%) nonostante la salita del prezzo del greggio (+2,5%).

 

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