Analisi
Dividendi svizzeri: il peso del fisco 8 anni fa - venerdì 26 febbraio 2010
Ho azioni Novartis. Non conviene venderle prima del dividendo e riacquistarle subito dopo a prezzi piu' bassi, evitando la tassazione svizzera sul dividendo?

Ho azioni Novartis. Non conviene venderle prima del dividendo e riacquistarle subito dopo a prezzi più bassi, evitando la tassazione svizzera sul dividendo?

· Teoricamente, sì: vendere prima dello stacco del dividendo (per Novartis il prossimo 5 marzo), e riacquistare subito dopo, permette di evitare le pesanti trattenute del fisco svizzero. Prendiamo ad esempio un’azione il cui valore, immediatamente prima dello stacco del dividendo, sia pari a 100 franchi: se stacca un dividendo di 10 franchi, il suo prezzo immediatamente dopo lo stacco dovrebbe essere pari a 90. Se la si mantiene in portafoglio e si incassa il dividendo, l’introito in contanti è pari a 5,69 franchi: cioè 10 franchi meno 3,5 franchi (il 35% del dividendo lordo) pagato al fisco svizzero, meno 0,81 franchi (il 12,5% dei restanti 6,5 franchi) pagati al fisco italiano. In totale, il valore del nostro portafoglio è pari a 95,69 franchi: 90 in azioni e 5,69 in contanti. Se invece si adotta la strategia suggerita dal nostro lettore, si vendono le azioni a 100 franchi e le si ricomprano subito dopo il dividendo a 90 franchi: anche pagando il 12,5% sulla plusvalenza di 10 franchi (vedi riquadro), si ha un valore complessivo pari a 98,75 franchi: 90 in azioni e 8,75 (10 meno le tasse sulla plusvalenza) in contanti.

· Nella pratica, tuttavia, la strategia di vendita e riacquisto ha diverse controindicazioni: a remare contro ci sono i costi bancari e l’imprevedibilità dei mercati, per cui nella maggior parte dei casi non è conveniente.

· Le commissioni di compravendita sul mercato svizzero sono piuttosto onerose, mediamente lo 0,7% allo sportello e lo 0,2% online con un minimo di 30 euro. Non fatevi ingannare dal fatto che si tratta di percentuali molto più basse del 35% pagato al fisco svizzero: queste commissioni sono infatti applicate (peraltro due volte) sull’intero ammontare dell’investimento, e non solo sul dividendo.

· Per chi opera allo sportello, l’importo del dividendo deve essere pari ad almeno il 4,7% del prezzo dell’azione per far equivalere le due strategie: se il dividendo è più basso, il costo delle commissioni di vendita e riacquisto supera il risparmio fiscale. Proviamo a tornare al nostro esempio iniziale: in quel caso la strategia risulta vincente anche sottraendo ai nostri 98,75 franchi circa 1,4 franchi di commissioni (il risultato netto sarebbe di 97,35 franchi, comunque superiore ai 95,69 franchi di chi ha incassato il dividendo) solo perché il dividendo è generoso, il 10% del prezzo. Ma un dividendo del 10% non è realistico, nella maggior parte dei casi il 4,7% che abbiamo calcolato è già un livello elevato: nel 2009 Novartis ha sfiorato, ma non raggiunto, il 4%, e quest’anno distribuirà un dividendo di 2,1 franchi (circa il 3,5% del prezzo attuale di 59,10 franchi).

· Per chi opera online, il dividendo minimo che rende conveniente vendere e riacquistare è più basso (l’1,3%) ma solo se investite cifre importanti: il minimo di 30 euro fa sì che le commissioni “effettive” siano più alte dello 0,2% a meno che non investiate un capitale consistente.

· Supponendo di trovare una società svizzera abbastanza generosa in termini di dividendi, rimane poi il secondo problema: l’imprevedibilità dei mercati. Ipotizziamo che siate riusciti a vendere le vostre azioni esattamente al prezzo di chiusura del giorno prima dello stacco: all’apertura del giorno di stacco il titolo avrà sì perso un importo pari al dividendo, ma sarà anche cambiato in base alle altre notizie. Quando da noi le Borse chiudono i battenti, Wall Street è in piena attività e a seguire ci sono le Borse asiatiche: morale, le Borse europee possono svegliarsi di buonumore nel giorno dello stacco e partire già con prezzi più elevati, rendendo più oneroso il riacquisto. Nel grafico sottostante trovate la differenza percentuale registrata dal 2009 a oggi tra il prezzo di apertura di Novartis e il prezzo di chiusura del giorno prima: in alcuni casi la differenza supera il 2%.

· In conclusione: la strategia funziona solo in casi limitatissimi (dividendi particolarmente generosi o, se operate online, per cifre piuttosto elevate) e solo se siete fortunati e non incappate in un rialzo della Borsa il giorno successivo. Per non parlare del tempo che avete perso. Tutto questo, per un guadagno limitato. Nel nostro esempio iniziale (già un caso-limite visto l’elevato dividendo) il “sovra-rendimento” è solo l’1,65% dell’investimento: 1,65 franchi, cioè la differenza tra i 97,34 franchi ottenuti con la compravendita e i 95,69 franchi ottenuti incassando il dividendo. Secondo noi, non ne vale la pena.

Perché abbiamo considerato una plusvalenza di 10 nell’ipotesi di vendita e riacquisto? In realtà la plusvalenza (o minusvalenza) dipende dal prezzo di acquisto. Qualunque sia questo prezzo, tuttavia, la differenza tra gli incassi di vendita tra le due strategie sarà sempre pari a 10, e quindi la maggior tassazione delle plusvalenze sarà sempre pari a 1,25. Supponiamo ad esempio di aver acquistato i titoli a 70: vendendo prima del dividendo avremo una plusvalenza di 30 (100-70), incassando il dividendo la plusvalenza è solo di 20 (90-70). Se il prezzo di acquisto è più alto, ad esempio 120, vendendo prima dello stacco avremo una minusvalenza più piccola (120-100=20) rispetto all’ipotesi di incassare il dividendo (120-90=30); poiché le minusvalenze possono essere utilizzate per compensare plusvalenze su altri titoli, la differenza di tasse tra le due strategie è sempre pari a 1,25.

UN FATTORE IMPREVEDIBILE

La differenza (in percentuale) tra il prezzo di apertura di Novartis e il prezzo di chiusura del giorno prima aggiunge un’ulteriore incognita alla strategia di vendita e riacquisto: se le notizie da Usa e Asia sono positive le Borse europee possono partire da prezzi più alti rispetto al giorno precedente.

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