Analisi
Tutti pazzi per Telecom Italia? 8 anni fa - venerdì 5 febbraio 2010
Torna a infiammarsi in Borsa il titolo Telecom Italia: la "colpa" e' del rincorrersi di voci sulla possibile fusione con Telefonica. Voci smentite dai diretti interessati, ma questo non ferma le speculazioni.

Torna a infiammarsi in Borsa il titolo Telecom Italia: la "colpa" e' del rincorrersi di voci sulla possibile fusione con Telefonica. Voci smentite dai diretti interessati, ma questo non ferma le speculazioni.

Chi ci guadagna?

· Cominciamo con il dire che non si tratterebbe di una fusione, ma di un’acquisizione viste le dimensioni dei due gruppi: il valore di Borsa di Telefonica, oltre 80 miliardi di euro ai prezzi attuali di 16,70 euro, è pari a quattro volte il valore dell’intera Telecom Italia ai prezzi attuali di 1,08 euro.

· Ma chi ci guadagna da un’operazione del genere? In primis Telefonica: non tanto per lo sviluppo dimensionale o per le sinergie (elementi comunque presenti e importanti in un mercato sempre più competitivo), né per l’acquisizione di nuove competenze (il know how delle due società è simile). Piuttosto, a far gola al gruppo spagnolo sono alcune attività di Telecom Italia, in particolare in America Latina.

· In parte, anche Telecom Italia può guadagnarci da un’operazione del genere: l’indebitamento del gruppo è infatti elevato e frena la capacità di effettuare investimenti. Telefonica ha invece un debito più contenuto, quindi il nuovo gruppo avrebbe maggiori capacità di sviluppo rispetto all’attuale Telecom Italia. A patto, però, che la fusione non si trasformi in realtà nell’ennesimo leverage buy out (vedi riquadro) che invece di alleggerire la struttura finanziaria di Telecom le “regalerebbe” nuovi debiti.

Il nodo America Latina...

· Se le attività nel promettente mercato latino-americano sono il principale obiettivo di Telefonica, rappresentano tuttavia anche uno dei principali ostacoli all’acquisizione di Telecom Italia. Le autorità locali non vedono di buon occhio l’ingombrante presenza dei due operatori europei, tanto più che Telefonica ha già un piede – anzi qualcosa di più – in Telecom Italia: dal 2007 è infatti azionista di Telco, la holding che controlla Telecom Italia.

· In Brasile, le autorità locali hanno imposto di mantenere la separazione tra la controllata di Telefonica Vivo e Tim Brasil; l’unione di Telecom Italia e Telefonica porterebbe problemi di antitrust, visto che insieme controllano oltre il 50% del mercato. In Argentina, la situazione è altrettanto delicata: lo scontro con le autorità locali si è di recente inasprito (ve ne abbiamo parlato su Soldi Sette868) tanto da arrivare anche all’ipotesi di “esproprio” delle attività di Telecom in caso di mancata cessione.

...e quello della rete

· Altra annosa questione che coinvolge Telecom Italia (ve ne abbiamo già parlato fin dal 2006, vedi Soldi Sette706) è la questione della rete di trasmissione, considerata “bene nazionale” che non può finire in mani straniere. E così, se la fusione (o meglio acquisizione) si concretizzasse, c’è chi parla di uno scorporo della rete in una nuova società; magari con l’intervento statale (più volte in passato sono circolate ipotesi del genere) visto che per un privato si tratterebbe di un investimento di dimensioni proibitive.

· Dal governo sono arrivate smentite su questo fronte, ma ciò nonostante il mercato continua a credere nella fattibilità dell’operazione. Altra ipotesi circolata sui giornali è che la perdita “dell’italianità” della rete nazionale sia edulcorata da un più ampio scambio Italia-Spagna: se Telefonica acquista Telecom Italia, Atlantia potrebbe conquistare Abertis.

Le possibili evoluzioni future

· Gli scenari aperti restano numerosi: Telefonica potrebbe conquistare Telecom Italia, con o senza rete, oppure potrebbe limitare le sue ambizioni cercando semplicemente di acquistare la quota di Telco detenuta dai soci italiani.

· Tra le due ipotesi, la seconda è la meno favorevole per i piccoli azionisti (che sarebbero esclusi dall’operazione) ma è anche la meno probabile: i soci italiani di Telco hanno in portafoglio le azioni Telecom a 2,2 euro, cederle ora significherebbe contabilizzare una forte perdita.

· Resta quindi in pole position la prima ipotesi, che potrebbe essere favorevole anche per i piccoli azionisti nel caso in cui, per garantirsi il successo dell’operazione, Telefonica dovesse offrire un prezzo più alto di quello attuale. Non si tratta di un’ipotesi che vediamo dietro l’angolo, prima di qualche mese secondo noi difficilmente si arriverà a qualcosa di concreto. Quel che conta, tuttavia, è che il mercato ci creda, sostenendo il prezzo dell’azione Telecom Italia: approfittatene anche voi acquistando il titolo che comunque, in base alle nostre valutazioni, è conveniente anche se Telecom Italia restasse “da sola”.

LBO: ACQUISTARE A SPESE DEGLI ALTRI

Il leverage buy out, o lbo, è un’operazione tramite cui, in sostanza, si acquista una società senza sborsare quattrini. L’acquisizione non avviene direttamente ma tramite una società costituita ad hoc: una “scatola vuota” che si indebita per pagare l’acquisto. In seguito si fonde la società acquisita con la “scatola vuota”, e il gioco è fatto: la società è la stessa di prima, ma più indebitata, e a rimetterci sono i vecchi azionisti. Un meccanismo di cui Telecom Italia è già stata più volte vittima: nel 1999, con Olivetti, nel 2001, con Pirelli e Edizione Holding, fino ad arrivare al 2007, con Telco. E le conseguenze si vedono ancora oggi nell’elevato indebitamento del gruppo.

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