Analisi
Parmalat: battaglia per il controllo 7 anni fa - lunedì 21 marzo 2011
I fondi Skagen, Mackenzie e Zenit annunciano i loro candidati per le elezioni del consiglio di amministrazione. La francese Lactalis ha annunciato di essere pronta a salire al 14% delle azioni. Quattro per ora le liste in lizza.
I fondi Skagen, Mackenzie e Zenit annunciano i loro candidati per le elezioni del consiglio di amministrazione. La francese Lactalis ha annunciato di essere pronta a salire al 14% delle azioni. Quattro per ora le liste in lizza.
· Si affilano i coltelli in vista delle elezioni dei nuovi vertici di Parmalat che si terranno a metà aprile. Forti del 15,3% delle azioni del gruppo, in mano perlopiù a piccoli azionisti senza voce in capitolo, i fondi Skagen, Mackenzie e Zenit hanno deciso di candidare al consiglio di Parmalat Rainer Masera (come presidente), Massimo Rossi (vicepresidente e amministratore delegato), Enrico Salza, Peter Harf, Gerard van Kesteren, Johan Priem, Dario Trevisan, Marco Pinciroli e Marco Rigotti. Il programma di questa cordata si può riassumere così:
cessione di tutto ciò che non è “latte” e crescere tramite acquisizioni, anche in nuovi Paesi.
· Tuttavia la situazione non è così ben delineata come sembra, molte le incertezze. Da un lato Assogestioni (la Confindustria dei fondi comuni italiani) ha candidato una sua lista per entrare in consiglio come minoranza.
· Inoltre, lo scorso giovedì il gruppo francese Lactalis ha annunciato di avere in mano già oltre l'11% del capitale di Parmalat e di avere accordi per l'acquisto di un altro 3%; dopo l’annuncio dell’ingresso nel capitale di Parmalat, la società francese ha anche presentato una propria lista di candidati. Lactalis è il terzo gruppo nel settore latte al mondo con un fatturato di 8,5 miliardi di euro e non è nuova all'acquisto di marchi italiani come Locatelli (dal 1997), Invernizzi (dal 2003), Cademartori (dal 2005) e Galbani (dal 2006).
· Infine, l'attuale management con Bondi in testa potrebbe essere deciso a resistere, forte del sostegno di Intesa Sanpaolo (azionista Parmalat con il 2,4%, che ha presentato una quarta lista ricandidando l’attuale vertice) e forte delle dichiarazioni politiche sulla salvaguardia dell'italianità di Parmalat (magari con un decretino ad hoc di dubbia costituzionalità).
· E potrebbe non essere finita qui. Le dichiarazioni politiche hanno anche alimentato voci su una possibile “cordata” italiana, anche se Intesa ha smentito di essere al lavoro in questa direzione. Se una cordata è difficile, più probabile potrebbe essere l’ingresso di un nuovo “socio forte”; in questo senso si parla con insistenza di Ferrero, supportato da Mediobanca o dalla stessa Intesa, che se da un lato ha smentito cordate, dall’altro ha ammesso di essere disponibile a sostenere un partner industriale con un progetto importante
· Infine, c’è l’incognita delle dichiarazioni del fondo Charme (Montezemolo) che al momento sembra non essere più della partita, ma che potrebbe sempre cambiare idea.
· Di fatto tutta questa concorrenza per i vertici potrebbe risultare un bene per Parmalat (2,6 euro) che potrebbe da un lato cambiare politica di gestione (finora è stata molto prudente) e accrescere le sue speranze di crescita. Vale la pena acquistare il titolo? A livello di dati Parmalat è un titolo caro. Quindi non sarebbe da acquistare. Per quanto riguarda una speculazione i margini sono stretti: Lactalis non ha intenzione di arrivare al 30% delle azioni, soglia da cui scatterebbe l'obbligo di Opa. La battaglia si giocherà, quindi, su percentuali più basse. Il titolo vivrà, quindi, giorni tonici, ma i guadagni potenziali non dovrebbero essere tali da rendere interessante una scommessa.
 
 
I parmacandidati dei tre fondi
·Rainer Masera (presidente) è membro del consiglio di amministrazione della Banca europea degli investimenti e di altre società, oltre che capo della delegazione italiana per la Torino Lione e preside della facoltà di economia presso l'università Marconi di Roma. È stato ministro nel governo Dini e direttore centrale presso la Banca d'Italia negli anni Ottanta.
·Massimo Rossi (amministratore delegato) è membro del comitato per gli investimenti di fondi di EQT in Europa e Estremo Oriente, tra il 1988 e il 2002 è stato amministratore delegato della multinazionale svedese Swedish Match (tabacco e cerini).
·Enrico Salza tra le altre cose è membro del consiglio di amministrazione di Iren e Rcs Mediagroup. È stato anche membro autorevole di Banca Intesa. Peter Harf è amministratore delegato della holding Joh. A. Benckisher. Gerard van Kesteren è direttore finanziario di Kuehne + Nagel International. Johan Priem è stato fino al 2008 membro del consiglio di amministrazione di Royal Friesland Foods. Dario Trevisan, avvocato, rappresentante storico degli investitori istituzionali Usa in Italiaè consigliere di amministrazione di Prelios e membro del comitato di sorveglianza di tutte le società della procedura Parmalat dal 2004. Marco Pinciroli è fondatore e amministratore delegato di Innogest un fondo che investe in società rischiose e Marco Rigotti è presidente del consiglio di amministrazione di Meridiana Fly e membro del collegio sindacale di Recordati.

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