Analisi
Facebook perde amici in Borsa 5 anni fa - venerdì 31 agosto 2012
I primi 100 giorni del social network sul listino Usa sono stati drammatici: il titolo vale oggi il 50% in meno rispetto al debutto.
· Il 18 maggio scorso Facebook sbarcava in Borsa a 38 dollari per azione. Dopo meno di una settimana il prezzo del titolo era già sceso a 33 dollari. Noi vi avevamo detto che a quei prezzi il titolo era caro. Ebbene, oggi, dopo solo 100 giorni dal debutto, il prezzo delle azioni è crollato a 19,09 dollari: circa il 50% in meno dal prezzo di quotazione.
· È un calo giustificato? Secondo noi sì: Facebook non cresce a quei ritmi vertiginosi che avrebbero giustificato un prezzo delle azioni superiore a 30 dollari.
 
Tassi di crescita deludenti
· Nel secondo trimestre del 2012 il fatturato è aumentato di “solo” il 32% rispetto al secondo trimestre del 2012, in netto rallentamento rispetto al +45% del primo trimestre e al +90% registrato in tutto il 2011. Pensate che Google, invece, per ben quattro anni dalla quotazione in Borsa aveva visto i ricavi crescere a un tasso medio superiore all’80% (+100% nei primi due anni). Non solo: anche la redditività di Facebook è in calo, dal 53% del secondo trimestre 2011 al 43% del secondo trimestre del 2012.
· Due le ragioni del rallentamento. La prima è che gli utenti di Facebook crescono soprattutto nei Paesi emergenti, dove i ricavi per utente sono inferiori. La seconda, più importante, è che sempre più utenti accedono al social network dal telefonino (+67% al 30 giugno 2012 rispetto all’anno precedente), mentre Facebook è stato pensato per essere usato sul pc: sul telefonino, infatti, la fruizione dei giochi (fonte di ricavo) è meno appagante e la visualizzazione delle inserzioni pubblicitarie, ciò di cui campa Facebook, è limitata.
 
Anche gli “insider” abbandonano Facebook?
· La società assicura che numerosi ingegneri sono al lavoro per adattare la piattaforma di Facebook a un uso sul cellulare. La svolta potrebbe essere positiva per la società, ma riuscirà a metterla in pratica? Difficile a dirsi. Possiamo, però, notare che chi è dentro alla società parrebbe non crederci molto.
· Dopo ferragosto alcuni azionisti storici e manager della società hanno potuto iniziare a negoziare le proprie azioni sul mercato (erano bloccate in precedenza per alcune clausole del prospetto di quotazione, chiamate di lock-up). E i documenti della “Consob” americana dimostrano che uno degli azionisti storici ha deciso di vendere le sue azioni proprio nei giorni seguenti a ferragosto. Appena possibile, quindi, e a un prezzo medio del titolo allineato a quello attuale di mercato.
· Tutto quanto detto ci rende scettici, anche dopo il calo, nei confronti delle prospettive del titolo. Stimiamo utili correnti per azione di 0,5 euro nel 2012, di 0,6 euro nel 2013 e una crescita media degli stessi nel lungo periodo del 7% medio annuo. Ai prezzi attuali il titolo resta caro e da vendere. Continueremo, però, a seguirlo costantemente.

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