Analisi
Campari cede Limoncetta di Sorrento 3 anni fa - martedì 23 dicembre 2014
L’attività del gruppo è sempre più orientata al settore dei superalcolici, i prodotti che hanno maggior margine e che sono più venduti negli Usa, diventato il primo mercato del gruppo. Per potersi permettere nuovi investimenti Campari deve vendere i prodotti meno redditizi. Così si spiega la cessione di Limoncetta, che non sarà l’ultima.
Quali sono i prodotti che rendono di più a Campari?
Quelli che si vendono negli Usa, mercato che ormai vale il 42% dei ricavi di Campari (per confronto, l’Italia pesa il 24,7%). Come puoi vedere dal grafico qui sotto, i ricavi di Campari derivano per la gran parte dalla vendita di amari e superalcolici.
D’altronde i superalcolici sono i prodotti che più hanno incrementato le loro vendite nei primi 9 mesi del 2014. Nonostante il cambio non abbia giocato sempre a favore di Campari, come nel caso di Brasile e Russia, la crescita delle vendite del gruppo è stata nettamente più marcata per i prodotti del segmento “spirits” (nel grafico la crescita, in percentuale, delle vendite di alcuni dei più noti marchi a proprietà Campari nei primi 9 mesi del 2014).
La vendita di alcuni marchi, come Limoncetta di Sorrento, un marchio che è rimasto davvero poco nel portafoglio di Campari – il gruppo l’ha acquisito insieme alla Fratelli Averna, a inizio giugno di quest’anno – è diretta conseguenza della volontà di concentrarsi sui superalcolici. Secondo indiscrezioni il gruppo sarebbe in trattativa anche per cedere il mirto Zedda Piras e il marchio di vini Sella&Mosca. Lo scopo è quello di reperire risorse per eventuali nuove acquisizioni. Il cambio di strategia, in atto da alcuni anni, dovrebbe permettere a Campari di restare tra i principali produttori e distributori di bevande al mondo. Gli ultimi dati economici resi noti – si tratta dei primi 9 mesi di quest’anno – non sono stati eccezionali. E, considerando le recenti turbolenze sul mercato russo e il crollo del rublo nelle ultime settimane, anche il quarto trimestre di quest’anno non promette di essere migliore. Ti consigliamo di non acquistare il titolo Campari (5,13 euro): per il momento, considerando le prospettive future del gruppo – si parla solo di vendite e non di acquisto di nuovi marchi – l’azione, agli attuali prezzi di Borsa è cara.

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