Analisi
Volkswagen: fallirà? 2 anni fa - lunedì 5 ottobre 2015
Il caso è noto: il diesel di Volkswagen (102,5 euro) inquina oltre il previsto. La società era sotto i riflettori delle autorità Usa dalla primavera 2014 (e da allora è andata peggio del mercato, vedi grafico), ma il caso è scoppiato quando si è saputo che questi problemi sono stati nascosti tramite deliberati trucchi informatici. Ora Volkswagen è sotto inchiesta negli Usa, dove sono coinvolti circa 500.000 veicoli e anche altri Paesi stanno valutando il da farsi. In tutto il mondo sono coinvolte circa 11 milioni di auto. In Europa i vincoli sulle emissioni di ossidi di azoto sono meno forti che negli Usa, quindi non è chiaro quanto lo scandalo deflagrerà da noi. Tuttavia, se dovesse saltare fuori uno sforamento in termini di CO2, visto che su questo tema in Europa siamo più severi che negli Usa, la vicenda potrebbe complicarsi.
La società ha accantonato 6,5 miliardi di euro per far fronte allo scandalo. Stiamo parlando di multe da parte delle autorità, del costo del richiamo dei veicoli, del costo delle cause legali che subirà da parte dei concessionari che vedono crollare il fatturato e delle cause intentate dai consumatori che si ritrovano in mano aute deprezzate sul mercato dell’usato e magari pure depotenziate nel tentativo di restare nei limiti delle emissioni e declassate di categoria (quindi non potranno circolare in alcune aree e pagheranno bolli più salati).
 
Multe miliardiarie e cause in tribunale
Il problema è capire se 6,5 miliardi di euro basteranno. Si sono visti numeri in libertà, con multe fino a 18 miliardi di dollari negli Usa, dato enorme, contestato da alcuni osservatori e disallineato rispetto a un caso simile di pochi anni fa, quando Toyota richiamò 10 milioni di auto con problemi all’acceleratore (in questo caso ci furono dei morti!). Toyota se la cavò con 1,2 miliardi di dollari di multa. Un caso recente legato all’inquinamento è quello di Hyunday e Kia accusate di aver sbagliato nel calcolo delle emissioni. Si parlò di 1,2 milioni di veicoli e finì con meno di 350 milioni di dollari di esborso.
Sono cifre rassicuranti. Ma tengono conto solo degli Usa, non dell’Europa e degli altri Paesi dove potrebbe venire fuori molto di più, viste le auto coinvolte, o molto meno, se la Germania dovesse spingere i suoi partner ad affrontare il problema in modo politico.
Qualcuno negli Usa si è preso la briga di calcolare il minor valore delle auto Volkswagen nel mercato dell’usato. Sono saltati fuori 5.000 dollari. Facendo un conto della serva se si moltiplica per 11 milioni di auto si arriva alla somma monstre di 55 miliardi di dollari (circa 50 miliardi di euro). Un altro conto della serva si può fare sui richiami.
Se solo Volskwagen si limiterà ad aggiustare il software e l’officina le fa pagare 200 euro ad auto saltano fuori 2 miliardi di euro di costi. 50 miliardi sono solo un po’ meno del patrimonio del gruppo, o 7 anni di utile o 35 di dividendi. È difficile immaginare la sopravvivenza del gruppo così come lo conosciamo in un simile scenario. Ma è probabile?
Anche qui aiutiamoci con la vicenda Toyota: la casa giapponese annunciò un costo di oltre un miliardo di dollari per le class action subìte. In questo caso siamo cinquanta volte sotto la cifra monstre vista prima.
 
Alla fine come andrà?
Volkswagen pagherà quindi 50 miliardi più le multe, più il costo dei richiami? Uno studio di Credit Suisse suggerisce una forchetta tra i 23 e i 78 miliardi, con 45 miliardi di scenario intermedio. Quindi è pessimista. Questa posizione non è, però, coerente con le esperienze passate che abbiamo visto, né con altri casi simili. Per certi versi, infatti, la vicenda Volkswagen ricorda il caso British Petroleum, quando ci fu il disastro ecologico nel golfo del Messico e il petrolio che inquinava le coste Usa.
Alla fine il costo per BP è stato di quasi 19 miliardi di dollari (17 miliardi di euro) e, nonostante questo, British Petroleum è sopravvissuta. Volkswagen pesa molto sull’economia tedesca e, tra gli azionisti di riferimento, c’è uno dei Land tedeschi. In questo senso la casa automobilistica tedesca ha molti “santi in paradiso”. È possibile, quindi, che riesca a uscirne limitando i danni. Questa eventualità è quanto scontano i Cds (sono un’assicurazione su un eventuale fallimento della società). Il valore del Credit default swap decennale si è impennato con lo scandalo, ma è arrivato a 264,6 (una probabilità dell’8,8% di un crack alla Parmalat, che pagò solo il 30%). Per fare un paragone, il dato di Ford è 212,4 e quello di GM è 258,3. Un giudizio simile è espresso dalle agenzie di rating (quelle che valutano l’affidabilità degli emittenti). Prendiamo ad esempio S&P. Pur avendo imposto al rating di Volkswagen un outlook negativo a seguito della vicenda (significa che il giudiziopotrebbe peggiorare) continua a giudicarla con un giudizio pari a “A” (che corrisponde al nostro “discreto”). Il nostro consiglio sul titolo è, quindi, mantieni, anche se devi essere consapevole che il livello di rischio è salito a quota 4. In realtà, non dovresti proprio avere in mano Volksvagen perché l’attuale mantieni viene da un lungo periodo in cui il titolo era stato vendi.

Due anni di storia recente
Che ci fosse qualche problema era nell’aria dalla primavera 2014 quando Volkswagen (in grassetto, base 100) iniziò a perdere terreno sul settore (linea sottile), ma è stata solo l’ammissione esplicita di frodi che ha portato a un vero e proprio crollo.

condividi questo articolo