Analisi
Mps, di fatto è un bail-in un anno fa - lunedì 12 settembre 2016
Il vertice se ne va e non si trova quasi nessuno disposto a investire denaro nella banca. E allora Mps che fa? Cerca di tenersi i soldi dei bond subordinati.
Cinque miliardi di euro da raccogliere non sono noccioline per nessuno, tanto meno per una banca che in due anni ne ha già bruciati otto e ora vale in Borsa “solo” 700 milioni di euro. E infatti, a poche settimane dall’annuncio, il gruppo sta già facendo marcia indietro e cerca una soluzione alternativa: convertire i bond subordinati in azioni, in modo da ridurre l’importo dell’aumento di capitale. Insomma, la società non riesce a raccogliere nuovi quattrini e allora cerca di non restituire quelli che ha già intascato. Formalmente non è un bail-in, ma ci manca poco… Ancora non sono note le modalità con cui potrebbe avvenire la conversione; per rassicurare i mercati si parla di una conversione “che non coinvolga i piccoli risparmiatori” e “volontaria”. Sarà davvero così?
 
PICCOLI RISPARMIATORI SALI? MA ANCHE NO!
L’unico bond subordinato con taglio da 1.000 euro (Mps tasso variabile subordinato upper tier II 2008-2018, Isin IT0004352586) e pertanto teoricamente in mano ai comuni risparmiatori potrebbe essere escluso dalla conversione. Su questo punto, però, non c’è nessuna garanzia, tanto più che è il più “corposo” tra quelli emessi da Mps. Siamo sicuri che rinunci ad “attingere” a una fonte così abbondante? Ma supponiamo pure che sia così: non significa comunque che i piccoli risparmiatori siano salvi. Tra i bond con taglio minimo da 50.000 euro, ce ne sono diversi quotati su Borsa Italiana o sull’Eurotlx (vedi tabella) e possono essere finiti anche nelle tasche dei piccoli risparmiatori, magari consigliati dal bancario…
 
VOLONTARIA... DI NOME, MA NON DI FATTO
La conversione non avverrà “in automatico”, ma i detentori dei bond potranno scegliere se scambiarli con delle azioni o se mantenerli fino a scadenza. Il fatto che sia formalmente volontaria non significa che i bondisti abbiano vera libertà di scelta: tutto dipenderà dalle condizioni che Mps fisserà per lo scambio. Non è difficile immaginare che Mps cercherà di spingere il più possibile gli obbligazionisti a convertire. Diamo per buona l’ipotesi che il bond con taglio da 1.000 euro venga “graziato” dalla conversione: per ridurre l’aumento di capitale da 5 a 2-3 miliardi Mps dovrebbe convertire in azioni quasi tutto l’importo degli altri prestiti subordinati. O rinunci a riavere i soldi a scadenza, diventando proprietario di una società dalle prospettive più che incerte, o tieni duro mantenendo il bond, e sperando che tra qualche tempo la conversione volontaria non diventi obbligatoria…
 
SE QUALCOSA VA STORTO, è BAIL IN VERO E PROPRIO
Se il complicato meccanismo di salvataggio di Mps s’inceppa, l’alternativa è un bail-in vero e proprio. E il bond con taglio da 1.000 euro, che dalle dichiarazioni di questi giorni appare come il più “garantito”, in questo scenario negativo è in realtà il più a rischio. Non tutti i bond subordinati, infatti, sono uguali: anche al loro interno c’è una sorta di “ordine di priorità” e quelli di tipo upper tier II (come il bond con taglio da 1.000 euro) “pagano” prima dei bond subordinati lower tier II (come i bond subordinati da 50.000 euro di Mps). Stai alla larga da questi bond, e da tutte le azioni e obbligazioni Mps.
 
E LE QUATTRO BANCHE "SALVATE”?
Anche il futuro di Banca Etruria, Banca delle Marche, CariFerrara e CariChieti resta incerto. Entro fine mese dovrebbero essere vendute (era una delle condizioni poste dall’Europa per il “salvataggio”) ma le offerte non abbondano. Per l’acquisto delle 4 banche in blocco si sono fatti avanti solo i fondi Apollo e Lonestar a cui si aggiungono alcuni soggetti interessati solo a parte delle “prede”. Questa “freddezza” da parte degli acquirenti non è un buon segnale: se le banche sono state risanate, perché questa penuria di pretendenti? Che ci siano ancora problemi nei loro conti? Difficile dirlo, con un bilancio 2015 relativo a soli 38 giorni e una sola trimestrale… E se non vengono vendute entro settembre? Stando agli accordi con l’Europa, le banche dovrebbero sospendere tutte le attività, tranne il recupero crediti… non è un fallimento vero e proprio, ma poco ci manca, con tutti i rischi che ne conseguono. Non è ancora il momento di dar fiducia a queste banche.

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