Analisi
Apple, mela bacata? un anno fa - lunedì 12 dicembre 2016
Trump vuole riportare la produzione dell’iPhone negli Usa. I costi di questa operazione però potrebbero essere insostenibili per Apple.
Il nuovo Presidente a stelle e strisce, tra le sue promesse elettorali, ha detto di voler riportare la produzione dell’iPhone di Apple negli Stati Uniti: basta produrlo in Cina. Per riuscire nel suo intento è pronto a mettere anche dazi sulle importazioni dalla Cina – ha detto di essere disposto a mettere un dazio del 35% - così Apple (113,95 dollari Usa) dovrà pagare, e tanto, per fare entrare i propri prodotti sul suolo a stelle e strisce se non vorrà tornare a produrre negli Usa. Ma se per Trump quest’idea rientra nella sua più generale visione di riportare posti di lavoro in America e agli americani, per Apple la cosa potrebbe essere molto negativa.
Il perché è presto detto: produrre in Cina costa molto meno, riportare la produzione negli Usa farebbe lievitare i costi. E allora Apple si troverebbe a dover decidere tra due strade, entrambe dolorose per i suoi conti. La prima: scegliere di mantenere gli stessi profitti che ha ora. Questo significherebbe alzare vertiginosamente i prezzi dei suoi iPhone, con il rischio che poi le vendite crollino e alla fine gli utili scendano comunque. La seconda. Non toccare i prezzi degli iPhone e quindi con costi più alti gli utili scenderebbero. Messa così Apple sembrerebbe spacciata, ma a guardare com’è andata in Borsa, il mercato non sembra aver decretato la sua fine (dall’elezione di Trump il settore mondiale tecnologico ha messo su l’1,7%, Apple ha invece guadagnato il 4,7%). Come mai? Prima di tutto una mano ai conti arriverebbe proprio da Trump se quest’ultimo darà veramente seguito a quanto promesso.
 
Lontano dai fasti
Il titolo Apple si è allontanato dai massimi toccati a metà 2015, appesantito dai risultati non più brillanti come quelli di un tempo.

 

Infatti il nuovo Presidente vuole tagliare le tasse sulle imprese addirittura fino al 15%, e quindi Apple avrebbe sì meno profitti, ma su quelli pagherebbe meno tasse e l’effetto negativo sugli utili sarebbe così un po’ stemperato. C’è poi da dire che tra i partner con cui Apple costruisce i suoi prodotti, Pegatron ha detto che riportare in America la produzione è infattibile, mentre Foxconn ha detto che sta studiando un possibile rientro, cercando di spostare attività che hanno sì costi più alti, ma sostenibili per Apple. Insomma, potrebbe delinearsi una sorta di produzione mista, un po’ in Cina e un po’ in America, tale da accontentare tutti. Di certo c’è però un fatto: oggi Apple, viste queste incertezze, è un po’ più rischiosa di quanto lo fosse in passato e non è più neppure quella società che una volta cresceva speditamente. Lo dimostrano i risultati dell’anno 2015/2016 (la società chiude il bilancio a settembre), che per la prima volta dal 2001 hanno mostrato un calo del fatturato dell’8% (e un -10% per l’utile). Per questo sono oramai più di 2 anni che questo titolo non è più all’acquisto, ma ci limitiamo a consigliarti di mantenerla. Attenzione, solo e solamente se il portafoglio che hai deciso di replicare prevede la Borsa Usa. Se replichi invece il difensivo a 5 anni, tu devi comunque vendere quest’azione, indipendentemente dal consiglio che diamo sulla singola azione.

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