Applied Materials

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Come valutiamo le azioni

Articoli

  • Analisi
    Rimbalzi: la settimana delle Borse 4 mesi fa - lunedì 19 febbraio 2018
    Dopo 10 giorni di paura, le Borse nella scorsa settimana hanno messo a segno un bel rimbalzo. Il più significativo è stato quello di New York, che ha guadagnato il 4,3%. Più contenuto quello delle Borse europee che, in media, sono salite del 2,8%. Solo +1,6% per la Borsa giapponese. La Borsa di Londra ha chiuso la settimana in rialzo del 2,9%. Cambia il consiglio per Applied Materials. 

    Variazioni settimanali su prezzi al 16/02/18

    Sulla carta c’erano tutti gli elementi perché per la Borsa Usa fosse un’altra settimana terribile: i rendimenti dei titoli di Stato americani sono saliti ancora e il dato sull’inflazione (la corsa dei prezzi) si è rivelato più elevato del previsto, rendendo più concreto il timore di un quarto rialzo dei tassi d’interesse da parte della Banca centrale americana nel 2018. Eppure, nonostante la presenza di questi elementi – gli stessi che avevano determinato il tracollo di Wall Street nei primi giorni di febbraio – il mercato ha deciso di tornare a comprare azioni Usa. Come mai? È stato probabilmente l’insieme di tanti piccoli elementi. Da un lato c’è stato il lancio ufficiale, da parte di Trump, del maxi-piano di investimenti per le infrastrutture americane – dopo l’entusiasmo per la riforma fiscale, il mercato ha trovato un altro pretesto di ottimismo. Dall’altro, un nuovo indebolimento del dollaro Usa, che fa bene alle vendite internazionali delle multinazionali americane. Infine, una serie di risultati positivi dalle società.

     

    Tecnologici protagonisti

    In particolare, sono stati i conti di alcuni colossi della tecnologia a dare buonumore – il listino Nasdaq, che di tecnologici è pieno, ha chiuso la settimana a +5,3%. Citiamo su tutti il caso di Cisco Systems (44,33 Usd; Isin US17275R1023) che non solo ha chiuso l’ultimo trimestre con ricavi e utili in crescita sopra le attese, ma ha preannunciato per il trimestre in corso risultati ancora migliori. La delicata trasformazione della società sembra essere andata ormai in porto e il mercato ha tirato un sospiro di sollievo premiando le azioni (+12,1%). Noi eravamo stati ottimisti per tempo e il rialzo delle azioni è ormai tale da far sì che il titolo, a nostro parere, non sia più conveniente. Non comprare più le Cisco, ma mantieni quelle che già hai. 

    Anche i conti di Applied Materials (55,03 Usd; Isin US0382221051) sono stati ottimi, al punto tale che la società ha deciso di raddoppiare l’importo del dividendo trimestrale. Il titolo ha messo su in settimana il 14,4% ma è ancora un pochino distante dai massimi di novembre, quando ti abbiamo consigliato di vendere (vedi Altroconsumo Finanza n° 1246). Ora, se per caso le hai in mano, ti diciamo di mantenerle.

     

    La lunga mano del guru della finanza

    A spingere il settore della tecnologia c’è stata anche la lunga mano di un guru della finanza come Warren Buffett. In settimana è emerso, infatti, che tramite la sua società Berkshire Hathaway (203,79 Usd; Isin US0846707026) nelle settimane scorse ha fatto incetta di azioni Apple (172,43 Usd; Isin US0378331005) al punto tale che proprio la Apple è ora il titolo più importante del suo portafoglio d’investimenti. Davanti a un attestato di fiducia di questo tipo il mercato si è messo a ruota e ha comprato a sua volta azioni Apple, permettendo al titolo di chiudere la settimana in rialzo del 10,2%. Noi siamo meno ottimisti: non comprare azioni Apple. Al più, se le hai, mantienile. E le Berkshire Hathaway? Noi le abbiamo comprate per un test (suggerendoti di fare altrettanto) nel 2010 (vedi Soldi Sette n° 910) e da allora le abbiamo sempre mantenute in portafoglio. Mantienile anche tu. 

    Warren Buffet ha deciso anche di investire, per la prima volta, sulle azioni Teva Pharma (20,9 Usd; Isin US8816242098). Un attestato di fiducia che ha permesso alle azioni Teva di recuperare in settimana il 12,3%. Mantieni. 

     

    Le materie prime rialzano la testa

    A dare un po’ di sostegno alle Borse ci sono stati i titoli dei grandi produttori di materie prime, i cui prezzi in settimana hanno recuperato terreno grazie all’indebolimento del dollaro nei confronti delle altre valute. Questo spiega, per esempio, il bel +8,3% delle azioni Rio Tinto (4.102 pence; Isin GB0007188757), che si sono riportate su valori non distanti dai massimi degli ultimi 5 anni. Ciò nonostante, secondo noi sono ancora convenienti. Acquista. Tra le materie prime, il petrolio è quello che ha corso un po’ meno, frenato dalle notizie sui livelli di estrazione record registrati negli Stati Uniti. Questo comunque non ha impedito alle società del settore energetico di chiudere la settimana con un rialzo medio del 3%. Eni (13,63 euro) ha presentato i conti del 2017: nonostante siano stati sopra le attese (anche nostre), il mercato non si è entusiasmato più di tanto (le azioni hanno fatto in settimana +1,7%), perché sperava in un rialzo del dividendo che, invece, è stato confermato a 0,8 euro per azione. Noi sul dividendo non siamo stati sorpresi: le azioni restano correttamente valutate. Mantieni.

    Total (45,9 euro; Isin FR0000120271) si è impegnata ad aumentare il dividendo del 10% tra il 2018 e il 2020. Un obiettivo credibile che il mercato ha salutato senza strapparsi i capelli: le azioni hanno chiuso la settimana a +2,7%. Mantieni.

     

    Milano affaticata

    Se le Eni non hanno brillato, ancor peggio si sono comportate le Telecom Italia (0,70 euro) scese dello 0,4% sulla prospettiva che l’operazione di scorporo della sua rete (l’effettiva infrastruttura su cui viaggiano dati e voci) prenda più tempo del previsto. In ogni caso ci aspettiamo che questa operazione ci sia: mantieni le Telecom. Milano, nonostante l’andamento poco brillante di questi due colossi, ha chiuso la settimana a +2,8%. 

     

    La trappola del Creval

    Te lo avevamo detto già a novembre (vedi Altroconsumo Finanza n° 1244): vendi le azioni Creval. Non per nulla da allora hanno perso un altro 50% circa, chiudendo la settimana a 7,80 euro. Ora è partito l’aumento di capitale e quasi tutto il valore delle tue azioni è andato nel diritto di opzione. All’apertura di lunedì 19 le azioni valevano 0,1122 euro e i diritti 7,6880. Alle ore 11:45 dello stesso giorno le azioni valevano 0,104 euro (-7,3%) e i diritti 2,3369 euro (-70%). In poche ore hai perso un altro 69% del tuo investimento. La trappola è scattata: con questa perdita ti senti quasi obbligato a sottoscrivere le nuove azioni. Non lo fare: vendi azioni e diritti.

     

    Risposte per te

    @Fulvio Anche se compri le azioni Engie (12,65 euro; Isin FR0010208488) su Piazza Affari avrai comunque la doppia tassazione sui dividendi (prima in Francia, poi in Italia). Non c’è alcun modo per evitarla.

    @Paola Vendi anche le AbbVie (118,6 euro; Isin US00287Y1091): c’è la concorrenza dei generici e sono care (rapporto prezzo/valore contabile atteso di 18, contro 2 per le Borse; è come il prezzo al chilo delle mele).

    @Virginio Le minusvalenze scadute il 31/12/2017 sono perse. Se la banca non le ha usate – hai il regime amministrato, fa i conti fiscali in automatico per te – è perché non hai chiuso vendite in attivo.



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  • Analisi
    Un altro record infranto: la settimana delle Borse 6 mesi fa - lunedì 4 dicembre 2017
    Lo storico indice Dow Jones della Borsa Usa per la prima volta nella sua storia ha chiuso una settimana (+2,9%) sopra i 24.000 punti. Meno brillanti le Borse europee, che, in media, hanno archiviato la settimana con ribassi dell’1%.

    Variazioni settimanali su prezzi al 1° dicembre 2017 

     Wall Street e la riforma fiscale

    Il motivo del buon andamento della Borsa americana va cercato nella politica: per tutta la settimana il Senato americano è sembrato vicinissimo all’approvazione di una bozza della riforma fiscale. E in effetti, sebbene più tardi del previsto, l’approvazione è, alla fine, arrivata. Si stima che il taglio della tassazione sulle aziende possa determinare un incremento medio degli utili delle società quotate sulla Borsa Usa di almeno il 6%. E un incremento degli utili, può significare anche un incremento dei dividendi, fatto che ingolosisce parecchio il mercato. Attenzione, però: i dissidi all’interno del partito di Trump non sono sopiti. E la bozza di riforma deve ora passare di nuovo alla Camera per l’approvazione definitiva (l’obiettivo è la firma del presidente entro Natale). C’è il rischio che sorga qualche intoppo. Se sei un investitore prudente non devi avere in mano azioni americane: se la riforma non dovesse passare – o passare in versione “depotenziata” – la Borsa Usa rischia un tracollo. Altrimenti, se sai di poter sopportare meglio qualche batticuore, puoi continuare a investire su Wall Street: deve, però, pesare solo per un 5% del tuo complessivo portafoglio. Vieni a consultare i nostri portafogli su www.altroconsumo.it/finanza/portafogli.

     

    Titoli del settore finanziario a doppia velocità

    A sostenere la Borsa Usa ci sono stati anche i titoli bancari. Il motivo va cercato nelle parole del nuovo presidente della Banca centrale Usa: ha confermato che continuerà con una politica d’aumento dei tassi d’interesse “dolce” – piccoli rialzi e diluiti nel tempo – ma ha anche accennato alla possibilità di allentare un po’ le regole che sono state introdotte dopo la crisi finanziaria del 2007 sulle piccole banche. Dopo anni di vacche magre, per le banche americane sono tutte buone notizie. Non per nulla Bank of America (28,10 Usd; Isin US0605051046) ha chiuso la settimana con un rialzo del 5,7%. Secondo noi resta un titolo correttamente valutato. Mantieni. Qui da noi nella zona euro, invece, le banche rischiano di dover continuare a vedere margini di guadagno ridotti al lumicino: i dati sull’inflazione (la corsa dei prezzi) si sono dimostrati inferiori alle attese e questo significa che i tassi d’interesse dovrebbero restare bassi ancora a lungo. E infatti i titoli europei del settore bancario hanno chiuso la settimana con un calo medio dell’1%. Il calo sarebbe stato ancora più marcato se non fosse arrivata la conferma di alcune indiscrezioni circolate già qualche giorno prima: l’entrata in vigore della nuova legislazione sui “crediti marci” promessa dalla Banca centrale, che potrebbe portare a perdite sui bilanci bancari, è slittata. Unicredit (16,88 euro) e Intesa Sanpaolo (2,77 euro) hanno chiuso, rispettivamente, a -1,3% e -1,8%, ma restano, a nostro parere, convenienti

    Modesti rialzi per il settore farmaceutico (+0,5%). Si sono distinte, però, le Teva Pharma (15,26 Usd; Isin US8816242098) salite del 11,4% circa (e non stiamo tenendo conto del dividendo di 0,085 Usd per azione staccato lunedì 27). Il gruppo ha annunciato una riorganizzazione delle attività su base geografica. È, però, solo un primo assaggio del piano che verrà presentato più avanti e che dovrebbe ridare fiato ai conti aziendali. Per ora limitati a mantenere le azioni che già hai.

     

    Settimana no per la tecnologia

    Non è stata una settimana positiva per il settore della tecnologia: in particolare, le azioni delle società che producono microchip hanno preso una batosta media del 6%. Il motivo? Un calo dei prezzi di alcuni tipi di chip che si starebbe registrando in questa ultima parte del 2017 e che ha fatto sì che qualcuno tornasse a parlare di “bolla” sui titoli tecnologici. Di fondo è stato solo un pretesto per portare a casa un po’ di guadagni su queste azioni che prima di questo calo avevano messo su, solo nel 2017, il 40% circa. Porta un po’ di guadagni a casa anche tu: sullo scorso numero di Altroconsumo Finanza (il n° 1246) ti abbiamo detto di vendere le Applied Materials (51,91 Usd; Isin US0382221051). Il titolo in settimana è sceso del 10,4%, ma sei ancora in tempo per vendere. Fallo ora, i guadagni dal primo consiglio restano pari al 215% (tasse, effetto dei cambi e dividendi esclusi). Intel (44,68 Usd; Isin US4581401001) ha retto al calo del settore, cedendo solo lo 0,2%. Gli investimenti fatti in questi anni, sia in termini di diversificazione dell’offerta, sia in termini di qualità dei prodotti, stanno già pagando e dovrebbero permettere al gruppo di mantenere elevati prezzi di vendita anche in contesti di mercato non facili. Acquista.

     

    Titoli petroliferi alla prova della riunione di Vienna

    L’attenzione dei mercati è stata rivolta anche a Vienna, dove si è tenuto un incontro tra i principali Paesi dove si estrae il petrolio. Era in discussione l’accordo che ha posto un freno alle trivelle e che ha permesso al prezzo del greggio di risalire dai 47 dollari al barile di circa un anno fa, quando l’accordo è stato trovato, ai circa 63 dollari nel giorno precedente la riunione di Vienna. L’esito dell’incontro è stato in chiaroscuro. Da un lato sono stati coinvolti nel piano Paesi come Libia e Nigeria che fino a qui sono stati fuori dall’accordo – bene per il prezzo del petrolio. Dall’altro, l’accordo sul freno alle trivelle, per quanto ufficialmente prorogato da fine marzo 2018 a fine dicembre 2018, potrà essere rivisto già a giugno 2018. Di fatto, quindi, l’accordo è prolungato solo di tre mesi – male per il petrolio. Tra alti e bassi il greggio ha chiuso la settimana a +0,8% (prezzo del petrolio di qualità brent sui 64 dollari al barile). Meglio, invece, sono andati i titoli delle grandi compagni petrolifere: Chevron (119,51 Usd; Isin US1667641005), per esempio, è salita del 2,6%. Come altre, è ormai attrezzata per resistere anche a prezzi del greggio bassi. Acquista Chevron. Vendi, invece, tutti gli Etf o i certificate legati direttamente alle oscillazioni del greggio. A dare sostegno ai titoli del settore petrolifero ci ha pensato anche Royal Dutch Shell (26,86 euro; Isin GB00B03MLX29) che ha annunciato che la liquidità generata dalle attività continua a salire e che, quindi, potrà tornare a pagare il dividendo solo in contanti (e non in azioni). Il titolo è salito del 2,5% e secondo noi resta correttamente valutato. Mantieni.

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  • Analisi
    Piccoli sorrisi sui mercati: la settimana delle Borse 6 mesi fa - lunedì 27 novembre 2017
    Settimana moderatamente positiva per i listini azionari: Wall Street ha archiviato un rialzo dello 0,9%, le Borse europee, in media, hanno fatto +1,1%, Londra è salita dello 0,4%. Torniamo anche a fare il punto su United Utilities, dopo i conti. 

    Variazioni settimanali su prezzi al 24/11/17

     

    La luce in fondo al tunnel

    Gli spunti di ottimismo sono arrivati dai dati macroeconomici. Negli Usa sia la fiducia dei consumatori, sia i dati sulla vendita delle case sono stati migliori delle attese. Significa che c’è ricchezza e questo lascia ben sperare per un progresso degli utili delle aziende quotate in Borsa. Anche l’economia europea, però, sembra finalmente in ripresa dopo una lunghissima crisi: i dati sull’andamento dell’attività manifatturiera sono stati i migliori mai registrati dal 2000. A rasserenare ci sono state anche le notizie arrivate, sul finire della settimana, dalla Germania: si è riaperto uno spiraglio per la formazione di un governo di “larghe intese” che possa scongiurare un ritorno alle urne – sarebbe motivo d’incertezza sul destino della locomotiva d’Europa, quindi tale prospettiva non piace ai mercati. 

    Il Nasdaq, il listino con tanti titoli tecnologici, ha fatto meglio del resto di Wall Street: +1,6%. Applied Materials (57,91 Usd; Isin US0382221051) ha fatto meglio del settore, salendo del 2,5%. Ci aspettavamo, però, un reazione migliore ai conti presentati qualche giorno fa (vedi Altroconsumo Finanza n° 1245). La sensazione è che il titolo abbia già dato: vendi e goditi i guadagni – dal primo consiglio di ottobre 2015 (vedi Altroconsumo Finanza n° 1145) il prezzo è salito del 252%!

     

    A marcia ingranata

    Il miglioramento delle prospettive economiche non poteva che far bene ai titoli delle auto: il settore automobilistico è stato tra i migliori della settimana (+2,2%). In particolare, si sono distinte le azioni Volkswagen (169,39 euro; Isin DE0007664005), salite del 5,5% dopo che la società ha rivisto al rialzo le stime sulla crescita di ricavi e utili da qui al 2020. Le attese sulla crescita dei ricavi di Volkswagen al 2020 sono state portate dal 20% al 25%. Quelle sugli utili dal 30% al 25%. Gli obiettivi sono ambiziosi, soprattutto quello sugli utili, considerati gli investimenti notevoli e l’incognita dello scandalo legato alle emissioni truccate che ancora grava sul gruppo tedesco. Per questo restiamo prudenti con stime e consiglio. Al più, se le hai, mantieni le azioni Volkswagen.

     

    Milano maglia rosa

    Tra le Borse europee si è distinta Milano, che ha chiuso la settimana in rialzo dell’1,5%. Una spinta importante è arrivata da Mediaset (3,202 euro), salita in settimana dell’8,8%. Due le notizie che hanno permesso questa corsa. Primo: la società sarebbe vicina a trovare un accordo con Tim per la fornitura di contenuti per la tv online Tim vision (significa soldi che entrano nelle casse di Mediaset). Secondo: indiscrezioni danno Vivendi disponibile a trovare un accordo con Mediaset per chiudere definitivamente la questione Mediaset Premium versando 700 milioni di euro nelle casse di Mediaset. Una soluzione “amichevole” era ciò su cui ti avevamo fatto scommettere su Altroconsumo Finanza n° 1241. Se hai comprato le Mediaset in quest’ottica, mantienile, anche se all’inizio di questa settimana le probabilità di un accordo a breve sono un po’ scese. Se non avevi fatto la scommessa allora, non la fare adesso: alla luce dei rialzi recenti non vale la pena speculare ora. Al di là delle speculazioni, in un’ottica di lungo periodo le Mediaset sono correttamente valutate. A proposito di Tim e Vivendi, un’altra azione che ha aiutato Milano è stata Telecom Italia (0,723 euro). In settimana sono circolate indiscrezioni secondo cui il gruppo sarebbe vicino a scorporare dal perimetro aziendale l’infrastruttura di rete fissa. Che questa sia venduta o quotata in Borsa, sarebbero comunque soldi che entrerebbero nelle casse di Telecom Italia. Questo ha permesso al titolo di chiudere la settimana con un rialzo del 6,5%. Non vale la pena, però, speculare su questa possibile operazione, né acquistare le azioni Telecom Italia: i soldi serviranno solo per coprire gli ampi debiti del gruppo. Se hai le Telecom, vendile. 

    II governo americano è sceso ufficialmente in campo per bloccare la fusione tra AT&T (34,81 Usd; Isin US00206R1023) e Time Warner (89,5 Usd; Isin US8873173038). La partita, però, è ancora lunga. Le azioni AT&T e Time Warner hanno chiuso la settimana, entrambe, a +0,9%. Mantienile entrambe.  

     

    Londra frenata dalle utility

    La Borsa di Londra (+0,4%) è stata penalizzata dal -15% circa delle azioni Centrica (139 pence, Isin GB00B033F229; non acquistare): la società di distribuzione di gas ha lanciato un allarme sui risultati e ha ammesso di aver perso diversi clienti. Il calo non poteva non pesare sugli altri titoli britannici del settore: le United Utilities (789,5 pence; Isin GB00B39J2M42) hanno ceduto l’1,1%, le National Grid (866,6 pence; Isin GB00BDR05C01) hanno perso l’1,8%. Restiamo, però, ottimisti su entrambi questi titoli. I conti della United Utilities non hanno mostrato segnali di debolezza: anche se per ora non è emerso un significativo aumento della clientela per effetto della liberalizzazione del settore idrico (vedi Altroconsumo Finanza n° 1245), i ricavi sono comunque saliti del 2,5% e gli utili, componenti straordinarie escluse, sono aumentati del 6%. L’acconto sul dividendo è stato alzato da 12,95 a 13,24 pence. L’acconto sul dividendo di United Utilities sarà staccato il 21/12/17 e pagato dall’1/2/2018. Secondo noi resta un buon titolo per scommettere sulla sempre maggiore attenzione del mercato al tema delle risorse idriche. Anche i conti di National Grid hanno mostrato segnali che lasciano ben sperare sul fatto che la società possa continuare a distribuire dividendi generosi – ne parliamo a pagina 5 e in Detto tra noi. Dai massimi di maggio le azioni hanno perso circa il 25%: un calo eccessivo. Acquista. 

     

    La spagnola Acciona (67,84 euro; Isin ES0125220311) rischia di dover mettere a bilancio svalutazioni consistenti legate all’acquisizione della società Nordex (in perdita). Il rischio è concreto in quanto la stessa Consob ha acceso i fari sul bilancio di Acciona. Per questo cambiamo il nostro consiglio: vendi le azioni Acciona.

     

    Risposte per te

    @Alessandro Sia L3 Technologies, sia Sainsbury hanno staccato il dividendo il 16 novembre. La messa in pagamento, però, avverrà a partire dal 15 dicembre per L3 e dal 2 gennaio 2018 per Sainsbury.

    @Giuseppe Sconsigliamo di chiedere il dividendo Sainsbury in azioni del gruppo. Anzi, consigliamo di vendere le Sainsbury (227,4 pence; Isin GB00B019KW72) che hai – avrai comunque diritto al dividendo.

    @Wanda Non fare trading con i cfd. Sono prodotti derivati altamente rischiosi: se il mercato ti viene contro non hai il tempo dalla tua parte per sperare in un recupero. Puoi solo leccarti le ferite.

     

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  • Analisi
    Ancora un calo per l'Europa: la settimana delle Borse 7 mesi fa - lunedì 20 novembre 2017
    Secondo bilancio settimanale in rosso per le Borse europee, che in media hanno fatto -1,3%. Debole anche Wall Street che ha chiuso la settimana con un piccolo calo dello 0,1%.

    Variazioni settimanali su prezzi al 17/11/17

     

    Paura Bail-in su Carige

    Tra le Borse europee una delle peggiori è stata quella di Milano, che ha chiuso la settimana a -2,1% (il bilancio totale delle ultime due settimane è di - 4%). Il motivo va cercato nella situazione delicata di alcune banche. L’ultimo caso è stato quello di Carige (azione sospesa per eccesso di ribasso al momento di andare in stampa; prezzo teorico pari a 0,0737 euro). Per tutta la settimana sulla banca è aleggiato lo spettro del bail-in, ovvero di un intervento di salvataggio con i soldi di azionisti, obbligazionisti e correntisti (per la quota parte sopra i 100.000 euro) di Carige – queste persone, quindi, perderebbero tutto. Chi doveva sottoscrivere l’aumento di capitale chiesto dall’Europa per mettere in sicurezza Carige rafforzandone la struttura si stava, infatti, tirando indietro. Nel fine settimana la situazione si è ricucita e per ora l’aumento di capitale sembra poter andare in porto. Che fare? Il nostro giudizio sull’affidabilità di Carige è sospeso da tempo e già nel 2013 (vedi Altroconsumo Finanza n° 1055) ti avevamo detto di non avere in mano nessun prodotto Carige, conto corrente compreso. Se per caso hai ancora azioni o obbligazioni Carige, vendile. La situazione della banca resta delicata e la storia dimostra che non basta un aumento di capitale a risanare una banca. Carige aveva già fatto un aumento di capitale da 850 milioni di euro nel 2015 e da 800 milioni nel 2014 – e ci stiamo limitando agli anni recenti. Soldi andati in fumo. Se sei correntista, non lasciare più di 100.000 euro sul conto e valuta di cambiare banca, visto ce ne sono di più convenienti. Non aderire all’aumento di capitale Carige, anzi se hai in mano le azioni vendile. Stesso discorso per il Credito valtellinese.

     

    L’effetto cascata

    Quello che ha spaventato il mercato non è stata la crisi di Carige di per sé, ma il rischio che, a catena, saltino anche tante altre operazioni di rafforzamento bancario in corso, mettendo a rischio tutto il sistema. La mente è andata all’aumento di capitale del Creval: se Carige fa fatica a trovare 560 milioni, come potrà il Creval raccoglierne 700, tra l’altro solo per ripianare le perdite sui crediti marci? Non per nulla le azioni del Credito Valtellinese (0,86 euro) hanno perso in settimana un altro 46% (-71% in due settimane). Nelle prime ore di lunedì 20 novembre, complici le novità del fine settimana su Carige, il titolo rimbalzava del 22% a 1,05 euro: ciò nonostante, il consiglio resta di vendere azioni e obbligazioni Creval. Se sei correntista, lascia sul conto meno di 100.000 euro e valuta di cambiar banca.

     

    Docce scozzesi a new york: tra la riforma di Trump…

    Settimana nervosa per la Borsa Usa sotto due fronti. Primo: il varo della riforma fiscale di Trump. È stato tutto un alternarsi tra momenti in cui il traguardo sembrava vicino e altri in cui la riforma sembrava destinata a non vedere la luce. In particolare, la settimana si è chiusa con quest’ultimo timore, complice l’intensificarsi dell’indagine sulle presunte interferenze russe nell’elezione di Trump – l’indagine potrebbe mettere a rischio il presidente e la riforma fiscale sui cui il mercato ha tanto scommesso.

     

    … e gli ultimi botti della stagione dei conti trimestrali

    Secondo: i conti trimestrali societari. La settimana si è aperta con la delusione di General Electric (18,21 Usd; Isin US3696041033): il dividendo a valere sul bilancio 2018 sarà dimezzato rispetto a quello previsto per il 2017. Il rischio era nell’aria, vedi Altroconsumo Finanza n° 1242, ma il mercato l’ha presa male: il titolo ha chiuso la settimana con un calo dell’11,1%. Nonostante la discesa crediamo che non sia ancora arrivato il momento di acquistare: c’è un nuovo “capitano” d’azienda e qualche altro “scheletro nell’armadio” potrebbe saltare fuori. Limitati, al più, a mantenere le azioni che già hai. A fine settimana sono, però, arrivate buone notizie da altri colossi. In particolare da Cisco Systems (35,90 Usd; Isin US17275R1023): i conti del primo trimestre dell’anno fiscale 2017/2018 (termina il 31 luglio) sono stati in linea con le attese, ma per quelli del trimestre in corso il gruppo ha dato indicazioni che hanno sorpreso piacevolmente – è attesa una crescita dei ricavi tra l’1% e il 3%, dopo 8 trimestri di calo, e un progresso dell’utile per azione compreso tra il 2% e il 5%. Gli investimenti per essere presente in settori all’avanguardia, come quello dell’“internet delle cose” (il frigorifero connesso a internet che ti dice che spesa fare, per esempio), stanno cominciando a dare frutti. Alziamo le nostre stime sugli utili per azione futuri e restiamo ottimisti. Anche se il titolo in settimana ha messo su il 5,6%, resta conveniente. Acquista. Ad aiutare il settore tecnologico ci sono stati anche i conti Applied Materials (56,49 Usd; Isin US0382221051): la società ha annunciato sia conti trimestrali, sia previsioni per il trimestre in corso superiori alle attese di mercato. Le azioni hanno fatto +0,2%: secondo noi sono correttamente valutate. Mantieni.

     

    Londra -0,7%

    Anche Londra ha chiuso con una perdita, ma più contenuta delle altre Borse europee. Ad aiutarla c’è stato il +5,1% delle Vodafone (228,70 pence; Isin GB00BH4HKS39): i conti del primo semestre dell’anno fiscale 2017/2018 (termina il 31 marzo) sono stati ottimi e il gruppo ha alzato le previsioni per il resto dell’anno. Il titolo resta conveniente: acquista. A penalizzarla, invece, c’è stato il -4% delle Rio Tinto (3.546 pence; Isin GB0007188757): sono scese per il generale calo dei prezzi delle materie prime (petrolio compreso, -2,6%) determinato anche dai grigi dati macroeconomici arrivati dalla Cina (è il Paese che più sostiene la domanda). Non ci spaventiamo: le prospettive di Rio Tinto non sono compromesse. Acquista. Il greggio è stato condizionato anche dall’aumento delle stime sulle estrazioni di petrolio negli Usa. Se hai già comprato il certificate 7x brent (44,65 euro; Isin LU1540726830) e stai perdendo più del 20% vendilo. Al limite potrai ricomprarlo tra un po’ se vuoi riprovare la scommessa su una veloce risalita del greggio complice la tensione in Medioriente. Noi comunque sconsigliamo la scommessa.

     

    Risposte per te

    @Alessandro Oriflame ha staccato il 14 novembre una fettina di dividendo. L’importo è pari a 0,25 euro per azione. Al momento di andare in stampa non è ancora stato messo in pagamento – è previsto per il 23 novembre.

    @Pietro Lo 0,1% che hai pagato sull’acquisto delle azioni Leonardo è la Tobin tax. Si paga sull’acquisto di azioni italiane di una certa dimensione – le più piccole sono escluse (la lista si decide una volta all’inizio di ogni anno).

    @Vito Anche se costa di più in termini di commissioni bancarie, ti consigliamo di comprare le Intel (44,63 Usd; Isin US4581401001) a New York per evitare problemi in caso di operazioni straordinarie (come gli aumenti di capitale).

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  • Analisi
    Stati di tensione: la settimana delle Borse 9 mesi fa - lunedì 4 settembre 2017
    Settimana nervosa, ma poi chiusa in attivo: New York ha fatto +1,4%, le Borse europee, in media, +0,5%. Basta un nulla, comunque, per far cambiare l’umore ai mercati. 

    Variazioni settimanali su prezzi al 01/09/2017

    Si naviga a vista

    L’andamento della Borsa di New York fa capire quanto il mercato, in questo periodo, stia navigano a vista. All’inizio della settimana scorsa si è concentrato sulle notizie legate al possibile conflitto con la Corea del Nord, deprimendosi. Poi, però, nonostante il permanere delle tensioni con il Paese asiatico, ha deciso di focalizzarsi su altro, ritrovando ottimismo: primo, il dato sulla ricchezza prodotta dagli Usa, rivisto al rialzo grazie a spese dei consumatori e investimenti delle imprese superiori alle attese; secondo, l’avanzare della tanto attesa riforma fiscale promessa da Trump (nonostante gli annunci, però, ancora di concreto si è visto poco). Nelle prime battute di questa settimana, le tensioni legate a una possibile esplosione del conflitto in Corea sono tornate. Se guerra sarà, le Borse soffriranno (vedi pagina 1): tieniti pronto a comprare il certificate 7x short di Société Générale (7,825 euro; Isin DE000SG2QNU4) che guadagna quando la Borsa scende (se Milano perde il 3% in un giorno, questo prodotto guadagna circa il 21%). Tieniti pronto anche a venderlo appena le tensioni dovessero stemperarsi. Tra i titoli dei colossi societari americani, si è distinto General Electric (25,14 Usd; Isin US3696041033), salito del 2,7% dopo le indiscrezioni di forti tagli ai costi (anche del personale) per rilanciare i profitti. Mantieni.

     

    Il nervosismo del greggio

    Una conferma della mancanza di lucidità del mercato arriva guardando l’andamento del prezzo del petrolio. A inizio settimana è sceso: il mercato aveva preso sottogamba l’uragano in Texas, pur sapendo che si era abbattuto su una zona ad alta densità di raffinerie. Solo sul finire della settimana il mercato si è reso conto della gravità della situazione: non per nulla il greggio è poi risalito, chiudendo la settimana a +0,9%. I titoli delle grandi compagnie petrolifere sono saliti in media, dell’1,3%. Deludente Exxon Mobil (76,57 Usd; Isin US30231G1022) che ha perso lo 0,2% dopo che una sua importante raffineria – la seconda più grande degli Usa – ha subìto più danni del previsto. Comunque le prospettive reddituali del gruppo non sono compromesse: acquista. Benissimo le Ion Geophysical (7,65 Usd; Isin US4620442073) che hanno messo su il 9,3%, proseguendo nella corsa già partita a inizio agosto (più che raddoppiate da fine luglio). A innescarla i conti del secondo trimestre che, pur chiudendosi ancora in rosso, hanno mostrato un aumento dei ricavi e un calo dei costi superiori alle attese. Inoltre, gli ordini di lavoro sono ai massimi dal 2013 e arrivano da Paesi dove è attesa una forte crescita della produzione di idrocarburi. L’entusiasmo ci sembra eccessivo: la sensazione è che stia scontando la possibilità che Ion possa essere rilevata da un concorrente o da qualche compagnia petrolifera. Vista la situazione dei conti di Ion e l’incertezza sull’andamento dei prezzi del greggio crediamo che questa prospettiva sia poco probabile. Limitati a mantenere le azioni Ion che già hai. Tra i titoli europei del settore petrolifero, debole anche Saipem (3,09 euro; +0,6%) nonostante le nuove commesse ottenute in Ghana e Angola. L’importo, del resto, non è tale da modificare le prospettive reddituali del gruppo: non modifichiamo il nostro consiglio. Mantieni.

     

    Tecnologia: mai così in alto

    Tra i titoli migliori della settimana ci sono stati ancora una volta quelli del settore tecnologico: l’indice Nasdaq (che di titoli tecnologici ne raccoglie tanti) ha fatto segnare in settimana un progresso del 2,7%, chiudendo su nuovi massimi storici. Una spinta è arrivata da Apple (164,05 Usd, Isin US0378331005; +2,6%): la conferma che il nuovo telefonino sarà presentato il 12 settembre, in tempo per i regali di Natale, ha fatto ben sperare per i conti della fine dell’anno. Le aspettative sul nuovo telefono sono, però, davvero molto elevate: speriamo non vengano deluse, altrimenti potrebbero essere dolori. Non comprare azioni Apple. Al più mantieni quelle che già hai. Benissimo le azioni Applied Materials (45,1 Usd; Isin US0382221051), salite del 4,1%: la società, in un incontro col mercato, ha ulteriormente rialzato gli obiettivi per la fine dell’anno dopo che già pochi giorni fa aveva mostrato conti trimestrali record. Nonostante la corsa, secondo noi, il titolo continua a essere correttamente valutato. Puoi mantenere le tue azioni. Il consiglio sul singolo titolo azionario è comunque subordinato alla strategia generale di portafoglio: per esempio, se sei un risparmiatore che si identifica nel portafoglio “prudente” non devi avere nessuna azione Usa, anche se il consiglio specifico sulla singola azione è acquista o mantieni.

     

    Il supereuro e la reazione delle Borse di casa nostra

    Le Borse europee hanno seguito lo stesso andamento di Wall Street: male nella prima parte della settimana, poi il recupero. In questo caso, però, il movimento sembra essere stato piuttosto legato alle oscillazioni dell’euro. La paura di un euro troppo forte, che potesse compromettere le esportazioni, ha pesato sulla prima parte della settimana. Poi, verso la fine della settimana, l’euro si è un po’ sgonfiato, ridando fiato alle Borse – vedremo che impatti avrà sulla nostra valuta la riunione della Banca centrale europea, prevista per giovedì 7 settembre. Milano ha chiuso la settimana con un risultato allineato a quello medio delle altre Borse europee, +0,5%. Anche Londra ha chiuso con lo stesso risultato (+0,5%). Tra i singoli titoli europei, da segnalare il tracollo (-15,7%) delle azioni Carrefour (16,64 euro; Isin FR0000120172), dopo la pubblicazione di conti trimestrali sotto le attese e il taglio delle stime per la fine dell’anno. Non è la prima catena di supermercati che subisce una forte correzione dei prezzi in Borsa: in Detto tra noi trovi un approfondimento su questo tema. Barclays (192,15 pence; Isin GB0031348658) è andata peggio della Borsa di Londra, perdendo l’1,1%. I conti trimestrali non sono stati granché e hanno offuscato alcuni importanti passi avanti fatti nel piano di ristrutturazione (cessione attività in Africa). Inoltre, gli indicatori di solidità patrimoniale sono in miglioramento. Mantieni.

     

    Risposte per te

    @FabrizioSu ogni acquisto di azioni di società domiciliate nel Regno Unito, paghi sempre e comunque lo “stamp duty” – la chiamano la tassa della regina - in aggiunta alle commissioni di compravendita della tua banca. È lo 0,5% del valore del tuo investimento.

    @PieroLe minusvalenze su Etf azionari sono compensabili con plusvalenze su singole azioni (non su plusvalenze di Etf e fondi). Se hai scelto il regime amministrato, la tua banca fa le compensazioni in automatico (a patto di aver ottenuto prima le minusvalenze e poi le plusvalenze).

    @ToninoL’ultimo dividendo di National Grid è stato messo in pagamento il 16 agosto, per un importo di 29,10pencelordi per azione. L’ultimo dividendo di Pearson è stato messo in pagamento il 12 maggio, per un valore di 34pencelordi per azione. La banca non ha sbagliato.

     

     

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Altro

Informazioni chiave

Carta d'identità

Massimo degli ultimi 12 mesi 61,61 USD
Minimo degli ultimi 12 mesi 41,01 USD
ISIN US0382221051
Borsa Nasdaq
Beta 1,67
Volatilità 26,88 %
Numero di azioni 1.050.688.000
Capitalizzazione di Borsa (in miliardi) 51,81 USD
Settore Alta tecnologia
Volume delle transazioni (media giornaliera, in migliaia) 643.809 USD
Punteggio corporate governance 7

Indici chiave per azione (USD)

2017-18 (e) 2016-17 2015-16 2014-15
Dividendo 0,70 0,40 0,40 0,40
Utile corrente 4,23 3,20 1,55 1,13
Utile netto 3,28 3,20 1,55 1,13
Cash Flow corrente 4,68 3,58 1,91 1,44
Cash Flow netto 4,68 3,58 1,91 1,44
EBIT 4,81 3,60 1,94 1,39
EBITDA 5,25 3,98 2,30 1,70
Patrimonio netto 10,12 8,82 6,69 6,56
Patrimonio netto tangibile 6,75 5,64 3,62 3,72

Rendimento in euro

Applied Materials Stoxx Europe 600 S&P 500
Rendimento ultimi 3 mesi -12,90 % 3,25 % 7,30 %
Rendimento ultimi 6 mesi -4,41 % 0,24 % 5,21 %
Rendimento ultimo anno 10,73 % 0,80 % 9,69 %
Rendimento ultimi 5 anni 31,91 % 5,97 % 14,43 %

Indici finanziari della società

2016-17 2015-16 2014-15
Pay out 12,52 % 25,80 % 35,37 %
Current ratio 3,14 2,30 2,44
ROE 36,73 % 23,85 % 18,09 %
ROE netto 36,73 % 23,85 % 18,09 %
Margine lordo 44,93 % 41,67 % 40,92 %
Margine netto 23,62 % 15,90 % 14,26 %
EBIT margin 26,61 % 19,88 % 17,53 %
EBITDA margin 29,41 % 23,47 % 21,37 %
Tax rate 7,96 % 14,51 % 13,83 %
Gearing -21,09 -0,87 -3,35
Patrimonio netto / totale attivo 48,14 % 49,47 % 49,73 %

Dati di Borsa per azione

2017-18 (e) 2016-17
Rendimento da dividendo 1,45 % 0,83 %
Prezzo/utile corrente 11,42 15,10
Prezzo/cash flow corrente 10,32 13,50
Prezzo/patrimonio netto 4,77 5,48
Prezzo/patrimonio netto tangibile 7,16 8,56
Prezzo per valore patrimoniale netto - -
Rendimento a lungo termine 6,18 % -

(e) : stima

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