AT & T

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Articoli

  • Analisi
    AT&T e Time Warner: in attesa del verdetto del tribunale 2 mesi fa - venerdì 23 febbraio 2018
    Sia AT&T sia Time Warner hanno pubblicato dei risultati trimestrali solidi, che dimostrano la loro capacità di “sopravvivere” anche da soli.
     
     
     
     

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  • Analisi
    Il peggior calo dalla fine del 2016: la settimana delle Borse 2 mesi fa - lunedì 5 febbraio 2018
    Dopo le corse di gennaio, tutti i listini azionari mondiali hanno vissuto una settimana pessima. New York ha perso il 3,9%, le Borse europee, in media, il 3,5% – Milano si è fermata a -2,7% – Tokio l’1,5% e le azioni cinesi il 2,5%.
     
     
     
     

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  • Analisi
    La settimana delle Borse: la festa, appena cominciata, è già finita? 4 mesi fa - venerdì 22 dicembre 2017
    La riforma delle tasse voluta da Trump è stata approvata, ma la reazione di Wall Street non è stata granché positiva. Deboli anche le Piazze europee, dopo l’esito elettorale in Catalogna che ha premiato gli indipendentisti.

     Prezzi al 21/12/17

     

    Contano solo le attese

    Non è una sorpresa che l’approvazione della riforma fiscale non abbia avuto un particolare impatto sui listini azionari. Come ti avevamo detto su Altroconsumo Finanza n° 1249, i mercati avevano già scontato il via libera alla manovra. E c’è un vecchio adagio di Borsa che suona così: compra per le indiscrezioni, vendi per la loro conferma. Ora bisognerà vedere se la riforma fiscale darà gli effetti sperati in termini di crescita economica e di aumento dei dividendi pagati dalle aziende. Un piccolo segnale lo ha già dato il colosso della telefonia AT&T (38,88 Usd; Isin US00206R1023). Proprio per effetto della riforma fiscale, ha già deciso di pagare un bonus di 1.000 dollari a ognuno dei circa 200.000 dipendenti e di portare la cifra da investire negli Usa a 1 miliardo di dollari. Questi investimenti dovrebbero dare ritorni in termini di utili nei prossimi anni. Mantieni.

     

    Il rialzo dei tassi e il calo delle utility

    Se il rialzo degli utili e dei dividendi da parte delle grandi aziende di Wall Street non dovesse esserci, la Borsa Usa potrebbe soffrire. Non fosse altro perché la “concorrenza” dei “BTp” americani torna a farsi sentire. Per la prima volta dal 2008, infatti, il rendimento dei titoli di Stato americani a 2 anni ha superato il rendimento da dividendo offerto mediamente dalle azioni a stelle e strisce. È un aspetto importante: finora la corsa di New York è stata determinata anche dal fatto che, con i rendimenti al lumicino offerti dai titoli di Stato, non c’era alternativa all’investimento in Borsa per spuntare rendimenti decenti. In particolare, il rialzo dei rendimenti dei bond ha pesato sull’andamento dei titoli del settore utility, considerati una sorta di alternativa all’investimento in titoli di Stato. La reazione del mercato è eccessiva: se c’è crescita economica, c’è aumento dei consumi di energia. Una manna per queste società che vendono luce e gas. Non per nulla la Dominion (80,65 Usd; Isin US25746U1097), società che fa parte delle “magiche” azioni che ti fanno vivere di rendita, ha promesso di aumentare il dividendo del 10% ogni anno da qui al 2020. Merita ancora una scommessa: per le condizioni della stessa vedi Altroconsumo Finanza n° 1246

     

    Ancora sul recesso di Unicredit

    I rendimenti dei titoli di Stato in Europa si sono mossi, in generale, meno di quelli Usa – qui da noi il “doping” di liquidità da parte della Banca centrale europea dovrebbe andare avanti ancora per un bel po’. Non per nulla i titoli europei del settore bancario in questi ultimi mesi sono andati peggio di quelli americani – il bilancio degli ultimi tre mesi è di un sostanziale pareggio per i titoli europei contro un progresso medio del 10% dei titoli bancari a stelle e strisce. Discorso diverso per i titoli bancari di casa nostra: sono andati peggio di quelli europei sia per effetto delle tensioni politiche in previsione delle prossime elezioni, sia per colpa della zavorra rappresentata dai crediti “marci” che ancora pesa sui bilanci di diverse banche (quelli di Carige e del Credito Valtellinese sono solo alcuni degli ultimi casi eccellenti). Unicredit (16,18 euro) non poteva non risentire di questo momento negativo per il settore nostrano. Il suo prezzo in Borsa, al momento in cui questa rivista va in stampa, è sceso sotto il prezzo di “recesso” di 16,34 euro di cui ti abbiamo parlato su Altroconsumo Finanza n° 1249. Ciò nonostante, non ha senso recedere (cioè vendere) a 16,34 euro per poi riacquistare a prezzo corrente di mercato. La procedura di recesso, infatti, è lunga: devono verificarsi tutta una serie di condizioni prima che il controvalore delle azioni ti possa essere liquidato. Inoltre, da qui a quel momento le tue azioni saranno “congelate”. Possono passare diverse settimane. Non ci piace. Tieni le tue Unicredit: sono azioni convenienti.

     

    Bene i titoli petroliferi

    Oltre ai titoli bancari Usa, negli ultimi giorni si sono ben comportati anche i titoli del settore petrolifero. In particolare, sono andati bene i titoli delle società che offrono servizi all’industria petrolifera, come la nostra Saipem (3,72 euro). La fusione tra due società americane del settore ha fatto partire un po’ la speculazione sul fatto che anche altre azioni possano essere interessate da operazioni di questo tipo. Nel caso specifico, Saipem potrebbe essere al massimo una preda, più che un predatore, ma non ci sembra il caso di scommettere su questa eventualità. Saipem deve ancora dimostrare di aver fatto pulizia di bilancio – la perdita di una causa in Algeria peserà sui conti 2017. Al più mantieni le Saipem che già hai.

     

    Il pepe sul piatto

    Le operazioni di fusione e acquisizione hanno dato pepe anche ai titoli del settore alimentare. Persino Autogrill (11,1 euro) sembra pronta a far parte del risiko di settore comprando una società che gestisce punti di ristorazione sulla rete ferroviaria tedesca. Anche se andasse in porto, l’operazione avrebbe comunque un impatto piccolo sul bilancio di Autogrill. Vendi.

     

    Risposte per te

    @Alessandro Lo scorso 13 dicembre Albemarle ha staccato una fettina di dividendo pari a 0,32 dollari lordi per azione (al netto della doppia tassazione l’importo è di 0,201 dollari per azione). Il pagamento, però, è previsto solo a partire dal 2 gennaio 2018.

    @Giancarlo Le tasse che ti ha fatto pagare la tua banca sull’acquisto delle azioni Unicredit sono corrette. Sono legate alla Tobin Tax: si applica solo sull’acquisto di azioni di grandi società italiane ed è pari allo 0,1% dell’importo che stai investendo.

    @Marcello Le azioni Usa si comprano come le azioni italiane. Per farlo, ti basta aprire un conto titoli presso la tua stessa banca. L’unica differenza è che le commissioni di compravendita sono più alte per le azioni americane rispetto a quelle per le azioni italiane.

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  • Analisi
    La festa continua: la settimana delle Borse 6 mesi fa - lunedì 30 ottobre 2017
    Il “doping” della Banca centrale europea va avanti: è la notizia che ha permesso alle Borse dell’eurozona di chiudere la settimana con un rialzo medio dell’1,3% nonostante le tensioni in Spagna. New York è rimasta al palo (+0,2%). 

    Variazioni settimanali su prezzi al 27/10/17

    Fiumi di liquidità

    La riunione della Banca centrale europea era l’evento più atteso della settimana. L’esito è stato gradito dal mercato: l’iniezione mensile di liquidità è stata dimezzata nell’importo, ma continuerà almeno per altri nove mesi in più rispetto al previsto. Insomma, il “doping” continua copioso: soldi che, in uno scenario di tassi d’interesse al lumicino, non possono che finire sulle Borse. Il risultato delle Borse europee avrebbe potuto essere più rotondo se sul finire della settimana non si fosse nuovamente acuita la tensione politica tra Madrid e Barcellona: le Borse di Spagna e Portogallo hanno chiuso a -0,2%, Milano ha seguito gli alti e bassi dei titoli bancari – bene a inizio settimana, complici anche i buoni conti di Unicredit (16,91 euro, -1,8%; acquista), male sul finire complice il calo dei titoli bancari spagnoli – e ha chiuso la settimana con un rialzo dell’1,4%. Tra le Borse migliori della settimana c’è stata Tokio, che ha chiuso in rialzo del 2,6% dopo la larga vittoria elettorale dell’attuale premier – dovrebbe continuare a spingere l’economia nipponica. Le azioni francesi hanno chiuso mediamente la settimana a +2,3% e tra queste segnaliamo il +1,3% fatto dalle Engie (14,5 euro; Isin FR0010208488): il gruppo sarebbe vicino alla vendita delle attività legata all’estrazione di gas. Sarebbe un bene. Acquista.

     

    Il ritorno di Monte Paschi

    A proposito di banche, va segnalato il ritorno alle negoziazioni, dopo 10 mesi, delle azioni Monte Paschi (4,736 euro). Se non avevi seguito il nostro consiglio di vendita e sei rimasto azionista per tutti questi mesi, ti ritrovi oggi con una perdita aggiuntiva di quasi il 70% rispetto all’ultimo prezzo prima della sospensione. Ciò nonostante, vendi: l’ingresso dello Stato non risolve i problemi della banca. Anche alcuni obbligazionisti sono ora azionisti del Monte Paschi: se ti trovi in questa situazione per te la perdita è di circa il 45%. Il consiglio, anche in questo caso, è di vendere le azioni. Non lo fare solo se in passato avevi comprato il bond tasso variabile subordinato upper tier II che aveva il codice Isin IT0004352586. Solo a te verrà fatta un’offerta che, sulla carta, potrebbe farti recuperare anche tutto quello che avevi investito. Seguici qui sul sito per le novità.

     

    New York frenata dai suoi colossi

    A condizionare l’andamento poco brillante di Wall Street sono stati, invece, alcuni conti trimestrali pubblicati da “giganti” dell’industria a stelle e strisce. Su tutti non hanno convinto quelli di General Electric (20,79 Usd; Isin US3696041033), tanto che le azioni hanno lasciato sul terreno il -12,8%. La situazione è delicata e il dividendo potrebbe essere a rischio. Ci aspettiamo, però, che i nuovi vertici disegnino una strategia incentrata su cessioni che dovrebbero rendere più profittevole la società. Ne sapremo di più tra qualche settimana, nel frattempo limitati a mantenere. L’altro colosso che ha deluso è stato AT&T (33,97 Usd, -4,4%; Isin US00206R1023) con ricavi e utili peggiori delle attese. Il risultato era nell’aria – vedi Altroconsumo Finanza n° 1240 – e ora il completamento della fusione con Time Warner (98,79 Usd, -3%; Isin US8873173038) diventa più urgente per non perdere altri clienti. L’operazione, però, resta complessa e vedremo cosa decideranno le autorità Usa: mantieni sia le AT&T, sia le Time Warner. Nessun particolare guizzo da parte delle azioni Coca Cola (46,07 Usd; Isin US1912161007): hanno chiuso la settimana in calo dello 0,7% complici gli oneri di ristrutturazione che pesano sulle prospettive dei conti a breve termine. Al più mantieni.

     

    Farmacia fanalino di coda

    A condizionare Wall Street c’è stato anche il cattivo andamento del settore farmaceutico, sceso del 3,5%. Eli Lilly (83,86 Usd; Isin US5324571083) ha mostrato conti trimestrali gravati da oneri di ristrutturazione: sono necessari per far fronte sia alla concorrenza sempre più agguerrita nel segmento della salute animale – non per nulla il gruppo sta meditando la vendita di queste attività – sia al contraccolpo dovuto alla perdita di importanti brevetti (significa che la concorrenza dei farmaci generici erode i volumi di vendita del gruppo). Stimiamo un utile netto per azione di 1,8 dollari per il 2017 e di 3,9 dollari per il 2018. Anche se le azioni hanno perso il 3,9% in settimana, secondo noi restano correttamente valutate. Anche le azioni delle case farmaceutiche europee non hanno brillato. Su tutte segnaliamo il -10,3% registrato dalle GlaxoSmithKline (1.366,5 pence; Isin GB0009252882): i vertici della società hanno dichiarato di non poter garantire che l’attuale dividendo – il rendimento è generoso, di poco inferiore al 6% annuo lordo – possa essere mantenuto dopo il 2018. Brutto segnale: secondo noi non è più il caso di mantenere queste azioni. Vendi. Nel settore farmaceutico in affanno anche la svizzera Novartis (81,05 franchi; Isin CH0012005267): la vendita della divisione Alcon potrebbe slittare al 2019. Le azioni hanno perso il 4% ma non è ancora il momento di acquistarle. Al più, mantienile.

     

    Tecnologia stanca

    Debole anche il settore tecnologico con l’indice Nasdaq in calo dell’1,1%. I conti di un produttore importante di microchip come AMD (11,84 Usd; Isin US0079031078) hanno deluso (-14,3% le azioni, non acquistare). Il problema sembra legato ai prodotti di AMD e non a una generale debolezza del mercato. Tanto che le azioni del suo grande concorrente, Intel (44,4 Usd; Isin US4581401001) sono salite del 9,8%. Restano convenienti. Acquista. Nel settore tecnologico si è distinta Alphabet (+2,8%, una volta si chiamava Google, 1.033,67 Usd; Isin US02079K3059). I conti trimestrali sono stati superiori alle attese, ma non tali da portarci a modificare il consiglio. Mantieni.

     

    Risposte per te

    @Francesco Anche se compri le Axa sulla Borsa di Milano, i dividendi saranno comunque sottoposti alla doppia tassazione: prima il 30% andrà al fisco francese, poi, su quello che resta, il 26% andrà nelle tasche del fisco italiano.

    @Pietro Il mega dividendo che hai ricevuto nel 2015 per le tue azioni Kraft non è stato un errore della banca: era il modo per “attirare” i grandi azionisti a dare l’ok alla “scalata” che poi ha portato alla creazione di Kraft Heinz.

    @Walter Compra le Rio Tinto (3.554,5 pence; Isin GB0007188757) a Londra e non su Xetra. Non è per la valuta, ma perché Xetra negli scorsi mesi ha ritirato dalle negoziazioni tanti titoli “non tedeschi” senza preavviso. Potrebbe farlo ancora.

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  • Analisi
    Tra trionfo e tragedia: la settimana delle Borse 7 mesi fa - lunedì 25 settembre 2017
    Bilanci quasi invariati per i listini azionari: New York ha chiuso a +0,1%, le Borse europee, in media, a +0,8%. L’avvio di questa settimana è stato relativamente tranquillo: l’esito delle elezioni tedesche sembra non spaventare i mercati. 

    Variazioni settimanali su prezzi al 22/09/17 

     

    Bene i titoli bancari americani

    La riunione della Banca centrale Usa era uno degli appuntamenti più attesi della settimana appena finita. Da un lato, l’autorità monetaria ha confermato che da ottobre inizierà la riduzione del doping di liquidità – per i dettagli vedi pagina 11 – dall’altro, però, ha lasciato intendere che la stretta monetaria, in termini di rialzo dei tassi d’interesse, potrebbe essere più lenta di quanto preventivato. Bastone e carota: l’effetto finale sulle Borse è stato sostanzialmente limitato – spavento all’inizio sulla notizia della riduzione del doping, sospiro di sollievo dopo. In ogni caso, un rialzo dei tassi d’interesse a dicembre è ancora probabile: per questo, i vincitori della settimana sono stati i titoli americani del settore bancario, saliti, in media, del 3,5% – i loro margini di guadagno, in questi anni di tassi d’interesse bassi, si sono progressivamente ridotti. Bank of America (25,02 Usd; Isin US0605051046), col suo +2,6% settimanale, si è riportata sui massimi degli ultimi cinque anni. Il titolo, però, è ancora correttamente valutato: mantieni. Positivo anche l’andamento dei titoli Usa del settore assicurativo (+1%), nonostante i nuovi uragani nell’Atlantico. Tra i titoli del settore assicurativo si è distinto Axa (24,96 euro; Isin FR0000120628), salito dell’1,6% sulle voci di novità sulle attività di gestione patrimoniale – fusione con quelle di Natixis o cessione a Bnp Paribas. Sono voci che non ci dispiacciono: confermiamo il consiglio sul titolo. Acquista.

     

    Banche europee: occhi sulla questione commerzbank

    Anche le azioni bancarie europee sono salite (+1,4%), ma qui da noi l’attenzione si è concentrata sul destino di Commerzbank (11,17 euro; Isin DE000CBK1001). A metà settimana si è, infatti, diffusa la voce che il governo tedesco stesse per vendere il pacchetto di azioni Commerzbank che ha in mano. Tra i pretendenti si è parlato di Unicredit (17,81 euro) e il mercato non l’ha presa bene, facendo perdere al titolo il 2,2% nella sola giornata di mercoledì 20 – Commerzbank è una banca in difficoltà, che ha chiuso il primo semestre in perdita e che licenzierà diecimila persone. Poi, però, il Tesoro tedesco ha smentito di avere allo studio una vendita (almeno per ora) e le azioni Unicredit hanno ripreso fiato, tanto da chiudere la settimana con un +1%. Non ci aspettiamo che Unicredit si butti in un’operazione di questo tipo: confermiamo il consiglio. Acquista. Non speculare su Commerzbank: dopo il +4% settimanale, la corsa rischia di sgonfiarsi, soprattutto se il governo tedesco la tirerà per le lunghe con la vendita. Considerata la situazione della banca, il gioco non vale la candela.  

     

    Titoli tecnologici in affanno per colpa di apple

    Tra le azioni peggiori della settimana ci sono state, invece, quelle del settore tecnologico – l’indice Nasdaq, che ne include tante, ha perso lo 0,3%. A condizionarle c’è stato il -5% di Apple (151,89 Usd; Isin US0378331005): indiscrezioni parlano di ordini ben sotto le attese per il telefonino iPhone8. Inoltre, il nuovo orologio intelligente Watch Series 3 ha ancora problemi di connessione, a pochissimi giorni dal lancio. Non solo buone notizie, visto che il mercato aveva puntato molto sul successo di questi prodotti. Al più, le azioni Apple sono da mantenere (se sei un investitore prudente, vendile assieme a tutte le altre azioni americane). Tra i titoli tecnologici, spicca il +0,9% di Alphabet A (943,26 Usd; Isin US02079K3059) dopo che la società ha deciso di acquistare una parte delle attività del produttore di smartphone HTC. L’operazione dovrebbe permettere ad Alphabet di sfidare ancor più Apple – anche se per vedere gli impatti dell’acquisizione ci vorrà del tempo. Mantieni le Alphabet.

     

    Ondata di fusioni nella telefonia?

    A proposito di telefoni, il settore delle telecomunicazioni è stato tra i più vivaci della settimana (il bilancio finale medio è di un +0,8%). Sono, infatti, ripartite le discussioni per una fusione tra gli operatori americani Sprint e T-mobile: se l’operazione dovesse andare in porto, Deutsche Telekom (15,55 euro; Isin DE0005557508) potrebbe emergere come il principale azionista del nuovo gruppo. Le azioni del colosso tedesco hanno chiuso la settimana a +3,8%: se le hai in mano, mantienile, altrimenti non le comprare. Per ora la prospettiva di un nuovo colosso con cui concorrere, non ha penalizzato i due principali operatori di telefonia negli Usa: le azioni AT&T (38,59 Usd; Isin US00206R1023) e le azioni Verizon (49,90 Usd; Isin US92343V1044) hanno chiuso la settimana, rispettivamente, a +4% e a +4,3%. Che siano nell’aria fusioni e acquisizioni anche per questi due colossi? Per ora lo escludiamo: limitati a mantenere le azioni AT&T e Verizon che hai già in mano, ma non comprarne di nuove. Speriamo che queste grandi manovre “sveglino” un po’ anche Telefónica (9,05 euro; Isin ES0178430E18): da tempo ragiona sulla cessione della controllata inglese O2, ma finora non ha concretizzato nulla. L’operazione farebbe bene al gruppo e questo potrebbe essere il momento giusto per portarla in porto. Le azioni Telefonica hanno chiuso la settimana a -0,5% e sono convenienti. Acquista.

     

    Venti di guerra

    Le Borse sono state anche ostaggio delle minacce di guerra in Corea del Nord, acuitesi dopo il discorso del presidente Trump alle Nazioni Unite. Per ora non ci sono particolari reazioni scomposte, ma la tensione è strisciante. Lo dimostra il progresso del 2,4% registrato dai titoli della Difesa. Tra questi, ha spiccato Bae Systems (632 pence; Isin GB0002634946), che ha chiuso in rialzo del 6% grazie all’importante commessa in arrivo dal Qatar (dove ci sono altri venti di guerra). Il titolo in estate aveva sofferto un po’ per la debolezza del dollaro Usa (i risultati fatti oltreoceano pesano meno), un po’ per il rischio di essere esclusa da possibili gare causa l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, ma secondo noi resta conveniente

    Madrid, tra le Piazze europee, è stata tra le peggiori della settimana, chiudendo a +0,1%. Milano, invece, è stata tra le migliori, chiudendo a +1,4%. La Borsa di Londra ha chiuso la settimana a +1,3%.

     

    Risposte per te

    @Alessandro Il 14 novembre è previsto lo stacco di un’altra fettina (0,25 euro per azione) del dividendo 2017 di Oriflame. Il pagamento dovrebbe partire già pochi giorni dopo (previsto per il 23 novembre).

    @Piero Il prezzo di Nation Grid è di 944,1 pence (indicati anche come GBp, con la p piccola). 100 pence fanno una sterlina: la tua banca può indicarti il prezzo come 9,441 GBP (sterline, con la P grande).

    @Pietro Xerox ha effettuato un raggruppamento azionario lo scorso 15 giugno (1 azione nuova per ogni 4 possedute). In tale occasione il codice Isin è cambiato da US9841211033 a US9841216081.

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Carta d'identità

Massimo degli ultimi 12 mesi 40,44 USD
Minimo degli ultimi 12 mesi 32,86 USD
ISIN US00206R1023
Borsa New York
Beta 0,49
Volatilità 14,74 %
Numero di azioni 6.141.530.000
Capitalizzazione di Borsa (in miliardi) 216,18 USD
Settore Telecomunicazioni
Volume delle transazioni (media giornaliera, in migliaia) 1.022.370 USD
Punteggio corporate governance 6

Indici chiave per azione (USD)

2018 (e) 2017 2016 2015
Dividendo 2,01 1,97 1,93 1,89
Utile corrente 2,80 1,96 2,10 2,37
Utile netto 2,80 4,78 2,10 2,37
Cash Flow corrente 6,80 5,87 6,18 6,18
Cash Flow netto 6,80 5,87 6,18 6,18
EBIT 4,61 3,87 3,95 4,40
EBITDA 8,70 7,83 8,14 8,32
Patrimonio netto 23,75 22,94 20,06 19,96
Patrimonio netto tangibile 6,57 5,77 2,92 2,95

Rendimento in euro

AT & T Stoxx Europe 600 S&P 500
Rendimento ultimi 3 mesi -2,08 % -4,62 % -4,51 %
Rendimento ultimi 6 mesi 4,81 % -1,80 % 0,15 %
Rendimento ultimo anno -16,58 % -1,74 % -0,81 %
Rendimento ultimi 5 anni 5,54 % 5,07 % 12,21 %

Indici finanziari della società

2017 2016 2015 2014
Pay out 40,88 % 91,31 % 76,43 % 153,47 %
Current ratio 0,97 0,76 0,75 0,86
ROE 8,59 % 10,54 % 10,88 % 14,29 %
ROE netto 20,91 % 10,54 % 10,88 % 7,21 %
Margine lordo 51,80 % 53,06 % 54,33 % 57,26 %
Margine netto 18,59 % 8,14 % 9,32 % 4,92 %
EBIT margin 14,86 % 14,87 % 16,88 % 13,49 %
EBITDA margin 30,05 % 30,65 % 31,88 % 27,29 %
Tax rate 15,71 % 32,70 % 33,85 % 34,56 %
Gearing 80,17 94,86 97,56 84,52
Patrimonio netto / totale attivo 31,98 % 30,73 % 30,70 % 29,68 %

Dati di Borsa per azione

2018 (e) 2017
Rendimento da dividendo 5,71 % 5,60 %
Prezzo/utile corrente 12,57 17,94
Prezzo/cash flow corrente 5,18 6,00
Prezzo/patrimonio netto 1,48 1,53
Prezzo/patrimonio netto tangibile 5,36 6,10
Prezzo per valore patrimoniale netto - -
Rendimento a lungo termine 7,06 % -

(e) : stima

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