Bank of America

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Articoli

  • Analisi
    Bank of America: il punto sui conti 2017 3 mesi fa - lunedì 22 gennaio 2018
    Tra l’aumento dei tassi d’interesse, la prossima riduzione delle tasse e le misure di ristrutturazione, il titolo Bank of America ha messo a segno una bella ripresa in Borsa e si è riportato sui valori visti 10 anni fa.
     
     
     
     

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  • Analisi
    La Borsa scalda l'Europa: la settimana dei listini azionari 4 mesi fa - lunedì 11 dicembre 2017
    Risultati contrastanti per le varie Borse mondiali: Wall Street è salita di un modesto 0,4%, Tokio è rimasta piatta. Invece, i listini azionari dell’eurozona, in media, sono saliti dell’1,8%. Tra questi si è distinta Piazza Affari con il suo +3%. 

    Valutazioni e variazioni settimanali all'8/12/17 

     

    Tecnologia ancora in calo

    Sono state le azioni del settore tecnologico a pesare sulla Borsa americana – per esempio, i titoli dei produttori di microchip hanno chiuso, mediamente, la settimana in calo dello 0,5%. Il motivo? Il mercato ha studiato la bozza di riforma fiscale che era stata approvata nel fine settimana dal Senato americano e ha scoperto che all’ultimo secondo è stata introdotta una norma che potrebbe pesare proprio sulle società tecnologiche. Noi da tempo ti diciamo che il settore tecnologico nel complesso non merita un investimento (vedi Altroconsumo Finanza n° 1227). Confermiamo il giudizio, ma comunque non siamo troppo preoccupati dai cali di questi giorni.

     Lunedì 11 dicembre, nella mattinata Usa (primo pomeriggio da noi) è esplosa una bomba in una stazione dei bus di New York. Al momento di andare in stampa, la reazione delle Borse alla notizia è nulla (nessun particolare calo).

     

    Sì ad acquisti selezionati

    Primo, perché la suddetta norma potrà essere comunque rimossa prima del varo finale della riforma – bisogna mettere insieme le versioni approvate dal Senato e dalla Camera, dove quella norma non c’era. Secondo, e più importante, perché uno dei punti fermi della riforma resta l’abbassamento delle tasse sulle somme di denaro che potranno essere “rimpatriate” negli Usa dai conti all’estero. E tra le società che più potrebbero beneficiare di questo “rimpatrio” ci sono proprio i colossi del settore tecnologico. Tra questi ultimi c’è Cisco Systems (37,61 Usd; Isin US17275R1023), che ha quasi il 90% della sua liquidità in conti fuori dagli Usa – le azioni Cisco si sono comportate in settimana un pochino meglio del resto del settore, chiudendo invariate. Morale: non investire su tutto il settore tecnologico con Etf o fondi comuni. Punta solo su alcune selezionatissime azioni del settore. Cisco Systems è una di queste.

    Le azioni Intel (43,35 Usd; Isin US4581401001) sono scese del 3% dopo che sono stati presentati i primi pc Windows 10 senza i chip di Intel (è la prima volta che succede). Non ci spaventiamo: Intel ha già investito per non essere più così dipendente dalle vendite dei personal computer. Il titolo resta conveniente. Acquista.

     

    Una mezza finanziaria per le Apple

    Apple (169,37 Usd; Isin US0378331005) è una società che potrebbe beneficiare molto dell’abbassamento delle tasse sul “rimpatrio” di denaro dall’estero. Il titolo, però, ha comunque chiuso la settimana con un calo dell’1%, peggiore di quello del resto del settore. Il motivo va cercato nell’accordo trovato con il governo irlandese per la restituzione di tasse non pagate: Apple dovrà scucire 13 miliardi di euro. Di per sé la cifra è sicuramente elevata – è l’importo di una mezza manovra finanziaria italiana – ma è gestibilissima dal colosso californiano. Apple, infatti, ogni anno produce tramite la sua attività circa 40 miliardi di euro di liquidità (sono soldi contanti, già al netto delle spese per investimenti e pagamento dei dividendi). Inoltre, ha cassa e titoli obbligazionari pronti da vendere per un valore complessivo di circa 220 miliardi di euro. Insomma, se quelli irlandesi non sono bruscolini, poco ci manca. Puoi mantenere le azioni Apple, ma solo se il portafoglio nel quale ti ritrovi prevede azioni Usa.

     

    Bene banche e settore media

    L’avanzamento della riforma fiscale di Trump continua, invece, a far bene ai titoli del settore bancario Usa (+2%) – è intuibile: se scendono le tasse, l’economia “gira” e le banche possono concedere più prestiti. Non per nulla le azioni Bank of America (29,05 Usd; Isin US0605051046) sono salite in settimana di un altro 3,4%, portando il bilancio delle ultime due settimane a un +9,3% rispetto al +1,9% generale della Borsa americana. Secondo noi, Bank of America resta un titolo da tenere in mano, se già ce l’hai. Se, invece, non è in portafoglio, non è questo il momento di acquistarlo. Molto bene è andato anche il settore media (+2,2%): non sorprende, se l’economia “gira” i consumatori sono più disposti a spendere in prodotti legati allo “svago” e al tempo libero. E se le aziende hanno più soldi, possono investire più in pubblicità, fonte cruciale di ricavi soprattutto per giornali e televisioni. Le azioni Walt Disney (104,23 Usd; Isin US2546871060) si sono distinte in negativo, chiudendo la settimana con un calo dell’1%. Il successo al botteghino dell’ultimo film d’animazione, Coco, e le prospettive di incasso legate al lancio del nuovo film della saga di Star Wars non sono bastate a contenere i timori del mercato per la volontà del gruppo di lanciarsi alla conquista della casa di produzione 21st Century Fox: rischia di strapagarla. Limitati a mantenere le azioni Walt Disney se le hai già in mano. 

    Tra le azioni del settore media si sono distinte anche le Mediaset (3,28 euro), salite del 4,7%. Tim sembra a un passo dall’acquisto di contenuti multimediali prodotti da Mediaset. Mantieni queste azioni. 

     

    Settore farmaceutico in calo

    Settimana fiacca per il settore farmaceutico, calato dello 0,1%. Da un lato, ha pesato il -2,2% di Sanofi (73,18 euro; Isin FR0000120578), legato a problemi emersi con un vaccino del gruppo. A pagina 5 ti spieghiamo perché puoi ancora mantenere le Sanofi. Dall’altro lato, c’è stata un’operazione che ha portato un grande operatore farmaceutico americano a comprarsi una società che vende polizze sanitarie. Al mercato questa operazione non è piaciuta: una mossa della disperazione perché lo sbarco di Amazon (1.162 Usd; Isin US0231351067) nel settore farmaceutico Usa è sempre più vicino? Puoi scommettere su Amazon, che ha chiuso la settimana invariata. Trovi i termini della scommessa sulle Amazon su Altroconsumo Finanza n° 1243 e n° 1245.

     

    Risposte per te

    @Ivano Se hai scelto il regime amministrato (molto probabile) non devi preoccuparti dei vari calcoli fiscali sui dividendi delle azioni estere: farà la tua banca tutto per te e non dovrai inserire nulla in dichiarazione dei redditi. Sei già a posto col fisco così.

    @Giovanni Le azioni in euro che ti propone la banca sono le stesse National Grid quotate a Londra, solo, verosimilmente, quotate a Francoforte. Se le compri a Francoforte rischi problemi in caso di aumenti di capitale (in ogni caso non comprarle su Xetra).

    @Giuseppe Quello staccato a novembre (15,49 pence) è solo un acconto del dividendo di National Grid. A maggio 2017 è stato staccato un dividendo straordinario di 84,375 pence per azione (per questo il rendimento per quest’anno è così alto).

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  • Analisi
    Un altro record infranto: la settimana delle Borse 4 mesi fa - lunedì 4 dicembre 2017
    Lo storico indice Dow Jones della Borsa Usa per la prima volta nella sua storia ha chiuso una settimana (+2,9%) sopra i 24.000 punti. Meno brillanti le Borse europee, che, in media, hanno archiviato la settimana con ribassi dell’1%.

    Variazioni settimanali su prezzi al 1° dicembre 2017 

     Wall Street e la riforma fiscale

    Il motivo del buon andamento della Borsa americana va cercato nella politica: per tutta la settimana il Senato americano è sembrato vicinissimo all’approvazione di una bozza della riforma fiscale. E in effetti, sebbene più tardi del previsto, l’approvazione è, alla fine, arrivata. Si stima che il taglio della tassazione sulle aziende possa determinare un incremento medio degli utili delle società quotate sulla Borsa Usa di almeno il 6%. E un incremento degli utili, può significare anche un incremento dei dividendi, fatto che ingolosisce parecchio il mercato. Attenzione, però: i dissidi all’interno del partito di Trump non sono sopiti. E la bozza di riforma deve ora passare di nuovo alla Camera per l’approvazione definitiva (l’obiettivo è la firma del presidente entro Natale). C’è il rischio che sorga qualche intoppo. Se sei un investitore prudente non devi avere in mano azioni americane: se la riforma non dovesse passare – o passare in versione “depotenziata” – la Borsa Usa rischia un tracollo. Altrimenti, se sai di poter sopportare meglio qualche batticuore, puoi continuare a investire su Wall Street: deve, però, pesare solo per un 5% del tuo complessivo portafoglio. Vieni a consultare i nostri portafogli su www.altroconsumo.it/finanza/portafogli.

     

    Titoli del settore finanziario a doppia velocità

    A sostenere la Borsa Usa ci sono stati anche i titoli bancari. Il motivo va cercato nelle parole del nuovo presidente della Banca centrale Usa: ha confermato che continuerà con una politica d’aumento dei tassi d’interesse “dolce” – piccoli rialzi e diluiti nel tempo – ma ha anche accennato alla possibilità di allentare un po’ le regole che sono state introdotte dopo la crisi finanziaria del 2007 sulle piccole banche. Dopo anni di vacche magre, per le banche americane sono tutte buone notizie. Non per nulla Bank of America (28,10 Usd; Isin US0605051046) ha chiuso la settimana con un rialzo del 5,7%. Secondo noi resta un titolo correttamente valutato. Mantieni. Qui da noi nella zona euro, invece, le banche rischiano di dover continuare a vedere margini di guadagno ridotti al lumicino: i dati sull’inflazione (la corsa dei prezzi) si sono dimostrati inferiori alle attese e questo significa che i tassi d’interesse dovrebbero restare bassi ancora a lungo. E infatti i titoli europei del settore bancario hanno chiuso la settimana con un calo medio dell’1%. Il calo sarebbe stato ancora più marcato se non fosse arrivata la conferma di alcune indiscrezioni circolate già qualche giorno prima: l’entrata in vigore della nuova legislazione sui “crediti marci” promessa dalla Banca centrale, che potrebbe portare a perdite sui bilanci bancari, è slittata. Unicredit (16,88 euro) e Intesa Sanpaolo (2,77 euro) hanno chiuso, rispettivamente, a -1,3% e -1,8%, ma restano, a nostro parere, convenienti

    Modesti rialzi per il settore farmaceutico (+0,5%). Si sono distinte, però, le Teva Pharma (15,26 Usd; Isin US8816242098) salite del 11,4% circa (e non stiamo tenendo conto del dividendo di 0,085 Usd per azione staccato lunedì 27). Il gruppo ha annunciato una riorganizzazione delle attività su base geografica. È, però, solo un primo assaggio del piano che verrà presentato più avanti e che dovrebbe ridare fiato ai conti aziendali. Per ora limitati a mantenere le azioni che già hai.

     

    Settimana no per la tecnologia

    Non è stata una settimana positiva per il settore della tecnologia: in particolare, le azioni delle società che producono microchip hanno preso una batosta media del 6%. Il motivo? Un calo dei prezzi di alcuni tipi di chip che si starebbe registrando in questa ultima parte del 2017 e che ha fatto sì che qualcuno tornasse a parlare di “bolla” sui titoli tecnologici. Di fondo è stato solo un pretesto per portare a casa un po’ di guadagni su queste azioni che prima di questo calo avevano messo su, solo nel 2017, il 40% circa. Porta un po’ di guadagni a casa anche tu: sullo scorso numero di Altroconsumo Finanza (il n° 1246) ti abbiamo detto di vendere le Applied Materials (51,91 Usd; Isin US0382221051). Il titolo in settimana è sceso del 10,4%, ma sei ancora in tempo per vendere. Fallo ora, i guadagni dal primo consiglio restano pari al 215% (tasse, effetto dei cambi e dividendi esclusi). Intel (44,68 Usd; Isin US4581401001) ha retto al calo del settore, cedendo solo lo 0,2%. Gli investimenti fatti in questi anni, sia in termini di diversificazione dell’offerta, sia in termini di qualità dei prodotti, stanno già pagando e dovrebbero permettere al gruppo di mantenere elevati prezzi di vendita anche in contesti di mercato non facili. Acquista.

     

    Titoli petroliferi alla prova della riunione di Vienna

    L’attenzione dei mercati è stata rivolta anche a Vienna, dove si è tenuto un incontro tra i principali Paesi dove si estrae il petrolio. Era in discussione l’accordo che ha posto un freno alle trivelle e che ha permesso al prezzo del greggio di risalire dai 47 dollari al barile di circa un anno fa, quando l’accordo è stato trovato, ai circa 63 dollari nel giorno precedente la riunione di Vienna. L’esito dell’incontro è stato in chiaroscuro. Da un lato sono stati coinvolti nel piano Paesi come Libia e Nigeria che fino a qui sono stati fuori dall’accordo – bene per il prezzo del petrolio. Dall’altro, l’accordo sul freno alle trivelle, per quanto ufficialmente prorogato da fine marzo 2018 a fine dicembre 2018, potrà essere rivisto già a giugno 2018. Di fatto, quindi, l’accordo è prolungato solo di tre mesi – male per il petrolio. Tra alti e bassi il greggio ha chiuso la settimana a +0,8% (prezzo del petrolio di qualità brent sui 64 dollari al barile). Meglio, invece, sono andati i titoli delle grandi compagni petrolifere: Chevron (119,51 Usd; Isin US1667641005), per esempio, è salita del 2,6%. Come altre, è ormai attrezzata per resistere anche a prezzi del greggio bassi. Acquista Chevron. Vendi, invece, tutti gli Etf o i certificate legati direttamente alle oscillazioni del greggio. A dare sostegno ai titoli del settore petrolifero ci ha pensato anche Royal Dutch Shell (26,86 euro; Isin GB00B03MLX29) che ha annunciato che la liquidità generata dalle attività continua a salire e che, quindi, potrà tornare a pagare il dividendo solo in contanti (e non in azioni). Il titolo è salito del 2,5% e secondo noi resta correttamente valutato. Mantieni.

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  • Analisi
    Tra trionfo e tragedia: la settimana delle Borse 7 mesi fa - lunedì 25 settembre 2017
    Bilanci quasi invariati per i listini azionari: New York ha chiuso a +0,1%, le Borse europee, in media, a +0,8%. L’avvio di questa settimana è stato relativamente tranquillo: l’esito delle elezioni tedesche sembra non spaventare i mercati. 

    Variazioni settimanali su prezzi al 22/09/17 

     

    Bene i titoli bancari americani

    La riunione della Banca centrale Usa era uno degli appuntamenti più attesi della settimana appena finita. Da un lato, l’autorità monetaria ha confermato che da ottobre inizierà la riduzione del doping di liquidità – per i dettagli vedi pagina 11 – dall’altro, però, ha lasciato intendere che la stretta monetaria, in termini di rialzo dei tassi d’interesse, potrebbe essere più lenta di quanto preventivato. Bastone e carota: l’effetto finale sulle Borse è stato sostanzialmente limitato – spavento all’inizio sulla notizia della riduzione del doping, sospiro di sollievo dopo. In ogni caso, un rialzo dei tassi d’interesse a dicembre è ancora probabile: per questo, i vincitori della settimana sono stati i titoli americani del settore bancario, saliti, in media, del 3,5% – i loro margini di guadagno, in questi anni di tassi d’interesse bassi, si sono progressivamente ridotti. Bank of America (25,02 Usd; Isin US0605051046), col suo +2,6% settimanale, si è riportata sui massimi degli ultimi cinque anni. Il titolo, però, è ancora correttamente valutato: mantieni. Positivo anche l’andamento dei titoli Usa del settore assicurativo (+1%), nonostante i nuovi uragani nell’Atlantico. Tra i titoli del settore assicurativo si è distinto Axa (24,96 euro; Isin FR0000120628), salito dell’1,6% sulle voci di novità sulle attività di gestione patrimoniale – fusione con quelle di Natixis o cessione a Bnp Paribas. Sono voci che non ci dispiacciono: confermiamo il consiglio sul titolo. Acquista.

     

    Banche europee: occhi sulla questione commerzbank

    Anche le azioni bancarie europee sono salite (+1,4%), ma qui da noi l’attenzione si è concentrata sul destino di Commerzbank (11,17 euro; Isin DE000CBK1001). A metà settimana si è, infatti, diffusa la voce che il governo tedesco stesse per vendere il pacchetto di azioni Commerzbank che ha in mano. Tra i pretendenti si è parlato di Unicredit (17,81 euro) e il mercato non l’ha presa bene, facendo perdere al titolo il 2,2% nella sola giornata di mercoledì 20 – Commerzbank è una banca in difficoltà, che ha chiuso il primo semestre in perdita e che licenzierà diecimila persone. Poi, però, il Tesoro tedesco ha smentito di avere allo studio una vendita (almeno per ora) e le azioni Unicredit hanno ripreso fiato, tanto da chiudere la settimana con un +1%. Non ci aspettiamo che Unicredit si butti in un’operazione di questo tipo: confermiamo il consiglio. Acquista. Non speculare su Commerzbank: dopo il +4% settimanale, la corsa rischia di sgonfiarsi, soprattutto se il governo tedesco la tirerà per le lunghe con la vendita. Considerata la situazione della banca, il gioco non vale la candela.  

     

    Titoli tecnologici in affanno per colpa di apple

    Tra le azioni peggiori della settimana ci sono state, invece, quelle del settore tecnologico – l’indice Nasdaq, che ne include tante, ha perso lo 0,3%. A condizionarle c’è stato il -5% di Apple (151,89 Usd; Isin US0378331005): indiscrezioni parlano di ordini ben sotto le attese per il telefonino iPhone8. Inoltre, il nuovo orologio intelligente Watch Series 3 ha ancora problemi di connessione, a pochissimi giorni dal lancio. Non solo buone notizie, visto che il mercato aveva puntato molto sul successo di questi prodotti. Al più, le azioni Apple sono da mantenere (se sei un investitore prudente, vendile assieme a tutte le altre azioni americane). Tra i titoli tecnologici, spicca il +0,9% di Alphabet A (943,26 Usd; Isin US02079K3059) dopo che la società ha deciso di acquistare una parte delle attività del produttore di smartphone HTC. L’operazione dovrebbe permettere ad Alphabet di sfidare ancor più Apple – anche se per vedere gli impatti dell’acquisizione ci vorrà del tempo. Mantieni le Alphabet.

     

    Ondata di fusioni nella telefonia?

    A proposito di telefoni, il settore delle telecomunicazioni è stato tra i più vivaci della settimana (il bilancio finale medio è di un +0,8%). Sono, infatti, ripartite le discussioni per una fusione tra gli operatori americani Sprint e T-mobile: se l’operazione dovesse andare in porto, Deutsche Telekom (15,55 euro; Isin DE0005557508) potrebbe emergere come il principale azionista del nuovo gruppo. Le azioni del colosso tedesco hanno chiuso la settimana a +3,8%: se le hai in mano, mantienile, altrimenti non le comprare. Per ora la prospettiva di un nuovo colosso con cui concorrere, non ha penalizzato i due principali operatori di telefonia negli Usa: le azioni AT&T (38,59 Usd; Isin US00206R1023) e le azioni Verizon (49,90 Usd; Isin US92343V1044) hanno chiuso la settimana, rispettivamente, a +4% e a +4,3%. Che siano nell’aria fusioni e acquisizioni anche per questi due colossi? Per ora lo escludiamo: limitati a mantenere le azioni AT&T e Verizon che hai già in mano, ma non comprarne di nuove. Speriamo che queste grandi manovre “sveglino” un po’ anche Telefónica (9,05 euro; Isin ES0178430E18): da tempo ragiona sulla cessione della controllata inglese O2, ma finora non ha concretizzato nulla. L’operazione farebbe bene al gruppo e questo potrebbe essere il momento giusto per portarla in porto. Le azioni Telefonica hanno chiuso la settimana a -0,5% e sono convenienti. Acquista.

     

    Venti di guerra

    Le Borse sono state anche ostaggio delle minacce di guerra in Corea del Nord, acuitesi dopo il discorso del presidente Trump alle Nazioni Unite. Per ora non ci sono particolari reazioni scomposte, ma la tensione è strisciante. Lo dimostra il progresso del 2,4% registrato dai titoli della Difesa. Tra questi, ha spiccato Bae Systems (632 pence; Isin GB0002634946), che ha chiuso in rialzo del 6% grazie all’importante commessa in arrivo dal Qatar (dove ci sono altri venti di guerra). Il titolo in estate aveva sofferto un po’ per la debolezza del dollaro Usa (i risultati fatti oltreoceano pesano meno), un po’ per il rischio di essere esclusa da possibili gare causa l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, ma secondo noi resta conveniente

    Madrid, tra le Piazze europee, è stata tra le peggiori della settimana, chiudendo a +0,1%. Milano, invece, è stata tra le migliori, chiudendo a +1,4%. La Borsa di Londra ha chiuso la settimana a +1,3%.

     

    Risposte per te

    @Alessandro Il 14 novembre è previsto lo stacco di un’altra fettina (0,25 euro per azione) del dividendo 2017 di Oriflame. Il pagamento dovrebbe partire già pochi giorni dopo (previsto per il 23 novembre).

    @Piero Il prezzo di Nation Grid è di 944,1 pence (indicati anche come GBp, con la p piccola). 100 pence fanno una sterlina: la tua banca può indicarti il prezzo come 9,441 GBP (sterline, con la P grande).

    @Pietro Xerox ha effettuato un raggruppamento azionario lo scorso 15 giugno (1 azione nuova per ogni 4 possedute). In tale occasione il codice Isin è cambiato da US9841211033 a US9841216081.

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  • Analisi
    Bank of America: i conti del 2° trimestre 2017 9 mesi fa - lunedì 24 luglio 2017
    La pubblicazione dei conti del 2° trimestre non è stata accolta con particolare entusiasmo dal mercato, ma nemmeno con una matta fuga dal titolo che resta sui massimi degli ultimi 9 anni.
    Bank of America

    Bank of America

    Prezzo al momento dell'analisi (24/07/17): 23,08 USD
    Consiglio: Mantieni

    Per il 2° trimestre Bank of America (Isin US0605051046) ha pubblicato un utile per azione di 0,49 dollari: un dato superiore alle attese, ma non tale da far salire ancora il titolo. I risultati dell’attività di banca al dettaglio restano buoni grazie ai tassi d’interesse in aumento e al volume di crediti concessi. Nelle attività di negoziazione titoli, invece, i suoi profitti, come quelli dei suoi concorrenti negli Usa, scendono (prevedibile con mercati finanziari poco dinamici). Complessivamente, comunque, gli utili crescono e, peraltro, senza il contributo degli elementi straordinari che hanno aiutato in passato. I costi sono scesi a 0,60 dollari per ogni dollaro di ricavi (0,67 dollari nel 1° trimestre 2017) e l’obiettivo è di arrivare a fine 2018 con costi dimezzati rispetto al 1° semestre 2017. Alziamo le nostre stime sull’utile per azione da 1,74 a 1,85 dollari per il 2017 e da 1,9 a 2 dollari per il 2018.

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Informazioni chiave

Carta d'identità

Massimo degli ultimi 12 mesi 32,84 USD
Minimo degli ultimi 12 mesi 22,23 USD
ISIN US0605051046
Borsa New York
Beta 1,58
Volatilità 25,30 %
Numero di azioni 10.550.580.000
Capitalizzazione di Borsa (in miliardi) 318,42 USD
Settore Settore finanziario
Volume delle transazioni (media giornaliera, in migliaia) 1.954.382 USD
Punteggio corporate governance 4

Indici chiave per azione (USD)

2018 (e) 2017 (e) 2016 2015
Dividendo 0,60 0,39 0,25 0,20
Utile corrente 2,45 1,63 1,58 1,38
Utile netto 2,45 1,63 1,58 1,38
Cash Flow corrente 0,00 0,00 0,00 0,00
Cash Flow netto 0,00 0,00 0,00 0,00
EBIT 0,00 0,00 0,00 0,00
EBITDA 0,00 0,00 0,00 0,00
Patrimonio netto 27,30 25,50 26,54 24,68
Patrimonio netto tangibile 20,70 18,90 19,68 17,96

Rendimento in euro

Bank of America Stoxx Europe 600 S&P 500
Rendimento ultimi 3 mesi -5,58 % -4,72 % -5,26 %
Rendimento ultimi 6 mesi 9,73 % -1,84 % 0,77 %
Rendimento ultimo anno 16,91 % 1,25 % -0,19 %
Rendimento ultimi 5 anni 23,70 % 6,02 % 12,87 %

Indici finanziari della società

2017 (e) 2016 2015 2013
Pay out - 25,85 % 24,81 % 16,63 %
Current ratio - - - -
ROE - 6,08 % 5,62 % 4,33 %
ROE netto - 6,08 % 5,62 % 4,33 %
Margine lordo - - - -
Margine netto - - - -
EBIT margin - - - -
EBITDA margin - - - -
Tax rate - 30,88 % 30,31 % 31,98 %
Gearing - - - -
Patrimonio netto / totale attivo - 12,20 % 11,95 % 11,07 %

Dati di Borsa per azione

2018 (e) 2017 (e)
Rendimento da dividendo 1,99 % 1,29 %
Prezzo/utile corrente 12,32 18,52
Prezzo/cash flow corrente - -
Prezzo/patrimonio netto 1,11 1,18
Prezzo/patrimonio netto tangibile 1,46 1,60
Prezzo per valore patrimoniale netto - -
Rendimento a lungo termine 6,07 % -

(e) : stima

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