BASF

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86,25 EUR 18/06/2018 15:06 Francoforte
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Articoli

  • Analisi
    Mare in burrasca: la settimana delle Borse 3 mesi fa - lunedì 5 marzo 2018
    Per ora non c’è una reazione drammatica, ma l’incertezza emersa dalle urne potrebbe pesare sulla Borsa di Milano a lungo. Al di là della questione italiana, infatti, tutte le Borse non si stanno comportando per niente bene. 

    Variazioni settimanali su prezzi al 02/03/18

    New York -2%

    Anche New York è in balìa della politica. Da un lato c’è quella monetaria della Banca centrale. Come detto a pagina 1, alla prima uscita ufficiale i nuovi vertici non hanno fatto una bella impressione e hanno alimentato il timore che si vada verso un rialzo dei tassi d’interesse più consistente del previsto. Dall’altro c’è quella commerciale di Trump, che ha ufficializzato l’introduzione di dazi per le importazioni d’acciaio e alluminio. Questo potrebbe portare a ritorsioni da parte di altri Paesi che potrebbero penalizzare le esportazioni Usa. Insomma, tra rialzo dei tassi e possibili problemi alle esportazioni il mercato ha cominciato a temere per la crescita degli utili delle aziende Usa e questo ha determinato le vendite a New York. 

    A mettere di cattivo umore i mercati ci sono state le dichiarazioni dei vertici della Banca centrale giapponese: anche a Oriente il “doping” di liquidità potrebbe finire prima del previsto. Tokio ha chiuso a -3,2%.

     

    Gli impatti dei dazi sui titoli delle materie prime

    La notizia dei dazi di Trump, comunque, a qualcuno ha fatto bene. Le azioni Schnitzer Steel (34,68 Usd; Isin US8068821060) nella giornata di giovedì 1° marzo, quella in cui Trump ha annunciato i dazi, sono salite di circa il 2% contro un calo della Borsa americana dell’1,3%. Schnitzer Steel è un produttore americano di acciaio quindi altre aziende Usa potrebbero rivolgersi maggiormente a lei piuttosto che pagare dazi pesanti sulle importazioni estere. L’impatto dei dazi sui conti di Schnitzer, comunque, rischia di essere limitato. Un po’ perché comunque le società Usa importano già ora poco acciaio dall’estero, un po’ perché alcune aziende Usa potrebbero spostare direttamente la produzione all’estero. Non vediamo spazi per una speculazione di breve termine su Schnitzer Steel. In ogni caso, comunque, il titolo resta conveniente: compralo per un investimento di lungo periodo. Allo stesso motivo, per ora, non ci spaventiamo più di tanto per i cali che hanno colpito i produttori di materie prime europei, su tutti ArcelorMittal (26,69 euro; Isin LU1598757687) e Rio Tinto (3.638,5 pence; Isin GB0007188757) le cui azioni sono scese, in settimana, rispettivamente del 5,3% e del 9,1%. Mantieni le Arcelor, acquista le Rio Tinto.

     

    La stagione dei conti trimestrali in europa: chi perde…

    A pesare sulle Borse europee, che hanno chiuso la settimana con un calo medio del 3,9%, hanno pesato anche le reazioni negative ai conti trimestrali pubblicati da alcune importanti società. Ne sa qualcosa Carrefour (17,40 euro; Isin FR0000120172) che in settimana ha perso il 9,2% dopo aver dovuto mettere a bilancio pesanti svalutazioni sulle attività in Italia, che hanno portato il risultato del 2017 in rosso. Il dividendo a valere sui conti 2017 è stato così ridotto a 0,46 euro (circa un terzo in meno rispetto al passato). Per ora, però, non ci spaventiamo: il gruppo ha annunciato poche settimane fa un piano di riduzione dei costi che dovrebbe dare qualche frutto già quest’anno. Se hai le Carrefour in mano, mantienile.

     

    … e chi guadagna

    Sempre in ambito di supermercati, va segnalato il rialzo del 4,3% delle Ahold Delhaize (18,38 euro; Isin NL0011794037). In questo caso i conti sono stati superiori alle attese: l’utile netto finale del 2017 è stato di 1,45 euro per azione (contro nostre previsioni prudenti di 1,16 euro) e il dividendo è stato portato a 0,63 euro per azione (ci aspettavamo 0,58 euro). L’aspetto che, però, è piaciuto di più è stato il risultato negli Usa: si temeva la concorrenza dei discount – per questo il mercato aveva punito il titolo nella primavera/estate del 2017 – ma per ora il gruppo sta dimostrando di avere la forza di resistere. Le azioni Ahold Delhaize hanno recuperato parecchio terreno dai minimi dell’agosto scorso, ma restano convenienti. Acquista. Tra i pochi titoli che hanno chiuso la settimana in rialzo c’è Sioen (29,95 euro, Isin BE0003743573; +0,7%). Il mercato ha apprezzato il rialzo dei ricavi del 30% e, soprattutto, del dividendo (di circa il 6%). Le acquisizioni, oltre a maggiori ricavi, stanno portando, però, maggiori costi – l’utile è stato sotto le nostre attese. Limitati a mantenere.

     

    La Germania si è rasserenata a livello politico solo nel fine settimana a breve il nuovo Governo dovrebbe insediarsi. Il Paese, però, potrebbe essere tra quelli europei più danneggiati dai dazi di Trump. Per questo il listino di Francoforte ha chiuso la settimana con un calo del 4,6%, superiore a quello medio delle colleghe dell’eurozona (-3,4%). Tra i titoli che più hanno pagato dazio c’è anche Basf (83,32 euro, Isin DE000BASF111; -5,5%). I conti 2017 non sono andati male, ma le prospettive per quest’anno sono state deludenti – crescita dell’utile industriale al massimo del 10% contro il +36% del 2017. La prossima fusione delle attività legate al petrolio con quelle della connazionale DEA dovrebbe però aiutare i conti. Mantieni. 

     

    Alti e bassi a Milano

    Piazza Affari ha chiuso la settimana a -3,4%. Tra le poche azioni che si sono salvate ci sono le Poste Italiane (6,87 euro), salite in settimana del 2,3% dopo la presentazione di un piano strategico che promette più profitti e più dividendi grazie alla vendita di nuovi prodotti, come la Rc auto. Ritocchiamo al rialzo le stime, ma il consiglio non cambia: mantieni. Male le Atlantia (24,49 euro) scese in settimana del 3,9% dopo che il gruppo ha acquistato il 15% di Eurotunnel per 1 miliardo di euro circa. Non solo: ha aumentato il dividendo del 25% e dovrebbe rialzare l’offerta per comprare Abertis (19,47 euro, Isin ES0111845014; mantieni). Tante operazioni che rischiano di pesare sul bilancio in termini di debiti. Al più, mantieni le Atlantia. 

     

    Poco prima di andare in stampa, Axa (25,05 euro; Isin FR0000120628) ha annunciato che acquisirà la società Usa XL Group (ramo danni). A una prima occhiata il prezzo pattuito ci sembra troppo alto. Per ora mettiamo il consiglio in revisione, seguici sul sito per le novità.

     

    Risposte per te

    @Adelchi Ogni mese pubblichiamo una tabella che riassume tutti i dividendi staccati dalle azioni che seguiamo nel mese precedente. Il dividendo 2018 alle pagine 4-6 è quello da noi stimato a valere sul bilancio 2018 (pagato, salvo acconti, nel 2019).

    @Francesco La scelta dei listini su cui puoi operare tramite il trading online è a discrezione della banca. Banca dinamica ti fa operare solo su azioni quotate in Italia. Ing direct nemmeno su tutti i segmenti di Piazza Affari (per esempio il Sedex è escluso).

    @Santo Oriflame (372,6 sek; Isin CH0256424794) ha presentato conti trimestrali che hanno convinto il mercato. Questo spiega perché dalla chiusura del 9 febbraio il titolo ha messo su il 19,2%. Nonostante questo rialzo il titolo è ancora conveniente.

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  • Analisi
    BASF: un anno brillante 5 mesi fa - venerdì 19 gennaio 2018
    I risultati 2017 di BASF dovrebbero essere ancora più positivi rispetto a quelli anticipati in precedenza dal management. 
     
     
     
     

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  • Analisi
    BASF: in trattative con DEA 6 mesi fa - lunedì 27 novembre 2017
    La tedesca BASF ha confermato di essere in trattative con la connazionale DEA. 

    Prezzo al momento dell'analisi (24/11/2017): 95,10 euro

    Il titolo resta correttamente valutato.

    Consiglio: mantieni

    Il colosso tedesco della chimica BASF (Isin DE000BASF111) sta negoziando con DEA per fondere le sue attività nel petrolio e gas (Wintershall) con quelle della sua connazionale. L’obiettivo è di creare una società in comune, di cui BASF dovrebbe detenere il controllo e che, in un secondo tempo, dovrebbe essere quotata in Borsa. A causa della persistente debolezza dei prezzi del greggio, nei primi nove mesi dell’anno l’attività idrocarburi ha rappresentato ormai poco più del 9% dell’utile industriale di BASF (contro il 26% del 2014). Limitati a mantenere quest’azione correttamente valutata.

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  • Analisi
    Basf: acquista attività da Bayer 8 mesi fa - lunedì 16 ottobre 2017
    La tedesca Basf ha acquisito alcune attività dalla connazionale Bayer.

    Prezzo di Basf al momento dell'analisi (13/10/17): 89,11 euro

    Prezzo di Bayer al momento dell'analisi (13/10/17): 117,80 euro

    Mantieni entrambi i titoli

     

    Basf (Isin DE000BASF111) ha acquistato per 5,9 miliardi di euro alcune attività agrochimiche di Bayer (Isin DE000BAY0017), grazie alle quali si rafforzerà nel settore dei diserbanti ed entrerà nel segmento dei "semi" a un prezzo ragionevole. Quanto a Bayer utilizzerà i proventi di questa vendita per finanziare, in parte, l’acquisizione di Monsanto, il leader mondiale dei "semi" geneticamente modificati. L'operazione era fondamentale per permettere a Bayer di ottenere il via libera dalle autorità della concorrenza all’acquisizione di Monsanto.

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  • Analisi
    Chimica: un settore in riorganizzazione 8 mesi fa - lunedì 9 ottobre 2017
    Quali prospettive per i titoli di questo comparto?

    I movimenti di concentrazione in atto e la ristrutturazione delle attività rappresentano due vettori di crescita per il settore chimico. In base alle nostre stime di utili (prudenti) e dopo la salita in Borsa, il settore non è, però, da acquistare. Puoi comunque mantenere alcuni titoli, che dovrebbero beneficiare della buona tenuta dell’economia e degli sforzi fatti per migliorare la redditività.

     

    I motivi che spingono alla concentrazione

    Lo scenario economico attuale (assenza di accelerazione della crescita negli Usa e in Europa e rallentamento in Cina e Americana Latina) fa sì che la domanda resti debole nella chimica, salvo per alcuni prodotti di nicchia.

    Per reagire, gli attori del settore ricercano quindi la redditività tramite la ristrutturazione delle attività o le acquisizioni (in modo da generare sinergie). Per diventare meno dipendenti dall’economia e seguire le tendenze del mercato, i gruppi chimici riorganizzano, inoltre, i loro portafogli d’attività tramite la vendita o la quotazione in Borsa delle attività non strategiche (Bayer si è separata dalle plastiche, Solvay dal PVC) o l’acquisizione di attività più promettenti. Infine, molti attori del settore cercano di aumentare le loro dimensioni per resistere meglio alle pressioni sia dei colossi del settore petrolifero (i loro fornitori di materie prime) sia dei loro grossi clienti industriali (settore auto, farmacia, beni di consumo).

     

    Un solo settore, ma tanti comparti

    Agrochimica: da due anni è in fase di concentrazione (la cinese ChemChina ha acquisito la svizzera Syngenta, gli americani DuPont e Dow Chemical si sono fusi…). Questi avvicinamenti sono stati favoriti dal calo dei prezzi dei cereali (per livelli eccessivi di produzione e di scorte), che spingono gli agricoltori a limitare l’uso di prodotti fitosanitari e di semi per ridurre i costi. In attesa che i prezzi risalgano (non prima del 2025 secondo diverse stime), i big dell’agrochimica dovranno accontentarsi delle sinergie che scaturiscono dalle fusioni/acquisizioni.

    Fertilizzanti: questo segmento (azoto, potassio, fosfati…) accusa il calo della domanda proveniente dall’agricoltura e il rallentamento dell’attività in Cina, che calmiera i prezzi delle materie prime fra cui quelli dei fertilizzanti. Resta alla larga da questo mercato.

    Gas industriali: i gruppi attivi in questo comparto vendono gas industriali come idrogeno, azoto o acetilene a industrie attive in diversi settori: metalli, chimica, raffinazione, energia, elettronica, salute… I contratti sono a lungo termine (15-20 anni), cosa che assicura loro una crescita regolare dei risultati. Dal 2016, con l’acquisizione dell’americana Air Gas da parte della francese Air Liquide, il settore è in piena effervescenza (fusione in corso tra l’americana Praxair e la tedesca Linde). Da qui al 2022 è attesa per questo mercato una crescita media annua del 6% trainata dalla domanda proveniente dall’aeronautica, dalla sanità e dall’Asia.

    Chimica delle specialità: si tratta di prodotti ad alto valore aggiunto (vernici, rivestimenti, polimeri, additivi…) che dipendono poco dalla congiuntura economica. Grazie alla loro specializzazione, i gruppi attivi in questo campo sono, secondo noi, i meglio armati per difendere le loro quote di mercato e i loro margini.

    Chimica di base: prodotti chimici “semplici” fabbricati in grandi quantità. Si tratta di un’attività molto ciclica che dipende dai prezzi delle materie prime, con margini poco elevati, con una concorrenza agguerrita soprattutto da parte dei grandi gruppi cinesi e con capacità produttive in molti casi eccedentarie. Appartiene a questo comparto anche la petrolchimica (trasformazione di composti chimici derivati dalla raffinazione del petrolio).

     

    Che fare

    Viste le prospettive non proprio brillanti del settore agrochimica, limitati a mantenere il titolo Bayer (116,90 euro; Isin DE000BAY0017). Vendi, invece, DowDuPont (71,22 USD; Isin US26078J1007).

    Mantieni anche Air Liquide (104,25 euro; Isin FR0000120073): il settore ha prospettive un po’ più vivaci, ma il titolo ne tiene già conto ed è correttamente valutato.

    Solvay (125,70 euro; BE0003470755) opera prevalentemente nel settore della chimica delle specialità: come ti abbiamo detto qui sopra è uno dei comparti meglio “armati”, ma il titolo è già correttamente valutato e per questo è solo da mantenere.

    Mantieni, infine, BASF (89,80 euro; Isin DE000BASF111): titolo diversificato nei vari comparti della chimica, ma correttamente valutato ai prezzi attuali.

     

    NB I prezzi indicati nell'analisi si riferiscono alla chiusura di venerdì 6 ottobre 2017

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Altro

Informazioni chiave

Carta d'identità

Massimo degli ultimi 12 mesi 97,55 EUR
Minimo degli ultimi 12 mesi 79,73 EUR
ISIN DE000BASF111
Borsa Francoforte
Beta 1,32
Volatilità 21,29 %
Numero di azioni 918.478.600
Capitalizzazione di Borsa (in miliardi) 80,50 EUR
Settore Chimica
Volume delle transazioni (media giornaliera, in migliaia) 850 EUR
Punteggio corporate governance 5

Indici chiave per azione (EUR)

2018 (e) 2017 2016 2015
Dividendo 3,20 3,10 3,00 2,90
Utile corrente 6,75 6,62 4,42 4,34
Utile netto 6,75 6,62 4,42 4,34
Cash Flow corrente 11,25 10,99 8,81 8,76
Cash Flow netto 11,25 10,99 8,81 8,76
EBIT 9,60 9,28 6,83 6,80
EBITDA 14,25 13,87 11,46 11,59
Patrimonio netto 37,30 33,74 31,63 30,76
Patrimonio netto tangibile 27,05 23,55 20,66 21,65

Rendimento in euro

BASF Stoxx Europe 600 S&P 500
Rendimento ultimi 3 mesi 8,11 % 3,25 % 7,30 %
Rendimento ultimi 6 mesi -2,99 % 0,24 % 5,21 %
Rendimento ultimo anno 6,76 % 0,80 % 9,69 %
Rendimento ultimi 5 anni 7,52 % 5,97 % 14,43 %

Indici finanziari della società

2017 2016 2015 2014
Pay out 46,89 % 67,92 % 66,82 % 49,89 %
Current ratio 2,09 1,69 1,73 1,73
ROE 19,61 % 13,96 % 14,11 % 20,59 %
ROE netto 19,61 % 13,96 % 14,11 % 20,59 %
Margine lordo 31,87 % 31,77 % 27,08 % 24,87 %
Margine netto 9,85 % 7,39 % 6,11 % 7,39 %
EBIT margin 13,22 % 10,90 % 8,87 % 10,26 %
EBITDA margin 19,75 % 18,29 % 15,12 % 14,86 %
Tax rate 18,56 % 21,13 % 22,48 % 23,75 %
Gearing 36,00 48,30 44,79 53,26
Patrimonio netto / totale attivo 40,51 % 38,97 % 40,77 % 35,91 %

Dati di Borsa per azione

2018 (e) 2017
Rendimento da dividendo 3,65 % 3,54 %
Prezzo/utile corrente 12,98 13,24
Prezzo/cash flow corrente 7,79 7,98
Prezzo/patrimonio netto 2,35 2,60
Prezzo/patrimonio netto tangibile 3,24 3,72
Prezzo per valore patrimoniale netto - -
Rendimento a lungo termine 6,28 % -

(e) : stima

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