CA US12673P1057

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34,28 USD 23/10/2017 17:18 Nasdaq
0,18 USD (0,53 %) Variazione dall'ultima chiusura
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0,78 % Rendimento a 1 anno
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Come valutiamo le azioni

Articoli

  • Analisi
    CA: management più ottimista un mese fa - lunedì 28 agosto 2017

    L’annuncio di CA, che ha alzato leggermente gli obiettivi annuali, è stato ben accolto dal mercato. 

     
     
     
     

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  • Analisi
    CA: stop alle trattative con BMC Software? 2 mesi fa - venerdì 28 luglio 2017
    Il mercato non ha apprezzato l’allontanamento dei due gruppi, che erano in trattative per un potenziale accordo.

    Prezzo al momento dell'analisi (27/07/2017): 31,10 USD

    Consiglio: mantieni

    Il prezzo di CA (Isin US12673P1057) ha subìto una netta battuta d’arresto dopo le notizie secondo cui le trattative con BMC Sofware per un potenziale avvicinamento dei due gruppi sarebbero sfociate in un nulla di fatto. Anche a nostro avviso non si tratta certo di una notizia positiva, ma riteniamo che il gruppo abbia comunque le capacità per proseguire anche da solo nella strategia di sviluppo e nel rilancio della crescita. Ribadiamo, perciò, il nostro consiglio. 

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  • Analisi
    L'umore inquieto: la settimana delle Borse 4 mesi fa - lunedì 26 giugno 2017
    Wall Street e le Borse europee hanno chiuso la settimana, di fatto, invariate. Il risultato nasconde, però, nervosismo – per tutta la settimana si sono alternati notevoli alti e bassi. Ti parliamo anche di Ca e dei movimenti strani di Waste Connections.
    Scommesse

    Scommesse

    Variazioni settimanali su prezzi al 23/06/17 

     

    La tecnologia torna appetibile

    Tra gli elementi che hanno dato ottimismo al mercato, c’è stato il recupero del settore tecnologico: il listino americano del Nasdaq ha fatto +1,8%, cancellando i cali della settimana precedente e riportandosi su valori non lontani dai massimi di inizio giugno. Non c’è una vera motivazione dietro questi rialzi: verosimilmente, chi doveva portare a casa un po’ di guadagni lo ha fatto a metà giugno e, ora, complici i ribassi, altri attori del mercato (o gli stessi) sono tornati ad acquistare. È una dinamica che conferma quanto ti abbiamo detto su queste pagine settimana scorsa: il settore tecnologico non è conveniente, ma non è nemmeno sull’orlo del tracollo. Tra i titoli del settore che maggiormente si sono distinti c’è CA (34,98 Usd; Isin US12673P1057), schizzato nella sola giornata del 21 giugno di circa il 13%: secondo indiscrezioni la società potrebbe essere oggetto di un’offerta d’acquisto da parte della concorrente BMC Software. Di concreto, però, non c’è nulla (il titolo ha, infatti, poi un po’ ripiegato, chiudendo la settimana con un +10,5%). In questa situazione non acquistare le azioni CA, nemmeno in chiave speculativa. Se le hai già in mano, limitati a mantenerle. Tre le note stonate del settore tecnologico, in settimana c’è stata Accenture (122,74 Usd; Isin IE00B4BNMY34) – una società che offre servizi di consulenza proprio in tema di tecnologia. Il titolo ha perso il 3,8% dopo che i vertici hanno ridotto le attese sui ricavi alla fine dell’anno fiscale che termina il 31 di agosto. Le previsioni sugli utili, però, non sono state modificate. Mantieni.

     

    Farmacia e biotech: meno regole, più utili

    A dare sostegno al mercato c’è stata anche la corsa dei titoli del settore farmaceutico e della biotecnologia, che hanno archiviato la settimana con un rimarchevole +3,8%. Qui un chiaro motivo dietro questa corsa c’è: Trump avrebbe pronta una nuova legge per favorire lo sviluppo di nuovi farmaci, rendendo più snella la procedura di autorizzazione. Gli attori del settore, invece, temevano una forte stretta da parte del presidente Usa, soprattutto sui prezzi di vendita. Se le voci fossero confermate sarebbe una buona notizia non solo per le società americane del settore, ma in generale per tutte le grandi multinazionali del farmaco. Non per nulla, tra i titoli del settore che maggiormente si sono distinti in settimana c’è la svizzera Novartis (83,7 franchi svizzeri; Isin CH0012005267), salita di circa il 7%. A favorirne la corsa c’è stato anche l’esito di uno studio clinico che, a sorpresa, ha dimostrato che una molecola del gruppo è efficace per ridurre il rischio di recidive nei pazienti che hanno già subito una crisi cardiaca e che soffrono di arteriosclerosi infiammatoria. In pratica, ci si aspetta ora maggiori vendite di questa molecola – è già in commercio con il nome di Ilaris. Se hai le azioni Novartis in portafoglio, puoi continuare a mantenerle. Se, però, non le hai, a questi prezzi non è il caso di comprarle.

     

    Il prezzo del petrolio è sceso a 45 dollari al barile

    A pesare sull’umore del mercato ci ha pensato, invece, il prezzo del greggio. Quello di qualità brent (insieme a quello di qualità Wti è quello più rilevante per i mercati) è sceso in settimana del 3,4%, portando il calo complessivo in poco più di un mese a circa il 13%. Di questo andamento non possono non risentire le società che col petrolio ci campano: il settore energetico ha chiuso la settimana con un calo medio del 2 %. Vale, però, la pena di puntare su alcuni selezionati titoli del settore: scegliamo tra le grandi compagnie che si sono attrezzate per continuare a fare denaro anche in uno scenario di prezzi del greggio “ballerini”. Chevron (105 Usd; Isin US1667641005) è una di queste – da fine 2014, l’anno in cui è iniziata la crisi del greggio, questo titolo ha comunque messo su (contando i dividendi) il 4% (in euro è +13% circa), contro un calo del 18% per il prezzo del petrolio e dell’1% medio per gli altri titoli del settore (dividendi inclusi).

     

    Ancora tensioni sul settore bancario

    Luci e ombre nel settore bancario. I titoli italiani sono andati bene, aiutati dalla soluzione alla crisi di Veneto Banca e Popolare Vicenza – ne fanno, però, le spese lo Stato (quindi tutti noi), gli azionisti di quelle banche e i detentori di obbligazioni subordinate di quelle banche. In particolare, la vincitrice è Intesa Sanpaolo (2,62 euro) che si prenderà solo la polpa buona delle banche venete, pagandola 1 euro. E infatti le azioni Intesa Sanpaolo, in settimana, sono salite del 2,4% contro un calo generale di Piazza Affari dello 0,5%. Peggio sono andati i titoli bancari nel resto d’Europa (in media -1,2%). Su questo andamento ha pesato anche Barclays (197,55 pence; Isin GB0031348658): la banca britannica dovrà difendersi dalle accuse di aver commesso frode durante l’aumento di capitale realizzato durante la crisi finanziaria del 2008. Il titolo ha chiuso la settimana in calo del 2,8%, facendo peggio del listino londinese (-1,4%). Le difficoltà di Barclays sono, però, note e già scontate nelle nostre stime (prudenti proprio per tener conto di possibili sorprese). Puoi mantenere queste azioni. 

     

    Waste connections in crisi?
    Non ti spaventare se settimana scorsa hai visto calare di oltre il 30% le azioni Waste Connections (64,85 Cad; Isin CA94106B1013). Quel calo è stato compensato dal fatto che ti sono state date più azioni – verifica con la tua banca, dovresti avere il 50% di azioni in più. Insomma, il prezzo è più basso, ma tu hai più azioni. Tenendo conto di questa operazione sul capitale, il calo delle azioni Waste Connections alla fine della settimana è “contenuto” al 2,9%. Puoi mantenere queste azioni.

     

    Risposte per te

    @Franco La W.W. Grainger stacca il dividendo quattro volte l’anno. Quella che hai ricevuto è solo una fetta del dividendo annuale. Quest’ultima fetta è di 1,28 Usd lordi per azione, pari a 0,805 Usd per azione al netto della doppia tassazione.

    @Graziano Anche se compri le Engie a Piazza Affari, sarai comunque sottoposto alla doppia tassazione sul dividendo. Sui guadagni di prezzo in Borsa, invece, la tassazione è sempre e solo il 26%, sia se acquisti le Engie a Milano, sia se le compri a Parigi.

    @Mario I guadagni che ottieni su un Etf azionario, sia in termini di rialzo di prezzo in Borsa, sia in termini di dividendo, non sono mai compensabili fiscalmente con eventuali minusvalenze pregresse, anche se queste sono state ottenute su altri Etf azionari.

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  • Analisi
    Scappare dai titoli tecnologici? 4 mesi fa - lunedì 19 giugno 2017
    Negli scorsi giorni i titoli dei colossi del settore sono scesi bruscamente. Ci sarà un tracollo come a metà 2000, quando le azioni tecnologiche persero più del 50% in pochi mesi?

    Valutazioni ben sotto quelle della bolla del 2000

    Stando ai numeri, il settore tecnologico non è prossimo a una crisi. Prendiamo il rapporto tra prezzo in Borsa e valore contabile di 400 titoli di questo settore nel mondo – è come il prezzo al chilo delle mele, più è alto, più sono care. Oggi è, in media, 4,2, vedi grafico Lontani dai valori del passato, più basso del 10 toccato a inizio 2000, subito prima dello scoppio della “bolla”. Confrontando il loro prezzo di Borsa con gli utili otteniamo 24,5, valore molto inferiore a quello di inizio 2000 (circa 80). Idem se consideriamo solo i primi 100 titoli Usa del settore. Il rapporto prezzo/valore contabile è in media poco sotto 5 (circa 11 a inizio 2000) e quello tra prezzo e utili è intorno a 25, contro il 70 toccato nel 2000.

    Società più “robuste” rispetto a 17 anni fa…

    Il rendimento medio da dividendo dei titoli tecnologici a inizio 2000 era prossimo allo 0, oggi siamo intorno all’1,5% annuo lordo. È un segnale di come queste società siano più “robuste”. Lo dimostra anche la liquidità che hanno in cassa. I primi 5 titoli Usa del settore, nel 2000, avevano liquidità pari a solo il 2% del valore complessivo (valore di Borsa e valore dei debiti; in inglese enterprise value), oggi la liquidità è pari al 13% del loro valore complessivo. Guarda il grafico Le bolle sovrapposte. Abbiamo confrontato l’andamento dei tecnologici nei 10 anni e mezzo che hanno preceduto lo scoppio della bolla di metà 2000, con quello degli stessi titoli negli ultimi 10 anni e mezzo (128 mesi). Il loro andamento è totalmente diverso da quello “da bolla” tenuto dai titoli del settore a ridosso di metà 2000.

     

    Lontani dai valori del passato

    LONTANI DAI VALORI DEL PASSATO

    La linea in grassetto (scala sinistra) rappresenta l’andamento del rapporto tra prezzo e valore contabile medio per 400 titoli del settore tecnologico. Quella sottile (scala destra) rappresenta l’andamento storico del rapporto tra prezzo e utili per lo stesso gruppo. Entrambi i valori sono molto lontani da quelli della “bolla internet” del 2000.

    Le bolle sovrapposte

     Bolle sovrapposte

    Il punto 1 rappresenta per la linea in grassetto il valore dei titoli tecnologici al 31/01/1990, circa 10 anni e mezzo prima dello scoppio della bolla nel 2000. Per la linea sottile, rappresenta il valore dei tecnologici al 31/10/2006, circa 10 anni e mezzo da oggi. L’andamento recente non è paragonabile a quello “da bolla” degli anni ’90.

     

    … ma comunque non convenienti

    Anche se i rapporti di convenienza non sono ai livelli del 2000, sono comunque più elevati rispetto a quelli medi storici e sono superiori a quelli degli altri titoli mondiali. Per questi ultimi il rapporto tra prezzo di Borsa e valore contabile è pari a 2,1: la metà dei titoli tecnologici. Il settore, in generale, è tutto fuorché a buon mercato. C’è un altro elemento di rischio: l’andamento di Borsa al momento è dipendente da soli cinque titoli, i cosiddetti FAAMGFacebook (150,64 Usd; Isin US30303M1027), Amazon (987,71 Usd; Isin US0231351067), Apple (142,27 Usd; Isin US0378331005), Microsoft (70 Usd; Isin US5949181045) e Alphabet (così si chiama ora Google; 958,62 Usd, Isin US02079K3059). Questi non solo pesano per oltre il 40% del listino Nasdaq, quello dei titoli tecnologici americani, ma sono stati da soli responsabili di oltre la metà dei rialzi di questo stesso listino dall’inizio dell’anno – in pratica sono andati molto meglio di altri titoli. Se la promessa riforma fiscale di Trump non dovesse andare in porto – i FAAMG sono saliti in prospettiva del rimpatrio di liquidità dall’estero che potrebbe portarli a distribuire dividendi consistenti – o se ci dovesse essere qualche intoppo nei conti - il mercato, per esempio, ha scommesso tanto sul successo del prossimo iPhone 8 Apple – per questi titoli potrebbero essere dolori, con conseguenze per tutto il settore. I rischi ci sono: per noi nessuno di questi titoli è conveniente. Amazon e Facebook sono cari e da vendere, Apple, Alphabet e Microsoft sono correttamente valutati. Puoi mantenerli, ma solo se hai pelo sullo stomaco. E comunque nel limite del 5% previsto per le azioni Usa.

     

    La tua strategia

    Tu fai così: da buon padre di famiglia evita di investire su tutto il settore tecnologico – non acquistare, quindi, Etf e fondi che puntano in generale su questi titoli e sul Nasdaq. Puoi, però, comunque mettere in portafoglio qualche titolo “scelto” del settore. Quelli che consigliamo li trovi indicati a pagina 10, nella sezione “alta tecnologia”. Tra questi, per esempio, c’è IBM (155,38 Usd; Isin US4592001014), che ha risentito meno di altri titoli del settore dei cali degli ultimi giorni – tra il 9 e il 12 giugno non solo non è scesa (-3,2% il settore), ma è addirittura salita del 2%. È un fenomeno comune ad altri titoli che non sono andati benissimo nel corso degli scorsi 12 mesi – alcuni di questi sono tra quelli da noi consigliati: non hanno corso tanto, ma non hanno nemmeno prospettive fallimentari e per questo sono convenienti e buoni per un investimento di lungo periodo. 

     

    Le bolle speculative

    In Borsa c’è una bolla speculativa quando i prezzi delle azioni raggiungono livelli fantasmagorici che non riflettono più il valore dell’azienda calcolato sulla base dei bilanci di oggi e di domani delle società, ma riflettono solo i bilanci di dopodomani e dopo ancora in forte e perenne crescita. L’ultima bolla nota in Borsa è quella iniziata nel 1999 e scoppiata nel 2000: bastava che una società annunciasse l’apertura di un sito internet e le sue quotazioni in Borsa facevano faville. Tiscali (oggi 0,042 euro) è il caso più clamoroso: in pochi mesi fece +2.500% salvo poi perdere praticamente tutto nei mesi seguenti.

     

    Tra il 9 e il 12 giugno, periodo di brusco calo per i titoli tecnologici americani, quelli che consigliamo si sono difesi: oltre al +2% di IBM, c’è stato il +0,5% di CA (31,67 Usd; Isin US12673P1057). Cisco Systems (31,63 Usd; Isin US17275R1023) e Intel (35,21 Usd; Isin US4581401001) sono sì scesi, rispettivamente dell’1,1% e del 2,1%, ma meno del 3,2% del resto del settore. Il titolo belga che consigliamo nel settore, Melexis (73,63 euro; Isin BE0165385973), ha invece perso il 4,2% – era però salito del 137% negli ultimi tre anni contro il +41,6% del settore.

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  • Analisi
    La peggior giornata del 2017: la settimana delle Borse 5 mesi fa - lunedì 22 maggio 2017
    New York l’ha vissuta mercoledì 17 maggio, registrando un calo dell’1,8%. Poi, però, ha recuperato. Per la Borsa brasiliana, invece, la giornata nera è stata giovedì 18: -8,8%. Milano ha terminato piatta, ma Biesse... Qui trovi informazioni anche sui raggruppamenti di ArcelorMittal, National Grid e Saipem

    Variazioni settimanali su prezzi al 19/05/17 

     

    Scontro politico sempre più acceso negli Usa

    Le ragioni del calo di Wall Street sono ancora una volta legate alla politica e, in particolare, ai rapporti di Trump con la Russia: mercoledì 17 c’è addirittura chi si è spinto a prospettare la possibilità di impeachment per il presidente – è la procedura che può provocare la sua destituzione. La possibilità che si realizzi un evento di questo tipo è bassa e il mercato se n’è presto reso conto: dopo lo sbandamento di mercoledì – legato anche a qualche presa di beneficio, visto che a inizio settimana l’indice S&P500 della Borsa Usa aveva superato per la prima volta nella storia i 2.400 punti –Wall Street ha recuperato, tanto da chiudere la settimana a -0,4%. Nessun dramma, dunque. Resta comunque il fatto che il mercato ha scommesso molto sulla riforma fiscale di Trump: più la posizione del presidente si indebolisce, più si riducono le probabilità che la riforma possa essere implementata in tempi rapidi, più la Borsa di New York rischia di registrare altre scivolate. Te lo diciamo già da tempo e te lo ribadiamo: se hai un profilo d’investitore “prudente”, vendi tutte le azioni Usa che hai mano. 

     

    Un titolo in controtendenza: colgate-Palmolive

    Tra i titoli che maggiormente hanno pagato gli alti e bassi di Wall Street ci sono quelli bancari: non per nulla sono anche quelli che più sono saliti dall’elezione di Trump. Per esempio, Bank of America (23,05 Usd; Isin US0605051046) ha perso quasi il 6% nella giornata di mercoledì 17 per poi chiudere la settimana a -4%. Non abbiamo motivi per cambiare il nostro prudente giudizio sul titolo: al più, mantieni. Tra tanti segni meno, spicca il +5% di Colgate-Palmolive (74,82 Usd; Isin US1941621039): per la prima volta i vertici della società hanno aperto alla possibilità di vendere a qualche altra società. Per il momento non c’è nessuna reale offerta, ma queste dichiarazioni hanno stuzzicato la fantasia del mercato – operazioni di questo tipo tendono sempre a far schizzare i prezzi delle società “preda”. Colgate è un titolo che conosci, perché è uno di quelli “che salgono sempre” – vedi Altroconsumo Finanza n° 1221. Non è un titolo conveniente, ma si può ancora scommettere sul fatto che continui, anche in futuro, a seguire la tendenza media di crescita registrata negli scorsi anni. Se compri le Colgate-Palmolive fai una scommessa: considerala una posta extra-portafoglio. Nonostante i risultati dell’anno fiscale 2016/17 (terminato il 31 marzo) abbiano superato le attese, anche le azioni della società americana CA (31,26 Usd; Isin US12673P1057) hanno perso terreno in settimana. È vero, le attese per i risultati nei prossimi anni non sono brillanti – anche noi ci aspettiamo utili in lieve calo rispetto a quelli dell’ultimo anno fiscale – ma la società è finanziariamente solida e potrà mettere a segno delle acquisizioni per migliorare la crescita. Il titolo è ancora conveniente. Acquista. 

     

    Un altro presidente a rischio, quello del brasile

    La Borsa di San Paolo ha chiuso la settimana a -8,2% (in real; -14,8% in euro). L’unico titolo carioca che ti consigliamo, Telefônica Brasil (14,11 Usd; Isin US87936R1068), ha retto un po’ meglio, calando del 5,3% (in real; in dollari Usa, visto che la compri su New York è -8,5%, in euro è -10,7%). L’investimento si può ancora fare a patto che tu non sia un investitore “prudente” e che il titolo pesi al massimo il 5% del tuo portafoglio.

     

    Londra si salva

    I listini europei hanno chiuso la settimana con un calo medio dell’1,1%. Spicca la Borsa di Londra, che ha archiviato un piccolo rialzo dello 0,5%. A contribuire a questo risultato c’è stato il rialzo di alcuni titoli importanti. Rio Tinto (3.167,5 pence; Isin GB0007188757), per esempio, ha fatto +6,7% beneficiando sia di un piccolo recupero dei prezzi delle materie prime, sia delle dichiarazioni dei vertici che hanno rassicurato sulla capacità del gruppo di dare soddisfazione agli azionisti. Il titolo è conveniente: acquista. Buono anche il traino di Vodafone (220,30 pence; Isin GB00BH4HKS39): nonostante la perdita riportata sul bilancio dell’ultimo trimestre, il titolo è salito in settimana del 4,4%. A pagina 6 ti spieghiamo il perché di questa reazione. Qui ci limitiamo a dirti che il titolo vale ancora un acquisto.

     

    Italia sotto il fuoco della ue

    Piazza Affari ha vissuto una settimana sulle montagne russe, riuscendo alla fine a chiudere invariata. A pesare a metà settimana, c’è stata anche la notizia della procedura di infrazione aperta sull’Italia per colpa di Fca (9,72 euro, -3% in settimana). Per fartela breve, Fca avrebbe “truccato” il programma informatico che controlla le emissioni della 500x, ma siccome spetta a ogni Paese (in questo caso l’Italia) verificare che un’automobile soddisfi tutte le norme europee prima che possa essere venduta sul mercato europeo, rischiamo tutti, come italiani, di beccarci una multa salata. Ulteriore motivo per confermare quello che ti diciamo da tempo: vendi le Fca. Bene, invece, le Biesse (32,56 euro) che sono salite in settimana del 4,9%. La scommessa di una crescita dei risultati a doppia cifra per ora è andata a buon fine – gli utili trimestrali sono addirittura triplicati rispetto a quelli del primo trimestre 2016. Dal primo consiglio dato a metà marzo su Altroconsumo Finanza n° 1214 il titolo ha guadagnato circa il 32% contro il +7,4% del resto di Piazza Affari. Fai così: portati comunque a casa una fetta di guadagni, vendendo metà delle azioni Biesse che hai (verifica comunque che ne valga la pena sulla base dell’entità del tuo investimento e delle commissioni che ti applica la banca). Tieni il resto se vuoi scommettere sul fatto che anche i prossimi conti trimestrali mostrino una crescita a doppia cifra – questi risultati dovrebbero essere annunciati il 4 agosto. Alti e bassi anche per i titoli a media capitalizzazione di Milano. L’Etf Lyxor mid cap pir (130,70 euro; Isin FR0011758085) ha chiuso la settimana con un bilancio in calo (-0,7%), ma resta ancora valido per una scommessa.

     

    ArcelorMittal, National Grid e Saipem raggruppano

    Le operazioni sono avvenute questa settimana. Hai ricevuto 1 nuova azione Saipem ogni 10 possedute (le frazioni dovrebbero essere state vendute in automatico), 1 nuova ArcelorMittal ogni 3 possedute, 11 azioni National Grid ogni 12 possedute (inoltre questa ha staccato un dividendo straordinario di 84,375 pence che sarà pagato a giugno). I prezzi che vedi – alle ore 12 di lunedì mattina ArcelorMittal prezza 20,31 euro, Saipem 4,02 euro, National Grid 1.059 pence – sono legati a queste operazioni. L’operazione di raggruppamento di per sé è neutra: il valore dell’investimento non cambia


    Parrtita l’Opa su Zetes a 54,50 euro. Se per caso hai ancora queste azioni, aderisci all’Opa. 

     

    Risposte per te

    @Adriana Le azioni Chevron che hai visto sul listino Xetra sono le stesse quotate sulla Borsa di New York. La differenza di prezzo è legata fondamentalmente al cambio – su Xetra sono in euro. Su Xetra sono anche meno scambiate.

    @Alberto Non esistono più i lotti minimi per gli acquisti di azioni. Puoi comprare anche una sola singola azione di un dato titolo – occhio, però, che così le commissioni di compravendita bancarie possono valere più dell’investimento stesso.

    @Gaia Se vendi l’azione il giorno dello stacco del dividendo, avrai lo stesso diritto a quest’ultimo, anche se pagato tempo dopo – il giorno dello stacco, in apertura, il prezzo del titolo scende dell’importo del dividendo staccato.

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Informazioni chiave

Carta d'identità

Massimo degli ultimi 12 mesi 35,80 USD
Minimo degli ultimi 12 mesi 30,41 USD
ISIN US12673P1057
Borsa Nasdaq
Beta 1,18
Volatilità 17,76 %
Numero di azioni 421.269.800
Capitalizzazione di Borsa (in miliardi) 14,29 USD
Settore Alta tecnologia
Volume delle transazioni (media giornaliera, in migliaia) 84.114 USD
Punteggio corporate governance 6

Indici chiave per azione (USD)

2017-18 (e) 2016-17 (e) 2015-16 2014-15
Dividendo 1,02 1,02 1,00 1,00
Utile corrente 1,75 1,87 1,84 1,93
Utile netto 1,75 1,87 1,84 1,93
Cash Flow corrente 2,57 2,64 2,69 2,84
Cash Flow netto 2,57 2,64 2,69 2,84
EBIT 2,65 2,74 2,66 2,65
EBITDA 3,47 3,51 3,51 3,56
Patrimonio netto 13,82 13,78 13,03 12,92
Patrimonio netto tangibile -2,82 -2,83 -1,72 -0,42

Rendimento in euro

CA Stoxx Europe 600 S&P 500
Rendimento ultimi 3 mesi -3,94 % 0,93 % 0,64 %
Rendimento ultimi 6 mesi -2,62 % 3,15 % -0,95 %
Rendimento ultimo anno 0,78 % 13,23 % 10,55 %
Rendimento ultimi 5 anni 12,53 % 7,26 % 14,47 %

Indici finanziari della società

2016-17 (e) 2015-16 2014-15 2013-14
Pay out - 54,79 % 52,48 % 49,56 %
Current ratio - 1,23 1,36 1,16
ROE - 14,56 % 15,04 % 16,41 %
ROE netto - 14,56 % 15,04 % 16,41 %
Margine lordo - 85,52 % 85,10 % 85,47 %
Margine netto - 19,45 % 19,85 % 20,24 %
EBIT margin - 28,20 % 27,26 % 24,21 %
EBITDA margin - 37,19 % 36,70 % 33,64 %
Tax rate - 28,69 % 26,50 % 13,28 %
Gearing - -15,97 -27,40 -26,68
Patrimonio netto / totale attivo - 48,00 % 51,23 % 46,35 %

Dati di Borsa per azione

2017-18 (e) 2016-17 (e)
Rendimento da dividendo 2,99 % 2,99 %
Prezzo/utile corrente 19,49 18,24
Prezzo/cash flow corrente 13,27 12,92
Prezzo/patrimonio netto 2,47 2,47
Prezzo/patrimonio netto tangibile - -
Prezzo per valore patrimoniale netto - -
Rendimento a lungo termine 7,15 % -

(e) : stima

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