Chevron

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123,27 USD 19/04/2018 19:22 New York
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Articoli

  • Analisi
    Chevron: la strategia dei piccoli passi 4 mesi fa - lunedì 18 dicembre 2017
    Chevron sceglie una strategia di piccoli passi che dovrebbe comunque permetterle di resistere bene anche in caso di un nuovo calo del petrolio. Il titolo, che ha del tutto superato le difficoltà d’inizio anno, si sta avvicinando ai massimi del 2014.
     
     
     
     

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  • Analisi
    Un altro record infranto: la settimana delle Borse 4 mesi fa - lunedì 4 dicembre 2017
    Lo storico indice Dow Jones della Borsa Usa per la prima volta nella sua storia ha chiuso una settimana (+2,9%) sopra i 24.000 punti. Meno brillanti le Borse europee, che, in media, hanno archiviato la settimana con ribassi dell’1%.

    Variazioni settimanali su prezzi al 1° dicembre 2017 

     Wall Street e la riforma fiscale

    Il motivo del buon andamento della Borsa americana va cercato nella politica: per tutta la settimana il Senato americano è sembrato vicinissimo all’approvazione di una bozza della riforma fiscale. E in effetti, sebbene più tardi del previsto, l’approvazione è, alla fine, arrivata. Si stima che il taglio della tassazione sulle aziende possa determinare un incremento medio degli utili delle società quotate sulla Borsa Usa di almeno il 6%. E un incremento degli utili, può significare anche un incremento dei dividendi, fatto che ingolosisce parecchio il mercato. Attenzione, però: i dissidi all’interno del partito di Trump non sono sopiti. E la bozza di riforma deve ora passare di nuovo alla Camera per l’approvazione definitiva (l’obiettivo è la firma del presidente entro Natale). C’è il rischio che sorga qualche intoppo. Se sei un investitore prudente non devi avere in mano azioni americane: se la riforma non dovesse passare – o passare in versione “depotenziata” – la Borsa Usa rischia un tracollo. Altrimenti, se sai di poter sopportare meglio qualche batticuore, puoi continuare a investire su Wall Street: deve, però, pesare solo per un 5% del tuo complessivo portafoglio. Vieni a consultare i nostri portafogli su www.altroconsumo.it/finanza/portafogli.

     

    Titoli del settore finanziario a doppia velocità

    A sostenere la Borsa Usa ci sono stati anche i titoli bancari. Il motivo va cercato nelle parole del nuovo presidente della Banca centrale Usa: ha confermato che continuerà con una politica d’aumento dei tassi d’interesse “dolce” – piccoli rialzi e diluiti nel tempo – ma ha anche accennato alla possibilità di allentare un po’ le regole che sono state introdotte dopo la crisi finanziaria del 2007 sulle piccole banche. Dopo anni di vacche magre, per le banche americane sono tutte buone notizie. Non per nulla Bank of America (28,10 Usd; Isin US0605051046) ha chiuso la settimana con un rialzo del 5,7%. Secondo noi resta un titolo correttamente valutato. Mantieni. Qui da noi nella zona euro, invece, le banche rischiano di dover continuare a vedere margini di guadagno ridotti al lumicino: i dati sull’inflazione (la corsa dei prezzi) si sono dimostrati inferiori alle attese e questo significa che i tassi d’interesse dovrebbero restare bassi ancora a lungo. E infatti i titoli europei del settore bancario hanno chiuso la settimana con un calo medio dell’1%. Il calo sarebbe stato ancora più marcato se non fosse arrivata la conferma di alcune indiscrezioni circolate già qualche giorno prima: l’entrata in vigore della nuova legislazione sui “crediti marci” promessa dalla Banca centrale, che potrebbe portare a perdite sui bilanci bancari, è slittata. Unicredit (16,88 euro) e Intesa Sanpaolo (2,77 euro) hanno chiuso, rispettivamente, a -1,3% e -1,8%, ma restano, a nostro parere, convenienti

    Modesti rialzi per il settore farmaceutico (+0,5%). Si sono distinte, però, le Teva Pharma (15,26 Usd; Isin US8816242098) salite del 11,4% circa (e non stiamo tenendo conto del dividendo di 0,085 Usd per azione staccato lunedì 27). Il gruppo ha annunciato una riorganizzazione delle attività su base geografica. È, però, solo un primo assaggio del piano che verrà presentato più avanti e che dovrebbe ridare fiato ai conti aziendali. Per ora limitati a mantenere le azioni che già hai.

     

    Settimana no per la tecnologia

    Non è stata una settimana positiva per il settore della tecnologia: in particolare, le azioni delle società che producono microchip hanno preso una batosta media del 6%. Il motivo? Un calo dei prezzi di alcuni tipi di chip che si starebbe registrando in questa ultima parte del 2017 e che ha fatto sì che qualcuno tornasse a parlare di “bolla” sui titoli tecnologici. Di fondo è stato solo un pretesto per portare a casa un po’ di guadagni su queste azioni che prima di questo calo avevano messo su, solo nel 2017, il 40% circa. Porta un po’ di guadagni a casa anche tu: sullo scorso numero di Altroconsumo Finanza (il n° 1246) ti abbiamo detto di vendere le Applied Materials (51,91 Usd; Isin US0382221051). Il titolo in settimana è sceso del 10,4%, ma sei ancora in tempo per vendere. Fallo ora, i guadagni dal primo consiglio restano pari al 215% (tasse, effetto dei cambi e dividendi esclusi). Intel (44,68 Usd; Isin US4581401001) ha retto al calo del settore, cedendo solo lo 0,2%. Gli investimenti fatti in questi anni, sia in termini di diversificazione dell’offerta, sia in termini di qualità dei prodotti, stanno già pagando e dovrebbero permettere al gruppo di mantenere elevati prezzi di vendita anche in contesti di mercato non facili. Acquista.

     

    Titoli petroliferi alla prova della riunione di Vienna

    L’attenzione dei mercati è stata rivolta anche a Vienna, dove si è tenuto un incontro tra i principali Paesi dove si estrae il petrolio. Era in discussione l’accordo che ha posto un freno alle trivelle e che ha permesso al prezzo del greggio di risalire dai 47 dollari al barile di circa un anno fa, quando l’accordo è stato trovato, ai circa 63 dollari nel giorno precedente la riunione di Vienna. L’esito dell’incontro è stato in chiaroscuro. Da un lato sono stati coinvolti nel piano Paesi come Libia e Nigeria che fino a qui sono stati fuori dall’accordo – bene per il prezzo del petrolio. Dall’altro, l’accordo sul freno alle trivelle, per quanto ufficialmente prorogato da fine marzo 2018 a fine dicembre 2018, potrà essere rivisto già a giugno 2018. Di fatto, quindi, l’accordo è prolungato solo di tre mesi – male per il petrolio. Tra alti e bassi il greggio ha chiuso la settimana a +0,8% (prezzo del petrolio di qualità brent sui 64 dollari al barile). Meglio, invece, sono andati i titoli delle grandi compagni petrolifere: Chevron (119,51 Usd; Isin US1667641005), per esempio, è salita del 2,6%. Come altre, è ormai attrezzata per resistere anche a prezzi del greggio bassi. Acquista Chevron. Vendi, invece, tutti gli Etf o i certificate legati direttamente alle oscillazioni del greggio. A dare sostegno ai titoli del settore petrolifero ci ha pensato anche Royal Dutch Shell (26,86 euro; Isin GB00B03MLX29) che ha annunciato che la liquidità generata dalle attività continua a salire e che, quindi, potrà tornare a pagare il dividendo solo in contanti (e non in azioni). Il titolo è salito del 2,5% e secondo noi resta correttamente valutato. Mantieni.

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  • Analisi
    Caos in Arabia Saudita, il petrolio vola 5 mesi fa - venerdì 10 novembre 2017
    Arresti di principi e ministri, incidenti aerei in cui muoiono esponenti della monarchia, missili lanciati su Riad dal vicino Yemen: l’Arabia Saudita attraversa un momento difficile e questo riguarda tutti noi, visto che il 10% del petrolio mondiale arriva da lì. Non per nulla solo a novembre il greggio è salito di un altro 5% circa. La corsa continuerà?
    Petrolio

    Petrolio

    Perché il petrolio potrebbe continuare a salire

    Tre sono i motivi per cui la corsa del greggio potrebbe continuare. Primo: le tensioni in Arabia Saudita sono solo l’ultimo esempio di una crescente instabilità in Medioriente che potrebbe portare a un conflitto aperto tra le due grandi forze della regione, Arabia Saudita e Iran. Un’escalation militare porrebbe a rischio l’attività di tante trivelle con conseguente spinta al rialzo del greggio. Secondo: già ora, comunque, l’offerta di petrolio a livello mondiale è tornata a essere inferiore rispetto alla domanda. E questo “squilibrio”, che aiuta la corsa del greggio, potrebbe continuare. L’accordo tra diversi Paesi, Russia inclusa, per controllare l’attività delle trivelle regge e si potrebbe decidere un suo prolungamento anche oltre la scadenza di marzo 2018. Inoltre, le stime sulla crescita economica a livello mondiale sono state, da più parti, riviste al rialzo e se Trump dovesse riuscire a far passare la riforma fiscale, la spinta in termini di crescita economica e “fame di energia” da parte degli Usa potrebbe essere più robusta del previsto. Terzo: le scorte di petrolio si sono ridotte – negli Usa, sono ai minimi da due anni. Il mercato, dunque, oggi paga di più un barile di greggio consegnato subito rispetto a uno consegnato tra sei mesi. Questa differenza a favore dei prezzi odierni spinge anche gli acquisti di fondi e Etf sul greggio – questi tendono a comprare greggio con scadenza lontana e vendere quello a scadenza ravvicinata (con i prezzi attuali si genera, dunque, un guadagno).

     

    Perché il petrolio potrebbe ripiegare

    Attenzione, però. La situazione potrebbe cambiare rapidamente. Primo: le crescenti tensioni tra i Paesi mediorientali potrebbero portare non solo al mancato prolungamento dell’accordo sullo stop alle trivelle, ma anche alla rottura dello stesso. Alcuni Paesi, come Libia e Nigeria, già lo rispettano poco e l’Arabia Saudita è stato tra i Paesi che fin qua maggiormente si è sobbarcato il peso dei tagli. Riad potrebbe attaccare gli altri Paesi in modo non militare, ma facendo ripartire a tutta forza le trivelle (ha dimostrato che lo può fare velocemente, già nei mesi estivi ha svicolato un po’ dall’accordo): questo scenario provocherebbe un tracollo dei prezzi del greggio. Secondo: per ora i livelli di produzione di greggio negli Stati Uniti si sono stabilizzati, ma gli stessi Paesi mediorientali prevedono che possano tornare a crescere a ritmo spedito anche in breve tempo. Del resto i progressi tecnologici fatti in questi anni hanno portato a un abbassamento dei costi di estrazione: alcuni progetti che con un greggio a 50 dollari al barile non erano profittevoli, lo sono diventati ora. Terzo: anche se a ritmo lento, gli investimenti delle grandi compagnie petrolifere per cercare nuovi giacimenti stanno ricominciando – vedi riquadro Ion vola dopo i conti. Si tratta di un’ulteriore offerta di greggio che potrebbe arrivare sul mercato.

     

    Punta su una compagnia petrolifera

    Per i suddetti motivi crediamo che il petrolio, almeno a breve termine, sarà ballerino, alternando diversi alti e bassi – nel complesso dovrebbe comunque continuare a “danzare” intorno ai 60 dollari al barile attuali. In questa situazione, la soluzione migliore è quella di investire sulle azioni di una grande compagnia petrolifera: come vedi nel grafico Resistere nella tempesta, riesci a contenere i cali in caso di nuove discese del greggio e ti porti a casa comunque dei guadagni nel caso in cui il rialzo del petrolio continui. Tre sono le società che consigliamo: Chevron (117,24 Usd; Isin US1667641005), Exxon Mobil (83,97 Usd; Isin US30231G1022) e Repsol (15,845 euro; Isin ES0173516115). Sono tutte e tre azioni buone e convenienti. Quale scegliere? Repsol è quella che ha gli indicatori di convenienza migliori (vedi tabella Azioni petrolifere: spunti di valutazione), ma è anche quella più indebitata: delle tre è quella più rischiosa, che può darti più soddisfazioni in caso di ulteriore corsa del greggio, ma che rischia di pagare di più in caso di calo dei prezzi. Exxon è, al contrario, la scelta meno rischiosa: il debito è contenuto ed è quella che, in assoluto, riesce a produrre più liquidità – dopo aver pagato gli investimenti ne resta un bel po’ per pagare gli investimenti. Non ha, però, ritmi di produzione elevati: in altre parole, resiste meglio delle altre in scenari di calo dei prezzi del greggio, ma rischia di salire meno delle altre azioni se la corsa del petrolio continua. Chevron è la via di mezzo. Scegli tu quella che, sulla base del tuo atteggiamento verso il rischio, è la più adatta a te. Se hai una piccola cifra da investire o per caso non puoi accedere a mercati esteri, puoi comprare l’Etf Amundi Msci world energy (274,2 euro; Isin FR0010791145): al costo di una compravendita sulla Borsa di Milano – via internet spendi come commissioni bancarie lo 0,19% circa – ti compri in un colpo solo l’andamento di una novantina di società del settore petrolifero (ci sono dentro comunque anche le tre che consigliamo).

     

    Per chi proprio vuole scommettere sul rialzo del greggio

    Noi non te lo consigliamo, ma se proprio vuoi scommettere sul fatto che il rialzo del greggio vada avanti ancora per un po’, complice magari il deteriorarsi delle relazioni tra i Paesi mediorientali, hai due strade. La prima: ti compri un Etc che segue le oscillazioni del petrolio. Quello migliore per farlo, secondo noi, è il Db brent crude oil euro hedged (55,37 euro; Isin DE000A1AQGX1): segue da vicino le oscillazioni del prezzo del petrolio di qualità brent in dollari Usa – non è, quindi, influenzato dalle oscillazioni del cambio euro/dollaro. Occhio che comunque non investe proprio sul barile del greggio, ma su contratti “derivati” chiamati future, quindi non ti aspettare di leggere che il petrolio ha fatto +2% e divedere questo Etc fare esattamente +2% (dovrebbe comunque andarci molto vicino, visto che si tratta di contratti future a brevissima scadenza). Se, però, scommessa deve essere tanto vale provare a farla con un prodotto “a leva”, cioè che moltiplica le oscillazioni del greggio. Quello da comprare, in questo, caso, è il certificate 7x brent long di Société Générale (55,35 euro; Isin LU1540726830): se il prezzo del greggio di qualità brent sale del 2% in una giornata, questo certificate guadagna il 14%, 7 volte tanto. Occhio è sulla carta: le oscillazioni non saranno mai precisamente 7 volte tanto, anche perché incide il tasso di cambio tra euro e dollaro. Comunque se imbrocchi la scommessa, e il petrolio sale, con questo prodotto fai tanti soldi in breve tempo. Attenzione, però: la scommessa si fa per tempi brevi (giusto qualche giorno). Scommetti, dunque, che il petrolio salga in maniera veloce. Se comincia a fare alti e bassi, il certificate può portare delle perdite. Inoltre, se il mercato ti viene contro, ovvero il petrolio scende, vendi il certificate senza se e senza ma appena perdi col certificate intorno al 20%. Non tenerlo in mano sperando di recuperare: rischi solo un bagno di sangue. n

     

     

    Azioni petrolifere: spunti di valutazione

     

    Chevron

    Exxon

    Repsol

    Eni

    Rendimento da dividendo atteso 2018

    3,7%

    3,7%

    5%*

    5,5%

    Rapporto prezzo/utile atteso 2018

    25

    21,7

    8,4

    26

    Rapporto prezzo/valore contabile atteso 2018

    1,5

    2

    0,7

    1,1

    Rapporto prezzo/cash flow atteso 2018

    10

    11

    4

    5,2

    Rapporto debito/utile industriale medio ultimi 12 mesi

    1,6

    1,1

    2,1

    1,4

    Rapporto debito/mezzi propri al 30/09/17 (ultimo bilancio)

    0,19

    0,12

    0,5

    0,5

    Rischio fallimento (cds) a 10 anni al 07/11/2017

    50

    49

    113

    93

     

     

    Resistere nella tempesta

    Resistere nella tempesta 

     

    Nonostante la corsa registrata nel corso delle ultime settimane, il prezzo del petrolio (linea di peso intermedio; base 100) viaggia ancora molto sotto i livelli di metà 2014. I titoli delle grandi compagnie petrolifere (linea sottile; dividendi inclusi) hanno mediamente retto meglio ai tracolli del greggio degli anni scorsi e ancora meglio hanno fatto alcune specifiche compagnie petrolifere, come Chevron (linea in grassetto; dividendi inclusi).

     

     

    Ion vola dopo i conti

    Solo a novembre, le Ion Geophysical (13,8 Usd; Isin US4620442073) sono salite del 77%. I conti trimestrali sono stati ottimi: i ricavi sono saliti del 33% rispetto al secondo trimestre 2017 e l’utile industriale, al netto degli elementi straordinari, ha toccato il valore massimo da quattro anni a questa parte. Anche la liquidità in cassa è migliorata, tanto che le future scadenze sul debito non sembrano a rischio. Non è, però, il momento di tornare a comprare il titolo: dopo un picco nel secondo trimestre, la raccolta ordini è un po’ scesa (non è bene per i conti futuri) e la società sui nove mesi è ancora in perdita. Ci vorrà ancora tempo prima che il gruppo ritorni a essere pienamente profittevole: nel frattempo limitati a mantenere

     

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  • Analisi
    Chevron: confermiamo le nostre stime 5 mesi fa - venerdì 3 novembre 2017
    L’azione Chevron ha saputo ben approfittare del rialzo dei prezzi del greggio, soprattutto nel 2016.
    Money

    Money

    Prezzo al momento dell'analisi (2/11/2017): 115,33 Usd

    Consiglio: acquista

    I risultati trimestrali di Chevron (Isin US1667641005) non hanno riservato spunti di preoccupazione. Se i profitti delle attività di esplorazione e produzione di idrocarburi sono stati lievemente sotto le attese, le attività complessive del gruppo hanno comunque generato un bel livello di liquidità, soprattutto se confrontato con quanto fatto nel primo semestre. Ci aspettiamo che la liquidità continui a crescere nei prossimi trimestri. Il nuovo “capitano d’azienda” ha già definito la strategia: crescita dei livelli di produzione di idrocarburi, ma con una attenzione ai costi. Per questo il gruppo punterà a investire molto negli Stati Uniti, in particolare in Texas e Nuovo Messico, espandendo le attività di ricerca in zone in cui è già presente e in cui i costi di estrazione sono, per la società, bassi. Confermiamo le stime di un utile per azione di 4 dollari nel 2017 e di 4,7 dollari nel 2018. Titolo conveniente.

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  • Analisi
    Un altro piccolo record per Wall Street: la settimana delle Borse 7 mesi fa - lunedì 18 settembre 2017
    Grazie al +1,6% fatto segnare in settimana, la Borsa Usa si è portata su nuovi massimi storici. Bene anche le Borse europee che, in media, sono salite dell’1,4%. L’ottimismo, però, è fragile e le tensioni legate a un conflitto in Corea del Nord potrebbero far tornare il brutto tempo sui mercati.

    Prezzi e variazioni settimanali al 15/09/17 

     

    Il rimbalzo degli assicuratori

    A sostenere la salita delle Borse c’è stato il rimbalzo dei titoli degli assicuratori – le azioni di quelli specializzati nel ramo danni sono salite, in media, dell’1,7%. L’uragano Irma che ha colpito la Florida si è dimostrato, infatti, meno devastante del previsto: ora i danni stimati dal settore assicurativo sono tra i 20 e i 40 miliardi di dollari contro i 100 che si temevano all’inizio. Sui danni effettivi, però, c’è ancora incertezza: meglio evitare di investire sul settore assicurativo americano. Gli assicuratori europei sembrano essere molto poco esposti ai disastri naturali avvenuti dall’altra parte dell’Oceano, ma questo comunque non vuol dire che lo scenario in cui si muovono sia tutto rose e fiori: il permanere di bassi tassi d’interesse (e il rischio che questa situazione in Europa possa proseguire a lungo) pesa ancora sui loro bilanci. Nel settore consigliamo di acquistare solo due titoli: Generali (15,32 euro; +2,4% in settimana) e Axa (24,55 euro, Isin FR0000120628; +2,5%) – la prima era già presente sul promettente mercato asiatico, la seconda vi ci sta investendo con decisione. La settimana è stata positiva per tutto il settore finanziario (+1,8%). In particolare, sono andati beni i titoli bancari europei, saliti dell’1,9%. Compra Unicredit (17,64 euro; +5,4%) e Intesa Sanpaolo (2,91 euro; +3,6%).

     

    La corsa dei petrolieri

    Un’ottima spinta è arrivata anche dai titoli del settore energetico (+2,2% in media), che hanno beneficiato dell’ulteriore rialzo dei prezzi del greggio – quello di qualità brent si è ormai riportato sui 55 dollari al barile (+3% in settimana), valori che non vedeva dallo scorso aprile. A infiammare l’oro nero sono stati i dati che hanno mostrato nel secondo trimestre dell’anno un aumento della domanda di greggio, a livello mondiale, come mai si era visto negli ultimi due anni. Ma non solo: a questo si è aggiunta una riduzione dell’attività delle trivelle che potrebbe intensificarsi nei prossimi mesi. Maggiore domanda e minore offerta sono le classiche condizioni che portano a un aumento dei prezzi. Vedremo, però, quanto i Paesi del Medioriente andranno davvero avanti con il “freno tirato”: non investire direttamente sul prezzo del greggio, c’è il rischio di ulteriori su e giù nei prossimi mesi. Meglio scegliere azioni di una compagnia petrolifera: Chevron (114,63 Usd; Isin US1667641005), per esempio, ha già riorganizzato le attività per riuscire a reggere anche a fronte di una nuova discesa del greggio. Il titolo ha messo su il 3,5% in settimana, ma resta convenienteEni (13,81 euro; +2,6%) ha staccato il 18 settembre l’acconto sul dividendo 2017. L’importo è di 0,4 euro, un valore in linea con le nostre attese. Confermiamo il consiglio: mantieni. 

     

    Apple non scalda più di tanto i tecnologici

    Poca spinta, invece, è arrivata da Apple (159,88 Usd; Isin US0378331005): nonostante la tanto attesa presentazione del nuovo iPhone, il titolo ha chiuso la settimana con modesto rialzo dello 0,8%. Non ci sorprende: le azioni erano salite tanto nelle settimane scorse sulla scia delle indiscrezioni sul nuovo telefonino e queste si sono rivelate tutte confermate – in finanza vale il solito adagio, compra sulla base delle indiscrezioni, vendi sulla base delle notizie. Inoltre le prime consegne avverranno un po’ più tardi del previsto. Le azioni Apple sono salite del 38% da inizio anno contro il +12% circa della Borsa Usa. Secondo noi Apple è al più da mantenere – se sei un investitore “prudente”, però, vendi le azioni Apple e tutte quelle americane. La finlandese Rovio - quella di Angry birds - di cui ti abbiamo parlato su Altroconsumo Finanza n° 1235, ha avviato l’operazione di quotazione in Borsa. Rispetto a quanto inizialmente ventilato, ha “ridimensionato” la richiesta: chiede tra 10,25 e 11,5 euro per azione, fatto che valorizza la società tra 950 e 1,1 miliardi di dollari (si parlava di 2 miliardi di dollari). È comunque tanto: non sottoscrivere queste azioni. 

     

    Teva infiamma il settore farmaceutico

    Progresso dello 0,7% per il settore farmaceutico, dove, però spicca il +16,8% di Teva Pharma (18,10 Usd; Isin US8816242098). Due i motivi alla base di questo risultato. Primo: la società ha finalmente trovato un nuovo “capitano d’azienda”. Si tratta di una persona che lavora da trent’anni nel settore e che ha guidato i laboratori danesi Novo Nordisq e Lundbeck. Secondo: la società sta andando avanti con il piano di dismissioni – ha annunciato la chiusura dell’accordo per la vendita della controllata Paragard. Le notizie sono sicuramente positive, ma preferiamo mantenere un consiglio prudente, visto che il piano di cessioni è ambizioso e che i nuovi vertici non hanno ancora dato dettagli sull’orientamento strategico. Limitati a mantenere le azioni che già hai, ma non comprarne di nuove.

     

    Londra maglia nera

    Tra le Borse europee si è distinta negativamente quella di Londra, calata del 2,2%. La ragione principale del calo va cercata nei dati sull’inflazione (la corsa dei prezzi), salita più del previsto. Questo rende più probabile un rialzo dei tassi d’interesse da parte della Banca centrale britannica e ha, quindi, spinto la sterlina a recuperare terreno nei confronti dell’euro (+3,6%). Non è il massimo per le tante società del listino che vivono di esportazioni. A questo si è aggiunta la bomba fatta esplodere nella metro di Londra che, nella giornata di venerdì 15, ha acuito la tensione già presente sul mercato. Per ora non ci spaventiamo: confermiamo il peso della Borsa inglese in portafoglio (20%) e i consigli d’acquisto su Vodafone (206,45 pence; Isin GB00BH4HKS39), scesa in settimana del 3,4%, e Rio Tinto (3.452,5 pence; Isin GB0007188757), scesa del 4,1%. 

    La Borsa brasiliana ha guadagnato il 3,7% nonostante le nuove accuse contro il presidente Temer nell’inchiesta sulla corruzione. Evidentemente il mercato non crede, per ora, che questo possa portare a un cambio nella guida del Paese (il real ha ceduto solo lo 0,3% nei confronti dell’euro). Se sei un investitore prudente, non investire sulla Borsa brasiliana. Altrimenti, dedicaci il 5% del tuo portafoglio.

    Risposte per te

    @Gianfranco La normativa sulla fiscalità degli Etf è cambiata da aprile 2014. Da allora non c’è alcun modo di compensare le plusvalenze ottenute su Etf con minusvalenze pregresse, nemmeno parzialmente.

    @Nicola Le variazioni dell’Etfs gold bullion sono corrette: seguono l’andamento dell’oro, ma risentono anche al tasso di cambio euro/dollaro. Se l’oro sale dell’1% e il dollaro perde l’1%, l’Etf resta fermo in Borsa.

    @Rosanna Il certificate 7x short che usavi con codice Isin DE000SG409N9 è ancora quotato. A seguito del raggruppamento di luglio, però, il suo codice Isin è diventato DE000SG2QNU4.

     

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Informazioni chiave

Carta d'identità

Massimo degli ultimi 12 mesi 133,60 USD
Minimo degli ultimi 12 mesi 103,04 USD
ISIN US1667641005
Borsa New York
Beta 0,97
Volatilità 19,04 %
Numero di azioni 1.895.002.000
Capitalizzazione di Borsa (in miliardi) 234,64 USD
Settore Energia e servizi alle collettività
Volume delle transazioni (media giornaliera, in migliaia) 662.575 USD
Punteggio corporate governance 5

Indici chiave per azione (USD)

2018 (e) 2017 (e) 2016 2015
Dividendo 4,35 4,32 4,29 4,28
Utile corrente 4,70 4,88 -0,27 2,46
Utile netto 4,70 4,88 -0,27 2,46
Cash Flow corrente 12,00 14,00 9,12 13,42
Cash Flow netto 13,00 14,00 10,04 13,42
EBIT 5,70 4,20 -1,05 2,59
EBITDA 14,70 13,20 9,34 13,85
Patrimonio netto 77,85 77,50 76,95 81,11
Patrimonio netto tangibile 75,30 75,00 74,53 78,67

Rendimento in euro

Chevron Stoxx Europe 600 S&P 500
Rendimento ultimi 3 mesi -6,02 % -4,23 % -4,27 %
Rendimento ultimi 6 mesi 1,65 % -2,48 % 0,62 %
Rendimento ultimo anno 5,36 % 1,46 % -0,04 %
Rendimento ultimi 5 anni 6,62 % 6,12 % 13,18 %

Indici finanziari della società

2017 (e) 2016 2015 2014
Pay out - - 174,30 % 41,06 %
Current ratio - 0,93 1,34 1,32
ROE - -1,53 % 3,00 % 12,41 %
ROE netto - -0,34 % 3,00 % 12,41 %
Margine lordo - - - -
Margine netto - -0,38 % 3,40 % 9,43 %
EBIT margin - -1,71 % 3,50 % 11,77 %
EBITDA margin - 15,29 % 18,69 % 19,96 %
Tax rate - - 2,73 % 38,11 %
Gearing - 19,22 14,63 9,58
Patrimonio netto / totale attivo - 56,41 % 57,83 % 58,71 %

Dati di Borsa per azione

2018 (e) 2017 (e)
Rendimento da dividendo 3,51 % 3,49 %
Prezzo/utile corrente 26,34 25,37
Prezzo/cash flow corrente 10,32 8,84
Prezzo/patrimonio netto 1,59 1,60
Prezzo/patrimonio netto tangibile 1,64 1,65
Prezzo per valore patrimoniale netto - -
Rendimento a lungo termine 7,25 % -

(e) : stima

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