Deutsche Telekom

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Articoli

  • Analisi
    Deutsche Telekom: a piccoli passi 17 giorni fa - venerdì 1 giugno 2018
    Deutsche Telekom si aspetta solo una debole crescita dei risultati da qui al 2021; l’annuncio, tuttavia, non sorprende più di tanto.
     
     
     
     

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  • Analisi
    Deutsche Telekom: punta a rafforzarsi negli Usa un mese fa - lunedì 7 maggio 2018
    Riuscirà a fondersi con Sprint?

    Prezzo di riferimento al momento dell’analisi (04/05/18): 14,47 euro

    Consiglio: Mantieni

     

    Dopo anni di trattative, T-Mobile (terza società più importante del settore delle telecom negli Usa) e Sprint (quarta società nelle telecom negli Usa) hanno raggiunto un accordo per fondersi. La prima acquisirà la seconda tramite uno scambio di azioni: al termine dell’operazione (perfezionamento atteso nel 1° semestre 2019), Deutsche Telekom (Isin DE0005557508), che controlla T-Mobile, avrà il controllo sul 42% del capitale della nuova entità che, con 127 milioni di utenti, potrà sfidare i due leader del settore AT&T e Verizon e affrontare meglio i costosi investimenti per il 5G. Tuttavia, il progetto non è privo di ostacoli: c’è il rischio che non venga approvato dalle autorità sulla concorrenza o che vengano imposti paletti tali da ridurre drasticamente le sinergie attese e l’interesse dell’operazione. Se il progetto andrà in porto, Deutsche Telekom si rafforzerà ancora negli Usa (48% del fatturato nel 2017). L’operazione, però, avrà un impatto positivo sui suoi conti dopo 3 anni. Quindi, se la fusione dovesse fallire, non sarebbe un dramma per il colosso tedesco: mantieni, se le hai, le azioni Deutsche Telecom.

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  • Analisi
    Sorrisi a denti stretti: la settimana delle Borse 4 mesi fa - lunedì 29 gennaio 2018
    New York col suo +2,2% è stata una delle Borse migliori della settimana. Considerando il calo del dollaro nei confronti dell’euro (-1,5%), il risultato è meno scintillante. Le Borse dell’eurozona sono comunque andate peggio (invariate), Milano si è difesa: +0,5%. 

    Variazioni settimanali su prezzi al 26/01/18

     

    Le Borse sono state spiazzate da notizie contrastanti sul futuro dell’economia globale: da un lato, il Fondo monetario internazionale ha alzato dello 0,2% le stime di crescita per il 2018 e il 2019, dall’altro, i venti di protezionismo negli Usa – imposti dazi sulle importazioni di prodotti dall’estero – rappresentano un possibile freno alla crescita economica. Per questo i mercati hanno preferito concentrarsi sulle poche “certezze” arrivate dai conti societari. Buone le notizie giunte da alcuni titoli farmaceutici. Le Novartis (87,74 franchi; Isin CH0012005267), per esempio, sono salite del 5,2%. I risultati del 2017 hanno mostrato ricavi in crescita dell’1%, nonostante la concorrenza dei farmaci generici, e utili in salita del 16%. Abbiamo ritoccato al rialzo le stime sull’utile per azione da 3,30 a 3,65 franchi per il 2018 e da 3,65 a 4 franchi per il 2019, ma il titolo resta solo correttamente valutato. Mantieni. Le Abbott (63,42 Usd; Isin US0028241000), invece, sono salite del 6,9%. Le acquisizioni di St. Jude Medical e Alere hanno fatto sì che, nel 4° trimestre 2017, i ricavi siano saliti del 42% (più del previsto) rispetto allo stesso periodo del 2016. La divisione legata alla nutrizione, però, ha mostrato difficoltà a causa di condizioni di mercato difficili in Cina. Queste ultime ci preoccupano: se non l’hai ancora fatto, questo è un buon momento per vendere le Abbott e incassare i guadagni. Tra le azioni meno brillanti del settore farmaceutico, ci sono state le Sanofi (73,48 euro; Isin FR0000120578): il mercato non ha gradito la decisione della società di spendere circa 9 miliardi di euro per comprare l’americana Bioverativ. L’operazione, però, dovrebbe portare comunque qualche beneficio ai conti di Sanofi. Mantieni.

     

    Tecnologici tra luci e ombre

    Settimana meno brillante per i titoli della tecnologia: quelli dei produttori di microchip, per esempio, in media si sono fermati a +1,2%. A pesare c’è stato il calo del 2,7% registrato dalle Texas Instruments (113,69 Usd; Isin US8825081040). Il gruppo ha preannunciato per questo primo trimestre del 2018 una crescita dei ricavi di circa il 7%: visto che il 2017 si è chiuso con una crescita del 12%, il mercato è rimasto deluso e ha approfittato per portare a casa un po’ di guadagni fatti sul titolo. Le azioni IBM, nel 2017, sono salite di poco più del 40%. È il doppio di quanto è salita, nel suo complesso, la Borsa Usa. Non ci spaventiamo: le prospettive annunciate sono tutto sommato in linea con le nostre aspettative. Inoltre, gli utili dovrebbero essere aiutati dalla riforma fiscale. Il titolo resta correttamente valutato. Se hai le azioni, mantienile. Continua, invece, il recupero delle Intel (50,08 Usd; Isin US4581401001) dopo i cali di inizio anno legati all’allarme sicurezza sui suoi microchip. In settimana il titolo ha messo su l’11,7% dopo che il gruppo ha, da un lato, annunciato di aver chiuso il 2017 con ricavi in crescita del 4% (il mercato si aspettava qualcosa di meno) e, dall’altro, ha promesso l’arrivo di nuovi microchip, più sicuri, già entro la fine dell’anno. Siamo ottimisti: acquista. Nel settore tecnologico, continua la corsa delle Amazon (1.402,05 Usd; Isin US0231351067), salite su nuovi massimi storici dopo l’apertura del primo supermercato senza casse. La scommessa sul fatto che questa società continuerà a rivoluzionarci la vita resta valida (per i termini vedi Altroconsumo Finanza n° 1243).

     

    Linea bollente

    Tra i titoli che si sono comportati particolarmente bene in settimana, vanno segnalati quelli della telefonia (+2,4% medio). A dare pepe al settore ci sono state le rivelazioni sulla trattativa, tenutasi a fine 2017, per un possibile acquisto della francese Orange (14,85 euro; Isin FR0000133308) da parte della tedesca Deutsche Telekom (14,64 euro; Isin DE0005557508). Alla fine non se ne è fatto nulla – i francesi volevano più peso dopo la fusione – ma la notizia ha ravvivato la possibilità che si possano vedere operazioni di questo tipo nel settore in un prossimo futuro. Le Orange e le Deutsche Telekom hanno chiuso la settimana, rispettivamente, in rialzo del 2,7% e dell’1,2% e sono ancora da mantenere. Una spinta al settore l’hanno data anche le Verizon (54,72 Usd; Isin US92343V1044), salite del 5,4% dopo la presentazione dei conti del 2017. Questi, in realtà, non hanno riservato grandi sorprese: nel 2018 ricavi e utili dovrebbero crescere al massimo del 5% – il debito elevato non permette alla società di fare shopping per sostenere la crescita. Le Verizion sono correttamente valutate. Mantieni.

     

    offerta di azioni unicredit

    Altra buona settimana per le azioni bancarie (+3,3%, in particolare, per quelle europee). Le Unicredit (17,95 euro) sono salite del 3,2%. Il titolo resta conveniente, ma non vale la pena aderire all’offerta in corso in questi giorni (ti sono stati caricati in portafoglio dei diritti d’opzione). È un’operazione formale, più che di sostanza: è offerto solo lo 0,25% delle azioni del gruppo e non è un aumento di capitale – sono le azioni che sono state restituite quando è stata data agli azionisti la possibilità di recedere (vedi Altroconsumo Finanza n° 1249). Il prezzo di sottoscrizione è di 16,34 euro, circa il 9% in meno del prezzo di Borsa attuale, ma puoi sottoscrivere solo 1 azione ogni 352 che hai già. Se non hai capitali enormi, potrai acquistare solo una o due azioni: visto che spesso le banche prevedono costi per operazioni sul capitale, non ne vale la pena – rischi di pagare molto più di quello che risparmi (è 1,6 circa euro per azione). Non far nulla e fai scadere i diritti. Se proprio vuoi comprare altre azioni Unicredit, fallo in Borsa. 

    L’offerta delle azioni Unicredit termina il 21 febbraio (se comunque decidi di aderire all'offerta in opzione, le tempistiche con la tua banca potrebbero essere più stringenti).

    Anche le azioni Intesa (3,16 euro) sono salite in settimana (+2,3%). Come le Unicredit restano convenienti e quindi da acquistare. Secondo noi, però, l’investimento complessivo in Intesa e Unicredit non dovrebbe superare il 5% del valore totale del tuo portafoglio. 

    Risposte per te

    @Ivo Intesa dovrebbe staccare il dividendo il 21 maggio, per Unicredit la data non è nota. Non si compra un’azione prima del dividendo per rivenderla subito dopo.

    @Paolo solo i dividendi delle azioni estere sono tassati due volte (anche se li acquisti su Borsa Italiana). I rialzi di prezzo (le plusvalenze) sono tassati solo in Italia.

    @Roberto in regime amministrato, anche per conti ugualmente intestati, non puoi usare le minusvalenze su banca A per compensare le plusvalenze su banca B.

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  • Analisi
    Deutsche Telekom: shopping in Austria 5 mesi fa - lunedì 22 gennaio 2018
    L’acquisizione del primo operatore austriaco via cavo rappresenta un’operazione marginale per il gigante tedesco. 

    Prezzo al momento dell'analisi (19/01/2018): 14,46 euro

    Confermiamo le stime sugli utili. Anche se da tre anni non ha una tendenza chiara, il titolo resta correttamente valutato e offre dividendi interessanti.

    Consiglio: mantieni

    L’acquisizione di UPC Austria per 1,9 miliardi di euro, un prezzo che riteniamo corretto, rappresenta solo una piccola operazione per Deutsche Telekom (Isin DE0005557508) e non basterà certo a rilanciarne i risultati in Europa (l’Austria genera meno del 2% degli utili industriali). In Germania (38% degli utili industriali) il gruppo accusa il rafforzamento della concorrenza (acquisizione di E-Plus da parte di Telefonica nel 2014) e fatica a ridurre i costi a causa del peso dello Stato tedesco nel suo capitale (32%) e dello statuto privilegiato dei dipendenti più anziani. Negli Usa (40% del risultato industriale) se la cava meglio, ma resta alle spalle di AT&T e Verizon e il calo del dollaro riduce il contributo della controllata T-Mobile US. Il dividendo resta, comunque, generoso (rendimento lordo di oltre il 4%). Manteniamo le stime sull’utile per azione 2017 (0,68 euro) e 2018 (0,85 euro).

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  • Analisi
    Tra trionfo e tragedia: la settimana delle Borse 9 mesi fa - lunedì 25 settembre 2017
    Bilanci quasi invariati per i listini azionari: New York ha chiuso a +0,1%, le Borse europee, in media, a +0,8%. L’avvio di questa settimana è stato relativamente tranquillo: l’esito delle elezioni tedesche sembra non spaventare i mercati. 

    Variazioni settimanali su prezzi al 22/09/17 

     

    Bene i titoli bancari americani

    La riunione della Banca centrale Usa era uno degli appuntamenti più attesi della settimana appena finita. Da un lato, l’autorità monetaria ha confermato che da ottobre inizierà la riduzione del doping di liquidità – per i dettagli vedi pagina 11 – dall’altro, però, ha lasciato intendere che la stretta monetaria, in termini di rialzo dei tassi d’interesse, potrebbe essere più lenta di quanto preventivato. Bastone e carota: l’effetto finale sulle Borse è stato sostanzialmente limitato – spavento all’inizio sulla notizia della riduzione del doping, sospiro di sollievo dopo. In ogni caso, un rialzo dei tassi d’interesse a dicembre è ancora probabile: per questo, i vincitori della settimana sono stati i titoli americani del settore bancario, saliti, in media, del 3,5% – i loro margini di guadagno, in questi anni di tassi d’interesse bassi, si sono progressivamente ridotti. Bank of America (25,02 Usd; Isin US0605051046), col suo +2,6% settimanale, si è riportata sui massimi degli ultimi cinque anni. Il titolo, però, è ancora correttamente valutato: mantieni. Positivo anche l’andamento dei titoli Usa del settore assicurativo (+1%), nonostante i nuovi uragani nell’Atlantico. Tra i titoli del settore assicurativo si è distinto Axa (24,96 euro; Isin FR0000120628), salito dell’1,6% sulle voci di novità sulle attività di gestione patrimoniale – fusione con quelle di Natixis o cessione a Bnp Paribas. Sono voci che non ci dispiacciono: confermiamo il consiglio sul titolo. Acquista.

     

    Banche europee: occhi sulla questione commerzbank

    Anche le azioni bancarie europee sono salite (+1,4%), ma qui da noi l’attenzione si è concentrata sul destino di Commerzbank (11,17 euro; Isin DE000CBK1001). A metà settimana si è, infatti, diffusa la voce che il governo tedesco stesse per vendere il pacchetto di azioni Commerzbank che ha in mano. Tra i pretendenti si è parlato di Unicredit (17,81 euro) e il mercato non l’ha presa bene, facendo perdere al titolo il 2,2% nella sola giornata di mercoledì 20 – Commerzbank è una banca in difficoltà, che ha chiuso il primo semestre in perdita e che licenzierà diecimila persone. Poi, però, il Tesoro tedesco ha smentito di avere allo studio una vendita (almeno per ora) e le azioni Unicredit hanno ripreso fiato, tanto da chiudere la settimana con un +1%. Non ci aspettiamo che Unicredit si butti in un’operazione di questo tipo: confermiamo il consiglio. Acquista. Non speculare su Commerzbank: dopo il +4% settimanale, la corsa rischia di sgonfiarsi, soprattutto se il governo tedesco la tirerà per le lunghe con la vendita. Considerata la situazione della banca, il gioco non vale la candela.  

     

    Titoli tecnologici in affanno per colpa di apple

    Tra le azioni peggiori della settimana ci sono state, invece, quelle del settore tecnologico – l’indice Nasdaq, che ne include tante, ha perso lo 0,3%. A condizionarle c’è stato il -5% di Apple (151,89 Usd; Isin US0378331005): indiscrezioni parlano di ordini ben sotto le attese per il telefonino iPhone8. Inoltre, il nuovo orologio intelligente Watch Series 3 ha ancora problemi di connessione, a pochissimi giorni dal lancio. Non solo buone notizie, visto che il mercato aveva puntato molto sul successo di questi prodotti. Al più, le azioni Apple sono da mantenere (se sei un investitore prudente, vendile assieme a tutte le altre azioni americane). Tra i titoli tecnologici, spicca il +0,9% di Alphabet A (943,26 Usd; Isin US02079K3059) dopo che la società ha deciso di acquistare una parte delle attività del produttore di smartphone HTC. L’operazione dovrebbe permettere ad Alphabet di sfidare ancor più Apple – anche se per vedere gli impatti dell’acquisizione ci vorrà del tempo. Mantieni le Alphabet.

     

    Ondata di fusioni nella telefonia?

    A proposito di telefoni, il settore delle telecomunicazioni è stato tra i più vivaci della settimana (il bilancio finale medio è di un +0,8%). Sono, infatti, ripartite le discussioni per una fusione tra gli operatori americani Sprint e T-mobile: se l’operazione dovesse andare in porto, Deutsche Telekom (15,55 euro; Isin DE0005557508) potrebbe emergere come il principale azionista del nuovo gruppo. Le azioni del colosso tedesco hanno chiuso la settimana a +3,8%: se le hai in mano, mantienile, altrimenti non le comprare. Per ora la prospettiva di un nuovo colosso con cui concorrere, non ha penalizzato i due principali operatori di telefonia negli Usa: le azioni AT&T (38,59 Usd; Isin US00206R1023) e le azioni Verizon (49,90 Usd; Isin US92343V1044) hanno chiuso la settimana, rispettivamente, a +4% e a +4,3%. Che siano nell’aria fusioni e acquisizioni anche per questi due colossi? Per ora lo escludiamo: limitati a mantenere le azioni AT&T e Verizon che hai già in mano, ma non comprarne di nuove. Speriamo che queste grandi manovre “sveglino” un po’ anche Telefónica (9,05 euro; Isin ES0178430E18): da tempo ragiona sulla cessione della controllata inglese O2, ma finora non ha concretizzato nulla. L’operazione farebbe bene al gruppo e questo potrebbe essere il momento giusto per portarla in porto. Le azioni Telefonica hanno chiuso la settimana a -0,5% e sono convenienti. Acquista.

     

    Venti di guerra

    Le Borse sono state anche ostaggio delle minacce di guerra in Corea del Nord, acuitesi dopo il discorso del presidente Trump alle Nazioni Unite. Per ora non ci sono particolari reazioni scomposte, ma la tensione è strisciante. Lo dimostra il progresso del 2,4% registrato dai titoli della Difesa. Tra questi, ha spiccato Bae Systems (632 pence; Isin GB0002634946), che ha chiuso in rialzo del 6% grazie all’importante commessa in arrivo dal Qatar (dove ci sono altri venti di guerra). Il titolo in estate aveva sofferto un po’ per la debolezza del dollaro Usa (i risultati fatti oltreoceano pesano meno), un po’ per il rischio di essere esclusa da possibili gare causa l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, ma secondo noi resta conveniente

    Madrid, tra le Piazze europee, è stata tra le peggiori della settimana, chiudendo a +0,1%. Milano, invece, è stata tra le migliori, chiudendo a +1,4%. La Borsa di Londra ha chiuso la settimana a +1,3%.

     

    Risposte per te

    @Alessandro Il 14 novembre è previsto lo stacco di un’altra fettina (0,25 euro per azione) del dividendo 2017 di Oriflame. Il pagamento dovrebbe partire già pochi giorni dopo (previsto per il 23 novembre).

    @Piero Il prezzo di Nation Grid è di 944,1 pence (indicati anche come GBp, con la p piccola). 100 pence fanno una sterlina: la tua banca può indicarti il prezzo come 9,441 GBP (sterline, con la P grande).

    @Pietro Xerox ha effettuato un raggruppamento azionario lo scorso 15 giugno (1 azione nuova per ogni 4 possedute). In tale occasione il codice Isin è cambiato da US9841211033 a US9841216081.

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Informazioni chiave

Carta d'identità

Massimo degli ultimi 12 mesi 16,92 EUR
Minimo degli ultimi 12 mesi 12,85 EUR
ISIN DE0005557508
Borsa Francoforte
Beta 0,79
Volatilità 22,43 %
Numero di azioni 4.761.457.000
Capitalizzazione di Borsa (in miliardi) 65,47 EUR
Settore Telecomunicazioni
Volume delle transazioni (media giornaliera, in migliaia) 759 EUR
Punteggio corporate governance 5

Indici chiave per azione (EUR)

2018 (e) 2017 2016 2015
Dividendo 0,70 0,65 0,60 0,55
Utile corrente 0,85 0,74 0,58 0,71
Utile netto 0,85 0,74 0,58 0,71
Cash Flow corrente 3,48 2,65 3,08 3,03
Cash Flow netto 3,48 2,65 3,08 3,03
EBIT 1,96 2,00 1,98 1,54
EBITDA 4,92 5,10 4,87 4,04
Patrimonio netto 6,04 5,83 5,69 5,86
Patrimonio netto tangibile 3,43 3,25 2,62 2,64

Rendimento in euro

Deutsche Telekom Stoxx Europe 600 S&P 500
Rendimento ultimi 3 mesi 9,61 % 3,25 % 7,30 %
Rendimento ultimi 6 mesi -4,48 % 0,24 % 5,21 %
Rendimento ultimo anno -12,19 % 0,80 % 9,69 %
Rendimento ultimi 5 anni 13,53 % 5,97 % 14,43 %

Indici finanziari della società

2017 2016 2015 2014
Pay out 89,05 % 104,45 % 77,50 % 44,12 %
Current ratio 0,75 0,80 0,96 1,06
ROE 12,52 % 10,09 % 12,11 % 12,11 %
ROE netto 12,52 % 10,09 % 12,11 % 12,11 %
Margine lordo 49,08 % 49,27 % 39,37 % 38,49 %
Margine netto 7,41 % 4,25 % 5,06 % 5,18 %
EBIT margin 12,52 % 12,54 % 10,15 % 11,57 %
EBITDA margin 31,98 % 30,84 % 26,56 % 28,44 %
Tax rate -11,17 % 31,74 % 26,71 % 25,43 %
Gearing 128,95 138,69 133,60 129,67
Patrimonio netto / totale attivo 27,87 % 24,28 % 24,76 % 25,34 %

Dati di Borsa per azione

2018 (e) 2017
Rendimento da dividendo 5,09 % 4,73 %
Prezzo/utile corrente 16,18 18,68
Prezzo/cash flow corrente 3,95 5,18
Prezzo/patrimonio netto 2,28 2,36
Prezzo/patrimonio netto tangibile 4,01 4,23
Prezzo per valore patrimoniale netto - -
Rendimento a lungo termine 6,27 % -

(e) : stima

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