Diageo

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Come valutiamo le azioni
Analisi sul titolo

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    Bevi (e investi) responsabilmente 3 mesi fa - venerdì 8 marzo 2019
    Dice Papa Francesco: “… ci può essere vera gioia anche in un brindisi per una ricorrenza o un traguardo di un amico.” Anche in quaresima. Investire nel settore del vino fa bene anche al portafoglio? Ecco cosa ne pensiamo.
    Vino

    Vino

    Hai due modi per investire sul vino. Primo: compri bottiglie pregiate (o quote di fondi comuni che comprano bottiglie pregiate) sperando in un loro apprezzamento nel tempo. Secondo: investi in azioni di società vinicole.

    Non riempirti la cantina di bottiglie pregiate

    Ti sconsigliamo il primo modo di investire sul vino per diverse ragioni. Primo: un mercato ufficiale del vino, come quello dell’oro o di altre materie prime quotate anche a Piazza Affari, non esiste. Se compri direttamente le bottiglie, ti devi affidare al prezzo che di volta in volta ti fanno gli esperti o i compratori che hai davanti. Se non sei esperto del ramo, il rischio di perderci è alto. Secondo: non ti far ingolosire dai rendimenti roboanti vantati da chi cerca di venderti quote di fondi che investono in bottiglie pregiate. Come vedi nel grafico Anche un Bordeaux può andare in aceto non è affatto vero che il prezzo del vino tende a salire sempre.

    Anche un Bordeaux può andare all’aceto

     

    La linea in grassetto (scala sinistra; in euro) rappresenta l’andamento medio del prezzo di 100 vini di gran pregio, soprattutto francesi. La linea sottile (scala desta; in euro e dividendi inclusi) rappresenta l’andamento medio delle Borse mondiali sullo stesso arco di tempo. Le oscillazioni non sono così dissimili.  

     

    I prezzi medi delle bottiglie pregiate sono ancora sotto i massimi del 2011 e le oscillazioni dei loro prezzi sono paragonabili a quelle delle Borse mondiali. Terzo: ricorda che questi fondi d’investimento in vino sono spesso in paradisi fiscali e hai poco controllo su quello che i manager effettivamente fanno – diversi sono falliti nel corso degli anni. Inoltre, prevedono spese elevate (di solito 5% per la sottoscrizione e intorno al 2% all’anno per la gestione), minimi di ingresso superiori ai 10.000 euro e tante complicazioni fiscali – nel caso tu riesca a vendere e avere anche dei guadagni. Vedi tu.

    Nel 2014 il fondo Bordeaux Fine Wines è stato chiuso dalle autorità britanniche: il vino in realtà non c’era – i soldi il manager li aveva spesi per comprarsi jet e ville private vedi http://bit.ly/winefraud – e chi chiedeva di vendere le quote non poteva avere i soldi indietro.

    Cantine piccole e poco scambiate

    Il secondo modo per investire in vino ci piace di più: diventi socio di chi il vino lo fa e poi lo vende sul mercato, con bilanci pubblici e prezzi delle azioni sempre quotati in Borsa. Peccato, però, che investire sui produttori di vino non sia semplice. In primo luogo, le società sono normalmente piccole e poco scambiate in Borsa. Pensa a Italian Wine Brands (10,8 euro), società quotata a Piazza Affari che produce vini in Italia e li vende soprattutto all’estero. La società, dopo una piccola scivolata nel 2018, dovrebbe ripartire a crescere a buon ritmo e le sue azioni hanno ottimi indicatori di convenienza, tra i migliori in assoluto del settore. Le sue azioni, però, sono talmente poco scambiate che rischiano di non beneficiarne: in alcune giornate ci sono scambi per meno di 3.000 euro. Basta che qualcuno faccia un medio/piccolo ordine di vendita o di acquisto per far sprofondare o schizzare il titolo, facendoti rimanere col cerino in mano. Anche comprare le società più grandi e più scambiate, però, non è semplice.

    Italian Wine Brand offre un rendimento da dividendo del 4,4% annuo lordo (rispetto al 3% medio del settore) e un rapporto tra prezzo e valore contabile di 0,8 (la media è 4,6) – è come il prezzo al chilo delle mele, più è basso più, se non marce, sono convenienti.

    Quella con gli indicatori di convenienza migliori si chiama Treasury Wine Estate (15,75 Aud; Isin AU000000TWE9), australiana che vende vini in tutto il mondo e che dovrebbe vedere nei prossimi tre anni i ricavi crescere del 10% medio all’anno e gli utili di circa il 20%. Peccato, però, che l’azione sia quotata solo sulla Borsa di Sydney – la trattazione sullo Xetra tedesco è stata ritirata e sullo storico listino di Francoforte praticamente non ci sono scambi. È quasi impossibile da comprare col trading online, mentre farlo allo sportello comporta costi elevati (con Intesa Sanpaolo, per esempio, acquistare 2.000 euro di questa azione costa 74 euro solo di commissioni, il 3,7%).

    Treasury Wine Estate offre un rendimento da dividendo del 3% annuo lordo (come la media) e un rapporto tra prezzo e valore contabile di 2,9 (la media è 4,6). Il rapporto tra debiti e utile industriale è di 1 contro il 2,5 del settore – quindi poco indebitata.

    Non solo vino

    Per trovare qualcosa di acquistabile bisogna, quindi, allargare il campo a chi non solo fa vino, ma anche superalcolici. Nella tabella Alla salute! abbiamo riportato le cinque società “acquistabili” del settore con alcuni spunti di valutazione. Nel gruppo, secondo noi, la migliore è la britannica Diageo (3.047 pence; Isin GB0002374006) che conosci bene perché l’abbiamo inserita nella nostra lista delle azioni che “salgono sempre”. E, in effetti, fin qui è andata bene, visto che viaggia oggi su nuovi massimi storici – da inizio 2017, per esempio, in euro e dividendi inclusi ha guadagnato il 53% contro il 39% delle altre società del settore e il 10% di Londra. Se credi che il passato ci dica tutto del futuro di un titolo è ancora da comprare. Ma è una scommessa: gli indicatori di convenienza, pur essendo i migliori della cinquina, sono peggiori sia di quelli medi delle società del settore di vini e superalcolici, sia di quelli medi delle azioni mondiali. Insomma, per il buon padre di famiglia non sono azioni da comprare ora. Al più, mantieni. 

    ALLA SALUTE!

    Società

    Prezzo

    Prezzo/utile

    Rendimento da dividendo

    Prezzo/valore contabile

    Prezzo/cash flow

    Brown-Forman

    49,77 usd

    28

    1,4%

    12,8

    33

    Campari

    7,92 eur

    30

    0,6%

    3,8

    27

    Diageo

    3.047 pence

    23

    2,4%

    5,8

    22

    Pernod Ricard

    156,05 eur

    23

    2%

    2,5

    22

    Remy Cointreau

    117,4 eur

    31

    1,6%

    3,7

    31

    Media azioni vino e distillati

    22

    3%

    4,6

    21

    Media azioni mondiali

    15

    2,6%

    2,1

    9

     

    No al fondo, sì all’Etf che mangia e beve

    Posto che comprare in autonomia le singole azioni delle società vinicole (e di superalcolici) è difficile o poco conveniente, c’è a disposizione un fondo o un Etf che lo faccia al posto nostro? Sì, si chiama March vini catena A (16,96 euro; Isin LU0566417696). Investe in aziende vinicole (c’è la Treasury Wine Estate), in società che fanno superalcolici (c’è Diageo) e in aziende collegate al settore vino (c’è anche chi fa le bottiglie di vetro). Purtroppo, però, questo mix non funziona molto bene: il fondo negli ultimi anni ha fatto peggio del settore vini e alcolici che promette di seguire (vedi grafico Una cantina non proprio eccellente).

    Una cantina non proprio eccellente

    Una cantina non proprio eccellente

    Il fondo March vina catena (grassetto; base 100) dal momento della sua quotazione (a fine 2011) si è comportato peggio della media delle azioni delle società che fanno vini e superalcolici (linea sottile). Le azioni Diageo (linea di peso intermedio) sono state, invece, più vicine al settore – dopo la debolezza per l’esito del referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, negli ultimi anni si sono comportate anche meglio delle azioni delle colleghe.

     

    Applicando la nostra metodologia di valutazione dei fondi si aggiudica una stella, il voto peggiore in assoluto. Non te lo consigliamo. Alla fine l’unica alternativa reale per un buon padre di famiglia è estendere l’investimento a tutto il settore delle bevande (alcoliche e non) e del cibo. Negli ultimi anni è stato un settore un po’ meno pimpante di quello delle bevande alcoliche – dal 2012 è salito di circa il 100% contro il 170% del settore dei soli vini (comunque ha fatto meglio del fondo March vini catena che sullo stesso periodo è salito del 65%) – ma resta comunque uno dei migliori in cui investire, soprattutto in momenti di maretta dei mercati. Il modo migliore per farlo è comprare l’Etf Lyxor Stoxx Europe 600 Food & Beverage (80,81 euro; Isin LU1834985845): costa poco (0,3% all’anno), è molto scambiato, lo compri facilmente in Borsa a Milano anche tramite la tua attuale banca al costo di acquisto di un’azione (lo 0,2% di commissioni via internet) e hai la certezza di replicare l’andamento medio delle azioni del settore – dal 2011 è salito del 100% circa. 

    Campari: incassa il 68%

    Campari (7,92 euro) ha pubblicato conti del 2018 che sono stati sotto le attese. Il titolo in settimana ha perso il 5,8%, ma non è ancora conveniente. Il buon padre di famiglia mantenga. Nonostante non abbia mai avuto indicatori di convenienza da capogiro, a gennaio 2017 (vedi Altroconsumo Finanza n° 1207) abbiamo consigliato una scommessa sul fatto che il mercato avrebbe comunque premiato Campari per le acquisizioni. Così è stato: da allora le azioni hanno messo su, dividendi inclusi, il 68% contro il +16% di Piazza Affari e il +34% medio delle altre azioni del settore alcolici. Visti gli ultimi risultati, è arrivato il momento di chiudere la scommessa: lo speculatore incassi i guadagni.

     

    I dati in tabella, nell’analisi e nei grafici sono nostre elaborazioni su dati forniti da Thomson Reuters (per i dati di Diageo e Campari usate nostre stime interne). Escluse le società che in prevalenza producono birra. Il cash flow è quanto denaro contante l’attività della società riesce a generare.

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  • Analisi
    Un po’ d’ossigeno 4 mesi fa - lunedì 4 febbraio 2019
    Dopo una partenza debole, le Borse hanno ritrovato ottimismo e sono riuscite a raddrizzare la settimana. In particolare, si è distinta New York, che ha archiviato un rialzo dell’1,6%. Le Borse europee, in media, hanno messo su l’1,3%. Tra queste, però, Milano ha perso l’1,2%.
     
     
     
     

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  • Analisi
    Diageo vende alcuni marchi 5 mesi fa - lunedì 14 gennaio 2019
    Diageo continua la riorganizzazione del suo portafoglio di prodotti cedendo quelli meno promettenti. È una strategia che dovrebbe favorire la crescita degli utili nel lungo periodo. 
     
     
     
     

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  • Analisi
    Diageo, vendite trainate da Asia e America Latina 9 mesi fa - lunedì 17 settembre 2018
    Diageo ha pubblicato dei solidi risultati annuali (l’anno fiscale termina il 30 giugno) e confidiamo nella sua capacità di centrare i suoi obiettivi di redditività.

    Prezzo al momento dell’analisi (14/09/2018): 2670.50 pence

    Consiglio: mantieni

    Nel 2017/18 le vendite di Diageo (Isin GB0002374006) sono salite del 5% (impatto di cessioni/acqui­sizioni escluso), trainate dalle vendite di alcoolici in America Latina (+7%) e in Asia (+9%). Anche negli Usa (+3,6%) e in Europa (+3,9%), però, le attività si sono difese. Gli sforzi fatti per migliorare la produttività hanno, inoltre, compensato l’aumento delle spese pubblicitarie. Il margine industriale (rapporto tra utili industriali e fatturato) è salito al 31,4% (elementi straordinari esclusi) rispetto al 29,9% del 2016/17 e al 28,7% del 2015/16. Il gruppo è sulla buona strada per centrare tutti gli obiettivi che si è prefissato, compreso quello di un margine industriale in crescita dell’1,75% su tre anni. Il management ha annunciato, infine, un nuovo programma di acquisto di azioni proprie per 2 miliardi di sterline. Correttamente valutato.

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  • Analisi
    Crowdfunding Brewdog: vale la pena sottoscrivere le azioni? un anno fa - lunedì 29 gennaio 2018
    Con micro collocamenti azionari tramite il suo sito internet, il birrificio inglese Brewdog ha raccolto negli ultimi mesi quasi 14 milioni di euro. Perché in tanti hanno dato fiducia all’azienda? Vale la pena diventarne azionisti? Domande che ci hanno fatto anche i colleghi di Altroconsumo… 

     Prezzi al 26/01/18

     

    Equity crowfunding…

    Rispondiamo volentieri perché la modalità con cui la Brewdog sta offrendo le sue azioni è stuzzicante: fai l’acquisto dei titoli tramite il suo sito internet, senza intermediari bancari o di Borsa, pagandoli con carta di credito (in inglese si dice che sta facendo equity crowfunding).

    A differenza dei gruppi che si quotano in Borsa, per cui sottoscrivere azioni di solito costa al minimo sui 2.500 euro, con il meccanismo di Brewdog puoi investire pochissimo: l’acquisto minimo è di due azioni, che la società ti fa pagare 23,75 sterline l’una – l’investimento minimo è, dunque, di 47,5 sterline, ai cambi attuali circa 54 euro. Anche se sottoscrivi solo due azioni, Brewdog ti offre tutta una serie di “premi”, come degli sconti sugli acquisti della sua birra – con due azioni il 10% sul suo negozio online e il 5% sugli acquisti nei suoi bar (in Italia sono a Bologna, Firenze e Roma).

     

    … un vestito antico rimesso a nuovo

    Non è nulla di nuovo: anche diverse banche popolari, da noi, negli anni scorsi “spingevano” l’acquisto delle loro azioni con la promessa di condizioni di favore… Una volta comprati i titoli, però, liberarsene diventava impresa quasi impossibile, anche se ufficialmente la banca aveva un “listino privato” di negoziazione (vedi Altroconsumo Finanza n° 1079). Anche vendere le azioni Brewdog non sarà facile: potrai farlo solo una volta all’anno, dando comunicazione alla società, che incrocerà le tue richieste di vendita con quelle di acquisto – se ci saranno.

     

    Pagheresti una birra 30 euro?

    Ma c’è di più: da un punto di vista finanziario le azioni te le stanno facendo pagare uno sproposito. Paghi circa 300 volte gli utili attesi 2018, rispetto alle 27 volte per cui paghi gli utili attesi 2018 di un concorrente quotato in Borsa come Boston Beer (189,65 Usd; Isin US1005571070, non acquistare). Saresti disposto a pagare una birra, anche ottima, 30 euro quando le altre sul mercato costano 2,7? Vedi tu. Quel valore di 300 viene fuori supponendo che la società, a fine 2018, abbia raddoppiato gli utili rispetto a quelli di fine 2016. Una crescita così sostenuta, però, non è affatto scontata: i soldi che Brewdog raccoglierà serviranno per aumentare i livelli di produzione di birra in giro per il mondo. Da un lato gli investimenti peseranno sugli utili – negli ultimi anni le vendite di birra sono aumentate del 60% all’anno, ma gli utili sono rimasti fermi – e dall’altro, con questa crescita, il birrificio potrebbe perdere quell’aura di “artigianalità” che ne ha fin qui decretato il successo.

     

    Agli amici la fanno pagare 4 volte di meno

    Non sei ancora convinto? Ascolta qua: un fondo d’investimento americano, che quindi ha avuto modo di parlare con i proprietari e di guardare a fondo la realtà aziendale, nell’aprile del 2017 ha comprato azioni della Brewdog pagandole circa 6 sterline l’una. Ora, per quanto le vendite possano essere andate bene in questi mesi, perché tu dovresti pagarle circa 4 volte di più?

     

    Solo per chi è pronto a bersi 62 litri di Punk ipa

    Infine, la società ha detto che per almeno 7 anni non pagherà dividendi e che non prevede a breve di quotarsi in Borsa. Se vuoi fare un mero investimento finanziario, le azioni Brewdog non fanno per te. Puoi valutare di acquistarle solo se ami tanto le sue birre, per lo sconto che, da azionista, hai sul loro acquisto. Considerando che un prezzo giusto per le Brewdog è di non più di 7 sterline per azione, per rientrare dal tuo investimento devi scolarti circa 62 litri di birra (se fai l’investimento minimo da 2 azioni). A quel punto, tutto quello che verrà con le azioni, sarà grasso che cola. n

     

    Beviti la birra scura di diageo

    Per un investimento finanziario sul settore della birra, l’unico titolo che vale una scommessa è Diageo (2.559 pence; Isin GB0002374006). La sua birra più famosa è la Guinness, la scura irlandese – in portafoglio Diageo ha anche diversi marchi di superalcolici. Se guardiamo alle prospettive future dell’azienda, il titolo Diageo in Borsa è solo correttamente valutato. La storia, però, dimostra che il mercato in un modo o nell’altro ha sempre premiato questa azione. Per questo l’abbiamo inserita nella lista delle “azioni che salgono sempre” (vedi AF n° 1247). Compra se vuoi scommettere che l’andamento passato di Borsa possa ripetersi in futuro.

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Informazioni chiave

Carta d'identità

Massimo degli ultimi 12 mesi 3.431,50 GBp
Minimo degli ultimi 12 mesi 2.523,50 GBp
ISIN GB0002374006
Borsa Londra
Beta 0,91
Volatilità 15,00 %
Numero di azioni 2.417.112.000
Capitalizzazione di Borsa (in miliardi) 8.273,77 GBp
Settore Alimentari e bevande
Volume delle transazioni (media giornaliera, in migliaia) 11.234.923 GBp
Punteggio corporate governance 6
Gran Bretagna

Indici chiave per azione (GBp)

2018-19 (e) 2017-18 2016-17 2015-16
Dividendo 68,60 65,30 62,20 59,20
Utile corrente 123,00 118,64 108,52 89,39
Utile netto 123,00 121,66 105,97 89,47
Cash Flow corrente 138,60 132,82 122,25 107,21
Cash Flow netto 138,60 135,84 118,90 102,39
EBIT 163,83 148,59 139,49 113,28
EBITDA 180,11 163,41 153,86 132,14
Patrimonio netto 461,22 404,88 410,39 339,84
Patrimonio netto tangibile 352,23 295,89 302,03 232,31

Rendimento in euro

Diageo Stoxx Europe 600 S&P 500
Rendimento ultimi 3 mesi 6,21 % 2,43 % 3,71 %
Rendimento ultimi 6 mesi 23,94 % 14,37 % 24,43 %
Rendimento ultimo anno 28,63 % 1,65 % 10,24 %
Rendimento ultimi 5 anni 13,86 % 2,32 % 12,27 %

Indici finanziari della società

2017-18 2016-17 2015-16 2014-15
Pay out 53,51 % 58,68 % 0,66 % 59,47 %
Current ratio 1,37 1,30 1,43 1,45
ROE 29,62 % 26,43 % 26,28 % 28,63 %
ROE netto 30,38 % 25,81 % 26,31 % 30,64 %
Margine lordo 61,90 % 61,16 % 59,46 % 57,37 %
Margine netto 25,85 % 23,00 % 22,53 % 22,82 %
EBIT margin 30,35 % 29,08 % 27,10 % 25,87 %
EBITDA margin 33,37 % 32,07 % 31,61 % 29,94 %
Tax rate 15,94 % 20,89 % 17,35 % 15,89 %
Gearing 77,61 65,61 84,82 102,93
Patrimonio netto / totale attivo 39,42 % 41,69 % 35,73 % 35,87 %

Dati di Borsa per azione

2018-19 (e) 2017-18
Rendimento da dividendo 2,00 % 1,91 %
Prezzo/utile corrente 27,83 28,85
Prezzo/cash flow corrente 24,70 25,77
Prezzo/patrimonio netto 7,42 8,45
Prezzo/patrimonio netto tangibile 9,72 11,57
Prezzo per valore patrimoniale netto - -
Rendimento a lungo termine 6,28 % -

(e) : stima

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