Eli Lilly

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Come valutiamo le azioni

Articoli

  • Analisi
    Eli Lilly: margini in crescita nel 2018 2 mesi fa - venerdì 22 dicembre 2017
    Eli Lilly ha pubblicato delle previsioni sull’utile 2018 superiori alle nostre attese. 
     
     
     
     

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  • Analisi
    Il regalo di Natale: la settimana delle Borse 2 mesi fa - lunedì 18 dicembre 2017
    È quello che il mercato sta aspettando da Trump con il varo definitivo della riforma fiscale – dovrebbe arrivare mentre stai leggendo queste righe. Nell’attesa New York ha chiuso la settimana in rialzo dello 0,9%. Meno brillanti le Borse europee, che hanno chiuso, in media, a +0,2%.  
     
     
     
     

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  • Analisi
    La festa continua: la settimana delle Borse 3 mesi fa - lunedì 30 ottobre 2017
    Il “doping” della Banca centrale europea va avanti: è la notizia che ha permesso alle Borse dell’eurozona di chiudere la settimana con un rialzo medio dell’1,3% nonostante le tensioni in Spagna. New York è rimasta al palo (+0,2%). 

    Variazioni settimanali su prezzi al 27/10/17

    Fiumi di liquidità

    La riunione della Banca centrale europea era l’evento più atteso della settimana. L’esito è stato gradito dal mercato: l’iniezione mensile di liquidità è stata dimezzata nell’importo, ma continuerà almeno per altri nove mesi in più rispetto al previsto. Insomma, il “doping” continua copioso: soldi che, in uno scenario di tassi d’interesse al lumicino, non possono che finire sulle Borse. Il risultato delle Borse europee avrebbe potuto essere più rotondo se sul finire della settimana non si fosse nuovamente acuita la tensione politica tra Madrid e Barcellona: le Borse di Spagna e Portogallo hanno chiuso a -0,2%, Milano ha seguito gli alti e bassi dei titoli bancari – bene a inizio settimana, complici anche i buoni conti di Unicredit (16,91 euro, -1,8%; acquista), male sul finire complice il calo dei titoli bancari spagnoli – e ha chiuso la settimana con un rialzo dell’1,4%. Tra le Borse migliori della settimana c’è stata Tokio, che ha chiuso in rialzo del 2,6% dopo la larga vittoria elettorale dell’attuale premier – dovrebbe continuare a spingere l’economia nipponica. Le azioni francesi hanno chiuso mediamente la settimana a +2,3% e tra queste segnaliamo il +1,3% fatto dalle Engie (14,5 euro; Isin FR0010208488): il gruppo sarebbe vicino alla vendita delle attività legata all’estrazione di gas. Sarebbe un bene. Acquista.

     

    Il ritorno di Monte Paschi

    A proposito di banche, va segnalato il ritorno alle negoziazioni, dopo 10 mesi, delle azioni Monte Paschi (4,736 euro). Se non avevi seguito il nostro consiglio di vendita e sei rimasto azionista per tutti questi mesi, ti ritrovi oggi con una perdita aggiuntiva di quasi il 70% rispetto all’ultimo prezzo prima della sospensione. Ciò nonostante, vendi: l’ingresso dello Stato non risolve i problemi della banca. Anche alcuni obbligazionisti sono ora azionisti del Monte Paschi: se ti trovi in questa situazione per te la perdita è di circa il 45%. Il consiglio, anche in questo caso, è di vendere le azioni. Non lo fare solo se in passato avevi comprato il bond tasso variabile subordinato upper tier II che aveva il codice Isin IT0004352586. Solo a te verrà fatta un’offerta che, sulla carta, potrebbe farti recuperare anche tutto quello che avevi investito. Seguici qui sul sito per le novità.

     

    New York frenata dai suoi colossi

    A condizionare l’andamento poco brillante di Wall Street sono stati, invece, alcuni conti trimestrali pubblicati da “giganti” dell’industria a stelle e strisce. Su tutti non hanno convinto quelli di General Electric (20,79 Usd; Isin US3696041033), tanto che le azioni hanno lasciato sul terreno il -12,8%. La situazione è delicata e il dividendo potrebbe essere a rischio. Ci aspettiamo, però, che i nuovi vertici disegnino una strategia incentrata su cessioni che dovrebbero rendere più profittevole la società. Ne sapremo di più tra qualche settimana, nel frattempo limitati a mantenere. L’altro colosso che ha deluso è stato AT&T (33,97 Usd, -4,4%; Isin US00206R1023) con ricavi e utili peggiori delle attese. Il risultato era nell’aria – vedi Altroconsumo Finanza n° 1240 – e ora il completamento della fusione con Time Warner (98,79 Usd, -3%; Isin US8873173038) diventa più urgente per non perdere altri clienti. L’operazione, però, resta complessa e vedremo cosa decideranno le autorità Usa: mantieni sia le AT&T, sia le Time Warner. Nessun particolare guizzo da parte delle azioni Coca Cola (46,07 Usd; Isin US1912161007): hanno chiuso la settimana in calo dello 0,7% complici gli oneri di ristrutturazione che pesano sulle prospettive dei conti a breve termine. Al più mantieni.

     

    Farmacia fanalino di coda

    A condizionare Wall Street c’è stato anche il cattivo andamento del settore farmaceutico, sceso del 3,5%. Eli Lilly (83,86 Usd; Isin US5324571083) ha mostrato conti trimestrali gravati da oneri di ristrutturazione: sono necessari per far fronte sia alla concorrenza sempre più agguerrita nel segmento della salute animale – non per nulla il gruppo sta meditando la vendita di queste attività – sia al contraccolpo dovuto alla perdita di importanti brevetti (significa che la concorrenza dei farmaci generici erode i volumi di vendita del gruppo). Stimiamo un utile netto per azione di 1,8 dollari per il 2017 e di 3,9 dollari per il 2018. Anche se le azioni hanno perso il 3,9% in settimana, secondo noi restano correttamente valutate. Anche le azioni delle case farmaceutiche europee non hanno brillato. Su tutte segnaliamo il -10,3% registrato dalle GlaxoSmithKline (1.366,5 pence; Isin GB0009252882): i vertici della società hanno dichiarato di non poter garantire che l’attuale dividendo – il rendimento è generoso, di poco inferiore al 6% annuo lordo – possa essere mantenuto dopo il 2018. Brutto segnale: secondo noi non è più il caso di mantenere queste azioni. Vendi. Nel settore farmaceutico in affanno anche la svizzera Novartis (81,05 franchi; Isin CH0012005267): la vendita della divisione Alcon potrebbe slittare al 2019. Le azioni hanno perso il 4% ma non è ancora il momento di acquistarle. Al più, mantienile.

     

    Tecnologia stanca

    Debole anche il settore tecnologico con l’indice Nasdaq in calo dell’1,1%. I conti di un produttore importante di microchip come AMD (11,84 Usd; Isin US0079031078) hanno deluso (-14,3% le azioni, non acquistare). Il problema sembra legato ai prodotti di AMD e non a una generale debolezza del mercato. Tanto che le azioni del suo grande concorrente, Intel (44,4 Usd; Isin US4581401001) sono salite del 9,8%. Restano convenienti. Acquista. Nel settore tecnologico si è distinta Alphabet (+2,8%, una volta si chiamava Google, 1.033,67 Usd; Isin US02079K3059). I conti trimestrali sono stati superiori alle attese, ma non tali da portarci a modificare il consiglio. Mantieni.

     

    Risposte per te

    @Francesco Anche se compri le Axa sulla Borsa di Milano, i dividendi saranno comunque sottoposti alla doppia tassazione: prima il 30% andrà al fisco francese, poi, su quello che resta, il 26% andrà nelle tasche del fisco italiano.

    @Pietro Il mega dividendo che hai ricevuto nel 2015 per le tue azioni Kraft non è stato un errore della banca: era il modo per “attirare” i grandi azionisti a dare l’ok alla “scalata” che poi ha portato alla creazione di Kraft Heinz.

    @Walter Compra le Rio Tinto (3.554,5 pence; Isin GB0007188757) a Londra e non su Xetra. Non è per la valuta, ma perché Xetra negli scorsi mesi ha ritirato dalle negoziazioni tanti titoli “non tedeschi” senza preavviso. Potrebbe farlo ancora.

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  • Analisi
    Sfumature di grigio: la settimana delle Borse 5 mesi fa - lunedì 11 settembre 2017
    È stata un’altra settimana poco brillante per i listini azionari: New York ha chiuso a -0,6%, le Borse europee, in media, sono rimaste piatte. In particolare, tra queste, Piazza Affari ha perso lo 0,4%, Londra ha ceduto lo 0,8%. 

    Variazioni settimanali su prezzi al 08/09/17 

    Settimana no per i bancari europei…

    L’evento centrale della settimana era la riunione della Banca centrale europea. Alla fine da quest’ultima non è emerso nulla: anzi, Draghi ha rimandato, di fatto, alla prossima riunione tutte le decisioni. Un po’ il mercato se l’aspettava, un po’ qualcuno ha iniziato a sospettare che questo “attendismo” nasconda una volontà di andare avanti con una politica monetaria “morbida” – tassi d’interesse bassi e “doping” di liquidità – a dispetto di chi in Europa, invece, chiede maggiore rigore. Meglio non dichiarare subito questa volontà, però, per non “turbare” le elezioni tedesche di fine settembre. Sarà vero? Il mercato, sotto sotto, un pochino sembra crederci: ha punito, infatti, i titoli del settore bancario europeo (-1%), che sono quelli che più avrebbero da guadagnare in caso di un rialzo dei tassi d’interesse. Questo spiega il calo settimanale dell’1,1% di Intesa Sanpaolo (2,81 euro) e del 3,3% dell’Unicredit (16,73 euro). Sono ribassi che non riteniamo preoccupanti, perciò il consiglio resta invariato: acquista.

     

    … e per tutti gli assicuratori

    Non solo i bancari europei, però, hanno sofferto in settimana. Le tragiche notizie sugli uragani negli Stati Uniti e sul terremoto in Messico hanno pesato in generale sull’andamento dei titoli degli assicuratori. In media, le azioni di chi opera soprattutto nel ramo danni hanno perso l’1,4%. Generali (14,96 euro) non poteva non risentire del generale andamento negativo del suo settore, ma si è comunque difesa lasciando sul terreno l’1%, meno dei “colleghi”: del resto, ha una presenza molto più forte in Asia, rispetto all’America, dove tra l’altro sta anche cedendo alcune delle attività. Per questo non c’è motivo di spaventarsi. Confermiamo il consiglio: acquista.

     

    Nonostante il calo di Wall Street, Procter & Gamble (92,84 Usd; Isin US7427181091) è riuscita a chiudere con un rialzo dello 0,3%. Un importante investitore contesta l’attuale management e spinge per una ristrutturazione della società. Sono parole al vento, ma tengono accesa l’attenzione del mercato sul titolo. Mantieni.

     

    Bene i petrolieri…

    Buona settimana, invece, per i titoli del settore petrolifero (+1,2%) che hanno beneficiato del rialzo del prezzo del greggio (+2,6% quello di qualità brent). Le raffinerie che erano state colpite dall’uragano Harvey in Texas – Irma colpisce la Florida, dove raffinerie non ce ne sono – stanno tornando a lavorare prima del previsto. Una notizia a favore della domanda di greggio.

    Non per nulla Exxon Mobil (78,82 Usd; Isin US30231G1022), che aveva pagato per il timore di uno stop prolungato a una delle sue raffinerie più importanti, in settimana ha ripreso fiato, facendo meglio del settore (+2,9%). Confermiamo il giudizio positivo sul titolo: acquista.

     

    … e i produttori di auto

    Buona settimana anche per i titoli del settore auto (+1,6%) dopo i dati che hanno mostrato in agosto una crescita di quasi il 5% delle vendite nell’Europa occidentale. La spinta è arrivata soprattutto da Francia, Italia e Spagna. Il progresso delle vendite in Germania si è fermato a un +3,5%, ma BMW (82,70 euro; Isin DE0005190003) è stato comunque uno dei titoli migliori del settore (+4,7%). Il motivo? A livello europeo i dati mostrano una forte crescita delle auto elettriche e BMW è pronta ad approfittarne: ha confermato che lancerà 12 modelli di auto elettriche da qui al 2025. Una concorrenza temibile e credibile per Tesla (343,40 Usd; Isin US88160R1014) che in settimana, infatti, ha perso il 3,4%. Acquista le BMW, vendi le Tesla. Nel settore auto si è distinta in negativo Ferrari (91,1 euro), calata del 6,3% dopo la bocciatura espressa dalla banca Morgan Stanley. Da tempo ti diciamo di vendere queste azioni.

     

    Fermento tra i farmaceutici

    Diverse novità hanno vivacizzato il settore farmaceutico (+1,8%). Merck (64,27 Usd; Isin US58933Y1055) ha acquistato una piccola società tedesca che si occupa di biotecnologie. L’operazione, però, darà frutti solo nel tempo: la molecola principale della società acquisita è, infatti, ancora a uno stadio di sperimentazione poco avanzato. Non per nulla la reazione del mercato è stata contenuta: le azioni Merck sono salite dello 0,7% e secondo noi restano correttamente valutate. Mantieni. Migliore il progresso di Eli Lilly (82,92 Usd; Isin US5324571083): il +3,5% è arrivato dopo che la società ha presentato un nuovo piano di ristrutturazione. Quest’ultimo ha come obiettivo quello di realizzare dal 2018 risparmi annui di costo di circa 0,48 dollari per azione (ante imposte; utile per azione stimato per il 2018 pari a 3,9 Usd) anche attraverso la riduzione di circa l’8% dei dipendenti. L’operazione genererà degli impatti negativi sul bilancio 2017, ma dovrebbe dare i suoi frutti nel lungo termine. Mantieni queste azioni. Novartis (81 franchi svizzeri), dopo 8 anni, vedrà un avvicendamento al “ponte di comando” aziendale. La notizia non ha scosso più di tanto le azioni del colosso farmaceutico, che hanno chiuso la settimana a +0,2%. Il titolo resta correttamente valutato. Mantieni.

     

    Sospiro di sollievo su Engie

    Molto buono il risultato delle utility europee (+2,4%), grazie al +4,6% di Engie (14,75 euro; Isin FR0010208488). Lo Stato francese ha venduto il 4,5% delle azioni del gruppo, con un’operazione lampo rivolta agli investitori istituzionali (banche, assicurazioni…) e che è stata effettuata a un prezzo di poco inferiore a quello di Borsa. Lo Stato avrebbe potuto vendere più azioni e a un prezzo più basso. Pericolo scampato, buona notizia. Acquista. 

     

    Risposte per te

    @Adriano È normale che per i dividendi delle azioni estere passino diversi giorni tra la data di stacco e quella di pagamento. Per esempio, l’ultimo dividendo di BP è stato staccato il 10 agosto, ma sarà messo in pagamento solo a partire dal 22 settembre.

    @Cesare Quella lanciata da Baker Mills su IBM è stata un mini-Opa come spesso se ne vedono negli Usa: il prezzo offerto era inferiore a quello di mercato del titolo. In questi casi basta non abboccare e non fare nulla: le azioni restano quotate sul mercato.

    @Giulio Il dividendo di 0,2 euro che indichiamo per PostNL è quello da noi stimato a valere sul bilancio 2017. Quello appena staccato dal titolo è solo l’acconto. Il saldo dovrebbe arrivare nel 2018, ma sulle tempistiche e sull’importo non ci sono certezze.

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  • Analisi
    Pillole dalle società quotate 6 mesi fa - venerdì 4 agosto 2017

    Ecco un commento su diverse società della nostra selezione che hanno pubblicato i conti trimestrali in questi giorni.

    Banconote dollari e euro

    Banconote dollari e euro

    Prezzi al 03/08/17

     

    Adidas (193,20 euro; Isin DE000A1EWWW0) ha messo a segno un buon secondo trimestre. I ricavi (effetti di cambio esclusi) sono saliti del 19%, mentre gli utili per azione sono saliti di circa il 14%. I conti sono stati trainati dalle vendite in Cina e negli Stati Uniti (dove la redditività è elevata). Buona anche la spinta arrivata dalle vendite online, mentre la Russia ha un po’ frenato la crescita del gruppo. I vertici si dimostrano molto ottimisti, ma noi ritocchiamo solo lievemente al rialzo le stime sull’utile per azione del 2017 (a 6 euro). Il titolo è caro. Vendi.

     

    Eli Lilly (81,93 euro; Isin US5324571083) ha pubblicato risultati trimestrali sopra le attese. Ha, però, anche comunicato che la domanda per l’approvazione del trattamento sperimentale Olumiant (contro l’artrite reumatoide) non verrà presentata all’autorità sanitaria Usa prima di 18 mesi. È una cattiva notizia, nel frattempo i concorrenti potrebbero già sbarcare sul mercato con prodotti simili. Azione al più correttamente valutata. Mantieni.

     

    Enel (4,94 euro) ha chiuso il primo semestre dell’anno con risultati sostanzialmente allineati alle nostre attese. I ricavi sono aumentati del 6% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima grazie a un buon andamento dei prezzi dell’energia in Italia. Gli utili industriali, però, sono scesi di circa il 5% per effetto del clima in Spagna – il gruppo ha dovuto produrre elettricità da fonti di energia più costose. Abbiamo, per prudenza, ritoccato al ribasso le stime sull’utile per azione del 2017 da 0,34 a 0,33 euro (da 0,39 a 0,37 euro per il 2018), ma il titolo resta correttamente valutato. Mantieni.

     

    Eni (13,5 euro) ha archiviato il secondo trimestre dell’anno con risultati senza infamia e senza lode. La produzione di idrocarburi è stata lievemente inferiore alle nostre attese (così come le vendite di gas), mentre i ricavi nelle attività di raffinazione sono andati meglio del previsto. Bene il controllo dei costi e un aiuto è arrivato anche dalla riduzione dell’imposizione fiscale. Complice l’incertezza sull’andamento dei prezzi del greggio, abbiamo confermato le stime di un utile per azione di 0,45 euro nel 2018. Il titolo è correttamente valutato. Mantieni. 

     

    GlaxoSmithKline (1.528 pence; Isin GB0009252882) ha presentato conti trimestrali in linea con le attese. Ha, però, abbassato le previsioni sull’utile per azione di fine anno a causa dei maggiori costi previsti per il lancio di un trattamento per l’HIV. Per cercare di recuperare un po’ di denaro, il gruppo sospenderà 30 progetti di ricerca e cercherà di vendere alcune attività ritenute non strategiche. Titolo correttamente valutato. Mantieni.

     

    Merck (63,52 Usd; Isin US58933Y1055) ha chiuso il secondo trimestre dell’anno con risultati superiori alle attese. A far da traino, le vendite del Keytruda, un trattamento omologato nel 2014 per la cura del melanoma, ma poi autorizzato al trattamento di altre forme di cancro. Bene anche il Zepatier (contro l’epatite C), lanciato nel 2016, che ha già registrato vendite in crescita del 60%. Non così entusiasmanti le vendite degli altri farmaci, dove la concorrenza dei farmaci generici si fa sentire. Al punto che la società, per prudenza, ha abbassato le stime sugli utili di fine anno. Noi, comunque, continuiamo a ritenere il titolo correttamente valutato. Mantieni.

     

    Phillips (32,04 euro; Isin NL0000009538) nel secondo trimestre dell’anno ha registrato un rialzo di vendite (+4%, a perimetro aziendale costante) e di utile industriale (+10%) in linea con le attese. I costi di ristrutturazione e le spese legate ad alcune acquisizioni hanno però fatto crollare l’utile per azione di circa il 40%, un risultato peggiore delle nostre attese. Il secondo semestre dovrebbe andare meglio (buon portafoglio di ordini), ma il titolo secondo noi resta caro e vendere.

     

    Procter & Gamble (90,86 Usd; Isin US7427181091) ha chiuso il 30 giugno il suo anno fiscale 2016/2017. Le vendite sono rimaste in linea con quelle dell’anno precedente. Il margine industriale (rapporto tra utili industriali e fatturato) si è, però, assestato al 21,5% – era al 17,2% alla fine del 2012/2013 – un miglioramento dovuto alle vendite di attività poco profittevoli, al contenimento dei costi e alla capacità di alzare i prezzi di vendita per alcuni dei suoi prodotti. Sono attesi ulteriori risparmi sui costi per 3,8 Usd per azione entro il 2021. Alcuni azionisti stanno facendo pressione contro gli attuali manager, ritenuti poco capaci di far crescere il gruppo. Rivoluzioni importanti sono comunque escluse per ora, anche se il titolo, come spesso accade, si è ringalluzzito un po’ all’idea. Confermiamo stime e consiglio. Mantieni.

     

    Solvay (124,55 euro; Isin BE0003470755) ha chiuso il secondo trimestre dell’anno con ricavi in crescita dell’8% (effetti di cambio esclusi) e con una salita dell’utile industriale (elementi straordinari esclusi) del 18% - il rapporto tra utili industriali e fatturato è salito dal 22% al 23%. Abbiamo ritoccato al rialzo le nostre stime sui risultati a fine 2017 e fine 2018, ma il titolo ai prezzi attuali resta correttamente valutato.

     

    Texas Instruments (81,36 Usd; Isin US8825081040) ha presentato conti del secondo trimestre e previsioni per il trimestre in corso superiori alle nostre attese. La domanda di chip dal settore delle auto si fa particolarmente sentire, segno che gli investimenti fatti in questi anni per coprire questa fetta di mercato sono stati lungimiranti. Alziamo le stime sull’utile per azione 2017 d 3,95 a 4,15 Usd, ma il titolo resta correttamente valutato. Mantieni.

     

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Informazioni chiave

Carta d'identità

Massimo degli ultimi 12 mesi 87,89 USD
Minimo degli ultimi 12 mesi 74,21 USD
ISIN US5324571083
Borsa New York
Beta 0,60
Volatilità 19,75 %
Numero di azioni 1.100.988.000
Capitalizzazione di Borsa (in miliardi) 86,95 USD
Settore Salute e farmacia
Volume delle transazioni (media giornaliera, in migliaia) 313.511 USD
Punteggio corporate governance 4

Indici chiave per azione (USD)

2018 (e) 2017 (e) 2016 2015
Dividendo 2,27 2,12 2,05 2,01
Utile corrente 4,40 -0,19 2,59 2,27
Utile netto 4,40 -0,19 2,59 2,27
Cash Flow corrente 5,80 1,25 3,99 3,61
Cash Flow netto 5,80 1,25 3,99 3,61
EBIT 5,25 2,05 3,27 2,53
EBITDA 6,70 3,45 4,68 3,88
Patrimonio netto 11,25 9,80 12,72 13,18
Patrimonio netto tangibile 7,55 6,10 9,12 9,53

Rendimento in euro

Eli Lilly Stoxx Europe 600 S&P 500
Rendimento ultimi 3 mesi -9,84 % -1,12 % -0,07 %
Rendimento ultimi 6 mesi -6,72 % 0,40 % 4,08 %
Rendimento ultimo anno -13,16 % 2,84 % -0,21 %
Rendimento ultimi 5 anni 12,82 % 5,78 % 14,03 %

Indici finanziari della società

2017 (e) 2016 2015 2014
Pay out - 79,18 % 88,70 % 88,20 %
Current ratio - 1,37 1,53 1,09
ROE - 19,55 % 16,53 % 15,55 %
ROE netto - 19,55 % 16,53 % 15,55 %
Margine lordo - 73,35 % 74,76 % 74,86 %
Margine netto - 12,90 % 12,06 % 12,18 %
EBIT margin - 16,30 % 13,47 % 13,56 %
EBITDA margin - 23,35 % 20,63 % 20,59 %
Tax rate - 18,85 % 13,69 % 20,33 %
Gearing - 30,30 24,17 20,98
Patrimonio netto / totale attivo - 36,29 % 41,02 % 41,39 %

Dati di Borsa per azione

2018 (e) 2017 (e)
Rendimento da dividendo 2,87 % 2,69 %
Prezzo/utile corrente 17,95 -
Prezzo/cash flow corrente 13,62 63,18
Prezzo/patrimonio netto 7,02 8,06
Prezzo/patrimonio netto tangibile 10,46 12,95
Prezzo per valore patrimoniale netto - -
Rendimento a lungo termine 6,17 % -

(e) : stima

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