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15,53 EUR 18/06/2018 17:38 Milano
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Articoli

  • Analisi
    Eni: buoni livelli di produzione 2 mesi fa - lunedì 16 aprile 2018
    Il nuovo piano industriale è piaciuto al mercato e, complice il buon andamento dei prezzi del greggio, le azioni Eni hanno toccato i massimi del 2018. Il divario rispetto al resto di Piazza Affari resta, però, ampio.
     
     
     
     

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  • Analisi
    Dopo la sbornia: la settimana delle Borse 3 mesi fa - lunedì 19 marzo 2018
    Se la prima settimana di marzo è stata brillante, la seconda ha visto un andamento meno buono delle Borse. Non ci spaventiamo: gli alti e bassi sono tipici dei mercati e dopo anni di vacche grasse foraggiate dal “doping” delle Banche centrali, probabilmente stiamo solo tornando alla normalità.
     
     
     
     

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  • Analisi
    Rimbalzi: la settimana delle Borse 4 mesi fa - lunedì 19 febbraio 2018
    Dopo 10 giorni di paura, le Borse nella scorsa settimana hanno messo a segno un bel rimbalzo. Il più significativo è stato quello di New York, che ha guadagnato il 4,3%. Più contenuto quello delle Borse europee che, in media, sono salite del 2,8%. Solo +1,6% per la Borsa giapponese. La Borsa di Londra ha chiuso la settimana in rialzo del 2,9%. Cambia il consiglio per Applied Materials. 

    Variazioni settimanali su prezzi al 16/02/18

    Sulla carta c’erano tutti gli elementi perché per la Borsa Usa fosse un’altra settimana terribile: i rendimenti dei titoli di Stato americani sono saliti ancora e il dato sull’inflazione (la corsa dei prezzi) si è rivelato più elevato del previsto, rendendo più concreto il timore di un quarto rialzo dei tassi d’interesse da parte della Banca centrale americana nel 2018. Eppure, nonostante la presenza di questi elementi – gli stessi che avevano determinato il tracollo di Wall Street nei primi giorni di febbraio – il mercato ha deciso di tornare a comprare azioni Usa. Come mai? È stato probabilmente l’insieme di tanti piccoli elementi. Da un lato c’è stato il lancio ufficiale, da parte di Trump, del maxi-piano di investimenti per le infrastrutture americane – dopo l’entusiasmo per la riforma fiscale, il mercato ha trovato un altro pretesto di ottimismo. Dall’altro, un nuovo indebolimento del dollaro Usa, che fa bene alle vendite internazionali delle multinazionali americane. Infine, una serie di risultati positivi dalle società.

     

    Tecnologici protagonisti

    In particolare, sono stati i conti di alcuni colossi della tecnologia a dare buonumore – il listino Nasdaq, che di tecnologici è pieno, ha chiuso la settimana a +5,3%. Citiamo su tutti il caso di Cisco Systems (44,33 Usd; Isin US17275R1023) che non solo ha chiuso l’ultimo trimestre con ricavi e utili in crescita sopra le attese, ma ha preannunciato per il trimestre in corso risultati ancora migliori. La delicata trasformazione della società sembra essere andata ormai in porto e il mercato ha tirato un sospiro di sollievo premiando le azioni (+12,1%). Noi eravamo stati ottimisti per tempo e il rialzo delle azioni è ormai tale da far sì che il titolo, a nostro parere, non sia più conveniente. Non comprare più le Cisco, ma mantieni quelle che già hai. 

    Anche i conti di Applied Materials (55,03 Usd; Isin US0382221051) sono stati ottimi, al punto tale che la società ha deciso di raddoppiare l’importo del dividendo trimestrale. Il titolo ha messo su in settimana il 14,4% ma è ancora un pochino distante dai massimi di novembre, quando ti abbiamo consigliato di vendere (vedi Altroconsumo Finanza n° 1246). Ora, se per caso le hai in mano, ti diciamo di mantenerle.

     

    La lunga mano del guru della finanza

    A spingere il settore della tecnologia c’è stata anche la lunga mano di un guru della finanza come Warren Buffett. In settimana è emerso, infatti, che tramite la sua società Berkshire Hathaway (203,79 Usd; Isin US0846707026) nelle settimane scorse ha fatto incetta di azioni Apple (172,43 Usd; Isin US0378331005) al punto tale che proprio la Apple è ora il titolo più importante del suo portafoglio d’investimenti. Davanti a un attestato di fiducia di questo tipo il mercato si è messo a ruota e ha comprato a sua volta azioni Apple, permettendo al titolo di chiudere la settimana in rialzo del 10,2%. Noi siamo meno ottimisti: non comprare azioni Apple. Al più, se le hai, mantienile. E le Berkshire Hathaway? Noi le abbiamo comprate per un test (suggerendoti di fare altrettanto) nel 2010 (vedi Soldi Sette n° 910) e da allora le abbiamo sempre mantenute in portafoglio. Mantienile anche tu. 

    Warren Buffet ha deciso anche di investire, per la prima volta, sulle azioni Teva Pharma (20,9 Usd; Isin US8816242098). Un attestato di fiducia che ha permesso alle azioni Teva di recuperare in settimana il 12,3%. Mantieni. 

     

    Le materie prime rialzano la testa

    A dare un po’ di sostegno alle Borse ci sono stati i titoli dei grandi produttori di materie prime, i cui prezzi in settimana hanno recuperato terreno grazie all’indebolimento del dollaro nei confronti delle altre valute. Questo spiega, per esempio, il bel +8,3% delle azioni Rio Tinto (4.102 pence; Isin GB0007188757), che si sono riportate su valori non distanti dai massimi degli ultimi 5 anni. Ciò nonostante, secondo noi sono ancora convenienti. Acquista. Tra le materie prime, il petrolio è quello che ha corso un po’ meno, frenato dalle notizie sui livelli di estrazione record registrati negli Stati Uniti. Questo comunque non ha impedito alle società del settore energetico di chiudere la settimana con un rialzo medio del 3%. Eni (13,63 euro) ha presentato i conti del 2017: nonostante siano stati sopra le attese (anche nostre), il mercato non si è entusiasmato più di tanto (le azioni hanno fatto in settimana +1,7%), perché sperava in un rialzo del dividendo che, invece, è stato confermato a 0,8 euro per azione. Noi sul dividendo non siamo stati sorpresi: le azioni restano correttamente valutate. Mantieni.

    Total (45,9 euro; Isin FR0000120271) si è impegnata ad aumentare il dividendo del 10% tra il 2018 e il 2020. Un obiettivo credibile che il mercato ha salutato senza strapparsi i capelli: le azioni hanno chiuso la settimana a +2,7%. Mantieni.

     

    Milano affaticata

    Se le Eni non hanno brillato, ancor peggio si sono comportate le Telecom Italia (0,70 euro) scese dello 0,4% sulla prospettiva che l’operazione di scorporo della sua rete (l’effettiva infrastruttura su cui viaggiano dati e voci) prenda più tempo del previsto. In ogni caso ci aspettiamo che questa operazione ci sia: mantieni le Telecom. Milano, nonostante l’andamento poco brillante di questi due colossi, ha chiuso la settimana a +2,8%. 

     

    La trappola del Creval

    Te lo avevamo detto già a novembre (vedi Altroconsumo Finanza n° 1244): vendi le azioni Creval. Non per nulla da allora hanno perso un altro 50% circa, chiudendo la settimana a 7,80 euro. Ora è partito l’aumento di capitale e quasi tutto il valore delle tue azioni è andato nel diritto di opzione. All’apertura di lunedì 19 le azioni valevano 0,1122 euro e i diritti 7,6880. Alle ore 11:45 dello stesso giorno le azioni valevano 0,104 euro (-7,3%) e i diritti 2,3369 euro (-70%). In poche ore hai perso un altro 69% del tuo investimento. La trappola è scattata: con questa perdita ti senti quasi obbligato a sottoscrivere le nuove azioni. Non lo fare: vendi azioni e diritti.

     

    Risposte per te

    @Fulvio Anche se compri le azioni Engie (12,65 euro; Isin FR0010208488) su Piazza Affari avrai comunque la doppia tassazione sui dividendi (prima in Francia, poi in Italia). Non c’è alcun modo per evitarla.

    @Paola Vendi anche le AbbVie (118,6 euro; Isin US00287Y1091): c’è la concorrenza dei generici e sono care (rapporto prezzo/valore contabile atteso di 18, contro 2 per le Borse; è come il prezzo al chilo delle mele).

    @Virginio Le minusvalenze scadute il 31/12/2017 sono perse. Se la banca non le ha usate – hai il regime amministrato, fa i conti fiscali in automatico per te – è perché non hai chiuso vendite in attivo.



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  • Analisi
    La settimana delle Borse: la festa, appena cominciata, è già finita? 6 mesi fa - venerdì 22 dicembre 2017
    La riforma delle tasse voluta da Trump è stata approvata, ma la reazione di Wall Street non è stata granché positiva. Deboli anche le Piazze europee, dopo l’esito elettorale in Catalogna che ha premiato gli indipendentisti.

     Prezzi al 21/12/17

     

    Contano solo le attese

    Non è una sorpresa che l’approvazione della riforma fiscale non abbia avuto un particolare impatto sui listini azionari. Come ti avevamo detto su Altroconsumo Finanza n° 1249, i mercati avevano già scontato il via libera alla manovra. E c’è un vecchio adagio di Borsa che suona così: compra per le indiscrezioni, vendi per la loro conferma. Ora bisognerà vedere se la riforma fiscale darà gli effetti sperati in termini di crescita economica e di aumento dei dividendi pagati dalle aziende. Un piccolo segnale lo ha già dato il colosso della telefonia AT&T (38,88 Usd; Isin US00206R1023). Proprio per effetto della riforma fiscale, ha già deciso di pagare un bonus di 1.000 dollari a ognuno dei circa 200.000 dipendenti e di portare la cifra da investire negli Usa a 1 miliardo di dollari. Questi investimenti dovrebbero dare ritorni in termini di utili nei prossimi anni. Mantieni.

     

    Il rialzo dei tassi e il calo delle utility

    Se il rialzo degli utili e dei dividendi da parte delle grandi aziende di Wall Street non dovesse esserci, la Borsa Usa potrebbe soffrire. Non fosse altro perché la “concorrenza” dei “BTp” americani torna a farsi sentire. Per la prima volta dal 2008, infatti, il rendimento dei titoli di Stato americani a 2 anni ha superato il rendimento da dividendo offerto mediamente dalle azioni a stelle e strisce. È un aspetto importante: finora la corsa di New York è stata determinata anche dal fatto che, con i rendimenti al lumicino offerti dai titoli di Stato, non c’era alternativa all’investimento in Borsa per spuntare rendimenti decenti. In particolare, il rialzo dei rendimenti dei bond ha pesato sull’andamento dei titoli del settore utility, considerati una sorta di alternativa all’investimento in titoli di Stato. La reazione del mercato è eccessiva: se c’è crescita economica, c’è aumento dei consumi di energia. Una manna per queste società che vendono luce e gas. Non per nulla la Dominion (80,65 Usd; Isin US25746U1097), società che fa parte delle “magiche” azioni che ti fanno vivere di rendita, ha promesso di aumentare il dividendo del 10% ogni anno da qui al 2020. Merita ancora una scommessa: per le condizioni della stessa vedi Altroconsumo Finanza n° 1246

     

    Ancora sul recesso di Unicredit

    I rendimenti dei titoli di Stato in Europa si sono mossi, in generale, meno di quelli Usa – qui da noi il “doping” di liquidità da parte della Banca centrale europea dovrebbe andare avanti ancora per un bel po’. Non per nulla i titoli europei del settore bancario in questi ultimi mesi sono andati peggio di quelli americani – il bilancio degli ultimi tre mesi è di un sostanziale pareggio per i titoli europei contro un progresso medio del 10% dei titoli bancari a stelle e strisce. Discorso diverso per i titoli bancari di casa nostra: sono andati peggio di quelli europei sia per effetto delle tensioni politiche in previsione delle prossime elezioni, sia per colpa della zavorra rappresentata dai crediti “marci” che ancora pesa sui bilanci di diverse banche (quelli di Carige e del Credito Valtellinese sono solo alcuni degli ultimi casi eccellenti). Unicredit (16,18 euro) non poteva non risentire di questo momento negativo per il settore nostrano. Il suo prezzo in Borsa, al momento in cui questa rivista va in stampa, è sceso sotto il prezzo di “recesso” di 16,34 euro di cui ti abbiamo parlato su Altroconsumo Finanza n° 1249. Ciò nonostante, non ha senso recedere (cioè vendere) a 16,34 euro per poi riacquistare a prezzo corrente di mercato. La procedura di recesso, infatti, è lunga: devono verificarsi tutta una serie di condizioni prima che il controvalore delle azioni ti possa essere liquidato. Inoltre, da qui a quel momento le tue azioni saranno “congelate”. Possono passare diverse settimane. Non ci piace. Tieni le tue Unicredit: sono azioni convenienti.

     

    Bene i titoli petroliferi

    Oltre ai titoli bancari Usa, negli ultimi giorni si sono ben comportati anche i titoli del settore petrolifero. In particolare, sono andati bene i titoli delle società che offrono servizi all’industria petrolifera, come la nostra Saipem (3,72 euro). La fusione tra due società americane del settore ha fatto partire un po’ la speculazione sul fatto che anche altre azioni possano essere interessate da operazioni di questo tipo. Nel caso specifico, Saipem potrebbe essere al massimo una preda, più che un predatore, ma non ci sembra il caso di scommettere su questa eventualità. Saipem deve ancora dimostrare di aver fatto pulizia di bilancio – la perdita di una causa in Algeria peserà sui conti 2017. Al più mantieni le Saipem che già hai.

     

    Il pepe sul piatto

    Le operazioni di fusione e acquisizione hanno dato pepe anche ai titoli del settore alimentare. Persino Autogrill (11,1 euro) sembra pronta a far parte del risiko di settore comprando una società che gestisce punti di ristorazione sulla rete ferroviaria tedesca. Anche se andasse in porto, l’operazione avrebbe comunque un impatto piccolo sul bilancio di Autogrill. Vendi.

     

    Risposte per te

    @Alessandro Lo scorso 13 dicembre Albemarle ha staccato una fettina di dividendo pari a 0,32 dollari lordi per azione (al netto della doppia tassazione l’importo è di 0,201 dollari per azione). Il pagamento, però, è previsto solo a partire dal 2 gennaio 2018.

    @Giancarlo Le tasse che ti ha fatto pagare la tua banca sull’acquisto delle azioni Unicredit sono corrette. Sono legate alla Tobin Tax: si applica solo sull’acquisto di azioni di grandi società italiane ed è pari allo 0,1% dell’importo che stai investendo.

    @Marcello Le azioni Usa si comprano come le azioni italiane. Per farlo, ti basta aprire un conto titoli presso la tua stessa banca. L’unica differenza è che le commissioni di compravendita sono più alte per le azioni americane rispetto a quelle per le azioni italiane.

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  • Analisi
    Eni: vende parte di attività in Mozambico 6 mesi fa - lunedì 18 dicembre 2017
    Le azioni Eni sono rimaste indietro rispetto al resto del settore petrolifero. Il rendimento da dividendo delle Eni (5,8% lordo) è superiore a quello medio delle azioni di altre compagnie petrolifere (3,5% lordo).

    Prezzo al momento dell'analisi (15/12/17): 13,94 EUR
    Consiglio: Mantieni

     

    L’interruzione delle forniture di gas dalla Russia, a causa di un incidente in un impianto di smistamento in Austria, non ha avuto particolari impatti sull’andamento di Eni: la situazione è stata risolta nel giro di 24 ore. Piuttosto a dare un pochino di pepe al titolo negli ultimissimi giorni ci ha pensato il rialzo generale dei prezzi del greggio (ondata di freddo e chiusura prolungata del più grande oleodotto britannico nel Mare del Nord) e il completamento della vendita del 25% dei diritti di sfruttamento di un giacimento in Mozambico (gli introiti rendono il dividendo di 0,8 euro più plausibile). Complici, però, le tensioni in Libia (paese importante per il gruppo), le indagini per corruzione in Nigeria (che riguardano il “capitano” di Eni) e i conti del terzo trimestre che hanno mostrato ancora una perdita per le attività legate al gas, preferiamo restare prudenti col consiglio.

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Informazioni chiave

Carta d'identità

Massimo degli ultimi 12 mesi 16,76 EUR
Minimo degli ultimi 12 mesi 12,96 EUR
ISIN IT0003132476
Borsa Milano
Beta 0,78
Volatilità 22,52 %
Numero di azioni 3.634.183.000
Capitalizzazione di Borsa (in miliardi) 56,15 EUR
Settore Energia e servizi alle collettività
Volume delle transazioni (media giornaliera, in migliaia) 201.323 EUR
Punteggio corporate governance 5

Indici chiave per azione (EUR)

2018 (e) 2017 (e) 2016 2015
Dividendo 0,83 0,80 0,80 0,80
Utile corrente 0,81 0,67 -0,09 0,09
Utile netto 0,81 0,95 -0,41 -2,44
Cash Flow corrente 2,95 2,81 1,87 3,97
Cash Flow netto 2,95 3,10 1,67 2,07
EBIT 2,03 2,23 0,60 -0,77
EBITDA 4,17 4,37 2,57 3,25
Patrimonio netto 12,94 12,96 14,33 13,97
Patrimonio netto tangibile 12,57 12,59 13,96 13,61

Rendimento in euro

ENI Stoxx Europe 600 S&P 500
Rendimento ultimi 3 mesi 14,55 % 3,25 % 7,30 %
Rendimento ultimi 6 mesi 13,60 % 0,24 % 5,21 %
Rendimento ultimo anno 18,42 % 0,80 % 9,69 %
Rendimento ultimi 5 anni 4,26 % 5,97 % 14,43 %

Indici finanziari della società

2017 (e) 2016 2015 2011
Pay out - - - 27,46 %
Current ratio - 1,37 1,57 1,08
ROE - -0,66 % 0,66 % 12,80 %
ROE netto - -2,84 % -17,46 % 12,80 %
Margine lordo - - - -
Margine netto - -2,57 % -13,60 % 7,06 %
EBIT margin - 3,80 % -4,03 % 15,78 %
EBITDA margin - 16,30 % 16,97 % 24,21 %
Tax rate - 404,18 % - 57,77 %
Gearing - 28,61 32,29 47,91
Patrimonio netto / totale attivo - 41,47 % 38,75 % 40,93 %

Dati di Borsa per azione

2018 (e) 2017 (e)
Rendimento da dividendo 5,37 % 5,18 %
Prezzo/utile corrente 19,07 23,06
Prezzo/cash flow corrente 5,24 5,50
Prezzo/patrimonio netto 1,19 1,19
Prezzo/patrimonio netto tangibile 1,23 1,23
Prezzo per valore patrimoniale netto - -
Rendimento a lungo termine 7,95 % -

(e) : stima

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