Exxon Mobil

US30231G1022
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77,53 USD 23/02/2018 22:00 New York
1,67 USD (2,20 %) Variazione dall'ultima chiusura
74,89 89,07  52 settimane min max
-16,64 % Rendimento a 1 anno
4,09 % Rendimento da dividendo
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Articoli

  • Analisi
    Exxon Mobil: risultati deludenti 13 giorni fa - lunedì 12 febbraio 2018
    I deludenti risultati del 4° trimestre 2017 hanno determinato la recente brusca discesa del titolo. Il calo generale dei mercati non ha, poi, aiutato.
     
     
     
     

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  • Analisi
    Exxon Mobil: più trasparenza 2 mesi fa - venerdì 22 dicembre 2017
    L’americana Exxon Mobil pubblicherà prossimamente un’analisi sull’impatto delle politiche ambientali sui suoi risultati; una buona notizia per gli azionisti. 

    Prezzo al momento dell'analisi (21/12/2017): 83,85 USD

    Ai prezzi attuali, l’azione resta conveniente.

    Consiglio: acquista

    Dopo essersi rifiutato per molto tempo, finalmente il colosso petrolifero americano Exxon Mobil (Isin US30231G1022) ha accettato di pubblicare un rapporto sul possibile impatto sulle sue attività delle politiche sui cambiamenti climatici. È un passo avanti importante per gli azionisti, che saranno così più consapevoli dei rischi corsi dal gruppo ora che la maggior parte degli Stati si è impegnata a ridurre i consumi di energie fossili. 

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  • Analisi
    Caos in Arabia Saudita, il petrolio vola 3 mesi fa - venerdì 10 novembre 2017
    Arresti di principi e ministri, incidenti aerei in cui muoiono esponenti della monarchia, missili lanciati su Riad dal vicino Yemen: l’Arabia Saudita attraversa un momento difficile e questo riguarda tutti noi, visto che il 10% del petrolio mondiale arriva da lì. Non per nulla solo a novembre il greggio è salito di un altro 5% circa. La corsa continuerà?
    Petrolio

    Petrolio

    Perché il petrolio potrebbe continuare a salire

    Tre sono i motivi per cui la corsa del greggio potrebbe continuare. Primo: le tensioni in Arabia Saudita sono solo l’ultimo esempio di una crescente instabilità in Medioriente che potrebbe portare a un conflitto aperto tra le due grandi forze della regione, Arabia Saudita e Iran. Un’escalation militare porrebbe a rischio l’attività di tante trivelle con conseguente spinta al rialzo del greggio. Secondo: già ora, comunque, l’offerta di petrolio a livello mondiale è tornata a essere inferiore rispetto alla domanda. E questo “squilibrio”, che aiuta la corsa del greggio, potrebbe continuare. L’accordo tra diversi Paesi, Russia inclusa, per controllare l’attività delle trivelle regge e si potrebbe decidere un suo prolungamento anche oltre la scadenza di marzo 2018. Inoltre, le stime sulla crescita economica a livello mondiale sono state, da più parti, riviste al rialzo e se Trump dovesse riuscire a far passare la riforma fiscale, la spinta in termini di crescita economica e “fame di energia” da parte degli Usa potrebbe essere più robusta del previsto. Terzo: le scorte di petrolio si sono ridotte – negli Usa, sono ai minimi da due anni. Il mercato, dunque, oggi paga di più un barile di greggio consegnato subito rispetto a uno consegnato tra sei mesi. Questa differenza a favore dei prezzi odierni spinge anche gli acquisti di fondi e Etf sul greggio – questi tendono a comprare greggio con scadenza lontana e vendere quello a scadenza ravvicinata (con i prezzi attuali si genera, dunque, un guadagno).

     

    Perché il petrolio potrebbe ripiegare

    Attenzione, però. La situazione potrebbe cambiare rapidamente. Primo: le crescenti tensioni tra i Paesi mediorientali potrebbero portare non solo al mancato prolungamento dell’accordo sullo stop alle trivelle, ma anche alla rottura dello stesso. Alcuni Paesi, come Libia e Nigeria, già lo rispettano poco e l’Arabia Saudita è stato tra i Paesi che fin qua maggiormente si è sobbarcato il peso dei tagli. Riad potrebbe attaccare gli altri Paesi in modo non militare, ma facendo ripartire a tutta forza le trivelle (ha dimostrato che lo può fare velocemente, già nei mesi estivi ha svicolato un po’ dall’accordo): questo scenario provocherebbe un tracollo dei prezzi del greggio. Secondo: per ora i livelli di produzione di greggio negli Stati Uniti si sono stabilizzati, ma gli stessi Paesi mediorientali prevedono che possano tornare a crescere a ritmo spedito anche in breve tempo. Del resto i progressi tecnologici fatti in questi anni hanno portato a un abbassamento dei costi di estrazione: alcuni progetti che con un greggio a 50 dollari al barile non erano profittevoli, lo sono diventati ora. Terzo: anche se a ritmo lento, gli investimenti delle grandi compagnie petrolifere per cercare nuovi giacimenti stanno ricominciando – vedi riquadro Ion vola dopo i conti. Si tratta di un’ulteriore offerta di greggio che potrebbe arrivare sul mercato.

     

    Punta su una compagnia petrolifera

    Per i suddetti motivi crediamo che il petrolio, almeno a breve termine, sarà ballerino, alternando diversi alti e bassi – nel complesso dovrebbe comunque continuare a “danzare” intorno ai 60 dollari al barile attuali. In questa situazione, la soluzione migliore è quella di investire sulle azioni di una grande compagnia petrolifera: come vedi nel grafico Resistere nella tempesta, riesci a contenere i cali in caso di nuove discese del greggio e ti porti a casa comunque dei guadagni nel caso in cui il rialzo del petrolio continui. Tre sono le società che consigliamo: Chevron (117,24 Usd; Isin US1667641005), Exxon Mobil (83,97 Usd; Isin US30231G1022) e Repsol (15,845 euro; Isin ES0173516115). Sono tutte e tre azioni buone e convenienti. Quale scegliere? Repsol è quella che ha gli indicatori di convenienza migliori (vedi tabella Azioni petrolifere: spunti di valutazione), ma è anche quella più indebitata: delle tre è quella più rischiosa, che può darti più soddisfazioni in caso di ulteriore corsa del greggio, ma che rischia di pagare di più in caso di calo dei prezzi. Exxon è, al contrario, la scelta meno rischiosa: il debito è contenuto ed è quella che, in assoluto, riesce a produrre più liquidità – dopo aver pagato gli investimenti ne resta un bel po’ per pagare gli investimenti. Non ha, però, ritmi di produzione elevati: in altre parole, resiste meglio delle altre in scenari di calo dei prezzi del greggio, ma rischia di salire meno delle altre azioni se la corsa del petrolio continua. Chevron è la via di mezzo. Scegli tu quella che, sulla base del tuo atteggiamento verso il rischio, è la più adatta a te. Se hai una piccola cifra da investire o per caso non puoi accedere a mercati esteri, puoi comprare l’Etf Amundi Msci world energy (274,2 euro; Isin FR0010791145): al costo di una compravendita sulla Borsa di Milano – via internet spendi come commissioni bancarie lo 0,19% circa – ti compri in un colpo solo l’andamento di una novantina di società del settore petrolifero (ci sono dentro comunque anche le tre che consigliamo).

     

    Per chi proprio vuole scommettere sul rialzo del greggio

    Noi non te lo consigliamo, ma se proprio vuoi scommettere sul fatto che il rialzo del greggio vada avanti ancora per un po’, complice magari il deteriorarsi delle relazioni tra i Paesi mediorientali, hai due strade. La prima: ti compri un Etc che segue le oscillazioni del petrolio. Quello migliore per farlo, secondo noi, è il Db brent crude oil euro hedged (55,37 euro; Isin DE000A1AQGX1): segue da vicino le oscillazioni del prezzo del petrolio di qualità brent in dollari Usa – non è, quindi, influenzato dalle oscillazioni del cambio euro/dollaro. Occhio che comunque non investe proprio sul barile del greggio, ma su contratti “derivati” chiamati future, quindi non ti aspettare di leggere che il petrolio ha fatto +2% e divedere questo Etc fare esattamente +2% (dovrebbe comunque andarci molto vicino, visto che si tratta di contratti future a brevissima scadenza). Se, però, scommessa deve essere tanto vale provare a farla con un prodotto “a leva”, cioè che moltiplica le oscillazioni del greggio. Quello da comprare, in questo, caso, è il certificate 7x brent long di Société Générale (55,35 euro; Isin LU1540726830): se il prezzo del greggio di qualità brent sale del 2% in una giornata, questo certificate guadagna il 14%, 7 volte tanto. Occhio è sulla carta: le oscillazioni non saranno mai precisamente 7 volte tanto, anche perché incide il tasso di cambio tra euro e dollaro. Comunque se imbrocchi la scommessa, e il petrolio sale, con questo prodotto fai tanti soldi in breve tempo. Attenzione, però: la scommessa si fa per tempi brevi (giusto qualche giorno). Scommetti, dunque, che il petrolio salga in maniera veloce. Se comincia a fare alti e bassi, il certificate può portare delle perdite. Inoltre, se il mercato ti viene contro, ovvero il petrolio scende, vendi il certificate senza se e senza ma appena perdi col certificate intorno al 20%. Non tenerlo in mano sperando di recuperare: rischi solo un bagno di sangue. n

     

     

    Azioni petrolifere: spunti di valutazione

     

    Chevron

    Exxon

    Repsol

    Eni

    Rendimento da dividendo atteso 2018

    3,7%

    3,7%

    5%*

    5,5%

    Rapporto prezzo/utile atteso 2018

    25

    21,7

    8,4

    26

    Rapporto prezzo/valore contabile atteso 2018

    1,5

    2

    0,7

    1,1

    Rapporto prezzo/cash flow atteso 2018

    10

    11

    4

    5,2

    Rapporto debito/utile industriale medio ultimi 12 mesi

    1,6

    1,1

    2,1

    1,4

    Rapporto debito/mezzi propri al 30/09/17 (ultimo bilancio)

    0,19

    0,12

    0,5

    0,5

    Rischio fallimento (cds) a 10 anni al 07/11/2017

    50

    49

    113

    93

     

     

    Resistere nella tempesta

    Resistere nella tempesta 

     

    Nonostante la corsa registrata nel corso delle ultime settimane, il prezzo del petrolio (linea di peso intermedio; base 100) viaggia ancora molto sotto i livelli di metà 2014. I titoli delle grandi compagnie petrolifere (linea sottile; dividendi inclusi) hanno mediamente retto meglio ai tracolli del greggio degli anni scorsi e ancora meglio hanno fatto alcune specifiche compagnie petrolifere, come Chevron (linea in grassetto; dividendi inclusi).

     

     

    Ion vola dopo i conti

    Solo a novembre, le Ion Geophysical (13,8 Usd; Isin US4620442073) sono salite del 77%. I conti trimestrali sono stati ottimi: i ricavi sono saliti del 33% rispetto al secondo trimestre 2017 e l’utile industriale, al netto degli elementi straordinari, ha toccato il valore massimo da quattro anni a questa parte. Anche la liquidità in cassa è migliorata, tanto che le future scadenze sul debito non sembrano a rischio. Non è, però, il momento di tornare a comprare il titolo: dopo un picco nel secondo trimestre, la raccolta ordini è un po’ scesa (non è bene per i conti futuri) e la società sui nove mesi è ancora in perdita. Ci vorrà ancora tempo prima che il gruppo ritorni a essere pienamente profittevole: nel frattempo limitati a mantenere

     

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  • Analisi
    Vincitori e vinti: la settimana delle Borse 4 mesi fa - lunedì 2 ottobre 2017
    Bilancio dell’ultima settimana di settembre: New York +0,7%, Borse eurozona, in media, +1,5%. Il referendum catalano non sembra spaventare più di tanto i listini.

    Variazioni settimanali su prezzi al 29/09/17

     

    Wall Street tra Trump e Yellen

    Due gli eventi che hanno caratterizzato l’andamento della Borsa americana. Primo: la tanto attesa riforma fiscale di Trump sembra prendere forma. Il mercato ha gradito, anche se per ora, considerati i fallimenti sulla riforma sanitaria, preferisce non lasciarsi andare in facili entusiasmi. Secondo: le nuove dichiarazioni da parte della Banca centrale americana hanno rafforzato la sensazione che il prossimo rialzo dei tassi d’interesse possa arrivare a dicembre. Questo ha fatto bene ai titoli bancari Usa (+1,8%). New York ha chiuso il terzo trimestre dell’anno con un progresso del 4%. Dall’inizio dell’anno il rialzo è del 12,5%.

     

    La spinta del petrolio

    Altra spinta, e non solo per la Borsa a stelle e strisce, è arrivata dai titoli del settore petrolifero, saliti, in media, dello 0,8%. Complice il rischio di uno stop alle esportazioni di greggio dal Kurdistan, il prezzo dell’oro nero ha fatto un altro balzo dell’1,3%. In particolare, si è distinta Exxon Mobil (81,98 Usd; Isin US30231G1022), salita in settimana del 2,6%. Il titolo ha ormai recuperato del tutto i pesanti cali registrati in agosto, ma resta comunque eccessivamente penalizzato: acquista per il lungo periodo. Gli altri titoli petroliferi che consigliamo sono Chevron (117,5 Usd; Isin US1667641005) e Repsol (15,59 euro; Isin ES0173516115).

     

    Tecnologia al palo

    Settimana di alti e bassi per il settore tecnologico (+0,2%). Vista la volontà dei principali Paesi europei di andare avanti con lo studio della web tax (in pratica, fare in modo che i colossi del settore paghino tutte le tasse che ora riescono a “svicolare”), alcuni giganti di internet, come Facebook (+0,2%; 170,87 Usd, Isin US30303M1027), sono rimasti al palo. Non che il rischio di una web tax sia concreto – se mai passerà, ci vorrà del tempo perché venga applicata – ma comunque le azioni Facebook sono a nostro parere care. Vendi. Inoltre, tutto il settore della tecnologia non è oggi a buon mercato in Borsa – le società che fanno microchip, per esempio, hanno messo su il 13% nel solo terzo trimestre e il 29% da inizio anno. Ti sconsigliamo di comprare fondi e Etf che puntano in generale sul settore tecnologico. Piuttosto, punta su alcuni singoli titoli che abbiamo scelto per te. Tra questi c’è Intel (38,08 Usd; Isin US4581401001) che in una settimana non brillante per il settore ha messo su il 2,4% dopo che si sono diffuse indiscrezioni sul fatto che Tesla (341,10 Usd, Isin US88160R1014; vendi) abbia intenzione di scegliere i microchip di Intel per i “pannelli di controllo” all’interno delle sue auto. Secondo noi le azioni Intel sono convenientiApple (154,12 Usd; Isin US0378331005) si è salvata (+1,5%) nonostante le indiscrezioni sul fatto che le vendite dell’iPhone8 siano le più basse dal 2013. Anche gli ordini dell’iPhone X potrebbero non essere alti come previsto. Al più, mantieni le azioni Apple.

     

    Una luce nel buio

    Settimana negativa per i titoli farmaceutici, scesi, in media, dello 0,4%. Si è distinta, però, Abbott (53,36 euro; Isin US0028241000), salita dell’1,6% dopo la notizia che il suo prodotto FreeStyle Libre – permette ai pazienti con il diabete di restare sotto controllo senza doversi pungere –potrà essere a breve venduto anche negli Usa. Anche se ai massimi degli ultimi 5 anni, il titolo resta, secondo noi, correttamente valutato. Mantieni. Sanofi (84,01 euro; Isin FR0000120578) potrà vendere un suo farmaco importante anche in Europa. Mantieni.

     

    Tutte le strade portano a parigi

    A dare pepe alle azioni europee sono state diverse operazioni di fusione e acquisizione. Una delle più rilevanti riguarda la fusione tra le attività ferroviarie di Siemens (tedesca) e Alstom (francese). Non sono titoli che seguiamo, ma l’operazione riguarda da vicino anche un titolo della nostra selezione: Bouygues (40,15 euro; Isin FR0000120503). Questa società, qualche anno fa, aveva comprato circa il 30% di Alstom – era stata attirata dalle buone prospettive delle attività nucleari di quest’ultima. È da tempo, però, che le prospettive del nucleare si sono offuscate e che Bouygues tenta di vendere la fetta di Alstom che ha in mano: la mega-fusione nelle ferrovie potrebbe riaprire la partita e permettere a Bouygues di vendere a buon prezzo. Le azioni Bouygues in settimana sono andate bene, guadagnando il 2,8%, ma, a nostro parere, non è ancora il momento di venderle. Mantieni. Parigi è stata protagonista di un’altra importante operazione, che ci riguarda più da vicino: è finalmente stato trovato l’accordo tra la nostra Fincantieri e Stx – operano in ambito navale. Anche in questo caso l’operazione coinvolge un titolo che noi seguiamo: Leonardo (15,85 euro), la ex-Finmeccanica. Le azioni Leonardo sono salite del 3,3%: l’accordo allontana, infatti, il rischio di una perdita potenziale di commesse dal settore militare navale. Il titolo è correttamente valutato. Mantieni. Il 4 ottobre Pirelli riprende le contrattazioni a Piazza Affari. Il prezzo di collocamento è stato fissato verso il minimo inizialmente previsto: 6,5 euro.

     

    Asse tra svizzera e stati Uniti

    Un’altra operazione “straordinaria” – così vengono chiamate in finanza le cessioni di attività o le acquisizioni di aziende– si è svolta sull’asse Svizzera – Stati Uniti. General Electric (24,18 Usd; Isin US3696041033) ha venduto la divisione soluzioni industriali alla svizzera ABB a un prezzo che ci sembra soddisfacente per un’attività così poco redditizia. Il mercato, però, non ha premiato più di tanto questa operazione, tanto che il titolo General Electric ha chiuso la settimana in calo del 2,8%. L’attesa è per soluzioni ancora più drastiche di questa: vedremo se il nuovo management, che dovrebbe delineare la strategia del gruppo tra qualche settimana, deluderà queste attese o no. Intanto limitati a mantenere le General Electric. Parlando di Svizzera, Nestlé (81,1 franchi; Isin CH0038863350) ha smentito le voci di una vendita del suo pacchetto di azioni L’Oréal (179,9 euro; Isin FR0000120321). Mantieni Nestlé, vendi L’Oréal.

     

    Risposte per te

    @Alessandro Per ora, nel corso del 2017, Oriflame ha staccato due volte il dividendo: 0,75 euro lordi per azione a metà maggio e poi 0,25 euro lordi per azione a metà agosto.

    @Angelo Non importa che il tuo Etf sia azionario o meno. Le sue plusvalenze non saranno mai compensabili con minusvalenze pregresse, siano esse ottenute su azioni o su altri Etf.

    @Fabrizio Un prezzo di Rio Tinto pari a 3.473 pence equivale a un prezzo di 34,73 sterline. Se il cambio è di 1,1341 euro per ogni sterlina, allora il prezzo di Rio Tinto è di 39,387 euro.

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  • Analisi
    Exxon Mobil: si riprende con il greggio 5 mesi fa - lunedì 25 settembre 2017

    Nonostante il recupero del greggio, le azioni Exxon restano ancora su livelli inferiori a quelli visti all’inizio dell’anno.

    Prezzo al momento dell'analisi (22/09/17): 79,92 USD
    Consiglio: Acquista

     

    La risalita dei prezzi del greggio sopra i 50 dollari al barile, avvenuta nelle ultime settimane, ha spinto Exxon Mobil (Isin US30231G1022) a recuperare terreno dopo la scivolata estiva. Questa era stata determinata, tra le altre cose, anche dalla pubblicazione di risultati trimestrali non all’altezza di quelli di molti concorrenti. Soprattutto, non era piaciuto il -1% relativo alla produzione di idrocarburi. Questa tensione da parte del mercato ci sembra, però, un po’ miope: si stanno snobbando le qualità del gruppo, a partire dalla solidità finanziaria che consente a Exxon sia di cogliere le varie opportunità di investimento, sia di finanziare il pagamento dei dividendi (rendimento lordo di circa il 3,8% annuo ai prezzi attuali). Il gruppo può affrontare con serenità il futuro, anche in presenza di un prezzo del greggio ballerino. Il titolo, in un’ottica di lungo periodo, è conveniente.

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Altro

Informazioni chiave

Carta d'identità

Massimo degli ultimi 12 mesi 89,07 USD
Minimo degli ultimi 12 mesi 74,89 USD
ISIN US30231G1022
Borsa New York
Beta 0,85
Volatilità 15,02 %
Numero di azioni 4.237.104.000
Capitalizzazione di Borsa (in miliardi) 321,43 USD
Settore Energia e servizi alle collettività
Volume delle transazioni (media giornaliera, in migliaia) 924.991 USD
Punteggio corporate governance 5

Indici chiave per azione (USD)

2018 (e) 2017 (e) 2016 2015
Dividendo 3,10 3,06 2,98 2,88
Utile corrente 3,85 4,63 1,88 3,85
Utile netto 3,85 4,63 1,88 3,85
Cash Flow corrente 7,70 7,10 6,88 7,96
Cash Flow netto 7,70 7,10 6,88 7,96
EBIT 5,00 4,40 2,02 3,49
EBITDA 8,30 7,90 7,36 7,79
Patrimonio netto 44,85 44,10 40,34 41,07
Patrimonio netto tangibile 44,85 44,10 40,34 41,07

Rendimento in euro

Exxon Mobil Stoxx Europe 600 S&P 500
Rendimento ultimi 3 mesi -9,60 % -1,74 % -0,39 %
Rendimento ultimi 6 mesi -3,76 % 1,21 % 5,28 %
Rendimento ultimo anno -16,64 % 1,87 % -2,06 %
Rendimento ultimi 5 anni 1,39 % 5,68 % 13,77 %

Indici finanziari della società

2017 (e) 2016 2015 2014
Pay out - 158,84 % 74,86 % 35,55 %
Current ratio - 0,87 0,79 0,82
ROE - 4,69 % 9,45 % 18,65 %
ROE netto - 4,69 % 9,45 % 18,65 %
Margine lordo - - - -
Margine netto - 3,70 % 6,34 % 8,43 %
EBIT margin - 3,72 % 5,60 % 9,68 %
EBITDA margin - 13,59 % 12,51 % 14,02 %
Tax rate - -5,09 % 24,65 % 34,89 %
Gearing - 14,54 0,00 13,53
Patrimonio netto / totale attivo - 52,63 % 52,50 % 51,81 %

Dati di Borsa per azione

2018 (e) 2017 (e)
Rendimento da dividendo 4,09 % 4,03 %
Prezzo/utile corrente 19,70 16,38
Prezzo/cash flow corrente 9,85 10,68
Prezzo/patrimonio netto 1,69 1,72
Prezzo/patrimonio netto tangibile 1,69 1,72
Prezzo per valore patrimoniale netto - -
Rendimento a lungo termine 7,61 % -

(e) : stima

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