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Articoli

  • Analisi
    Sfumature di grigio: la settimana delle Borse un mese fa - lunedì 11 settembre 2017
    È stata un’altra settimana poco brillante per i listini azionari: New York ha chiuso a -0,6%, le Borse europee, in media, sono rimaste piatte. In particolare, tra queste, Piazza Affari ha perso lo 0,4%, Londra ha ceduto lo 0,8%. 
     
     
     
     

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  • Analisi
    Male l'Europa, si salva Wall Street: la settimana delle Borse 3 mesi fa - lunedì 24 luglio 2017

    Settimana poco esaltante per le Borse: i primi conti trimestrali societari stanno riservando qualche sorriso, ma anche amarezze. New York ha chiuso a +0,5%, le Borse europee, in media, a -1,6%. Debole anche Milano, -1,3%. Parliamo qui anche di JinkoSolar e di Atlantia. 

     
     
     
     

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  • Analisi
    Senza una direzione precisa: la settimana delle Borse 4 mesi fa - lunedì 19 giugno 2017
    Altra settimana nervosa per le Borse. Il bilancio, in media, è sostanzialmente piatto: New York archivia un piccolo progresso (+0,1%), le Borse europee un piccolo calo (-0,5%).

    Variazioni settimanali su prezzi al 16/06/17

     

    Gli elementi di tensione di Wall Street…

    A New York c’è stata la riunione della Fed, la Banca centrale americana. L’evento era molto atteso, ma l’esito, alla fine, non ha spaventato più di tanto il mercato: è vero che la Fed sarà in futuro meno generosa che in passato, ma tutto sommato la strada indicata è stata quella che il mercato si aspettava. Più rilevanti, e inaspettate, sono state le nuove accuse a Trump di aver ostacolato le indagini sulle interferenze russe nelle ultime elezioni americane. Come ti diciamo da tempo, su Trump e sulla sua riforma fiscale il mercato ha scommesso molto: non sorprende, quindi, che queste notizie non siano state gradite dalle Borse. In particolare, l’indebolimento della posizione di Trump ha pesato sui grandi titoli del settore della tecnologia: la speranza era che le varie Apple (-4,5% alla fine della settimana; 142,27 Usd, Isin US0378331005) e Google – che ora si chiama Alphabet (-1,2% alla fine della settimana; 958,62 Usd; Isin US02079K3059) – potessero, grazie alla riforma fiscale, rimpatriare un po’ di denaro liquido che ora è all’estero, in modo da distribuirlo agli azionisti come dividendi o acquisti di azioni proprie. Ora, come minimo, i tempi sembrano allungarsi. Il mercato, quindi, è passato un po’ all’incasso su questi titoli che erano saliti molto da inizio anno anche sulla base di quelle speranze. Al più, mantieni Apple e Alphabet: se, però, sei un investitore “prudente”, che non ama i batticuore in Borsa, vendili. L’operatore telefonico Verizon (-0,2%; 46,63 Usd, Isin US92343V1044) si sposta ancor più verso le attività internet, perfezionando l’acquisto di alcune attività (posta elettronica, notizie, motore di ricerca…) di Yahoo!. Secondo noi l’azione resta correttamente valutata. Mantieni.

     

    … sono stati per ora digeriti

    Nonostante questi elementi di tensione, New York ha comunque retto. L’indice principale della Borsa Usa, lo S&P500, è riuscito persino a chiudere la settimana con un piccolo progresso dello 0,1%. A sostenerlo c’è stata anche la corsa di un altro “peso massimo” del listino, come General Electric (29 Usd; Isin US3696041033). Il titolo ha messo su il 3,8% (+4,7% se teniamo conto del dividendo di 0,24 dollari lordi per azione staccato in settimana) dopo che è stato annunciato un cambiamento al vertice dopo 16 anni. La persona scelta, comunque, fa già parte dell’azienda e non ci aspettiamo grandi stravolgimenti nella gestione: mantieni le azioni che hai già, ma non acquistarne di nuove. Persino il Nasdaq, il listino dei titoli tecnologici, ha tutto sommato retto, chiudendo la settimana con un calo contenuto allo 0,9%. Un segnale di come, probabilmente, il settore non sia all’inizio di un tracollo come quello visto nel 2000 – vedi Detto tra noi. Puoi, quindi, comunque puntare su qualche buon titolo del settore: IBM (155,38 Usd; Isin US4592001014), per esempio, è conveniente e ha retto bene ai cali di questi giorni – da inizio giugno ha messo su l’1,8% contro il -0,8% fatto dal Nasdaq. Acquistalo con un’ottica d’investimento di lungo periodo. Se Wall Street si è salvata, l’altra Borsa del Nord America, quella di Toronto, ha sofferto per il calo dei titoli legati alle materie prime (-4,4%), chiudendo la settimana a -1,8%. Per ora merita ancora il 5% dei tuoi investimenti.

     

    Tensioni su titoli bancari in Spagna

    I listini europei hanno chiuso la settimana con un calo medio dello 0,5%. Oltre agli alti e bassi di Wall Street, a pesare ci sono stati i rinnovati timori sulla tenuta del settore bancario. In Spagna, infatti, si teme che Liberbank possa essere in seria difficoltà e possa fare la fine del Banco Popular (con azionisti e possessori di obbligazioni subordinate che hanno perso tutto). Non per nulla, in settimana, i titoli del settore bancario hanno perso, in media, l’1,7% e la Borsa di Madrid è stata, col suo -1,8%, tra le Borse peggiori d’Europa. Il bilancio avrebbe potuto essere più pesante se, sul finire della settimana, non fossero arrivate le notizie sulla Grecia che hanno permesso ai mercati di tirare un piccolo sospiro di sollievo – il Paese ellenico riceverà una nuova fetta d’aiuti internazionali che gli permetterà di onorare i debiti in scadenza a luglio (altrimenti sarebbe stato fallimento).

     

    A Milano sull’ottovolante

    Milano è riuscita a non fare la fine di Madrid – ha chiuso a -0,9% – grazie al rialzo del 6,1% registrato da Ubi Banca (3,56 euro): l’aumento di capitale, partito proprio questa settimana, è evidentemente stato apprezzato dal mercato. Noi siamo meno impressionati: Ubi sta raccogliendo denaro per mettere una pezza alle perdite delle tre banche – le nuove Banca Etruria, Carichieti e Banca Marche – che aveva acquistato a 1 euro e il titolo è caro. Approfitta dei rialzi, se non l’hai ancora fatto, per venderlo (come ti abbiamo detto già lunedì 12 su www.altroconsumo.it/finanza, vendi anche i diritti dell’aumento di capitale, sono negoziabili solo fino al 21 giugno). Ha deluso, invece, Saipem (3,29 euro): aveva iniziato benissimo la settimana, sulla scia della prospettiva di nuovi contratti nel settore eolico, poi, però, complice il calo del prezzo del greggio (-2,3%) legato all’aumento delle scorte di prodotti petroliferi negli Usa è scesa chiudendo a -4,4%. Al più, se hai le azioni, mantienile. A proposito di banche, la doBank dovrebbe sbarcare tra qualche settimana a Piazza Affari. È la società che gestisce i crediti problematici dell’Unicredit. Chi la porta in Borsa con quei crediti ci ha già fatto i soldi. Potrai farli ora anche tu? Per ora la sottoscrizione parrebbe riservata solo agli investitori professionali...

    Se le società milanesi con maggior valore in Borsa hanno chiuso la settimana a -0,9%, quelle di media grandezza si sono comportate un po’ meglio, limitando il calo allo 0,7%. La scommessa sull’Etf lyxor mid cap (130,69 euro; Isin FR0011758085) – punti sulla corsa dei titoli di media grandezza per effetto degli acquisti da parte dei fondi pir – resta valida.

    La maggioranza del presidente Temer in Brasile, nonostante qualche defezione, sembra poter essere in grado di reggere e di andare avanti col programma di riforme. Questo spiega la relativa “tranquillità” del listino di San Paolo che ha chiuso la settimana con un calo limitato allo 0,9%. 

     

    Risposte per te

    @Mario Le minusvalenze scadono come i punti del supermercato. Sono valide nell’anno in cui le hai realizzate e nei 4 anni solari successivi – se le realizzi oggi sono valide fino al 31/12/2021. Se hai scelto il regime amministrato la tua banca si occuperà della loro gestione.

    @Readino Exxon Mobil ha staccato l’ultima fetta di dividendo (stacca quattro volte all’anno) il 10 maggio, ma il pagamento è partito solo dal 9 giugno – dovresti quindi avere già ricevuto l’accredito sul conto (0,77 Usd lordi per azione, 0,4843 Usd netti da doppia tassazione).

    @Silvano Per effetto dell’aumento di capitale del febbraio scorso, il prezzo di carico delle tue azioni Unicredit si è praticamente dimezzato. È corretto, riflette il fatto che il prezzo del titolo si è dimezzato rispetto a prima dell’operazione – l’altra metà è andata nel diritto d’opzione.

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  • Analisi
    Scappare dai titoli tecnologici? 4 mesi fa - lunedì 19 giugno 2017
    Negli scorsi giorni i titoli dei colossi del settore sono scesi bruscamente. Ci sarà un tracollo come a metà 2000, quando le azioni tecnologiche persero più del 50% in pochi mesi?

    Valutazioni ben sotto quelle della bolla del 2000

    Stando ai numeri, il settore tecnologico non è prossimo a una crisi. Prendiamo il rapporto tra prezzo in Borsa e valore contabile di 400 titoli di questo settore nel mondo – è come il prezzo al chilo delle mele, più è alto, più sono care. Oggi è, in media, 4,2, vedi grafico Lontani dai valori del passato, più basso del 10 toccato a inizio 2000, subito prima dello scoppio della “bolla”. Confrontando il loro prezzo di Borsa con gli utili otteniamo 24,5, valore molto inferiore a quello di inizio 2000 (circa 80). Idem se consideriamo solo i primi 100 titoli Usa del settore. Il rapporto prezzo/valore contabile è in media poco sotto 5 (circa 11 a inizio 2000) e quello tra prezzo e utili è intorno a 25, contro il 70 toccato nel 2000.

    Società più “robuste” rispetto a 17 anni fa…

    Il rendimento medio da dividendo dei titoli tecnologici a inizio 2000 era prossimo allo 0, oggi siamo intorno all’1,5% annuo lordo. È un segnale di come queste società siano più “robuste”. Lo dimostra anche la liquidità che hanno in cassa. I primi 5 titoli Usa del settore, nel 2000, avevano liquidità pari a solo il 2% del valore complessivo (valore di Borsa e valore dei debiti; in inglese enterprise value), oggi la liquidità è pari al 13% del loro valore complessivo. Guarda il grafico Le bolle sovrapposte. Abbiamo confrontato l’andamento dei tecnologici nei 10 anni e mezzo che hanno preceduto lo scoppio della bolla di metà 2000, con quello degli stessi titoli negli ultimi 10 anni e mezzo (128 mesi). Il loro andamento è totalmente diverso da quello “da bolla” tenuto dai titoli del settore a ridosso di metà 2000.

     

    Lontani dai valori del passato

    LONTANI DAI VALORI DEL PASSATO

    La linea in grassetto (scala sinistra) rappresenta l’andamento del rapporto tra prezzo e valore contabile medio per 400 titoli del settore tecnologico. Quella sottile (scala destra) rappresenta l’andamento storico del rapporto tra prezzo e utili per lo stesso gruppo. Entrambi i valori sono molto lontani da quelli della “bolla internet” del 2000.

    Le bolle sovrapposte

     Bolle sovrapposte

    Il punto 1 rappresenta per la linea in grassetto il valore dei titoli tecnologici al 31/01/1990, circa 10 anni e mezzo prima dello scoppio della bolla nel 2000. Per la linea sottile, rappresenta il valore dei tecnologici al 31/10/2006, circa 10 anni e mezzo da oggi. L’andamento recente non è paragonabile a quello “da bolla” degli anni ’90.

     

    … ma comunque non convenienti

    Anche se i rapporti di convenienza non sono ai livelli del 2000, sono comunque più elevati rispetto a quelli medi storici e sono superiori a quelli degli altri titoli mondiali. Per questi ultimi il rapporto tra prezzo di Borsa e valore contabile è pari a 2,1: la metà dei titoli tecnologici. Il settore, in generale, è tutto fuorché a buon mercato. C’è un altro elemento di rischio: l’andamento di Borsa al momento è dipendente da soli cinque titoli, i cosiddetti FAAMGFacebook (150,64 Usd; Isin US30303M1027), Amazon (987,71 Usd; Isin US0231351067), Apple (142,27 Usd; Isin US0378331005), Microsoft (70 Usd; Isin US5949181045) e Alphabet (così si chiama ora Google; 958,62 Usd, Isin US02079K3059). Questi non solo pesano per oltre il 40% del listino Nasdaq, quello dei titoli tecnologici americani, ma sono stati da soli responsabili di oltre la metà dei rialzi di questo stesso listino dall’inizio dell’anno – in pratica sono andati molto meglio di altri titoli. Se la promessa riforma fiscale di Trump non dovesse andare in porto – i FAAMG sono saliti in prospettiva del rimpatrio di liquidità dall’estero che potrebbe portarli a distribuire dividendi consistenti – o se ci dovesse essere qualche intoppo nei conti - il mercato, per esempio, ha scommesso tanto sul successo del prossimo iPhone 8 Apple – per questi titoli potrebbero essere dolori, con conseguenze per tutto il settore. I rischi ci sono: per noi nessuno di questi titoli è conveniente. Amazon e Facebook sono cari e da vendere, Apple, Alphabet e Microsoft sono correttamente valutati. Puoi mantenerli, ma solo se hai pelo sullo stomaco. E comunque nel limite del 5% previsto per le azioni Usa.

     

    La tua strategia

    Tu fai così: da buon padre di famiglia evita di investire su tutto il settore tecnologico – non acquistare, quindi, Etf e fondi che puntano in generale su questi titoli e sul Nasdaq. Puoi, però, comunque mettere in portafoglio qualche titolo “scelto” del settore. Quelli che consigliamo li trovi indicati a pagina 10, nella sezione “alta tecnologia”. Tra questi, per esempio, c’è IBM (155,38 Usd; Isin US4592001014), che ha risentito meno di altri titoli del settore dei cali degli ultimi giorni – tra il 9 e il 12 giugno non solo non è scesa (-3,2% il settore), ma è addirittura salita del 2%. È un fenomeno comune ad altri titoli che non sono andati benissimo nel corso degli scorsi 12 mesi – alcuni di questi sono tra quelli da noi consigliati: non hanno corso tanto, ma non hanno nemmeno prospettive fallimentari e per questo sono convenienti e buoni per un investimento di lungo periodo. 

     

    Le bolle speculative

    In Borsa c’è una bolla speculativa quando i prezzi delle azioni raggiungono livelli fantasmagorici che non riflettono più il valore dell’azienda calcolato sulla base dei bilanci di oggi e di domani delle società, ma riflettono solo i bilanci di dopodomani e dopo ancora in forte e perenne crescita. L’ultima bolla nota in Borsa è quella iniziata nel 1999 e scoppiata nel 2000: bastava che una società annunciasse l’apertura di un sito internet e le sue quotazioni in Borsa facevano faville. Tiscali (oggi 0,042 euro) è il caso più clamoroso: in pochi mesi fece +2.500% salvo poi perdere praticamente tutto nei mesi seguenti.

     

    Tra il 9 e il 12 giugno, periodo di brusco calo per i titoli tecnologici americani, quelli che consigliamo si sono difesi: oltre al +2% di IBM, c’è stato il +0,5% di CA (31,67 Usd; Isin US12673P1057). Cisco Systems (31,63 Usd; Isin US17275R1023) e Intel (35,21 Usd; Isin US4581401001) sono sì scesi, rispettivamente dell’1,1% e del 2,1%, ma meno del 3,2% del resto del settore. Il titolo belga che consigliamo nel settore, Melexis (73,63 euro; Isin BE0165385973), ha invece perso il 4,2% – era però salito del 137% negli ultimi tre anni contro il +41,6% del settore.

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  • Analisi
    Tutti pazzi per la tecnologia 5 mesi fa - lunedì 22 maggio 2017
    Il settore sta correndo molto: devi puntarci qualcosa? 

    Da inizio anno i titoli tecnologici mondiali han reso quasi il doppio rispetto agli altri titoli quotati: sono saliti in media del 19% contro il +10% circa dei listini mondiali. Due sono i motivi principali dietro questa corsa.

    Il primo è squisitamente americano, ma ha senso citarlo perché i pesi massimi del settore – Apple, Alphabet (Google), Microsoft, Amazon e Facebook – sono Usa. Queste società, per non pagare il fisco Usa, hanno “congelato” negli scorsi anni buona parte della loro liquidità all’estero – oltre il 90% di quella di Apple è fuori dagli Stati Uniti. Ora, con la riforma fiscale di Trump, c’è la possibilità che questi soldi siano “rimpatriati”: pure al netto delle tasse da pagare una tantum, stile “condono”, è una montagna di soldi a disposizione per aumentare i dividendi e gli acquisti azioni proprie. È una prospettiva sui cui il mercato ha fin qui scommesso.

    Il secondo riguarda il peso sempre più presente della tecnologia nelle nostre vite: si stima che già nel 2017 quasi 9.000 negozi di beni di consumo negli Usa chiuderanno i battenti, soppiantati dal commercio elettronico.

    Tecnologia sul tetto del mondo

     Tecnologia

    I titoli tecnologici (grassetto; indice Datastream relativo a 400 titoli del settore quotati su diversi listini mondiali) negli ultimi anni hanno corso molto di più rispetto agli altri titoli quotati (linea sottile; indice Datastream relativo a un andamento medio delle Borse mondiali). Questo li rende in media al più correttamente valutati.

     

    Ma non finisce qui: si stima che nel 2030, in media, circa il 40% di tutta la forza lavoro negli Usa potrebbe essere sostituita dalle macchine – la percentuale raggiunge picchi di oltre il 70% in alcuni settori, come la ristorazione (McDonald’s negli Usa sta già sperimentando un “bancomat” dei panini). Per chi vive di tecnologia sono prospettive da capogiro.

    Occhio, che ci sono dei rischi. Primo: la riforma fiscale di Trump è ancora fumosa. Non se ne conoscono i dettagli e se dovesse naufragare – c’è chi scommette che Trump possa essere costretto ad abbandonare la Casa Bianca prima della fine del suo mandato – per le società del settore tecnologico potrebbero essere dolori. Secondo: l’avanzamento tecnologico non necessariamente porta benessere alla comunità. Un recente studio commissionato dal governo Usa, ha dimostrato che negli scorsi anni, nel solo settore manifatturiero, ogni robot installato per ogni 1.000 operai ha finito, alla lunga, per distruggere circa 6 posti di lavoro e determinare un calo medio dei salari di circa l’1%. Sono prospettive che potrebbero portare anche a rivolte civili, nello scenario peggiore, o a nuove legislazioni per arginare lo sviluppo “eccessivo” dell’invasione tecnologica.

     

    La nostra pagella tra prospettive e rischi

    Abbiamo cercato di trasformare in numeri queste riflessioni. Ci aspettiamo un rendimento medio, in futuro, dei titoli del settore tecnologico di circa il 6% annuo - superiore al 5% stimato per i titoli del settore media, meno del quasi 8% stimato per i titoli del settore petrolifero (vedi tabella Il nostro giudizio sui principali settori). Non ti stupire: è vero che le prospettive sono buone, ma è anche vero che non tutte le società nel settore tecnologico fanno utili. Il caso più clamoroso è Tesla (310,83 Usd; Isin US88160R1014), società di auto elettriche il cui “capitano” è considerato un “guru” che rivoluzionerà il nostro mondo: nel primo trimestre 2017 ha bruciato 600 milioni di dollari, metà del recente aumento di capitale e quasi il 40% dei soldi bruciati in tutto il 2016. Come rischio, al settore, abbiamo attribuito circa 13, uno dei valori più elevati dopo il 20 delle materie prime e il 15 del settore energetico – i prezzi di petrolio e materie prime continueranno per noi a essere ballerini. Combinando i valori nelle due colonne, otteniamo un voto di 2,3 su una scala che va da 0 (molto caro) a 5 (molto conveniente). Ciò ci dice che il settore tecnologico è al più correttamente valutato. Per questo non consigliamo al buon padre di famiglia di puntare su tutto il settore. Piuttosto è meglio scegliere alcuni singoli titoli tecnologici.

    Il nostro giudizio sui principali settori

    Settore

    Rendimento atteso (più alto è meglio è)

    Valutazione rischio (più è basso, meglio è)

    Voto da 0 a 5 (0 minimo, 5 massimo)

    Utility

    7,5%

    8,9

    3,5

    Beni di consumo

    6,7%

    9,7

    3

    Alimentari e bevande

    6,3%

    9,2

    2,9

    Telecomunicazioni

    6,1%

    8,9

    2,9

    Energetico

    7,8%

    15,2

    2,8

    Immobiliare

    6,5%

    11,8

    2,7

    Finanziario

    6,7%

    12,4

    2,7

    Farmaceutico e biotech

    6,1%

    12,7

    2,4

    Tecnologico

    5,8%

    12,8

    2,3

    Media

    5,3%

    11,6

    2,2

    Materie prime

    5,9%

    20,1

    1,5

     

    Li abbiamo selezionati per te, sono convenienti e li trovi a pagina 10 nella sezione Alta tecnologia. Valuta tu quale acquistare, aiutandoti con il nostro Supplemento Tecnico o con www.altroconsumo.it/finanza – per esempio, puoi scegliere quello col rendimento da dividendo più elevato, che tra questi è IBM (151,98 Usd; Isin US4592001014). E se vuoi fare una scommessa su tutto il settore? Come detto, non la consigliamo, ma abbiamo comunque cercato lo strumento migliore per farla. È l’Etf Lyxor Msci world information technology (188,55 euro; Isin LU0533033667), quotato a Piazza Affari. Ha un costo dello 0,4% all’anno e investe su circa 160 titoli del settore tecnologico mondiali. Lo preferiamo sia agli Etf che investono sul Nasdaq (puntano solo su titoli Usa e hanno dentro anche società del settore farmaceutico), sia a un fondo comune sul settore tecnologico – ne abbiamo analizzati 70 e nessuno ha spiccato per qualità, anzi quasi tutti hanno offerto rendimenti molto inferiori a quelli medi del settore (1 stella nella nostra scala da 1 a 5). 

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Informazioni chiave

Carta d'identità

Massimo degli ultimi 12 mesi 181,95 USD
Minimo degli ultimi 12 mesi 139,70 USD
ISIN US4592001014
Borsa New York
Beta 0,71
Volatilità 18,41 %
Numero di azioni 931.940.100
Capitalizzazione di Borsa (in miliardi) 149,95 USD
Settore Alta tecnologia
Volume delle transazioni (media giornaliera, in migliaia) 643.147 USD
Punteggio corporate governance 7

Indici chiave per azione (USD)

2017 (e) 2016 2015 2014
Dividendo 5,90 5,50 5,00 4,25
Utile corrente 12,00 12,43 13,48 15,69
Utile netto 12,00 12,43 13,48 11,97
Cash Flow corrente 17,50 17,54 17,84 20,61
Cash Flow netto 17,50 17,54 17,84 20,61
EBIT 13,83 13,56 16,77 20,38
EBITDA 19,37 18,72 21,19 25,37
Patrimonio netto 22,12 19,29 14,77 11,98
Patrimonio netto tangibile -12,50 -18,98 -18,39 -18,87

Rendimento in euro

IBM Stoxx Europe 600 S&P 500
Rendimento ultimi 3 mesi 7,09 % 0,93 % 0,64 %
Rendimento ultimi 6 mesi -8,21 % 3,15 % -0,95 %
Rendimento ultimo anno 2,14 % 13,23 % 10,55 %
Rendimento ultimi 5 anni 1,13 % 7,26 % 14,47 %

Indici finanziari della società

2016 2015 2014 2013
Pay out 43,78 % 37,13 % 35,48 % 24,62 %
Current ratio 1,21 1,24 1,25 1,28
ROE 65,07 % 92,48 % 132,74 % 72,32 %
ROE netto 65,07 % 92,48 % 101,30 % 72,32 %
Margine lordo 47,92 % 49,77 % 50,01 % 48,63 %
Margine netto 14,86 % 16,14 % 12,96 % 16,52 %
EBIT margin 16,22 % 20,08 % 22,06 % 19,98 %
EBITDA margin 22,38 % 25,37 % 27,45 % 25,28 %
Tax rate 3,64 % 16,37 % 26,05 % 15,58 %
Gearing 186,72 223,26 61,27 18,65
Patrimonio netto / totale attivo 15,66 % 13,05 % 10,22 % 18,17 %

Dati di Borsa per azione

2017 (e) 2016
Rendimento da dividendo 3,67 % 3,42 %
Prezzo/utile corrente 13,41 12,95
Prezzo/cash flow corrente 9,19 9,17
Prezzo/patrimonio netto 7,27 8,34
Prezzo/patrimonio netto tangibile - -
Prezzo per valore patrimoniale netto - -
Rendimento a lungo termine 7,98 % -

(e) : stima

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