Intel

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Articoli

  • Analisi
    Intel: Apple non compra più i chip di Intel? 2 mesi fa - lunedì 9 aprile 2018
    Il titolo è sceso dai massimi in seguito alle voci secondo cui Apple starebbe lavorando per non utilizzare più, dal 2020, i chip di Intel nei propri pc.
     
     
     
     

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  • Analisi
    Sorrisi a denti stretti: la settimana delle Borse 4 mesi fa - lunedì 29 gennaio 2018
    New York col suo +2,2% è stata una delle Borse migliori della settimana. Considerando il calo del dollaro nei confronti dell’euro (-1,5%), il risultato è meno scintillante. Le Borse dell’eurozona sono comunque andate peggio (invariate), Milano si è difesa: +0,5%. 

    Variazioni settimanali su prezzi al 26/01/18

     

    Le Borse sono state spiazzate da notizie contrastanti sul futuro dell’economia globale: da un lato, il Fondo monetario internazionale ha alzato dello 0,2% le stime di crescita per il 2018 e il 2019, dall’altro, i venti di protezionismo negli Usa – imposti dazi sulle importazioni di prodotti dall’estero – rappresentano un possibile freno alla crescita economica. Per questo i mercati hanno preferito concentrarsi sulle poche “certezze” arrivate dai conti societari. Buone le notizie giunte da alcuni titoli farmaceutici. Le Novartis (87,74 franchi; Isin CH0012005267), per esempio, sono salite del 5,2%. I risultati del 2017 hanno mostrato ricavi in crescita dell’1%, nonostante la concorrenza dei farmaci generici, e utili in salita del 16%. Abbiamo ritoccato al rialzo le stime sull’utile per azione da 3,30 a 3,65 franchi per il 2018 e da 3,65 a 4 franchi per il 2019, ma il titolo resta solo correttamente valutato. Mantieni. Le Abbott (63,42 Usd; Isin US0028241000), invece, sono salite del 6,9%. Le acquisizioni di St. Jude Medical e Alere hanno fatto sì che, nel 4° trimestre 2017, i ricavi siano saliti del 42% (più del previsto) rispetto allo stesso periodo del 2016. La divisione legata alla nutrizione, però, ha mostrato difficoltà a causa di condizioni di mercato difficili in Cina. Queste ultime ci preoccupano: se non l’hai ancora fatto, questo è un buon momento per vendere le Abbott e incassare i guadagni. Tra le azioni meno brillanti del settore farmaceutico, ci sono state le Sanofi (73,48 euro; Isin FR0000120578): il mercato non ha gradito la decisione della società di spendere circa 9 miliardi di euro per comprare l’americana Bioverativ. L’operazione, però, dovrebbe portare comunque qualche beneficio ai conti di Sanofi. Mantieni.

     

    Tecnologici tra luci e ombre

    Settimana meno brillante per i titoli della tecnologia: quelli dei produttori di microchip, per esempio, in media si sono fermati a +1,2%. A pesare c’è stato il calo del 2,7% registrato dalle Texas Instruments (113,69 Usd; Isin US8825081040). Il gruppo ha preannunciato per questo primo trimestre del 2018 una crescita dei ricavi di circa il 7%: visto che il 2017 si è chiuso con una crescita del 12%, il mercato è rimasto deluso e ha approfittato per portare a casa un po’ di guadagni fatti sul titolo. Le azioni IBM, nel 2017, sono salite di poco più del 40%. È il doppio di quanto è salita, nel suo complesso, la Borsa Usa. Non ci spaventiamo: le prospettive annunciate sono tutto sommato in linea con le nostre aspettative. Inoltre, gli utili dovrebbero essere aiutati dalla riforma fiscale. Il titolo resta correttamente valutato. Se hai le azioni, mantienile. Continua, invece, il recupero delle Intel (50,08 Usd; Isin US4581401001) dopo i cali di inizio anno legati all’allarme sicurezza sui suoi microchip. In settimana il titolo ha messo su l’11,7% dopo che il gruppo ha, da un lato, annunciato di aver chiuso il 2017 con ricavi in crescita del 4% (il mercato si aspettava qualcosa di meno) e, dall’altro, ha promesso l’arrivo di nuovi microchip, più sicuri, già entro la fine dell’anno. Siamo ottimisti: acquista. Nel settore tecnologico, continua la corsa delle Amazon (1.402,05 Usd; Isin US0231351067), salite su nuovi massimi storici dopo l’apertura del primo supermercato senza casse. La scommessa sul fatto che questa società continuerà a rivoluzionarci la vita resta valida (per i termini vedi Altroconsumo Finanza n° 1243).

     

    Linea bollente

    Tra i titoli che si sono comportati particolarmente bene in settimana, vanno segnalati quelli della telefonia (+2,4% medio). A dare pepe al settore ci sono state le rivelazioni sulla trattativa, tenutasi a fine 2017, per un possibile acquisto della francese Orange (14,85 euro; Isin FR0000133308) da parte della tedesca Deutsche Telekom (14,64 euro; Isin DE0005557508). Alla fine non se ne è fatto nulla – i francesi volevano più peso dopo la fusione – ma la notizia ha ravvivato la possibilità che si possano vedere operazioni di questo tipo nel settore in un prossimo futuro. Le Orange e le Deutsche Telekom hanno chiuso la settimana, rispettivamente, in rialzo del 2,7% e dell’1,2% e sono ancora da mantenere. Una spinta al settore l’hanno data anche le Verizon (54,72 Usd; Isin US92343V1044), salite del 5,4% dopo la presentazione dei conti del 2017. Questi, in realtà, non hanno riservato grandi sorprese: nel 2018 ricavi e utili dovrebbero crescere al massimo del 5% – il debito elevato non permette alla società di fare shopping per sostenere la crescita. Le Verizion sono correttamente valutate. Mantieni.

     

    offerta di azioni unicredit

    Altra buona settimana per le azioni bancarie (+3,3%, in particolare, per quelle europee). Le Unicredit (17,95 euro) sono salite del 3,2%. Il titolo resta conveniente, ma non vale la pena aderire all’offerta in corso in questi giorni (ti sono stati caricati in portafoglio dei diritti d’opzione). È un’operazione formale, più che di sostanza: è offerto solo lo 0,25% delle azioni del gruppo e non è un aumento di capitale – sono le azioni che sono state restituite quando è stata data agli azionisti la possibilità di recedere (vedi Altroconsumo Finanza n° 1249). Il prezzo di sottoscrizione è di 16,34 euro, circa il 9% in meno del prezzo di Borsa attuale, ma puoi sottoscrivere solo 1 azione ogni 352 che hai già. Se non hai capitali enormi, potrai acquistare solo una o due azioni: visto che spesso le banche prevedono costi per operazioni sul capitale, non ne vale la pena – rischi di pagare molto più di quello che risparmi (è 1,6 circa euro per azione). Non far nulla e fai scadere i diritti. Se proprio vuoi comprare altre azioni Unicredit, fallo in Borsa. 

    L’offerta delle azioni Unicredit termina il 21 febbraio (se comunque decidi di aderire all'offerta in opzione, le tempistiche con la tua banca potrebbero essere più stringenti).

    Anche le azioni Intesa (3,16 euro) sono salite in settimana (+2,3%). Come le Unicredit restano convenienti e quindi da acquistare. Secondo noi, però, l’investimento complessivo in Intesa e Unicredit non dovrebbe superare il 5% del valore totale del tuo portafoglio. 

    Risposte per te

    @Ivo Intesa dovrebbe staccare il dividendo il 21 maggio, per Unicredit la data non è nota. Non si compra un’azione prima del dividendo per rivenderla subito dopo.

    @Paolo solo i dividendi delle azioni estere sono tassati due volte (anche se li acquisti su Borsa Italiana). I rialzi di prezzo (le plusvalenze) sono tassati solo in Italia.

    @Roberto in regime amministrato, anche per conti ugualmente intestati, non puoi usare le minusvalenze su banca A per compensare le plusvalenze su banca B.

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  • Analisi
    Intel: conti superiori alle attese 4 mesi fa - lunedì 29 gennaio 2018
    La pubblicazione di risultati annuali superiori alle attese ha fatto lievitare il titolo di oltre 10%. 

    Prezzo al momento dell'analisi (26/01/2018): 50,08 USD

    Alziamo le previsioni sull’utile per azione 2018 (3,45 dollari) e 2019 (3,6 dollari). Anche se vicina ai massimi storici, in base alle nostre nuove stime, l’azione è ancora conveniente.

    Consiglio: acquista

    Grazie a un 4° trimestre record, nel 2017 l’utile per azione di Intel (Isin US4581401001) è salito del 14%, trai­nato dalla forte crescita (+20% nel 4° trimestre) delle vendite di processori per server (30% del fatturato), la sua attività più redditizia. Il margine industriale (rapporto tra utili industriali e fatturato) è, così, salito al 31,2% per il 2017 (contro il 27,8% nel 2016). Nei chip per PC (54% del fatturato), invece, la crescita delle vendite si è limitata al 3% annuo – non è una sorpresa. Per il 2018 Intel si aspetta che si confermino le tendenze attuali, con una crescita compresa tra 0 e 5% per le vendite di chip per PC e di circa il 15% per le altre attività (server, smart object, memorie, auto a guida autonoma…). Il management prevede, inoltre, un utile per azione 2018 in crescita del 14%, grazie anche alla riduzione del tasso di imposizione fiscale (al 14% dal 21% del 2017), e di aumentare del 10% il dividendo.

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  • Analisi
    Rimpatriati: la settimana delle Borse 5 mesi fa - lunedì 22 gennaio 2018
    La Borsa Usa ha chiuso la settimana in rialzo dello 0,9% grazie alla spinta che è arrivata dai titoli del settore tecnologico. Bene anche le Borse dell’eurozona (+1%) con l’accordo per la formazione del governo in Germania. Brusca scivolata per Albemarle.

    Variazioni settimanali su prezzi al 19/01/18

    Le Borse si sono svegliate questa settimana con la notizia che negli Usa è entrato in vigore un blocco di alcuni servizi pubblici non essenziali (shutdown). I mercati sembrano non preoccupati e noi concordiamo. Ci sono stati altri shutdown nella storia Usa e sono durati pochi giorni – mediamente la Borsa ha perso lo 0,6% durante questi periodi. L’ultimo shutdown è stato a ottobre 2013 ed è durato 16 giorni (tanto rispetto alla media storica): la Borsa Usa, al massimo, in quel periodo, ha perso l’1,5% e alla fine dei 16 giorni guadagnava il 3%. 

     

    Apple ai massimi storici

    I titoli tecnologici sono quelli che più di tutti sono saliti dall’elezione di Trump avvenuta nel novembre del 2016 – circa +50%. Buona parte di questi rialzi sono stati sostenuti dalla prospettiva di un rimpatrio della liquidità detenuta all’estero dai giganti di questo settore (rimpatrio favorito dalla riforma fiscale di Trump) – liquidità significa maggiori investimenti, più crescita e, verosimilmente, più dividendi. Ebbene, quella prospettiva sembra ora diventare realtà. Apple (178,46 Usd; Isin US0378331005) ha annunciato il rimpatrio di miliardi di dollari detenuti all’estero da investire negli Stati Uniti. Solo questa manovra dovrebbe portare alla creazione di 20.000 posti di lavoro negli Usa e dovrebbe dare un contributo alla generale crescita dell’economia di circa lo 0,4% annuo. Sono numeri e tempistiche che il mercato ha gradito, per questo il titolo è salito in settimana di un altro 0,8% portandosi sui massimi di sempre. Buona parte delle prospettive di crescita del gruppo è, però, già scontata nei prezzi. Al più mantieni le Apple che hai.

     

    Entusiasmo su tutto il settore tecnologico

    La mossa di Apple ha fatto sperare che anche altre società del settore tecnologico possano prendere decisioni simili prima del previsto. Questo spiega i rialzi di tutto il settore (+4,3% medio, per esempio, per le società che fanno microchip) e il rimbalzo del 3,7% delle azioni Intel (44,82 Usd; Isin US4581401001) – il gruppo ha ancora oggi in conti esteri circa il 50% della sua liquidità. Le cause legali intentate nei confronti del gruppo per le falle di sicurezza dei suoi chip (vedi Altroconsumo Finanza n° 1253) al momento non ci preoccupano. Il titolo resta conveniente. Acquista.

     

    Ancora un piccolo progresso per il settore bancario

    Le grandi banche Usa stanno continuano a presentare il proprio bilancio del 2017 e, nel complesso, le sorprese non sono tantissime. Bank of America (31,72 Usd; Isin US0605051046) ha dovuto mettere a bilancio svalutazioni pesanti nell’ultimo trimestre del 2017, ma si tratta di un fenomeno temporaneo e atteso, che spiana la strada a maggiori utili in futuro. Le azioni sono salite di un altro 1,7% in settimana e sono, secondo noi, da mantenere – per approfondimenti sui conti del gruppo vedi pagina 4. Anche le azioni Santander (5,93 euro; Isin ES0113900J37) sono riuscite a chiudere la settimana in rialzo (+0,2%), nonostante la controllata britannica sia tra quelle che avevano concesso finanziamenti alla fallita società di costruzioni Carillion (vedi paragrafo seguente). Vista la presenza in tanti Paesi, l’impatto totale delle difficoltà nel Regno Unito sarà limitato. Mantieni.

     

    Londra in calo

    Carillion è una società di costruzioni britannica che in settimana ha dovuto dichiarare fallimento. Se pensiamo che la società lascia in sospeso centinaia di progetti nel Paese, capiamo perché la Borsa di Londra, seppure senza drammi, sia stata una delle peggiori (ha chiuso a -0,6%). Sul listino ha pesato anche il calo del 4,8% di Pearson (688 pence; Isin GB0006776081). I primi risultati pubblicati per il 2017 sono in linea con le attese, ma le prospettive annunciate per il 2018 non sono granché: Pearson si aspetta un calo del fatturato a causa delle difficoltà sul mercato americano dell’editoria scolastica (quasi 2/3 del giro d’affari del gruppo). Abbiamo abbassato le stime sugli utili della società, ma non cambiamo il consiglio: mantieni – gli acquisti di azioni proprie dovrebbero comunque aiutare un po’ il titolo. Londra ha pagato anche il -4,7% delle azioni BP (509,9 pence; Isin GB0007980591) dopo che la società ha annunciato, a sorpresa, ulteriori costi per vecchie cause legali. Questo non dovrebbe rimettere in discussione il piano strategico del gruppo, ma potrebbe comportare qualche cessione di attività. Mantieni.

     

    La scivolata di Albemarle

    Settimana no per i titoli delle materie prime (-0,9%), in particolare per quelli del litio: una delle principali compagnie minerarie cilene ha ora la possibilità di aumentare la produzione della materia prima in una delle zone del mondo più ricche di litio. Il mercato si è un po’ spaventato, temendo che l’aumento dell’offerta possa essere eccessivo rispetto alla domanda effettiva di minerale, e ha determinato un calo dei prezzi della materia prima. Questo spiega il -13,1% registrato dalle Albemarle (116,01 Usd; Isin US0126531013), società che dipende quasi esclusivamente dalla vendita di litio e che in passato ti abbiamo consigliato per una scommessa. Non ci spaventiamo: la corsa alle auto elettriche continua e non ci sono al momento altre tecnologie che possano sostituire le batterie al litio come “carburante” di queste auto. I termini della scommessa su Albemarle (vedi Altroconsumo Finanza n° 1238) restano invariati e la stessa resta in piedi. Acquista se hai pelo sullo stomaco. Alla larga se sei un buon padre di famiglia. Anche la Umicore (42,74 euro; Isin BE0974320526) ha risentito del calo dei prezzi del litio. Estraendo anche cobalto, però, il suo ribasso in Borsa è stato inferiore (-5,3%) rispetto a quello di Albemarle. Le Umicore restano convenienti e valgono ancora una scommessa, ma non per il buon padre di famiglia.

     

    Risposte per te

    @Gianfranco L’ultimo dividendo azionario ordinario di National Grid è stato staccato il 23 novembre 2017. È stato messo in pagamento, però, solo a partire dal 10 gennaio del 2018. Dovresti, quindi, averlo ricevuto in questi giorni (verifica l’estratto conto).

    @Michele Nelle schede azioni alle pagine seguenti un livello di rischio 1 indica un investimento poco rischioso, un livello 5 indica un investimento molto rischioso. Il dividendo 2018 è quello che ci aspettiamo sia pagato (salvo acconti) nel 2019.

    @Nicola Anche se operi con broker esteri (come eToro) il bollo sugli investimenti (0,2% sul valore a fine anno) va comunque pagato. Solo che in questo caso devi farlo tu in dichiarazione dei redditi – metti in conto anche il costo di un bravo commercialista.

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  • Analisi
    Intel: perché il titolo sta scendendo? 5 mesi fa - giovedì 4 gennaio 2018
    Secondo alcuni report i microchip di Intel presenterebbero delle falle in termini di sicurezza. C’è da scappare dalle azioni?

    Prezzo al momento dell’analisi (03/01/18): 45,26 Usd

    Consiglio: Acquista

     

    Secondo quanto riportato da indagini di stampa specializzata, i chip prodotti da Intel nel corso degli ultimi 10 anni presenterebbero dei rischi a livello di sicurezza: in parole povere, sarebbe molto semplice il furto di dati sensibili, come le password per accedere a posta elettronica e portali bancari.

     

    Questa è la ragione del calo che ha interessato le azioni Intel in queste ultime ore: qualcuno teme che Intel, a seguito della notizia, sia costretta a spese aggiuntive per risolvere il problema – che peserebbero sul bilancio – e che possa perdere quote di mercato.

    Dal canto suo la società ha in qualche modo ammesso che ci possano essere dei problemi con i chip, ma anche dichiarato che non solo il problema è risolvibile con un piccolo aggiornamento di sistema, ma che tale aggiornamento non dovrebbe avere impatti rilevanti in termini di prestazioni del pc – il mercato temeva il ripetersi di quanto successo a fine 2017 con Apple (172,23 Usd; Isin US0378331005; mantieni) su cui si era scatenata una mezza bufera dopo che era emerso che il nuovo sistema operativo rallentava il funzionamento dei vecchi modelli di Iphone.

     

    Come la bufera su Apple sembra un po’ rientrata, crediamo che anche quella su Intel possa placarsi. L’impatto sui conti di Intel dovrebbe essere molto limitato. Per ora non abbiamo elementi forti per cambiare il nostro consiglio.

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Informazioni chiave

Carta d'identità

Massimo degli ultimi 12 mesi 57,08 USD
Minimo degli ultimi 12 mesi 33,46 USD
ISIN US4581401001
Borsa Nasdaq
Beta 1,00
Volatilità 21,59 %
Numero di azioni 4.678.316.000
Capitalizzazione di Borsa (in miliardi) 247,62 USD
Settore Alta tecnologia
Volume delle transazioni (media giornaliera, in migliaia) 1.270.676 USD
Punteggio corporate governance 7

Indici chiave per azione (USD)

2018 (e) 2017 2016 2015
Dividendo 1,20 1,08 1,04 0,96
Utile corrente 3,80 3,20 2,18 2,41
Utile netto 3,80 2,04 2,18 2,41
Cash Flow corrente 6,02 5,22 4,13 4,52
Cash Flow netto 6,02 5,22 4,13 4,52
EBIT 4,24 3,82 2,72 2,95
EBITDA 6,46 5,83 4,67 5,07
Patrimonio netto 17,15 14,73 14,00 12,93
Patrimonio netto tangibile 11,74 9,52 11,02 10,53

Rendimento in euro

Intel Stoxx Europe 600 S&P 500
Rendimento ultimi 3 mesi 11,66 % 2,55 % 8,58 %
Rendimento ultimi 6 mesi 16,34 % -2,00 % 5,22 %
Rendimento ultimo anno 47,68 % -2,23 % 8,74 %
Rendimento ultimi 5 anni 23,39 % 5,56 % 14,47 %

Indici finanziari della società

2017 2016 2015 2014
Pay out 52,60 % 45,87 % 39,89 % 37,67 %
Current ratio 1,69 1,75 2,58 1,73
ROE 21,80 % 15,58 % 18,70 % 20,95 %
ROE netto 13,91 % 15,58 % 18,70 % 20,95 %
Margine lordo 62,25 % 60,94 % 62,65 % 63,74 %
Margine netto 15,30 % 17,37 % 20,63 % 20,95 %
EBIT margin 28,58 % 21,68 % 25,29 % 27,47 %
EBITDA margin 43,69 % 37,23 % 43,39 % 45,35 %
Tax rate 35,60 % 20,25 % 19,65 % 25,93 %
Gearing 18,56 29,78 12,05 -0,61
Patrimonio netto / totale attivo 56,00 % 58,44 % 59,27 % 60,75 %

Dati di Borsa per azione

2018 (e) 2017
Rendimento da dividendo 2,24 % 2,02 %
Prezzo/utile corrente 14,07 16,70
Prezzo/cash flow corrente 8,88 10,24
Prezzo/patrimonio netto 3,12 3,63
Prezzo/patrimonio netto tangibile 4,55 5,61
Prezzo per valore patrimoniale netto - -
Rendimento a lungo termine 6,88 % -

(e) : stima

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