ION Geophysical Corp. US4620442073

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Articoli

  • Analisi
    Stati di tensione: la settimana delle Borse un mese fa - lunedì 4 settembre 2017
    Settimana nervosa, ma poi chiusa in attivo: New York ha fatto +1,4%, le Borse europee, in media, +0,5%. Basta un nulla, comunque, per far cambiare l’umore ai mercati. 
     
     
     
     

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  • Analisi
    ION Geophysical: ancora in rosso 5 mesi fa - lunedì 15 maggio 2017
    Ion Geophysical ha chiuso un altro trimestre in perdita. 
     
     
     
     

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  • Analisi
    Putin salva Ion Geophysical? un anno fa - lunedì 17 ottobre 2016
    Con le sue dichiarazioni il Presidente russo ha fatto risalire il greggio ai massimi dal 2016. Basterà a ridare lustro ad aziende come Ion? Facciamo qui il punto.
    Ion Geophysical (6 Usd; Isin US4620442073) chiude da anni il bilancio in perdita e al momento ci aspettiamo che anche per il 2016 e il 2017 la tendenza non cambi. Il motivo è semplice: il calo del prezzo del petrolio ha portato le grandi compagnie petrolifere a tagliare i propri progetti di ricerca. Si stima che tra il 2015 e il 2020 potrebbero essere tagliati progetti, per un valore di circa 1.000 miliardi di dollari. È tutto lavoro che viene meno a Ion, che di quei progetti campa. Per quest’ultima, dunque, un nuovo calo del prezzo del greggio, con conseguente ulteriore taglio agli investimenti, potrebbe essere devastante – rischia di esaurire i soldi in pancia alla fine del 2017 e, quanto meno, di dover fare un aumento di capitale per poter andare avanti. Un rialzo del greggio, invece, farebbe molto bene al gruppo: non per nulla, tra il 27 settembre e il 10 ottobre, con il greggio Wti in recupero dell’11%, il titolo ha messo su quasi il 15%. È arrivato il momento della riscossa del prezzo del petrolio e di Ion?

     

    Perché il petrolio è salito…
    Gli storici Paesi produttori di greggio, con l’Arabia Saudita in testa (fanno parte di quella “Confindustria” del petrolio che è l’Opec), a fine settembre sembrano aver trovato un accordo per porre un freno alle trivelle. Ora anche la Russia, altro Paese tra i principali esportatori di greggio, sembrerebbe voler limitare la sua attività. Non sorprende, quindi, che il prezzo del greggio sia salito dopo queste notizie: un freno alle trivelle di questi Paesi potrebbe ridurre lo squilibrio tra eccesso di produzione petrolifera e domanda di petrolio prima del previsto, già alla fine del 2016. Noi, però, siamo scettici sul fatto che l’accordo possa avere gli effetti sperati. I motivi sono molteplici.
     
    … e perchè potrebbe scendere
    Primo: in inverno, molti impianti russi non possono essere strutturalmente fermati. Secondo: gli accordi tra i membri dell’Opec sono vaghi e non sono ancora ufficialmente approvati. La ratifica dovrà avvenire entro fine novembre a Vienna, con l’assegnazione definitiva delle quote di produzione ai diversi Paesi – ci dovrebbe essere un tavolo “tecnico” per cominciare a definire le quote già a fine ottobre. Con Iran, Iraq, Libia e Nigeria che, dopo una serie di problemi interni (vedi sanzioni internazionali per l’Iran), potrebbero comunque voler tornare ai livelli di produzione di un tempo, l’Arabia Saudita rischia di doversi sobbarcare buona parte dei tagli. Difficile che lo faccia. Terzo: anche se l’accordo dovesse comunque andare in porto, il taglio previsto è troppo piccolo – parliamo di meno di 1 milione di barili al giorno sui circa 33 oggi forniti dall’Opec e i circa 90 offerti complessivamente a livello mondiale. All’attuale prezzo del petrolio (circa 51 dollari al barile), infatti, diverse compagnie americane ritengono conveniente tornare a investire – in 4 mesi le trivelle in funzione negli Usa sono aumentate del 30%. Quindi, l’aumento della produzione americana rischia di vanificare il taglio da parte dell’Opec.
     
    Come la vediamo noi sul prezzo del greggio
    L’entusiasmo del mercato è eccessivo e sono alti i rischi che l’accordo fallisca, con conseguente tracollo del greggio. Quello che noi ci aspettiamo è questo: nel breve periodo (qualche mese), alti e bassi per il prezzo del greggio anche notevoli. Nel lungo periodo (tra qualche anno), però, ci aspettiamo che il prezzo del petrolio possa stabilizzarsi sui 65 dollari al barile (in media nel 2016 è stato sui 40 dollari). Il motivo è che prima o poi gli effetti dei tagli agli investimenti delle grandi compagnie petrolifere private si faranno sentire (meno barili di greggio sul mercato), mentre, seppur lentamente, la domanda di petrolio a livello mondiale dovrebbe continuare a salire.
     
    Perché no a Etf e certificate sul petrolio
    Sulla base di queste attese, se vuoi avere un prodotto da tenere nel cassetto per qualche tempo ti sconsigliamo di investire direttamente sul prezzo del greggio con un Etf o, con un certificate a leva, short o long che sia.
    Gli alti e bassi del prezzo della materia prima sono deleteri per questi prodotti. Vedi, per esempio, quello che è successo nel 2016, col petrolio che prima è sceso e poi è risalito tanto. A oggi il petrolio Wti guadagna il 34% in euro da inizio anno, ma l’Etfs wti crude oil (7,32 euro; Isin GB00B15KXV33), che dovrebbe seguirne il prezzo, guadagna solo il 3,1%! Peggio ancora il certificate 5x oil long (0,147 euro; Isin XS1118927927) di Société Générale, che dovrebbe moltiplicare i rialzi del greggio per 5 volte e che, invece, da inizio anno perde il 49%! E se pensi di fare scommesse veloci di qualche ora? Ti sconsigliamo di farlo: i movimenti potrebbero essere repentini e imprevisti e rischi di entrare a rialzo o ribasso già partito.
     
    Investi solo nelle azioni di una grande compagnia petrolifera
    Scegli, piuttosto, le azioni di una grande compagnia petrolifera. Dall’inizio dell’anno, in media, il settore ha guadagnato, in euro e dividendi inclusi, il 20% lordo. La motivazione è semplice: tra il taglio degli investimenti o la chiusura/vendita di alcune attività, queste società sono in grado di adattarsi meglio a un contesto di mercato difficile come l’attuale o come quello che ci aspetta. Non per nulla da fine dicembre 2014, quando ti abbiamo detto con decisione di puntare sul settore petrolifero (vedi Altroconsumo Finanza n° 1103), il greggio è sceso (-15% in euro), mentre le grandi compagnie petrolifere, in media, hanno messo su in euro e dividendi inclusi il 7,4%. Meglio ancora, da allora, hanno fatto Chevron (101,08 Usd; Isin US1667641005) e Exxon Mobil (86,54 Usd; Isin US30231G1022) che hanno messo su circa il 10% in euro e dividendi inclusi. Restano i nostri due titoli preferiti nel settore – se ne devi scegliere uno, scegli Exxon, che è più “equilibrata” su tutte le attività petrolifere, dall’estrazione alla raffinazione. Un titolo conveniente e buono per il lungo periodo è anche Repsol (12,69 euro; Isin ES0173516115). Acquista, ma visto il debito elevato sappi che è un investimento un po’ più rischioso. Limitati, invece, a mantenere ConocoPhillips (41,67 Usd; Isin US20825C1045) e Encana (11,09 Usd; Isin CA2925051047): sono società più esposte ai possibili ribassi del greggio nel breve periodo, in quanto hanno diversi progetti che non sono profittevoli con i prezzi del petrolio bassi (shale oil e shale gas negli Usa e in Canada). Limitati anche a mantenere Eni (13,25 euro), i cui conti non ci fanno dormire sonni molto tranquilli e per cui non ci sentiamo di escludere un altro taglio al dividendo.
     
    Che fare con Ion e Saipem
    Non investire sulle azioni delle società che fanno servizi all’industria petrolifera, come appunto Ion o Saipem (0,4145 euro): potrebbero continuare a soffrire per il taglio agli investimenti. Se le hai già in mano, limitati a mantenerle e porta pazienza. E se hai comprato le Saipem solo a fine febbraio 2016 in ottica speculativa (vedi Altroconsumo Finanza n° 1163)? Alcuni elementi della scommessa sono andati bene – il petrolio è risalito – altri male – le agenzie di rating hanno tagliato il giudizio di affidabilità. Da allora guadagni circa il 15%: non è granché come vincita, ma per consolarti pensa che sullo stesso periodo Piazza Affari ha perso circa il 5%. A questo punto, con il rischio di un ribasso del greggio, crediamo che la scommessa sia da chiudere. Prima di correre a vendere, però, ti segnaliamo che il 25 ottobre la società si riunisce per presentare conti e previsioni. Siamo ottimisti e ci aspettiamo conti buoni: se così fosse potresti vendere incassando un po’ di più. Occhio però. Primo, al 25 ottobre bisogna arrivarci – sono pochi giorni ma sul mercato può succedere di tutto. Secondo, come accaduto con i conti del secondo trimestre (vedi qui l'articolo del 28 luglio) bastano poche parole nel comunicato per spostare l’umore e il prezzo – allora i conti non erano poi così negativi, ma il mercato ne fu deluso e il titolo perse quasi il 10% in giornata. Per noi non vale la pena aspettare, ma valuta tu se correre questo rischio.

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  • Analisi
    ION Geophysical: ancora difficoltà un anno fa - lunedì 10 ottobre 2016
    Il prezzo del petrolio tra alti e bassi si trova oggi su valori superiori a quelli di inizio anno. Ion ha amplificato sia i rialzi sia i cali del greggio e ora è ancora su valori inferiori a quelli di inizio anno.
    Prezzo al momento dell'analisi (07/10/16): 6,45 USD
    Consiglio: Mantieni


    Il piano di contenimento dei costi consente all’americana Ion (Isin US4620442073) di ridurre gradualmente il debito, che pur resta molto elevato. Nonostante questi progressi, il bilancio del titolo nel 2016 è in rosso (-14%). Male, non solo rispetto al +34% del prezzo del petrolio, ma soprattutto rispetto al +9,5% medio delle altre società di servizi petroliferi. La cautela del mercato si spiega col fatto che i colossi del settore petrolifero (i clienti della società) non hanno ancora ripreso a investire, complice l’andamento incerto del greggio. E se il petrolio dovesse tornare a scendere, le compagnie potrebbero tagliare ancora gli investimenti nell’esplorazione petrolifera; il che metterebbe a dura prova Ion, al peggio mettendo a rischio la sua sopravvivenza. Secondo noi, il titolo è correttamente valutato, ma il rischio è molto alto (5 sul massimo di 5).

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  • Analisi
    ION: situazione ancora incerta un anno fa - venerdì 13 maggio 2016
    La situazione di ION è migliorata, ma resta precaria e dipendente dai prezzi del petrolio.

    Prezzo al momento dell'analisi (12/05/2016): 7,56 USD

    Nonostante la recente salita, sulla scia della ripresa del greggio, l’azione è ancora vicina ai minimi storici. Mantienila solo se il rischio elevato non ti spaventa.

    Nel 1° trimestre i tagli ai costi hanno consentito all’attività di ION (Isin US4620442073) di generare liquidità per 2,5 milioni di dollari. Per investire e rimborsare il debito, oltre a questi 2,5 milioni, il gruppo ha dovuto attingere 8 milioni di dollari dalla tesoreria (pari a 102 milioni di dollari); un ritmo di spesa che ci sembra comunque sostenibile. La rinegoziazione del debito principale (scadenza allungata al 2021) gli porta, inoltre, una boccata di ossigeno. Oltre a questo, la risalita dei prezzi del greggio nel 1° trimestre potrebbe spingere i gruppi petroliferi (i suoi clienti) a investire di più nell’esplorazione. L’incertezza, però, domina ancora il quadro: non per nulla il 9 maggio l’uscita di indicatori economici deludenti sulla Cina (2° consumatore mondiale di petrolio) ha fatto perdere al titolo il 10%. Mantienilo solo se non temi il rischio.

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Informazioni chiave

Carta d'identità

Massimo degli ultimi 12 mesi 9,75 USD
Minimo degli ultimi 12 mesi 3,30 USD
ISIN US4620442073
Borsa New York
Beta 1,85
Volatilità 76,73 %
Numero di azioni 11.883.690
Capitalizzazione di Borsa (in miliardi) 0,11 USD
Settore Energia e servizi alle collettività
Volume delle transazioni (media giornaliera, in migliaia) 456 USD
Punteggio corporate governance 3

Indici chiave per azione (USD)

2017 (e) 2016 2015 2014
Dividendo 0,00 0,00 0,00 0,00
Utile corrente -3,50 -5,33 -10,86 -5,86
Utile netto -3,50 -5,71 -2,29 -11,72
Cash Flow corrente 1,00 -0,55 -5,17 2,47
Cash Flow netto 1,00 -0,94 -5,54 1,53
EBIT 1,70 -3,79 -9,15 0,50
EBITDA 1,80 1,04 -3,46 8,91
Patrimonio netto 1,30 4,62 10,46 12,43
Patrimonio netto tangibile -1,00 2,68 8,01 9,92

Rendimento in euro

ION Geophysical Corp. Stoxx Europe 600 S&P 500
Rendimento ultimi 3 mesi 162,06 % 0,93 % 0,64 %
Rendimento ultimi 6 mesi 93,85 % 3,15 % -0,95 %
Rendimento ultimo anno 28,66 % 13,23 % 10,55 %
Rendimento ultimi 5 anni -37,79 % 7,26 % 14,47 %

Indici finanziari della società

2016 2015 2014 2013
Pay out - - - -
Current ratio 1,17 1,90 2,45 2,38
ROE -114,82 % -106,25 % -47,30 % -1,02 %
ROE netto -123,18 % -22,44 % -94,57 % -98,23 %
Margine lordo 20,85 % 3,79 % 31,86 % 29,01 %
Margine netto -37,46 % -11,36 % -25,03 % -45,98 %
EBIT margin -24,98 % -45,25 % 1,07 % 2,99 %
EBITDA margin 6,85 % -17,12 % 19,13 % 6,29 %
Tax rate - - - -
Gearing 209,90 90,49 12,38 0,00
Patrimonio netto / totale attivo 17,05 % 25,56 % 22,24 % 29,82 %

Dati di Borsa per azione

2017 (e) 2016
Rendimento da dividendo 0,00 % 0,00 %
Prezzo/utile corrente - -
Prezzo/cash flow corrente 8,50 -
Prezzo/patrimonio netto 6,54 1,84
Prezzo/patrimonio netto tangibile - 3,17
Prezzo per valore patrimoniale netto - -
Rendimento a lungo termine 6,02 % -

(e) : stima

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