Melexis BE0165385973

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34,02 % Rendimento a 1 anno
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Articoli

  • Analisi
    Melexis: crescita a doppia cifra 2 mesi fa - lunedì 30 ottobre 2017

    Melexis ha mostrato conti inferiori alle attese e ha rivisto al ribasso alcuni obiettivi per tutto il 2017. A nostro parere, però, non c’è motivo di spaventarsi: le prospettive a medio-lungo termine del gruppo restano positive.

     
     
     
     

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  • Analisi
    Flamenco globale: la settimana delle Borse 3 mesi fa - lunedì 9 ottobre 2017
    Le tensioni in Catalogna hanno pesato sul listino azionario di Madrid (-1,9%), ma non sembrano, per ora, turbare le altre Borse mondiali che hanno chiuso la settimana con un rialzo medio dello 0,8%. Bene New York che ha fatto +1,2%.

    Variazioni settimanali su prezzi al 06/10/2017

     

    Borse europee: +0,5%

    Per il momento la questione catalana sembra non destare grandi preoccupazioni nemmeno all’interno della zona euro: la Borsa di Parigi ha chiuso la settimana con un rialzo dello 0,6%, quella di Amsterdam ha messo su lo 0,5% e il listino di Francoforte è salito dell’1%. Lo hanno confermato anche i vertici dell’Enel (4,98 euro), che è molto esposta in Spagna visto che controlla Endesa, la Enel spagnola: nessun grande investitore si è dimostrato preoccupato per la situazione catalana, tanto che l’emissione obbligazionaria dell’Enel, perfezionata in questi giorni, ha ricevuto richieste tre volte superiori alla quantità effettivamente offerta. Mantieni le Enel, ma non pensare di approfittare del -2,2% fatto dal titolo in settimana per acquistare ancora queste azioni. Questo stato di calma sulle Borse europee potrebbe, infatti, non durare, complici anche le decisioni che arrivano dalla Banca centrale europea (vedi subito qua sotto). Settimana molto positiva per la Borsa di Londra, salita del 2%. Questa Piazza merita ampio spazio nel tuo portafoglio.

     

    Milano zavorrata dalle banche

    Oltre a Madrid, tra le Borse europee si è distinta negativamente Milano, che ha chiuso in calo dell’1,3%. In questo caso il ribasso è stato determinato dalla scivolata dei titoli bancari: solo per citare i nomi più importanti, Intesa Sanpaolo (2,93 euro) ha perso il 2,1%, Unicredit (17,32 euro) ha ceduto il 3,9%, Ubi Banca (4,12 euro) è scesa del 6%. A determinare questo calo il nuovo orientamento espresso da parte della Banca centrale europea in relazioni ai “crediti marci”: dal 2018 le regole dovrebbero diventare più severe e questo potrebbe zavorrare i bilanci delle banche – il rischio è meno utili e meno dividendi. Per ora non c’è alcun tipo di decisione definitiva e confermiamo tutti i nostri consigli – acquista Intesa e Unicredit, vendi Ubi Banca. Teniamo, però, l’attenzione alta. A proposito di banche italiane, continua la saga del Monte Paschi: le azioni non sono ancora state riammesse alle negoziazioni sul listino milanese, ma è stata annunciata un’offerta riservata a chi ha ora in mano azioni Monte Paschi, ma in precedenza aveva le obbligazioni subordinate Upper Tier II 2008/2018 (Isin IT0004352586). 

    Tra le azioni del settore bancario, si è distinta UBS (16,75 franchi; Isin CH0244767585): i vertici hanno confermato la strategia – puntare sulla gestione dei grossi patrimoni finanziari, che mantengono delle buone prospettive di crescita – e hanno detto di non avere in programma cessioni. L’azione è salita in settimana dell’1,2% e resta conveniente. Acquista.

     Pirelli (6,7 euro) chiude la prima settimana con un +3,1% sul prezzo di collocamento. Le azioni sono correttamente valutate. Da oggi le seguiremo costantemente. Lascia, invece, la nostra selezione Intek (0,33 euro; vendi).

     

    Bruxelles sorride

    Tra le Piazze europee, una delle migliori è stata Bruxelles (+0,7%). A sostenere la corsa di questo listino sono stati una serie di titoli che potresti avere in mano. Il primo è Umicore (72,81 euro; Isin BE0003884047), su cui ti abbiamo consigliato una scommessa in Altroconsumo Finanza n° 1238. Le azioni sono salite del 4% sulla “chiamata alle armi” da parte dell’Unione Europea per la creazione di un consorzio tra aziende automobilistiche, chimiche e ingegneristiche per fare ricerca e sviluppo (e produzione) su batterie per veicoli elettrici. La notizia lascia sperare in un ulteriore aumento degli ordini di lavoro per Umicore: la scommessa è confermata (se sei un buon padre di famiglia, però, non comprare queste azioni). Bene anche le Atenor (49,7 euro; Isin BE0003837540) dopo che il gruppo ha deciso di investire in un nuovo progetto immobiliare nella capitale rumena, dove cresce la domanda di uffici. La zona scelta per il progetto, tra l’altro, è particolarmente interessante: questo spiega il rialzo del 2,7% fatto registrare dal titolo che, comunque, resta conveniente. Acquista. Infine, si sono distinte anche le azioni Melexis (86 euro; Isin BE0165385973) salite in settimana del 5,1% sulla scia del buon andamento del settore auto (vedi qua sotto) – Melexis fa sensori per automobili. Anche se viaggia sui massimi di sempre, secondo noi, il titolo è ancora conveniente. Acquista. Poco brillante Ahold Delhaize (15,84 euro; Isin NL0011794037), catena di supermercati presente anche il Belgio. Da indiscrezioni, il gruppo starebbe puntando ad acquisire il gruppo americano Kroger. L’operazione sarebbe valida da un punto di vista strategico, ma pesante da un punto di vista finanziario. Nel frattempo, il gruppo ultima le cessioni in Olanda. Il titolo (+0,1% in settimana) resta conveniente.

     

    Wall Street fa un passo in avanti

    Dall’altra parte dell’Atlantico, le Borse hanno chiuso l’ennesima settimana positiva – si tratta della quarta di fila. A spingere Wall Street ci sono stati, da un lato, alcuni buoni dati sull’andamento dell’economia e, dall’altro, l’avanzamento della riforma fiscale voluta da Trump, che il mercato aspetta con ansia. In questo clima si è distinto il titolo BlackRock (463,22 Usd; Isin US09247X1019). Si tratta di uno dei più grandi gestori di Etf (e patrimoni finanziari) al mondo: se la Borsa e l’economia vanno bene, le persone hanno più voglia di investire. Non per nulla le azioni del gruppo sono salite in settimana del 3,6% portandosi su nuovi massimi storici. Secondo noi non è comunque il caso di comprare ora queste azioni – la riforma di Trump deve ancora essere approvata e non è scontato. Al più, se le hai, mantienile. Le notizie sull’avanzamento del piano di riforma fiscale di Trump fanno bene anche al settore tecnologico: il listino Nasdaq ha chiuso in progresso dell’1,5%.

     

    Sgommata del settore auto

    A dare una spinta alle Borse, ci sono stati anche i titoli del settore automobilistico (+2%): le vendite negli Usa a settembre sono andate bene. Quasi tutte le case automobilistiche hanno registrando progressi consistenti rispetto a un anno fa. Tra le poche a registrare un calo di vendite c’è FCA (14,94 euro): non per nulla il titolo è stato tra i peggiori del settore, perdendo l’1,5%. Anche le vendite di BMW (89,27 euro; Isin DE0005190003) sono cresciute a settembre negli Usa. Il titolo è salito del 4,5% ma resta quello sui cui puntare nel settore.

     

    Risposte per te

    @Enzo Ti sconsigliamo di comprare le Orbotech (42,39 Usd; Isin IL0010823388) a Francoforte. Sono poco scambiate e diversi titoli esteri sono stati ritirati, di recente, dai listini tedeschi (senza preavviso). Se vuoi scommetterci su, fallo sul Nasdaq.

    @Luigi Oriflame ha già dichiarato l’importo del dividendo straordinario: è di 0,5 euro per azione, in aggiunta a 1 euro ordinario. 1 euro è già stato pagato, il resto sarà staccato in fettine da 0,25 euro ciascuna il 14 novembre 2017 e il 14 febbraio 2018.

    @Vincenzo L’inglese IMI pubblica i conti societari solo due volte l’anno (semestre e fine anno). Alla chiusura del primo e del terzo trimestre dà solo aggiornamenti generici sull’andamento dei conti – i prossimi sono comunque previsti per il 9 novembre 2017.

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  • Analisi
    Scappare dai titoli tecnologici? 7 mesi fa - lunedì 19 giugno 2017
    Negli scorsi giorni i titoli dei colossi del settore sono scesi bruscamente. Ci sarà un tracollo come a metà 2000, quando le azioni tecnologiche persero più del 50% in pochi mesi?

    Valutazioni ben sotto quelle della bolla del 2000

    Stando ai numeri, il settore tecnologico non è prossimo a una crisi. Prendiamo il rapporto tra prezzo in Borsa e valore contabile di 400 titoli di questo settore nel mondo – è come il prezzo al chilo delle mele, più è alto, più sono care. Oggi è, in media, 4,2, vedi grafico Lontani dai valori del passato, più basso del 10 toccato a inizio 2000, subito prima dello scoppio della “bolla”. Confrontando il loro prezzo di Borsa con gli utili otteniamo 24,5, valore molto inferiore a quello di inizio 2000 (circa 80). Idem se consideriamo solo i primi 100 titoli Usa del settore. Il rapporto prezzo/valore contabile è in media poco sotto 5 (circa 11 a inizio 2000) e quello tra prezzo e utili è intorno a 25, contro il 70 toccato nel 2000.

    Società più “robuste” rispetto a 17 anni fa…

    Il rendimento medio da dividendo dei titoli tecnologici a inizio 2000 era prossimo allo 0, oggi siamo intorno all’1,5% annuo lordo. È un segnale di come queste società siano più “robuste”. Lo dimostra anche la liquidità che hanno in cassa. I primi 5 titoli Usa del settore, nel 2000, avevano liquidità pari a solo il 2% del valore complessivo (valore di Borsa e valore dei debiti; in inglese enterprise value), oggi la liquidità è pari al 13% del loro valore complessivo. Guarda il grafico Le bolle sovrapposte. Abbiamo confrontato l’andamento dei tecnologici nei 10 anni e mezzo che hanno preceduto lo scoppio della bolla di metà 2000, con quello degli stessi titoli negli ultimi 10 anni e mezzo (128 mesi). Il loro andamento è totalmente diverso da quello “da bolla” tenuto dai titoli del settore a ridosso di metà 2000.

     

    Lontani dai valori del passato

    LONTANI DAI VALORI DEL PASSATO

    La linea in grassetto (scala sinistra) rappresenta l’andamento del rapporto tra prezzo e valore contabile medio per 400 titoli del settore tecnologico. Quella sottile (scala destra) rappresenta l’andamento storico del rapporto tra prezzo e utili per lo stesso gruppo. Entrambi i valori sono molto lontani da quelli della “bolla internet” del 2000.

    Le bolle sovrapposte

     Bolle sovrapposte

    Il punto 1 rappresenta per la linea in grassetto il valore dei titoli tecnologici al 31/01/1990, circa 10 anni e mezzo prima dello scoppio della bolla nel 2000. Per la linea sottile, rappresenta il valore dei tecnologici al 31/10/2006, circa 10 anni e mezzo da oggi. L’andamento recente non è paragonabile a quello “da bolla” degli anni ’90.

     

    … ma comunque non convenienti

    Anche se i rapporti di convenienza non sono ai livelli del 2000, sono comunque più elevati rispetto a quelli medi storici e sono superiori a quelli degli altri titoli mondiali. Per questi ultimi il rapporto tra prezzo di Borsa e valore contabile è pari a 2,1: la metà dei titoli tecnologici. Il settore, in generale, è tutto fuorché a buon mercato. C’è un altro elemento di rischio: l’andamento di Borsa al momento è dipendente da soli cinque titoli, i cosiddetti FAAMGFacebook (150,64 Usd; Isin US30303M1027), Amazon (987,71 Usd; Isin US0231351067), Apple (142,27 Usd; Isin US0378331005), Microsoft (70 Usd; Isin US5949181045) e Alphabet (così si chiama ora Google; 958,62 Usd, Isin US02079K3059). Questi non solo pesano per oltre il 40% del listino Nasdaq, quello dei titoli tecnologici americani, ma sono stati da soli responsabili di oltre la metà dei rialzi di questo stesso listino dall’inizio dell’anno – in pratica sono andati molto meglio di altri titoli. Se la promessa riforma fiscale di Trump non dovesse andare in porto – i FAAMG sono saliti in prospettiva del rimpatrio di liquidità dall’estero che potrebbe portarli a distribuire dividendi consistenti – o se ci dovesse essere qualche intoppo nei conti - il mercato, per esempio, ha scommesso tanto sul successo del prossimo iPhone 8 Apple – per questi titoli potrebbero essere dolori, con conseguenze per tutto il settore. I rischi ci sono: per noi nessuno di questi titoli è conveniente. Amazon e Facebook sono cari e da vendere, Apple, Alphabet e Microsoft sono correttamente valutati. Puoi mantenerli, ma solo se hai pelo sullo stomaco. E comunque nel limite del 5% previsto per le azioni Usa.

     

    La tua strategia

    Tu fai così: da buon padre di famiglia evita di investire su tutto il settore tecnologico – non acquistare, quindi, Etf e fondi che puntano in generale su questi titoli e sul Nasdaq. Puoi, però, comunque mettere in portafoglio qualche titolo “scelto” del settore. Quelli che consigliamo li trovi indicati a pagina 10, nella sezione “alta tecnologia”. Tra questi, per esempio, c’è IBM (155,38 Usd; Isin US4592001014), che ha risentito meno di altri titoli del settore dei cali degli ultimi giorni – tra il 9 e il 12 giugno non solo non è scesa (-3,2% il settore), ma è addirittura salita del 2%. È un fenomeno comune ad altri titoli che non sono andati benissimo nel corso degli scorsi 12 mesi – alcuni di questi sono tra quelli da noi consigliati: non hanno corso tanto, ma non hanno nemmeno prospettive fallimentari e per questo sono convenienti e buoni per un investimento di lungo periodo. 

     

    Le bolle speculative

    In Borsa c’è una bolla speculativa quando i prezzi delle azioni raggiungono livelli fantasmagorici che non riflettono più il valore dell’azienda calcolato sulla base dei bilanci di oggi e di domani delle società, ma riflettono solo i bilanci di dopodomani e dopo ancora in forte e perenne crescita. L’ultima bolla nota in Borsa è quella iniziata nel 1999 e scoppiata nel 2000: bastava che una società annunciasse l’apertura di un sito internet e le sue quotazioni in Borsa facevano faville. Tiscali (oggi 0,042 euro) è il caso più clamoroso: in pochi mesi fece +2.500% salvo poi perdere praticamente tutto nei mesi seguenti.

     

    Tra il 9 e il 12 giugno, periodo di brusco calo per i titoli tecnologici americani, quelli che consigliamo si sono difesi: oltre al +2% di IBM, c’è stato il +0,5% di CA (31,67 Usd; Isin US12673P1057). Cisco Systems (31,63 Usd; Isin US17275R1023) e Intel (35,21 Usd; Isin US4581401001) sono sì scesi, rispettivamente dell’1,1% e del 2,1%, ma meno del 3,2% del resto del settore. Il titolo belga che consigliamo nel settore, Melexis (73,63 euro; Isin BE0165385973), ha invece perso il 4,2% – era però salito del 137% negli ultimi tre anni contro il +41,6% del settore.

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  • Analisi
    Melexis: buoni conti trimestrali 9 mesi fa - venerdì 21 aprile 2017

    Il 1° trimestre si è chiuso con buoni risultati e anche in futuro Melexis dovrebbe continuare a beneficiare del momento positivo per le vendite nel settore auto, sempre più orientato per soluzioni tecnologicamente avanzate (guida autonoma).

    Prezzo al momento dell'analisi (20/04/17): 78,79 EUR
    Consiglio: Acquista

    Nel 1° trimestre le vendite di Melexis (Isin BE0165385973) sono cresciute del 12,9%, l’utile industriale del 14,5% e il margine industriale (rapporto tra utili industriali e fatturato) è salito al 25,5%. A trainare i risultati sono stati i chip per il settore auto: in media ogni auto utilizza ormai 8 chip del gruppo (erano 7 nel 2016). Anche se Melexis cerca di espandersi in altri campi (come gli elettrodomestici), realizza ancora l’89% del fatturato nel settore auto. Non è per forza un male, visto che tra il 2017 e il 2020 la produzione di auto dovrebbe crescere tra il 3% e il 5%; fatto che dovrebbe far crescere la domanda totale di chip per automobili tra il 6% e il 9% annuo. Melexis, grazie ai suoi punti di forza, ne beneficerà senz’altro più dei concorrenti. Per tutto il 2017 il gruppo conferma, ai cambi attuali del dollaro, dei ricavi in crescita tra l’11% e il 15% e un margine industriale al 25%. Il titolo è conveniente.

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  • Analisi
    Melexis: prospettive allettanti 11 mesi fa - venerdì 10 febbraio 2017
    I dati annuali pubblicati dalla belga Melexis sono stati apprezzati dal mercato.

    Prezzo al momento dell'analisi (09/02/2017): 78,28 euro

    Visto l’ottimismo manifestato dal management, abbiamo alzato le nostre previsioni per i prossimi anni. In base alle nuove stime, nonostante la forte salita di prezzo, l’azione è ancora conveniente.
    Consiglio: acquista
    Melexis (Isin BE0165385973) – che produce sensori e chip utilizzati soprattutto nell’industria automobilistica –  ha chiuso il 2016 con vendite in crescita del 14% e un utile per azione di 2,38 euro; sono dati in linea con le nostre attese. Ormai ogni auto prodotta al mondo utilizza, in media, 8 prodotti del gruppo (prima erano 7). Per il 2017 il management conta su una crescita delle vendite compresa tra l’11% e il 15%.

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Informazioni chiave

Carta d'identità

Massimo degli ultimi 12 mesi 91,40 EUR
Minimo degli ultimi 12 mesi 68,50 EUR
ISIN BE0165385973
Borsa Bruxelles
Beta 0,83
Volatilità 25,69 %
Numero di azioni 40.400.000
Capitalizzazione di Borsa (in miliardi) 3,68 EUR
Settore Alta tecnologia
Volume delle transazioni (media giornaliera, in migliaia) 2.675 EUR
Punteggio corporate governance 7

Indici chiave per azione (EUR)

2018 (e) 2017 (e) 2016 2015
Dividendo 1,54 1,47 1,44 1,41
Utile corrente 3,05 2,78 2,40 2,47
Utile netto 3,05 2,78 2,40 2,47
Cash Flow corrente 3,83 3,56 3,05 3,04
Cash Flow netto 3,83 3,56 3,05 3,04
EBIT 3,51 3,19 2,86 2,69
EBITDA 4,29 3,97 3,50 3,26
Patrimonio netto 7,44 6,59 5,84 5,44
Patrimonio netto tangibile 7,44 6,59 5,84 5,44

Rendimento in euro

Melexis Stoxx Europe 600 S&P 500
Rendimento ultimi 3 mesi 7,61 % 1,83 % 5,11 %
Rendimento ultimi 6 mesi 20,21 % 4,22 % 7,59 %
Rendimento ultimo anno 34,02 % 9,82 % 7,60 %
Rendimento ultimi 5 anni 48,94 % 6,80 % 15,38 %

Indici finanziari della società

2017 (e) 2016 2015 2014
Pay out - 83,94 % 77,48 % 47,13 %
Current ratio - 3,42 4,63 4,21
ROE - 41,18 % 45,48 % 42,21 %
ROE netto - 41,18 % 45,48 % 42,21 %
Margine lordo - 45,74 % 48,01 % 48,53 %
Margine netto - 21,08 % 24,76 % 25,57 %
EBIT margin - 25,05 % 26,89 % 26,83 %
EBITDA margin - 30,71 % 32,59 % 33,48 %
Tax rate - 14,87 % 9,50 % 7,70 %
Gearing - -0,03 -26,95 -20,57
Patrimonio netto / totale attivo - 56,98 % 60,70 % 78,42 %

Dati di Borsa per azione

2018 (e) 2017 (e)
Rendimento da dividendo 1,69 % 1,61 %
Prezzo/utile corrente 29,89 32,79
Prezzo/cash flow corrente 23,80 25,60
Prezzo/patrimonio netto 12,25 13,83
Prezzo/patrimonio netto tangibile 12,25 13,83
Prezzo per valore patrimoniale netto - -
Rendimento a lungo termine 6,92 % -

(e) : stima

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