Merck

US58933Y1055
Avvisi: ON/OFF
Aggiungi al portafoglio
62,03 USD 15/06/2018 22:00 New York
0,47 USD (0,76 %) Variazione dall'ultima chiusura
53,27 66,16  52 settimane min max
-2,88 % Rendimento a 1 anno
3,14 % Rendimento da dividendo
tutti i dettagli
Contenuto premium

I consigli dei nostri esperti e le nostre valutazioni di rischio sono riservati agli abbonati. Desideri accedere?

Come valutiamo le azioni

Articoli

  • Analisi
    Senza colore: la settimana delle Borse un mese fa - lunedì 7 maggio 2018
    Settimana poco brillante per i listini azionari. La Borsa di New York ha chiuso con un calo dello 0,2%. Le Borse europee, in media, sono salite dello 0,6%. Tra queste, in barba alla crisi di governo, si distingue in positivo Piazza Affari, salita dell’1,7% – dalla chiusura del 1° marzo Milano guadagna l’8,4% contro il +3,1% medio delle Borse europee. Ti parliamo anche della futura quotazione di Xiaomi.
     
     
     
     

    Il parere dei nostri esperti e le nostre valutazioni del rischio sono solo per gli abbonati. Vuoi accedere?

    Voglio accedere a questo contenuto!
  • Analisi
    Merck: buone notizie per un farmaco 4 mesi fa - lunedì 29 gennaio 2018
    Il titolo Merck è stato molto ballerino nel corso degli ultimi mesi, complice l’alternarsi delle notizie su un suo farmaco importante – la concorrenza dei farmaci generici su altri prodotti resta pesante.
     
     
     
     

    Il parere dei nostri esperti e le nostre valutazioni del rischio sono solo per gli abbonati. Vuoi accedere?

    Voglio accedere a questo contenuto!
  • Analisi
    Navigando tra i bilanci: la settimana delle Borse 7 mesi fa - lunedì 6 novembre 2017
    Sono stati i risultati trimestrali societari a condizionare l’andamento delle Borse. New York ha chiuso la settimana con un modesto progresso dello 0,3%. Migliore il risultato delle Borse dell’eurozona, salite, in media dell’1%.

    Variazioni settimanali su prezzi al 3/11/17

    Grandi manovre, avanti da copione

    In settimana ci sono stati due appuntamenti importanti. Primo: l’annuncio del nuovo presidente della Banca centrale Usa. Della persona scelta si vociferava da giorni – te ne avevamo parlato proprio su queste pagine in Altroconsumo Finanza n° 1241 – e non dovrebbe portare stravolgimenti alla politica monetaria adottata e a quella annunciata per il futuro. Secondo: la presentazione della riforma fiscale di Trump, su cui i mercati hanno tanto scommesso. La discussione sarà lunga, ma per ora è confermata la tassazione per le imprese al 20% (quasi dimezzata rispetto ai livelli attuali). Sono buone notizie, ma confermano quanto era già emerso nei giorni scorsi: per questo né New York, né le altre Borse sono state smosse dalle stesse. Il mercato si è quindi concentrato sui conti trimestrali societari. 

     

    Chi vince…

    In particolare, l’attenzione era tutta concentrata su quelli di Apple (172,5 Usd; Isin US0378331005) e il gigante californiano non ha deluso: sia le vendite, grazie alla Cina, sia gli utili, si sono dimostrati superiori alle attese. Non solo: le lunghe code davanti ai negozi per il nuovo cellulare iPhone X hanno dato ottimismo per l’importante stagione natalizia e il gruppo ha rialzato le previsioni su ricavi di vendita a fine 2017. Le azioni hanno chiuso la settimana con un guadagno del 5,8% e si sono attestate su nuovi massimi storici. Noi siamo un po’ più scettici sul possibile successo dell’iPhone X: al più mantieni le azioni Apple che già hai in mano tutte le azioni Usa, Apple inclusa, vanno comunque vendute se ti riconosci nel portafoglio che abbiamo dedicato all’investitore difensivo. Tra gli altri risultati societari, quelli di Mondelez (40,97 Usd; Isin US6092071058) sono tra quelli che più ci hanno convinto: da un lato i ricavi sono saliti di quasi il 3% grazie alla spinta arrivata dall’America Latina e dall’Europa (meno brillanti le vendite negli Usa) e, dall’altro, la redditività è migliorata grazie al piano di riduzione dei costi. Sono risultati superiori alle nostre attese: abbiamo alzato le stime sui risultati del gruppo. Il titolo ha chiuso la settimana con un progresso dello 0,7% e, secondo noi, resta da mantenere. 

    … e chi perde

    Tra gli altri big della tecnologia, alti e bassi per Facebook (178,92 Usd; Isin US30303M1027): il gruppo ha presentato buoni conti trimestrali, ma ha preannunciato un aumento dei costi per il 2018. Le azioni hanno perso, dopo i conti, quasi tutto il vantaggio conquistato a inizio settimana e hanno chiuso con progresso dello 0,6%. Secondo noi sono da vendere. Tra i titoli sotto i riflettori, grande delusione anche da parte di Tesla (306,09 Usd; Isin US88160R1014): non solo la società ha chiuso il terzo trimestre con il rosso più pesante della sua storia, ma ha dovuto anche ammettere ritardi nella produzione dell’attesissima auto elettrica Model 3. Un mezzo disastro. Le azioni hanno perso il 4,6% in settimana, ma sono ancora da vendere.

     

    Il dramma di Teva

    La maglia nera della settimana, comunque, va alle azioni Teva Pharma (11,4 Usd; Isin US8816242098) che hanno chiuso la settimana a -14,4%. I conti trimestrali, di per sé, non sono stati così negativi – ricavi in crescita e utili di poco sotto le attese. Quello che ha spaventato il mercato è il forte taglio per i risultati attesi a fine 2017 (è la seconda revisione al ribasso di fila): -13% circa per l’utile per azione (al netto delle componenti straordinarie) e -30% circa per la liquidità generata dalle attività del gruppo rispetto alle previsioni fatte dalla società solo tre mesi fa. Secondo noi, comunque, non c’è da scappare: le difficoltà sono in gran parte legate a un momento poco favorevole per il mercato dei farmaci generici negli Usa – aumento della concorrenza e pressioni sui prezzi di vendita. Siamo, però, convinti che la società abbia le carte in regola (ampio portafogli di prodotti) per reagire e riuscire ad approfittare, nel medio-lungo periodo, delle attese di una maggiore diffusione, a livello globale, dei farmaci generici. In ogni caso, non è il momento di tornare a comprare il titolo. Due i motivi. Primo: la società ha un nuovo “capitano d’azienda” e come spesso accade quando c’è un cambio al vertice e il momento è difficile, potrebbe esserci la tentazione di cambiare di tutto e di più e fare “pulizie di bilancio”. In breve c’è il rischio di ulteriori svalutazioni nei prossimi trimestri. Inoltre, c’è da considerare che l’attuale primo azionista di Teva ha dichiarato che potrebbe vendere le azioni in suo possesso – non lo ha potuto fare finora, per precedenti accordi contrattuali appena scaduti. Se vendesse davvero questo potrebbe pesare sul titolo. Limitati a mantenere le azioni Teva che hai già in mano. Nel settore farmaceutico (+0,1%) si sono distinte negativamente anche le azioni Merck (56,06 Usd; Isin US58933Y1055): la società ha deciso di non sottoporre alle autorità sanitarie europee un suo farmaco per la cura del cancro (Keytruda). Sono potenziali nuovi ricavi in meno. Le azioni hanno perso il 3,7%, ma restano correttamente valutate 

     

    Tra le Borse migliori della settimana c’è stata, ancora una volta, Tokio: l’onda lunga della conferma dell’attuale premier alla guida del Paese ha fatto salire il listino del 2,4%. Da fine agosto Tokio ha fatto +14,7% contro il +4,7% di New York e il +7,8% medio delle Borse dell’eurozona. Londra ha chiuso la settimana con un rialzo dello 0,7%. La decisione della Banca centrale inglese di rialzare i tassi d’interesse dopo lungo tempo non ha fatto particolarmente bene né alla Borsa, né alla sterlina 

     

    Risposte per te

    @Luigi Lo stacco del dividendo di National Grid, se hai comprato le azioni a Londra, è previsto per il 24 novembre. Al momento di andare in stampa non è ancora noto l’importo - probabilmente sarà annunciato con i conti trimestrali previsti il 9 novembre.

    @Mauro non si possono mai compensare le minusvalenze ottenute su Etf azionari con plusvalenze ottenute su qualsiasi altra forma di Etf (e fondi comuni). Puoi, invece, usare quelle minusvalenze per compensare plusvalenze ottenute su singole azioni.

    @Pier Giorgio Per comprare e vendere azioni è necessario aprire un deposito titoli. Lo puoi aprire semplicemente anche presso la tua attuale banca – se operi online spendi meno in termini di costi del deposito e di compravendita azionaria.

    condividi questo articolo

  • Analisi
    Sfumature di grigio: la settimana delle Borse 9 mesi fa - lunedì 11 settembre 2017
    È stata un’altra settimana poco brillante per i listini azionari: New York ha chiuso a -0,6%, le Borse europee, in media, sono rimaste piatte. In particolare, tra queste, Piazza Affari ha perso lo 0,4%, Londra ha ceduto lo 0,8%. 

    Variazioni settimanali su prezzi al 08/09/17 

    Settimana no per i bancari europei…

    L’evento centrale della settimana era la riunione della Banca centrale europea. Alla fine da quest’ultima non è emerso nulla: anzi, Draghi ha rimandato, di fatto, alla prossima riunione tutte le decisioni. Un po’ il mercato se l’aspettava, un po’ qualcuno ha iniziato a sospettare che questo “attendismo” nasconda una volontà di andare avanti con una politica monetaria “morbida” – tassi d’interesse bassi e “doping” di liquidità – a dispetto di chi in Europa, invece, chiede maggiore rigore. Meglio non dichiarare subito questa volontà, però, per non “turbare” le elezioni tedesche di fine settembre. Sarà vero? Il mercato, sotto sotto, un pochino sembra crederci: ha punito, infatti, i titoli del settore bancario europeo (-1%), che sono quelli che più avrebbero da guadagnare in caso di un rialzo dei tassi d’interesse. Questo spiega il calo settimanale dell’1,1% di Intesa Sanpaolo (2,81 euro) e del 3,3% dell’Unicredit (16,73 euro). Sono ribassi che non riteniamo preoccupanti, perciò il consiglio resta invariato: acquista.

     

    … e per tutti gli assicuratori

    Non solo i bancari europei, però, hanno sofferto in settimana. Le tragiche notizie sugli uragani negli Stati Uniti e sul terremoto in Messico hanno pesato in generale sull’andamento dei titoli degli assicuratori. In media, le azioni di chi opera soprattutto nel ramo danni hanno perso l’1,4%. Generali (14,96 euro) non poteva non risentire del generale andamento negativo del suo settore, ma si è comunque difesa lasciando sul terreno l’1%, meno dei “colleghi”: del resto, ha una presenza molto più forte in Asia, rispetto all’America, dove tra l’altro sta anche cedendo alcune delle attività. Per questo non c’è motivo di spaventarsi. Confermiamo il consiglio: acquista.

     

    Nonostante il calo di Wall Street, Procter & Gamble (92,84 Usd; Isin US7427181091) è riuscita a chiudere con un rialzo dello 0,3%. Un importante investitore contesta l’attuale management e spinge per una ristrutturazione della società. Sono parole al vento, ma tengono accesa l’attenzione del mercato sul titolo. Mantieni.

     

    Bene i petrolieri…

    Buona settimana, invece, per i titoli del settore petrolifero (+1,2%) che hanno beneficiato del rialzo del prezzo del greggio (+2,6% quello di qualità brent). Le raffinerie che erano state colpite dall’uragano Harvey in Texas – Irma colpisce la Florida, dove raffinerie non ce ne sono – stanno tornando a lavorare prima del previsto. Una notizia a favore della domanda di greggio.

    Non per nulla Exxon Mobil (78,82 Usd; Isin US30231G1022), che aveva pagato per il timore di uno stop prolungato a una delle sue raffinerie più importanti, in settimana ha ripreso fiato, facendo meglio del settore (+2,9%). Confermiamo il giudizio positivo sul titolo: acquista.

     

    … e i produttori di auto

    Buona settimana anche per i titoli del settore auto (+1,6%) dopo i dati che hanno mostrato in agosto una crescita di quasi il 5% delle vendite nell’Europa occidentale. La spinta è arrivata soprattutto da Francia, Italia e Spagna. Il progresso delle vendite in Germania si è fermato a un +3,5%, ma BMW (82,70 euro; Isin DE0005190003) è stato comunque uno dei titoli migliori del settore (+4,7%). Il motivo? A livello europeo i dati mostrano una forte crescita delle auto elettriche e BMW è pronta ad approfittarne: ha confermato che lancerà 12 modelli di auto elettriche da qui al 2025. Una concorrenza temibile e credibile per Tesla (343,40 Usd; Isin US88160R1014) che in settimana, infatti, ha perso il 3,4%. Acquista le BMW, vendi le Tesla. Nel settore auto si è distinta in negativo Ferrari (91,1 euro), calata del 6,3% dopo la bocciatura espressa dalla banca Morgan Stanley. Da tempo ti diciamo di vendere queste azioni.

     

    Fermento tra i farmaceutici

    Diverse novità hanno vivacizzato il settore farmaceutico (+1,8%). Merck (64,27 Usd; Isin US58933Y1055) ha acquistato una piccola società tedesca che si occupa di biotecnologie. L’operazione, però, darà frutti solo nel tempo: la molecola principale della società acquisita è, infatti, ancora a uno stadio di sperimentazione poco avanzato. Non per nulla la reazione del mercato è stata contenuta: le azioni Merck sono salite dello 0,7% e secondo noi restano correttamente valutate. Mantieni. Migliore il progresso di Eli Lilly (82,92 Usd; Isin US5324571083): il +3,5% è arrivato dopo che la società ha presentato un nuovo piano di ristrutturazione. Quest’ultimo ha come obiettivo quello di realizzare dal 2018 risparmi annui di costo di circa 0,48 dollari per azione (ante imposte; utile per azione stimato per il 2018 pari a 3,9 Usd) anche attraverso la riduzione di circa l’8% dei dipendenti. L’operazione genererà degli impatti negativi sul bilancio 2017, ma dovrebbe dare i suoi frutti nel lungo termine. Mantieni queste azioni. Novartis (81 franchi svizzeri), dopo 8 anni, vedrà un avvicendamento al “ponte di comando” aziendale. La notizia non ha scosso più di tanto le azioni del colosso farmaceutico, che hanno chiuso la settimana a +0,2%. Il titolo resta correttamente valutato. Mantieni.

     

    Sospiro di sollievo su Engie

    Molto buono il risultato delle utility europee (+2,4%), grazie al +4,6% di Engie (14,75 euro; Isin FR0010208488). Lo Stato francese ha venduto il 4,5% delle azioni del gruppo, con un’operazione lampo rivolta agli investitori istituzionali (banche, assicurazioni…) e che è stata effettuata a un prezzo di poco inferiore a quello di Borsa. Lo Stato avrebbe potuto vendere più azioni e a un prezzo più basso. Pericolo scampato, buona notizia. Acquista. 

     

    Risposte per te

    @Adriano È normale che per i dividendi delle azioni estere passino diversi giorni tra la data di stacco e quella di pagamento. Per esempio, l’ultimo dividendo di BP è stato staccato il 10 agosto, ma sarà messo in pagamento solo a partire dal 22 settembre.

    @Cesare Quella lanciata da Baker Mills su IBM è stata un mini-Opa come spesso se ne vedono negli Usa: il prezzo offerto era inferiore a quello di mercato del titolo. In questi casi basta non abboccare e non fare nulla: le azioni restano quotate sul mercato.

    @Giulio Il dividendo di 0,2 euro che indichiamo per PostNL è quello da noi stimato a valere sul bilancio 2017. Quello appena staccato dal titolo è solo l’acconto. Il saldo dovrebbe arrivare nel 2018, ma sulle tempistiche e sull’importo non ci sono certezze.

    condividi questo articolo

  • Analisi
    Pillole dalle società quotate 10 mesi fa - venerdì 4 agosto 2017

    Ecco un commento su diverse società della nostra selezione che hanno pubblicato i conti trimestrali in questi giorni.

    Banconote dollari e euro

    Banconote dollari e euro

    Prezzi al 03/08/17

     

    Adidas (193,20 euro; Isin DE000A1EWWW0) ha messo a segno un buon secondo trimestre. I ricavi (effetti di cambio esclusi) sono saliti del 19%, mentre gli utili per azione sono saliti di circa il 14%. I conti sono stati trainati dalle vendite in Cina e negli Stati Uniti (dove la redditività è elevata). Buona anche la spinta arrivata dalle vendite online, mentre la Russia ha un po’ frenato la crescita del gruppo. I vertici si dimostrano molto ottimisti, ma noi ritocchiamo solo lievemente al rialzo le stime sull’utile per azione del 2017 (a 6 euro). Il titolo è caro. Vendi.

     

    Eli Lilly (81,93 euro; Isin US5324571083) ha pubblicato risultati trimestrali sopra le attese. Ha, però, anche comunicato che la domanda per l’approvazione del trattamento sperimentale Olumiant (contro l’artrite reumatoide) non verrà presentata all’autorità sanitaria Usa prima di 18 mesi. È una cattiva notizia, nel frattempo i concorrenti potrebbero già sbarcare sul mercato con prodotti simili. Azione al più correttamente valutata. Mantieni.

     

    Enel (4,94 euro) ha chiuso il primo semestre dell’anno con risultati sostanzialmente allineati alle nostre attese. I ricavi sono aumentati del 6% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima grazie a un buon andamento dei prezzi dell’energia in Italia. Gli utili industriali, però, sono scesi di circa il 5% per effetto del clima in Spagna – il gruppo ha dovuto produrre elettricità da fonti di energia più costose. Abbiamo, per prudenza, ritoccato al ribasso le stime sull’utile per azione del 2017 da 0,34 a 0,33 euro (da 0,39 a 0,37 euro per il 2018), ma il titolo resta correttamente valutato. Mantieni.

     

    Eni (13,5 euro) ha archiviato il secondo trimestre dell’anno con risultati senza infamia e senza lode. La produzione di idrocarburi è stata lievemente inferiore alle nostre attese (così come le vendite di gas), mentre i ricavi nelle attività di raffinazione sono andati meglio del previsto. Bene il controllo dei costi e un aiuto è arrivato anche dalla riduzione dell’imposizione fiscale. Complice l’incertezza sull’andamento dei prezzi del greggio, abbiamo confermato le stime di un utile per azione di 0,45 euro nel 2018. Il titolo è correttamente valutato. Mantieni. 

     

    GlaxoSmithKline (1.528 pence; Isin GB0009252882) ha presentato conti trimestrali in linea con le attese. Ha, però, abbassato le previsioni sull’utile per azione di fine anno a causa dei maggiori costi previsti per il lancio di un trattamento per l’HIV. Per cercare di recuperare un po’ di denaro, il gruppo sospenderà 30 progetti di ricerca e cercherà di vendere alcune attività ritenute non strategiche. Titolo correttamente valutato. Mantieni.

     

    Merck (63,52 Usd; Isin US58933Y1055) ha chiuso il secondo trimestre dell’anno con risultati superiori alle attese. A far da traino, le vendite del Keytruda, un trattamento omologato nel 2014 per la cura del melanoma, ma poi autorizzato al trattamento di altre forme di cancro. Bene anche il Zepatier (contro l’epatite C), lanciato nel 2016, che ha già registrato vendite in crescita del 60%. Non così entusiasmanti le vendite degli altri farmaci, dove la concorrenza dei farmaci generici si fa sentire. Al punto che la società, per prudenza, ha abbassato le stime sugli utili di fine anno. Noi, comunque, continuiamo a ritenere il titolo correttamente valutato. Mantieni.

     

    Phillips (32,04 euro; Isin NL0000009538) nel secondo trimestre dell’anno ha registrato un rialzo di vendite (+4%, a perimetro aziendale costante) e di utile industriale (+10%) in linea con le attese. I costi di ristrutturazione e le spese legate ad alcune acquisizioni hanno però fatto crollare l’utile per azione di circa il 40%, un risultato peggiore delle nostre attese. Il secondo semestre dovrebbe andare meglio (buon portafoglio di ordini), ma il titolo secondo noi resta caro e vendere.

     

    Procter & Gamble (90,86 Usd; Isin US7427181091) ha chiuso il 30 giugno il suo anno fiscale 2016/2017. Le vendite sono rimaste in linea con quelle dell’anno precedente. Il margine industriale (rapporto tra utili industriali e fatturato) si è, però, assestato al 21,5% – era al 17,2% alla fine del 2012/2013 – un miglioramento dovuto alle vendite di attività poco profittevoli, al contenimento dei costi e alla capacità di alzare i prezzi di vendita per alcuni dei suoi prodotti. Sono attesi ulteriori risparmi sui costi per 3,8 Usd per azione entro il 2021. Alcuni azionisti stanno facendo pressione contro gli attuali manager, ritenuti poco capaci di far crescere il gruppo. Rivoluzioni importanti sono comunque escluse per ora, anche se il titolo, come spesso accade, si è ringalluzzito un po’ all’idea. Confermiamo stime e consiglio. Mantieni.

     

    Solvay (124,55 euro; Isin BE0003470755) ha chiuso il secondo trimestre dell’anno con ricavi in crescita dell’8% (effetti di cambio esclusi) e con una salita dell’utile industriale (elementi straordinari esclusi) del 18% - il rapporto tra utili industriali e fatturato è salito dal 22% al 23%. Abbiamo ritoccato al rialzo le nostre stime sui risultati a fine 2017 e fine 2018, ma il titolo ai prezzi attuali resta correttamente valutato.

     

    Texas Instruments (81,36 Usd; Isin US8825081040) ha presentato conti del secondo trimestre e previsioni per il trimestre in corso superiori alle nostre attese. La domanda di chip dal settore delle auto si fa particolarmente sentire, segno che gli investimenti fatti in questi anni per coprire questa fetta di mercato sono stati lungimiranti. Alziamo le stime sull’utile per azione 2017 d 3,95 a 4,15 Usd, ma il titolo resta correttamente valutato. Mantieni.

     

    condividi questo articolo

Altro

Informazioni chiave

Carta d'identità

Massimo degli ultimi 12 mesi 66,16 USD
Minimo degli ultimi 12 mesi 53,27 USD
ISIN US58933Y1055
Borsa New York
Beta 0,62
Volatilità 15,42 %
Numero di azioni 2.727.354.000
Capitalizzazione di Borsa (in miliardi) 167,90 USD
Settore Salute e farmacia
Volume delle transazioni (media giornaliera, in migliaia) 639.139 USD
Punteggio corporate governance 4

Indici chiave per azione (USD)

2018 (e) 2017 2016 2015
Dividendo 1,93 1,89 1,85 1,81
Utile corrente 2,55 0,88 1,42 1,58
Utile netto 2,55 0,88 1,42 1,58
Cash Flow corrente 4,40 2,56 3,37 3,83
Cash Flow netto 4,40 2,56 3,37 3,83
EBIT 3,10 2,39 1,73 2,04
EBITDA 4,95 4,09 3,69 4,31
Patrimonio netto 12,75 12,73 14,58 16,06
Patrimonio netto tangibile 5,90 5,95 7,98 9,69

Rendimento in euro

Merck Stoxx Europe 600 S&P 500
Rendimento ultimi 3 mesi 20,10 % 4,83 % 7,36 %
Rendimento ultimi 6 mesi 12,94 % 1,06 % 6,05 %
Rendimento ultimo anno -2,88 % 1,41 % 10,50 %
Rendimento ultimi 5 anni 11,52 % 6,19 % 14,39 %

Indici finanziari della società

2017 2016 2015 2014
Pay out 216,25 % 130,99 % 115,15 % 43,26 %
Current ratio 1,33 1,78 1,55 1,77
ROE 6,97 % 9,78 % 9,94 % 24,50 %
ROE netto 6,97 % 9,78 % 9,94 % 24,50 %
Margine lordo 68,16 % 65,10 % 62,19 % 60,30 %
Margine netto 6,03 % 9,90 % 11,29 % 28,25 %
EBIT margin 16,28 % 11,99 % 14,56 % 13,42 %
EBITDA margin 27,84 % 25,66 % 30,70 % 29,27 %
Tax rate 62,92 % 15,41 % 17,44 % 30,95 %
Gearing 46,03 26,05 29,23 11,65
Patrimonio netto / totale attivo 39,34 % 42,26 % 43,98 % 49,62 %

Dati di Borsa per azione

2018 (e) 2017
Rendimento da dividendo 3,14 % 3,07 %
Prezzo/utile corrente 24,14 70,20
Prezzo/cash flow corrente 13,99 24,06
Prezzo/patrimonio netto 4,83 4,83
Prezzo/patrimonio netto tangibile 10,43 10,34
Prezzo per valore patrimoniale netto - -
Rendimento a lungo termine 6,37 % -

(e) : stima

×
Partecipa al sondaggio:
merck
Raccomanderesti l'utilizzo di questa pagina alla tua famiglia e ai tuoi amici? Puoi indicare un giudizio compreso tra 1 (assolutamente no) e 10 (assolutamente sì) *
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
Lasciaci un commento (opzionale)
Invia