Monte dei Paschi di Siena

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Analisi sul titolo

Articoli

  • Analisi
    Stati di euforia apparente 11 giorni fa - lunedì 8 luglio 2019
    Settimana brillante per le Borse mondiali, con Milano, in particolare, che ha guadagnato poco più del doppio rispetto alle colleghe europee. Quanto durerà questa euforia?
     
     
     
     

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  • Analisi
    Monte Paschi: crediti marci da ridurre 18 giorni fa - lunedì 1 luglio 2019
    Nonostante abbiano perso già tantissimo terreno rispetto alla Borsa italiana, negli scorsi giorni le azioni Monte Paschi si sono portate su nuovi minimi storici. 
     
     
     
     

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  • Analisi
    Che fare col Monte Paschi? 2 mesi fa - giovedì 16 maggio 2019
    Ho letto con attenzione la vostra analisi sul Monte Paschi, ma non ho capito bene quale sia la vostra posizione: devo chiudere il conto e scappare o la banca è solida?

    Prezzi e valutazioni al 15/05/19

    Torniamo volentieri a fare il punto su Mps (1,159 euro) visto che intanto ha pubblicato i conti del 1° trimestre del 2019. Citando Flaiano, potremmo dire che la situazione è “grave, ma non seria”: se ci fosse stato da scappare dai conti correnti te lo avremmo già detto. Ma andiamo con ordine.

     

    Il punto sui conti trimestrali

    I conti non sono stati entusiasmanti. Sia il margine di interesse, sia i ricavi commissionali sono scesi rispetto al 1° e al 4° trimestre del 2018. Inoltre il gruppo ha dovuto mettere a bilancio delle svalutazioni (perdite di bilancio) su crediti e attività finanziarie superiori a quelle di un anno fa (in calo, però, rispetto a quelle del 4° trimestre 2018). Alla fine, complici alcune poste straordinarie come gli accantonamenti legati alle cause per la vendita dei diamanti alla clientela (le autorità hanno ritenuto ingannevoli le modalità di offerta dei diamanti), la banca ha chiuso il trimestre con un utile di 0,025 euro per azione, sotto le attese medie di mercato (0,037 euro) e in calo dell’85% rispetto al primo trimestre del 2018. È, però, comunque un miglioramento rispetto al quarto trimestre 2018 che si era chiuso in perdita.
    Il margine da interesse è la differenza tra gli interessi attivi incassati dalla banca, per esempio dai prestiti concessi, e gli interessi passivi, cioè il costo di farsi prestare il denaro, per esempio tramite i conti deposito. I ricavi commissionali sono quelli che derivano dalla vendita di prodotti finanziari

     

    Il punto sui crediti con difficoltà di recupero

    Da un punto di vista dei crediti con difficoltà di recupero, la situazione è migliorata rispetto alla fine del 2018, anche se resta peggiore rispetto a quella delle altre principali banche italiane. In totale, al netto delle svalutazioni già effettuate, tali crediti “problematici” si attestano all’8,4% del totale dei crediti concessi alla clientela (vedi per confronto nota qui a fianco). Il Texas Ratio è in calo al 92,7% dal 95% di fine 2018, ma resta ancora vicino al 100% – se lo supera significa che il patrimonio non è in grado di far fronte all’eventuale azzeramento dei crediti “marci”.
    Il peso dei crediti “problematici”, al netto delle svalutazioni, sul totale dei crediti concessi è pari al 6,7% per Ubi Banca, 6,1% per Banco Bpm, 4,1% per Intesa Sanpaolo e 3% per Unicredit.

     

    Il costo dell’assicurazione è alto

    La banca dovrà continuare a liberarsi di questi crediti problematici, ma l’operazione, visto il peggioramento delle prospettive economiche dell’Italia, rischia di generare perdite sul bilancio. Altre perdite potrebbero arrivare dall’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato, per effetto della crisi politica e del peggioramento dei conti pubblici – la Banca ha ancora in pancia lo stesso valore di BTp che aveva a fine anno, il 150% del capitale. Questi nostri timori trovano riscontro nei prezzi di mercato dei cds, una sorta di assicurazione in caso di fallimento: per Monte Paschi il valore è di 408 contro il 132 di Unicredit e il 150 di Intesa Sanpaolo (124 per l’Italia).
    Più il valore del cds è alto, più l’investimento è considerato rischioso dal mercato. Il valore del Monte Paschi è tra i più alti in assoluto per le banche europee.

     

    Consigli confermati su azioni…

    Permangono, poi, le incertezze sulle modalità con cui lo Stato dovrà uscire dal capitale della banca. Infine, per quanto la Banca centrale europea non abbia chiesto un aumento degli accantonamenti per le cause legali che la banca ha in corso, va comunque notato che le richieste potrebbero aumentare nel tempo - le richieste di indennizzo nei confronti della banca per le informazioni finanziarie rilasciate tra il 2008 e il 2015 sono aumentate nel primo trimestre di altri 133 milioni (+9% circa). L’ottimismo della banca, che si aspetta di chiudere il 2019 con risultati migliori del 2018, continua, quindi, a sembrarci eccessivo: stimiamo per il 2019 un utile per azione di 0,06 euro per azione, in calo rispetto al 2018. Alla luce di queste prospettive riteniamo che il titolo azionario sia caro e ti ribadiamo il consiglio sulle azioni. Vendi. 

     

    …. obbligazioni…

    I bond di Mps rendono comunque poco: per esempio Mps 4% 09/05/2021, all’attuale prezzo di 105, rende lo 0,17% netto annuo. Se tieni conto del bollo di legge sul conto titoli, che è pari allo 0,2% annuo, vai in rosso. Sul mercato ci sono alternative migliori: per esempio, il conto deposito Gbm banca a 24 mesi (www.gbmbanca.it/; numero verde 800.10.75.41) ti offre il 2% lordo, l’1,48% netto e non paghi il bollo. Tra l’altro, con questo prodotto, non hai problemi nemmeno in caso di svincolo anticipato: alla peggio non ottieni nulla. Anche col bond puoi vendere in qualunque momento, ma non è detto che lo rivenderai in guadagno.
    Se svincoli anticipatamente il conto deposito di Gbm banca, non ti vengono pagati interessi, ma non c’è nessuna penale. Essendosi la banca accollato il bollo, hai indietro tutti i tuoi soldi.

     

    …. e solidità

    Nonostante le criticità su evidenziate, nel complesso gli indicatori di solidità hanno registrato solo un lieve calo rispetto alla fine del 2018. Cet1 e Total capital ratio – sono gli indicatori che guarda anche la Banca centrale europea – si mantengono comunque su valori accettabili: confermiamo, dunque, il nostro giudizio in stelle sulla solidità di Mps. Le attribuiamo tre stelle su una scala che va da 1, affidabilità scarsa, a 5, affidabilità eccellente. Puoi consultare tutti i giudizi su www.altroconsumo.it/classifica-banche.
    Al 31 marzo 2019, il Cet1 della banca è di 13,3% (13,7% a fine 2018) e il Total capital ratio è di 14,7% (15,2% a fine 2018).

     

    Conti correnti cari

    Quindi, se sei un correntista non devi preoccuparti per la solidità di Mps. Piuttosto, preoccupati di quanto paghi per il conto. Per un profilo di utilizzo semplice via internet – accredito dello stipendio/pensione, qualche prelievo al bancomat, pagamento delle bollette… (trovi i dettagli del profilo qui sotto) – il conto migliore di Mps, Mps mio (modulo easy), si piazza al 28° posto su una classifica di 125 conti correnti italiani e costa 113,4 euro in più all’anno rispetto al migliore, il conto corrente digital di CheBanca!, che non ti costa niente. E se a questo utilizzo ci aggiungi anche qualche compravendita in azioni e obbligazioni tramite trading online? Mps one, il conto migliore di Mps per questo profilo, si piazza al 35° posto della classifica e la differenza, in termini di costi dal migliore, aumenta: spendi ben 344,7 euro all’anno in più rispetto al conto migliore che è il conto Altroconsumo di Bccforweb (e non abbiamo tenuto conto di eventuali sconti sul bollo). Valuta di aprire un conto più conveniente. Ti aiutiamo: chiamaci allo 02/6961580 dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13. 

    E Widiba?
    Non c’è un bilancio aggiornato, ma storicamente oltre l’80% dei crediti di Widiba (www.widiba.it; numero verde 800.22.55.77) è nei confronti di Mps. Quindi la solidità di Widiba è la stessa di Mps: 3 stelle. Il conto di Widiba, però, è più conveniente: per i due stessi profili d’uso, si piazza in classifica, rispettivamente, all’8° e al 3° posto – 54,2 euro e 28,2 euro più caro dei migliori. Anche come “salvadanaio” per la liquidità Widiba è una buona soluzione: anzi, per un investimento di 6 mesi, la linea vincolata promo per i nuovi clienti è la migliore sul mercato.

     

    Profilo 1 (operatività annua): conto cointestato, operatività online, 2 accrediti di stipendio, domiciliazione utenze con SDD, addebito rata mutuo con SDD, 10 bonifici verso altra banca, 12 prelievi su sportelli bancomat automatici di altre banche. 7.500 euro di giacenza media sul conto, 1 carta di credito con spesa di 5.000 euro (no all’estero).

     

    Profilo 2 (operatività annua): conto cointestato, operatività online, 2 accrediti di stipendio, domiciliazione utenze con SDD, addebito rata mutuo con SDD, 10 bonifici verso altra banca, 12 prelievi su sportelli bancomat automatici di altre banche. 7.500 euro di giacenza media sul conto, 1 carta di credito con spesa di 5.000 euro (no all’estero). Conto titoli: 5 compravendite in azioni/Etf quotati a Piazza Affari, del valore di 5.000 euro ciascuna; 2 compravendite in azioni quotate a New York, del valore di 2.500 euro ciascuna; 2 compravendite in obbligazioni in euro, del valore di 10.000 euro ciascuna. Incasso di 13 dividendi e 2 cedole. Controvalore portafoglio titoli complessivo, tra azioni, Etf e obbligazioni, di 50.000 euro.

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  • News
    Il Monte dei Paschi sta fallendo? 2 mesi fa - lunedì 29 aprile 2019
    La banca Monte Paschi, di fatto, sarebbe già fallita se nel 2017 lo Stato italiano – cioè tutti noi – non fosse intervenuto con una iniezione di denaro. Oggi la banca è più solida di allora, ma ancora non abbastanza da farci escludere la possibilità che possano esserci altre perdite per azionisti e obbligazionisti. Ecco cosa ne pensiamo.
    Monte dei Paschi

    Monte dei Paschi

    L’ombra della banca che fu

    Monte Paschi (1,31 euro) soffre ormai da parecchi anni: dal 2011 i ricavi da interesse della banca – danno un’idea di quanto stia lavorando con aziende e consumatori in quanto è quello che incassa dalla concessione dei prestiti – sono sempre scesi, anno dopo anno, contraendosi complessivamente del 67%. Dal 2011 a oggi la banca ha chiuso solo due bilanci in utile: 2015 e 2018, che messi insieme hanno fruttato poco meno di 700 milioni di euro. È un risultato irrilevante rispetto a i 21 miliardi (sì, miliardi) di euro di perdite registrate in totale nel corso degli altri anni. Solo due anni fa la banca prevedeva di chiudere il 2019 con un utile di quasi 600 milioni di euro, ora, invece, l’obiettivo è di riuscire a fare un poco meglio del 2018 (intorno ai 300 milioni): in pratica l’obiettivo è stato dimezzato.

    Più solida di un tempo…

    Le svalutazioni di bilancio sono state comunque un male necessario per rendere la banca più solida. Guarda i dati nella tabella qui sotto. 

    Monte Paschi alla prova
    Indicatore Mps Banco Bpm Intesa Sanpaolo Ubi Banca Unicredit Carige
    Cet1 13,7% 12,1% 13,5% 11,7% 12,1% 10,7%
    TCR 15,2% 14,7% 17,7% 13,8% 15,8% 12,9%
    Crediti deteriorati/tot. crediti 9% 6,5% 4,2% 6,7% 3,2% 12,1%
    Copertura crediti deteriorati 53% 43% 55% 49% 61% 46%
    Crediti marci/tot. crediti 3,7% 2,8% 1,8% 3,1% 1,2% 2,1%
    Copertura crediti marci 62,4% 59,6% 67,2% 59,1% 72,6% 67,3%
    Texas Ratio 95% 84% 67% 66% 51% 107%

    In tabella abbiamo riportato le principali banche italiane in termini di attività e di sportelli. Per confronto, sono stati inseriti anche i dati di Carige, banca in difficoltà in questo momento.

    Gli indicatori di solidità Cet1 e Total capital ratio, che danno un’idea della forza della banca in relazione ai rischi assunti, cioè ai soldi prestati, a fine 2018, si sono attestati su livelli simili alle principali banche italiane. Addirittura, l’indicatore Cet1 si attesta a 13,7%, il dato migliore tra i principali concorrenti: solo due anni fa era l’8,2% e nel 2011 era il 10,3%.

    … ma ancora con tanti crediti marci in pancia

    Detto questo, la banca non è al sicuro. Anche al netto delle svalutazioni, i crediti con difficoltà di recupero rappresentano, per Mps, il 9% del totale dei crediti concessi – per Unicredit, per esempio, il valore è di 3,2%. E tra questi crediti con difficoltà di recupero, quelli ormai “marci”, quasi senza speranza (le “sofferenze”), per Mps sono il 3,7% dei prestiti totali. Peggio persino di Carige (già “commissariata” dalla Bce) e della media delle banche italiane (2,1%). Il Texas ratio è ancora vicino al 100% – solo Carige fa peggio.

    Fragile

    Per effetto delle indicazioni della Banca centrale europea, Mps deve azzerare i crediti marci nel giro di 7 anni. La cessione potrebbe comportare perdite che potrebbero ridurre l’indice Cet1 dello 0,8% ogni anno. Inoltre, anche se la banca ha venduto un terzo dei BTp in pancia, il loro peso è ancora rilevante (oltre il 150% del patrimonio): per ogni 1% di aumento dello spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi ci potrebbe essere una riduzione dell’indice Cet1 dello 0,5%. Insomma, l’indicatore di solidità, per ora ampiamente sopra i minimi imposti dalla Banca centrale europea, potrebbe scendere pericolosamente verso i suddetti limiti (10% per il 2019).

    Rischio bail-in

    Se ci si avvicina a quei limiti, la banca potrebbe essere costretta a un ennesimo aumento di capitale. È un male per gli azionisti, ma c’è di più. Lo Stato, che ha salvato nel 2017 Monte Paschi comprando le sue azioni, entro fine anno deve dichiarare all’Europa come ha intenzione di uscire dalla banca. Su quelle azioni lo Stato a oggi perde intorno all’80% e trovare un compratore non è semplice – oltre ai problemi dei crediti marci, sulla banca incombono potenziali cause legali per 5 miliardi di euro (il 55% del patrimonio e 3,3 volte il valore della banca in Borsa). Le altre banche italiane più solide, per ora, nicchiano – Intesa Sanpaolo, in particolare, ha detto di aver “già dato” con il salvataggio delle banche venete. Lo Stato potrebbe cercare di far rilevare Mps dalla Cassa depositi e prestiti, ma il rischio è che le Autorità europee blocchino questa soluzione. Se il Governo non trova una via d’uscita (ipotesi non da escludere, vista l’incertezza politica che potrebbe esserci dopo il voto europeo), c’è il rischio che si vada al bail-in: significa che per salvare la banca si annullerebbe il valore delle azioni e dei bond Mps e si potrebbe anche arrivare a toccare i soldi dei correntisti per importi sopra i 100.000 euro. Per questo te lo ribadiamo: non avere in mano azioni e obbligazioni del Monte Paschi. Se le hai, vendile anche se ci stai perdendo praticamente tutto e anche se la scadenza delle obbligazioni è ravvicinata. Inoltre, per estrema prudenza, limita i soldi sui conti Monte Paschi o Widiba a un massimo di 100.000 euro.

    72 euro a cranio

    Nel 2017 lo stato ha sborsato 3,9 miliardi di euro per sottoscrivere l’aumento di capitale di mps. Inoltre, ha speso circa 1,5 miliardi di euro per ripagare (in gran parte) i piccoli risparmiatori che avevano sottoscritto bond subordinati della banca (i bond sono stati convertiti in azioni mps, che lo stato ha poi ricomprato). Nel complesso ha speso 5,4 miliardi di euro per le azioni monte paschi. Oggi quelle azioni valgono circa 1,02 miliardi di euro: è una perdita di 4,4 miliardi di euro (72 euro a italiano, compresi i neonati). I prestiti obbligazionari concessi dallo stato in precedenza (cosiddetti Tremonti e Monti bond) sono stati, invece, ripagati dalla banca.

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  • News
    Mps, quanto pesa la “tegola” europea? 6 mesi fa - lunedì 21 gennaio 2019
    Le richieste arrivate dalla Bce pesano in modo particolare su Mps: la banca senese è tra le più deboli sul fronte dei crediti a rischio. Abbassiamo il nostro giudizio sulla sua solidità.

    Patrimonio azzerato?

    Anche Monte Paschi ha ricevuto la “letterina” della Bce con la richiesta di azzerare i suoi crediti marci di cui ti abbiamo già parlato sul sito. Questa decisione non è una buona notizia per nessuna banca italiana, ma per Monte Paschi è particolarmente negativa perché il gruppo è tra i più esposti.

    Stando agli ultimi dati resi noti, quelli al 30 settembre, Mps ha crediti a rischio per 19,5 miliardi. Tenendo conto delle cifre già accantonate per farvi fronte, parliamo comunque di 8,5 miliardi: praticamente l’intero patrimonio del gruppo, che è di poco meno di 9 miliardi di euro. In altre parole: se Mps azzerasse il valore dei suoi crediti a rischio, la perdita azzererebbe anche il patrimonio del gruppo. Insomma Mps sarebbe fallita, mandando in fumo i miliardi versati dallo Stato per il suo salvataggio. Quella dell’azzeramento non è, quindi, una strada percorribile. Ecco perché, al di là del negoziare con la Bce condizioni diverse, Mps sta accelerando la cessione di crediti a società specializzate nel loro recupero. 

    Negli ultimi giorni Mps ha completato la cessione di 3,5 miliardi di crediti a rischio. Non essendo però noti i dettagli, in particolare il prezzo di cessione e l’impatto sul bilancio, nelle nostre stime qui a lato non abbiamo potuto tenerne conto; siamo perciò partiti dagli ultimi dati certi, quelli al 30 settembre.

    In questo modo, recupera almeno una parte dei capitali e riduce le perdite; ma di quanto?

    Stangata da 3 miliardi e mezzo… o anche di più

    Dei 19,5 miliardi di crediti marci di Mps, circa la metà sono sofferenze (la parte più problematica dei crediti marci) e l’altra metà sono crediti comunque a rischio, ma un po’ meno “marci”. Se ipotizziamo che Mps riesca a venderli ai prezzi medi stando alle ultime rilevazioni (17% per le sofferenze, cioè la parte più problematica dei crediti marci, il doppio per gli altri), Mps recupererebbe 5 miliardi. Dato che nel suo bilancio oggi valgono 8,5 miliardi, la perdita sarebbe di 3 miliardi e mezzo. Comunque una stangata notevole: è più di un terzo del suo capitale.

    Tra le ipotesi circolate in questi giorni c’è anche quella che possa essere SGA, la società acquisita dal Tesoro nel 2016, ad acquistare i crediti marci di Mps, così come è già successo con quelli delle banche venete. L’operazione potrebbe così avvenire a prezzi “ragionevoli” limitando le perdite per la banca. Ma attenzione: se il prezzo fosse troppo generoso, potrebbe scontrarsi con le normative europee sugli aiuti di Stato. Per questo, prudenzialmente, meglio non fare troppo affidamento su questa ipotesi.

    E se il prezzo fosse diverso? Nella tabella Quanto rischia Mps puoi vedere qual è la potenziale perdita di Mps in diversi scenari. Anche con ipotesi che riteniamo più che ottimistiche (prezzo pari al 25% per le sofferenze, il doppio per gli altri) la perdita sarebbe comunque di oltre un miliardo.

    C’è tempo, ma…

    È vero, la Bce ha dato tempo a Mps fino al 2026 per azzerare i crediti marci. Il gruppo può quindi coprire le perdite su questo fronte con gli eventuali utili che realizzerà, nei prossimi 7 anni, con l’attività “ordinaria”. Ma perdite di questa portata non sono certo facili da compensare con gli utili. Nei primi nove mesi del 2018, per esempio, Mps ha realizzato profitti per “soli” 379 milioni, e non per elementi straordinari, ma per una netta frenata nei ricavi. E questo mette in evidenza un altro punto importante: i problemi di Mps non finiscono con i crediti marci. La stessa lettera della Bce mette in evidenza che le debolezze di Mps sono anche altre: per esempio la redditività è inferiore agli obiettivi del piano strategico e il gruppo non è riuscito a emettere, a fine 2018, il bond subordinato che avrebbe dovuto rafforzarne il capitale. Ultimo, ma non ultimo, c’è il forte peso che i BTp hanno negli investimenti della banca (circa il doppio del suo patrimonio). 

    Visti i legami con la capogruppo, prudenzialmente abbassiamo di una stella anche il giudizio su altre società del gruppo: Mps Capital Services e Widiba passano a 3 stelle. Mps Leasing e Factoring passa già a 1 stella per via dei nuovi “paletti” (vedi pagina 16), non applichiamo perciò nessuna ulteriore penalizzazione.

    Morale: il “buco” che Mps rischia di creare azzerando i crediti marci è più ampio rispetto a quello delle altre banche italiane, e i mezzi che il gruppo ha a disposizione per riempirlo sono più limitati. Per questo abbassiamo di una stella il nostro giudizio sulla solidità della capogruppo Mps (da quattro a tre stelle); per il gruppo nel suo complesso, il giudizio peggiora già da tre a due stelle in seguito all’applicazione dei nuovi criteri di cui ti parliamo a pagina 16. Per le azioni (1,23 euro) e le obbligazioni targate Mps, il nostro giudizio non cambia: erano, e restano, da vendere.

    quanto rischia mps?
    Prezzo di vendita delle sofferenze (1) Perdita (in miliardi) Incidenza della perdita sul patrimonio del gruppo
    5% 7 78%
    10% 5,6 62%
    17% 3,5 39%
    20% 2,6 29%
    25% 1,2 13%
    (1) Il prezzo è in percentuale sull’importo originario del credito ceduto. Per i crediti marci, ma che non rientrano nelle sofferenze, abbiamo ipotizzato un prezzo pari al doppio di quello indicato in tabella per le sofferenze.

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Informazioni chiave

Carta d'identità

Massimo degli ultimi 12 mesi 2,66 EUR
Minimo degli ultimi 12 mesi 1,00 EUR
ISIN IT0005218752
Borsa Milano
Beta 1,50
Volatilità 82,16 %
Numero di azioni 1.140.290.000
Capitalizzazione di Borsa (in miliardi) 1,84 EUR
Settore Settore finanziario
Volume delle transazioni (media giornaliera, in migliaia) 4.253 EUR
Punteggio corporate governance 5
Italia

Indici chiave per azione (EUR)

2019 (e) 2018 (e) 2017 (e) 2016
Dividendo 0,00 0,00 0,00 0,00
Utile corrente 0,06 0,25 -3,07 -110,54
Utile netto 0,06 0,25 -3,07 -110,54
Cash Flow corrente 0,00 0,00 0,00 0,00
Cash Flow netto 0,00 0,00 0,00 0,00
EBIT 0,00 0,00 0,00 0,00
EBITDA 0,00 0,00 0,00 0,00
Patrimonio netto 8,21 8,14 9,15 219,14
Patrimonio netto tangibile 8,20 8,14 9,15 218,87

Rendimento in euro

Monte dei Paschi di Siena Stoxx Europe 600 S&P 500
Rendimento ultimi 3 mesi 15,04 % -0,94 % 3,33 %
Rendimento ultimi 6 mesi 30,84 % 8,33 % 13,62 %
Rendimento ultimo anno -33,58 % -0,07 % 10,40 %
Rendimento ultimi 5 anni -68,73 % 2,63 % 12,76 %

Indici finanziari della società

2018 (e) 2017 (e) 2016 2015
Pay out - - - 0,00 %
Current ratio - - - -
ROE - - -50,44 % 4,04 %
ROE netto - - -50,44 % 4,04 %
Margine lordo - - - -
Margine netto - - - -
EBIT margin - - - -
EBITDA margin - - - -
Tax rate - - - -1,90 %
Gearing - - - -
Patrimonio netto / totale attivo - - 4,22 % 5,69 %

Dati di Borsa per azione

2019 (e) 2018 (e)
Rendimento da dividendo 0,00 % 0,00 %
Prezzo/utile corrente 26,83 6,44
Prezzo/cash flow corrente - -
Prezzo/patrimonio netto 0,20 0,20
Prezzo/patrimonio netto tangibile 0,20 0,20
Prezzo per valore patrimoniale netto - -
Rendimento a lungo termine 3,56 % -

(e) : stima