National Grid

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833,09 GBp 20/06/2018 18:05 Londra
5,40 GBp (0,65 %) Variazione dall'ultima chiusura
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Articoli

  • Analisi
    National Grid: stime confermate 24 giorni fa - lunedì 28 maggio 2018
    Il mercato ha apprezzato i risultati annuali del gruppo e il titolo ha, quindi, proseguito con la ripresa iniziata qualche mese fa. Resta, comunque, lontano dai massimi degli ultimi anni.
     
     
     
     

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  • Analisi
    National Grid: spese impreviste negli Usa 2 mesi fa - lunedì 16 aprile 2018
    National Grid ha ridotto l’obiettivo sul risultato industriale 2017/18 a causa di improcrastinabili investimenti negli Usa. 

    Prezzo al momento dell'analisi (13/04/2018): 826,30 pence

    La revisione degli obiettivi non rimette, comunque, in causa né il dividendo né le prospettive di lungo termine del gruppo.

    Consiglio: acquista

    National Grid (Isin GB00BDR05C01) ha ridotto le previsioni sul risultato industriale 2017/18 (l’anno fiscale termina il 31 marzo). Le condizioni metereologiche avverse hanno, infatti, danneggiato la sua rete di distribuzione negli Usa e di conseguenza, obbligato il gruppo a spendere 140 milioni di sterline per ripristinarla. Si tratta, comunque, di un investimento che dovrebbe essere recuperato in seguito e che sarà già parzialmente ricompensato dal calo degli oneri finanziari e da un tasso d’imposizione fiscale più debole del previsto. Alla fine, quindi, l’impatto sul risultato annuale sarà molto limitato.

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  • Analisi
    Sospiri di sollievo: la settimana delle Borse 3 mesi fa - lunedì 12 marzo 2018
    Settimana positiva per i listini azionari: New York ha chiuso in rialzo del 3,5%. Bene anche le azioni dell’eurozona, salite, in media, del 2,9%. Su tutte svetta Milano con il suo +3,8%. Discreta, ma si ferma a un +1,4%, la Borsa giapponese.

    SPIRAGLI DI SOLE

    Tre i motivi dell’umore positivo dei mercati. Da un lato Trump è sì andato avanti con l’introduzione dei dazi sulle importazioni negli Usa di acciaio e alluminio, ma la formula scelta è stata più morbida del previsto – diversi Paesi, come il Canada, sono stati “graziati”. Questo ha un po’ dissipato le paure sullo scatenarsi di una “guerra commerciale” a livello globale. Si sono, inoltre, stemperati i timori di una guerra “reale”, e ben più tragica, in Asia: la Corea del Nord, a sorpresa, ha aperto alla possibilità di un incontro con gli Usa per valutare le operazioni di disarmo – l’indice Csi300 della Borsa cinese ha chiuso la settimana in rialzo del 2,3%. Infine, si sono allentate le paure di una rapida stretta al “doping” di liquidità: sia la Banca centrale europea, sia quella giapponese, hanno garantito tassi d’interesse bassi ancora a lungo – se i rendimenti dei bond sono bassi, il mercato tende a investire sulle Borse per sperare di spuntare qualche rendimento in più.

    Ad aiutare la Borsa di Milano ci sono state le Telecom Italia (0,832 euro), salite in settimana del 14,8% dopo la notizia dell’ingresso di un fondo d’investimento americano nel capitale della società. Potrebbero esserci accelerazioni sui progetti di separazione della rete. Se hai le azioni, mantienile.

    La Borsa di Londra ha chiuso la settimana con un progresso del 2,2%. A darle un po’ di fiato ci sono state le National Grid (783,7 pence; Isin GB00BDR05C01) risalite del 6% sulla scia del freddo record che ha colpito il Regno Unito e che dovrebbe sostenere i consumi di energia. Azione conveniente. Acquista.

    AXA: CAMBIA IL CONSIGLIO

    Nel generale clima positivo dei mercati, ci sono stati comunque alcuni titoli che non si sono comportati bene. Tra questi c’è Axa (22,49 euro; Isin FR0000120628) che ha chiuso la settimana in calo del 10,2%, dopo la notizia, a sorpresa, dell’acquisizione del gruppo assicurativo americano XL Group. L’operazione spiazza per vari motivi. Primo: mai Axa aveva acquisito una società di queste dimensioni. Questo potrebbe rendere il processo di integrazione tra i gruppi meno efficiente e veloce del previsto, limitando i possibili risparmi di costo e i ricavi aggiuntivi ottenibili. Secondo: Axa diventa prevalentemente una compagnia di assicurazione danni (50% degli utili, prima era più equilibrata anche su ramo vita e salute). Sta facendo una scommessa sulla risalita dei prezzi delle assicurazioni danni nei prossimi anni: un rischio. Terzo: per completare l’acquisizione Axa userà i proventi derivanti dalla quotazione in Borsa di una parte delle attività americane nel ramo vita – la speranza era, invece, che questi soldi andassero a irrobustire il dividendo. Alla luce di tutti questi elementi non ti consigliamo più di acquistare le Axa. Puoi, però, mantenere le azioni che hai già in mano. 

    ABERTIS: SFUMA LA GUERRA PER L'ACQUISIZIONE DEL GRUPPO

    Tra le altre azioni che potresti avere in mano e che non si sono comportate bene, ci sono le Abertis (18,64 euro; Isin ES0111845014). A sorpresa, i due pretendenti – da una parte gli italiani da Atlantia (27,85 euro), dall’altra gli spagnoli di Acs (tramite i tedeschi di Hochtief) – che sembravano pronti a battagliare a colpi di controfferte per la conquista di Abertis, sembrano aver trovato un accordo. Si potrebbe andare verso uno spezzatino di Abertis: Atlantia si prenderebbe le attività in America Latina, gli altri pretendenti quelle spagnole. Abertis verrà ritirata dal listino? E se no, che cosa avrà effettivamente in pancia? Si apre una fase di incertezza per il gruppo che potrebbe durare diversi mesi. Meglio passare all’incasso. Nonostante i cali di settimana scorsa, il titolo resta su valori superiori a quelli del nostro consiglio d’acquisto di quasi un anno fa (vedi Altroconsumo Finanza n° 1219 e 1220). Vendendo ora incassi tra il 17% e il 20% (tenendo conto del dividendo pagato a novembre). Non granché, ma è un buon risultato considerando che sullo stesso periodo la Borsa di Madrid è scesa e che le azioni mondiali hanno messo su tra il 4 e il 5% (in euro e dividendi inclusi).

    Lo “spezzatino” di Abertis farebbe molto bene ad Atlantia che otterrebbe il massimo possibile – le attività in Sud America – senza spendere un patrimonio. Per questo le Atlantia sono salite in settimana del 13,7%. Non è, però, per nulla scontato che lo “spezzatino” ci sia. Non acquistare e al più mantieni le azioni Atlantia che hai in mano.

    BUON RIALZO DI ENGIE E IBM 

    Torniamo alle buone notizie, in particolare per tre titoli azionari che probabilmente hai in mano. Il primo è IBM (159,31 Usd; Isin US4592001014), che ha chiuso la settimana in rialzo del 3,1% dopo aver ribadito gli obiettivi per i prossimi anni – aumento dei dividendi, continuazione del programma di acquisto di azioni proprie e utili netti in crescita a un tasso medio annuo compreso tra il 5% e il 10%. Noi confermiamo le stime prudenziali – il gruppo è tornato a registrare una crescita dei ricavi solo nell’ultimo trimestre 2017, dopo 22 trimestri di calo – ma le IBM restano comunque convenienti. Il secondo è Engie (13,18 euro; Isin FR0010208488), salito in settimana del 7,4%. I conti 2017 hanno riservato buone sorprese. Su tutte quella che il gruppo è in anticipo sul piano di risanamento: significa che i risultati del 2018 saranno migliori del previsto e che il dividendo che sarà pagato su questi conti (quindi nel 2019, salvo acconti) salirà a 0,75 euro per azione rispetto agli 0,70 previsti fino a oggi. Nonostante il recupero, l’azione resta conveniente. Il terzo è BMW (85,4 euro; Isin DE0005190003), salito in settimana dell’1,2% dopo i conti del 2017 che hanno portato la società a decidere di distribuire un dividendo di 4 euro per azione (stimavamo 3,6 euro lordi). Anche in questo caso l’azione è conveniente

    Ricorda, comunque, che il consiglio su un singolo titolo deve comunque rientrare in una generale strategia di portafoglio. Per esempio, se ti ritrovi nel portafoglio dedicato all’investitore difensivo (vedi pagina 15) non devi avere azioni IBM (e nessun’altra azione Usa) in mano, anche se sono convenienti e consigliamo di acquistarle.

    CAMBIO DI CONSIGLIO SU FERRAGAMO

    I risultati 2017 di Salvatore Ferragamo (21,35 euro) mostrano un utile industriale in calo del 28,6%. La società ha anche annunciato che nei primi mesi del 2018 persistono ancora tutte le difficoltà riscontrate a fine 2017 e per l’intero 2018 parla di “fase di transizione”. Abbiamo tagliato le attese di utile a 0,68 euro per azione nel 2018 e 0,78 euro nel 2019. Con queste prospettive, il titolo è ora caro. Vendi.

     

    Risposte per te

    @Alessandro Kraft Heinz (67,23 Usd) ha staccato l’ultimo dividendo di 0,625 dollari lordi (0,393 dollari al netto della doppia tassazione) l’8 marzo. Il pagamento è previsto dal 23 marzo. Il dividendo è pagato ogni trimestre.

    @Fabio Compra o vendi “al meglio” quando l’azione è molto scambiata. Quando, invece, la liquidità scarseggia, può essere opportuno inserire l’ordine con un limite di prezzo per evitare sorprese dovute alla mancanza di controparti.

    @Lucio Il calo delle Albemarle (101,76 Usd; Isin US0126531013) è legato ai timori di un calo dei prezzi del litio. Il crescente successo delle auto elettriche dovrebbe, però, sostenere i prezzi della materia prima. Scommessa valida.

     

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  • Analisi
    Il peggior calo dalla fine del 2016: la settimana delle Borse 4 mesi fa - lunedì 5 febbraio 2018
    Dopo le corse di gennaio, tutti i listini azionari mondiali hanno vissuto una settimana pessima. New York ha perso il 3,9%, le Borse europee, in media, il 3,5% – Milano si è fermata a -2,7% – Tokio l’1,5% e le azioni cinesi il 2,5%.

    Variaizoni settimanali su prezzi al 02/02/18

     

    La concorrenza delle obbligazioni

    Il pretesto per il calo è arrivato dalla risalita dei rendimenti dei titoli di Stato – per qualcuno, le parole della Banca centrale Usa hanno aperto alla possibilità di un quarto rialzo dei tassi nel 2018 (se ne aspettavano tre). Sul mercato, però, il rialzo dei rendimenti delle obbligazioni va avanti da qualche settimana ed è quello che ha penalizzato, soprattutto, i titoli delle utility: -10% circa da fine novembre 2016 e -2,5% nell’ultima settimana. Le utility distribuiscono dividendi generosi e questi sono tanto più interessanti quanto più i rendimenti dei bond sono bassi. Se questi ultimi salgono, il mercato li preferisce, perché più “sicuri” di un titolo azionario. C’è da scappare dalle utility? No. Primo: i rendimenti dei titoli di Stato si stanno alzando perché l’economia sta andando bene. Se c’è crescita, aumentano i consumi di energia e, quindi, aumentano gli utili e i dividendi di queste società. Secondo: i rendimenti da dividendo offerti da queste società sono in media del 3,8%, ben più alti dei rendimenti medi oggi offerti dai titoli di Stato (pensa che un titolo di Stato tedesco a cinque anni rende poco sopra lo 0%). Le utility sono anche società molto indebitate (più di altre), quindi se i tassi d’interesse salgono, il costo, in termini di interessi da pagare sul loro debito, potrebbe salire. Molte, però, si sono indebitate nei mesi scorsi a tassi bassi e fissi, quindi l’impatto sugli utili di un rialzo dei tassi dovrebbe essere in qualche modo contenuto. Confermiamo il consiglio sul settore e su National Grid (791,4 pence; Isin GB00BDR05C01) che ha perso l’-1,9% la scorsa settimana, -10,6% da fine novembre risentendo del generale calo delle utility. Acquista. Ti consigliamo di comprare le National Grid sulla Borsa di Londra. Se non hai accesso a questo listino, puoi comprarle a New York, dove sono quotate in dollari (56,05 Usd) e hanno codice Isin US6362744095.

     

    La rivoluzione nella farmacia

    La settimana è stata condizionata anche dal calo dei titoli del settore farmaceutico, scesi mediamente del 4,7%. A determinare questo calo due ragioni. La prima: Trump è tornato a promettere di intervenire sul prezzo dei farmaci negli Usa, in modo da abbassarli. Questo ha fatto male a diversi colossi del settore: nonostante la presentazione di conti trimestrali superiori alle attese di mercato, le azioni Pfizer (36,61 Usd; Isin US7170811035) hanno perso in settimana il 6,2%. Nonostante il calo, a nostro parere restano ancora delle azioni care. Se ne hai, vendile. La seconda: Amazon (1.429,95 Usd; Isin US0231351067) ha annunciato di aver creato una propria azienda sanitaria per offrire servizi di qualità e a basso costo ai propri dipendenti. È un altro passo che il colosso della distribuzione sta facendo nel settore della salute pubblica dopo aver acquistato, a fine 2017, le licenze per vendere medicinali su prescrizione in diversi Stati americani. Una concorrenza temibile, visto che Amazon ha storicamente messo in difficoltà le società dei settori in cui è sbarcata.

     

    Amazon…

    Non per nulla, a dispetto del clima pessimo sulle Borse, le azioni di Amazon hanno chiuso la settimana in rialzo del 2%. Più che il progetto legato alla sanità – per ora molto piccolo e le cui prospettive sono di lungo periodo (anni prima che possa partire, se partirà, su grande scala) – a spingere le azioni sono stati i conti trimestrali, che hanno mostrato ricavi in crescita di quasi il 40% e utili, per la prima volta nella sua storia, superiori al miliardo di dollari. La valutazione delle azioni Amazon in Borsa è fuori di testa – per esempio, paghi circa 160 volte gli utili attesi per la società contro le 16 volte che paghi, in media, per gli utili delle altre società quotate in giro per il mondo – e il buon padre di famiglia ne deve stare alla larga. Per chi ha pelo sullo stomaco, però, si può azzardare una scommessa sul fatto che la società continuerà a rivoluzionare il mondo per come lo conosciamo e continuerà a registrare i tassi di crescita stellari conosciuti fin qui.

     

    … e gli altri conti dei colossi della tecnologia

    Oltre ad Amazon, diversi colossi del settore tecnologico hanno presentato i loro conti del 2017. Mediamente, le azioni del settore sono scese del 3,8%. Le zone d’ombra non sono mancare. Per esempio, Facebook (190,28 Usd; Isin US30303M1027), pur presentando buoni risultati per il 2017, ha dovuto ammettere che la gente sta iniziando a passare meno tempo sul suo social network (approfondimenti a pagina 4). Non ci piace: le azioni in settimana si sono salvate (+0,1%) ma, secondo noi, sono da vendere. Settimana no per le azioni Apple (160,5 Usd; Isin US0378331005), che hanno perso il 6,4%. Il calo dei volumi di vendita dei telefonini, mostrato nell’ultimo bilancio, sembra confermare le voci che danno il gruppo in difficoltà a vendere il nuovo iPhone X. Va, però, detto che, nonostante il calo delle vendite, ricavi e utili sono saliti, segno che le azioni possono dare ancora qualche soddisfazione. Se le hai in mano, puoi ancora mantenerle (sempre che il tuo portafoglio preveda azioni Usa, vedi qui sul sito la sezione www.altroconsumo.it/finanza/portafoglio). 

     

    Nonostante la settimana difficile, le azioni della telefonia hanno retto il colpo, aiutate dal +0,7% fatto dalle AT&T (38,07 Usd; Isin US00206R1023) dopo la presentazione di conti trimestrali rassicuranti. Mantieni.

     

    Altra settimana negativa per le azioni Sage (738,2 pence; Isin GB00B8C3BL03) che continuano a risentire del dato sui ricavi, giudicato dal mercato deludente, mostrato per il primo trimestre dell’anno fiscale 2017/18 (le azioni hanno perso il 10% circa dalla pubblicazione del risultato). Noi giudichiamo il dato meno negativamente: probabilmente il mercato ha approfittato per portare a casa un po’ di guadagni dopo la corsa delle azioni dell’ultimo anno. Mantieni. 

     

    Risposte per te

    @Gianfranco Il titolo Umicore non fa parte della selezione d’azioni, quindi non trovi nel portafoglio il consiglio aggiornato ogni giorno. In ogni caso, non è abbandonato e torniamo a fare il punto con regolarità (vedi Altroconsumo Finanza n° 1254).

    @Nicola EToro non ci piace. Non compri azioni, ma prodotti “derivati” e rischiosi chiamati cfd. Inoltre, devi curare tu tutta la fiscalità (metti in conto il costo del commercialista). Per fare trading ti basta aprire un deposito titoli presso la tua stessa banca.

    @Paolo Dall’anno scorso il titolo Enel è tornato a distribuire un acconto sul dividendo. L’ultimo è stato staccato il 22 gennaio 2018 (0,105 euro per azione) e messo in pagamento due giorni dopo. Lo stacco del saldo è previsto per il 23 luglio 2018.

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  • Analisi
    Rimpatriati: la settimana delle Borse 5 mesi fa - lunedì 22 gennaio 2018
    La Borsa Usa ha chiuso la settimana in rialzo dello 0,9% grazie alla spinta che è arrivata dai titoli del settore tecnologico. Bene anche le Borse dell’eurozona (+1%) con l’accordo per la formazione del governo in Germania. Brusca scivolata per Albemarle.

    Variazioni settimanali su prezzi al 19/01/18

    Le Borse si sono svegliate questa settimana con la notizia che negli Usa è entrato in vigore un blocco di alcuni servizi pubblici non essenziali (shutdown). I mercati sembrano non preoccupati e noi concordiamo. Ci sono stati altri shutdown nella storia Usa e sono durati pochi giorni – mediamente la Borsa ha perso lo 0,6% durante questi periodi. L’ultimo shutdown è stato a ottobre 2013 ed è durato 16 giorni (tanto rispetto alla media storica): la Borsa Usa, al massimo, in quel periodo, ha perso l’1,5% e alla fine dei 16 giorni guadagnava il 3%. 

     

    Apple ai massimi storici

    I titoli tecnologici sono quelli che più di tutti sono saliti dall’elezione di Trump avvenuta nel novembre del 2016 – circa +50%. Buona parte di questi rialzi sono stati sostenuti dalla prospettiva di un rimpatrio della liquidità detenuta all’estero dai giganti di questo settore (rimpatrio favorito dalla riforma fiscale di Trump) – liquidità significa maggiori investimenti, più crescita e, verosimilmente, più dividendi. Ebbene, quella prospettiva sembra ora diventare realtà. Apple (178,46 Usd; Isin US0378331005) ha annunciato il rimpatrio di miliardi di dollari detenuti all’estero da investire negli Stati Uniti. Solo questa manovra dovrebbe portare alla creazione di 20.000 posti di lavoro negli Usa e dovrebbe dare un contributo alla generale crescita dell’economia di circa lo 0,4% annuo. Sono numeri e tempistiche che il mercato ha gradito, per questo il titolo è salito in settimana di un altro 0,8% portandosi sui massimi di sempre. Buona parte delle prospettive di crescita del gruppo è, però, già scontata nei prezzi. Al più mantieni le Apple che hai.

     

    Entusiasmo su tutto il settore tecnologico

    La mossa di Apple ha fatto sperare che anche altre società del settore tecnologico possano prendere decisioni simili prima del previsto. Questo spiega i rialzi di tutto il settore (+4,3% medio, per esempio, per le società che fanno microchip) e il rimbalzo del 3,7% delle azioni Intel (44,82 Usd; Isin US4581401001) – il gruppo ha ancora oggi in conti esteri circa il 50% della sua liquidità. Le cause legali intentate nei confronti del gruppo per le falle di sicurezza dei suoi chip (vedi Altroconsumo Finanza n° 1253) al momento non ci preoccupano. Il titolo resta conveniente. Acquista.

     

    Ancora un piccolo progresso per il settore bancario

    Le grandi banche Usa stanno continuano a presentare il proprio bilancio del 2017 e, nel complesso, le sorprese non sono tantissime. Bank of America (31,72 Usd; Isin US0605051046) ha dovuto mettere a bilancio svalutazioni pesanti nell’ultimo trimestre del 2017, ma si tratta di un fenomeno temporaneo e atteso, che spiana la strada a maggiori utili in futuro. Le azioni sono salite di un altro 1,7% in settimana e sono, secondo noi, da mantenere – per approfondimenti sui conti del gruppo vedi pagina 4. Anche le azioni Santander (5,93 euro; Isin ES0113900J37) sono riuscite a chiudere la settimana in rialzo (+0,2%), nonostante la controllata britannica sia tra quelle che avevano concesso finanziamenti alla fallita società di costruzioni Carillion (vedi paragrafo seguente). Vista la presenza in tanti Paesi, l’impatto totale delle difficoltà nel Regno Unito sarà limitato. Mantieni.

     

    Londra in calo

    Carillion è una società di costruzioni britannica che in settimana ha dovuto dichiarare fallimento. Se pensiamo che la società lascia in sospeso centinaia di progetti nel Paese, capiamo perché la Borsa di Londra, seppure senza drammi, sia stata una delle peggiori (ha chiuso a -0,6%). Sul listino ha pesato anche il calo del 4,8% di Pearson (688 pence; Isin GB0006776081). I primi risultati pubblicati per il 2017 sono in linea con le attese, ma le prospettive annunciate per il 2018 non sono granché: Pearson si aspetta un calo del fatturato a causa delle difficoltà sul mercato americano dell’editoria scolastica (quasi 2/3 del giro d’affari del gruppo). Abbiamo abbassato le stime sugli utili della società, ma non cambiamo il consiglio: mantieni – gli acquisti di azioni proprie dovrebbero comunque aiutare un po’ il titolo. Londra ha pagato anche il -4,7% delle azioni BP (509,9 pence; Isin GB0007980591) dopo che la società ha annunciato, a sorpresa, ulteriori costi per vecchie cause legali. Questo non dovrebbe rimettere in discussione il piano strategico del gruppo, ma potrebbe comportare qualche cessione di attività. Mantieni.

     

    La scivolata di Albemarle

    Settimana no per i titoli delle materie prime (-0,9%), in particolare per quelli del litio: una delle principali compagnie minerarie cilene ha ora la possibilità di aumentare la produzione della materia prima in una delle zone del mondo più ricche di litio. Il mercato si è un po’ spaventato, temendo che l’aumento dell’offerta possa essere eccessivo rispetto alla domanda effettiva di minerale, e ha determinato un calo dei prezzi della materia prima. Questo spiega il -13,1% registrato dalle Albemarle (116,01 Usd; Isin US0126531013), società che dipende quasi esclusivamente dalla vendita di litio e che in passato ti abbiamo consigliato per una scommessa. Non ci spaventiamo: la corsa alle auto elettriche continua e non ci sono al momento altre tecnologie che possano sostituire le batterie al litio come “carburante” di queste auto. I termini della scommessa su Albemarle (vedi Altroconsumo Finanza n° 1238) restano invariati e la stessa resta in piedi. Acquista se hai pelo sullo stomaco. Alla larga se sei un buon padre di famiglia. Anche la Umicore (42,74 euro; Isin BE0974320526) ha risentito del calo dei prezzi del litio. Estraendo anche cobalto, però, il suo ribasso in Borsa è stato inferiore (-5,3%) rispetto a quello di Albemarle. Le Umicore restano convenienti e valgono ancora una scommessa, ma non per il buon padre di famiglia.

     

    Risposte per te

    @Gianfranco L’ultimo dividendo azionario ordinario di National Grid è stato staccato il 23 novembre 2017. È stato messo in pagamento, però, solo a partire dal 10 gennaio del 2018. Dovresti, quindi, averlo ricevuto in questi giorni (verifica l’estratto conto).

    @Michele Nelle schede azioni alle pagine seguenti un livello di rischio 1 indica un investimento poco rischioso, un livello 5 indica un investimento molto rischioso. Il dividendo 2018 è quello che ci aspettiamo sia pagato (salvo acconti) nel 2019.

    @Nicola Anche se operi con broker esteri (come eToro) il bollo sugli investimenti (0,2% sul valore a fine anno) va comunque pagato. Solo che in questo caso devi farlo tu in dichiarazione dei redditi – metti in conto anche il costo di un bravo commercialista.

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Informazioni chiave

Carta d'identità

Massimo degli ultimi 12 mesi 1.018,00 GBp
Minimo degli ultimi 12 mesi 736,80 GBp
ISIN GB00BDR05C01
Borsa Londra
Beta 0,44
Volatilità 15,14 %
Numero di azioni 3.401.214.000
Capitalizzazione di Borsa (in miliardi) 2.812,80 GBp
Settore Energia e servizi alle collettività
Volume delle transazioni (media giornaliera, in migliaia) 8.076.405 GBp
Punteggio corporate governance 5

Indici chiave per azione (GBp)

2018-19 (e) 2017-18 (e) 2016-17 2015-16
Dividendo 46,30 137,98 48,29 47,28
Utile corrente 61,00 59,52 71,69 69,32
Utile netto 61,00 102,57 225,98 75,27
Cash Flow corrente 111,06 103,71 114,59 116,15
Cash Flow netto 111,06 146,77 268,88 122,11
EBIT 100,33 100,92 112,22 118,68
EBITDA 150,50 145,13 155,16 165,57
Patrimonio netto 570,42 555,72 592,52 394,85
Patrimonio netto tangibile 409,77 395,07 415,19 240,03

Rendimento in euro

National Grid Stoxx Europe 600 S&P 500
Rendimento ultimi 3 mesi 12,02 % 2,55 % 8,58 %
Rendimento ultimi 6 mesi -1,08 % -2,00 % 5,22 %
Rendimento ultimo anno -14,75 % -2,23 % 8,74 %
Rendimento ultimi 5 anni 6,29 % 5,56 % 14,47 %

Indici finanziari della società

2017-18 (e) 2016-17 2015-16 2014-15
Pay out - 0,21 % 62,37 % 78,55 %
Current ratio - 1,29 0,82 0,82
ROE - 12,14 % 17,60 % 18,30 %
ROE netto - 38,27 % 19,11 % 16,88 %
Margine lordo - 25,75 % 27,03 % 24,87 %
Margine netto - 51,84 % 17,16 % 13,23 %
EBIT margin - 25,75 % 27,03 % 24,87 %
EBITDA margin - 35,60 % 37,70 % 34,70 %
Tax rate - 4,58 % 14,45 % 23,48 %
Gearing - 94,55 186,69 199,72
Patrimonio netto / totale attivo - 30,96 % 23,02 % 21,74 %

Dati di Borsa per azione

2018-19 (e) 2017-18 (e)
Rendimento da dividendo 5,60 % 16,68 %
Prezzo/utile corrente 13,56 13,89
Prezzo/cash flow corrente 7,45 7,97
Prezzo/patrimonio netto 1,45 1,49
Prezzo/patrimonio netto tangibile 2,02 2,09
Prezzo per valore patrimoniale netto - -
Rendimento a lungo termine 10,08 % -

(e) : stima

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