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Come valutiamo le azioni

Articoli

  • Analisi
    Senza pace: la settimana delle Borse 25 giorni fa - lunedì 28 maggio 2018
    Settimana molto nervosa per i listini azionari che, alla fine, hanno seguito tutti strade diverse. Per esempio, New York ha archiviato un rialzo complessivo dello 0,3% mentre le Borse europee, in media, sono scese dell’1,3%.
     
     
     
     

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  • Analisi
    Entusiasmo raffreddato: la settimana delle Borse 3 mesi fa - lunedì 26 febbraio 2018
    Solo grazie a uno scatto nell’ultima seduta New York è riuscita a chiudere la settimana con un piccolo rialzo dello 0,6%. Le Borse europee, in media, hanno archiviato un bilancio invariato. Bilancio in rosso per Milano (-0,6%).

    Variazioni settimanali su prezzi al 23/02/18

     

    I verbali della banca centrale americana

    C’è stato un evento, in particolare, che in settimana ha messo New York di cattivo umore: la pubblicazione dei verbali dell’ultima riunione della Banca centrale Usa. Il mercato ha iniziato l’anno convinto che quest’ultima, nel corso del 2018, avrebbe rialzato per sole tre volte i tassi d’interesse. Questa convinzione ha cominciato a vacillare a inizio febbraio – determinando i pesanti cali dei listini – e ora, a seguito dei verbali, le aspettative di un quarto rialzo nei tassi sono salite tanto – addirittura c’è chi si spinge a pensare che i rialzi potrebbero essere cinque. L’economia è forte abbastanza da reggere a questa possibile “stretta” monetaria? Nell’ultima seduta della settimana il mercato ha trovato spunti per dare una risposta positiva a questa domanda (alcuni conti societari), ma, di fondo, resta molto nervoso.

    La Borsa di Londra ha chiuso la settimana a -0,7%. A pesare sul risultato c’è stato il -9,9% delle Reckitt Benckiser (5.920 pence; Isin GB00B24CGK77): la società ha presentato conti inferiori alle attese e non ha dato indicazioni rassicuranti per l’anno in corso. Vendi le Reckitt.

     

    I colossi che vacillano

    Infatti, se alcune società stanno mostrando conti superiori alle attese, le delusioni da parte di alcuni colossi dell’economia a stelle strisce non mancano. Su tutti, quelli della catena di distribuzione Walmart (92,89 Usd; Isin US9311421039): non solo l’utile per azione è stato inferiore alle attese, ma le vendite del gruppo tramite il canale online, proprio nell’importante stagione natalizia, sono cresciute molto meno di quello che ci si aspettava. Per questo le azioni della società hanno perso in settimana l’11,3%. In qualche modo, però, il gruppo è già corso ai ripari: entro la fine dell’anno è previsto un rifacimento totale del sito per le vendite online (con qualche anticipazione di alcune sezioni già tra qualche settimana). Vedremo se basterà. Tu, al più, mantieni queste azioni, ma non comprarle: la concorrenza di Amazon (1.500 Usd; Isin US0231351067) sembra davvero molto forte. Non per nulla le notizie delle difficoltà di Walmart hanno spinto le Amazon su nuovi massimi storici (+3,5% in settimana). E il lancio di una nuova linea di farmaci da banco – Amazon basic care (Amazon non li fa, ma li vende col suo marchio a prezzo più basso di quello che si può trovare altrove) – lascia pensare che davvero nessuno, in futuro, potrà fare a meno di comprare su Amazon. Se vuoi scommettere che così sarà, puoi ancora comprare le Amazon. Ricorda, però, che se guardiamo ai meri numeri le azioni sono molto care. Il buon padre di famiglia ne stia alla larga. Tra i colossi di Wall Street, General Electric (14,49 Usd; Isin US3696041033) ha ceduto un altro 3,7%. Al mercato non sono bastate le rassicurazioni dei vertici sul fatto di non star considerando un aumento di capitale e di prevedere a breve introiti per 4 miliardi di dollari (tramite cessioni di attività). Anche noi non siamo convinti: al più, mantieni.

     

    Incertezza elettorale

    La prospettiva di un rialzo più rapido del previsto dei tassi d’interesse non ha scaldato più di tanto le azioni delle banche Usa (in media +0,4%). Ancora peggio sono andati i titoli bancari europei (-1,3%), nonostante alcune buone notizie arrivate dal Regno Unito: Barclays (209,8 pence; Isin GB0031348658) ha annunciato che tornerà a pagare un dividendo di 6,5 pence per azione dopo averlo dovuto più che dimezzare negli anni scorsi per far fronte agli oneri di ristrutturazione. Le Barclays hanno recuperato in settimana il 4,9%, ma non tutte le difficoltà del gruppo sono superate (di per sé i conti del 2017 non sono stati così brillanti). Limitati a mantenere queste azioni. Tra i titoli bancari si sono distinti in negativo quelli di casa nostra: per esempio, Unicredit (17,23 euro) e Intesa Sanpaolo (3,08 euro) hanno perso, rispettivamente, il 3,3% e l’1,7%. Non c’è stata, però, nessuna particolare notizia che riguardasse queste due banche: semplicemente hanno risentito del generale clima negativo che si è abbattuto su Piazza Affari in previsione dell’esito elettorale, che appare sempre più incerto. Intesa e Unicredit restano convenienti e da acquistare per un investimento di lungo periodo: se vuoi proteggerti da loro eventuali cali nei prossimi giorni usa i certificate turbo short suggeriti su Altroconsumo Finanza n° 1258. Nel settore finanziario si sono difese le azioni Axa (25,48 euro; Isin FR0000120628), salite in settimana dell’1%. Il piano strategico sta dando i frutti sperati sia in termini di crescita del giro d’affari, sia in termini di redditività. Tanto che il gruppo ha fissato il dividendo (1,26 euro per azione) su un livello lievemente superiore alle nostre attese. Acquista.

     

    Telefoni bollenti

    Tra le poche azioni italiane a chiudere la settimana in positivo ci sono state le Telecom Italia (0,73 euro; mantieni), salite del 5,2% grazie al ritorno delle voci sullo scorporo della rete. Altri titoli del settore telefonico (invariato) si sono distinti. Orange (14,02 euro, Isin FR0000133308; +2,7%) ha riaperto la porta a possibili aggregazioni con altre società. Per ora grandi risposte non sono arrivate, ma la prospettiva potrebbe dar pepe alle azioni. Mantieni. Telefónica (8,02 euro; Isin ES0178430E18) ha mostrato un bilancio 2017 rassicurante e ha prospettato miglioramenti nei conti 2018. Gli investimenti sulla qualità della rete dovrebbero, infatti, permetterle di alzare le tariffe (senza perdere clienti) e di veder crescere la redditività. Le azioni sono salite in settimana del 5% ma, secondo noi, restano convenienti. Acquista. Buoni i conti di Telefônica Brasil (16,20 Usd; Isin US87936R1068): l’utile per azione del 2017 è salito sopra le nostre attese grazie al miglioramento della redditività e alla conquista di quote di mercato nella telefonia mobile. Alziamo le stime: approfitta del calo dell’1,5% fatto in settimana per acquistarle.

     

    Risposte per te

    @Felice Per il certificate 7x short di Société Générale (3,955 euro; Isin DE000SG2QNU4), che punta sul ribasso di Piazza Affari, non esiste un livello barriera – è quello che se toccato dalla Borsa fa estinguere il prodotto prima della scadenza (21/12/18).

    @Rino Vodafone ha pagato a partire dal 2 febbraio il dividendo staccato lo scorso 22 novembre – se non avevi le azioni in quella data, non lo hai ricevuto. Si tratta solo di un “acconto”: il saldo dovrebbe essere staccato a giugno con pagamento in agosto.

    @Saverio Consolidated Edison (77,63 Usd; Isin US2091151041) ha presentato buoni conti per il 2017 e ha rialzato il dividendo trimestrale da 0,69 a 0,715 Usd per azione. Il titolo paga la generale debolezza del settore utility, ma resta da avere in mano.

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  • Analisi
    Orange: obiettivi confermati 4 mesi fa - venerdì 23 febbraio 2018
    Orange ha pubblicato dei risultati 2017 in linea con le attese e ha confermato gli obiettivi per l’anno in corso. 
     
     
     
     

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  • Analisi
    Sorrisi a denti stretti: la settimana delle Borse 4 mesi fa - lunedì 29 gennaio 2018
    New York col suo +2,2% è stata una delle Borse migliori della settimana. Considerando il calo del dollaro nei confronti dell’euro (-1,5%), il risultato è meno scintillante. Le Borse dell’eurozona sono comunque andate peggio (invariate), Milano si è difesa: +0,5%. 

    Variazioni settimanali su prezzi al 26/01/18

     

    Le Borse sono state spiazzate da notizie contrastanti sul futuro dell’economia globale: da un lato, il Fondo monetario internazionale ha alzato dello 0,2% le stime di crescita per il 2018 e il 2019, dall’altro, i venti di protezionismo negli Usa – imposti dazi sulle importazioni di prodotti dall’estero – rappresentano un possibile freno alla crescita economica. Per questo i mercati hanno preferito concentrarsi sulle poche “certezze” arrivate dai conti societari. Buone le notizie giunte da alcuni titoli farmaceutici. Le Novartis (87,74 franchi; Isin CH0012005267), per esempio, sono salite del 5,2%. I risultati del 2017 hanno mostrato ricavi in crescita dell’1%, nonostante la concorrenza dei farmaci generici, e utili in salita del 16%. Abbiamo ritoccato al rialzo le stime sull’utile per azione da 3,30 a 3,65 franchi per il 2018 e da 3,65 a 4 franchi per il 2019, ma il titolo resta solo correttamente valutato. Mantieni. Le Abbott (63,42 Usd; Isin US0028241000), invece, sono salite del 6,9%. Le acquisizioni di St. Jude Medical e Alere hanno fatto sì che, nel 4° trimestre 2017, i ricavi siano saliti del 42% (più del previsto) rispetto allo stesso periodo del 2016. La divisione legata alla nutrizione, però, ha mostrato difficoltà a causa di condizioni di mercato difficili in Cina. Queste ultime ci preoccupano: se non l’hai ancora fatto, questo è un buon momento per vendere le Abbott e incassare i guadagni. Tra le azioni meno brillanti del settore farmaceutico, ci sono state le Sanofi (73,48 euro; Isin FR0000120578): il mercato non ha gradito la decisione della società di spendere circa 9 miliardi di euro per comprare l’americana Bioverativ. L’operazione, però, dovrebbe portare comunque qualche beneficio ai conti di Sanofi. Mantieni.

     

    Tecnologici tra luci e ombre

    Settimana meno brillante per i titoli della tecnologia: quelli dei produttori di microchip, per esempio, in media si sono fermati a +1,2%. A pesare c’è stato il calo del 2,7% registrato dalle Texas Instruments (113,69 Usd; Isin US8825081040). Il gruppo ha preannunciato per questo primo trimestre del 2018 una crescita dei ricavi di circa il 7%: visto che il 2017 si è chiuso con una crescita del 12%, il mercato è rimasto deluso e ha approfittato per portare a casa un po’ di guadagni fatti sul titolo. Le azioni IBM, nel 2017, sono salite di poco più del 40%. È il doppio di quanto è salita, nel suo complesso, la Borsa Usa. Non ci spaventiamo: le prospettive annunciate sono tutto sommato in linea con le nostre aspettative. Inoltre, gli utili dovrebbero essere aiutati dalla riforma fiscale. Il titolo resta correttamente valutato. Se hai le azioni, mantienile. Continua, invece, il recupero delle Intel (50,08 Usd; Isin US4581401001) dopo i cali di inizio anno legati all’allarme sicurezza sui suoi microchip. In settimana il titolo ha messo su l’11,7% dopo che il gruppo ha, da un lato, annunciato di aver chiuso il 2017 con ricavi in crescita del 4% (il mercato si aspettava qualcosa di meno) e, dall’altro, ha promesso l’arrivo di nuovi microchip, più sicuri, già entro la fine dell’anno. Siamo ottimisti: acquista. Nel settore tecnologico, continua la corsa delle Amazon (1.402,05 Usd; Isin US0231351067), salite su nuovi massimi storici dopo l’apertura del primo supermercato senza casse. La scommessa sul fatto che questa società continuerà a rivoluzionarci la vita resta valida (per i termini vedi Altroconsumo Finanza n° 1243).

     

    Linea bollente

    Tra i titoli che si sono comportati particolarmente bene in settimana, vanno segnalati quelli della telefonia (+2,4% medio). A dare pepe al settore ci sono state le rivelazioni sulla trattativa, tenutasi a fine 2017, per un possibile acquisto della francese Orange (14,85 euro; Isin FR0000133308) da parte della tedesca Deutsche Telekom (14,64 euro; Isin DE0005557508). Alla fine non se ne è fatto nulla – i francesi volevano più peso dopo la fusione – ma la notizia ha ravvivato la possibilità che si possano vedere operazioni di questo tipo nel settore in un prossimo futuro. Le Orange e le Deutsche Telekom hanno chiuso la settimana, rispettivamente, in rialzo del 2,7% e dell’1,2% e sono ancora da mantenere. Una spinta al settore l’hanno data anche le Verizon (54,72 Usd; Isin US92343V1044), salite del 5,4% dopo la presentazione dei conti del 2017. Questi, in realtà, non hanno riservato grandi sorprese: nel 2018 ricavi e utili dovrebbero crescere al massimo del 5% – il debito elevato non permette alla società di fare shopping per sostenere la crescita. Le Verizion sono correttamente valutate. Mantieni.

     

    offerta di azioni unicredit

    Altra buona settimana per le azioni bancarie (+3,3%, in particolare, per quelle europee). Le Unicredit (17,95 euro) sono salite del 3,2%. Il titolo resta conveniente, ma non vale la pena aderire all’offerta in corso in questi giorni (ti sono stati caricati in portafoglio dei diritti d’opzione). È un’operazione formale, più che di sostanza: è offerto solo lo 0,25% delle azioni del gruppo e non è un aumento di capitale – sono le azioni che sono state restituite quando è stata data agli azionisti la possibilità di recedere (vedi Altroconsumo Finanza n° 1249). Il prezzo di sottoscrizione è di 16,34 euro, circa il 9% in meno del prezzo di Borsa attuale, ma puoi sottoscrivere solo 1 azione ogni 352 che hai già. Se non hai capitali enormi, potrai acquistare solo una o due azioni: visto che spesso le banche prevedono costi per operazioni sul capitale, non ne vale la pena – rischi di pagare molto più di quello che risparmi (è 1,6 circa euro per azione). Non far nulla e fai scadere i diritti. Se proprio vuoi comprare altre azioni Unicredit, fallo in Borsa. 

    L’offerta delle azioni Unicredit termina il 21 febbraio (se comunque decidi di aderire all'offerta in opzione, le tempistiche con la tua banca potrebbero essere più stringenti).

    Anche le azioni Intesa (3,16 euro) sono salite in settimana (+2,3%). Come le Unicredit restano convenienti e quindi da acquistare. Secondo noi, però, l’investimento complessivo in Intesa e Unicredit non dovrebbe superare il 5% del valore totale del tuo portafoglio. 

    Risposte per te

    @Ivo Intesa dovrebbe staccare il dividendo il 21 maggio, per Unicredit la data non è nota. Non si compra un’azione prima del dividendo per rivenderla subito dopo.

    @Paolo solo i dividendi delle azioni estere sono tassati due volte (anche se li acquisti su Borsa Italiana). I rialzi di prezzo (le plusvalenze) sono tassati solo in Italia.

    @Roberto in regime amministrato, anche per conti ugualmente intestati, non puoi usare le minusvalenze su banca A per compensare le plusvalenze su banca B.

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  • Analisi
    Orange: punta sulla qualità della rete 6 mesi fa - lunedì 18 dicembre 2017
    Gli obiettivi fissati da Orange da qui al 2020 non hanno riservato guizzi di particolare ambizione e per questo il titolo non ha registrato impennate significative. I dividendi restano dignitosi, ma nulla di più.

    Prezzo al momento dell'analisi (15/12/17): 14,66 EUR
    Consiglio: Mantieni

     

    Orange (Isin FR0000133308) ha riaffermato che al centro della sua strategia, specialmente in Francia (pesa per il 61% del risultato industriale), resta la qualità della rete. Questa le consente, infatti, di mantenere delle tariffe più elevate dei concorrenti e assicura al gruppo una redditività di tutto rispetto. Il management ha dichiarato, inoltre, di essere in anticipo sullo sviluppo della fibra ottica in Francia e Spagna (11% del risultato industriale). I nuovi obiettivi per il 2020 sono in linea con le nostre attese: l’utile industriale (prima di scontare la quota parte dei costi pluriennali) dovrebbe salire del 2% nel 2017, per poi accelerare nel 2018 e continuare a crescere fino al 2020. Orange intende così ricompensare gli azionisti con dividendi dignitosi: almeno 0,65 euro l’anno tra il 2017 e il 2020. Noi confermiamo le stime sull’utile per azione a 0,95 euro per il 2017 e a 1,04 euro per il 2018.

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Informazioni chiave

Carta d'identità

Massimo degli ultimi 12 mesi 15,23 EUR
Minimo degli ultimi 12 mesi 13,40 EUR
ISIN FR0000133308
Borsa Parigi
Beta 0,75
Volatilità 27,99 %
Numero di azioni 2.660.056.000
Capitalizzazione di Borsa (in miliardi) 38,20 EUR
Settore Telecomunicazioni
Volume delle transazioni (media giornaliera, in migliaia) 92.022 EUR
Punteggio corporate governance 5

Indici chiave per azione (EUR)

2018 (e) 2017 2016 2015
Dividendo 0,70 0,65 0,60 0,60
Utile corrente 1,07 0,72 1,11 1,00
Utile netto 1,07 0,72 1,11 1,00
Cash Flow corrente 3,56 3,08 3,65 3,21
Cash Flow netto 3,56 3,08 3,65 3,21
EBIT 2,14 1,85 1,55 1,80
EBITDA 4,83 4,50 4,38 4,26
Patrimonio netto 11,18 10,81 10,94 10,95
Patrimonio netto tangibile 0,97 0,63 0,73 0,73

Rendimento in euro

Orange Stoxx Europe 600 S&P 500
Rendimento ultimi 3 mesi 6,10 % 2,32 % 7,95 %
Rendimento ultimi 6 mesi 0,77 % -1,05 % 6,00 %
Rendimento ultimo anno 4,14 % -1,26 % 9,12 %
Rendimento ultimi 5 anni 20,16 % 6,26 % 14,67 %

Indici finanziari della società

2017 2016 2015 2014
Pay out 90,71 % 54,38 % 71,46 % 231,35 %
Current ratio 0,71 0,74 0,93 1,01
ROE 6,63 % 10,09 % 9,14 % 3,37 %
ROE netto 6,63 % 10,09 % 9,14 % 3,37 %
Margine lordo - - - -
Margine netto 5,21 % 7,97 % 7,35 % 3,11 %
EBIT margin 11,95 % 10,08 % 11,88 % 12,13 %
EBITDA margin 29,12 % 28,41 % 28,04 % 28,17 %
Tax rate 33,67 % 22,92 % 17,99 % 56,22 %
Gearing 76,39 77,41 84,64 88,26
Patrimonio netto / totale attivo 32,96 % 33,36 % 34,31 % 33,44 %

Dati di Borsa per azione

2018 (e) 2017
Rendimento da dividendo 4,91 % 4,56 %
Prezzo/utile corrente 13,33 19,90
Prezzo/cash flow corrente 4,01 4,64
Prezzo/patrimonio netto 1,28 1,32
Prezzo/patrimonio netto tangibile 14,70 22,79
Prezzo per valore patrimoniale netto - -
Rendimento a lungo termine 5,48 % -

(e) : stima

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