Oriflame Holding

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Articoli

  • Analisi
    Scampoli di primavera: la settimana delle Borse 3 giorni fa - lunedì 16 aprile 2018
    Anche la seconda settimana di aprile si è chiusa con un bilancio positivo per le Borse. New York è salita del 2%, mentre il guadagno delle Piazze europee si è fermato all’1,1%. Milano ha fatto meglio delle colleghe (+1,7%). 
     
     
     
     

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  • Analisi
    Mare in burrasca: la settimana delle Borse un mese fa - lunedì 5 marzo 2018
    Per ora non c’è una reazione drammatica, ma l’incertezza emersa dalle urne potrebbe pesare sulla Borsa di Milano a lungo. Al di là della questione italiana, infatti, tutte le Borse non si stanno comportando per niente bene. 
     
     
     
     

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  • Analisi
    Correzioni: la settimana delle Borse 2 mesi fa - lunedì 12 febbraio 2018
    Settimana negativa per le Borse: New York ha perso il 5,2%. Le Borse europee hanno per un po’ dato l’impressione di reggere meglio, ma poi hanno chiuso anche loro a -5,4%. Malissimo le asiatiche: Giappone -8,1%, Cina -10,1%. Ma Umicore...
     
     
     
     

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  • Analisi
    Ancora un calo per l'Europa: la settimana delle Borse 5 mesi fa - lunedì 20 novembre 2017
    Secondo bilancio settimanale in rosso per le Borse europee, che in media hanno fatto -1,3%. Debole anche Wall Street che ha chiuso la settimana con un piccolo calo dello 0,1%.

    Variazioni settimanali su prezzi al 17/11/17

     

    Paura Bail-in su Carige

    Tra le Borse europee una delle peggiori è stata quella di Milano, che ha chiuso la settimana a -2,1% (il bilancio totale delle ultime due settimane è di - 4%). Il motivo va cercato nella situazione delicata di alcune banche. L’ultimo caso è stato quello di Carige (azione sospesa per eccesso di ribasso al momento di andare in stampa; prezzo teorico pari a 0,0737 euro). Per tutta la settimana sulla banca è aleggiato lo spettro del bail-in, ovvero di un intervento di salvataggio con i soldi di azionisti, obbligazionisti e correntisti (per la quota parte sopra i 100.000 euro) di Carige – queste persone, quindi, perderebbero tutto. Chi doveva sottoscrivere l’aumento di capitale chiesto dall’Europa per mettere in sicurezza Carige rafforzandone la struttura si stava, infatti, tirando indietro. Nel fine settimana la situazione si è ricucita e per ora l’aumento di capitale sembra poter andare in porto. Che fare? Il nostro giudizio sull’affidabilità di Carige è sospeso da tempo e già nel 2013 (vedi Altroconsumo Finanza n° 1055) ti avevamo detto di non avere in mano nessun prodotto Carige, conto corrente compreso. Se per caso hai ancora azioni o obbligazioni Carige, vendile. La situazione della banca resta delicata e la storia dimostra che non basta un aumento di capitale a risanare una banca. Carige aveva già fatto un aumento di capitale da 850 milioni di euro nel 2015 e da 800 milioni nel 2014 – e ci stiamo limitando agli anni recenti. Soldi andati in fumo. Se sei correntista, non lasciare più di 100.000 euro sul conto e valuta di cambiare banca, visto ce ne sono di più convenienti. Non aderire all’aumento di capitale Carige, anzi se hai in mano le azioni vendile. Stesso discorso per il Credito valtellinese.

     

    L’effetto cascata

    Quello che ha spaventato il mercato non è stata la crisi di Carige di per sé, ma il rischio che, a catena, saltino anche tante altre operazioni di rafforzamento bancario in corso, mettendo a rischio tutto il sistema. La mente è andata all’aumento di capitale del Creval: se Carige fa fatica a trovare 560 milioni, come potrà il Creval raccoglierne 700, tra l’altro solo per ripianare le perdite sui crediti marci? Non per nulla le azioni del Credito Valtellinese (0,86 euro) hanno perso in settimana un altro 46% (-71% in due settimane). Nelle prime ore di lunedì 20 novembre, complici le novità del fine settimana su Carige, il titolo rimbalzava del 22% a 1,05 euro: ciò nonostante, il consiglio resta di vendere azioni e obbligazioni Creval. Se sei correntista, lascia sul conto meno di 100.000 euro e valuta di cambiar banca.

     

    Docce scozzesi a new york: tra la riforma di Trump…

    Settimana nervosa per la Borsa Usa sotto due fronti. Primo: il varo della riforma fiscale di Trump. È stato tutto un alternarsi tra momenti in cui il traguardo sembrava vicino e altri in cui la riforma sembrava destinata a non vedere la luce. In particolare, la settimana si è chiusa con quest’ultimo timore, complice l’intensificarsi dell’indagine sulle presunte interferenze russe nell’elezione di Trump – l’indagine potrebbe mettere a rischio il presidente e la riforma fiscale sui cui il mercato ha tanto scommesso.

     

    … e gli ultimi botti della stagione dei conti trimestrali

    Secondo: i conti trimestrali societari. La settimana si è aperta con la delusione di General Electric (18,21 Usd; Isin US3696041033): il dividendo a valere sul bilancio 2018 sarà dimezzato rispetto a quello previsto per il 2017. Il rischio era nell’aria, vedi Altroconsumo Finanza n° 1242, ma il mercato l’ha presa male: il titolo ha chiuso la settimana con un calo dell’11,1%. Nonostante la discesa crediamo che non sia ancora arrivato il momento di acquistare: c’è un nuovo “capitano” d’azienda e qualche altro “scheletro nell’armadio” potrebbe saltare fuori. Limitati, al più, a mantenere le azioni che già hai. A fine settimana sono, però, arrivate buone notizie da altri colossi. In particolare da Cisco Systems (35,90 Usd; Isin US17275R1023): i conti del primo trimestre dell’anno fiscale 2017/2018 (termina il 31 luglio) sono stati in linea con le attese, ma per quelli del trimestre in corso il gruppo ha dato indicazioni che hanno sorpreso piacevolmente – è attesa una crescita dei ricavi tra l’1% e il 3%, dopo 8 trimestri di calo, e un progresso dell’utile per azione compreso tra il 2% e il 5%. Gli investimenti per essere presente in settori all’avanguardia, come quello dell’“internet delle cose” (il frigorifero connesso a internet che ti dice che spesa fare, per esempio), stanno cominciando a dare frutti. Alziamo le nostre stime sugli utili per azione futuri e restiamo ottimisti. Anche se il titolo in settimana ha messo su il 5,6%, resta conveniente. Acquista. Ad aiutare il settore tecnologico ci sono stati anche i conti Applied Materials (56,49 Usd; Isin US0382221051): la società ha annunciato sia conti trimestrali, sia previsioni per il trimestre in corso superiori alle attese di mercato. Le azioni hanno fatto +0,2%: secondo noi sono correttamente valutate. Mantieni.

     

    Londra -0,7%

    Anche Londra ha chiuso con una perdita, ma più contenuta delle altre Borse europee. Ad aiutarla c’è stato il +5,1% delle Vodafone (228,70 pence; Isin GB00BH4HKS39): i conti del primo semestre dell’anno fiscale 2017/2018 (termina il 31 marzo) sono stati ottimi e il gruppo ha alzato le previsioni per il resto dell’anno. Il titolo resta conveniente: acquista. A penalizzarla, invece, c’è stato il -4% delle Rio Tinto (3.546 pence; Isin GB0007188757): sono scese per il generale calo dei prezzi delle materie prime (petrolio compreso, -2,6%) determinato anche dai grigi dati macroeconomici arrivati dalla Cina (è il Paese che più sostiene la domanda). Non ci spaventiamo: le prospettive di Rio Tinto non sono compromesse. Acquista. Il greggio è stato condizionato anche dall’aumento delle stime sulle estrazioni di petrolio negli Usa. Se hai già comprato il certificate 7x brent (44,65 euro; Isin LU1540726830) e stai perdendo più del 20% vendilo. Al limite potrai ricomprarlo tra un po’ se vuoi riprovare la scommessa su una veloce risalita del greggio complice la tensione in Medioriente. Noi comunque sconsigliamo la scommessa.

     

    Risposte per te

    @Alessandro Oriflame ha staccato il 14 novembre una fettina di dividendo. L’importo è pari a 0,25 euro per azione. Al momento di andare in stampa non è ancora stato messo in pagamento – è previsto per il 23 novembre.

    @Pietro Lo 0,1% che hai pagato sull’acquisto delle azioni Leonardo è la Tobin tax. Si paga sull’acquisto di azioni italiane di una certa dimensione – le più piccole sono escluse (la lista si decide una volta all’inizio di ogni anno).

    @Vito Anche se costa di più in termini di commissioni bancarie, ti consigliamo di comprare le Intel (44,63 Usd; Isin US4581401001) a New York per evitare problemi in caso di operazioni straordinarie (come gli aumenti di capitale).

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  • Analisi
    Flamenco globale: la settimana delle Borse 6 mesi fa - lunedì 9 ottobre 2017
    Le tensioni in Catalogna hanno pesato sul listino azionario di Madrid (-1,9%), ma non sembrano, per ora, turbare le altre Borse mondiali che hanno chiuso la settimana con un rialzo medio dello 0,8%. Bene New York che ha fatto +1,2%.

    Variazioni settimanali su prezzi al 06/10/2017

     

    Borse europee: +0,5%

    Per il momento la questione catalana sembra non destare grandi preoccupazioni nemmeno all’interno della zona euro: la Borsa di Parigi ha chiuso la settimana con un rialzo dello 0,6%, quella di Amsterdam ha messo su lo 0,5% e il listino di Francoforte è salito dell’1%. Lo hanno confermato anche i vertici dell’Enel (4,98 euro), che è molto esposta in Spagna visto che controlla Endesa, la Enel spagnola: nessun grande investitore si è dimostrato preoccupato per la situazione catalana, tanto che l’emissione obbligazionaria dell’Enel, perfezionata in questi giorni, ha ricevuto richieste tre volte superiori alla quantità effettivamente offerta. Mantieni le Enel, ma non pensare di approfittare del -2,2% fatto dal titolo in settimana per acquistare ancora queste azioni. Questo stato di calma sulle Borse europee potrebbe, infatti, non durare, complici anche le decisioni che arrivano dalla Banca centrale europea (vedi subito qua sotto). Settimana molto positiva per la Borsa di Londra, salita del 2%. Questa Piazza merita ampio spazio nel tuo portafoglio.

     

    Milano zavorrata dalle banche

    Oltre a Madrid, tra le Borse europee si è distinta negativamente Milano, che ha chiuso in calo dell’1,3%. In questo caso il ribasso è stato determinato dalla scivolata dei titoli bancari: solo per citare i nomi più importanti, Intesa Sanpaolo (2,93 euro) ha perso il 2,1%, Unicredit (17,32 euro) ha ceduto il 3,9%, Ubi Banca (4,12 euro) è scesa del 6%. A determinare questo calo il nuovo orientamento espresso da parte della Banca centrale europea in relazioni ai “crediti marci”: dal 2018 le regole dovrebbero diventare più severe e questo potrebbe zavorrare i bilanci delle banche – il rischio è meno utili e meno dividendi. Per ora non c’è alcun tipo di decisione definitiva e confermiamo tutti i nostri consigli – acquista Intesa e Unicredit, vendi Ubi Banca. Teniamo, però, l’attenzione alta. A proposito di banche italiane, continua la saga del Monte Paschi: le azioni non sono ancora state riammesse alle negoziazioni sul listino milanese, ma è stata annunciata un’offerta riservata a chi ha ora in mano azioni Monte Paschi, ma in precedenza aveva le obbligazioni subordinate Upper Tier II 2008/2018 (Isin IT0004352586). 

    Tra le azioni del settore bancario, si è distinta UBS (16,75 franchi; Isin CH0244767585): i vertici hanno confermato la strategia – puntare sulla gestione dei grossi patrimoni finanziari, che mantengono delle buone prospettive di crescita – e hanno detto di non avere in programma cessioni. L’azione è salita in settimana dell’1,2% e resta conveniente. Acquista.

     Pirelli (6,7 euro) chiude la prima settimana con un +3,1% sul prezzo di collocamento. Le azioni sono correttamente valutate. Da oggi le seguiremo costantemente. Lascia, invece, la nostra selezione Intek (0,33 euro; vendi).

     

    Bruxelles sorride

    Tra le Piazze europee, una delle migliori è stata Bruxelles (+0,7%). A sostenere la corsa di questo listino sono stati una serie di titoli che potresti avere in mano. Il primo è Umicore (72,81 euro; Isin BE0003884047), su cui ti abbiamo consigliato una scommessa in Altroconsumo Finanza n° 1238. Le azioni sono salite del 4% sulla “chiamata alle armi” da parte dell’Unione Europea per la creazione di un consorzio tra aziende automobilistiche, chimiche e ingegneristiche per fare ricerca e sviluppo (e produzione) su batterie per veicoli elettrici. La notizia lascia sperare in un ulteriore aumento degli ordini di lavoro per Umicore: la scommessa è confermata (se sei un buon padre di famiglia, però, non comprare queste azioni). Bene anche le Atenor (49,7 euro; Isin BE0003837540) dopo che il gruppo ha deciso di investire in un nuovo progetto immobiliare nella capitale rumena, dove cresce la domanda di uffici. La zona scelta per il progetto, tra l’altro, è particolarmente interessante: questo spiega il rialzo del 2,7% fatto registrare dal titolo che, comunque, resta conveniente. Acquista. Infine, si sono distinte anche le azioni Melexis (86 euro; Isin BE0165385973) salite in settimana del 5,1% sulla scia del buon andamento del settore auto (vedi qua sotto) – Melexis fa sensori per automobili. Anche se viaggia sui massimi di sempre, secondo noi, il titolo è ancora conveniente. Acquista. Poco brillante Ahold Delhaize (15,84 euro; Isin NL0011794037), catena di supermercati presente anche il Belgio. Da indiscrezioni, il gruppo starebbe puntando ad acquisire il gruppo americano Kroger. L’operazione sarebbe valida da un punto di vista strategico, ma pesante da un punto di vista finanziario. Nel frattempo, il gruppo ultima le cessioni in Olanda. Il titolo (+0,1% in settimana) resta conveniente.

     

    Wall Street fa un passo in avanti

    Dall’altra parte dell’Atlantico, le Borse hanno chiuso l’ennesima settimana positiva – si tratta della quarta di fila. A spingere Wall Street ci sono stati, da un lato, alcuni buoni dati sull’andamento dell’economia e, dall’altro, l’avanzamento della riforma fiscale voluta da Trump, che il mercato aspetta con ansia. In questo clima si è distinto il titolo BlackRock (463,22 Usd; Isin US09247X1019). Si tratta di uno dei più grandi gestori di Etf (e patrimoni finanziari) al mondo: se la Borsa e l’economia vanno bene, le persone hanno più voglia di investire. Non per nulla le azioni del gruppo sono salite in settimana del 3,6% portandosi su nuovi massimi storici. Secondo noi non è comunque il caso di comprare ora queste azioni – la riforma di Trump deve ancora essere approvata e non è scontato. Al più, se le hai, mantienile. Le notizie sull’avanzamento del piano di riforma fiscale di Trump fanno bene anche al settore tecnologico: il listino Nasdaq ha chiuso in progresso dell’1,5%.

     

    Sgommata del settore auto

    A dare una spinta alle Borse, ci sono stati anche i titoli del settore automobilistico (+2%): le vendite negli Usa a settembre sono andate bene. Quasi tutte le case automobilistiche hanno registrando progressi consistenti rispetto a un anno fa. Tra le poche a registrare un calo di vendite c’è FCA (14,94 euro): non per nulla il titolo è stato tra i peggiori del settore, perdendo l’1,5%. Anche le vendite di BMW (89,27 euro; Isin DE0005190003) sono cresciute a settembre negli Usa. Il titolo è salito del 4,5% ma resta quello sui cui puntare nel settore.

     

    Risposte per te

    @Enzo Ti sconsigliamo di comprare le Orbotech (42,39 Usd; Isin IL0010823388) a Francoforte. Sono poco scambiate e diversi titoli esteri sono stati ritirati, di recente, dai listini tedeschi (senza preavviso). Se vuoi scommetterci su, fallo sul Nasdaq.

    @Luigi Oriflame ha già dichiarato l’importo del dividendo straordinario: è di 0,5 euro per azione, in aggiunta a 1 euro ordinario. 1 euro è già stato pagato, il resto sarà staccato in fettine da 0,25 euro ciascuna il 14 novembre 2017 e il 14 febbraio 2018.

    @Vincenzo L’inglese IMI pubblica i conti societari solo due volte l’anno (semestre e fine anno). Alla chiusura del primo e del terzo trimestre dà solo aggiornamenti generici sull’andamento dei conti – i prossimi sono comunque previsti per il 9 novembre 2017.

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Carta d'identità

Massimo degli ultimi 12 mesi 414,40 SEK
Minimo degli ultimi 12 mesi 262,40 SEK
ISIN CH0256424794
Borsa Stoccolma
Beta 0,93
Volatilità 44,40 %
Numero di azioni 53.375.550
Capitalizzazione di Borsa (in miliardi) 22,12 SEK
Settore Beni di consumo
Volume delle transazioni (media giornaliera, in migliaia) 43.209 SEK
Punteggio corporate governance 6

Indici chiave per azione (SEK)

2018 (e) 2017 (e) 2016 2015
Dividendo 26,00 14,37 3,79 0,00
Utile corrente 18,00 16,78 11,34 8,24
Utile netto 18,00 16,78 11,34 5,83
Cash Flow corrente 23,00 21,31 15,44 12,21
Cash Flow netto 23,00 21,31 15,44 10,67
EBIT 31,00 29,19 20,25 17,08
EBITDA 35,00 33,36 24,36 21,06
Patrimonio netto 5,50 13,50 32,56 25,27
Patrimonio netto tangibile 43,26 12,50 31,64 24,38

Rendimento in euro

Oriflame Holding Stoxx Europe 600 S&P 500
Rendimento ultimi 3 mesi 10,54 % -4,32 % -4,23 %
Rendimento ultimi 6 mesi 32,46 % -2,48 % 0,67 %
Rendimento ultimo anno 11,88 % 0,05 % -0,47 %
Rendimento ultimi 5 anni 13,07 % 6,06 % 13,00 %

Indici finanziari della società

2017 (e) 2016 2015 2014
Pay out - 33,42 % 0,00 % 0,00 %
Current ratio - 1,67 2,43 2,00
ROE - 35,22 % 31,50 % 41,12 %
ROE netto - 35,22 % 22,27 % 26,58 %
Margine lordo - 70,67 % 69,19 % 68,44 %
Margine netto - 5,34 % 2,82 % 2,96 %
EBIT margin - 9,54 % 8,27 % 7,73 %
EBITDA margin - 11,47 % 10,19 % 10,00 %
Tax rate - 33,64 % 45,05 % 49,53 %
Gearing - 42,80 110,79 173,81
Patrimonio netto / totale attivo - 25,40 % 21,21 % 20,16 %

Dati di Borsa per azione

2018 (e) 2017 (e)
Rendimento da dividendo 6,21 % 3,43 %
Prezzo/utile corrente 23,28 24,97
Prezzo/cash flow corrente 18,22 19,66
Prezzo/patrimonio netto 76,18 31,04
Prezzo/patrimonio netto tangibile 9,69 33,52
Prezzo per valore patrimoniale netto - -
Rendimento a lungo termine 6,77 % -

(e) : stima

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