Repsol

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Articoli

  • Analisi
    Repsol: trimestre solido 3 mesi fa - lunedì 13 novembre 2017
    I risultati del 3° trimestre sono stati apprezzati dagli investitori. 
     
     
     
     

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  • Analisi
    Caos in Arabia Saudita, il petrolio vola 3 mesi fa - venerdì 10 novembre 2017
    Arresti di principi e ministri, incidenti aerei in cui muoiono esponenti della monarchia, missili lanciati su Riad dal vicino Yemen: l’Arabia Saudita attraversa un momento difficile e questo riguarda tutti noi, visto che il 10% del petrolio mondiale arriva da lì. Non per nulla solo a novembre il greggio è salito di un altro 5% circa. La corsa continuerà?
    Petrolio

    Petrolio

    Perché il petrolio potrebbe continuare a salire

    Tre sono i motivi per cui la corsa del greggio potrebbe continuare. Primo: le tensioni in Arabia Saudita sono solo l’ultimo esempio di una crescente instabilità in Medioriente che potrebbe portare a un conflitto aperto tra le due grandi forze della regione, Arabia Saudita e Iran. Un’escalation militare porrebbe a rischio l’attività di tante trivelle con conseguente spinta al rialzo del greggio. Secondo: già ora, comunque, l’offerta di petrolio a livello mondiale è tornata a essere inferiore rispetto alla domanda. E questo “squilibrio”, che aiuta la corsa del greggio, potrebbe continuare. L’accordo tra diversi Paesi, Russia inclusa, per controllare l’attività delle trivelle regge e si potrebbe decidere un suo prolungamento anche oltre la scadenza di marzo 2018. Inoltre, le stime sulla crescita economica a livello mondiale sono state, da più parti, riviste al rialzo e se Trump dovesse riuscire a far passare la riforma fiscale, la spinta in termini di crescita economica e “fame di energia” da parte degli Usa potrebbe essere più robusta del previsto. Terzo: le scorte di petrolio si sono ridotte – negli Usa, sono ai minimi da due anni. Il mercato, dunque, oggi paga di più un barile di greggio consegnato subito rispetto a uno consegnato tra sei mesi. Questa differenza a favore dei prezzi odierni spinge anche gli acquisti di fondi e Etf sul greggio – questi tendono a comprare greggio con scadenza lontana e vendere quello a scadenza ravvicinata (con i prezzi attuali si genera, dunque, un guadagno).

     

    Perché il petrolio potrebbe ripiegare

    Attenzione, però. La situazione potrebbe cambiare rapidamente. Primo: le crescenti tensioni tra i Paesi mediorientali potrebbero portare non solo al mancato prolungamento dell’accordo sullo stop alle trivelle, ma anche alla rottura dello stesso. Alcuni Paesi, come Libia e Nigeria, già lo rispettano poco e l’Arabia Saudita è stato tra i Paesi che fin qua maggiormente si è sobbarcato il peso dei tagli. Riad potrebbe attaccare gli altri Paesi in modo non militare, ma facendo ripartire a tutta forza le trivelle (ha dimostrato che lo può fare velocemente, già nei mesi estivi ha svicolato un po’ dall’accordo): questo scenario provocherebbe un tracollo dei prezzi del greggio. Secondo: per ora i livelli di produzione di greggio negli Stati Uniti si sono stabilizzati, ma gli stessi Paesi mediorientali prevedono che possano tornare a crescere a ritmo spedito anche in breve tempo. Del resto i progressi tecnologici fatti in questi anni hanno portato a un abbassamento dei costi di estrazione: alcuni progetti che con un greggio a 50 dollari al barile non erano profittevoli, lo sono diventati ora. Terzo: anche se a ritmo lento, gli investimenti delle grandi compagnie petrolifere per cercare nuovi giacimenti stanno ricominciando – vedi riquadro Ion vola dopo i conti. Si tratta di un’ulteriore offerta di greggio che potrebbe arrivare sul mercato.

     

    Punta su una compagnia petrolifera

    Per i suddetti motivi crediamo che il petrolio, almeno a breve termine, sarà ballerino, alternando diversi alti e bassi – nel complesso dovrebbe comunque continuare a “danzare” intorno ai 60 dollari al barile attuali. In questa situazione, la soluzione migliore è quella di investire sulle azioni di una grande compagnia petrolifera: come vedi nel grafico Resistere nella tempesta, riesci a contenere i cali in caso di nuove discese del greggio e ti porti a casa comunque dei guadagni nel caso in cui il rialzo del petrolio continui. Tre sono le società che consigliamo: Chevron (117,24 Usd; Isin US1667641005), Exxon Mobil (83,97 Usd; Isin US30231G1022) e Repsol (15,845 euro; Isin ES0173516115). Sono tutte e tre azioni buone e convenienti. Quale scegliere? Repsol è quella che ha gli indicatori di convenienza migliori (vedi tabella Azioni petrolifere: spunti di valutazione), ma è anche quella più indebitata: delle tre è quella più rischiosa, che può darti più soddisfazioni in caso di ulteriore corsa del greggio, ma che rischia di pagare di più in caso di calo dei prezzi. Exxon è, al contrario, la scelta meno rischiosa: il debito è contenuto ed è quella che, in assoluto, riesce a produrre più liquidità – dopo aver pagato gli investimenti ne resta un bel po’ per pagare gli investimenti. Non ha, però, ritmi di produzione elevati: in altre parole, resiste meglio delle altre in scenari di calo dei prezzi del greggio, ma rischia di salire meno delle altre azioni se la corsa del petrolio continua. Chevron è la via di mezzo. Scegli tu quella che, sulla base del tuo atteggiamento verso il rischio, è la più adatta a te. Se hai una piccola cifra da investire o per caso non puoi accedere a mercati esteri, puoi comprare l’Etf Amundi Msci world energy (274,2 euro; Isin FR0010791145): al costo di una compravendita sulla Borsa di Milano – via internet spendi come commissioni bancarie lo 0,19% circa – ti compri in un colpo solo l’andamento di una novantina di società del settore petrolifero (ci sono dentro comunque anche le tre che consigliamo).

     

    Per chi proprio vuole scommettere sul rialzo del greggio

    Noi non te lo consigliamo, ma se proprio vuoi scommettere sul fatto che il rialzo del greggio vada avanti ancora per un po’, complice magari il deteriorarsi delle relazioni tra i Paesi mediorientali, hai due strade. La prima: ti compri un Etc che segue le oscillazioni del petrolio. Quello migliore per farlo, secondo noi, è il Db brent crude oil euro hedged (55,37 euro; Isin DE000A1AQGX1): segue da vicino le oscillazioni del prezzo del petrolio di qualità brent in dollari Usa – non è, quindi, influenzato dalle oscillazioni del cambio euro/dollaro. Occhio che comunque non investe proprio sul barile del greggio, ma su contratti “derivati” chiamati future, quindi non ti aspettare di leggere che il petrolio ha fatto +2% e divedere questo Etc fare esattamente +2% (dovrebbe comunque andarci molto vicino, visto che si tratta di contratti future a brevissima scadenza). Se, però, scommessa deve essere tanto vale provare a farla con un prodotto “a leva”, cioè che moltiplica le oscillazioni del greggio. Quello da comprare, in questo, caso, è il certificate 7x brent long di Société Générale (55,35 euro; Isin LU1540726830): se il prezzo del greggio di qualità brent sale del 2% in una giornata, questo certificate guadagna il 14%, 7 volte tanto. Occhio è sulla carta: le oscillazioni non saranno mai precisamente 7 volte tanto, anche perché incide il tasso di cambio tra euro e dollaro. Comunque se imbrocchi la scommessa, e il petrolio sale, con questo prodotto fai tanti soldi in breve tempo. Attenzione, però: la scommessa si fa per tempi brevi (giusto qualche giorno). Scommetti, dunque, che il petrolio salga in maniera veloce. Se comincia a fare alti e bassi, il certificate può portare delle perdite. Inoltre, se il mercato ti viene contro, ovvero il petrolio scende, vendi il certificate senza se e senza ma appena perdi col certificate intorno al 20%. Non tenerlo in mano sperando di recuperare: rischi solo un bagno di sangue. n

     

     

    Azioni petrolifere: spunti di valutazione

     

    Chevron

    Exxon

    Repsol

    Eni

    Rendimento da dividendo atteso 2018

    3,7%

    3,7%

    5%*

    5,5%

    Rapporto prezzo/utile atteso 2018

    25

    21,7

    8,4

    26

    Rapporto prezzo/valore contabile atteso 2018

    1,5

    2

    0,7

    1,1

    Rapporto prezzo/cash flow atteso 2018

    10

    11

    4

    5,2

    Rapporto debito/utile industriale medio ultimi 12 mesi

    1,6

    1,1

    2,1

    1,4

    Rapporto debito/mezzi propri al 30/09/17 (ultimo bilancio)

    0,19

    0,12

    0,5

    0,5

    Rischio fallimento (cds) a 10 anni al 07/11/2017

    50

    49

    113

    93

     

     

    Resistere nella tempesta

    Resistere nella tempesta 

     

    Nonostante la corsa registrata nel corso delle ultime settimane, il prezzo del petrolio (linea di peso intermedio; base 100) viaggia ancora molto sotto i livelli di metà 2014. I titoli delle grandi compagnie petrolifere (linea sottile; dividendi inclusi) hanno mediamente retto meglio ai tracolli del greggio degli anni scorsi e ancora meglio hanno fatto alcune specifiche compagnie petrolifere, come Chevron (linea in grassetto; dividendi inclusi).

     

     

    Ion vola dopo i conti

    Solo a novembre, le Ion Geophysical (13,8 Usd; Isin US4620442073) sono salite del 77%. I conti trimestrali sono stati ottimi: i ricavi sono saliti del 33% rispetto al secondo trimestre 2017 e l’utile industriale, al netto degli elementi straordinari, ha toccato il valore massimo da quattro anni a questa parte. Anche la liquidità in cassa è migliorata, tanto che le future scadenze sul debito non sembrano a rischio. Non è, però, il momento di tornare a comprare il titolo: dopo un picco nel secondo trimestre, la raccolta ordini è un po’ scesa (non è bene per i conti futuri) e la società sui nove mesi è ancora in perdita. Ci vorrà ancora tempo prima che il gruppo ritorni a essere pienamente profittevole: nel frattempo limitati a mantenere

     

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  • Analisi
    Repsol: i conti sono rassicuranti 5 mesi fa - lunedì 4 settembre 2017

    Il mercato ha apprezzato gli sforzi fatti dal gruppo. Anche se gli elementi straordinari del 2° trimestre e il rischio di prezzi del greggio deboli ancora per un po’ ci spingono a ridurre le stime sull’utile per azione 2017 (a 1,7 euro) e 2018 (2,1 euro).

    Prezzo al momento dell'analisi (01/09/17): 14,53 EUR
    Consiglio: Acquista

     

    I risultati del 1° semestre di Repsol (Isin ES0173516115) sono rassicuranti. La liquidità generata ha raggiunto i 943 milioni di euro (+22%). Le attività di esplorazione e produzione hanno beneficiato sia della risalita dei prezzi di vendita degli idrocarburi, sia dell’aumento dei livelli di produzione. Anche la raffinazione ha contribuito ai buoni risultati. Grazie al buon andamento dell’attività e alla riduzione di costi e investimenti, l’indebitamento è sceso a 7,47 miliardi di euro, dagli 8,34 miliardi alla fine del 1° trimestre. Repsol ci sembra, quindi, sulla buona strada per centrare il suo obiettivo di ridurre il debito a 7 miliardi di euro entro fine anno. Il management ha confermato gli obiettivi sui costi e sui livelli produzione. Grazie a queste buone notizie potrebbe migliorare il giudizio delle agenzie di rating sull’affidabilità di Repsol, che potrebbe finanziarsi a costi inferiori.

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  • Analisi
    Repsol: buon primo trimestre 9 mesi fa - lunedì 15 maggio 2017

    Dall’inizio dell’anno il titolo Repsol si è comportato molto meglio rispetto al resto del settore energetico. Un divario che trova sostegno nei buoni risultati trimestrali di Repsol.

    Prezzo al momento dell'analisi (12/05/17): 14,64 EUR
    Consiglio: Acquista

     

    Nel primo trimestre Repsol (Isin ES0173516115) ha visto un buon andamento delle attività di esplorazione e produzione di idrocarburi, grazie alla salita del greggio e al calo dei costi operativi. Le attività di raffinazione hanno visto utili in calo del 10%, ma solo a causa della temporanea chiusura (manutenzione) di alcuni impianti, quindi nulla di preoccupante. Nel 1° trimestre la liquidità generata dalle attività è scesa per effetto dell’aumento della pressione fiscale, ma per tutto il 2017 il gruppo conta ancora su una sua crescita, grazie anche al piano 2016-2020 che prevede tagli ai costi per 2,1 miliardi di euro entro fine 2017 (solo lo 0,5% già realizzati nel 1° trimestre). Per vedere una migliore remunerazione degli azionisti tramite dividendi e acquisti di azioni proprie bisognerà aspettare una stabilità del petrolio. Stimiamo un utile per azione di 2,2 euro nel 2017 e di 2,5 euro nel 2018.

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  • Analisi
    Repsol, maxi giacimento in Alaska un anno fa - venerdì 10 marzo 2017
    Repsol ha annunciato di aver scoperto un giacimento di petrolio in Alaska da circa 1,2 miliardi di barili di petrolio “recuperabili”.

    Prezzo al momento dell'analisi (09/03/2017): 14,08 euro

    Ai prezzi attuali, il titolo ha ancora un potenziale di crescita importante.

    Consiglio: acquista.

    Repsol (Isin ES0173516115) ha scoperto, insieme al partner Am-strong Energy, un grosso giaci-mento di idrocarburi in Alaska. Questo giacimento entro il 2021 potrebbe consentire di estrarre (al massimo) 120.000 barili di greggio al giorno, da dividere tra i due partner. È una buona notizia per Repsol, anche se la produzione effettiva del giaci-mento potrebbe essere inferiore: tutto dipende, in effetti, dai permessi di estrazione che saranno concessi dalle autorità. Attualmente Repsol, come la maggior parte dei suoi concorrenti, approfitta della recente risalita dei prezzi del greggio per rilanciare la produzione e questa scoperta, se tutto va bene, dovrebbe contribuire alla sua crescita futu-ra.

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Altro

Informazioni chiave

Carta d'identità

Massimo degli ultimi 12 mesi 15,94 EUR
Minimo degli ultimi 12 mesi 12,97 EUR
ISIN ES0173516115
Borsa Madrid
Beta 0,95
Volatilità 26,51 %
Numero di azioni 1.566.560.000
Capitalizzazione di Borsa (in miliardi) 21,96 EUR
Settore Energia e servizi alle collettività
Volume delle transazioni (media giornaliera, in migliaia) 70.666 EUR
Punteggio corporate governance 5

Indici chiave per azione (EUR)

2018 (e) 2017 (e) 2016 2015
Dividendo 0,00 0,00 0,00 0,00
Utile corrente 1,85 1,37 1,11 -1,34
Utile netto 1,85 1,37 1,11 -0,77
Cash Flow corrente 3,90 3,61 3,32 2,83
Cash Flow netto 3,71 3,41 3,32 3,39
EBIT 1,56 1,37 1,22 -1,53
EBITDA 3,32 3,02 3,45 2,66
Patrimonio netto 23,11 21,26 19,95 18,67
Patrimonio netto tangibile 21,16 19,31 17,94 16,66

Rendimento in euro

Repsol Stoxx Europe 600 S&P 500
Rendimento ultimi 3 mesi -4,49 % -1,80 % -1,08 %
Rendimento ultimi 6 mesi 2,24 % 2,25 % 6,70 %
Rendimento ultimo anno 7,30 % 2,06 % -2,33 %
Rendimento ultimi 5 anni 5,13 % 5,99 % 14,05 %

Indici finanziari della società

2017 (e) 2016 2015 2014
Pay out - 0,00 % - 88,01 %
Current ratio - 1,08 0,88 1,66
ROE - 5,62 % -7,41 % 3,54 %
ROE netto - 5,62 % -4,28 % 5,49 %
Margine lordo - - - -
Margine netto - 3,95 % -2,97 % 3,43 %
EBIT margin - 5,11 % -6,12 % 0,17 %
EBITDA margin - 14,39 % 10,63 % 5,36 %
Tax rate - 20,90 % - 8,49 %
Gearing - 26,05 36,99 19,88
Patrimonio netto / totale attivo - 47,97 % 45,84 % 54,26 %

Dati di Borsa per azione

2018 (e) 2017 (e)
Rendimento da dividendo 0,00 % 0,00 %
Prezzo/utile corrente 7,62 10,34
Prezzo/cash flow corrente 3,62 3,91
Prezzo/patrimonio netto 0,61 0,66
Prezzo/patrimonio netto tangibile 0,67 0,73
Prezzo per valore patrimoniale netto - -
Rendimento a lungo termine 9,21 % -

(e) : stima

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