Royal Dutch Shell A

GB00B03MLX29
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29,15 EUR 19/06/2018 12:12 Amsterdam
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Articoli

  • Analisi
    Royal Dutch Shell: il punto sulla liquidità un mese fa - lunedì 14 maggio 2018
    I risultati trimestrali sono globalmente positivi e la risalita dei prezzi del greggio consente al titolo di tornare sopra i livelli d’inizio anno.
     
     
     
     

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  • Analisi
    Royal Dutch Shell A: produzione in calo 4 mesi fa - lunedì 12 febbraio 2018
    Come atteso, nel 4° trimestre 2017 il colosso petrolifero Royal Dutch ha realizzato una forte crescita degli utili, ma il calo della produzione ha deluso il mercato. 

    Prezzo al momento dell'analisi (09/02/2018): 25,58 euro

    Ai prezzi attuali, l’azione resta, comunque, correttamente valutata.

    Consiglio: mantieni

    Nel 4° trimestre, nonostante un utile in linea con le nostre attese, Royal Dutch Shell (Isin GB00B03MLX29) ha subìto un calo nella produzione di idrocarburi. La liquidità generata, inoltre, è risultata piuttosto deludente. Non sono, però, mancate le buone notizie: l’acquisizione di British Gas comincia a dare frutti, mentre la riduzione del debito e l’attesa crescita dei profitti dovrebbero consentire al gruppo di continuare lo sviluppo. Mantieni questa azione correttamente valutata. 

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  • Analisi
    Royal Dutch Shell A: torna a investire nel mare del Nord 5 mesi fa - venerdì 19 gennaio 2018
    Royal Dutch Shell investe nell’espansione di un giacimento di petrolio e gas nel Mar del Nord. 

    Prezzo al momento dell'analisi (18/01/2018): 28,665 euro

    Nonostante la salita degli ultimi mesi, ai prezzi attuali l’azione è ancora correttamente valutata.

    Consiglio: mantieni

    Il colosso petrolifero Royal Dutch Shell (Isin GB00B03MLX29) riprende gli investimenti nel Mar del Nord. Per rassicurare gli investitori, preoccupati di vederla di nuovo investire in questa regione da cui si era parzialmente ritirata nel 2017, precisa che il progetto in questione sarà redditizio anche se il prezzo del greggio dovesse scendere a 40 dollari il barile. Mantieni questa azione correttamente valutata.

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  • Analisi
    Un altro record infranto: la settimana delle Borse 6 mesi fa - lunedì 4 dicembre 2017
    Lo storico indice Dow Jones della Borsa Usa per la prima volta nella sua storia ha chiuso una settimana (+2,9%) sopra i 24.000 punti. Meno brillanti le Borse europee, che, in media, hanno archiviato la settimana con ribassi dell’1%.

    Variazioni settimanali su prezzi al 1° dicembre 2017 

     Wall Street e la riforma fiscale

    Il motivo del buon andamento della Borsa americana va cercato nella politica: per tutta la settimana il Senato americano è sembrato vicinissimo all’approvazione di una bozza della riforma fiscale. E in effetti, sebbene più tardi del previsto, l’approvazione è, alla fine, arrivata. Si stima che il taglio della tassazione sulle aziende possa determinare un incremento medio degli utili delle società quotate sulla Borsa Usa di almeno il 6%. E un incremento degli utili, può significare anche un incremento dei dividendi, fatto che ingolosisce parecchio il mercato. Attenzione, però: i dissidi all’interno del partito di Trump non sono sopiti. E la bozza di riforma deve ora passare di nuovo alla Camera per l’approvazione definitiva (l’obiettivo è la firma del presidente entro Natale). C’è il rischio che sorga qualche intoppo. Se sei un investitore prudente non devi avere in mano azioni americane: se la riforma non dovesse passare – o passare in versione “depotenziata” – la Borsa Usa rischia un tracollo. Altrimenti, se sai di poter sopportare meglio qualche batticuore, puoi continuare a investire su Wall Street: deve, però, pesare solo per un 5% del tuo complessivo portafoglio. Vieni a consultare i nostri portafogli su www.altroconsumo.it/finanza/portafogli.

     

    Titoli del settore finanziario a doppia velocità

    A sostenere la Borsa Usa ci sono stati anche i titoli bancari. Il motivo va cercato nelle parole del nuovo presidente della Banca centrale Usa: ha confermato che continuerà con una politica d’aumento dei tassi d’interesse “dolce” – piccoli rialzi e diluiti nel tempo – ma ha anche accennato alla possibilità di allentare un po’ le regole che sono state introdotte dopo la crisi finanziaria del 2007 sulle piccole banche. Dopo anni di vacche magre, per le banche americane sono tutte buone notizie. Non per nulla Bank of America (28,10 Usd; Isin US0605051046) ha chiuso la settimana con un rialzo del 5,7%. Secondo noi resta un titolo correttamente valutato. Mantieni. Qui da noi nella zona euro, invece, le banche rischiano di dover continuare a vedere margini di guadagno ridotti al lumicino: i dati sull’inflazione (la corsa dei prezzi) si sono dimostrati inferiori alle attese e questo significa che i tassi d’interesse dovrebbero restare bassi ancora a lungo. E infatti i titoli europei del settore bancario hanno chiuso la settimana con un calo medio dell’1%. Il calo sarebbe stato ancora più marcato se non fosse arrivata la conferma di alcune indiscrezioni circolate già qualche giorno prima: l’entrata in vigore della nuova legislazione sui “crediti marci” promessa dalla Banca centrale, che potrebbe portare a perdite sui bilanci bancari, è slittata. Unicredit (16,88 euro) e Intesa Sanpaolo (2,77 euro) hanno chiuso, rispettivamente, a -1,3% e -1,8%, ma restano, a nostro parere, convenienti

    Modesti rialzi per il settore farmaceutico (+0,5%). Si sono distinte, però, le Teva Pharma (15,26 Usd; Isin US8816242098) salite del 11,4% circa (e non stiamo tenendo conto del dividendo di 0,085 Usd per azione staccato lunedì 27). Il gruppo ha annunciato una riorganizzazione delle attività su base geografica. È, però, solo un primo assaggio del piano che verrà presentato più avanti e che dovrebbe ridare fiato ai conti aziendali. Per ora limitati a mantenere le azioni che già hai.

     

    Settimana no per la tecnologia

    Non è stata una settimana positiva per il settore della tecnologia: in particolare, le azioni delle società che producono microchip hanno preso una batosta media del 6%. Il motivo? Un calo dei prezzi di alcuni tipi di chip che si starebbe registrando in questa ultima parte del 2017 e che ha fatto sì che qualcuno tornasse a parlare di “bolla” sui titoli tecnologici. Di fondo è stato solo un pretesto per portare a casa un po’ di guadagni su queste azioni che prima di questo calo avevano messo su, solo nel 2017, il 40% circa. Porta un po’ di guadagni a casa anche tu: sullo scorso numero di Altroconsumo Finanza (il n° 1246) ti abbiamo detto di vendere le Applied Materials (51,91 Usd; Isin US0382221051). Il titolo in settimana è sceso del 10,4%, ma sei ancora in tempo per vendere. Fallo ora, i guadagni dal primo consiglio restano pari al 215% (tasse, effetto dei cambi e dividendi esclusi). Intel (44,68 Usd; Isin US4581401001) ha retto al calo del settore, cedendo solo lo 0,2%. Gli investimenti fatti in questi anni, sia in termini di diversificazione dell’offerta, sia in termini di qualità dei prodotti, stanno già pagando e dovrebbero permettere al gruppo di mantenere elevati prezzi di vendita anche in contesti di mercato non facili. Acquista.

     

    Titoli petroliferi alla prova della riunione di Vienna

    L’attenzione dei mercati è stata rivolta anche a Vienna, dove si è tenuto un incontro tra i principali Paesi dove si estrae il petrolio. Era in discussione l’accordo che ha posto un freno alle trivelle e che ha permesso al prezzo del greggio di risalire dai 47 dollari al barile di circa un anno fa, quando l’accordo è stato trovato, ai circa 63 dollari nel giorno precedente la riunione di Vienna. L’esito dell’incontro è stato in chiaroscuro. Da un lato sono stati coinvolti nel piano Paesi come Libia e Nigeria che fino a qui sono stati fuori dall’accordo – bene per il prezzo del petrolio. Dall’altro, l’accordo sul freno alle trivelle, per quanto ufficialmente prorogato da fine marzo 2018 a fine dicembre 2018, potrà essere rivisto già a giugno 2018. Di fatto, quindi, l’accordo è prolungato solo di tre mesi – male per il petrolio. Tra alti e bassi il greggio ha chiuso la settimana a +0,8% (prezzo del petrolio di qualità brent sui 64 dollari al barile). Meglio, invece, sono andati i titoli delle grandi compagni petrolifere: Chevron (119,51 Usd; Isin US1667641005), per esempio, è salita del 2,6%. Come altre, è ormai attrezzata per resistere anche a prezzi del greggio bassi. Acquista Chevron. Vendi, invece, tutti gli Etf o i certificate legati direttamente alle oscillazioni del greggio. A dare sostegno ai titoli del settore petrolifero ci ha pensato anche Royal Dutch Shell (26,86 euro; Isin GB00B03MLX29) che ha annunciato che la liquidità generata dalle attività continua a salire e che, quindi, potrà tornare a pagare il dividendo solo in contanti (e non in azioni). Il titolo è salito del 2,5% e secondo noi resta correttamente valutato. Mantieni.

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  • Analisi
    Royal Dutch Shell A: vende attività in Irlanda 11 mesi fa - lunedì 24 luglio 2017

    Il calo dei prezzi del greggio ha messo sotto pressione il titolo Royal Dutch Shell. Per questo i vertici stanno aumentando gli sforzi per ridurre ancor più il debito.

    Prezzo al momento dell'analisi (24/07/17): 23,25 EUR
    Consiglio: Mantieni

     

    Il colosso petrolifero Royal Dutch Shell (Isin GB00B03MLX29) ha annunciato di aver trovato l’accordo per la vendita delle attività di estrazione di gas in Irlanda. L’operazione, che vale 1,2 miliardi di dollari e che sarà perfezionata nel 2° trimestre del 2018, rientra nella strategia di uscire dalle attività ritenute non prioritarie: l’obiettivo è ridurre il debito, lievitato con l’acquisizione della britannica BG (fatta nel 2015). A oggi sono state annunciate cessioni per 20 miliardi di dollari sui 30 miliardi previsti dal piano 2016-2018. Per ridurre il debito, oltre alle cessioni, il management prevede di limitare gli investimenti e controllare i costi. Sono misure rese ancor più necessarie dal calo dei prezzi del greggio che, pesando sui ricavi, rende più difficile il miglioramento della redditività. Per il momento manteniamo invariate le stime sull’utile per azione a 1,5 euro per il 2017 e a 1,7 euro per il 2018.

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Informazioni chiave

Carta d'identità

Massimo degli ultimi 12 mesi 31,35 EUR
Minimo degli ultimi 12 mesi 22,98 EUR
ISIN GB00B03MLX29
Borsa Amsterdam
Beta 0,50
Volatilità 20,98 %
Numero di azioni 4.544.414.000
Capitalizzazione di Borsa (in miliardi) 131,24 EUR
Settore Energia e servizi alle collettività
Volume delle transazioni (media giornaliera, in migliaia) 249.087 EUR
Punteggio corporate governance 5

Indici chiave per azione (EUR)

2018 (e) 2017 (e) 2016 2015
Dividendo 1,55 1,59 1,72 1,69
Utile corrente 2,00 1,28 0,53 0,27
Utile netto 2,00 1,28 0,53 0,27
Cash Flow corrente 4,50 3,80 3,30 4,76
Cash Flow netto 4,50 3,80 3,30 4,76
EBIT 2,10 1,70 1,00 0,06
EBITDA 5,10 4,70 3,90 3,82
Patrimonio netto 19,50 19,00 21,60 24,05
Patrimonio netto tangibile 18,50 18,00 20,12 23,75

Rendimento in euro

Royal Dutch Shell A Stoxx Europe 600 S&P 500
Rendimento ultimi 3 mesi 16,84 % 3,25 % 7,30 %
Rendimento ultimi 6 mesi 7,31 % 0,24 % 5,21 %
Rendimento ultimo anno 28,66 % 0,80 % 9,69 %
Rendimento ultimi 5 anni 9,95 % 5,97 % 14,43 %

Indici finanziari della società

2017 (e) 2016 2015 2014
Pay out - 214,21 % 489,27 % 64,27 %
Current ratio - 1,17 1,32 1,16
ROE - 2,45 % 1,19 % 8,65 %
ROE netto - 2,45 % 1,19 % 8,65 %
Margine lordo - - - -
Margine netto - 1,99 % 0,82 % 3,46 %
EBIT margin - 3,67 % 0,15 % 5,64 %
EBITDA margin - 14,08 % 10,10 % 11,41 %
Tax rate - 14,79 % -7,47 % 47,98 %
Gearing - 38,91 16,22 13,85
Patrimonio netto / totale attivo - 45,84 % 48,25 % 48,93 %

Dati di Borsa per azione

2018 (e) 2017 (e)
Rendimento da dividendo 5,31 % 5,46 %
Prezzo/utile corrente 14,61 22,82
Prezzo/cash flow corrente 6,49 7,69
Prezzo/patrimonio netto 1,50 1,54
Prezzo/patrimonio netto tangibile 1,58 1,62
Prezzo per valore patrimoniale netto - -
Rendimento a lungo termine 8,85 % -

(e) : stima

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