Royal Dutch Shell A GB00B03MLX29

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Articoli

  • Analisi
    Royal Dutch Shell A: vende attività in Irlanda 4 mesi fa - lunedì 24 luglio 2017

    Il calo dei prezzi del greggio ha messo sotto pressione il titolo Royal Dutch Shell. Per questo i vertici stanno aumentando gli sforzi per ridurre ancor più il debito.

     
     
     
     

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  • Analisi
    Rendita con azioni con dividendi elevati 6 mesi fa - lunedì 29 maggio 2017
    Un ricco dividendo non basta a garantirti un futuro agiato.

    Oggi grasso dividendo, domani non si sa

    Nella nostra selezione non mancano i titoli che abitualmente remunerano gli azionisti con generosità. Nella tabella Azioni, l’alto dividendo non basta per la rendita trovi i dieci con dividend yield più elevato - vedi a fianco. La tentazione di puntare su questi ultimi con la speranza di avere una bella integrazione al proprio reddito ci può essere. Prendiamo il primo della lista, Seaspan (Isin MHY756381098). Nel 2014 ha staccato un dividendo di 1,35 dollari Usa, nel 2015 di 1,47 e per il 2016 è previsto un dividendo di 1,5 (è trimestrale, i valori indicati sono lordi). Un affarone, considerando che, ai prezzi attuali, puoi comprare il titolo a meno di 6 dollari? Non proprio: la società, da diversi mesi, sta facendo i conti con risultati deludenti che hanno penalizzato l’andamento dell’azione in Borsa, e che l’hanno indotta ad annunciare un consistente taglio del dividendo 2017, oggi stimato a 0,75 dollari Usa. Si dà per scontato che un dividendo elevato sia corrisposto da una società in buona salute, ma non sempre è così.

    Azioni: l’alto dividendo non basta per la rendita

    I dieci titoli con dividend yield più elevato della nostra selezione

    Titolo

    Prezzo al 26/5/2017

    Dividend Yield

    Rendimento % azione 1 anno

    Rendimento % Borsa 1 anno

    Seaspan

    5,73 usd

    13,32

    -57,64

    15,58 (1)

    Royal Dutch Shell A

    24,46euro

    7,15

    17,04

    16,86 (2)

    BP

    473,1pence

    6,93

    21,25

    20,04 (3)

    Intesa Sanpaolo

    2,66euro

    6,69

    20,57

    16,98 (4)

    Poste italiane

    6,52euro

    5,98

    0,07

    16,98 (4)

    UnipolSai

    2,09euro

    5,98

    23,59

    16,98 (4)

    Zurich Insurance Group

    286chf

    5,94

    26,7

    10,62 (5)

    Aegon

    4,42euro

    5,88

    3,71

    16,86 (2)

    Bolsas y Mercados Españoles

    32euro

    5,63

    16,25

    19,87 (6)

    Generali

    14,33 euro

    5,56

    16,57

    16,98 (4)

    (1) Confronto con la Borsa di New York. (2) Borsa di Amsterdam. (3) Borsa di Londra. (4) Borsa di Milano. (5) Borsa svizzera. (6) Borsa spagnola. Fonte dati: Reuters. Dati al 26 maggio 2017.

     

    E non si può escludere che in futuro Seaspan tagli ulteriormente il dividendo, se la crisi del settore dei container continuerà. Questo esempio ti mostra come puntare su uno o più azioni dando per scontato che le società stacchino un cospicuo dividendo con costanza non sia una buona strategia. E non è l’unico esempio che possiamo portare. In passato Telecom, nonostante non navigasse in buone acque, ha sempre staccato dividendi consistenti. Il risultato è stato quello di spolpare la società.

     

    Prezzo in caduta libera

    L’esempio di Seaspan ci permette di introdurre anche il problema del prezzo del titolo e del suo andamento in Borsa. Ammettiamo che tu abbia investito in un titolo che, nonostante le difficoltà della società, continua a pagarti un grasso dividendo. Percepisci sì il dividendo, ma, nel frattempo, il mercato, che valuta una società tenendo anche conto delle sue prospettive future, ha penalizzato l’andamento del titolo in Borsa. Seaspan ha perso, negli ultimi 12 mesi, quasi il 60%. Ipotizziamo che tu abbia acquistato per un controvalore di 50.000 euro (circa 56800 dollari al cambio del 25 maggio 2016) l’azione Seaspan ai massimi dell’ultimo anno, a 16,2 dollari.

    Avresti 3.506 titoli, che, ai prezzi attuali, valgono (3506x5,73)= 20.089 dollari (circa 17.943 euro al cambio attuale). Insomma, hai incassato il dividendo, ma potresti perdere dal lato del capitale. Nessuno esclude che il prezzo del titolo si riprenda e tu possa vendere le azioni Seaspan, al bisogno, senza perdite. Ma nessuno te lo garantisce, e, anche per questo, puntare tutto il tuo gruzzolo su titoli del genere per avere una rendita non è una buona strategia. Staccare bel dividendo non rende automaticamente un titolo “buono da acquistare”. Tra questi solo Generali e Intesa Sanpaolo lo sono.

     

    Tosati due volte

    Paese

    Tassazione estera

    Tassazione Italia + estero

    Paese

    Tassazione estera

    Tassazione Italia + estero

    Brasile

    0%

    26%

    Olanda

    15%

    37,1%

    Danimarca

    27%

    46%

    Portogallo

    28%

    46,7%

    Finlandia

    30%

    48,2%

    Spagna

    21%

    41,5%

    Francia

    30%

    48,2%

    Svezia

    30%

    48,2%

    Germania

    26,375%

    45,5%

    Svizzera

    35%

    51,9%

    Giappone

    20,315%

    41%

    Usa

    15%

    37,1%

    Costi del fisco da tenere sotto controllo

    Come puoi osservare nella tabella Azioni, l’alto dividendo non basta per la rendita le azioni della nostra selezione con dividendo più elevato non sono tutte italiane. Ce ne sono molte, anzi, quotate su Borse estere. Questo significa che il dividendo corrisposto da queste ultime sarà tosato due volte. La prima dal fisco del Paese di origine del titolo, la seconda in Italia (26%) – vedi tabella Tosati due volte. Facciamo di nuovo l’esempio di Seaspan: il dividendo trimestrale staccato il 18 aprile e pagato il 1° maggio è stato pari a 0,125 dollari Usa lordi per azione, che, al netto delle tasse, si sono trasformati in 0,08 dollari Usa, vedi Altroconsumo Finanza n° 1221. È vero, sulla carta puoi sempre recuperare la quota di doppia imposizione fiscale che eccede il 15% - non vale in questo caso perché gli Usa applicano già il 15%. Ma devi mettere in conto scartoffie da riempire e tempo da perdere: non ne vale la pena se l’azione non è un buon investimento di per sé.

    Eppure, se vuoi ottenere una rendita, dato che non puoi puntare su un prodotto a basso rischio, come i conti deposito, devi sceglierne uno più rischioso. Se non le azioni ad alto dividendo, cosa devi acquistare allora per soddisfare la tua esigenza? Te lo diciamo nell’articolo qui. 

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  • Analisi
    Listini azionari in marcia: la settimana delle Borse 6 mesi fa - lunedì 8 maggio 2017
    Le Borse della zona euro sono andate meglio di New York.
    Euro e dollari

    Euro e dollari

    Le Pen sconfitta

    Marine Le Pen, che aveva dichiarato più volte di voler portare la Francia fuori dall’euro in caso di vittoria alle elezioni presidenziali (scenario che i mercati temevano), ha perso il ballottaggio. La reazione dei listini nelle prime battute di lunedì 8 maggio è, però, stata freddina (-0,3% in media alle ore 10). Non c’è da sorprendersi. In primo luogo perché il risultato era ampiamente atteso: non per nulla tra fine aprile e inizio maggio – dall’esito del primo turno elettorale – le Borse della zona euro erano già salite del 6,4%. In secondo luogo perché c’è comunque una nuova tornata elettorale (elezioni politiche) in Francia a giugno – anche se al momento sembra improbabile una larga affermazione del partito della Le Pen.

     

    Il traino delle banche

    A spingere i listini europei nella prima settimana di maggio (+1,9% in media) non c’è stata, però, solo la politica. Hanno contribuito anche i rassicuranti conti trimestrali pubblicati da diverse società. In particolare, sono stati bene accolti i conti di alcuni big bancari. Proprio in Francia, per esempio, le azioni di BNP Paribas (67,88 euro; Isin FR0000131104) hanno messo su il 4,8% dopo che la banca ha mostrato utili sopra le attese di mercato. Va notato, però, che la crescita degli utili è stata determinata dai maggiori introiti sulle operazioni di “trading”, mentre le attività di “banca tradizionale” in Francia continuano a soffrire. Mantieni le azioni che già hai, ma non comprarne di nuove. Anche i risultati della banca britannica Hsbc (658,6 pence; Isin GB0005405286) si sono dimostrati superiori alle attese del mercato e il titolo ha fatto in settimana +3,5%. Se per caso hai queste azioni in mano, approfitta del rialzo per venderle – i risultati sono comunque in calo (sebbene meno rispetto alle attese del mercato) e il gruppo ha diverse sfide davanti a sé, tra cui il rilancio delle attività in Asia. Un titolo europeo che ha spiccato in settimana è stato quello del produttore di birra Ab InBev (109,3 euro; Isin BE0974293251), grazie a una crescita trimestrale dei ricavi superiore alle attese. Nei due mercati principali, Usa e Brasile, però i conti non brillano. Confermiamo le stime di un utile per azione di 4,25 euro nel 2017 e di 5 euro nel 2018. A questi prezzi e con queste stime il titolo è caro. Se ce l’hai approfitta del rialzo (+5,7%) per vendere.

     

    Milano nel gruppo di testa

    A Piazza Affari sono stati molto bene accolti i conti di Intesa Sanpaolo (2,84 euro): le azioni hanno chiuso la settimana in rialzo del 6,3%. Noi abbiamo ritoccato solo lievemente al rialzo le stime sui risultati futuri della società, ma con l’utile fatto nel primo trimestre la promessa di distribuire oltre 3 miliardi di dividendi (circa 0,18 euro per azione) sembra sempre più credibile. Acquista. Di questo buon clima sui titoli bancari (+3,9% in media in Europa) ha beneficiato anche Unicredit (16,22 euro; acquista) che ha messo su l’8,6% – la pubblicazione dei suoi conti è attesa in questi giorni. Piazza Affari ha così chiuso la settimana in rialzo del 4,2% (+8,8% complessivamente nel corso delle ultime due settimane). Anche se hanno corso un po’ meno rispetto ai “colleghi” grandi, i titoli a media capitalizzazione di Milano sono saliti anche questa settimana. L’Etf Lyxor mid cap pir (130,89 euro; Isin FR0011758085) ha, infatti, fatto +1,7% e vale ancora una scommessa.

     

    New York avanti piano tra tecnologia…

    A sorpresa, la riforma sanitaria di Trump è stata approvata alla Camera. Il passaggio al Senato si prospetta, però, complesso: questo spiega perché le azioni della Healthequity (46,18 Usd; IsinUS42226A1079), che offre prodotti importanti nella riforma di Trump, sono salite “solo” dell’1,5%. Per ora non tornare a speculare su questo titolo. 

    Meno significativo il rialzo di New York, che si è fermato a +0,6%. Non tutti i conti trimestrali societari hanno convinto. Per esempio, quelli di Apple (148,96 euro; Isin US0378331005) hanno mostrato un calo delle vendite in Cina (mercato importante) e una contrazione delle vendite di iPhone (prodotto di punta). Anche se il titolo ha chiuso la settimana in rialzo del 3,7%, dopo uno sbandamento in seguito alla pubblicazione dei conti, meglio essere prudenti col consiglio: al più, mantieni. Sempre nel settore tecnologico segnaliamo il -9,2% di BTL (4,04 Cad; Isin CA0557661091), società canadese legata alla blockchain, consigliata su Altroconsumo Finanza n° 1218. In settimana il gruppo ha annunciato le tappe per lo sviluppo dei suoi progetti: forse il mercato si aspettava tempi più stretti. O semplicemente sulla base della notizia è passato un po’ all’incasso – il titolo ha quadruplicato il suo valore tra gennaio e aprile. Non ci spaventiamo: il titolo resta valido per una scommessa sul progressivo successo della blockchain. Attenzione, però: non è un titolo per il buon padre di famiglia. Non solo la società non fa utili, ma ha cominciato a fatturare solo pochi mesi fa. Inoltre, è un titolo molto piccolo (vale, per esempio, circa la metà della Beghelli): bastano pochi ordini per farlo muovere molto. Variazioni del 5%, anche su base giornaliera, sono da mettere in conto. Se ci scommetti su, non dedicarci più del 5% del valore complessivo del tuo portafoglio.

     

    … e petrolio

    A contenere il progresso di Wall Street c’è stato anche il calo dei titoli del settore petrolifero (in media, -1,2% in settimana), che hanno pagato una nuova discesa dei prezzi del greggio (-4,4%). Il petrolio di qualità brent viaggia poco sotto i 50 dollari al barile: la produzione in crescita negli Usa e in Libia e il generale cattivo andamento dei prezzi delle materie prime – in Cina i prezzi del minerale di ferro sono scesi di circa il 30% in due mesi – sono all’origine di questo calo. L’accordo tra i Paesi mediorientali e la Russia sul freno alle trivelle scade tra poco: si vocifera di un possibile prolungamento dello stesso. Vedremo se così sarà e se questo basterà a far rialzare la testa al greggio. Noi continuiamo ad aspettarci, almeno a breve termine, diversi alti e bassi per il suo prezzo. Come ti diciamo da tempo, in questa situazione, non investire su Etf e certificate che puntano direttamente sul petrolio (evita soprattutto quelli a leva). Meglio un buon titolo di una grande compagnia petrolifera: Chevron (105,79 Usd, Isin US1667641005; -0,9% in settimana) è uno di questi. In una settimana difficile per il settore petrolifero, spiccano i rialzi di Total (48 euro; Isin FR0000120271), +1,8%, e Royal Dutch Shell (24,48 euro; Isin GB00B03MLX29), +3,2%. I titoli sono stati aiutati da conti in buona crescita e dal generale buon momento per le azioni europee. Non è, però, il caso di acquistarli. Al più, se li hai mantienili

     

    Risposte per te

    @Ezio Tutti i prezzi delle azioni inglesi sono espressi, sulla Borsa di Londra (e sul nostro sito), in pence. Alcuni sistemi di trading li mostrano, però, in sterline: niente paura, sono gli stessi prezzi divisi per 100.

    @Franco Il “capital gain” ottenuto sulle azioni estere viene tassato una sola volta e solo per la parte fiscale italiana (aliquota 26%). Non c’è nessuna doppia tassazione, come, invece, avviene per i dividendi.

    @Nicola Cir stacca il dividendo il 22 maggio. L’importo è di 0,038 euro per azione (0,028 euro netti). Non devi far nulla: se hai le azioni alla data di stacco, in automatico riceverai il dividendo dopo pochi giorni.

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  • Analisi
    Inquietudini: la settimana delle Borse 7 mesi fa - lunedì 10 aprile 2017
    Una serie di punti interrogativi grava sull’economia e sulle Borse. Questo spiega il perché di una settimana fiacca: New York ha chiuso a -0,3%, le Borse della zona euro a -0,1%.

    Variazioni, prezzi e valutazioni al 07/04/17 

     

    New York attenta a Trump e alla banca centrale Usa

    L’attesa riforma fiscale di Trump, secondo le dichiarazioni di uno degli esponenti più importanti del partito del presidente, rischia di slittare. A contribuire a questa sensazione anche il fatto che si sia tornati a parlare della riforma del sistema sanitario (avrebbe dovuto essere accantonata per occuparsi delle tasse). In ogni caso la discussione sulla riforma sanitaria è ancora agli inizi: non tornare a speculare sulla HealthEquity (43,15 Usd; Isin US42226A1079), società che fa dei conti di deposito che potrebbero essere centrali nella nuova sanità di Trump –il titolo in settimana è salito (+1,6%), ma senza slanci particolari. A rendere nervosi i mercati ci ha pensato anche il verbale dell’ultima riunione della Banca centrale Usa: secondo alcuni membri di quest’ultima, la Borsa di New York viaggia su livelli “abbastanza elevati” – in particolare, come indicatore al di sopra della media storica, citano il rapporto tra valore di Borsa e utili fatti in media dalle società Usa. Per te questa non dovrebbe essere una novità: ti abbiamo parlato proprio di questo indicatore – e di altri – nella nostra analisi su Altroconsumo Finanza n° 1215. Se sei un investitore “prudente”, non devi avere azioni americane in mano. Altrimenti, se sei disposto a correre qualche rischio in più per spuntare un rendimento migliore, puoi ancora investire sulla Borsa Usa, ma deve pesare al massimo il 10% del portafoglio – vedi pagina 15.

     

    La frenata del settore auto

    Un altro elemento che ha messo sul chi va là Wall Street è stato il dato sulle vendite di auto negli Usa nel mese di marzo. Le grandi compagnie hanno, in media, registrato risultati inferiori alle attese. Fca (9,59 euro), in particolare, ha visto le vendite calare del 5%. Il titolo ha perso il 6,5% in settimana, un risultato peggiore rispetto a quello medio delle altre società del settore auto (-2,9%), ma secondo noi è ancora caro. Vendi. Bene sono andate le vendite del gruppo BMW (+3,5% negli Usa a marzo), ma il titolo (83,15 euro; Isin DE0005190003) ha comunque perso il 2,8% scontando la generale debolezza del settore e gli scioperi annunciati dai lavoratori nelle fabbriche delle Mini in Regno Unito – i primi scioperi in venti anni. Per ora, comunque, non c’è da spaventarsi: BMW secondo noi resta il miglior titolo nel settore. Molto rumore hanno fatto le vendite di Tesla (302,54 Usd; Isin US88160R1014), aumentate del 70% circa rispetto a quelle del primo trimestre del 2016. In realtà, i dati annunciati da Tesla sono relativi alle vendite in tutto il mondo e non solo nel mercato Usa. E c’è chi stima che sul mercato americano (il più rilevante) le vendite di Tesla siano in calo (la società non pubblica questi dati con precisione). Insomma, l’entusiasmo sul titolo (+8,7% in settimana) ci sembra esagerato. Non dimenticare che Tesla è una società che ancora non produce un solo centesimo di utile e che brucia il denaro in cassa. Non acquistare e se per caso hai le azioni, vendile.

     

    Venti di guerra in tutto il mondo…

    Prima l’attentato a San Pietroburgo, poi l’attacco americano in Siria e infine il camion sulla folla a Stoccolma: la settimana è stata costellata da eventi tragici e azioni di guerra. Ancora una volta, però, il mercato si è mostrato cinico: le Borse non hanno, di fatto, reagito alle notizie e anche i titoli del settore della Difesa hanno avuto una risposta tiepida, chiudendo, in media, con un +0,7%. Un po’ meglio della media ha fatto il nostro titolo “preferito” nel settore, Bae Systems (649 pence; Isin GB0002634946), col suo +1%. Resta conveniente. Elbit Systems (117,09 Usd; Isin IL0010811243), società israeliana del settore suggerita su Altroconsumo Finanza n° 1216, col suo +3% ha spiccato: resta un titolo buono per diversificare il tuo portafoglio. La L3 Technologies (165,8 Usd; Isin US5024131071), società Usa consigliata su Altroconsumo Finanza n° 1212 per scommettere sull’aumento delle spese militari da parte di Trump, ha fatto +0,3% in settimana, ma dall’attacco americano ha fatto +1,8% contro il +1,1% del settore: scommessa valida.

     

    … che infiammano il petrolio

    Le tensioni in Medioriente hanno ravvivato il prezzo del petrolio, che è salito del 5% circa e si è ormai riportato vicino ai valori di inizio marzo. Ovviamente, ne hanno beneficiato i titoli del settore, saliti in media dell’1,2%. Tra questi ha spiccato Total (49 euro; Isin FR0000120271) che ha fatto +3,3%, dopo le notizie sui progressi nello shale gas in Regno Unito. Buona notizia, ma che non cambia il nostro giudizio sul titolo: mantieni. Tra gli altri titoli del settore petrolifero, BP (470,4 pence; Isin GB0007980591) ha fatto +2,8% dopo la cessione di alcune infrastrutture petrolifere nel Mare del Nord, mentre Royal Dutch Shell (25,17 euro; Isin GB00B03MLX29) ha fatto +2,3% dopo la vendita di alcuni giacimenti di gas in Nuova Zelanda. Mantieni entrambi.

     

    Milano sotto la media europea, ma i titoli medio-piccoli…

    L’indice Ftsemib, che raccoglie i primi 40 titoli del nostro listino, ha chiuso a -0,9%. Andamento totalmente opposto per i titoli delle piccole (+0,8%) e medie imprese (+1,1%). Come mai? È per gli acquisti dei fondi pir

     

     

    Risposte per te

    @Antonio BP ha staccato il dividendo trimestrale lo scorso 16 febbraio (sono 4 fette ogni anno). Il pagamento, però, è partito solo dal 31 marzo. Dovresti aver ricevuto l’accredito in questi giorni.

    @Marcello Philips continua a essere un titolo della nostra selezione. Data la virata strategica del gruppo, lo trovi, però, ora nella sezione “salute e farmacia” (pagina 8) piuttosto che in quella “alta tecnologia”.

    @Vittorio Il codice Isin dell’azione Chevron è US1667641005, quello di Exxon Mobil è US30231G1022, quello di Repsol è ES0173516115. I primi due sono quotati a New York, il terzo a Madrid.

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  • Analisi
    Royal Dutch Shell A: conti 2016 9 mesi fa - lunedì 13 febbraio 2017
    I risultati del 4° trimestre sono positivi e lasciano ben sperare per l’anno in corso. L’indebitamento è un po’ diminuito grazie al piano di cessioni iniziato nel 2016, ma è ancora su livelli elevati.
    Prezzo al momento dell'analisi (10/02/17): 25,47 EUR
    Consiglio: Mantieni

    Grazie alla salita dei prezzi del pe­trolio e al miglioramento della redditività, Royal Dutch Shell (Isin GB00B03MLX29) ha chiuso il 4° trimestre con un utile in crescita del 14% (elementi straordinari esclusi). In tutto il 2016 le sinergie legate all’acquisizione di BG sono state di 2,8 miliardi di dollari (circa 2,5 miliardi di euro) e dovrebbero raggiungere i 4 miliardi nel 2017. Il debito è sceso di 5 miliardi nel 4° trimestre, ma resta elevato. Per ridurlo farà tagli ai costi per 20 miliardi di dollari in 2 anni e cessioni di attività per 30 miliardi fino al 2020. Da inizio 2017 il piano di cessioni è accelerato, con vendite nel Mare del Nord (per 3 miliardi di dollari), in Tailandia (900 milioni di dollari nel gas) e Arabia Saudita (800 milioni di dollari). I proventi serviranno anche a pagare i dividendi, in salita a 1,77 euro per il 2017 e il 2018 (1,69 euro per il 2016).

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Altro

Informazioni chiave

Carta d'identità

Massimo degli ultimi 12 mesi 27,92 EUR
Minimo degli ultimi 12 mesi 22,98 EUR
ISIN GB00B03MLX29
Borsa Amsterdam
Beta 0,50
Volatilità 20,98 %
Numero di azioni 4.544.414.000
Capitalizzazione di Borsa (in miliardi) 119,56 EUR
Settore Energia e servizi alle collettività
Volume delle transazioni (media giornaliera, in migliaia) 226.158 EUR
Punteggio corporate governance 5

Indici chiave per azione (EUR)

2017 (e) 2016 2015 2014
Dividendo 1,75 1,72 1,69 1,42
Utile corrente 1,40 0,53 0,27 1,77
Utile netto 1,40 0,53 0,27 1,77
Cash Flow corrente 3,80 3,30 4,76 4,68
Cash Flow netto 3,80 3,30 4,76 4,68
EBIT 1,30 1,00 0,06 2,86
EBITDA 4,30 3,90 3,82 5,78
Patrimonio netto 21,20 21,60 24,05 22,90
Patrimonio netto tangibile 19,80 20,12 23,75 22,58

Rendimento in euro

Royal Dutch Shell A Stoxx Europe 600 S&P 500
Rendimento ultimi 3 mesi 14,54 % 3,00 % 5,69 %
Rendimento ultimi 6 mesi 10,73 % -1,04 % 3,53 %
Rendimento ultimo anno 18,33 % 13,50 % 5,92 %
Rendimento ultimi 5 anni 6,98 % 7,33 % 15,34 %

Indici finanziari della società

2016 2015 2014 2013
Pay out 214,21 % 489,27 % 64,27 % 69,26 %
Current ratio 1,17 1,32 1,16 1,11
ROE 2,45 % 1,19 % 8,65 % 9,09 %
ROE netto 2,45 % 1,19 % 8,65 % 9,09 %
Margine lordo - - - -
Margine netto 1,99 % 0,82 % 3,46 % 3,65 %
EBIT margin 3,67 % 0,15 % 5,64 % 6,18 %
EBITDA margin 14,08 % 10,10 % 11,41 % 10,94 %
Tax rate 14,79 % -7,47 % 47,98 % 50,80 %
Gearing 38,91 16,22 13,85 19,25
Patrimonio netto / totale attivo 45,84 % 48,25 % 48,93 % 50,67 %

Dati di Borsa per azione

2017 (e) 2016
Rendimento da dividendo 6,65 % 6,54 %
Prezzo/utile corrente 18,80 49,66
Prezzo/cash flow corrente 6,93 7,98
Prezzo/patrimonio netto 1,24 1,22
Prezzo/patrimonio netto tangibile 1,33 1,31
Prezzo per valore patrimoniale netto - -
Rendimento a lungo termine 10,02 % -

(e) : stima

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