Sage Group

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Articoli

  • Analisi
    Scampoli di primavera: la settimana delle Borse 3 mesi fa - lunedì 16 aprile 2018
    Anche la seconda settimana di aprile si è chiusa con un bilancio positivo per le Borse. New York è salita del 2%, mentre il guadagno delle Piazze europee si è fermato all’1,1%. Milano ha fatto meglio delle colleghe (+1,7%). 

    Variazioni settimanali su prezzi al 13/04/18

    Tra dazi e sanzioni

    A tenere banco sui mercati c’è stata ancora la possibile guerra commerciale tra Stati Uniti e resto del mondo. In settimana c’è stata una svolta positiva nei rapporti con la Cina, con la promessa del Paese asiatico di ridurre i dazi già oggi in vigore sulle importazioni di tutta una serie di prodotti, automobili in particolare (il settore ha chiuso la settimana in rialzo dell’1,4%). Una svolta che potrebbe evitare l’introduzione di nuovi e ulteriori dazi sia da parte degli Usa, sia da parte della Cina. La situazione resta comunque delicata, tanto che il progresso dell’indice Csi300 di Shanghai si è fermato in settimana a un +0,7%. Per dei rapporti che sembrano rasserenarsi, ce ne sono, però, altri che paiono deteriorarsi. Stiamo parlando delle nuove sanzioni decise dagli Stati Uniti contro la Russia, che hanno colpito soprattutto un grande produttore di alluminio – la Borsa di Mosca ha chiuso la settimana con un calo del 3,7% a cui va sommata un deprezzamento del rublo del 7,1% nei confronti dell’euro (il bilancio a metà settimana era, però, anche peggiore). In questo clima, i prezzi delle materie prime hanno fatto diversi alti e bassi, ma le azioni delle società del settore sono riuscite comunque a chiudere la settimana in progresso dell’1,5%. In particolare, a trascinarle c’è stata Rio Tinto (3.785 pence; Isin GB0007188757) salita in settimana del 6,3%: potrebbe approfittare delle difficoltà delle aziende russe del settore in seguito all’applicazione delle sanzioni. Il titolo è ancora conveniente, acquista. Per il momento, continuiamo a consigliare al buon padre di famiglia di non investire sulla Borsa russa, vedi www.altroconsumo.it/finanza/portafogli. 

    Tra le azioni “non russe” che più hanno pagato le sanzioni alla Russia ci sono le Oriflame (400 sek; Isin CH0256424794), società di cosmetica che da sempre vende molto nel Paese. Il peso della Russia sull’utile industriale è, però, passato dal 66% del 2010 al 20% circa del 2017. Il -3,4% fatto dalle azioni in settimana è, dunque, eccessivo. Acquista.

     

    Venti di guerra

    Al di là di quella commerciale, una ben più tragica guerra sembra delinearsi: quella in Siria, che vedrebbe americani e russi fisicamente gli uni contro gli altri. Una situazione, vista la criticità della zona, che ha fatto salire i prezzi del greggio del 7,7% (quello di qualità brent ha chiuso la settimana a 72,72 dollari al barile) e che ha permesso ai titoli delle grandi compagnie petrolifere di archiviare un rialzo medio del 3%. Le azioni Eni (15,43 euro) sono salite del 3,7% dopo che la società ha annunciato una crescita del 4% della produzione di idrocarburi nel corso del primo trimestre del 2018. È un dato che rende più credibili gli obiettivi del nuovo piano strategico, compreso il rialzo del dividendo. Visti, però, i rischi di un nuovo processo per presunte tangenti in Africa, restiamo prudenti col consiglio. Mantieni. Chevron (119,92 Usd; Isin US1667641005), Exxon (77,84 Usd; Isin US30231G1022) e Repsol (15,54 euro; Isin ES0173516115), i tre titoli del settore petrolifero che ti consigliamo, hanno chiuso la settimana facendo tutti meglio del resto del settore: rispettivamente + 4,5%, +4% e +3,5%.

     

    La riscossa di internet

    L’attenzione dei mercati si è concentrata anche sull’audizione dei vertici di Facebook (164,52 Usd; Isin US30303M1027) al Congresso Usa. La sensazione è che per arrivare a una stretta sulle regole del settore ci vorrà molto tempo. Ossigeno per Facebook, tanto che le azioni in settimana hanno recuperato il 4,7%. Restano care. Approfitta per venderle. La risalita di Facebook ha fatto bene a tutto il settore tecnologico: il listino Nasdaq ha fatto +2,8%. La nota stonata è arrivata dalle Sage (617 pence; Isin GB00B8C3BL03), scese in settimana del 5,9% dopo che i vertici della società hanno ridotto gli obiettivi per l’anno fiscale in corso. A inizio maggio Sage presenterà i risultati completi dell’ultimo trimestre e avremo ulteriori elementi per analizzare la salute della società. Per ora riduciamo prudenzialmente le stime sull’utile per azione, ma non modifichiamo il consiglio. Mantieni. Tra gli altri titoli del settore tecnologico che si sono comportati bene in settimana, c’è Melexis (89,05 euro; Isin BE0165385973): le azioni solo salite del 9,1% dopo che un broker londinese ha espresso un giudizio favorevole sul titolo. Noi le Melexis te le abbiamo consigliate tempo fa e, nonostante la corsa, restiamo ottimisti. Acquista.

     

    La stagione dei conti trimestrali

    Altro elemento a catalizzare l’attenzione dei mercati è stato l’avvio della stagione dei conti trimestrali societari. Come spesso accade, ad aprire le danze sono state le società del settore finanziario negli Usa. I dati sono davvero pochi per farsi un’idea sulla salute generale dell’economia, ma per ora, tutto sommato, le indicazioni non hanno particolarmente convinto. Il gestore di Etf BlackRock (524,77 Usd; Isin US09247X1019) ha chiuso il primo trimestre con conti lievemente superiori alle attese del mercato. Le azioni hanno fatto +0,9% e non modifichiamo il consiglio: se le hai, mantienile.

     

    Un po’ di pepe a condire il tutto

    A dare un po’ di sostegno alle Borse ci hanno pensato, infine, le operazioni di fusione e acquisizione, reali o presunte. Tra le prime, c’è quella di Novartis (78,18 franchi svizzeri; Isin CH0012005267) che ha comprato una società americana che sta lavorando allo sviluppo di un trattamento dell’atrofia muscolare spinale. Ci vorrà del tempo, però, per vedere i ritorni dell’investimento: le Novartis hanno chiuso la settimana in rialzo dello 0,6% e sono solo, al più, da mantenere. Tra le seconde, c’è l’acquisto di Edp (3,18 euro; Isin PTEDP0AM0009) da parte della francese Engie (13,98 euro; Isin FR0010208488). Le società hanno smentito, ma le indiscrezioni hanno comunque fatto sì che le Edp chiudessero la settimana a +2,9% e le Engie a -0,5%. Restano entrambe azioni convenienti e da acquistare.  

    A proposito di operazioni di fusione e acquisizione, Atlantia (26,94 euro; +2,6%) ha ufficialmente ritirato la propria offerta d’acquisto su Abertis (18,30 euro, Isin ES0111845014; +0,6%). Nulla di nuovo: l’italiana è già d’accordo per rilevare Abertis tramite l’offerta (Opa) che è stata lanciata dalla tedesca Hochtief. Il prezzo in Borsa di Abertis è allineato al prezzo di Opa (18,36 euro). Non dovresti averle più in mano, ma se le hai devi liberarti delle Abertis: aderisci all’Opa. La banca dovrebbe darti indicazioni in merito (l’Opa finisce l’8 maggio). Se la banca non si fa viva, vendi le Abertis in Borsa qualche giorno prima dell’8 maggio: poi saranno ritirate dal listino.



    Risposte per te

    @Anna Non conviene comprare un’azione poco prima dello stacco di un dividendo e poi rivederla una volta incassato il dividendo. La mattina del giorno dello stacco, il prezzo in Borsa scende dell’importo lordo del dividendo. Tu, invece, incassi il netto: lo stesso importo, meno il 26%.

    @Bruno Diverse società della nostra selezione, soprattutto estere, offrono la possibilità di scegliere tra il dividendo in contanti o in altre azioni della società. Se il consiglio, come nel caso di Pearson (763,40 pence; Isin GB0006776081) è mantieni, conviene incassare in contanti.

    @Gianni L’andamento delle Vodafone a New York, una volta convertito in euro, è lo stesso di quelle quotate a Londra. Anche l’importo del dividendo che riceverai, al netto delle tasse, sarà lo stesso. In genere meglio comprare sul listino domestico (vedi Altroconsumo Finanza n° 1250).

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  • Analisi
    Il peggior calo dalla fine del 2016: la settimana delle Borse 5 mesi fa - lunedì 5 febbraio 2018
    Dopo le corse di gennaio, tutti i listini azionari mondiali hanno vissuto una settimana pessima. New York ha perso il 3,9%, le Borse europee, in media, il 3,5% – Milano si è fermata a -2,7% – Tokio l’1,5% e le azioni cinesi il 2,5%.

    Variaizoni settimanali su prezzi al 02/02/18

     

    La concorrenza delle obbligazioni

    Il pretesto per il calo è arrivato dalla risalita dei rendimenti dei titoli di Stato – per qualcuno, le parole della Banca centrale Usa hanno aperto alla possibilità di un quarto rialzo dei tassi nel 2018 (se ne aspettavano tre). Sul mercato, però, il rialzo dei rendimenti delle obbligazioni va avanti da qualche settimana ed è quello che ha penalizzato, soprattutto, i titoli delle utility: -10% circa da fine novembre 2016 e -2,5% nell’ultima settimana. Le utility distribuiscono dividendi generosi e questi sono tanto più interessanti quanto più i rendimenti dei bond sono bassi. Se questi ultimi salgono, il mercato li preferisce, perché più “sicuri” di un titolo azionario. C’è da scappare dalle utility? No. Primo: i rendimenti dei titoli di Stato si stanno alzando perché l’economia sta andando bene. Se c’è crescita, aumentano i consumi di energia e, quindi, aumentano gli utili e i dividendi di queste società. Secondo: i rendimenti da dividendo offerti da queste società sono in media del 3,8%, ben più alti dei rendimenti medi oggi offerti dai titoli di Stato (pensa che un titolo di Stato tedesco a cinque anni rende poco sopra lo 0%). Le utility sono anche società molto indebitate (più di altre), quindi se i tassi d’interesse salgono, il costo, in termini di interessi da pagare sul loro debito, potrebbe salire. Molte, però, si sono indebitate nei mesi scorsi a tassi bassi e fissi, quindi l’impatto sugli utili di un rialzo dei tassi dovrebbe essere in qualche modo contenuto. Confermiamo il consiglio sul settore e su National Grid (791,4 pence; Isin GB00BDR05C01) che ha perso l’-1,9% la scorsa settimana, -10,6% da fine novembre risentendo del generale calo delle utility. Acquista. Ti consigliamo di comprare le National Grid sulla Borsa di Londra. Se non hai accesso a questo listino, puoi comprarle a New York, dove sono quotate in dollari (56,05 Usd) e hanno codice Isin US6362744095.

     

    La rivoluzione nella farmacia

    La settimana è stata condizionata anche dal calo dei titoli del settore farmaceutico, scesi mediamente del 4,7%. A determinare questo calo due ragioni. La prima: Trump è tornato a promettere di intervenire sul prezzo dei farmaci negli Usa, in modo da abbassarli. Questo ha fatto male a diversi colossi del settore: nonostante la presentazione di conti trimestrali superiori alle attese di mercato, le azioni Pfizer (36,61 Usd; Isin US7170811035) hanno perso in settimana il 6,2%. Nonostante il calo, a nostro parere restano ancora delle azioni care. Se ne hai, vendile. La seconda: Amazon (1.429,95 Usd; Isin US0231351067) ha annunciato di aver creato una propria azienda sanitaria per offrire servizi di qualità e a basso costo ai propri dipendenti. È un altro passo che il colosso della distribuzione sta facendo nel settore della salute pubblica dopo aver acquistato, a fine 2017, le licenze per vendere medicinali su prescrizione in diversi Stati americani. Una concorrenza temibile, visto che Amazon ha storicamente messo in difficoltà le società dei settori in cui è sbarcata.

     

    Amazon…

    Non per nulla, a dispetto del clima pessimo sulle Borse, le azioni di Amazon hanno chiuso la settimana in rialzo del 2%. Più che il progetto legato alla sanità – per ora molto piccolo e le cui prospettive sono di lungo periodo (anni prima che possa partire, se partirà, su grande scala) – a spingere le azioni sono stati i conti trimestrali, che hanno mostrato ricavi in crescita di quasi il 40% e utili, per la prima volta nella sua storia, superiori al miliardo di dollari. La valutazione delle azioni Amazon in Borsa è fuori di testa – per esempio, paghi circa 160 volte gli utili attesi per la società contro le 16 volte che paghi, in media, per gli utili delle altre società quotate in giro per il mondo – e il buon padre di famiglia ne deve stare alla larga. Per chi ha pelo sullo stomaco, però, si può azzardare una scommessa sul fatto che la società continuerà a rivoluzionare il mondo per come lo conosciamo e continuerà a registrare i tassi di crescita stellari conosciuti fin qui.

     

    … e gli altri conti dei colossi della tecnologia

    Oltre ad Amazon, diversi colossi del settore tecnologico hanno presentato i loro conti del 2017. Mediamente, le azioni del settore sono scese del 3,8%. Le zone d’ombra non sono mancare. Per esempio, Facebook (190,28 Usd; Isin US30303M1027), pur presentando buoni risultati per il 2017, ha dovuto ammettere che la gente sta iniziando a passare meno tempo sul suo social network (approfondimenti a pagina 4). Non ci piace: le azioni in settimana si sono salvate (+0,1%) ma, secondo noi, sono da vendere. Settimana no per le azioni Apple (160,5 Usd; Isin US0378331005), che hanno perso il 6,4%. Il calo dei volumi di vendita dei telefonini, mostrato nell’ultimo bilancio, sembra confermare le voci che danno il gruppo in difficoltà a vendere il nuovo iPhone X. Va, però, detto che, nonostante il calo delle vendite, ricavi e utili sono saliti, segno che le azioni possono dare ancora qualche soddisfazione. Se le hai in mano, puoi ancora mantenerle (sempre che il tuo portafoglio preveda azioni Usa, vedi qui sul sito la sezione www.altroconsumo.it/finanza/portafoglio). 

     

    Nonostante la settimana difficile, le azioni della telefonia hanno retto il colpo, aiutate dal +0,7% fatto dalle AT&T (38,07 Usd; Isin US00206R1023) dopo la presentazione di conti trimestrali rassicuranti. Mantieni.

     

    Altra settimana negativa per le azioni Sage (738,2 pence; Isin GB00B8C3BL03) che continuano a risentire del dato sui ricavi, giudicato dal mercato deludente, mostrato per il primo trimestre dell’anno fiscale 2017/18 (le azioni hanno perso il 10% circa dalla pubblicazione del risultato). Noi giudichiamo il dato meno negativamente: probabilmente il mercato ha approfittato per portare a casa un po’ di guadagni dopo la corsa delle azioni dell’ultimo anno. Mantieni. 

     

    Risposte per te

    @Gianfranco Il titolo Umicore non fa parte della selezione d’azioni, quindi non trovi nel portafoglio il consiglio aggiornato ogni giorno. In ogni caso, non è abbandonato e torniamo a fare il punto con regolarità (vedi Altroconsumo Finanza n° 1254).

    @Nicola EToro non ci piace. Non compri azioni, ma prodotti “derivati” e rischiosi chiamati cfd. Inoltre, devi curare tu tutta la fiscalità (metti in conto il costo del commercialista). Per fare trading ti basta aprire un deposito titoli presso la tua stessa banca.

    @Paolo Dall’anno scorso il titolo Enel è tornato a distribuire un acconto sul dividendo. L’ultimo è stato staccato il 22 gennaio 2018 (0,105 euro per azione) e messo in pagamento due giorni dopo. Lo stacco del saldo è previsto per il 23 luglio 2018.

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  • Analisi
    Sage Group: management ottimista 8 mesi fa - lunedì 27 novembre 2017
    I solidi risultati annuali e le buone prospettive annunciate dal gruppo per l’anno in corso sono stati apprezzati dagli investitori.
     
     
     
     

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  • Analisi
    Sage Group: risultati rassicuranti un anno fa - lunedì 12 giugno 2017
    La pubblicazione di risultati semestrali migliori del previsto ha favorito la ripresa del titolo in Borsa. 
     
     
     
     

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  • Analisi
    Sage: obiettivi deludenti un anno fa - giovedì 5 gennaio 2017
    Negli ultimi tempi il titolo è sceso: il management ha annunciato obiettivi poco ambiziosi e il mercato si è spaventato.
     
     
     
     

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Massimo degli ultimi 12 mesi 821,40 GBp
Minimo degli ultimi 12 mesi 598,40 GBp
ISIN GB00B8C3BL03
Borsa Londra
Beta 1,09
Volatilità 17,90 %
Numero di azioni 1.081.172.000
Capitalizzazione di Borsa (in miliardi) 684,81 GBp
Settore Alta tecnologia
Volume delle transazioni (media giornaliera, in migliaia) 2.152.620 GBp
Punteggio corporate governance 7

Indici chiave per azione (GBp)

2017-18 (e) 2016-17 (e) 2015-16 2014-15
Dividendo 15,50 15,28 14,15 13,10
Utile corrente 28,00 29,81 26,26 23,30
Utile netto 28,00 25,28 19,28 18,11
Cash Flow corrente 34,00 36,10 31,68 27,70
Cash Flow netto 34,00 38,04 29,32 28,32
EBIT 40,00 41,09 37,89 33,50
EBITDA 47,00 47,67 43,31 37,91
Patrimonio netto 120,70 108,22 97,62 77,58
Patrimonio netto tangibile -32,80 -45,33 -56,09 -52,55

Rendimento in euro

Sage Group Stoxx Europe 600 S&P 500
Rendimento ultimi 3 mesi -1,32 % 1,11 % 10,88 %
Rendimento ultimi 6 mesi -21,72 % -3,67 % 5,05 %
Rendimento ultimo anno -7,09 % 0,17 % 12,44 %
Rendimento ultimi 5 anni 14,16 % 5,19 % 13,40 %

Indici finanziari della società

2016-17 (e) 2015-16 2014-15 2013-14
Pay out - 73,60 % 74,37 % 69,85 %
Current ratio - 0,70 0,71 0,51
ROE - 26,85 % 29,00 % 29,68 %
ROE netto - 19,71 % 22,54 % 23,94 %
Margine lordo - 93,44 % 93,96 % 94,30 %
Margine netto - 13,23 % 13,54 % 14,36 %
EBIT margin - 26,01 % 25,04 % 26,33 %
EBITDA margin - 29,73 % 28,34 % 29,58 %
Tax rate - 24,37 % 29,55 % 32,36 %
Gearing - 29,74 39,62 58,26
Patrimonio netto / totale attivo - 39,65 % 37,57 % 36,50 %

Dati di Borsa per azione

2017-18 (e) 2016-17 (e)
Rendimento da dividendo 2,45 % 2,41 %
Prezzo/utile corrente 22,62 21,25
Prezzo/cash flow corrente 18,63 17,55
Prezzo/patrimonio netto 5,25 5,85
Prezzo/patrimonio netto tangibile - -
Prezzo per valore patrimoniale netto - -
Rendimento a lungo termine 7,62 % -

(e) : stima

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