Saipem

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Articoli

  • Analisi
    Saipem: conti deludenti un mese fa - lunedì 12 marzo 2018
    I conti del 2017 si sono dimostrati inferiori alle attese e anche le previsioni del gruppo per il 2018 non sono confortanti. 
     
     
     
     

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  • Analisi
    La settimana delle Borse: la festa, appena cominciata, è già finita? 4 mesi fa - venerdì 22 dicembre 2017
    La riforma delle tasse voluta da Trump è stata approvata, ma la reazione di Wall Street non è stata granché positiva. Deboli anche le Piazze europee, dopo l’esito elettorale in Catalogna che ha premiato gli indipendentisti.

     Prezzi al 21/12/17

     

    Contano solo le attese

    Non è una sorpresa che l’approvazione della riforma fiscale non abbia avuto un particolare impatto sui listini azionari. Come ti avevamo detto su Altroconsumo Finanza n° 1249, i mercati avevano già scontato il via libera alla manovra. E c’è un vecchio adagio di Borsa che suona così: compra per le indiscrezioni, vendi per la loro conferma. Ora bisognerà vedere se la riforma fiscale darà gli effetti sperati in termini di crescita economica e di aumento dei dividendi pagati dalle aziende. Un piccolo segnale lo ha già dato il colosso della telefonia AT&T (38,88 Usd; Isin US00206R1023). Proprio per effetto della riforma fiscale, ha già deciso di pagare un bonus di 1.000 dollari a ognuno dei circa 200.000 dipendenti e di portare la cifra da investire negli Usa a 1 miliardo di dollari. Questi investimenti dovrebbero dare ritorni in termini di utili nei prossimi anni. Mantieni.

     

    Il rialzo dei tassi e il calo delle utility

    Se il rialzo degli utili e dei dividendi da parte delle grandi aziende di Wall Street non dovesse esserci, la Borsa Usa potrebbe soffrire. Non fosse altro perché la “concorrenza” dei “BTp” americani torna a farsi sentire. Per la prima volta dal 2008, infatti, il rendimento dei titoli di Stato americani a 2 anni ha superato il rendimento da dividendo offerto mediamente dalle azioni a stelle e strisce. È un aspetto importante: finora la corsa di New York è stata determinata anche dal fatto che, con i rendimenti al lumicino offerti dai titoli di Stato, non c’era alternativa all’investimento in Borsa per spuntare rendimenti decenti. In particolare, il rialzo dei rendimenti dei bond ha pesato sull’andamento dei titoli del settore utility, considerati una sorta di alternativa all’investimento in titoli di Stato. La reazione del mercato è eccessiva: se c’è crescita economica, c’è aumento dei consumi di energia. Una manna per queste società che vendono luce e gas. Non per nulla la Dominion (80,65 Usd; Isin US25746U1097), società che fa parte delle “magiche” azioni che ti fanno vivere di rendita, ha promesso di aumentare il dividendo del 10% ogni anno da qui al 2020. Merita ancora una scommessa: per le condizioni della stessa vedi Altroconsumo Finanza n° 1246

     

    Ancora sul recesso di Unicredit

    I rendimenti dei titoli di Stato in Europa si sono mossi, in generale, meno di quelli Usa – qui da noi il “doping” di liquidità da parte della Banca centrale europea dovrebbe andare avanti ancora per un bel po’. Non per nulla i titoli europei del settore bancario in questi ultimi mesi sono andati peggio di quelli americani – il bilancio degli ultimi tre mesi è di un sostanziale pareggio per i titoli europei contro un progresso medio del 10% dei titoli bancari a stelle e strisce. Discorso diverso per i titoli bancari di casa nostra: sono andati peggio di quelli europei sia per effetto delle tensioni politiche in previsione delle prossime elezioni, sia per colpa della zavorra rappresentata dai crediti “marci” che ancora pesa sui bilanci di diverse banche (quelli di Carige e del Credito Valtellinese sono solo alcuni degli ultimi casi eccellenti). Unicredit (16,18 euro) non poteva non risentire di questo momento negativo per il settore nostrano. Il suo prezzo in Borsa, al momento in cui questa rivista va in stampa, è sceso sotto il prezzo di “recesso” di 16,34 euro di cui ti abbiamo parlato su Altroconsumo Finanza n° 1249. Ciò nonostante, non ha senso recedere (cioè vendere) a 16,34 euro per poi riacquistare a prezzo corrente di mercato. La procedura di recesso, infatti, è lunga: devono verificarsi tutta una serie di condizioni prima che il controvalore delle azioni ti possa essere liquidato. Inoltre, da qui a quel momento le tue azioni saranno “congelate”. Possono passare diverse settimane. Non ci piace. Tieni le tue Unicredit: sono azioni convenienti.

     

    Bene i titoli petroliferi

    Oltre ai titoli bancari Usa, negli ultimi giorni si sono ben comportati anche i titoli del settore petrolifero. In particolare, sono andati bene i titoli delle società che offrono servizi all’industria petrolifera, come la nostra Saipem (3,72 euro). La fusione tra due società americane del settore ha fatto partire un po’ la speculazione sul fatto che anche altre azioni possano essere interessate da operazioni di questo tipo. Nel caso specifico, Saipem potrebbe essere al massimo una preda, più che un predatore, ma non ci sembra il caso di scommettere su questa eventualità. Saipem deve ancora dimostrare di aver fatto pulizia di bilancio – la perdita di una causa in Algeria peserà sui conti 2017. Al più mantieni le Saipem che già hai.

     

    Il pepe sul piatto

    Le operazioni di fusione e acquisizione hanno dato pepe anche ai titoli del settore alimentare. Persino Autogrill (11,1 euro) sembra pronta a far parte del risiko di settore comprando una società che gestisce punti di ristorazione sulla rete ferroviaria tedesca. Anche se andasse in porto, l’operazione avrebbe comunque un impatto piccolo sul bilancio di Autogrill. Vendi.

     

    Risposte per te

    @Alessandro Lo scorso 13 dicembre Albemarle ha staccato una fettina di dividendo pari a 0,32 dollari lordi per azione (al netto della doppia tassazione l’importo è di 0,201 dollari per azione). Il pagamento, però, è previsto solo a partire dal 2 gennaio 2018.

    @Giancarlo Le tasse che ti ha fatto pagare la tua banca sull’acquisto delle azioni Unicredit sono corrette. Sono legate alla Tobin Tax: si applica solo sull’acquisto di azioni di grandi società italiane ed è pari allo 0,1% dell’importo che stai investendo.

    @Marcello Le azioni Usa si comprano come le azioni italiane. Per farlo, ti basta aprire un conto titoli presso la tua stessa banca. L’unica differenza è che le commissioni di compravendita sono più alte per le azioni americane rispetto a quelle per le azioni italiane.

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  • Analisi
    Saipem: maxi-commessa da Rosneft? 7 mesi fa - lunedì 25 settembre 2017

    Mentre il prezzo del greggio si riporta sui valori d’inizio anno, le azioni Saipem restano indietro, complici svalutazioni e una raccolta ordini in affanno. Qualche spiraglio di luce, però, sembra esserci.

    Prezzo al momento dell'analisi (22/09/17): 3,45 EUR
    Consiglio: Mantieni

     

    Negli ultimi giorni il titolo si è ripreso dai minimi di agosto, complici anche le indiscrezioni relative a una possibile maxi-commessa da parte della russa Rosneft – per ora c’è solo un contratto relativo a uno studio di fattibilità su un nuovo impianto petrolchimico. Vedremo se l’impianto si farà e se Saipem parteciperà al progetto. Molto potrebbe dipendere anche dalle tensioni geopolitiche – il gruppo è preoccupato per eventuali nuove sanzioni all’Iran da parte degli Stati Uniti. Saipem deve risalire un po’ la china: il primo semestre 2017 si è chiuso con una raccolta ordini inferiore di circa il 40% rispetto a quella del primo semestre 2016. È vero che il gruppo è diventato più selettivo (prima effettuava anche ordini non profittevoli), ma per ora l’impatto sui conti non si vede: per il 2017 sono attesi utile industriale e utile netto in calo rispetto al 2016 (componenti straordinarie escluse). 

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  • Analisi
    Stati di tensione: la settimana delle Borse 7 mesi fa - lunedì 4 settembre 2017
    Settimana nervosa, ma poi chiusa in attivo: New York ha fatto +1,4%, le Borse europee, in media, +0,5%. Basta un nulla, comunque, per far cambiare l’umore ai mercati. 

    Variazioni settimanali su prezzi al 01/09/2017

    Si naviga a vista

    L’andamento della Borsa di New York fa capire quanto il mercato, in questo periodo, stia navigano a vista. All’inizio della settimana scorsa si è concentrato sulle notizie legate al possibile conflitto con la Corea del Nord, deprimendosi. Poi, però, nonostante il permanere delle tensioni con il Paese asiatico, ha deciso di focalizzarsi su altro, ritrovando ottimismo: primo, il dato sulla ricchezza prodotta dagli Usa, rivisto al rialzo grazie a spese dei consumatori e investimenti delle imprese superiori alle attese; secondo, l’avanzare della tanto attesa riforma fiscale promessa da Trump (nonostante gli annunci, però, ancora di concreto si è visto poco). Nelle prime battute di questa settimana, le tensioni legate a una possibile esplosione del conflitto in Corea sono tornate. Se guerra sarà, le Borse soffriranno (vedi pagina 1): tieniti pronto a comprare il certificate 7x short di Société Générale (7,825 euro; Isin DE000SG2QNU4) che guadagna quando la Borsa scende (se Milano perde il 3% in un giorno, questo prodotto guadagna circa il 21%). Tieniti pronto anche a venderlo appena le tensioni dovessero stemperarsi. Tra i titoli dei colossi societari americani, si è distinto General Electric (25,14 Usd; Isin US3696041033), salito del 2,7% dopo le indiscrezioni di forti tagli ai costi (anche del personale) per rilanciare i profitti. Mantieni.

     

    Il nervosismo del greggio

    Una conferma della mancanza di lucidità del mercato arriva guardando l’andamento del prezzo del petrolio. A inizio settimana è sceso: il mercato aveva preso sottogamba l’uragano in Texas, pur sapendo che si era abbattuto su una zona ad alta densità di raffinerie. Solo sul finire della settimana il mercato si è reso conto della gravità della situazione: non per nulla il greggio è poi risalito, chiudendo la settimana a +0,9%. I titoli delle grandi compagnie petrolifere sono saliti in media, dell’1,3%. Deludente Exxon Mobil (76,57 Usd; Isin US30231G1022) che ha perso lo 0,2% dopo che una sua importante raffineria – la seconda più grande degli Usa – ha subìto più danni del previsto. Comunque le prospettive reddituali del gruppo non sono compromesse: acquista. Benissimo le Ion Geophysical (7,65 Usd; Isin US4620442073) che hanno messo su il 9,3%, proseguendo nella corsa già partita a inizio agosto (più che raddoppiate da fine luglio). A innescarla i conti del secondo trimestre che, pur chiudendosi ancora in rosso, hanno mostrato un aumento dei ricavi e un calo dei costi superiori alle attese. Inoltre, gli ordini di lavoro sono ai massimi dal 2013 e arrivano da Paesi dove è attesa una forte crescita della produzione di idrocarburi. L’entusiasmo ci sembra eccessivo: la sensazione è che stia scontando la possibilità che Ion possa essere rilevata da un concorrente o da qualche compagnia petrolifera. Vista la situazione dei conti di Ion e l’incertezza sull’andamento dei prezzi del greggio crediamo che questa prospettiva sia poco probabile. Limitati a mantenere le azioni Ion che già hai. Tra i titoli europei del settore petrolifero, debole anche Saipem (3,09 euro; +0,6%) nonostante le nuove commesse ottenute in Ghana e Angola. L’importo, del resto, non è tale da modificare le prospettive reddituali del gruppo: non modifichiamo il nostro consiglio. Mantieni.

     

    Tecnologia: mai così in alto

    Tra i titoli migliori della settimana ci sono stati ancora una volta quelli del settore tecnologico: l’indice Nasdaq (che di titoli tecnologici ne raccoglie tanti) ha fatto segnare in settimana un progresso del 2,7%, chiudendo su nuovi massimi storici. Una spinta è arrivata da Apple (164,05 Usd, Isin US0378331005; +2,6%): la conferma che il nuovo telefonino sarà presentato il 12 settembre, in tempo per i regali di Natale, ha fatto ben sperare per i conti della fine dell’anno. Le aspettative sul nuovo telefono sono, però, davvero molto elevate: speriamo non vengano deluse, altrimenti potrebbero essere dolori. Non comprare azioni Apple. Al più mantieni quelle che già hai. Benissimo le azioni Applied Materials (45,1 Usd; Isin US0382221051), salite del 4,1%: la società, in un incontro col mercato, ha ulteriormente rialzato gli obiettivi per la fine dell’anno dopo che già pochi giorni fa aveva mostrato conti trimestrali record. Nonostante la corsa, secondo noi, il titolo continua a essere correttamente valutato. Puoi mantenere le tue azioni. Il consiglio sul singolo titolo azionario è comunque subordinato alla strategia generale di portafoglio: per esempio, se sei un risparmiatore che si identifica nel portafoglio “prudente” non devi avere nessuna azione Usa, anche se il consiglio specifico sulla singola azione è acquista o mantieni.

     

    Il supereuro e la reazione delle Borse di casa nostra

    Le Borse europee hanno seguito lo stesso andamento di Wall Street: male nella prima parte della settimana, poi il recupero. In questo caso, però, il movimento sembra essere stato piuttosto legato alle oscillazioni dell’euro. La paura di un euro troppo forte, che potesse compromettere le esportazioni, ha pesato sulla prima parte della settimana. Poi, verso la fine della settimana, l’euro si è un po’ sgonfiato, ridando fiato alle Borse – vedremo che impatti avrà sulla nostra valuta la riunione della Banca centrale europea, prevista per giovedì 7 settembre. Milano ha chiuso la settimana con un risultato allineato a quello medio delle altre Borse europee, +0,5%. Anche Londra ha chiuso con lo stesso risultato (+0,5%). Tra i singoli titoli europei, da segnalare il tracollo (-15,7%) delle azioni Carrefour (16,64 euro; Isin FR0000120172), dopo la pubblicazione di conti trimestrali sotto le attese e il taglio delle stime per la fine dell’anno. Non è la prima catena di supermercati che subisce una forte correzione dei prezzi in Borsa: in Detto tra noi trovi un approfondimento su questo tema. Barclays (192,15 pence; Isin GB0031348658) è andata peggio della Borsa di Londra, perdendo l’1,1%. I conti trimestrali non sono stati granché e hanno offuscato alcuni importanti passi avanti fatti nel piano di ristrutturazione (cessione attività in Africa). Inoltre, gli indicatori di solidità patrimoniale sono in miglioramento. Mantieni.

     

    Risposte per te

    @FabrizioSu ogni acquisto di azioni di società domiciliate nel Regno Unito, paghi sempre e comunque lo “stamp duty” – la chiamano la tassa della regina - in aggiunta alle commissioni di compravendita della tua banca. È lo 0,5% del valore del tuo investimento.

    @PieroLe minusvalenze su Etf azionari sono compensabili con plusvalenze su singole azioni (non su plusvalenze di Etf e fondi). Se hai scelto il regime amministrato, la tua banca fa le compensazioni in automatico (a patto di aver ottenuto prima le minusvalenze e poi le plusvalenze).

    @ToninoL’ultimo dividendo di National Grid è stato messo in pagamento il 16 agosto, per un importo di 29,10pencelordi per azione. L’ultimo dividendo di Pearson è stato messo in pagamento il 12 maggio, per un valore di 34pencelordi per azione. La banca non ha sbagliato.

     

     

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  • Analisi
    Senza una direzione precisa: la settimana delle Borse 10 mesi fa - lunedì 19 giugno 2017
    Altra settimana nervosa per le Borse. Il bilancio, in media, è sostanzialmente piatto: New York archivia un piccolo progresso (+0,1%), le Borse europee un piccolo calo (-0,5%).

    Variazioni settimanali su prezzi al 16/06/17

     

    Gli elementi di tensione di Wall Street…

    A New York c’è stata la riunione della Fed, la Banca centrale americana. L’evento era molto atteso, ma l’esito, alla fine, non ha spaventato più di tanto il mercato: è vero che la Fed sarà in futuro meno generosa che in passato, ma tutto sommato la strada indicata è stata quella che il mercato si aspettava. Più rilevanti, e inaspettate, sono state le nuove accuse a Trump di aver ostacolato le indagini sulle interferenze russe nelle ultime elezioni americane. Come ti diciamo da tempo, su Trump e sulla sua riforma fiscale il mercato ha scommesso molto: non sorprende, quindi, che queste notizie non siano state gradite dalle Borse. In particolare, l’indebolimento della posizione di Trump ha pesato sui grandi titoli del settore della tecnologia: la speranza era che le varie Apple (-4,5% alla fine della settimana; 142,27 Usd, Isin US0378331005) e Google – che ora si chiama Alphabet (-1,2% alla fine della settimana; 958,62 Usd; Isin US02079K3059) – potessero, grazie alla riforma fiscale, rimpatriare un po’ di denaro liquido che ora è all’estero, in modo da distribuirlo agli azionisti come dividendi o acquisti di azioni proprie. Ora, come minimo, i tempi sembrano allungarsi. Il mercato, quindi, è passato un po’ all’incasso su questi titoli che erano saliti molto da inizio anno anche sulla base di quelle speranze. Al più, mantieni Apple e Alphabet: se, però, sei un investitore “prudente”, che non ama i batticuore in Borsa, vendili. L’operatore telefonico Verizon (-0,2%; 46,63 Usd, Isin US92343V1044) si sposta ancor più verso le attività internet, perfezionando l’acquisto di alcune attività (posta elettronica, notizie, motore di ricerca…) di Yahoo!. Secondo noi l’azione resta correttamente valutata. Mantieni.

     

    … sono stati per ora digeriti

    Nonostante questi elementi di tensione, New York ha comunque retto. L’indice principale della Borsa Usa, lo S&P500, è riuscito persino a chiudere la settimana con un piccolo progresso dello 0,1%. A sostenerlo c’è stata anche la corsa di un altro “peso massimo” del listino, come General Electric (29 Usd; Isin US3696041033). Il titolo ha messo su il 3,8% (+4,7% se teniamo conto del dividendo di 0,24 dollari lordi per azione staccato in settimana) dopo che è stato annunciato un cambiamento al vertice dopo 16 anni. La persona scelta, comunque, fa già parte dell’azienda e non ci aspettiamo grandi stravolgimenti nella gestione: mantieni le azioni che hai già, ma non acquistarne di nuove. Persino il Nasdaq, il listino dei titoli tecnologici, ha tutto sommato retto, chiudendo la settimana con un calo contenuto allo 0,9%. Un segnale di come, probabilmente, il settore non sia all’inizio di un tracollo come quello visto nel 2000 – vedi Detto tra noi. Puoi, quindi, comunque puntare su qualche buon titolo del settore: IBM (155,38 Usd; Isin US4592001014), per esempio, è conveniente e ha retto bene ai cali di questi giorni – da inizio giugno ha messo su l’1,8% contro il -0,8% fatto dal Nasdaq. Acquistalo con un’ottica d’investimento di lungo periodo. Se Wall Street si è salvata, l’altra Borsa del Nord America, quella di Toronto, ha sofferto per il calo dei titoli legati alle materie prime (-4,4%), chiudendo la settimana a -1,8%. Per ora merita ancora il 5% dei tuoi investimenti.

     

    Tensioni su titoli bancari in Spagna

    I listini europei hanno chiuso la settimana con un calo medio dello 0,5%. Oltre agli alti e bassi di Wall Street, a pesare ci sono stati i rinnovati timori sulla tenuta del settore bancario. In Spagna, infatti, si teme che Liberbank possa essere in seria difficoltà e possa fare la fine del Banco Popular (con azionisti e possessori di obbligazioni subordinate che hanno perso tutto). Non per nulla, in settimana, i titoli del settore bancario hanno perso, in media, l’1,7% e la Borsa di Madrid è stata, col suo -1,8%, tra le Borse peggiori d’Europa. Il bilancio avrebbe potuto essere più pesante se, sul finire della settimana, non fossero arrivate le notizie sulla Grecia che hanno permesso ai mercati di tirare un piccolo sospiro di sollievo – il Paese ellenico riceverà una nuova fetta d’aiuti internazionali che gli permetterà di onorare i debiti in scadenza a luglio (altrimenti sarebbe stato fallimento).

     

    A Milano sull’ottovolante

    Milano è riuscita a non fare la fine di Madrid – ha chiuso a -0,9% – grazie al rialzo del 6,1% registrato da Ubi Banca (3,56 euro): l’aumento di capitale, partito proprio questa settimana, è evidentemente stato apprezzato dal mercato. Noi siamo meno impressionati: Ubi sta raccogliendo denaro per mettere una pezza alle perdite delle tre banche – le nuove Banca Etruria, Carichieti e Banca Marche – che aveva acquistato a 1 euro e il titolo è caro. Approfitta dei rialzi, se non l’hai ancora fatto, per venderlo (come ti abbiamo detto già lunedì 12 su www.altroconsumo.it/finanza, vendi anche i diritti dell’aumento di capitale, sono negoziabili solo fino al 21 giugno). Ha deluso, invece, Saipem (3,29 euro): aveva iniziato benissimo la settimana, sulla scia della prospettiva di nuovi contratti nel settore eolico, poi, però, complice il calo del prezzo del greggio (-2,3%) legato all’aumento delle scorte di prodotti petroliferi negli Usa è scesa chiudendo a -4,4%. Al più, se hai le azioni, mantienile. A proposito di banche, la doBank dovrebbe sbarcare tra qualche settimana a Piazza Affari. È la società che gestisce i crediti problematici dell’Unicredit. Chi la porta in Borsa con quei crediti ci ha già fatto i soldi. Potrai farli ora anche tu? Per ora la sottoscrizione parrebbe riservata solo agli investitori professionali...

    Se le società milanesi con maggior valore in Borsa hanno chiuso la settimana a -0,9%, quelle di media grandezza si sono comportate un po’ meglio, limitando il calo allo 0,7%. La scommessa sull’Etf lyxor mid cap (130,69 euro; Isin FR0011758085) – punti sulla corsa dei titoli di media grandezza per effetto degli acquisti da parte dei fondi pir – resta valida.

    La maggioranza del presidente Temer in Brasile, nonostante qualche defezione, sembra poter essere in grado di reggere e di andare avanti col programma di riforme. Questo spiega la relativa “tranquillità” del listino di San Paolo che ha chiuso la settimana con un calo limitato allo 0,9%. 

     

    Risposte per te

    @Mario Le minusvalenze scadono come i punti del supermercato. Sono valide nell’anno in cui le hai realizzate e nei 4 anni solari successivi – se le realizzi oggi sono valide fino al 31/12/2021. Se hai scelto il regime amministrato la tua banca si occuperà della loro gestione.

    @Readino Exxon Mobil ha staccato l’ultima fetta di dividendo (stacca quattro volte all’anno) il 10 maggio, ma il pagamento è partito solo dal 9 giugno – dovresti quindi avere già ricevuto l’accredito sul conto (0,77 Usd lordi per azione, 0,4843 Usd netti da doppia tassazione).

    @Silvano Per effetto dell’aumento di capitale del febbraio scorso, il prezzo di carico delle tue azioni Unicredit si è praticamente dimezzato. È corretto, riflette il fatto che il prezzo del titolo si è dimezzato rispetto a prima dell’operazione – l’altra metà è andata nel diritto d’opzione.

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Informazioni chiave

Carta d'identità

Massimo degli ultimi 12 mesi 4,15 EUR
Minimo degli ultimi 12 mesi 2,95 EUR
ISIN IT0005252140
Borsa Milano
Beta 1,17
Volatilità 61,96 %
Numero di azioni 1.010.967.000
Capitalizzazione di Borsa (in miliardi) 3,30 EUR
Settore Energia e servizi alle collettività
Volume delle transazioni (media giornaliera, in migliaia) 34.811 EUR
Punteggio corporate governance 5

Indici chiave per azione (EUR)

2018 (e) 2017 (e) 2016 (e) 2015
Dividendo 0,00 0,00 0,00 0,00
Utile corrente 0,00 0,05 0,30 -1,74
Utile netto 0,00 -0,11 -2,50 -2,31
Cash Flow corrente 0,51 0,41 1,10 0,97
Cash Flow netto 0,51 0,79 0,40 0,41
EBIT 0,30 0,13 -1,80 -1,29
EBITDA 0,82 0,87 1,10 1,46
Patrimonio netto 4,58 4,58 4,80 9,95
Patrimonio netto tangibile 3,85 3,85 4,10 7,87

Rendimento in euro

Saipem Stoxx Europe 600 S&P 500
Rendimento ultimi 3 mesi -20,74 % -4,41 % -5,87 %
Rendimento ultimi 6 mesi -9,43 % -1,60 % -1,26 %
Rendimento ultimo anno -18,68 % -0,77 % -1,32 %
Rendimento ultimi 5 anni -33,53 % 5,39 % 12,17 %

Indici finanziari della società

2017 (e) 2016 (e) 2015 2011
Pay out - - - 33,55 %
Current ratio - - 0,80 0,84
ROE - - -17,50 % 20,93 %
ROE netto - - -23,20 % 20,93 %
Margine lordo - - - -
Margine netto - - -6,85 % 7,81 %
EBIT margin - - -3,92 % 11,82 %
EBITDA margin - - 4,41 % 16,90 %
Tax rate - - - 28,43 %
Gearing - - 153,17 70,71
Patrimonio netto / totale attivo - - 21,56 % 28,48 %

Dati di Borsa per azione

2018 (e) 2017 (e)
Rendimento da dividendo 0,00 % 0,00 %
Prezzo/utile corrente - 62,80
Prezzo/cash flow corrente 6,16 7,66
Prezzo/patrimonio netto 0,69 0,69
Prezzo/patrimonio netto tangibile 0,82 0,82
Prezzo per valore patrimoniale netto - -
Rendimento a lungo termine 3,82 % -

(e) : stima

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