Solvay

BE0003470755
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114,60 EUR 23/02/2018 17:37 Bruxelles
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Articoli

  • Analisi
    Solvay: cambiamenti al vertice 9 giorni fa - venerdì 16 febbraio 2018
    L'attuale amministratore delegato lascerà Solvay per Engie, ma per qualche mese manterrà le redini del gruppo belga per assicurare una transizione senza intoppi. 
     
     
     
     

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  • Analisi
    Solvay: conti non così negativi 3 mesi fa - lunedì 27 novembre 2017
    Dopo una lunga corsa iniziata nel 2016, negli ultimi giorni il titolo Solvay ha ripiegato in Borsa. Il mercato sembra essere deluso dagli ultimi conti trimestrali, ma noi non siamo così pessimisti.

    Prezzo al momento dell'analisi (24/11/17): 119,25 EUR
    Consiglio: Mantieni

     

    Solvay (Isin BE0003470755) ha chiuso il 3° trimestre con ricavi e utili industriali in crescita, rispettivamente, del 4% e dell’1,3%. La ripresa del mercato nordamericano del petrolio e del gas (da cui si ottengono i tensioattivi di Solvay) ha compensato sia il calo della domanda di componenti industriali, sia un aumento dei costi. Il mercato ha giudicato i conti deludenti, ma il management ha confermato la forchetta di previsioni per l’utile industriale di tutto il 2017 (crescita compresa tra il 6% e l’8%). L’annunciata vendita dei poliammidi a BASF consentirà, inoltre, a Solvay di concentrarsi ancora di più sulla redditizia attività chimica delle specialità (pesa per oltre il 70% del fatturato di Solvay contro il 25% del 2010). Noi siamo meno negativi del mercato: alziamo le stime sull’utile per azione 2017 da 5,85 a 6,30 euro e le confermiamo a 6,85 euro per il 2018 (elementi straordinari esclusi).

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  • Analisi
    Chimica: un settore in riorganizzazione 4 mesi fa - lunedì 9 ottobre 2017
    Quali prospettive per i titoli di questo comparto?

    I movimenti di concentrazione in atto e la ristrutturazione delle attività rappresentano due vettori di crescita per il settore chimico. In base alle nostre stime di utili (prudenti) e dopo la salita in Borsa, il settore non è, però, da acquistare. Puoi comunque mantenere alcuni titoli, che dovrebbero beneficiare della buona tenuta dell’economia e degli sforzi fatti per migliorare la redditività.

     

    I motivi che spingono alla concentrazione

    Lo scenario economico attuale (assenza di accelerazione della crescita negli Usa e in Europa e rallentamento in Cina e Americana Latina) fa sì che la domanda resti debole nella chimica, salvo per alcuni prodotti di nicchia.

    Per reagire, gli attori del settore ricercano quindi la redditività tramite la ristrutturazione delle attività o le acquisizioni (in modo da generare sinergie). Per diventare meno dipendenti dall’economia e seguire le tendenze del mercato, i gruppi chimici riorganizzano, inoltre, i loro portafogli d’attività tramite la vendita o la quotazione in Borsa delle attività non strategiche (Bayer si è separata dalle plastiche, Solvay dal PVC) o l’acquisizione di attività più promettenti. Infine, molti attori del settore cercano di aumentare le loro dimensioni per resistere meglio alle pressioni sia dei colossi del settore petrolifero (i loro fornitori di materie prime) sia dei loro grossi clienti industriali (settore auto, farmacia, beni di consumo).

     

    Un solo settore, ma tanti comparti

    Agrochimica: da due anni è in fase di concentrazione (la cinese ChemChina ha acquisito la svizzera Syngenta, gli americani DuPont e Dow Chemical si sono fusi…). Questi avvicinamenti sono stati favoriti dal calo dei prezzi dei cereali (per livelli eccessivi di produzione e di scorte), che spingono gli agricoltori a limitare l’uso di prodotti fitosanitari e di semi per ridurre i costi. In attesa che i prezzi risalgano (non prima del 2025 secondo diverse stime), i big dell’agrochimica dovranno accontentarsi delle sinergie che scaturiscono dalle fusioni/acquisizioni.

    Fertilizzanti: questo segmento (azoto, potassio, fosfati…) accusa il calo della domanda proveniente dall’agricoltura e il rallentamento dell’attività in Cina, che calmiera i prezzi delle materie prime fra cui quelli dei fertilizzanti. Resta alla larga da questo mercato.

    Gas industriali: i gruppi attivi in questo comparto vendono gas industriali come idrogeno, azoto o acetilene a industrie attive in diversi settori: metalli, chimica, raffinazione, energia, elettronica, salute… I contratti sono a lungo termine (15-20 anni), cosa che assicura loro una crescita regolare dei risultati. Dal 2016, con l’acquisizione dell’americana Air Gas da parte della francese Air Liquide, il settore è in piena effervescenza (fusione in corso tra l’americana Praxair e la tedesca Linde). Da qui al 2022 è attesa per questo mercato una crescita media annua del 6% trainata dalla domanda proveniente dall’aeronautica, dalla sanità e dall’Asia.

    Chimica delle specialità: si tratta di prodotti ad alto valore aggiunto (vernici, rivestimenti, polimeri, additivi…) che dipendono poco dalla congiuntura economica. Grazie alla loro specializzazione, i gruppi attivi in questo campo sono, secondo noi, i meglio armati per difendere le loro quote di mercato e i loro margini.

    Chimica di base: prodotti chimici “semplici” fabbricati in grandi quantità. Si tratta di un’attività molto ciclica che dipende dai prezzi delle materie prime, con margini poco elevati, con una concorrenza agguerrita soprattutto da parte dei grandi gruppi cinesi e con capacità produttive in molti casi eccedentarie. Appartiene a questo comparto anche la petrolchimica (trasformazione di composti chimici derivati dalla raffinazione del petrolio).

     

    Che fare

    Viste le prospettive non proprio brillanti del settore agrochimica, limitati a mantenere il titolo Bayer (116,90 euro; Isin DE000BAY0017). Vendi, invece, DowDuPont (71,22 USD; Isin US26078J1007).

    Mantieni anche Air Liquide (104,25 euro; Isin FR0000120073): il settore ha prospettive un po’ più vivaci, ma il titolo ne tiene già conto ed è correttamente valutato.

    Solvay (125,70 euro; BE0003470755) opera prevalentemente nel settore della chimica delle specialità: come ti abbiamo detto qui sopra è uno dei comparti meglio “armati”, ma il titolo è già correttamente valutato e per questo è solo da mantenere.

    Mantieni, infine, BASF (89,80 euro; Isin DE000BASF111): titolo diversificato nei vari comparti della chimica, ma correttamente valutato ai prezzi attuali.

     

    NB I prezzi indicati nell'analisi si riferiscono alla chiusura di venerdì 6 ottobre 2017

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  • Analisi
    Solvay: cede i poliammidi 5 mesi fa - lunedì 25 settembre 2017
    Solvay vende l’attività poliammidi (nylon) alla tedesca BASF a un prezzo che ci sembra corretto. 

    Prezzo al momento dell'analisi (22/09/2017): 125,65 euro

    Ai prezzi attuali, il titolo resta correttamente valutato.

    Consiglio: mantieni

    La vendita dell’attività poliammidi quadra con la strategia della belga Solvay (Isin BE0003470755) di ricentrarsi sulle attività più redditizie. Il perfezionamento dell’operazione è previsto nel 3° trimestre 2018, ma la divisione poliammidi sarà già registrata in bilancio tra le attività da cedere. Tenendo, quindi, conto dei cambiamenti nelle attività incluse nel gruppo e dell’apprezzamento dell’euro negli ultimi mesi, il gruppo riduce leggermente la sua forchetta di previsioni sull’utile industriale 2017, stimandone ormai una crescita compresa tra il 6 e l’8% (non più tra il 6 e il 9% come prevedeva in agosto). Niente di allarmante tuttavia, anche perché la vendita di questa attività dovrebbe far migliorare la redditività del gruppo chimico belga. Mantieni questa azione correttamente valutata.

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  • Analisi
    Pillole dalle società quotate 6 mesi fa - venerdì 4 agosto 2017

    Ecco un commento su diverse società della nostra selezione che hanno pubblicato i conti trimestrali in questi giorni.

    Banconote dollari e euro

    Banconote dollari e euro

    Prezzi al 03/08/17

     

    Adidas (193,20 euro; Isin DE000A1EWWW0) ha messo a segno un buon secondo trimestre. I ricavi (effetti di cambio esclusi) sono saliti del 19%, mentre gli utili per azione sono saliti di circa il 14%. I conti sono stati trainati dalle vendite in Cina e negli Stati Uniti (dove la redditività è elevata). Buona anche la spinta arrivata dalle vendite online, mentre la Russia ha un po’ frenato la crescita del gruppo. I vertici si dimostrano molto ottimisti, ma noi ritocchiamo solo lievemente al rialzo le stime sull’utile per azione del 2017 (a 6 euro). Il titolo è caro. Vendi.

     

    Eli Lilly (81,93 euro; Isin US5324571083) ha pubblicato risultati trimestrali sopra le attese. Ha, però, anche comunicato che la domanda per l’approvazione del trattamento sperimentale Olumiant (contro l’artrite reumatoide) non verrà presentata all’autorità sanitaria Usa prima di 18 mesi. È una cattiva notizia, nel frattempo i concorrenti potrebbero già sbarcare sul mercato con prodotti simili. Azione al più correttamente valutata. Mantieni.

     

    Enel (4,94 euro) ha chiuso il primo semestre dell’anno con risultati sostanzialmente allineati alle nostre attese. I ricavi sono aumentati del 6% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima grazie a un buon andamento dei prezzi dell’energia in Italia. Gli utili industriali, però, sono scesi di circa il 5% per effetto del clima in Spagna – il gruppo ha dovuto produrre elettricità da fonti di energia più costose. Abbiamo, per prudenza, ritoccato al ribasso le stime sull’utile per azione del 2017 da 0,34 a 0,33 euro (da 0,39 a 0,37 euro per il 2018), ma il titolo resta correttamente valutato. Mantieni.

     

    Eni (13,5 euro) ha archiviato il secondo trimestre dell’anno con risultati senza infamia e senza lode. La produzione di idrocarburi è stata lievemente inferiore alle nostre attese (così come le vendite di gas), mentre i ricavi nelle attività di raffinazione sono andati meglio del previsto. Bene il controllo dei costi e un aiuto è arrivato anche dalla riduzione dell’imposizione fiscale. Complice l’incertezza sull’andamento dei prezzi del greggio, abbiamo confermato le stime di un utile per azione di 0,45 euro nel 2018. Il titolo è correttamente valutato. Mantieni. 

     

    GlaxoSmithKline (1.528 pence; Isin GB0009252882) ha presentato conti trimestrali in linea con le attese. Ha, però, abbassato le previsioni sull’utile per azione di fine anno a causa dei maggiori costi previsti per il lancio di un trattamento per l’HIV. Per cercare di recuperare un po’ di denaro, il gruppo sospenderà 30 progetti di ricerca e cercherà di vendere alcune attività ritenute non strategiche. Titolo correttamente valutato. Mantieni.

     

    Merck (63,52 Usd; Isin US58933Y1055) ha chiuso il secondo trimestre dell’anno con risultati superiori alle attese. A far da traino, le vendite del Keytruda, un trattamento omologato nel 2014 per la cura del melanoma, ma poi autorizzato al trattamento di altre forme di cancro. Bene anche il Zepatier (contro l’epatite C), lanciato nel 2016, che ha già registrato vendite in crescita del 60%. Non così entusiasmanti le vendite degli altri farmaci, dove la concorrenza dei farmaci generici si fa sentire. Al punto che la società, per prudenza, ha abbassato le stime sugli utili di fine anno. Noi, comunque, continuiamo a ritenere il titolo correttamente valutato. Mantieni.

     

    Phillips (32,04 euro; Isin NL0000009538) nel secondo trimestre dell’anno ha registrato un rialzo di vendite (+4%, a perimetro aziendale costante) e di utile industriale (+10%) in linea con le attese. I costi di ristrutturazione e le spese legate ad alcune acquisizioni hanno però fatto crollare l’utile per azione di circa il 40%, un risultato peggiore delle nostre attese. Il secondo semestre dovrebbe andare meglio (buon portafoglio di ordini), ma il titolo secondo noi resta caro e vendere.

     

    Procter & Gamble (90,86 Usd; Isin US7427181091) ha chiuso il 30 giugno il suo anno fiscale 2016/2017. Le vendite sono rimaste in linea con quelle dell’anno precedente. Il margine industriale (rapporto tra utili industriali e fatturato) si è, però, assestato al 21,5% – era al 17,2% alla fine del 2012/2013 – un miglioramento dovuto alle vendite di attività poco profittevoli, al contenimento dei costi e alla capacità di alzare i prezzi di vendita per alcuni dei suoi prodotti. Sono attesi ulteriori risparmi sui costi per 3,8 Usd per azione entro il 2021. Alcuni azionisti stanno facendo pressione contro gli attuali manager, ritenuti poco capaci di far crescere il gruppo. Rivoluzioni importanti sono comunque escluse per ora, anche se il titolo, come spesso accade, si è ringalluzzito un po’ all’idea. Confermiamo stime e consiglio. Mantieni.

     

    Solvay (124,55 euro; Isin BE0003470755) ha chiuso il secondo trimestre dell’anno con ricavi in crescita dell’8% (effetti di cambio esclusi) e con una salita dell’utile industriale (elementi straordinari esclusi) del 18% - il rapporto tra utili industriali e fatturato è salito dal 22% al 23%. Abbiamo ritoccato al rialzo le nostre stime sui risultati a fine 2017 e fine 2018, ma il titolo ai prezzi attuali resta correttamente valutato.

     

    Texas Instruments (81,36 Usd; Isin US8825081040) ha presentato conti del secondo trimestre e previsioni per il trimestre in corso superiori alle nostre attese. La domanda di chip dal settore delle auto si fa particolarmente sentire, segno che gli investimenti fatti in questi anni per coprire questa fetta di mercato sono stati lungimiranti. Alziamo le stime sull’utile per azione 2017 d 3,95 a 4,15 Usd, ma il titolo resta correttamente valutato. Mantieni.

     

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Altro

Informazioni chiave

Carta d'identità

Massimo degli ultimi 12 mesi 131,25 EUR
Minimo degli ultimi 12 mesi 108,65 EUR
ISIN BE0003470755
Borsa Bruxelles
Beta 0,99
Volatilità 22,88 %
Numero di azioni 105.876.000
Capitalizzazione di Borsa (in miliardi) 12,15 EUR
Settore Chimica
Volume delle transazioni (media giornaliera, in migliaia) 30.055 EUR
Punteggio corporate governance 5

Indici chiave per azione (EUR)

2018 (e) 2017 (e) 2016 2015
Dividendo 2,60 2,50 2,42 2,41
Utile corrente 6,85 6,30 6,01 4,85
Utile netto 9,75 8,90 6,01 4,85
Cash Flow corrente 12,95 12,35 12,62 14,16
Cash Flow netto 15,90 14,95 12,62 14,16
EBIT 12,45 9,50 9,97 10,16
EBITDA 18,95 16,00 17,23 20,64
Patrimonio netto 101,95 95,90 90,58 87,50
Patrimonio netto tangibile 103,95 97,90 35,56 31,22

Rendimento in euro

Solvay Stoxx Europe 600 S&P 500
Rendimento ultimi 3 mesi -3,15 % -1,74 % -0,39 %
Rendimento ultimi 6 mesi -6,10 % 1,21 % 5,28 %
Rendimento ultimo anno 1,77 % 1,87 % -2,06 %
Rendimento ultimi 5 anni 4,51 % 5,68 % 13,77 %

Indici finanziari della società

2017 (e) 2016 2015 2014
Pay out - 57,33 % 84,48 % 360,00 %
Current ratio - 1,32 1,53 1,27
ROE - 6,64 % 4,47 % 7,89 %
ROE netto - 6,64 % 4,47 % 1,27 %
Margine lordo - 35,13 % 33,90 % 24,08 %
Margine netto - 5,26 % 3,62 % 0,12 %
EBIT margin - 8,04 % 6,79 % 8,90 %
EBITDA margin - 13,89 % 13,78 % 16,64 %
Tax rate - -2,90 % 22,79 % 90,44 %
Gearing - 46,42 48,15 16,75
Patrimonio netto / totale attivo - 39,76 % 36,82 % 36,27 %

Dati di Borsa per azione

2018 (e) 2017 (e)
Rendimento da dividendo 2,27 % 2,18 %
Prezzo/utile corrente 16,75 18,21
Prezzo/cash flow corrente 8,86 9,29
Prezzo/patrimonio netto 1,13 1,20
Prezzo/patrimonio netto tangibile 1,10 1,17
Prezzo per valore patrimoniale netto - -
Rendimento a lungo termine 6,21 % -

(e) : stima

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