Teva Pharmaceutical

US8816242098
Avvisi: ON/OFF
Aggiungi al portafoglio
17,42 USD 19/04/2018 19:21 New York
-0,50 USD (-2,79 %) Variazione dall'ultima chiusura
11,23 33,31  52 settimane min max
-46,84 % Rendimento a 1 anno
0,00 % Rendimento da dividendo
tutti i dettagli

Contenuto premium

I consigli dei nostri esperti e le nostre valutazioni di rischio sono riservati agli abbonati. Desideri accedere?

Come valutiamo le azioni

Articoli

  • Analisi
    Rimbalzi: la settimana delle Borse 2 mesi fa - lunedì 19 febbraio 2018
    Dopo 10 giorni di paura, le Borse nella scorsa settimana hanno messo a segno un bel rimbalzo. Il più significativo è stato quello di New York, che ha guadagnato il 4,3%. Più contenuto quello delle Borse europee che, in media, sono salite del 2,8%. Solo +1,6% per la Borsa giapponese. La Borsa di Londra ha chiuso la settimana in rialzo del 2,9%. Cambia il consiglio per Applied Materials. 
     
     
     
     

    Il parere dei nostri esperti e le nostre valutazioni del rischio sono solo per gli abbonati. Vuoi accedere?

    Voglio accedere a questo contenuto!
  • Analisi
    Correzioni: la settimana delle Borse 2 mesi fa - lunedì 12 febbraio 2018
    Settimana negativa per le Borse: New York ha perso il 5,2%. Le Borse europee hanno per un po’ dato l’impressione di reggere meglio, ma poi hanno chiuso anche loro a -5,4%. Malissimo le asiatiche: Giappone -8,1%, Cina -10,1%. Ma Umicore...
     
     
     
     

    Il parere dei nostri esperti e le nostre valutazioni del rischio sono solo per gli abbonati. Vuoi accedere?

    Voglio accedere a questo contenuto!
  • Analisi
    Il regalo di Natale: la settimana delle Borse 4 mesi fa - lunedì 18 dicembre 2017
    È quello che il mercato sta aspettando da Trump con il varo definitivo della riforma fiscale – dovrebbe arrivare mentre stai leggendo queste righe. Nell’attesa New York ha chiuso la settimana in rialzo dello 0,9%. Meno brillanti le Borse europee, che hanno chiuso, in media, a +0,2%.  

    Prezzi e variazioni settimanali al 15/12/17

     

    Al massimo il 5% sulla borsa Usa

    Per tutta la settimana si sono rincorse le indiscrezioni sul contenuto effettivo della riforma fiscale di Trump. Solo sul finire della settimana è stato presentato il testo definitivo, che mette insieme le versioni approvate da Camera e Senato. Nel momento in cui ci leggi questo ultimo testo dovrebbe essere al voto finale. Il mercato sembra dare per scontato che la riforma passerà – alcuni membri del partito di Trump che fin qui sono stati “scettici” si sono detti convinti dal testo finale. Non vale la pena, però, aumentare ulteriormente la quota di azioni americane in portafoglio: proprio sull’attesa della riforma fiscale, New York nel 2017 è già salita del 20% circa, molto più del resto delle altre Borse (+6% circa per le Borse europee). Se sei un investitore “difensivo” non devi avere azioni americane. Negli altri casi New York merita al massimo il 5% del tuo portafoglio. Per più informazioni vedi www.altroconsumo.it/finanza/portafogli.

     

    Banche in ritirata

    Le notizie sulla riforma fiscale hanno messo in secondo piano l’esito della riunione della Banca centrale Usa. Quest’ultimo, comunque, è stato in linea con le attese – per approfondimenti vedi pagine 11-12 – e il mercato è rimasto nel complesso indifferente. L’unico settore che è rimasto un po’ colpito è stato quello bancario: i titoli americani del settore sono scesi, mediamente, dello 0,2%. Come mai? I toni usati dalla Banca centrale Usa in merito alle prospettive future di inflazione sembrano eliminare ogni possibilità di accelerazione sul piano di rialzo dei tassi d’interesse: le banche, invece, un po’ ci speravano, visto che anni di tassi d’interesse bassi hanno ridotto i loro margini di guadagno al lumicino. Anche in Europa, comunque, i titoli bancari non sono andati benissimo. Un po’ perché la Banca centrale europea ha confermato, da attese, di voler andare avanti con la politica di tassi d’interesse bassi ancora a lungo, un po’ per problemi specifici di alcune banche. In particolare, qui da noi le azioni Ubi Banca (3,70 euro) hanno perso il 9,2%. Il mercato si è spaventato quando, in un prospetto informativo legato al collocamento di alcune obbligazioni, ha letto che Ubi dovrà aggiornare entro marzo 2018 il piano di smaltimento dei suoi crediti “marci”. Non è una novità, ma ha comunque riacceso l’attenzione del mercato sul tema. Nonostante il calo in Borsa confermiamo il nostro consiglio: se le hai in mano, vendi le azioni Ubi banca. Un po’ per il calo dei titoli bancari, che sul nostro listino pesano più che su altre Borse, un po’ per le tensioni per le prossime elezioni, Piazza Affari, col suo -3%, è stata tra le peggiori della settimana. Salvatore Ferragamo (21,15 euro) ha perso in Borsa il 9,3% dopo aver lanciato un allarme sul fatto che il 2018 sarà un anno difficile come il 2017. Abbiamo abbassato le stime ma il consiglio non cambia. Al più, mantieni.

     

    Bene la farmacia con Teva

    Tra i settori che meglio si sono comportati c’è, invece, il settore farmaceutico (+1,6%). A trainarlo ci sono state le azioni Teva Pharma (18,61 Usd; Isin US8816242098), salite in settimana del 15,9% dopo la presentazione del nuovo piano strategico. Le misure sono lacrime e sangue – licenziamento del 25% della forza lavoro e sospensione del pagamento del dividendo (non si sa fino a quando, forse a febbraio avremo aggiornamenti in merito) – ma dovrebbero permettere a Teva di risparmiare circa 3 dollari per azione di soli costi da qui al 2019 e di evitare un aumento di capitale. Quest’ultima prospettiva è quella che è piaciuta al mercato, ma noi siamo meno entusiasti. Primo: la ristrutturazione avrà comunque, a breve, un impatto negativo sui conti – stimiamo ora una perdita di 4,5 dollari per azione nel 2017 e di 0,5 dollari nel 2018. Secondo: la ristrutturazione potrebbe rallentare le attività di ricerca e sviluppo e il lancio di nuovi farmaci. Il consiglio non cambia: al più mantieni le azioni che hai già. Nel settore farmaceutico le Eli Lilly (86,54 Usd; Isin US5324571083) hanno chiuso la settimana solo a +0,1% sebbene la società abbia preannunciato per il 2018 un rialzo degli utili superiore a quanto attualmente previsto dal mercato. Il consiglio resta mantieni.

     

    Settore media +1,3% con Walt Disney

    Anche il settore media si è comportato bene grazie al +6,8% fatto segnare dalle azioni Walt Disney (111,27 Usd; Isin US2546871060). Il gruppo acquisirà le attività di intrattenimento di 21st Century Fox: il prezzo è lievemente superiore a quello da noi ritenuto come corretto, ma, visto il ritiro dell’altro pretendente, almeno non si è scatenata una guerra di prezzi come si temeva fino a qualche giorno fa (vedi Altroconsumo Finanza n° 1248). Insomma, alla fine è andata meglio del previsto. L’operazione è importante per rafforzare l’offerta, soprattutto in streaming, ma non avrà impatti sui conti di Disney per almeno due anni. Mantieni le azioni che hai.

     

    A Stoccolma spicca Ericsson

    In una settimana negativa per Stoccolma (-1%) spicca il +4,2% delle Ericsson (55,10 sek; Isin SE0000108656). La società ha siglato un accordo con Deutsche Telekom (15,09 euro, Isin DE0005557508; -3 %, mantieni) per la fornitura di un’infrastruttura per la rete 5G volta a coprire metà della Germania. Il gruppo svedese ha puntato molto su questa nuova tecnologia. La notizia è buona, ma il consiglio non cambia: mantieni le Ericsson. 

    Ericsson ha siglato un accordo sulla rete 5G anche con l’americana Verizon (52,67 Usd; Isin US92343V1044). Quest’ultima, in previsione di questo internet velocissimo, sta cercando anche di arricchire l’offerta di contenuti per i suoi clienti: ha siglato un accordo per trasmettere in streaming negli Usa le partite di football americano. Un bel colpo. Il titolo ha fatto in settimana +3,1%. Mantieni le azioni.

     

    Risposte per te

    @Andrea L’acquisto di azioni proprie è una pratica diffusa, soprattutto per le società Usa. È un modo per sostenere il titolo e, quindi, indirettamente remunerare gli azionisti. In genere non prelude a nessuna particolare operazione (fusioni o acquisizioni).

    @Claudio B. Nel corso del 2017 Unicredit non ha pagato alcun dividendo in contanti. Lo 0,5 euro che leggi, riguarda le nostre attese sul dividendo che sarà pagato nel 2018 a valere sul bilancio del 2017. Per ora, dunque, non ci sono né date, né importo certo.

    @Claudio C. Se hai minusvalenze in scadenza nel 2017 o le sfrutti entro la fine dell’anno o le perdi per sempre. Sono un modo per pagare meno tasse sui titoli (fondi comuni e Etf esclusi) su cui sei in guadagno – devi vendere questi ultimi per usarle.

    condividi questo articolo

  • Analisi
    Un altro record infranto: la settimana delle Borse 4 mesi fa - lunedì 4 dicembre 2017
    Lo storico indice Dow Jones della Borsa Usa per la prima volta nella sua storia ha chiuso una settimana (+2,9%) sopra i 24.000 punti. Meno brillanti le Borse europee, che, in media, hanno archiviato la settimana con ribassi dell’1%.

    Variazioni settimanali su prezzi al 1° dicembre 2017 

     Wall Street e la riforma fiscale

    Il motivo del buon andamento della Borsa americana va cercato nella politica: per tutta la settimana il Senato americano è sembrato vicinissimo all’approvazione di una bozza della riforma fiscale. E in effetti, sebbene più tardi del previsto, l’approvazione è, alla fine, arrivata. Si stima che il taglio della tassazione sulle aziende possa determinare un incremento medio degli utili delle società quotate sulla Borsa Usa di almeno il 6%. E un incremento degli utili, può significare anche un incremento dei dividendi, fatto che ingolosisce parecchio il mercato. Attenzione, però: i dissidi all’interno del partito di Trump non sono sopiti. E la bozza di riforma deve ora passare di nuovo alla Camera per l’approvazione definitiva (l’obiettivo è la firma del presidente entro Natale). C’è il rischio che sorga qualche intoppo. Se sei un investitore prudente non devi avere in mano azioni americane: se la riforma non dovesse passare – o passare in versione “depotenziata” – la Borsa Usa rischia un tracollo. Altrimenti, se sai di poter sopportare meglio qualche batticuore, puoi continuare a investire su Wall Street: deve, però, pesare solo per un 5% del tuo complessivo portafoglio. Vieni a consultare i nostri portafogli su www.altroconsumo.it/finanza/portafogli.

     

    Titoli del settore finanziario a doppia velocità

    A sostenere la Borsa Usa ci sono stati anche i titoli bancari. Il motivo va cercato nelle parole del nuovo presidente della Banca centrale Usa: ha confermato che continuerà con una politica d’aumento dei tassi d’interesse “dolce” – piccoli rialzi e diluiti nel tempo – ma ha anche accennato alla possibilità di allentare un po’ le regole che sono state introdotte dopo la crisi finanziaria del 2007 sulle piccole banche. Dopo anni di vacche magre, per le banche americane sono tutte buone notizie. Non per nulla Bank of America (28,10 Usd; Isin US0605051046) ha chiuso la settimana con un rialzo del 5,7%. Secondo noi resta un titolo correttamente valutato. Mantieni. Qui da noi nella zona euro, invece, le banche rischiano di dover continuare a vedere margini di guadagno ridotti al lumicino: i dati sull’inflazione (la corsa dei prezzi) si sono dimostrati inferiori alle attese e questo significa che i tassi d’interesse dovrebbero restare bassi ancora a lungo. E infatti i titoli europei del settore bancario hanno chiuso la settimana con un calo medio dell’1%. Il calo sarebbe stato ancora più marcato se non fosse arrivata la conferma di alcune indiscrezioni circolate già qualche giorno prima: l’entrata in vigore della nuova legislazione sui “crediti marci” promessa dalla Banca centrale, che potrebbe portare a perdite sui bilanci bancari, è slittata. Unicredit (16,88 euro) e Intesa Sanpaolo (2,77 euro) hanno chiuso, rispettivamente, a -1,3% e -1,8%, ma restano, a nostro parere, convenienti

    Modesti rialzi per il settore farmaceutico (+0,5%). Si sono distinte, però, le Teva Pharma (15,26 Usd; Isin US8816242098) salite del 11,4% circa (e non stiamo tenendo conto del dividendo di 0,085 Usd per azione staccato lunedì 27). Il gruppo ha annunciato una riorganizzazione delle attività su base geografica. È, però, solo un primo assaggio del piano che verrà presentato più avanti e che dovrebbe ridare fiato ai conti aziendali. Per ora limitati a mantenere le azioni che già hai.

     

    Settimana no per la tecnologia

    Non è stata una settimana positiva per il settore della tecnologia: in particolare, le azioni delle società che producono microchip hanno preso una batosta media del 6%. Il motivo? Un calo dei prezzi di alcuni tipi di chip che si starebbe registrando in questa ultima parte del 2017 e che ha fatto sì che qualcuno tornasse a parlare di “bolla” sui titoli tecnologici. Di fondo è stato solo un pretesto per portare a casa un po’ di guadagni su queste azioni che prima di questo calo avevano messo su, solo nel 2017, il 40% circa. Porta un po’ di guadagni a casa anche tu: sullo scorso numero di Altroconsumo Finanza (il n° 1246) ti abbiamo detto di vendere le Applied Materials (51,91 Usd; Isin US0382221051). Il titolo in settimana è sceso del 10,4%, ma sei ancora in tempo per vendere. Fallo ora, i guadagni dal primo consiglio restano pari al 215% (tasse, effetto dei cambi e dividendi esclusi). Intel (44,68 Usd; Isin US4581401001) ha retto al calo del settore, cedendo solo lo 0,2%. Gli investimenti fatti in questi anni, sia in termini di diversificazione dell’offerta, sia in termini di qualità dei prodotti, stanno già pagando e dovrebbero permettere al gruppo di mantenere elevati prezzi di vendita anche in contesti di mercato non facili. Acquista.

     

    Titoli petroliferi alla prova della riunione di Vienna

    L’attenzione dei mercati è stata rivolta anche a Vienna, dove si è tenuto un incontro tra i principali Paesi dove si estrae il petrolio. Era in discussione l’accordo che ha posto un freno alle trivelle e che ha permesso al prezzo del greggio di risalire dai 47 dollari al barile di circa un anno fa, quando l’accordo è stato trovato, ai circa 63 dollari nel giorno precedente la riunione di Vienna. L’esito dell’incontro è stato in chiaroscuro. Da un lato sono stati coinvolti nel piano Paesi come Libia e Nigeria che fino a qui sono stati fuori dall’accordo – bene per il prezzo del petrolio. Dall’altro, l’accordo sul freno alle trivelle, per quanto ufficialmente prorogato da fine marzo 2018 a fine dicembre 2018, potrà essere rivisto già a giugno 2018. Di fatto, quindi, l’accordo è prolungato solo di tre mesi – male per il petrolio. Tra alti e bassi il greggio ha chiuso la settimana a +0,8% (prezzo del petrolio di qualità brent sui 64 dollari al barile). Meglio, invece, sono andati i titoli delle grandi compagni petrolifere: Chevron (119,51 Usd; Isin US1667641005), per esempio, è salita del 2,6%. Come altre, è ormai attrezzata per resistere anche a prezzi del greggio bassi. Acquista Chevron. Vendi, invece, tutti gli Etf o i certificate legati direttamente alle oscillazioni del greggio. A dare sostegno ai titoli del settore petrolifero ci ha pensato anche Royal Dutch Shell (26,86 euro; Isin GB00B03MLX29) che ha annunciato che la liquidità generata dalle attività continua a salire e che, quindi, potrà tornare a pagare il dividendo solo in contanti (e non in azioni). Il titolo è salito del 2,5% e secondo noi resta correttamente valutato. Mantieni.

    condividi questo articolo

  • Analisi
    Teva Pharma: tagli al personale 4 mesi fa - venerdì 24 novembre 2017
    Nel tentativo di tagliare i costi, Teva annuncia delle pesanti riduzioni di personale in Israele e negli Usa. 
     
     
     
     

    Il parere dei nostri esperti e le nostre valutazioni del rischio sono solo per gli abbonati. Vuoi accedere?

    Voglio accedere a questo contenuto!
Altro

Informazioni chiave

Carta d'identità

Massimo degli ultimi 12 mesi 33,31 USD
Minimo degli ultimi 12 mesi 11,23 USD
ISIN US8816242098
Borsa New York
Beta 0,84
Volatilità 35,28 %
Numero di azioni 1.014.359.000
Capitalizzazione di Borsa (in miliardi) 18,18 USD
Settore Salute e farmacia
Volume delle transazioni (media giornaliera, in migliaia) 341.680 USD
Punteggio corporate governance 5

Indici chiave per azione (USD)

2018 (e) 2017 2016 2015
Dividendo 0,00 0,51 1,36 1,36
Utile corrente -1,30 -16,26 0,07 5,47
Utile netto -1,30 -16,26 0,07 1,84
Cash Flow corrente 0,20 -14,34 1,59 7,00
Cash Flow netto 0,20 -14,34 1,59 4,76
EBIT 0,05 -17,21 2,26 7,22
EBITDA 1,55 -15,13 3,85 8,75
Patrimonio netto 15,75 17,07 32,84 32,79
Patrimonio netto tangibile -11,80 -10,87 -10,91 11,83

Rendimento in euro

Teva Pharmaceutical Stoxx Europe 600 S&P 500
Rendimento ultimi 3 mesi -13,09 % -4,23 % -4,27 %
Rendimento ultimi 6 mesi 20,75 % -2,48 % 0,62 %
Rendimento ultimo anno -46,84 % 1,46 % -0,04 %
Rendimento ultimi 5 anni -10,00 % 6,12 % 13,18 %

Indici finanziari della società

2017 2016 2015 2014
Pay out - 2.300,00 % 73,43 % 37,84 %
Current ratio 0,86 0,92 1,41 1,17
ROE -95,20 % 0,20 % 15,72 % 18,66 %
ROE netto -95,20 % 0,20 % 5,28 % 13,10 %
Margine lordo 48,36 % 54,14 % 57,79 % 59,90 %
Margine netto -73,48 % 0,23 % 8,05 % 15,01 %
EBIT margin -78,11 % 9,83 % 31,42 % 28,28 %
EBITDA margin -68,67 % 16,79 % 38,07 % 35,71 %
Tax rate - 91,24 % 28,61 % 16,27 %
Gearing 168,11 99,48 10,10 34,69
Patrimonio netto / totale attivo 26,55 % 37,67 % 55,16 % 50,31 %

Dati di Borsa per azione

2018 (e) 2017
Rendimento da dividendo 0,00 % 2,85 %
Prezzo/utile corrente - -
Prezzo/cash flow corrente 89,60 -
Prezzo/patrimonio netto 1,14 1,05
Prezzo/patrimonio netto tangibile - -
Prezzo per valore patrimoniale netto - -
Rendimento a lungo termine 4,44 % -

(e) : stima

×
Partecipa al sondaggio:
teva-pharmaceutical
Raccomanderesti l'utilizzo di questa pagina alla tua famiglia e ai tuoi amici? Puoi indicare un giudizio compreso tra 1 (assolutamente no) e 10 (assolutamente sì) *
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
Lasciaci un commento (opzionale)
Invia