Teva Pharmaceutical

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Articoli

  • Analisi
    Teva Pharma: titolo in ripresa un mese fa - venerdì 18 maggio 2018
    Il titolo ha beneficiato dell’annuncio del rafforzamento del fondo americano di Warren Buffett nel suo capitale. 
     
     
     
     

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  • Analisi
    Senza colore: la settimana delle Borse un mese fa - lunedì 7 maggio 2018
    Settimana poco brillante per i listini azionari. La Borsa di New York ha chiuso con un calo dello 0,2%. Le Borse europee, in media, sono salite dello 0,6%. Tra queste, in barba alla crisi di governo, si distingue in positivo Piazza Affari, salita dell’1,7% – dalla chiusura del 1° marzo Milano guadagna l’8,4% contro il +3,1% medio delle Borse europee. Ti parliamo anche della futura quotazione di Xiaomi.
     
     
     
     

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  • Analisi
    Rimbalzi: la settimana delle Borse 4 mesi fa - lunedì 19 febbraio 2018
    Dopo 10 giorni di paura, le Borse nella scorsa settimana hanno messo a segno un bel rimbalzo. Il più significativo è stato quello di New York, che ha guadagnato il 4,3%. Più contenuto quello delle Borse europee che, in media, sono salite del 2,8%. Solo +1,6% per la Borsa giapponese. La Borsa di Londra ha chiuso la settimana in rialzo del 2,9%. Cambia il consiglio per Applied Materials. 

    Variazioni settimanali su prezzi al 16/02/18

    Sulla carta c’erano tutti gli elementi perché per la Borsa Usa fosse un’altra settimana terribile: i rendimenti dei titoli di Stato americani sono saliti ancora e il dato sull’inflazione (la corsa dei prezzi) si è rivelato più elevato del previsto, rendendo più concreto il timore di un quarto rialzo dei tassi d’interesse da parte della Banca centrale americana nel 2018. Eppure, nonostante la presenza di questi elementi – gli stessi che avevano determinato il tracollo di Wall Street nei primi giorni di febbraio – il mercato ha deciso di tornare a comprare azioni Usa. Come mai? È stato probabilmente l’insieme di tanti piccoli elementi. Da un lato c’è stato il lancio ufficiale, da parte di Trump, del maxi-piano di investimenti per le infrastrutture americane – dopo l’entusiasmo per la riforma fiscale, il mercato ha trovato un altro pretesto di ottimismo. Dall’altro, un nuovo indebolimento del dollaro Usa, che fa bene alle vendite internazionali delle multinazionali americane. Infine, una serie di risultati positivi dalle società.

     

    Tecnologici protagonisti

    In particolare, sono stati i conti di alcuni colossi della tecnologia a dare buonumore – il listino Nasdaq, che di tecnologici è pieno, ha chiuso la settimana a +5,3%. Citiamo su tutti il caso di Cisco Systems (44,33 Usd; Isin US17275R1023) che non solo ha chiuso l’ultimo trimestre con ricavi e utili in crescita sopra le attese, ma ha preannunciato per il trimestre in corso risultati ancora migliori. La delicata trasformazione della società sembra essere andata ormai in porto e il mercato ha tirato un sospiro di sollievo premiando le azioni (+12,1%). Noi eravamo stati ottimisti per tempo e il rialzo delle azioni è ormai tale da far sì che il titolo, a nostro parere, non sia più conveniente. Non comprare più le Cisco, ma mantieni quelle che già hai. 

    Anche i conti di Applied Materials (55,03 Usd; Isin US0382221051) sono stati ottimi, al punto tale che la società ha deciso di raddoppiare l’importo del dividendo trimestrale. Il titolo ha messo su in settimana il 14,4% ma è ancora un pochino distante dai massimi di novembre, quando ti abbiamo consigliato di vendere (vedi Altroconsumo Finanza n° 1246). Ora, se per caso le hai in mano, ti diciamo di mantenerle.

     

    La lunga mano del guru della finanza

    A spingere il settore della tecnologia c’è stata anche la lunga mano di un guru della finanza come Warren Buffett. In settimana è emerso, infatti, che tramite la sua società Berkshire Hathaway (203,79 Usd; Isin US0846707026) nelle settimane scorse ha fatto incetta di azioni Apple (172,43 Usd; Isin US0378331005) al punto tale che proprio la Apple è ora il titolo più importante del suo portafoglio d’investimenti. Davanti a un attestato di fiducia di questo tipo il mercato si è messo a ruota e ha comprato a sua volta azioni Apple, permettendo al titolo di chiudere la settimana in rialzo del 10,2%. Noi siamo meno ottimisti: non comprare azioni Apple. Al più, se le hai, mantienile. E le Berkshire Hathaway? Noi le abbiamo comprate per un test (suggerendoti di fare altrettanto) nel 2010 (vedi Soldi Sette n° 910) e da allora le abbiamo sempre mantenute in portafoglio. Mantienile anche tu. 

    Warren Buffet ha deciso anche di investire, per la prima volta, sulle azioni Teva Pharma (20,9 Usd; Isin US8816242098). Un attestato di fiducia che ha permesso alle azioni Teva di recuperare in settimana il 12,3%. Mantieni. 

     

    Le materie prime rialzano la testa

    A dare un po’ di sostegno alle Borse ci sono stati i titoli dei grandi produttori di materie prime, i cui prezzi in settimana hanno recuperato terreno grazie all’indebolimento del dollaro nei confronti delle altre valute. Questo spiega, per esempio, il bel +8,3% delle azioni Rio Tinto (4.102 pence; Isin GB0007188757), che si sono riportate su valori non distanti dai massimi degli ultimi 5 anni. Ciò nonostante, secondo noi sono ancora convenienti. Acquista. Tra le materie prime, il petrolio è quello che ha corso un po’ meno, frenato dalle notizie sui livelli di estrazione record registrati negli Stati Uniti. Questo comunque non ha impedito alle società del settore energetico di chiudere la settimana con un rialzo medio del 3%. Eni (13,63 euro) ha presentato i conti del 2017: nonostante siano stati sopra le attese (anche nostre), il mercato non si è entusiasmato più di tanto (le azioni hanno fatto in settimana +1,7%), perché sperava in un rialzo del dividendo che, invece, è stato confermato a 0,8 euro per azione. Noi sul dividendo non siamo stati sorpresi: le azioni restano correttamente valutate. Mantieni.

    Total (45,9 euro; Isin FR0000120271) si è impegnata ad aumentare il dividendo del 10% tra il 2018 e il 2020. Un obiettivo credibile che il mercato ha salutato senza strapparsi i capelli: le azioni hanno chiuso la settimana a +2,7%. Mantieni.

     

    Milano affaticata

    Se le Eni non hanno brillato, ancor peggio si sono comportate le Telecom Italia (0,70 euro) scese dello 0,4% sulla prospettiva che l’operazione di scorporo della sua rete (l’effettiva infrastruttura su cui viaggiano dati e voci) prenda più tempo del previsto. In ogni caso ci aspettiamo che questa operazione ci sia: mantieni le Telecom. Milano, nonostante l’andamento poco brillante di questi due colossi, ha chiuso la settimana a +2,8%. 

     

    La trappola del Creval

    Te lo avevamo detto già a novembre (vedi Altroconsumo Finanza n° 1244): vendi le azioni Creval. Non per nulla da allora hanno perso un altro 50% circa, chiudendo la settimana a 7,80 euro. Ora è partito l’aumento di capitale e quasi tutto il valore delle tue azioni è andato nel diritto di opzione. All’apertura di lunedì 19 le azioni valevano 0,1122 euro e i diritti 7,6880. Alle ore 11:45 dello stesso giorno le azioni valevano 0,104 euro (-7,3%) e i diritti 2,3369 euro (-70%). In poche ore hai perso un altro 69% del tuo investimento. La trappola è scattata: con questa perdita ti senti quasi obbligato a sottoscrivere le nuove azioni. Non lo fare: vendi azioni e diritti.

     

    Risposte per te

    @Fulvio Anche se compri le azioni Engie (12,65 euro; Isin FR0010208488) su Piazza Affari avrai comunque la doppia tassazione sui dividendi (prima in Francia, poi in Italia). Non c’è alcun modo per evitarla.

    @Paola Vendi anche le AbbVie (118,6 euro; Isin US00287Y1091): c’è la concorrenza dei generici e sono care (rapporto prezzo/valore contabile atteso di 18, contro 2 per le Borse; è come il prezzo al chilo delle mele).

    @Virginio Le minusvalenze scadute il 31/12/2017 sono perse. Se la banca non le ha usate – hai il regime amministrato, fa i conti fiscali in automatico per te – è perché non hai chiuso vendite in attivo.



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  • Analisi
    Correzioni: la settimana delle Borse 4 mesi fa - lunedì 12 febbraio 2018
    Settimana negativa per le Borse: New York ha perso il 5,2%. Le Borse europee hanno per un po’ dato l’impressione di reggere meglio, ma poi hanno chiuso anche loro a -5,4%. Malissimo le asiatiche: Giappone -8,1%, Cina -10,1%. Ma Umicore...

    Variazioni settimanali su prezzi al 09/02/18

     

    Ondata di vendite sulla Borsa Usa

    Il malumore sui mercati è partito dalla Borsa Usa. Un po’ continua a pesare la sorpresa per un possibile quarto rialzo dei tassi d’interesse da parte della Banca centrale americana – il mercato scommetteva su tre e si sta rendendo conto che i tempi del “doping” di liquidità stanno arrivando alla fine. Un po’ il fatto che con i rialzi dei rendimenti dei titoli di Stato, quel fattore TINAThere Is No Alternative, ovvero non c’è alternativa all’investimento in Borsa perché tutto il resto rende poco o niente – sta per venir meno e questo sta portando i gestori dei grandi fondi comuni a riorientare un po’ gli investimenti. Un po’ c’è il fatto che la Borsa Usa ha comunque corso tanto e che le valutazioni di alcuni titoli tecnologici sono fuori di testa. Sta di fatto che il mercato ha deciso in settimana di passare all’incasso: la Borsa Usa ha bruciato tutti i rialzi fatti a gennaio, tornando sui valori di novembre.

     

    Nessuno è salvo…

    In questo quadro, anche le azioni di società che hanno rilasciato buone notizie sono state colpite dalle vendite. Per esempio, Walt Disney (103,09 Usd; Isin US2546871060) in settimana ha svelato il bilancio 2017 mostrando un andamento delle attività migliore delle attese, soprattutto per quelle legate ai parchi di divertimento. Ciò nonostante le sue azioni hanno chiuso in calo del 5,2%, in linea con la discesa generale del mercato. Se hai queste azioni in mano puoi comunque continuare a mantenerle. Se così sono andate le azioni che hanno mostrato conti positivi, figuriamoci quelle che, invece, hanno riservato sorprese negative. Stiamo pensando a Teva Pharma (18,61 Usd; Isin US8816242098), le cui azioni in settimana hanno perso il 9,5%. Diverse le cose che non ci sono piaciute. In primo luogo, i conti del 2017 sono stati gravati da pesanti svalutazioni legate ai farmaci generici di Allergan – fatto che testimonia il momento difficile per questo mercato (in termini di prezzi di vendita). Inoltre, la società ha fissato obiettivi per il 2018 che sono inferiori a quelli che ci aspettavano, complice anche il fatto che il lancio di un nuovo importante farmaco contro l’emicrania sarà, molto probabilmente, rimandato. Per questo abbiamo peggiorato le nostre stime. Ci aspettiamo una perdita per azione di 16,3 dollari nel 2018 e di 1,3 dollari nel 2019. Dal 2020, per effetto anche della ristrutturazione aziendale, la situazione dovrebbe, però, cambiare: se hai queste azioni, mantienile. L’orizzonte temporale dell’investimento è, comunque, di lungo periodo. 

    In settimana un’auto Tesla è stata materialmente lanciata nello spazio, ma nello stesso periodo, qui sulla Terra, le azioni della società (310,42 Usd; Isin US88160R1014) si sono sgonfiate di circa il 10%. Il gruppo continua a bruciare denaro (nel quarto trimestre 2017 è stato aiutato solo da introiti straordinari) e il successo della sua utilitaria elettrica è tutto da vedere. Vendi.

     

    … tranne Ion Geophysical

    Tra i pochissimi titoli Usa che si sono salvati c’è Ion Geophysical (27,55 Usd; Isin US4620442073), salita in settimana di ben il 51%. I conti trimestrali sono piaciuti al mercato e il titolo ha recuperato lo scivolone registrato a metà gennaio riportandosi su valori che non vedeva da metà 2015. Non ci lasciamo prendere da facili entusiasmi. Se è vero che il rialzo del prezzo del greggio dei mesi scorsi lascia sperare in un aumento del giro d’affari (aumentano gli investimenti delle compagnie petrolifere) è anche vero che la società dovrebbe chiudere il 2018 con conti ancora in rosso e che il suo debito, per quanto in discesa, resta ancora su livelli alti. Inoltre, la causa con Schlumberger, che accusa Ion di violazione di alcuni brevetti, è ancora in ballo e rischia di sfociare in una multa pesante per Ion. Prospettive a lungo periodo buone, ma a breve il percorso è pieno di buche. Al più, mantieni.

     

    La mazzata cinese

    A risentire del calo della Borsa Usa sono state, in particolare, le azioni cinesi, complici alcuni dati macroeconomici che hanno fatto temere sulla forza della crescita economica del Paese. Tra le peggiori ci sono state le JinkoSolar (17,18 Usd; Isin US47759T1007), scese del 20%. Ha pesato il lancio di un piccolo aumento del capitale, da cui tu sei stato escluso in quanto riservato solo ad alcuni grandi investitori. Il timore è che la società abbia cercato di rafforzarsi per far fronte ai problemi che arriveranno per effetto dei dazi che Trump ha imposto sulle importazioni di pannelli solari provenienti dalla Cina. Per ora la società ufficialmente minimizza e si aspetta solo una piccola riduzione delle vendite negli Usa, ma meglio non abbassare la guardia. Nonostante il calo, non comprare. Al più, mantieni.

     

    Milano contiene la discesa grazie alle banche

    Per buona parte della settimana le Borse europee hanno dato la sensazione di reggere meglio ai cali – il tutto è sfumato nell’ultima seduta. Milano comunque ha perso un po’ meno delle colleghe (-4,5%) grazie alle buone notizie giunte da due colossi bancari. Intesa Sanpaolo (3,08 euro) ha presentato conti 2017 migliori delle attese e ha annunciato un piano di crescita ambizioso, ma credibile. Unicredit (17,76 euro), oltre a presentare anch’essa conti 2017 sopra le attese, ha confermato il tanto atteso ritorno alla distribuzione di un dividendo in contanti (sarà di 0,32 euro per azione e sarà pagato in primavera). I titoli hanno retto bene: Intesa ha chiuso la settimana con un -1%, Unicredit ha fatto +1,1%. Acquista entrambe. 

     

    In settimana si sono distinte anche le Umicore (44,08 euro; Isin BE0974320526), salite dell’8,1% dopo la pubblicazione di conti ben superiori alle attese del mercato. Le attività legate al riciclo delle batterie elettriche vanno a gonfie vele e il gruppo potrebbe raggiungere già quest’anno gli obiettivi fissati per il 2020. Il titolo è rischioso, ma vale ancora una scommessa – punti sul crescente successo delle auto elettriche.  

     

    Anche la Banca centrale d’Inghilterra ha riservato sorprese sui tassi d’interesse: potrebbe alzarli prima del previsto. L’effetto di rafforzamento sulla sterlina è, però, durato ben poco e, quindi, la Borsa di Londra ha retto meglio delle colleghe europee, perdendo “solo” il 4,7% (le società inglesi fanno tanti utili al di fuori del Regno Unito, quindi se la sterlina si rialza i loro utili all’estero valgono di meno). 

     

    Risposte per te

    @Alessandro L’annuncio dei conti 2017 di Oriflame (312,6 sek; Isin CH0256424794) è previsto per il 15 febbraio. Il calo del titolo dei giorni scorsi dipende dalla generale debolezza di Stoccolma. Acquista.

    @Lelio Anche se il tuo Etf è di natura azionaria, non significa che, ai fini fiscali, sia come le azioni. I suoi guadagni non sono compensabili con minusvalenze pregresse. La banca ha agito secondo la legge.

    @Pietro Schnitzer Steel ha staccato il 9 febbraio 0,1875 dollari lordi per azione di dividendo (è un quarto di quello annuale; netto sono 0,118 dollari). Il pagamento è previsto, però, solo a partire dal 26 febbraio.

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  • Analisi
    Il regalo di Natale: la settimana delle Borse 6 mesi fa - lunedì 18 dicembre 2017
    È quello che il mercato sta aspettando da Trump con il varo definitivo della riforma fiscale – dovrebbe arrivare mentre stai leggendo queste righe. Nell’attesa New York ha chiuso la settimana in rialzo dello 0,9%. Meno brillanti le Borse europee, che hanno chiuso, in media, a +0,2%.  

    Prezzi e variazioni settimanali al 15/12/17

     

    Al massimo il 5% sulla borsa Usa

    Per tutta la settimana si sono rincorse le indiscrezioni sul contenuto effettivo della riforma fiscale di Trump. Solo sul finire della settimana è stato presentato il testo definitivo, che mette insieme le versioni approvate da Camera e Senato. Nel momento in cui ci leggi questo ultimo testo dovrebbe essere al voto finale. Il mercato sembra dare per scontato che la riforma passerà – alcuni membri del partito di Trump che fin qui sono stati “scettici” si sono detti convinti dal testo finale. Non vale la pena, però, aumentare ulteriormente la quota di azioni americane in portafoglio: proprio sull’attesa della riforma fiscale, New York nel 2017 è già salita del 20% circa, molto più del resto delle altre Borse (+6% circa per le Borse europee). Se sei un investitore “difensivo” non devi avere azioni americane. Negli altri casi New York merita al massimo il 5% del tuo portafoglio. Per più informazioni vedi www.altroconsumo.it/finanza/portafogli.

     

    Banche in ritirata

    Le notizie sulla riforma fiscale hanno messo in secondo piano l’esito della riunione della Banca centrale Usa. Quest’ultimo, comunque, è stato in linea con le attese – per approfondimenti vedi pagine 11-12 – e il mercato è rimasto nel complesso indifferente. L’unico settore che è rimasto un po’ colpito è stato quello bancario: i titoli americani del settore sono scesi, mediamente, dello 0,2%. Come mai? I toni usati dalla Banca centrale Usa in merito alle prospettive future di inflazione sembrano eliminare ogni possibilità di accelerazione sul piano di rialzo dei tassi d’interesse: le banche, invece, un po’ ci speravano, visto che anni di tassi d’interesse bassi hanno ridotto i loro margini di guadagno al lumicino. Anche in Europa, comunque, i titoli bancari non sono andati benissimo. Un po’ perché la Banca centrale europea ha confermato, da attese, di voler andare avanti con la politica di tassi d’interesse bassi ancora a lungo, un po’ per problemi specifici di alcune banche. In particolare, qui da noi le azioni Ubi Banca (3,70 euro) hanno perso il 9,2%. Il mercato si è spaventato quando, in un prospetto informativo legato al collocamento di alcune obbligazioni, ha letto che Ubi dovrà aggiornare entro marzo 2018 il piano di smaltimento dei suoi crediti “marci”. Non è una novità, ma ha comunque riacceso l’attenzione del mercato sul tema. Nonostante il calo in Borsa confermiamo il nostro consiglio: se le hai in mano, vendi le azioni Ubi banca. Un po’ per il calo dei titoli bancari, che sul nostro listino pesano più che su altre Borse, un po’ per le tensioni per le prossime elezioni, Piazza Affari, col suo -3%, è stata tra le peggiori della settimana. Salvatore Ferragamo (21,15 euro) ha perso in Borsa il 9,3% dopo aver lanciato un allarme sul fatto che il 2018 sarà un anno difficile come il 2017. Abbiamo abbassato le stime ma il consiglio non cambia. Al più, mantieni.

     

    Bene la farmacia con Teva

    Tra i settori che meglio si sono comportati c’è, invece, il settore farmaceutico (+1,6%). A trainarlo ci sono state le azioni Teva Pharma (18,61 Usd; Isin US8816242098), salite in settimana del 15,9% dopo la presentazione del nuovo piano strategico. Le misure sono lacrime e sangue – licenziamento del 25% della forza lavoro e sospensione del pagamento del dividendo (non si sa fino a quando, forse a febbraio avremo aggiornamenti in merito) – ma dovrebbero permettere a Teva di risparmiare circa 3 dollari per azione di soli costi da qui al 2019 e di evitare un aumento di capitale. Quest’ultima prospettiva è quella che è piaciuta al mercato, ma noi siamo meno entusiasti. Primo: la ristrutturazione avrà comunque, a breve, un impatto negativo sui conti – stimiamo ora una perdita di 4,5 dollari per azione nel 2017 e di 0,5 dollari nel 2018. Secondo: la ristrutturazione potrebbe rallentare le attività di ricerca e sviluppo e il lancio di nuovi farmaci. Il consiglio non cambia: al più mantieni le azioni che hai già. Nel settore farmaceutico le Eli Lilly (86,54 Usd; Isin US5324571083) hanno chiuso la settimana solo a +0,1% sebbene la società abbia preannunciato per il 2018 un rialzo degli utili superiore a quanto attualmente previsto dal mercato. Il consiglio resta mantieni.

     

    Settore media +1,3% con Walt Disney

    Anche il settore media si è comportato bene grazie al +6,8% fatto segnare dalle azioni Walt Disney (111,27 Usd; Isin US2546871060). Il gruppo acquisirà le attività di intrattenimento di 21st Century Fox: il prezzo è lievemente superiore a quello da noi ritenuto come corretto, ma, visto il ritiro dell’altro pretendente, almeno non si è scatenata una guerra di prezzi come si temeva fino a qualche giorno fa (vedi Altroconsumo Finanza n° 1248). Insomma, alla fine è andata meglio del previsto. L’operazione è importante per rafforzare l’offerta, soprattutto in streaming, ma non avrà impatti sui conti di Disney per almeno due anni. Mantieni le azioni che hai.

     

    A Stoccolma spicca Ericsson

    In una settimana negativa per Stoccolma (-1%) spicca il +4,2% delle Ericsson (55,10 sek; Isin SE0000108656). La società ha siglato un accordo con Deutsche Telekom (15,09 euro, Isin DE0005557508; -3 %, mantieni) per la fornitura di un’infrastruttura per la rete 5G volta a coprire metà della Germania. Il gruppo svedese ha puntato molto su questa nuova tecnologia. La notizia è buona, ma il consiglio non cambia: mantieni le Ericsson. 

    Ericsson ha siglato un accordo sulla rete 5G anche con l’americana Verizon (52,67 Usd; Isin US92343V1044). Quest’ultima, in previsione di questo internet velocissimo, sta cercando anche di arricchire l’offerta di contenuti per i suoi clienti: ha siglato un accordo per trasmettere in streaming negli Usa le partite di football americano. Un bel colpo. Il titolo ha fatto in settimana +3,1%. Mantieni le azioni.

     

    Risposte per te

    @Andrea L’acquisto di azioni proprie è una pratica diffusa, soprattutto per le società Usa. È un modo per sostenere il titolo e, quindi, indirettamente remunerare gli azionisti. In genere non prelude a nessuna particolare operazione (fusioni o acquisizioni).

    @Claudio B. Nel corso del 2017 Unicredit non ha pagato alcun dividendo in contanti. Lo 0,5 euro che leggi, riguarda le nostre attese sul dividendo che sarà pagato nel 2018 a valere sul bilancio del 2017. Per ora, dunque, non ci sono né date, né importo certo.

    @Claudio C. Se hai minusvalenze in scadenza nel 2017 o le sfrutti entro la fine dell’anno o le perdi per sempre. Sono un modo per pagare meno tasse sui titoli (fondi comuni e Etf esclusi) su cui sei in guadagno – devi vendere questi ultimi per usarle.

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Informazioni chiave

Carta d'identità

Massimo degli ultimi 12 mesi 33,31 USD
Minimo degli ultimi 12 mesi 11,23 USD
ISIN US8816242098
Borsa New York
Beta 0,84
Volatilità 35,28 %
Numero di azioni 1.014.359.000
Capitalizzazione di Borsa (in miliardi) 24,10 USD
Settore Salute e farmacia
Volume delle transazioni (media giornaliera, in migliaia) 343.018 USD
Punteggio corporate governance 5

Indici chiave per azione (USD)

2018 (e) 2017 2016 2015
Dividendo 0,00 0,51 1,36 1,36
Utile corrente 1,05 -16,26 0,07 5,47
Utile netto 1,05 -16,26 0,07 1,84
Cash Flow corrente 2,55 -14,34 1,59 7,00
Cash Flow netto 2,55 -14,34 1,59 4,76
EBIT 2,25 -17,21 2,26 7,22
EBITDA 3,75 -15,13 3,85 8,75
Patrimonio netto 18,10 17,07 32,84 32,79
Patrimonio netto tangibile -9,45 -10,87 -10,91 11,83

Rendimento in euro

Teva Pharmaceutical Stoxx Europe 600 S&P 500
Rendimento ultimi 3 mesi 41,83 % 3,25 % 7,30 %
Rendimento ultimi 6 mesi 33,33 % 0,24 % 5,21 %
Rendimento ultimo anno -20,11 % 0,80 % 9,69 %
Rendimento ultimi 5 anni -3,56 % 5,97 % 14,43 %

Indici finanziari della società

2017 2016 2015 2014
Pay out - 2.300,00 % 73,43 % 37,84 %
Current ratio 0,86 0,92 1,41 1,17
ROE -95,20 % 0,20 % 15,72 % 18,66 %
ROE netto -95,20 % 0,20 % 5,28 % 13,10 %
Margine lordo 48,36 % 54,14 % 57,79 % 59,90 %
Margine netto -73,48 % 0,23 % 8,05 % 15,01 %
EBIT margin -78,11 % 9,83 % 31,42 % 28,28 %
EBITDA margin -68,67 % 16,79 % 38,07 % 35,71 %
Tax rate - 91,24 % 28,61 % 16,27 %
Gearing 168,11 99,48 10,10 34,69
Patrimonio netto / totale attivo 26,55 % 37,67 % 55,16 % 50,31 %

Dati di Borsa per azione

2018 (e) 2017
Rendimento da dividendo 0,00 % 2,15 %
Prezzo/utile corrente 22,63 -
Prezzo/cash flow corrente 9,32 -
Prezzo/patrimonio netto 1,31 1,39
Prezzo/patrimonio netto tangibile - -
Prezzo per valore patrimoniale netto - -
Rendimento a lungo termine 4,57 % -

(e) : stima

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