Texas Instruments

US8825081040
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103,00 USD 25/04/2018 22:15 Nasdaq
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10,61 % Rendimento a 1 anno
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Articoli

  • Analisi
    Sorrisi a denti stretti: la settimana delle Borse 2 mesi fa - lunedì 29 gennaio 2018
    New York col suo +2,2% è stata una delle Borse migliori della settimana. Considerando il calo del dollaro nei confronti dell’euro (-1,5%), il risultato è meno scintillante. Le Borse dell’eurozona sono comunque andate peggio (invariate), Milano si è difesa: +0,5%. 
     
     
     
     

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  • Analisi
    Texas Instruments: conti record nel 2017 3 mesi fa - lunedì 15 gennaio 2018
    Le azioni Texas Instruments sono andate benissimo nel corso degli ultimi anni e oggi viaggiano sui massimi storici – hanno superato persino i valori record che erano stati toccati a ridosso del 2000.
     
     
     
     

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  • Analisi
    Chi ben comincia... la settimana delle Borse 3 mesi fa - lunedì 15 gennaio 2018
    I primi giorni del 2018 sono stati positivi per le Borse. Questo buon momento ora affronta la prova dei conti trimestrali che piano piano le società cominciano a svelare.

    Variazioni settimanali su prezzi al 12/01/18 

    Una sola scivolata per Wall Street

    Come spesso accade, la Borsa di New York ha fatto un po’ da faro per tutte le altre. E se pensiamo che dall’inizio del 2018 fino al 12 gennaio incluso Wall Street ha chiuso una sola giornata in calo (+1,6% il bilancio complessivo della scorsa settimana; +4,2% dalla fine del 2017), capiamo il perché della buona intonazione che ha caratterizzato tutte le Borse in questo primo scampolo di anno. In particolare, sono stati i titoli del settore finanziario a trascinare al rialzo la Borsa Usa. Per esempio, le azioni BlackRock (555,53 Usd; Isin US09247X1019) hanno messo su, solo settimana scorsa, il 5,7% (+8,1% da fine 2017) dopo che il gruppo ha annunciato che in tutto il 2017 i suoi Etf (sono quelli targati Ishares) hanno raccolto capitali per una cifra mai vista prima. Il titolo viaggia sui massimi di sempre, ma resta correttamente valutato. Se hai le BlackRock, mantienile.

     

    Conti delle banche usa in contrazione, ma…

    Il settore finanziario e la Borsa Usa non sono stati per nulla scossi dai primi conti, in forte calo, annunciati da un colosso come Jp Morgan (titolo +4% alla fine della scorsa settimana) – utili in discesa di quasi il 40% rispetto allo stesso periodo di un anno prima. È previsto che altre banche facciano annunci simili. Perché la cosa non spaventa? Perché le perdite sono legate a movimenti contabili dovuti all’abbassamento delle tasse voluto da Trump. Devi sapere, infatti, che non sempre le aziende pagano le tasse su quello che effettivamente hanno incassato nel corso dell’anno. A volte accade che paghino prima più tasse di quelle dovute: nella legge fiscale americana questo dà origine a un “bonus” che viene messo a bilancio come se fosse un bene aziendale. Si può usare, infatti, negli anni seguenti per ridurre il carico fiscale. Ora, con le tasse che da quest’anno scendono, questo bene vale molto di meno – le aziende hanno già pagato tasse più alte – e quindi le società sono obbligate a svalutarlo. Tutto questo è un fenomeno non ricorrente che sarà compensato dalle minori tasse di cui le aziende cominceranno a godere già da quest’anno. Siccome i mercati guardano più al futuro che al passato, le svalutazioni che stanno pesando sui conti del 2017 non generano alcun elemento di preoccupazione.

    Nota stonata è stata Intel (43,24 Usd; Isin US4581401001) che ha perso in Borsa il 6,4% da fine 2017. Alcuni suoi microchip presentano livelli di sicurezza bassi (rendono semplice il furto di password e dati sensibili). La società ha detto che per risolvere il problema basta un aggiornamento di sistema, ma pare che quest’ultimo rallenti un po’ i pc. In ogni caso il timore che questo caso comprometta le prospettive di Intel ci sembra esagerato: il titolo è conveniente. Acquista.  


    Prezzo del greggio sui 70 dollari al barile

    Il fenomeno delle svalutazioni non riguarda solo le banche, ma sarà comune a tante società Usa o estere che operano negli Usa. Per esempio, un colosso petrolifero come BP (534,8 pence; Isin GB0007980591) ha già annunciato che i conti del quarto trimestre 2017 saranno gravati da svalutazioni per 1,5 miliardi di dollari circa. Il mercato, però, ha di fatto snobbato la notizia, tanto che il titolo nel corso del 2018 è salito in Borsa del 2,3% (+1% circa nel corso della settimana scorsa). I mercati hanno più badato alla corsa del prezzo del greggio: quello di qualità brent ha ormai sfiorato i 70 dollari al barile, facendo registrare un rialzo del 2,5% da fine 2017. Tra i titoli del settore, meglio ancora di BP, ha fatto Chevron (133,6 Usd; Isin US1667641005), salita del 4,5% nella scorsa settimana e del 6,7% da fine 2017. Il titolo si è ormai riportato sui massimi di luglio 2014, quando il prezzo del greggio viaggiava oltre i 100 dollari al barile, ma secondo noi resta una delle migliori scelte nel settore. Acquista Chevron, mantieni BP. Il rialzo del greggio fa bene soprattutto alle società che forniscono servizi all’industria petrolifera come Saipem (4,054 euro), salita dal 6,5% in Borsa dalla fine del 2017. Mantieni.

     

    Volano le banche italiane

    Piazza Affari è andata benissimo in questo avvio di 2018 – dalla chiusura del 2 gennaio a quella del 12 gennaio ha registrato tutte singole sedute in rialzo. Il bilancio dell’ultima settimana è di +2,9% (+7,2% da fine 2017). E anche a Milano la spinta è arrivata dai titoli bancari. In particolare, bene Intesa Sanpaolo (3,026 euro): tra le voci di una possibile fusione con una banca europea – si parla del Crédit Agricole, ma siamo proprio nell’ambito delle indiscrezioni – e di un’importante cessione di crediti “marci”, le azioni sono salite del 7,5% nella sola settimana scorsa e del 9,2% dalla fine del 2017. Secondo noi sono comunque ancora convenienti. Acquista. Molto bene anche le Unicredit (17,47 euro), salite del 7,5% settimana scorsa e del 12,1% dalla fine del 2017. Il successo riscontrato dalla banca nel lancio di una nuova forma di obbligazione, chiamata lower tier senior, ha fatto piacere al mercato. Questi bond, in termini di rischiosità, si pongono tra le obbligazioni subordinate (più rischiose) e quelle ordinarie (meno rischi in caso di bail-in), ma alla stregua delle prime sono considerate “quasi capitale”: insomma, più le banche riescono a emetterne, meno avranno bisogno di aumenti di capitale. Tu comprati le azioni Unicredit. Lascia stare questi bond lower tier senior, anche perché hanno un taglio minimo da 250.000 euro e sono destinati esclusivamente a investitori istituzionali. 

     

    Solo discreto l’avvio d’anno per Londra: +0,7% nell’ultima settimana, +1,2% da fine 2017. La Borsa della vicina Svizzera non ha brillato: -0,1% nell’ultima settimana, +1,8% da fine 2017. Ha pesato un po’ l’andamento delle Roche (245,80 Usd; Isin CH0012032048) calate del 2,5% nell’ultima settimana (-0,3% da fine 2017). Il via libera da parte delle autorità sanitarie europee a un trattamento contro la sclerosi a placche non ha scaldato più di tanto il mercato. E, in effetti, le prospettive del gruppo non cambiano: confermiamo stime e consiglio. Mantieni. 

     

    Risposte per te

    @Adriano Sia Axa, sia Ahold Delhaize, sia BMW staccano i dividendi solo una volta l’anno. Per questo, da luglio, non hai ricevuto nulla: i dividendi a valere sul 2017 saranno pagati nella primavera di quest’anno.

    @Franco I titoli esteri azionari quotati alla Borsa di Milano subiscono comunque la doppia tassazione sui dividendi (Paese estero e, sul restante, fisco italiano). Sulle plusvalenze (guadagni di prezzo) paghi solo il fisco italiano.

    @Giancarlo Le azioni Encana (13,98 Usd; Isin CA2925051047) sono risalite grazie al rialzo del greggio. Il gruppo dovrebbe essere tornato in utile alla fine del 2017 ma il titolo è solo correttamente valutato. Al più mantieni le azioni.

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  • Analisi
    Texas Instruments: alzato il dividendo 6 mesi fa - lunedì 2 ottobre 2017

    Il rialzo del dividendo trimestrale ha spinto Texas sui massimi. Negli ultimi anni il titolo ti ha offerto un rendimento superiore a quello del listino dei titoli tecnologici Nasdaq.

    Prezzo al momento dell'analisi (29/09/17): 89,64 USD
    Consiglio:Mantieni

     

    L’americana Texas Instruments (Isin US8825081040) ha alzato il dividendo trimestrale del 24%. Il rendimento lordo annuo da dividendo è ora del 2,4%, un livello buono per il settore (la media è 1,4%). Dopo aver archiviato il 2° trimestre con ricavi e utili per azione sopra le attese, anche per il 3° trimestre è atteso un utile record. Il gruppo beneficia della buona salute del mercato dei semiconduttori e delle sue valide scelte strategiche (focalizzazione sui redditizi chip per i settori industriale e auto). Per il 2017 stima un margine industriale (rapporto tra utili industriali e fatturato) oltre il 38% (3 anni fa era al 30%). Grazie alla leadership in un mercato difficile per i concorrenti (richiede pesanti investimenti), Texas può fissare i prezzi di vendita con una certa libertà. Il gruppo si dimostra generoso con gli azionisti anche con gli acquisti di azioni proprie (previsti altri 6 miliardi di dollari).

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  • Analisi
    Pillole dalle società quotate 8 mesi fa - venerdì 4 agosto 2017

    Ecco un commento su diverse società della nostra selezione che hanno pubblicato i conti trimestrali in questi giorni.

    Banconote dollari e euro

    Banconote dollari e euro

    Prezzi al 03/08/17

     

    Adidas (193,20 euro; Isin DE000A1EWWW0) ha messo a segno un buon secondo trimestre. I ricavi (effetti di cambio esclusi) sono saliti del 19%, mentre gli utili per azione sono saliti di circa il 14%. I conti sono stati trainati dalle vendite in Cina e negli Stati Uniti (dove la redditività è elevata). Buona anche la spinta arrivata dalle vendite online, mentre la Russia ha un po’ frenato la crescita del gruppo. I vertici si dimostrano molto ottimisti, ma noi ritocchiamo solo lievemente al rialzo le stime sull’utile per azione del 2017 (a 6 euro). Il titolo è caro. Vendi.

     

    Eli Lilly (81,93 euro; Isin US5324571083) ha pubblicato risultati trimestrali sopra le attese. Ha, però, anche comunicato che la domanda per l’approvazione del trattamento sperimentale Olumiant (contro l’artrite reumatoide) non verrà presentata all’autorità sanitaria Usa prima di 18 mesi. È una cattiva notizia, nel frattempo i concorrenti potrebbero già sbarcare sul mercato con prodotti simili. Azione al più correttamente valutata. Mantieni.

     

    Enel (4,94 euro) ha chiuso il primo semestre dell’anno con risultati sostanzialmente allineati alle nostre attese. I ricavi sono aumentati del 6% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima grazie a un buon andamento dei prezzi dell’energia in Italia. Gli utili industriali, però, sono scesi di circa il 5% per effetto del clima in Spagna – il gruppo ha dovuto produrre elettricità da fonti di energia più costose. Abbiamo, per prudenza, ritoccato al ribasso le stime sull’utile per azione del 2017 da 0,34 a 0,33 euro (da 0,39 a 0,37 euro per il 2018), ma il titolo resta correttamente valutato. Mantieni.

     

    Eni (13,5 euro) ha archiviato il secondo trimestre dell’anno con risultati senza infamia e senza lode. La produzione di idrocarburi è stata lievemente inferiore alle nostre attese (così come le vendite di gas), mentre i ricavi nelle attività di raffinazione sono andati meglio del previsto. Bene il controllo dei costi e un aiuto è arrivato anche dalla riduzione dell’imposizione fiscale. Complice l’incertezza sull’andamento dei prezzi del greggio, abbiamo confermato le stime di un utile per azione di 0,45 euro nel 2018. Il titolo è correttamente valutato. Mantieni. 

     

    GlaxoSmithKline (1.528 pence; Isin GB0009252882) ha presentato conti trimestrali in linea con le attese. Ha, però, abbassato le previsioni sull’utile per azione di fine anno a causa dei maggiori costi previsti per il lancio di un trattamento per l’HIV. Per cercare di recuperare un po’ di denaro, il gruppo sospenderà 30 progetti di ricerca e cercherà di vendere alcune attività ritenute non strategiche. Titolo correttamente valutato. Mantieni.

     

    Merck (63,52 Usd; Isin US58933Y1055) ha chiuso il secondo trimestre dell’anno con risultati superiori alle attese. A far da traino, le vendite del Keytruda, un trattamento omologato nel 2014 per la cura del melanoma, ma poi autorizzato al trattamento di altre forme di cancro. Bene anche il Zepatier (contro l’epatite C), lanciato nel 2016, che ha già registrato vendite in crescita del 60%. Non così entusiasmanti le vendite degli altri farmaci, dove la concorrenza dei farmaci generici si fa sentire. Al punto che la società, per prudenza, ha abbassato le stime sugli utili di fine anno. Noi, comunque, continuiamo a ritenere il titolo correttamente valutato. Mantieni.

     

    Phillips (32,04 euro; Isin NL0000009538) nel secondo trimestre dell’anno ha registrato un rialzo di vendite (+4%, a perimetro aziendale costante) e di utile industriale (+10%) in linea con le attese. I costi di ristrutturazione e le spese legate ad alcune acquisizioni hanno però fatto crollare l’utile per azione di circa il 40%, un risultato peggiore delle nostre attese. Il secondo semestre dovrebbe andare meglio (buon portafoglio di ordini), ma il titolo secondo noi resta caro e vendere.

     

    Procter & Gamble (90,86 Usd; Isin US7427181091) ha chiuso il 30 giugno il suo anno fiscale 2016/2017. Le vendite sono rimaste in linea con quelle dell’anno precedente. Il margine industriale (rapporto tra utili industriali e fatturato) si è, però, assestato al 21,5% – era al 17,2% alla fine del 2012/2013 – un miglioramento dovuto alle vendite di attività poco profittevoli, al contenimento dei costi e alla capacità di alzare i prezzi di vendita per alcuni dei suoi prodotti. Sono attesi ulteriori risparmi sui costi per 3,8 Usd per azione entro il 2021. Alcuni azionisti stanno facendo pressione contro gli attuali manager, ritenuti poco capaci di far crescere il gruppo. Rivoluzioni importanti sono comunque escluse per ora, anche se il titolo, come spesso accade, si è ringalluzzito un po’ all’idea. Confermiamo stime e consiglio. Mantieni.

     

    Solvay (124,55 euro; Isin BE0003470755) ha chiuso il secondo trimestre dell’anno con ricavi in crescita dell’8% (effetti di cambio esclusi) e con una salita dell’utile industriale (elementi straordinari esclusi) del 18% - il rapporto tra utili industriali e fatturato è salito dal 22% al 23%. Abbiamo ritoccato al rialzo le nostre stime sui risultati a fine 2017 e fine 2018, ma il titolo ai prezzi attuali resta correttamente valutato.

     

    Texas Instruments (81,36 Usd; Isin US8825081040) ha presentato conti del secondo trimestre e previsioni per il trimestre in corso superiori alle nostre attese. La domanda di chip dal settore delle auto si fa particolarmente sentire, segno che gli investimenti fatti in questi anni per coprire questa fetta di mercato sono stati lungimiranti. Alziamo le stime sull’utile per azione 2017 d 3,95 a 4,15 Usd, ma il titolo resta correttamente valutato. Mantieni.

     

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Altro

Informazioni chiave

Carta d'identità

Massimo degli ultimi 12 mesi 119,89 USD
Minimo degli ultimi 12 mesi 76,41 USD
ISIN US8825081040
Borsa Nasdaq
Beta 1,21
Volatilità 18,53 %
Numero di azioni 983.105.800
Capitalizzazione di Borsa (in miliardi) 96,76 USD
Settore Alta tecnologia
Volume delle transazioni (media giornaliera, in migliaia) 466.135 USD
Punteggio corporate governance 6

Indici chiave per azione (USD)

2018 (e) 2017 2016 2015
Dividendo 2,50 2,12 1,64 1,40
Utile corrente 5,10 4,50 3,58 2,90
Utile netto 5,10 3,72 3,58 2,90
Cash Flow corrente 6,08 5,41 4,54 4,00
Cash Flow netto 6,08 5,41 4,54 4,00
EBIT 6,64 6,14 4,78 4,15
EBITDA 7,61 7,05 5,74 5,25
Patrimonio netto 11,15 10,51 10,52 9,84
Patrimonio netto tangibile 6,66 6,08 6,14 5,52

Rendimento in euro

Texas Instruments Stoxx Europe 600 S&P 500
Rendimento ultimi 3 mesi -8,53 % -4,41 % -5,87 %
Rendimento ultimi 6 mesi -0,54 % -1,60 % -1,26 %
Rendimento ultimo anno 10,61 % -0,77 % -1,32 %
Rendimento ultimi 5 anni 27,12 % 5,39 % 12,17 %

Indici finanziari della società

2017 2016 2015 2014
Pay out 57,14 % 45,42 % 48,36 % 46,90 %
Current ratio 3,87 3,29 2,77 2,92
ROE 43,11 % 34,33 % 30,02 % 27,15 %
ROE netto 35,62 % 34,33 % 30,02 % 27,15 %
Margine lordo 64,26 % 61,63 % 58,15 % 56,93 %
Margine netto 24,61 % 26,89 % 22,97 % 21,63 %
EBIT margin 40,66 % 35,89 % 32,88 % 30,26 %
EBITDA margin 46,70 % 43,04 % 41,59 % 39,69 %
Tax rate 30,62 % 27,08 % 29,17 % 27,18 %
Gearing -3,79 23,44 31,37 10,60
Patrimonio netto / totale attivo 58,59 % 63,74 % 61,28 % 58,63 %

Dati di Borsa per azione

2018 (e) 2017
Rendimento da dividendo 2,54 % 2,15 %
Prezzo/utile corrente 19,30 21,89
Prezzo/cash flow corrente 16,19 18,20
Prezzo/patrimonio netto 8,83 9,36
Prezzo/patrimonio netto tangibile 14,78 16,19
Prezzo per valore patrimoniale netto - -
Rendimento a lungo termine 7,39 % -

(e) : stima

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