Texas Instruments

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115,00 USD 20/07/2018 22:00 Nasdaq
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Come valutiamo le azioni

Articoli

  • Analisi
    Il tempo delle trimestrali: la settimana delle Borse 2 mesi fa - venerdì 27 aprile 2018
    In questi giorni l’andamento dei titoli azionari è condizionato dalla rivelazione dei bilanci relativi al primo trimestre dell’anno. I risultati continuano a essere in chiaroscuro e questo fa sì che le Borse finiscano con l’alternare alti e bassi senza prendere una direzione precisa.
     
     
     
     

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  • Analisi
    Sorrisi a denti stretti: la settimana delle Borse 5 mesi fa - lunedì 29 gennaio 2018
    New York col suo +2,2% è stata una delle Borse migliori della settimana. Considerando il calo del dollaro nei confronti dell’euro (-1,5%), il risultato è meno scintillante. Le Borse dell’eurozona sono comunque andate peggio (invariate), Milano si è difesa: +0,5%. 

    Variazioni settimanali su prezzi al 26/01/18

     

    Le Borse sono state spiazzate da notizie contrastanti sul futuro dell’economia globale: da un lato, il Fondo monetario internazionale ha alzato dello 0,2% le stime di crescita per il 2018 e il 2019, dall’altro, i venti di protezionismo negli Usa – imposti dazi sulle importazioni di prodotti dall’estero – rappresentano un possibile freno alla crescita economica. Per questo i mercati hanno preferito concentrarsi sulle poche “certezze” arrivate dai conti societari. Buone le notizie giunte da alcuni titoli farmaceutici. Le Novartis (87,74 franchi; Isin CH0012005267), per esempio, sono salite del 5,2%. I risultati del 2017 hanno mostrato ricavi in crescita dell’1%, nonostante la concorrenza dei farmaci generici, e utili in salita del 16%. Abbiamo ritoccato al rialzo le stime sull’utile per azione da 3,30 a 3,65 franchi per il 2018 e da 3,65 a 4 franchi per il 2019, ma il titolo resta solo correttamente valutato. Mantieni. Le Abbott (63,42 Usd; Isin US0028241000), invece, sono salite del 6,9%. Le acquisizioni di St. Jude Medical e Alere hanno fatto sì che, nel 4° trimestre 2017, i ricavi siano saliti del 42% (più del previsto) rispetto allo stesso periodo del 2016. La divisione legata alla nutrizione, però, ha mostrato difficoltà a causa di condizioni di mercato difficili in Cina. Queste ultime ci preoccupano: se non l’hai ancora fatto, questo è un buon momento per vendere le Abbott e incassare i guadagni. Tra le azioni meno brillanti del settore farmaceutico, ci sono state le Sanofi (73,48 euro; Isin FR0000120578): il mercato non ha gradito la decisione della società di spendere circa 9 miliardi di euro per comprare l’americana Bioverativ. L’operazione, però, dovrebbe portare comunque qualche beneficio ai conti di Sanofi. Mantieni.

     

    Tecnologici tra luci e ombre

    Settimana meno brillante per i titoli della tecnologia: quelli dei produttori di microchip, per esempio, in media si sono fermati a +1,2%. A pesare c’è stato il calo del 2,7% registrato dalle Texas Instruments (113,69 Usd; Isin US8825081040). Il gruppo ha preannunciato per questo primo trimestre del 2018 una crescita dei ricavi di circa il 7%: visto che il 2017 si è chiuso con una crescita del 12%, il mercato è rimasto deluso e ha approfittato per portare a casa un po’ di guadagni fatti sul titolo. Le azioni IBM, nel 2017, sono salite di poco più del 40%. È il doppio di quanto è salita, nel suo complesso, la Borsa Usa. Non ci spaventiamo: le prospettive annunciate sono tutto sommato in linea con le nostre aspettative. Inoltre, gli utili dovrebbero essere aiutati dalla riforma fiscale. Il titolo resta correttamente valutato. Se hai le azioni, mantienile. Continua, invece, il recupero delle Intel (50,08 Usd; Isin US4581401001) dopo i cali di inizio anno legati all’allarme sicurezza sui suoi microchip. In settimana il titolo ha messo su l’11,7% dopo che il gruppo ha, da un lato, annunciato di aver chiuso il 2017 con ricavi in crescita del 4% (il mercato si aspettava qualcosa di meno) e, dall’altro, ha promesso l’arrivo di nuovi microchip, più sicuri, già entro la fine dell’anno. Siamo ottimisti: acquista. Nel settore tecnologico, continua la corsa delle Amazon (1.402,05 Usd; Isin US0231351067), salite su nuovi massimi storici dopo l’apertura del primo supermercato senza casse. La scommessa sul fatto che questa società continuerà a rivoluzionarci la vita resta valida (per i termini vedi Altroconsumo Finanza n° 1243).

     

    Linea bollente

    Tra i titoli che si sono comportati particolarmente bene in settimana, vanno segnalati quelli della telefonia (+2,4% medio). A dare pepe al settore ci sono state le rivelazioni sulla trattativa, tenutasi a fine 2017, per un possibile acquisto della francese Orange (14,85 euro; Isin FR0000133308) da parte della tedesca Deutsche Telekom (14,64 euro; Isin DE0005557508). Alla fine non se ne è fatto nulla – i francesi volevano più peso dopo la fusione – ma la notizia ha ravvivato la possibilità che si possano vedere operazioni di questo tipo nel settore in un prossimo futuro. Le Orange e le Deutsche Telekom hanno chiuso la settimana, rispettivamente, in rialzo del 2,7% e dell’1,2% e sono ancora da mantenere. Una spinta al settore l’hanno data anche le Verizon (54,72 Usd; Isin US92343V1044), salite del 5,4% dopo la presentazione dei conti del 2017. Questi, in realtà, non hanno riservato grandi sorprese: nel 2018 ricavi e utili dovrebbero crescere al massimo del 5% – il debito elevato non permette alla società di fare shopping per sostenere la crescita. Le Verizion sono correttamente valutate. Mantieni.

     

    offerta di azioni unicredit

    Altra buona settimana per le azioni bancarie (+3,3%, in particolare, per quelle europee). Le Unicredit (17,95 euro) sono salite del 3,2%. Il titolo resta conveniente, ma non vale la pena aderire all’offerta in corso in questi giorni (ti sono stati caricati in portafoglio dei diritti d’opzione). È un’operazione formale, più che di sostanza: è offerto solo lo 0,25% delle azioni del gruppo e non è un aumento di capitale – sono le azioni che sono state restituite quando è stata data agli azionisti la possibilità di recedere (vedi Altroconsumo Finanza n° 1249). Il prezzo di sottoscrizione è di 16,34 euro, circa il 9% in meno del prezzo di Borsa attuale, ma puoi sottoscrivere solo 1 azione ogni 352 che hai già. Se non hai capitali enormi, potrai acquistare solo una o due azioni: visto che spesso le banche prevedono costi per operazioni sul capitale, non ne vale la pena – rischi di pagare molto più di quello che risparmi (è 1,6 circa euro per azione). Non far nulla e fai scadere i diritti. Se proprio vuoi comprare altre azioni Unicredit, fallo in Borsa. 

    L’offerta delle azioni Unicredit termina il 21 febbraio (se comunque decidi di aderire all'offerta in opzione, le tempistiche con la tua banca potrebbero essere più stringenti).

    Anche le azioni Intesa (3,16 euro) sono salite in settimana (+2,3%). Come le Unicredit restano convenienti e quindi da acquistare. Secondo noi, però, l’investimento complessivo in Intesa e Unicredit non dovrebbe superare il 5% del valore totale del tuo portafoglio. 

    Risposte per te

    @Ivo Intesa dovrebbe staccare il dividendo il 21 maggio, per Unicredit la data non è nota. Non si compra un’azione prima del dividendo per rivenderla subito dopo.

    @Paolo solo i dividendi delle azioni estere sono tassati due volte (anche se li acquisti su Borsa Italiana). I rialzi di prezzo (le plusvalenze) sono tassati solo in Italia.

    @Roberto in regime amministrato, anche per conti ugualmente intestati, non puoi usare le minusvalenze su banca A per compensare le plusvalenze su banca B.

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  • Analisi
    Texas Instruments: conti record nel 2017 6 mesi fa - lunedì 15 gennaio 2018
    Le azioni Texas Instruments sono andate benissimo nel corso degli ultimi anni e oggi viaggiano sui massimi storici – hanno superato persino i valori record che erano stati toccati a ridosso del 2000.
     
     
     
     

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  • Analisi
    Chi ben comincia... la settimana delle Borse 6 mesi fa - lunedì 15 gennaio 2018
    I primi giorni del 2018 sono stati positivi per le Borse. Questo buon momento ora affronta la prova dei conti trimestrali che piano piano le società cominciano a svelare.

    Variazioni settimanali su prezzi al 12/01/18 

    Una sola scivolata per Wall Street

    Come spesso accade, la Borsa di New York ha fatto un po’ da faro per tutte le altre. E se pensiamo che dall’inizio del 2018 fino al 12 gennaio incluso Wall Street ha chiuso una sola giornata in calo (+1,6% il bilancio complessivo della scorsa settimana; +4,2% dalla fine del 2017), capiamo il perché della buona intonazione che ha caratterizzato tutte le Borse in questo primo scampolo di anno. In particolare, sono stati i titoli del settore finanziario a trascinare al rialzo la Borsa Usa. Per esempio, le azioni BlackRock (555,53 Usd; Isin US09247X1019) hanno messo su, solo settimana scorsa, il 5,7% (+8,1% da fine 2017) dopo che il gruppo ha annunciato che in tutto il 2017 i suoi Etf (sono quelli targati Ishares) hanno raccolto capitali per una cifra mai vista prima. Il titolo viaggia sui massimi di sempre, ma resta correttamente valutato. Se hai le BlackRock, mantienile.

     

    Conti delle banche usa in contrazione, ma…

    Il settore finanziario e la Borsa Usa non sono stati per nulla scossi dai primi conti, in forte calo, annunciati da un colosso come Jp Morgan (titolo +4% alla fine della scorsa settimana) – utili in discesa di quasi il 40% rispetto allo stesso periodo di un anno prima. È previsto che altre banche facciano annunci simili. Perché la cosa non spaventa? Perché le perdite sono legate a movimenti contabili dovuti all’abbassamento delle tasse voluto da Trump. Devi sapere, infatti, che non sempre le aziende pagano le tasse su quello che effettivamente hanno incassato nel corso dell’anno. A volte accade che paghino prima più tasse di quelle dovute: nella legge fiscale americana questo dà origine a un “bonus” che viene messo a bilancio come se fosse un bene aziendale. Si può usare, infatti, negli anni seguenti per ridurre il carico fiscale. Ora, con le tasse che da quest’anno scendono, questo bene vale molto di meno – le aziende hanno già pagato tasse più alte – e quindi le società sono obbligate a svalutarlo. Tutto questo è un fenomeno non ricorrente che sarà compensato dalle minori tasse di cui le aziende cominceranno a godere già da quest’anno. Siccome i mercati guardano più al futuro che al passato, le svalutazioni che stanno pesando sui conti del 2017 non generano alcun elemento di preoccupazione.

    Nota stonata è stata Intel (43,24 Usd; Isin US4581401001) che ha perso in Borsa il 6,4% da fine 2017. Alcuni suoi microchip presentano livelli di sicurezza bassi (rendono semplice il furto di password e dati sensibili). La società ha detto che per risolvere il problema basta un aggiornamento di sistema, ma pare che quest’ultimo rallenti un po’ i pc. In ogni caso il timore che questo caso comprometta le prospettive di Intel ci sembra esagerato: il titolo è conveniente. Acquista.  


    Prezzo del greggio sui 70 dollari al barile

    Il fenomeno delle svalutazioni non riguarda solo le banche, ma sarà comune a tante società Usa o estere che operano negli Usa. Per esempio, un colosso petrolifero come BP (534,8 pence; Isin GB0007980591) ha già annunciato che i conti del quarto trimestre 2017 saranno gravati da svalutazioni per 1,5 miliardi di dollari circa. Il mercato, però, ha di fatto snobbato la notizia, tanto che il titolo nel corso del 2018 è salito in Borsa del 2,3% (+1% circa nel corso della settimana scorsa). I mercati hanno più badato alla corsa del prezzo del greggio: quello di qualità brent ha ormai sfiorato i 70 dollari al barile, facendo registrare un rialzo del 2,5% da fine 2017. Tra i titoli del settore, meglio ancora di BP, ha fatto Chevron (133,6 Usd; Isin US1667641005), salita del 4,5% nella scorsa settimana e del 6,7% da fine 2017. Il titolo si è ormai riportato sui massimi di luglio 2014, quando il prezzo del greggio viaggiava oltre i 100 dollari al barile, ma secondo noi resta una delle migliori scelte nel settore. Acquista Chevron, mantieni BP. Il rialzo del greggio fa bene soprattutto alle società che forniscono servizi all’industria petrolifera come Saipem (4,054 euro), salita dal 6,5% in Borsa dalla fine del 2017. Mantieni.

     

    Volano le banche italiane

    Piazza Affari è andata benissimo in questo avvio di 2018 – dalla chiusura del 2 gennaio a quella del 12 gennaio ha registrato tutte singole sedute in rialzo. Il bilancio dell’ultima settimana è di +2,9% (+7,2% da fine 2017). E anche a Milano la spinta è arrivata dai titoli bancari. In particolare, bene Intesa Sanpaolo (3,026 euro): tra le voci di una possibile fusione con una banca europea – si parla del Crédit Agricole, ma siamo proprio nell’ambito delle indiscrezioni – e di un’importante cessione di crediti “marci”, le azioni sono salite del 7,5% nella sola settimana scorsa e del 9,2% dalla fine del 2017. Secondo noi sono comunque ancora convenienti. Acquista. Molto bene anche le Unicredit (17,47 euro), salite del 7,5% settimana scorsa e del 12,1% dalla fine del 2017. Il successo riscontrato dalla banca nel lancio di una nuova forma di obbligazione, chiamata lower tier senior, ha fatto piacere al mercato. Questi bond, in termini di rischiosità, si pongono tra le obbligazioni subordinate (più rischiose) e quelle ordinarie (meno rischi in caso di bail-in), ma alla stregua delle prime sono considerate “quasi capitale”: insomma, più le banche riescono a emetterne, meno avranno bisogno di aumenti di capitale. Tu comprati le azioni Unicredit. Lascia stare questi bond lower tier senior, anche perché hanno un taglio minimo da 250.000 euro e sono destinati esclusivamente a investitori istituzionali. 

     

    Solo discreto l’avvio d’anno per Londra: +0,7% nell’ultima settimana, +1,2% da fine 2017. La Borsa della vicina Svizzera non ha brillato: -0,1% nell’ultima settimana, +1,8% da fine 2017. Ha pesato un po’ l’andamento delle Roche (245,80 Usd; Isin CH0012032048) calate del 2,5% nell’ultima settimana (-0,3% da fine 2017). Il via libera da parte delle autorità sanitarie europee a un trattamento contro la sclerosi a placche non ha scaldato più di tanto il mercato. E, in effetti, le prospettive del gruppo non cambiano: confermiamo stime e consiglio. Mantieni. 

     

    Risposte per te

    @Adriano Sia Axa, sia Ahold Delhaize, sia BMW staccano i dividendi solo una volta l’anno. Per questo, da luglio, non hai ricevuto nulla: i dividendi a valere sul 2017 saranno pagati nella primavera di quest’anno.

    @Franco I titoli esteri azionari quotati alla Borsa di Milano subiscono comunque la doppia tassazione sui dividendi (Paese estero e, sul restante, fisco italiano). Sulle plusvalenze (guadagni di prezzo) paghi solo il fisco italiano.

    @Giancarlo Le azioni Encana (13,98 Usd; Isin CA2925051047) sono risalite grazie al rialzo del greggio. Il gruppo dovrebbe essere tornato in utile alla fine del 2017 ma il titolo è solo correttamente valutato. Al più mantieni le azioni.

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  • Analisi
    Texas Instruments: alzato il dividendo 9 mesi fa - lunedì 2 ottobre 2017

    Il rialzo del dividendo trimestrale ha spinto Texas sui massimi. Negli ultimi anni il titolo ti ha offerto un rendimento superiore a quello del listino dei titoli tecnologici Nasdaq.

     
     
     
     

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Carta d'identità

Massimo degli ultimi 12 mesi 119,89 USD
Minimo degli ultimi 12 mesi 79,89 USD
ISIN US8825081040
Borsa Nasdaq
Beta 1,21
Volatilità 18,53 %
Numero di azioni 983.105.800
Capitalizzazione di Borsa (in miliardi) 112,65 USD
Settore Alta tecnologia
Volume delle transazioni (media giornaliera, in migliaia) 497.379 USD
Punteggio corporate governance 6

Indici chiave per azione (USD)

2018 (e) 2017 2016 2015
Dividendo 2,50 2,12 1,64 1,40
Utile corrente 5,50 4,50 3,58 2,90
Utile netto 5,50 3,72 3,58 2,90
Cash Flow corrente 6,48 5,41 4,54 4,00
Cash Flow netto 6,48 5,41 4,54 4,00
EBIT 6,97 6,14 4,78 4,15
EBITDA 7,95 7,05 5,74 5,25
Patrimonio netto 11,12 10,51 10,52 9,84
Patrimonio netto tangibile 6,63 6,08 6,14 5,52

Rendimento in euro

Texas Instruments Stoxx Europe 600 S&P 500
Rendimento ultimi 3 mesi 21,17 % 1,11 % 10,88 %
Rendimento ultimi 6 mesi 4,45 % -3,67 % 5,05 %
Rendimento ultimo anno 41,71 % 0,17 % 12,44 %
Rendimento ultimi 5 anni 31,71 % 5,19 % 13,40 %

Indici finanziari della società

2017 2016 2015 2014
Pay out 57,14 % 45,42 % 48,36 % 46,90 %
Current ratio 3,87 3,29 2,77 2,92
ROE 43,11 % 34,33 % 30,02 % 27,15 %
ROE netto 35,62 % 34,33 % 30,02 % 27,15 %
Margine lordo 64,26 % 61,63 % 58,15 % 56,93 %
Margine netto 24,61 % 26,89 % 22,97 % 21,63 %
EBIT margin 40,66 % 35,89 % 32,88 % 30,26 %
EBITDA margin 46,70 % 43,04 % 41,59 % 39,69 %
Tax rate 30,62 % 27,08 % 29,17 % 27,18 %
Gearing -3,79 23,44 31,37 10,60
Patrimonio netto / totale attivo 58,59 % 63,74 % 61,28 % 58,63 %

Dati di Borsa per azione

2018 (e) 2017
Rendimento da dividendo 2,18 % 1,85 %
Prezzo/utile corrente 20,83 25,48
Prezzo/cash flow corrente 17,68 21,19
Prezzo/patrimonio netto 10,30 10,90
Prezzo/patrimonio netto tangibile 17,28 18,86
Prezzo per valore patrimoniale netto - -
Rendimento a lungo termine 7,11 % -

(e) : stima

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