Unicredit IT0005239360

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Articoli

  • Analisi
    Unicredit: i frutti della cura un mese fa - lunedì 15 maggio 2017

    Il cambio di rotta del titolo iniziato nel 2016, con l’insediamento dei nuovi vertici, ha ottenuto nuovo slancio dai risultati trimestrali. 

     
     
     
     

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  • Analisi
    Listini azionari in marcia: la settimana delle Borse un mese fa - lunedì 8 maggio 2017
    Le Borse della zona euro sono andate meglio di New York.
     
     
     
     

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  • Analisi
    La settimana delle Borse: Atlantia-Abertis, Sias, aumento di capitale D'Amico 2 mesi fa - venerdì 21 aprile 2017
    Giorni nervosi per le Borse, tra le incognite sulle elezioni in Europa e la stagione dei conti societari che entra nel vivo. 
     
     
     
     

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  • Analisi
    Unicredit, adesso o mai più! 4 mesi fa - giovedì 16 febbraio 2017
    Hai solo oggi e domani per decidere cosa fare con i tuoi diritti di opzione. Non contare sul fatto che la tua banca faccia tutto al posto tuo: che tu voglia aderire o no, attivati o rischi di perdere un sacco di soldi.
    I diritti di opzione di Unicredit – cioè gli strumenti che ti danno diritto ad acquistare azioni nuove al prezzo di 8,09 euro – saranno quotati in Borsa solo fino a domani. Se non hai ancora deciso che fare, affrettati: hai già perso troppo tempo!

    È vero che, in teoria, in mancanza di istruzioni la tua banca dovrebbe vendere i diritti, ma lo farà all’ultimo minuto, quando il prezzo sarà già crollato e non varranno quasi più nulla. Già oggi i diritti stanno soffrendo parecchio: dopo i rialzi degli scorsi giorni, hanno invertito la tendenza e stanno calando pesantemente (-7%, a 11 euro, alle 15.00 di oggi). Perciò se decidi di venderli, fallo ora!

    E se decidi di partecipare all’aumento? Anche in questo caso affrettati a comunicarlo alla tua banca, prima che ti “svenda” i diritti perché non le hai detto niente. In ogni caso, ricorda che si tratta di un aumento impegnativo: devi essere disposto a mettere 840 euro per ogni 1.000 euro già investiti in Unicredit al momento della partenza dell’operazione. Perciò, aderisci solo se il titolo non ha già un peso consistente sul tuo portafoglio (oltre il 5%). In caso contrario, meglio vendere i diritti. Subito!

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  • Analisi
    Unicredit: chi ci guadagna? 4 mesi fa - lunedì 13 febbraio 2017
    Gli azionisti Unicredit devono mettere (pesantemente) mano al portafoglio per l’aumento di capitale in corso. Non tutti fanno sacrifici: anzi! C’è chi ne trae profitto.
    GARANZIA… A PAGAMENTO
    Unicredit sta chiedendo al mercato 13 miliardi, ma se tutto andrà liscio nelle sue casse ne arriveranno, al massimo, 12,5. Gli altri 500 milioni si “perderanno “per strada” nelle spese dell’operazione.
    Consulenze, pubblicazione del prospetto… soprattutto commissioni alle banche che la stanno “assistendo” nell’operazione. Mezzo miliardo è tanto, anche se in linea con le condizioni di mercato (nel 2012, con un aumento di capitale pari a un po’ più della metà dell’attuale, Unicredit pagò 250 milioni). È anche vero che, a fronte di queste commissioni, le altre banche si assumono anche dei rischi e l’impegno di acquistare le azioni non sottoscritte dal mercato. Si tratta comunque di cifre di tutto rispetto.
    A incassarle è un nutritissimo gruppo di banche: dai 19 joint bookrunner (cioè chi tiene i contatti con gli investitori istituzionali e accentra i loro ordini di acquisto e di vendita) a una dozzina tra global e co-global coordinator (che seguono tutte le fasi dell’operazione: studi di fattibilità, definizione del prezzo, redazione del prospetto, organizzazione degli incontri di presentazione, raccolta degli ordini, “stabilizzazione” del prezzo una volta che l’operazione è conclusa…). Scorrendo la lista dei nomi, nessuno – o quasi nessuno – dei grandi soggetti finanziari internazionali ha voluto rinunciare a una fetta della torta.
    IL BUCO NERO DI ATLANTE
    Il fondo Atlante è nato quasi un anno fa con l’obiettivo di sostenere (come il mitico Atlante, appunto) l’intero sistema bancario. Peccato che non sia andata affatto così: dei 4,2 mi-liardi raccolti, ben 3,5 sono finiti in Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. E non è comunque bastato a tirarle fuori dal pantano, tanto che molte banche hanno già cominciato a dare per persi, tramite le svalutazioni, i soldi con cui hanno contribuito a rimpolpare la cassa di Atlante. Non solo Unicredit, la più pessimista (-80% ma secondo noi realista) nello svalutare: anche Intesa (-27%), per esempio, lo ha fatto. Solo il fondo gestore, Quaestio, si ostina a dare per sano e salvo quanto versato nelle due venete, ma le svalutazioni di chi ci ha messo veramente i quattrini sono un segnale che il bail-in nelle terre venete non è scongiurato. Sul nostro sito trovi un’analisi più dettagliata.
     
    I NOMI, I NOMI, I NOMI…
    Facciamo un passo indietro: perché Unicredit deve raccogliere questi soldi? In buona parte, per compensare le perdite derivanti dai crediti non recuperati. Insomma, come azionista Unicredit stai pagando per chi, da anni, ha preso a prestito soldi e non li ha mai restituiti. Certo ci sono casi di reale difficoltà, e non vogliamo certo accanirci su questi, ma in molti, specie tra i grandi gruppi industriali, stanno anche lucrando sulla mancata restituzione dei prestiti. Il paradosso, poi, è che stai pagando non solo per i prestiti non restituiti dai clienti Unicredit, ma anche per i prestiti non restituiti dai clienti di altre banche: nei conti 2016 Unicredit ha infatti svalutato dell’80%, insomma quasi azzerato, la quota nel fondo Atlante (vedi riquadro), che nei fatti ha solo messo una pezza ai conti delle due banche venete dai prestiti “facili”. È ora di fare i nomi! Invece no; il Parlamento ha ridimensionato, in nome della privacy, le richieste di trasparenza alla pubblicazione del solo “profilo di rischio” dei grandi debitori. Ma la tutela del risparmio dov’è finita?
     
    IL BUSINESS DELLA “SPAZZATURA”
    Atlante avrebbe dovuto riacquistare i crediti “marci” di tutto il sistema bancario, alleggerendo i conti delle società, e invece lo ha fatto solo in minima parte. E così c’è chi ne approfitta: i crediti “marci”, che per le banche sono un peso, per altri sono un affare. Sono i soggetti specializzati nel ricomprarli a prezzo di saldo, per poi battere cassa dai debitori e incassare più di quanto pagato. Torniamo a Unicredit: una parte importante del piano di rilancio, a cui è legato anche l’aumento di capitale, è la cessione di 17,7 miliardi di crediti “marci” con un’operazione in più fasi a cui parteciperanno Pimco e Fortress. Ed è la stessa Fortress che, nel 2015, aveva acquistato proprio Uccmb, la società di Unicredit specializzata nella gestione dei crediti problematici. Ma l’intreccio non è finito: nel 2017 Uccmb, ribattezzata DoBank, potrebbe sbarcare in Borsa. E chi sarà uno dei global coordinator? Unicredit. Almeno le commissioni incassate compenseranno una parte di quanto speso oggi.
    A CHI VA IL MEZZO MILIARDO DI UNICREDIT
    Morgan Stanley & Co. International plc, UBS Limited, Merrill Lynch International, J.P. Morgan Securities plc, Mediobanca – Banca di Credito Finanziario S.p.A., Citigroup Global Markets Limited, Credit Suisse Securities (Europe) Limited, Deutsche Bank AG, London Branch, Goldman Sachs International, HSBC Bank plc, Banca IMI S.p.A., Banco Bilbao Vizcaya Argentaria S.A., Banco Santander S.A., Barclays Bank PLC, BNP Paribas S.A., Commerzbank AG, Crédit Agricole Corporate Investment Bank, Natixis e Société Générale, ABN AMRO Bank N.V., Banca Akros S.p.A. Gruppo Banco BPM, Danske Bank A/S, Macquarie Capital (Europe) Limited, CaixaBank, S.A., Equita SIM S.p.A., Haitong Bank SA, Jefferies International Limited, RBC Europe Limited, SMBC Nikko Capital Markets Limited, e Stifel Nicolaus Europe Limited (nome commerciale Keefe, Bruyette & Woods).

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Informazioni chiave

Carta d'identità

Massimo degli ultimi 12 mesi 17,10 EUR
Minimo degli ultimi 12 mesi 8,78 EUR
ISIN IT0005239360
Borsa Milano
Beta 1,62
Volatilità 42,92 %
Numero di azioni 2.225.692.000
Capitalizzazione di Borsa (in miliardi) 35,88 EUR
Settore Settore finanziario
Volume delle transazioni (media giornaliera, in migliaia) 289.528 EUR
Punteggio corporate governance 5

Indici chiave per azione (EUR)

2017 (e) 2016 2015 2014
Dividendo 0,50 0,00 0,60 0,60
Utile corrente 1,65 -9,56 1,42 1,72
Utile netto 1,65 -9,56 1,42 1,72
Cash Flow corrente 0,00 0,00 0,00 0,00
Cash Flow netto 0,00 0,00 0,00 0,00
EBIT 0,00 0,00 0,00 0,00
EBITDA 0,00 0,00 0,00 0,00
Patrimonio netto 20,00 31,90 41,91 41,60
Patrimonio netto tangibile 19,30 30,69 38,88 38,56

Rendimento in euro

Unicredit Stoxx Europe 600 S&P 500
Rendimento ultimi 3 mesi 12,02 % 3,33 % 0,37 %
Rendimento ultimi 6 mesi 13,42 % 8,08 % 0,62 %
Rendimento ultimo anno 54,95 % 20,83 % 18,79 %
Rendimento ultimi 5 anni 8,16 % 9,91 % 15,52 %

Indici finanziari della società

2016 2015 2014 2013
Pay out - 9,33 % 34,71 % -
Current ratio - - - -
ROE -29,97 % 3,39 % 4,12 % -30,18 %
ROE netto -29,97 % 3,39 % 4,12 % -30,18 %
Margine lordo - - - -
Margine netto - - - -
EBIT margin - - - -
EBITDA margin - - - -
Tax rate - 6,28 % 35,20 % -
Gearing - - - -
Patrimonio netto / totale attivo 5,02 % 6,20 % 6,18 % 5,86 %

Dati di Borsa per azione

2017 (e) 2016
Rendimento da dividendo 3,08 % 0,00 %
Prezzo/utile corrente 9,82 -
Prezzo/cash flow corrente - -
Prezzo/patrimonio netto 0,81 0,51
Prezzo/patrimonio netto tangibile 0,84 0,53
Prezzo per valore patrimoniale netto - -
Rendimento a lungo termine 7,20 % -

(e) : stima

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