Walmart

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84,22 USD 21/06/2018 17:38 New York
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Articoli

  • Analisi
    Walmart riorganizza le attività internazionali 10 giorni fa - lunedì 11 giugno 2018
    Dopo aver toccato a inizio 2018 i massimi storici, il titolo Walmart è scivolato dopo la pubblicazione del bilancio per il 2017/18 (l’anno fiscale termina a fine gennaio). Il gruppo, comunque, affina la sua strategia per reagire ai cambiamenti del settore. 
     
     
     
     

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  • Analisi
    Entusiasmo raffreddato: la settimana delle Borse 3 mesi fa - lunedì 26 febbraio 2018
    Solo grazie a uno scatto nell’ultima seduta New York è riuscita a chiudere la settimana con un piccolo rialzo dello 0,6%. Le Borse europee, in media, hanno archiviato un bilancio invariato. Bilancio in rosso per Milano (-0,6%).

    Variazioni settimanali su prezzi al 23/02/18

     

    I verbali della banca centrale americana

    C’è stato un evento, in particolare, che in settimana ha messo New York di cattivo umore: la pubblicazione dei verbali dell’ultima riunione della Banca centrale Usa. Il mercato ha iniziato l’anno convinto che quest’ultima, nel corso del 2018, avrebbe rialzato per sole tre volte i tassi d’interesse. Questa convinzione ha cominciato a vacillare a inizio febbraio – determinando i pesanti cali dei listini – e ora, a seguito dei verbali, le aspettative di un quarto rialzo nei tassi sono salite tanto – addirittura c’è chi si spinge a pensare che i rialzi potrebbero essere cinque. L’economia è forte abbastanza da reggere a questa possibile “stretta” monetaria? Nell’ultima seduta della settimana il mercato ha trovato spunti per dare una risposta positiva a questa domanda (alcuni conti societari), ma, di fondo, resta molto nervoso.

    La Borsa di Londra ha chiuso la settimana a -0,7%. A pesare sul risultato c’è stato il -9,9% delle Reckitt Benckiser (5.920 pence; Isin GB00B24CGK77): la società ha presentato conti inferiori alle attese e non ha dato indicazioni rassicuranti per l’anno in corso. Vendi le Reckitt.

     

    I colossi che vacillano

    Infatti, se alcune società stanno mostrando conti superiori alle attese, le delusioni da parte di alcuni colossi dell’economia a stelle strisce non mancano. Su tutti, quelli della catena di distribuzione Walmart (92,89 Usd; Isin US9311421039): non solo l’utile per azione è stato inferiore alle attese, ma le vendite del gruppo tramite il canale online, proprio nell’importante stagione natalizia, sono cresciute molto meno di quello che ci si aspettava. Per questo le azioni della società hanno perso in settimana l’11,3%. In qualche modo, però, il gruppo è già corso ai ripari: entro la fine dell’anno è previsto un rifacimento totale del sito per le vendite online (con qualche anticipazione di alcune sezioni già tra qualche settimana). Vedremo se basterà. Tu, al più, mantieni queste azioni, ma non comprarle: la concorrenza di Amazon (1.500 Usd; Isin US0231351067) sembra davvero molto forte. Non per nulla le notizie delle difficoltà di Walmart hanno spinto le Amazon su nuovi massimi storici (+3,5% in settimana). E il lancio di una nuova linea di farmaci da banco – Amazon basic care (Amazon non li fa, ma li vende col suo marchio a prezzo più basso di quello che si può trovare altrove) – lascia pensare che davvero nessuno, in futuro, potrà fare a meno di comprare su Amazon. Se vuoi scommettere che così sarà, puoi ancora comprare le Amazon. Ricorda, però, che se guardiamo ai meri numeri le azioni sono molto care. Il buon padre di famiglia ne stia alla larga. Tra i colossi di Wall Street, General Electric (14,49 Usd; Isin US3696041033) ha ceduto un altro 3,7%. Al mercato non sono bastate le rassicurazioni dei vertici sul fatto di non star considerando un aumento di capitale e di prevedere a breve introiti per 4 miliardi di dollari (tramite cessioni di attività). Anche noi non siamo convinti: al più, mantieni.

     

    Incertezza elettorale

    La prospettiva di un rialzo più rapido del previsto dei tassi d’interesse non ha scaldato più di tanto le azioni delle banche Usa (in media +0,4%). Ancora peggio sono andati i titoli bancari europei (-1,3%), nonostante alcune buone notizie arrivate dal Regno Unito: Barclays (209,8 pence; Isin GB0031348658) ha annunciato che tornerà a pagare un dividendo di 6,5 pence per azione dopo averlo dovuto più che dimezzare negli anni scorsi per far fronte agli oneri di ristrutturazione. Le Barclays hanno recuperato in settimana il 4,9%, ma non tutte le difficoltà del gruppo sono superate (di per sé i conti del 2017 non sono stati così brillanti). Limitati a mantenere queste azioni. Tra i titoli bancari si sono distinti in negativo quelli di casa nostra: per esempio, Unicredit (17,23 euro) e Intesa Sanpaolo (3,08 euro) hanno perso, rispettivamente, il 3,3% e l’1,7%. Non c’è stata, però, nessuna particolare notizia che riguardasse queste due banche: semplicemente hanno risentito del generale clima negativo che si è abbattuto su Piazza Affari in previsione dell’esito elettorale, che appare sempre più incerto. Intesa e Unicredit restano convenienti e da acquistare per un investimento di lungo periodo: se vuoi proteggerti da loro eventuali cali nei prossimi giorni usa i certificate turbo short suggeriti su Altroconsumo Finanza n° 1258. Nel settore finanziario si sono difese le azioni Axa (25,48 euro; Isin FR0000120628), salite in settimana dell’1%. Il piano strategico sta dando i frutti sperati sia in termini di crescita del giro d’affari, sia in termini di redditività. Tanto che il gruppo ha fissato il dividendo (1,26 euro per azione) su un livello lievemente superiore alle nostre attese. Acquista.

     

    Telefoni bollenti

    Tra le poche azioni italiane a chiudere la settimana in positivo ci sono state le Telecom Italia (0,73 euro; mantieni), salite del 5,2% grazie al ritorno delle voci sullo scorporo della rete. Altri titoli del settore telefonico (invariato) si sono distinti. Orange (14,02 euro, Isin FR0000133308; +2,7%) ha riaperto la porta a possibili aggregazioni con altre società. Per ora grandi risposte non sono arrivate, ma la prospettiva potrebbe dar pepe alle azioni. Mantieni. Telefónica (8,02 euro; Isin ES0178430E18) ha mostrato un bilancio 2017 rassicurante e ha prospettato miglioramenti nei conti 2018. Gli investimenti sulla qualità della rete dovrebbero, infatti, permetterle di alzare le tariffe (senza perdere clienti) e di veder crescere la redditività. Le azioni sono salite in settimana del 5% ma, secondo noi, restano convenienti. Acquista. Buoni i conti di Telefônica Brasil (16,20 Usd; Isin US87936R1068): l’utile per azione del 2017 è salito sopra le nostre attese grazie al miglioramento della redditività e alla conquista di quote di mercato nella telefonia mobile. Alziamo le stime: approfitta del calo dell’1,5% fatto in settimana per acquistarle.

     

    Risposte per te

    @Felice Per il certificate 7x short di Société Générale (3,955 euro; Isin DE000SG2QNU4), che punta sul ribasso di Piazza Affari, non esiste un livello barriera – è quello che se toccato dalla Borsa fa estinguere il prodotto prima della scadenza (21/12/18).

    @Rino Vodafone ha pagato a partire dal 2 febbraio il dividendo staccato lo scorso 22 novembre – se non avevi le azioni in quella data, non lo hai ricevuto. Si tratta solo di un “acconto”: il saldo dovrebbe essere staccato a giugno con pagamento in agosto.

    @Saverio Consolidated Edison (77,63 Usd; Isin US2091151041) ha presentato buoni conti per il 2017 e ha rialzato il dividendo trimestrale da 0,69 a 0,715 Usd per azione. Il titolo paga la generale debolezza del settore utility, ma resta da avere in mano.

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  • Analisi
    Wal Mart Stores: vendite in ripresa 7 mesi fa - venerdì 17 novembre 2017
    La netta crescita delle vendite di Wal Mart nel 3° trimestre è stata apprezzata dal mercato. 

    Prezzo al momento dell'analisi (16/11/2017): 99,62 USD

    Nonostante l’impennata, il titolo è ancora correttamente valutato.

    Consiglio: mantieni

    Nel 3° trimestre le vendite di Wal Mart (Isin US9311421039) sono aumentate del 4,2%. Il merito di questo buon risultato va al comportamento dei consumatori americani, che hanno fatto provviste prima degli uragani, e alle vendite online, che sono cresciute del 50%; segno che il gruppo si difende bene dalla concorrenza di Amazon. L’utile per azione è sceso del 42%, ma è solo a causa degli elementi straordinari (senza tenerne conto sarebbe in lieve crescita). Il management ha, quindi, alzato le sue previsioni sugli utili annuali (senza elementi straordinari). Mantieni questa azione correttamente valutata.

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  • Analisi
    La crisi di Ahold Delhaize falcia anche il prezzo di Esselunga 9 mesi fa - lunedì 4 settembre 2017
    Le azioni Ahold Delhaize hanno perso in agosto circa il 13%. Questo fa piangere anche gli eredi Caprotti, quelli di Esselunga: il valore del noto supermercato lombardo si è ridotto del 30% nel giro di 2 mesi. Che sta succedendo? C’è da scappare dalle azioni dei supermercati? 
     AHOLD NON RISCHIA IL FALLIMENTO…

     

    Ahold Delhaize (15,8 euro; Isin NL0011794037) è una società solida. Ha 6.500 supermercati sparsi in 11 Paesi del mondo, fa oltre 60 miliardi di euro di ricavi ogni anno e dovrebbe chiudere quest’anno con oltre 1 miliardo di euro di utili. Ha circa 7 miliardi di debiti, ma sono poca cosa: ha, infatti, oltre 3 miliardi di euro di liquidità già in cassa e, con la sua sola attività, dovrebbe produrne da quest’anno oltre 1,5 miliardi ogni anno – il dato è già al netto degli investimenti per la crescita e del pagamento degli interessi su quel debito. Non per nulla il rapporto tra debito netto e utile industriale atteso è pari a circa 0,6, inferiore all’1,4 medio dei concorrenti.

     

    … MA IL MERCATO TEME MENO UTILI IN FUTURO

    Cos’ha fatto calare il titolo? La mossa a sorpresa di Amazon, che il 16 giugno acquisisce Whole Foods, catena di supermercati Usa. Il gruppo non perde tempo e, nei giorni scorsi, taglia drasticamente i prezzi di alcuni prodotti di Whole Foods. Perché questo fa paura? Perché Amazon negli Usa ha storicamente messo in difficoltà tutte le società dei settori in cui si è mossa – dai tradizionali negozianti, alle case di produzione di serie tv (offre anche questo tipo di contenuto) – e ora, il mercato, teme che lo stesso possa accadere con i supermercati. La paura è che si inneschi una guerra al ribasso sui prezzi di vendita che possa erodere ulteriormente i già piccoli margini di guadagno che caratterizzano questo settore – un rapporto tra utili industriali e fatturato nell’ordine del 5% è già ottimo per i supermercati.

     

    5 MOTIVI PER CUI SIAMO OTTIMISTI SU AHOLD

    Noi crediamo che Ahold abbia i mezzi per resistere alla concorrenza. Primo: Whole Foods non solo è una catena piccola – 470 negozi contro gli oltre 2.000 di Ahold negli Usa – ma vende soprattutto prodotti biologici, una nicchia di mercato che poco si sovrappone con quella in cui opera Ahold – supermercato generalista. Secondo: i dati del secondo trimestre, che già scontano l’arrivo di un concorrente temibile come Lidl sul mercato Usa, hanno comunque mostrato una piccola crescita dei ricavi sul suolo americano sia rispetto al secondo trimestre 2016 (+3%), sia rispetto al primo trimestre 2017 (+0,5%). Terzo: i risparmi di costo stanno superando le previsioni – 250 milioni di euro inattesi. Quarto: il gruppo ha già detto che reinvestirà questi soldi derivanti dai risparmi di costo proprio negli Usa, per fidelizzare la clientela. Quinto: l’attività in Olanda, che pesa per il 20% dei ricavi, sta andando bene, soprattutto grazie alle vendite online. Se è vero che la concorrenza negli Usa sarà forte – un altro grande concorrente come Wal Mart (78,37 Usd; Isin US9311421039) sta investendo molto sulle vendite online grazie a un accordo con Google – è anche vero che Ahold sembra avere l’esperienza e i mezzi per affrontarla. Il titolo è stato eccessivamente sanzionato: a breve potrebbero esserci alti e bassi, ma siamo fiduciosi per una ripresa nel lungo periodo. L’azione è conveniente. Acquista. 

     

    AMAZON: IMPROPONIBILE

    Non conviene comprare Amazon (978,25 Usd; Isin US0231351067)? È innegabile che in questi anni la società abbia dimostrato di avere il “tocco magico”: da fine 2013 i ricavi sono raddoppiati, gli utili si sono quasi decuplicati. Oggi è una società a tutto tondo. Con successo vende oggetti, consegna cibo, produce contenuti televisivi e potrebbe ancora crescere – le manca quasi solo di mettersi a produrre medicinali, ma magari potrebbe investire anche in questo senso (acquistando Teva Pharma, 15,86 Usd?).

    UN 2017 DIFFICILE PER I SUPERMERCATI USA

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    Ahold (grassetto, base 100; dividendi inclusi) ha pagato lo sbarco di Amazon (linea sottile) nel settore dei supermercati. La paura è che negli Usa si inneschi una guerra di prezzi che possa portare a una riduzione dei margini di guadagno per gli operatori del settore – non per nulla altre catene presenti solo negli Usa, come Kroger (linea di peso intermedio), hanno pagato in Borsa più di Ahold. Compra Ahold, non acquistare Amazon e Kroger.

     

    Va anche detto che le azioni della società sono scambiate a prezzi improponibili: paghi gli utili e il valore contabile della società circa 10 volte di più rispetto a quanto paghi, in media, gli utili e il valore contabile di qualsiasi altra società quotata – per esempio, il rapporto tra prezzo di Borsa e valore contabile di Amazon è pari a 24 contro il 2,1 medio del resto dei titoli mondiali. Inoltre la società non paga dividendi. A un minimo intoppo, il titolo, quasi decuplicato in 7 anni, rischia di prendere una batosta clamorosa. Non ci sentiamo di consigliarlo.

    Supermercati allo scanner: spunti di valutazione

    Nome

    Rendimento da dividendo

    Rapporto prezzo e utile

    Rapporto prezzo e valore contabile

    Rapporto tra debito netto e utile industriale

    Ahold Delhaize

    3,8%

    13

    1,3

    0,6

    Carrefour

    4,4%

    13,7

    1,2

    1,1

    Casey's General

    1%

    22,5

    3,1

    1,8

    Kroger

    2,4%

    10,5

    2,6

    2,3

    Loblaw

    3,6%

    14,6

    2

    2,1

    Morrison

    2,6%

    19,5

    1,4

    1

    Sainsbury

    4,5%

    11,5

    0,8

    0,8

    Sprouts markets

    0%

    20

    3,6

    1,4

    Target

    4,7%

    12,5

    2,6

    1,6

    Tesco

    2,3%

    16,5

    1,9

    0,9

    Wal-Mart

    2,6%

    18,7

    3

    1,2

    Woolworths

    3,6%

    20

    3,2

    0,5

    UNO SGUARDO AGLI ALTRI SUPERMERCATI

    Non vale la pena di investire in qualche altro supermercato? La risposta è no. Innanzitutto perché la guerra dei prezzi innescata dalle catene discount (Aldi e Lidl su tutte, che non sono quotate) c’è anche al di fuori degli Stati Uniti (soprattutto nel Regno Unito). E in secondo luogo, perché tra i principali attori del settore, Ahold è quella che nel complesso sembra avere i migliori indicatori di convenienza e di solidità – vedi la tabella Supermercati allo scanner: spunti di valutazione. Per esempio, il rapporto tra prezzo e valore contabile atteso per Ahold è di 1,3 contro il 2,1 medio del settore – più è basso, più l’azione è conveniente. L’unica società con indicatori significativamente migliori di quelli di Ahold è l’inglese Sainsbury (235,6 pence; Isin GB00B019KW72). Al momento non la consigliamo. Come Ahold ha problemi con la concorrenza – molto forte da parte dei discount – ma in più ha lo spettro di una possibile contrazione dei consumi da parte delle famiglie inglesi, anche per effetto dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea – non per nulla sul listino londinese tendiamo a consigliare solo grandi multinazionali che possono beneficiare del calo della sterlina. Al più, mantieni le azioni Sainsbury che già hai.

     

    Esselunga: da 7 a 4,5 miliardi

    Due mesi fa un gruppo immobiliare cinese ha offerto oltre 7 miliardi per rilevare i supermercati Esselunga (più altre attività immobiliari legate alla società). Gli attuali proprietari della società, i figli e la moglie del fondatore Bernardo Caprotti, hanno rifiutato l’offerta, puntando a una quotazione in Borsa. Si era arrivati a sognare anche una valorizzazione di 10 miliardi di euro. Poi, però, è arrivata la mossa di Amazon e il tracollo dei titoli dei supermercati. Esselunga non può esserne immune: stando all’attuale valorizzazione media di Borsa degli altri supermercati e al bilancio del 2016 di Esselunga, archiviato con 260 milioni di utile netto e 7,5 miliardi di fatturato, secondo noi la catena di supermercati lombardi al momento vale 4,5 miliardi di euro. C’è da leccarsi le ferite. Chissà che gli eredi, spaventati da possibili altri cali, non decidano di cambiare idea e di vendere a un compratore estero: proprio Ahold, che ha più di 3 miliardi di liquidità, potrebbe essere un predatore interessato… 

    La competizione è forte anche fuori dagli Usa. Lo dimostra il caso Carrefour (16,94 euro; Isin FR0000120172), la cui azione è scesa del 16% nella scorsa settimana. Il motivo? L’allarme su un crollo dei risultati nel 2017. Si potrebbe rischiare un taglio del dividendo che ora offre un rendimento superiore a quello di Ahold. Sarebbe una sorpresa che il mercato non gradirebbe. Al più, se le hai, mantieni le azioni Carrefour.

    Kroger (22,42 Usd; Isin US5010441013) è uno dei supermarket più importanti negli Usa: ha quasi 3.000 negozi e ricavi per oltre 100 miliardi di dollari all’anno. È un titolo che ti abbiamo consigliato con successo in passato (vedi Altroconsumo Finanza n° 1056), ma che ora, nonostante il calo da inizio anno, 

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  • Analisi
    Ahold Delhaize e Wal Mart sotto pressione: che fare? un anno fa - lunedì 19 giugno 2017
    L’annuncio venerdì 16 giugno che Amazon ha acquisito Whole Foods Market ha messo in allarme il settore della distribuzione. 

    Prezzo al momento dell'analisi (17/06/2017): 16,70 euro per Ahold Delhaize, 75,24 USD per Wal Mart

    Certo la settimana è stata difficile per Ahold Delhaize (-13,4% sulla settimana) e Wal-Mart (-5,3%). Secondo noi, tuttavia, almeno per il momento i due gruppi non hanno nulla da temere. Confermiamo quindi i nostri consigli.

    Il fatto che il gigante del commercio elettronico Amazon abbia acquisito per 13,7 miliardi di dollari la catena americana di supermercati Whole Foods Market ha rappresentato uno shock per tutto il settore della distribuzione. Grazie a questa operazione Amazon, che finora vendeva solo online, entra, infatti, anche nel settore della distribuzione “fisica”, attraverso una catena di negozi. Con 400 negozi Whole Foods è, comunque, molto meno presente di Ahold Delhaize (Isin NL0011794037) o Wal-Mart (Isin US9311421039) negli Usa ed è, inoltre, specializzata nel segmento più caro (prodotti organici e bio). Anche se non si può escludere che a più lungo termine questa operazione possa avere un impatto sul settore (non si conoscono ancora le vere intenzioni di Amazon), per il momento il panorama della distribuzione americana non cambia in modo sostanziale. I nostri consigli su Ahold Delhaize (acquista) e Wal Mart (mantieni) restano, quindi, invariati.

     

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Altro

Informazioni chiave

Carta d'identità

Massimo degli ultimi 12 mesi 109,55 USD
Minimo degli ultimi 12 mesi 73,23 USD
ISIN US9311421039
Borsa New York
Beta 0,60
Volatilità 15,69 %
Numero di azioni 2.987.202.000
Capitalizzazione di Borsa (in miliardi) 249,76 USD
Settore Distribuzione
Volume delle transazioni (media giornaliera, in migliaia) 850.468 USD
Punteggio corporate governance 7

Indici chiave per azione (USD)

2018-19 (e) 2017-18 2016-17 2015-16
Dividendo 2,08 2,04 2,00 1,96
Utile corrente 2,67 3,29 4,40 4,58
Utile netto 2,67 3,29 4,40 4,58
Cash Flow corrente 8,85 6,59 7,50 7,45
Cash Flow netto 8,85 6,59 7,50 7,45
EBIT 4,55 6,82 7,34 7,52
EBITDA 11,25 10,34 10,59 10,46
Patrimonio netto 26,00 26,38 25,52 25,47
Patrimonio netto tangibile 19,61 20,20 19,93 20,19

Rendimento in euro

Walmart Stoxx Europe 600 S&P 500
Rendimento ultimi 3 mesi 2,58 % 2,55 % 8,58 %
Rendimento ultimi 6 mesi -12,52 % -2,00 % 5,22 %
Rendimento ultimo anno 9,51 % -2,23 % 8,74 %
Rendimento ultimi 5 anni 8,19 % 5,56 % 14,47 %

Indici finanziari della società

2017-18 2016-17 2015-16 2014-15
Pay out 62,10 % 45,56 % 42,83 % 37,80 %
Current ratio 0,76 0,86 0,93 0,97
ROE 12,66 % 17,54 % 18,24 % 20,10 %
ROE netto 12,66 % 17,54 % 18,24 % 20,10 %
Margine lordo 25,37 % 25,65 % 25,13 % 24,87 %
Margine netto 2,10 % 2,94 % 3,13 % 3,52 %
EBIT margin 4,08 % 4,69 % 5,00 % 5,65 %
EBITDA margin 6,19 % 6,76 % 6,96 % 7,53 %
Tax rate 30,42 % 30,27 % 30,31 % 31,83 %
Gearing 49,16 48,51 49,43 44,96
Patrimonio netto / totale attivo 39,52 % 40,51 % 41,89 % 42,19 %

Dati di Borsa per azione

2018-19 (e) 2017-18
Rendimento da dividendo 2,49 % 2,44 %
Prezzo/utile corrente 31,31 25,39
Prezzo/cash flow corrente 9,45 12,69
Prezzo/patrimonio netto 3,22 3,17
Prezzo/patrimonio netto tangibile 4,26 4,14
Prezzo per valore patrimoniale netto - -
Rendimento a lungo termine 5,93 % -

(e) : stima

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