Analisi
Il piano di accumulo 13 anni fa - mercoledì 15 giugno 2005

Un piano di accumulo del capitale è il miglior modo per "mettere il fieno in cascina" attraverso un fondo comune. Vediamo le caratteristiche di tale soluzione di investimento.

Se la vostra capacità di risparmio è di poche centinaia di euro ogni mese, il fai da te con azioni e obbligazioni diventa difficile, e acquistare un fondo può essere una soluzione che fa per voi. Ma il trucco perché diventi la soluzione è passare attraverso un Pac – piano di accumulo del capitale. Si tratta di una particolare modalità di sottoscrizione che vi consente di investire a rate. Vediamola insieme.

Tempi e quantità

· Per sottoscrivere un Pac basta risparmiare e accantonare poco, ma con costanza: al momento della sottoscrizione decidete, infatti, la sua durata, il numero totale dei versamenti e il loro importo.

· La durata di un Pac può variare da un minimo di uno a un massimo di quarant’anni e la frequenza dei versamenti può essere mensile, ma anche più ridotta – ogni 2, 3, 4, 6 mesi, fino a un unico versamento annuale in coincidenza con la tredicesima.

· Moltiplicando il numero dei versamenti per l’importo della singola rata si ottiene il valore totale del piano. Ferma restando la libertà di scelta dell’importo dei versamenti – in alcuni casi già da 25 euro in su – per iniziare un Pac non di rado, viene richiesto un versamento iniziale pari a tre, sei o addirittura dodici singoli versamenti.

Costi e commissioni

Non è detto che i costi e le commissioni che gravano su di un Pac siano gli stessi che gravano su di un investimento in un'unica soluzione (Pic): vediamo le differenze.

Spese di sottoscrizione: nel caso di un Pic, in genere diminuiscono all'aumentare dell'importo investito. Nel caso di un Pac, sono calcolate sulla base di un metodo simile, ma con qualche complicazione in più. Ad esempio in base a una serie di aliquote più elevate rispetto a quelle del Pic oppure pagando subito il 30% delle commissioni totali dovute per l'intero piano e suddividendo il restante 70% tra tutte le altre rate. Quindi, se decidete di abbandonare il Pac, sarete penalizzati, perché avrete già pagato una parte consistente delle commissioni.

Spese di uscita: alcune società preferiscono farsi pagare piuttosto che quando entrate nel fondo, nel caso in cui usciate prima di un determinato lasso di tempo: le commissioni in questo caso sono decrescenti con il passare del tempo e si azzerano dopo tre o quattro anni di permanenza. Ma nel caso di un Pac le cose cambiano e le spese si fanno più severe e il numero di anni perché le spese si azzerino può aumentare.Per evitare questi costi – che, a ben vedere, altro non sono che un modo per fidelizzare la clientela  –basta restare nel fondo a lungo.

Spese di gestione e di incentivo: in questo caso non ci sono differenze tra un investimento effettuato tramite Pic o tramite Pac.

Diritti fissi: sono applicati in misura fissa e non percentuale, e su di un Pac possono pesare in maniera consistente. Un euro di diritto fisso su una rata da 50 euro equivale già a un costo del 2%! Soprattutto sugli investimenti di piccoli importi, possono quindi tagliare le gambe al piccolo risparmiatore. In tal caso è preferibile optare per un Pac con versamenti poco frequenti – ad esempio ogni tre mesi anziché ogni mese – se non potete permettervi il lusso – per motivi di comodità – di scegliere un fondo dai costi più competitivi.

Come e cosa fare

· Prima di sottoscrivere un Pac considerate la vostra capacità di risparmio e le vostre esigenze scegliendo importo della rata, durata del piano e frequenza dei versamenti. Recatevi in banca o contattare un promotore, ma prima di sottoscrivere chiedete sempre come verranno applicate le commissioni. È, inoltre, ottima abitudine leggere a fondo il prospetto informativo.

· La scelta del miglior Pac – su un fondo azionario, piuttosto che bilanciato o obbligazionario – dipende dalle vostre caratteristiche di investitore, ossia dal profilo di rischio che avete e dall'orizzonte temporale di cui disponete – come indichiamo ogni mese allorché parliamo del nostro portafoglio. In linea di massima un fondo obbligazionario è senz'altro un investimento poco rischioso, un fondo bilanciato vi offre un rischio maggiore e un fondo azionario vi offre il massimo del rischio. Di pari passo col rischio vanno però anche i rendimenti – minimi con un fondo obbligazionario, elevati con un fondo azionario – che però, richiedono tempo – poco con i fondi obbligazionari, molto con quelli azionari – per essere realizzati.

· Con un orizzonte temporale di soli cinque anni, fate un Pac su di un fondo obbligazionario, o, al massimo, su un fondo bilanciato obbligazionario. Con un orizzonte di una decina di anni scegliete un fondo bilanciato e con venti anni a disposizione un fondo azionario puro, meglio se internazionale.

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