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Quant’è lungo il lungo periodo? 5 mesi fa - venerdì 28 aprile 2017
A guardare la storia delle Borse: non meno di 15 anni!
Scommesse

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Una delle grosse sfide per chi, come noi, spiega la finanza, è farsi intendere quando usa arnesi concettuali qualitativi tipo “lungo periodo”, “medio termine” e “breve termine”. Se ti diciamo che puoi acquistare azioni, ma lo devi fare in un’ottica di lungo periodo, tu, per esempio che cosa capisci? Sei anni, che è il tempo che ci impiega un bambino per venire al mondo e iniziare le scuole elementari? Dieci anni, che è lo spazio temporale di quelle che un tempo si chiamavano nozze di stagno? O addirittura di più, quanto il tempo che ci vuole per traghettare un figlio dalla culla alla maggiore età? La risposta è determinante, perché ne discende fatalmente la bontà o meno delle tue scelte di investimento. Lo chiariamo qui una volta per tutte: per noi lungo periodo significa un lasso temporale di circa 15/20 anni. Ti pare troppo? Non sarà così dopo che ti avremo detto come lo abbiamo calcolato.

 

Un confronto col passato

In generale parlando di lungo periodo pensiamo al cosiddetto holding period delle azioni, ossia al lasso temporale entro cui è ragionevole che un investimento in Borsa non vada in rosso e che, anzi, inizi magari a produrre qualche utile. Posto che nessuno ha in mano la boccia di cristallo per sapere come andranno le cose in futuro, per averne un’idea andiamo a guardare come si sono comportate le azioni in passato e quanti anni ci hanno messo per dare mediamente buone soddisfazioni. Attenzione, quindi, non stiamo parlando di un tempo di attesa minimo (un investimento azionario può regalare grandissime soddisfazioni anche dall’oggi al domani), ma di un tempo di attesa massimo, in maniera, diciamo anche “ragionevole”.

 

 

New York: dopo 12 anni sei al sicuro 

 

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15/20 anni è il tempo ideale di permanenza in Borsa, come è il caso di New York, perché è il tempo chiesto dalle annate peggiori (in grassetto) per dare un rendimento annuo che non si discosti troppo dalla media (linea sottile).

 

“Ragionevole” nel senso che non c’è alcuna pretesa che sia impossibile trovare delle eccezioni che sforano tale tetto. Quello che ci importa è che siano, appunto delle eccezioni e pertanto rare. Ci torneremo.

 

Qualche calcolo per affinare le cose

Nei grafici di queste pagine vedi tre esempi. La Borsa di New York, la Borsa di Milano e quella di Tokio. Quello di Tokio è un grafico “normale”, ma che cosa abbiamo fatto per creare quelli su New York e Milano? Abbiamo preso tutti i dati trimestrali dal 1973 a marzo 2017 delle Borse nella loro valuta di riferimento, includendo i dividendi, quindi su un lasso temporale di 43 anni. Abbiamo quindi calcolato tutte le variazioni possibili: su 3 mesi, 6 mesi, 9 mesi, su 1 anno, 1 anno e 3 mesi, 1 anno e 6 mesi… Quindi abbiamo ricavato due indicatori. Il primo è il rendimento medio della Borsa nell’intero arco temporale che abbiamo preso in considerazione. È circa l’11% per la Borsa Usa, quasi il 10% per Piazza Affari, circa 5% per Tokio. Il secondo è il peggiore rendimento a 1 anno, 1 anno 3 mesi, 1 anno 6 mesi e via dicendo. Il risultato che salta evidente è che mai, negli ultimi 43 anni, un investimento nella Borsa Usa è rimasto in rosso più di 12 anni. Dopo circa vent’anni anche l’investimento più sfortunato a New York rende almeno l‘8%.

 

Piazza Affari: dopo 17 anni sei al sicuro

 

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La lista dei peggiori rendimenti (in grassetto) tende a zero dopo 17 anni, ma occorre attendere molto di più per avvicinarsi con certezza alla media (linea sottile).

Tokio: non sei mai al sicuro

 

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Dopo circa trent’anni un dai picchi di Borsa del 1989 Tokio (il dato ovviamente è in yen) è ancora ancora al di sotto di quei massimi, pur considerando i dividendi staccati nel periodo.

 

Da qui il dato generico di 15 anni (ci siamo presi un po’ di margine) come minimo holding period e di 20 anni come holding period in cui si è quasi certi di avere un rendimento decente. Da qui la nostra dicitura 15/20 anni. Come vedi, però, a Milano è andata peggio: almeno 17 anni per non andare in rosso, e oltre 30 per avvicinarsi a rendimenti decenti, per non parlare di Tokio dove il periodo in rosso si prolunga ancora di più: infatti siamo a tutt’oggi sotto i massimi toccati da quella Borsa nel 1989 (e basta il grafico usuale a mostrarcelo). In questo senso New York rappresenta il caso scuola. Milano si avvicina al caso scuola. Tokio è l’eccezione, determinata dai venticinque anni di crescita economica perduta del Giappone. È l’eccezione di cui tenere conto. Ovviamente questi dati sono il risultato di una simulazione sui periodi più recenti. Allargando il raggio d’azione le cose possono cambiare. Ad esempio dopo i picchi del 1929 New York ha messo più di 12 anni a tornare ai livelli precedenti, e così Piazza Affari ci ha messo quarant’anni a ritoccare i livelli del boom degli anni Cinquanta/Sessanta. Ma erano epoche diverse: nel primo caso stiamo parlando degli anni della grande depressione, nel secondo degli anni che culminarono con gli anni di piombo e la crisi energetica. Insomma un’altra epoca.

 

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