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    Teva Pharma sta per fallire? 5 mesi fa - lunedì 28 agosto 2017
    Le azioni del colosso dei farmaci generici, solo in agosto, hanno perso quasi il 50%. Come mai e che fare?
    Teva, ecco che fare

    Teva, ecco che fare

    Il crollo delle azioni Teva (16,21 Usd; Isin US8816242098) è stato innescato dalla pubblicazione dei conti trimestrali, avvenuta il 3 agosto. In effetti, sono stati pessimi: il semestre si è chiuso in perdita, il dividendo è stato tagliato del 75% e gli obiettivi per la fine del 2017 sono stati rivisti al ribasso. Il giorno stesso, sul nostro sito internet, abbiamo cambiato il consiglio da acquista a mantieni e abbiamo pubblicato un commento in merito. Siamo tornati su Teva, sempre sul sito, anche il 9 agosto, con un ulteriore articolo di approfondimento, ma in tanti ci avete scritto chiedendo maggiori lumi sulla situazione. Ecco le risposte alle domande più frequenti.

     

    Il debito di Teva pare insostenibile: sta fallendo?

    Secondo noi, no. Teva ha un debito di circa 35 miliardi di dollari che costa come interessi, ogni anno, circa 900 milioni di dollari. Il taglio del dividendo trimestrale, da 0,34 a 0,085 dollari per azione, genera risparmi di circa 1 miliardo di dollari ogni anno: copre, dunque, il pagamento degli interessi. Ma la restituzione del debito, quando deve avvenire? Per il 2017 la società è tranquilla, nessuna fetta di debito è in scadenza. Poi entro la fine del 2019 dovrà ripagare poco più di 5 miliardi di dollari di obbligazioni. La cosa sembra fattibile: entro la fine del 2017 la società conta di recuperare circa 2 miliardi di dollari con delle cessioni. E poi c’è la liquidità generata dall’attività, che comunque procede: Teva si aspetta di generare circa 4 miliardi di dollari nel solo 2017. Noi siamo più prudenti, stimiamo la metà, 2 miliardi di euro di liquidità sia per il 2017, sia per il 2018, ma anche con queste stime la copertura del debito ci sembra raggiungibile. Non per nulla anche i prezzi delle obbligazioni Teva sul mercato sembrano riflettere una relativa tranquillità – quelle con scadenza 2020 quotano intorno a 97/98.

     

    Se la società non sta fallendo perché tutti parlano del suo debito?

    Bisogna comunque fare attenzione al debito perché, sebbene appaia gestibile, è di per sé elevato: il suo valore è pari a 4,65 volte gli utili industriali prodotti dalla società. Per il resto del settore farmaceutico, in media, il debito è pari a solo una volta e mezzo gli utili industriali. Inoltre va ricordato che nel 2018 sono in scadenza anche altre linee di credito per circa 2,5 miliardi di euro: di solito queste pongono meno problemi rispetto ai bond, in quanto nella stragrande maggioranza dei casi si trova un accordo con le banche per tenerle aperte, rifinanziando il credito. Nel caso di Teva, però, il rifinanziamento è legato al rispetto di alcuni parametri legati proprio al rapporto tra debito e utile industriale: entro la fine del 2017 il rapporto deve scendere a 4,25 (da 4,65), pena il rischio di dover restituire subito il prestito. Una forte svalutazione del dollaro rispetto alle altre valute – poco più del 30% del debito di Teva è in valuta diversa dal biglietto verde – o un ulteriore peggioramento delle condizioni di mercato negli Usa – ne parliamo dopo – potrebbero mettere a rischio questo obiettivo. Crediamo che anche in caso di mancanza di rispetto di questo parametro le banche saranno tolleranti verso Teva – lo sono state in casi ben più gravi – ma potrebbero imporre un aumento di capitale o una cessione di attività a prezzi stracciati: soluzioni che rischiano di non fare bene all’azienda.

     

    Il debito è esploso per un’acquisizione che tutti giudicano azzardata: perché ai tempi non ci avete messo in guardia?

    L’operazione “azzardata” a cui si fa riferimento è l’acquisizione, da parte di Teva, della divisione di farmaci generici di Allergan. Viene annunciata a luglio 2015 e perfezionata a metà 2016, portando il debito di Teva da meno di 10 a circa 35 miliardi di euro. Viene giudicata “azzardata” oggi, in una fase difficile per Teva, ma al momento dell’annuncio sembrava tutto fuorché tale. In quel momento, infatti, gli utili di Teva dipendevano per il 50% dalle vendite del Copaxone, un suo farmaco “di marca” (non generico) per il trattamento della sclerosi multipla. Era, però, in scadenza di brevetto e per cui si temeva un forte calo dei risultati nel giro di pochi anni. Per questo, la società decide di investire ancor di più in un settore promettente come quello dei farmaci generici – atteso raddoppio del mercato nel giro di qualche anno. Lo sforzo monetario per l’acquisizione, sembra, dunque sostenibile soprattutto in un momento di tassi d’interesse bassi. Non per nulla il giorno dell’annuncio dell’operazione, il 27 luglio 2015, le azioni Teva fanno un balzo del 16%. Poi scendono un po’, complice la generale debolezza del settore sul mercato (vedi grafico Un destino comune), ma a fine 2015 sono ancora su valori superiori a quelli precedenti l’annuncio dell’operazione. Solo oggi, con le condizioni di mercato peggiorate inaspettatamente, (ne parliamo subito qui sotto), l’operazione è apparsa come troppo cara – le perdite del primo semestre 2017 sono legate alle svalutazioni fatte sui generici di Allergan. Col senno di poi, però, è facile…

     

    Ci avete detto che il titolo era conveniente più di un anno fa: ora che è crollato dite che non lo è più. Che senso ha?

    La situazione sul mercato è cambiata, in maniera inaspettata. Negli Usa si è registrato un tracollo del prezzo dei generici – Teva ottiene nel Paese circa il 40% dei ricavi. I motivi sono due. Primo: l’autorità sanitaria degli Stati Uniti, per la prima volta, ha annunciato una lotta ai prezzi dei farmaci, promettendo un aumento rapido delle autorizzazioni dei generici. Sulla carta sarebbe una buona notizia per i generici Teva (più mercato), ma al momento l’impatto è stato doppiamente negativo.

     

    Un destino comune

    Teva, settore pharma e settore farmaci generici

    Le azioni Teva (grassetto; base 100) non sono andate bene nel corso degli ultimi anni. Si tratta, però, di una tendenza comune ai principali produttori di farmaci generici (linea intermedia; quella sottile rappresenta l’andamento generale dei titoli del settore farmaceutico), che stanno pagando anche il calo brusco dei prezzi di vendita negli Usa. Anche se hanno perso tanto, non è ancora il momento di acquistare azioni Teva.

    La linea intermedia del grafico rappresenta, in media, l’andamento in Borsa di 4 società attive nella produzione dei farmaci generici, concorrenti di Teva: Endo International, Mylan, Perrigo e Sun Pharma Industries

    Anche Mylan si deve piegare

    Il tracollo del prezzo dei farmaci generici negli Usa ha colto di sorpresa tutti gli operatori. I vertici di Mylan, il principale concorrente di Teva, hanno dovuto annunciare che non riusciranno a centrare l’obiettivo di un utile per azione di 6 dollari nel 2018 – ne avevano fatto una missione sin dal 2012 - e avevano ribadito la possibilità di centrarlo giusto qualche mese fa.

    In cerca del capitano

    Teva da sei mesi sta cercando il suo amministratore delegato (è il capitano d’azienda). Il motivo sembra essere legato al denaro – il precedente veniva pagato 5 milioni di dollari l’anno, quelli bravi sul mercato chiedono tre volte tanto almeno – e a questioni un po’ “nazionalistiche” – parrebbe che alcuni storici azionisti spingano per un avere a tutti i costi un israeliano. L’arrivo del nuovo capitano potrebbe essere accolto bene dal mercato.

     

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Eurizon EasyFund Equity Pharma LTE RH

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