Gam Multicash - Money Market Sterling B

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Obbligazionari - Gran Bretagna Politica d'investimento
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Articoli

  • Analisi
    La Banca centrale europea ci pensa 26 giorni fa - venerdì 30 marzo 2018
    Dopo il rialzo dei tassi negli Usa e quello probabile nel Regno Unito, la Bce inizia a considerare la possibilità di ridurre il piano di acquisti di titoli.
     
     
     
     

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  • Analisi
    No, non siamo strabici su Londra: compra sia la Borsa, sia la valuta! 7 mesi fa - venerdì 29 settembre 2017
    Non capisco: se la sterlina cala sull’euro le esportazioni inglesi dovrebbero crescere e la Borsa di Londra salire, ma viceversa se la sterlina va su la Borsa di Londra va giù. Come potete consigliare contemporaneamente le azioni inglesi e la valuta britannica? Non c’è una contraddizione? 
    UK flag

    UK flag

    No, tranquillo, Edoardo, non c’è alcuna contraddizione nei termini. Iniziamo dal consiglio più semplice da spiegare: quello sulla liquidità in sterline. In seguito al referendum sulla Brexit la sterlina inglese che, storicamente ha sempre quotato su livelli più alti (la media storica giornaliera dal 2005 in poi è 1,27 euro, con un minimo di 1,03 e un massimo di 1,53) è crollata fino a toccare quasi quota 1,1 euro. In quel preciso momento (era ottobre 2016) abbiamo iniziato a consigliarti la valuta inglese. Il motivo è che, comunque, su questi valori risultava sottovalutata rispetto all’euro. E, infatti, la sterlina successivamente è salita toccando più volte quota 1,19. Dallo scorso maggio ha ripreso, invece, a scendere fino a scivolare su livelli addirittura sotto livello 1,1 euro a fine agosto.

    Ora viaggia a 1,14 e risulta ancora sottovalutata di circa un 10%. In soldoni secondo i nostri modelli il valore corretto della sterlina si aggira intorno a quota 1,29. Il motivo della depressione attuale della valuta di sua maestà sta principalmente nell’incertezza che grava sul Paese con le numerose decisioni riguardo a Brexit che restano continuamente in sospeso, prima tra tutte l’irrisolto nodo dei rapporti con l’Europa. Tieni conto che la sterlina bassa ha portato una infiammata del carovita dalle parti di Londra con l’inflazione che è salita oltre le attese e l’ultimo dato noto (agosto) dice che siamo a un +2,9% su base annua.

    Questo potrebbe avere ripercussioni sui tassi: anche se la Bank of England ha recentemente confermato i suoi tassi a quota 0,25% (vedi AF n° 1236) questa situazione non pare destinata a durare in eterno proprio a causa del carovita e il rialzo dei tassi proprio per detta della stessa Bank of England potrebbe arrivare anche prima del previsto. Se così sarà i titoli inglesi diventeranno più attraenti e più soldi arriveranno in Gran Bretagna dal resto del mondo, facendo così apprezzare la sterlina. A rimetterci saranno semmai i prezzi dei bond in circolazione (i prezzi dei bond calano se salgono i tassi) e, infatti, proprio per questo, i nostri consigli vanno a favore di prodotti che investono in liquidità (cioè bond quasi in scadenza), il che equivale a una sensibilità assai bassa al rialzo dei tassi.

     

    Ma la Borsa teme il rialzo della sterlina?

    Bene, ora dirai: avete detto che salirà la sterlina, per cui c’è rischio per le esportazioni. Ecco, fermati qui: no, non è un problema che ci poniamo. Il nostro consiglio di acquistare la Borsa di Londra è molto anteriore alla Brexit e non è stato intaccato dalle scelte fatte da May e compagnia. In realtà si basa soprattutto sulla buona valutazione della Borsa inglese che ha un rapporto prezzo utili (il prezzo al metro quadro delle azioni, più basso è, meglio è) in linea con quello delle Borse mondiali (è intorno a 20 contro circa 19 delle Borse mondiali), un rapporto prezzo/ valore di libro più basso (1,6, contro 2,1 delle Borse mondiali) e un rendimento da dividendo (più alto è, meglio è) più alto delle Borse mondiali (3,65% contro 2,4% delle Borse mondiali), ma non solo. Si basa anche sul fatto che la Piazza di Londra non è esattamente Milano dove ci sono società attive più che altro nell’asfittico Bel Paese, ma è una Borsa ricca di società globali, soprattutto se si va a vedere nel plotone dei titoli più grandi del listino. I loro utili non sono prodotti solo in Gran Bretagna, ma in tutto il mondo, e non dipendono più di tanto dall’esito della Brexit.

    Per questo il nostro consiglio d’acquisto va o sui titoli singoli che trovi alle pagine 7-10 e su cui facciamo un’analisi specifica, o su Etf che puntano sulle azioni dell’indice Ftse 100 che sono in gran parte delle multinazionali, oppure su fondi comuni con una valutazione di almeno tre stelle (in tal caso ci affidiamo alla mano del gestore del fondo, e sarà lui a scegliere le società più promettenti).

     

    UN ANNO INSIEME CON LA REGINA

     

     Sterlina 1238

    Qui vedi come sono andati i due prodotti in sterline che ti consigliamo, ossia l'Etfs long gbp short eur (49,285 euro al 28/09, Isin JE00B3LXVB68; in grassetto, base 100, nel grafico) e il fondo Gam Multicash - Money Market Sterling B (2.320,11 sterline al 27/09, Isin LU0032254376; linea sottile nel grafico). Tra alti e bassi hanno saputo recuperare anche bene. Ora siamo più o meno in linea con i valori del nostro primo consiglio (AF 1191 uscito l’11 ottobre 2016 e Fondi Comuni n° 231, sempre di ottobre 2016). 

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  • Analisi
    Un anno di Brexit 10 mesi fa - lunedì 26 giugno 2017
    Il 23 giugno 2016 i britannici votavano per far uscire il Regno Unito dall’Unione europea, la Brexit. A distanza di un anno esatto facciamo il punto su come sono andati gli investimenti Oltremanica e su cosa bisogna aspettarsi ora.
    Investire in Gran Bretagna

    Investire in Gran Bretagna

    La Borsa di Londra vola…

    Pochi giorni prima della Brexit, su AF n° 1179, ti avevamo detto che se eri un buon padre di famiglia con il tempo dalla tua, potevi continuare a investire sulla Borsa di Londra. Com’è andata? Bene, in un anno (dal 23/6/16) Londra è stata tra le Borse che hanno corso di più: +22% rispetto al +17% medio delle altre Borse mondiali (+18% per New York; vedi grafico qui sotto).

     

    Londra sempre più lontana

     Londra sempre più lontana

     

    L’esito del referendum britannico sull’uscita dall’Ue ha fatto sbandare a fine giugno 2016 non solo la Borsa di Londra (grassetto; base 100), ma un po’ tutte le Borse (linea di peso intermedio), compresa New York (linea sottile) – i dati sono in valuta locale e inclusi i dividendi. La prima, però, nel corso del 2017 si è comportata molto meglio delle altre. Una tendenza che, a nostro parere, dovrebbe continuare.

    Sterlina giù, borsa su

     STERLINA GIÙ, BORSA SU

    La sterlina, nell’ultimo anno, ha perso parecchio terreno nei confronti dell’euro (linea sottile; base 100). Questo ha reso il rendimento effettivo del tuo investimento sulla Borsa britannica (grassetto, base 100; dividendi inclusi e in euro) inferiore rispetto a quello ottenuto puntando, in media, sulle varie Borse mondiali (linea di peso intermedio; in euro e dividendi inclusi). Oggi la sterlina è sottovalutata rispetto all’euro: buona notizia.

     

    Attenzione, questi sono i risultati nelle varie valute locali. In euro, il bilancio di Londra è meno entusiasmante, ma resta in attivo.

    Negli ultimi 12 mesi, infatti, la sterlina ha perso circa il 13% rispetto all’euro e questo fa sì che il risultato, in euro, della Borsa britannica sia di un +6,2% (inclusi i dividendi staccati dalle varie società) rispetto, per esempio, al +19,4% di Wall Street – vedi grafico Sterlina giù, Borsa su.

     

    … con la sterlina che crolla

    Sempre sullo stesso numero di Altroconsumo Finanza ti avevamo detto di non puntare sulle obbligazioni in sterline: consiglio che si è rivelato corretto, visto che tali bond da allora, in media, hanno perso in euro circa il 9%. A metà ottobre, visto che la sterlina aveva già perso molto, ti abbiamo però consigliato di puntare direttamente su questa valuta, senza passare dalle obbligazioni (o quasi, vedi qui a fianco). Ebbene, dalla data di riferimento di quella decisione, il 7 ottobre, la sterlina ha messo su circa il 2%. Non chissà che guadagno, ma nemmeno una perdita. Che fare ora?

     

    Quel decennio da batticuore

     QUEL DECENNIO DA BATTICUORE

    La linea sottile rappresenta l’andamento del cambio tra la sterlina e un paniere di valute europee assimilabile all’odierno euro (scala sinistra). Nel 1992, l’uscita dallo Sme provoca un brusco calo della sterlina, che poi però si riprende. Durante tutti questi alti e bassi, però, la Borsa di Londra continua a crescere (in grassetto l’andamento del listino in sterline e dividendi inclusi; la linea di peso intermedio rappresenta l’andamento dello stesso indice, a dividendi inclusi, ma in euro – la base è 100 e la scala su cui leggere la variazione dei valori è quella di destra).

    Un’economia in rallentamento

    Sul futuro del Regno Unito ci sono luci e ombre. Da un lato, il Paese può contare su un tasso di disoccupazione tra i più bassi mai visti (il 4,6% non si vedeva dal 1975). Dall’altro, però, tutti questi lavoratori stanno vedendo i loro stipendi crescere a un ritmo basso, più basso di quello del carovita: questo fa temere che i loro consumi possano rallentare – sarebbe un male, visto che tali consumi sono uno dei pilastri della crescita economica del Paese. È un rischio concreto, visto che già nel primo trimestre del 2017 la ricchezza del Paese è rimasta sostanzialmente stabile. E la situazione potrebbe essere aggravata dall’incerta situazione politica – c’è chi ritiene che possano esserci nuove elezioni a breve e anche chi teme che i negoziati per la definizione della Brexit (in alto mare) si risolvano negativamente per il Paese. In questa situazione crediamo che la Banca centrale britannica possa alzare i tassi di poco (0,25%), ma prima del previsto (prima del 2018) e poi tenerli fermi per un bel po’ di tempo – un modo per contenere in qualche modo il carovita, senza, però, affossare definitivamente i consumi e la crescita economica.

     

    Un pizzico di sterlina per il lungo periodo

    Sulla base del suddetto quadro economico e di politica monetaria ci aspettiamo una sostanziale stabilità della sterlina a breve/medio termine (a meno di eventi clamorosi, come sanzioni pesanti dall’Europa a seguito della Brexit). Col tempo la valuta britannica dovrebbe, però, darti delle soddisfazioni: è al momento sottovalutata rispetto all’euro. Per questo continuiamo a consigliarti di dedicare il 5% del tuo portafoglio alla sterlina, investendo sull’Etfs long gbp short euro (49,3 euro; Isin JE00B3LXVB68) o sul fondo Julius Baer mm sterling B (2.320 pence; Isin LU0032254376). Non necessariamente dovrai aspettare anni per coglierne i frutti: i mercati si muovono più sulle aspettative, che sugli eventi. 

     

    L’isola con lo sguardo sul mondo

    E la Borsa? Dovrebbe continuare nel percorso di crescita conosciuto nel corso dell’ultimo anno. Il listino britannico, infatti, ha in pancia diverse società che guardano più alla salute dell’economia a livello globale che a quanto succede nel Regno Unito. Anzi, una sterlina debole tende ad aiutare il loro andamento in Borsa: da un lato i loro prodotti diventano più competitivi e, dall’altro, i loro bilanci vengono “gonfiati” grazie al fatto che le vendite all’estero valgono di più.

    Non per nulla le azioni di una grande multinazionale che conosci bene, la British american tobacco (5.482 pence; Isin GB0002875804), nell’ultimo anno hanno messo su il 33% (in sterline e dividendi inclusi) contro il +22% fatto dalla Borsa di Londra. E se la sterlina poi si riprende? Stando alla storia, tanto di guadagnato: guarda il grafico Quel decennio da batticuore. Per quasi tutti gli anni ’90 la sterlina alterna spettacolari riprese a brusche scivolate. La Borsa, però, continua di fatto a salire sia in un caso, sia nell’altro. Insomma, finché l’economia mondiale cresce – e le previsioni sono buone, con una crescita nel 2018 attesa al +3,1%, la più elevata dal 2010 – la Borsa di Londra dovrebbe darti soddisfazioni. Per questo pensiamo meriti il 20% dei tuoi investimenti. Compra singoli titoli azionari britannici – non a caso i due al momento consigliati, Vodafone (223,7 pence; Isin GB00BH4HKS39) e Rio Tinto (3.052,5 pence; Isin GB0007188757), sono colossi operanti in tutto il mondo – e affiancaci un Etf o un fondo comune, per ridurre ulteriormente il rischio dell’investimento. Gli Etf consigliati sono l’iShares Ftse100 (8,3475 euro; Isin IE0005042456) e il Lyxor Ftse100(11,17 euro; Isin FR0010438127); il fondo consigliato è l’Invesco Uk equity A (9,16 pound; Isin IE0030382794). 

    Diageo (2.305 pence; Isin GB0002374006) è una multinazionale britannica degli alcolici. Come la British american tobacco (Bat) fa parte della lista delle azioni che “salgono sempre” (vedi Altroconsumo Finanza n° 1221) e come Bat è andata meglio della Borsa di Londra (+29% Diageo contro il +22% di Londra).

    Quale etf su Londra scelgo?

    Sono entrambi buoni, ma hanno caratteristiche diverse. Primo: il Lyxor non paga dividendi (non li perdi, sono nel prezzo di Borsa), l’iShares sì. Secondo: il Lyxor segue la Borsa di Londra grazie a un prodotto derivato che ha in pancia (si chiama swap), l’iShares compra proprio i titoli sulla Borsa di Londra (però li presta a terzi). Terzo: il Lyxor costa lo 0,15% annuo, l’iShares lo 0,07%. Il volume di scambi è sostanzialmente simile – quindi il costo occulto legato allo spread denaro-lettera sarà più o meno simile.

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  • Analisi
    Un anno di Brexit 10 mesi fa - lunedì 26 giugno 2017
    Il 23 giugno 2016 i britannici votavano per far uscire il Regno Unito dall’Unione europea, la Brexit. A distanza di un anno esatto facciamo il punto su come sono andati gli investimenti Oltremanica e su cosa bisogna aspettarsi ora.

    La Borsa di Londra vola…

    Pochi giorni prima della Brexit, su AF n° 1179, ti avevamo detto che se eri un buon padre di famiglia con il tempo dalla tua, potevi continuare a investire sulla Borsa di Londra. Com’è andata? Bene, in un anno (dal 23/6/16) Londra è stata tra le Borse che hanno corso di più: +22% rispetto al +17% medio delle altre Borse mondiali (+18% per New York; vedi grafico qui sotto).

     

    Londra sempre più lontana

     Londra sempre più lontana

    L’esito del referendum britannico sull’uscita dall’Ue ha fatto sbandare a fine giugno 2016 non solo la Borsa di Londra (grassetto; base 100), ma un po’ tutte le Borse (linea di peso intermedio), compresa New York (linea sottile) – i dati sono in valuta locale e inclusi i dividendi. La prima, però, nel corso del 2017 si è comportata molto meglio delle altre. Una tendenza che, a nostro parere, dovrebbe continuare.

    Sterlina giù, borsa su

     STERLINA GIÙ, BORSA SU

    La sterlina, nell’ultimo anno, ha perso parecchio terreno nei confronti dell’euro (linea sottile; base 100). Questo ha reso il rendimento effettivo del tuo investimento sulla Borsa britannica (grassetto, base 100; dividendi inclusi e in euro) inferiore rispetto a quello ottenuto puntando, in media, sulle varie Borse mondiali (linea di peso intermedio; in euro e dividendi inclusi). Oggi la sterlina è sottovalutata rispetto all’euro: buona notizia.

     

    Attenzione, questi sono i risultati nelle varie valute locali. In euro, il bilancio di Londra è meno entusiasmante, ma resta in attivo.

    Negli ultimi 12 mesi, infatti, la sterlina ha perso circa il 13% rispetto all’euro e questo fa sì che il risultato, in euro, della Borsa britannica sia di un +6,2% (inclusi i dividendi staccati dalle varie società) rispetto, per esempio, al +19,4% di Wall Street – vedi grafico Sterlina giù, Borsa su.

     

    … con la sterlina che crolla

    Sempre sullo stesso numero di Altroconsumo Finanza ti avevamo detto di non puntare sulle obbligazioni in sterline: consiglio che si è rivelato corretto, visto che tali bond da allora, in media, hanno perso in euro circa il 9%. A metà ottobre, visto che la sterlina aveva già perso molto, ti abbiamo però consigliato di puntare direttamente su questa valuta, senza passare dalle obbligazioni (o quasi, vedi qui a fianco). Ebbene, dalla data di riferimento di quella decisione, il 7 ottobre, la sterlina ha messo su circa il 2%. Non chissà che guadagno, ma nemmeno una perdita. Che fare ora?

     

    Quel decennio da batticuore

     QUEL DECENNIO DA BATTICUORE

    La linea sottile rappresenta l’andamento del cambio tra la sterlina e un paniere di valute europee assimilabile all’odierno euro (scala sinistra). Nel 1992, l’uscita dallo Sme provoca un brusco calo della sterlina, che poi però si riprende. Durante tutti questi alti e bassi, però, la Borsa di Londra continua a crescere (in grassetto l’andamento del listino in sterline e dividendi inclusi; la linea di peso intermedio rappresenta l’andamento dello stesso indice, a dividendi inclusi, ma in euro – la base è 100 e la scala su cui leggere la variazione dei valori è quella di destra).

    Un’economia in rallentamento

    Sul futuro del Regno Unito ci sono luci e ombre. Da un lato, il Paese può contare su un tasso di disoccupazione tra i più bassi mai visti (il 4,6% non si vedeva dal 1975). Dall’altro, però, tutti questi lavoratori stanno vedendo i loro stipendi crescere a un ritmo basso, più basso di quello del carovita: questo fa temere che i loro consumi possano rallentare – sarebbe un male, visto che tali consumi sono uno dei pilastri della crescita economica del Paese. È un rischio concreto, visto che già nel primo trimestre del 2017 la ricchezza del Paese è rimasta sostanzialmente stabile. E la situazione potrebbe essere aggravata dall’incerta situazione politica – c’è chi ritiene che possano esserci nuove elezioni a breve e anche chi teme che i negoziati per la definizione della Brexit (in alto mare) si risolvano negativamente per il Paese. In questa situazione crediamo che la Banca centrale britannica possa alzare i tassi di poco (0,25%), ma prima del previsto (prima del 2018) e poi tenerli fermi per un bel po’ di tempo – un modo per contenere in qualche modo il carovita, senza, però, affossare definitivamente i consumi e la crescita economica.

     

    Un pizzico di sterlina per il lungo periodo

    Sulla base del suddetto quadro economico e di politica monetaria ci aspettiamo una sostanziale stabilità della sterlina a breve/medio termine (a meno di eventi clamorosi, come sanzioni pesanti dall’Europa a seguito della Brexit). Col tempo la valuta britannica dovrebbe, però, darti delle soddisfazioni: è al momento sottovalutata rispetto all’euro. Per questo continuiamo a consigliarti di dedicare il 5% del tuo portafoglio alla sterlina, investendo sull’Etfs long gbp short euro (49,3 euro; Isin JE00B3LXVB68) o sul fondo Julius Baer mm sterling B (2.320 pence; Isin LU0032254376). Non necessariamente dovrai aspettare anni per coglierne i frutti: i mercati si muovono più sulle aspettative, che sugli eventi. 

     

    L’isola con lo sguardo sul mondo

    E la Borsa? Dovrebbe continuare nel percorso di crescita conosciuto nel corso dell’ultimo anno. Il listino britannico, infatti, ha in pancia diverse società che guardano più alla salute dell’economia a livello globale che a quanto succede nel Regno Unito. Anzi, una sterlina debole tende ad aiutare il loro andamento in Borsa: da un lato i loro prodotti diventano più competitivi e, dall’altro, i loro bilanci vengono “gonfiati” grazie al fatto che le vendite all’estero valgono di più.

    Non per nulla le azioni di una grande multinazionale che conosci bene, la British american tobacco (5.482 pence; Isin GB0002875804), nell’ultimo anno hanno messo su il 33% (in sterline e dividendi inclusi) contro il +22% fatto dalla Borsa di Londra. E se la sterlina poi si riprende? Stando alla storia, tanto di guadagnato: guarda il grafico Quel decennio da batticuore. Per quasi tutti gli anni ’90 la sterlina alterna spettacolari riprese a brusche scivolate. La Borsa, però, continua di fatto a salire sia in un caso, sia nell’altro. Insomma, finché l’economia mondiale cresce – e le previsioni sono buone, con una crescita nel 2018 attesa al +3,1%, la più elevata dal 2010 – la Borsa di Londra dovrebbe darti soddisfazioni. Per questo pensiamo meriti il 20% dei tuoi investimenti. Compra singoli titoli azionari britannici – non a caso i due al momento consigliati, Vodafone (223,7 pence; Isin GB00BH4HKS39) e Rio Tinto (3.052,5 pence; Isin GB0007188757), sono colossi operanti in tutto il mondo – e affiancaci un Etf o un fondo comune, per ridurre ulteriormente il rischio dell’investimento. Gli Etf consigliati sono l’iShares Ftse100 (8,3475 euro; Isin IE0005042456) e il Lyxor Ftse100(11,17 euro; Isin FR0010438127); il fondo consigliato è l’Invesco Uk equity A (9,16 pound; Isin IE0030382794). 

    Diageo (2.305 pence; Isin GB0002374006) è una multinazionale britannica degli alcolici. Come la British american tobacco (Bat) fa parte della lista delle azioni che “salgono sempre” (vedi Altroconsumo Finanza n° 1221) e come Bat è andata meglio della Borsa di Londra (+29% Diageo contro il +22% di Londra).

    Quale etf su Londra scelgo?

    Sono entrambi buoni, ma hanno caratteristiche diverse. Primo: il Lyxor non paga dividendi (non li perdi, sono nel prezzo di Borsa), l’iShares sì. Secondo: il Lyxor segue la Borsa di Londra grazie a un prodotto derivato che ha in pancia (si chiama swap), l’iShares compra proprio i titoli sulla Borsa di Londra (però li presta a terzi). Terzo: il Lyxor costa lo 0,15% annuo, l’iShares lo 0,07%. Il volume di scambi è sostanzialmente simile – quindi il costo occulto legato allo spread denaro-lettera sarà più o meno simile.

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Dettagli

Carta d'identità

Codice ISIN LU0032254376
Forma giuridica Sicav di diritto lussemburghese
Passaporto europeo si
Data di lancio 5/08/1992
Politica d'investimento Obbligazionari - Gran Bretagna
Dimensioni del fondo (29/03/2018) 32,480 Milioni di EUR
Gestore GAM (Luxembourg)
Commissioni di gestione annue 0,25 %
Total Expense Ratio (TER) 0,40 %
Fondo Etico no
Fondo di fondi no
Frequenza di calcolo Giornaliera
Dividendi no

Statistiche

Valutazione del rischio
Volatilità del fondo 8,00 %
Volatilità del benchmark 8,10 %
Beta 0,39
Tracking error 0,02 %
Correlazione col benchmark 0,28
Valutazione del rischio
Alfa 0,00 %

Performance in EUR (20/04/2018)

Fondo Benchmark
Rendimento a 1 mese -0,29 % -0,25 %
Rendimento a 3 mesi 0,11 % 0,24 %
Rendimento a 6 mesi 1,69 % 1,94 %
Rendimento a 1 anno -4,47 % -4,09 %
Rendimento a 3 anni -6,25 % -5,94 %
Rendimento a 5 anni -0,36 % -0,06 %
Rendimento a 10 anni -0,29 % 0,10 %

Principali poste di portafoglio (31/12/2017)

Categoria Pesi
Obbligazioni 97,51 %
Liquidità 2,49 %
Valuta Pesi
GBP - Sterlina inglese 96,27 %
Principali titoli in portafoglio Pesi
FMS WERTMANAGEMENT 0.750% 15-DEC-2017 3,76 %
CADES 1.000% 07-MAR-2018 3,75 %
EUROPEAN INVESTMENT BANK 0.830% 25-MAY-2018 3,74 %
UNITED KINGDOM 0.000% 12-MAR-2018 3,73 %
COVENTRY BUILDING SOCIETY 4.625% 19-APR-2018 3,64 %
COMMONWEALTH BANK OF AUSTRALIA 0.704% 24-JAN-2018 3,49 %
LEEDS BUILDING SOCIETY 0.798% 09-FEB-2018 3,49 %
KUNTARAHOITUS OYJ 1.125% 07-DEC-2017 3,27 %
LLOYDS BANK PLC 0.891% 14-JAN-2019 3,25 %
SKANDINAVISKA ENSKILDA BANKEN AB 0.950% 19-NOV-201 3,22 %
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