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Quant’è sicuro il conto delle Coop? un anno fa - lunedì 25 settembre 2017
Oltre 10 miliardi di risparmi degli italiani non sono in banca, ma al supermercato. Vediamo garanzie e controlli.

IL PARACADUTE DEL SISTEMA

A fine 2016 le somme depositate presso le Coop della grande distribuzione (insomma, i supermercati) erano pari a oltre 10 miliardi di euro. Attento però: anche se molte delle caratteristiche sono simili, i prestiti sociali non sono un conto corrente o deposito. In caso di fallimento della Coop, non c’è nessun Fondo interbancario che garantisce la restituzione dei tuoi soldi. Sei un creditore della società, esattamente come gli altri (per esempio i fornitori): devi metterti in coda e sperare di recuperare qualcosa. È vero che, in passato, in molti casi di dissesto c’è stato l’intervento di altre Coop per garantire il recupero, almeno parziale, dei soldi depositati: è successo, per esempio, con la Coop Carnia. Ma è un intervento “volontario”, non è affatto detto che questo succeda ancora. Sono pochi i casi in cui è già previsto un eventuale intervento (come Coop Vicinato Lombardia che ha stipulato un consorzio solidale – che prevede delle garanzie reciproche - con Coop Lombardia). Per il resto, nessuna certezza. La stessa cosa vale per gli interventi “preventivi”: l’anno scorso, per esempio, il sistema delle Coop (soprattutto Coop Alleanza 3.0) è intervenuto per sostenere Unicoop Tirreno (vedi riquadro). Anche in questo caso si è trattato di un intervento volontario, anche per evitare di diffondere il “panico” tra i depositanti delle altre Coop. Ci saranno ancora, in futuro, i capitali necessari per interventi simili? Morale, il fattore critico è la solidità della Coop a cui affidi i tuoi soldi. Puntiamo allora i riflettori sui conti di queste società.

Unicoop Tirreno, cosa è successo?

I paletti posti da Banca d’Italia hanno messo in luce le difficoltà di Unicoop Tirreno a fine 2015: il rapporto tra i capitali raccolti con i prestiti e il patrimonio era di 4,55, superiore alla soglia massima di 3 stabilita dalle nuove normative. A fine 2016 il rapporto è rientrato nei limiti, ma solo grazie a interventi drastici: da un lato, il netto calo dei prestiti, dall’altro, l’emissione di “strumenti finanziari di partecipazione” che hanno, di fatto, quasi raddoppiato il patrimonio. Questi strumenti sono stati sottoscritti dalle altre Coop, insomma si è trattato di un intervento di salvataggio. Ma ancora non è finita: la ristrutturazione del gruppo deve ancora essere completata, con un piano industriale 2017/2019 che prevede forti sacrifici sulla rete di vendita e sul numero di dipendenti.

PIU' FINANZA CHE CARRELLO

La dimensione “finanza” è diventata sempre più importante per le società del settore. Tra il 2011 e il 2015, secondo uno studio Mediobanca, le Coop della grande distribuzione hanno realizzato un utile “cumulativo” di 109 milioni di euro solo grazie ai proventi finanziari (1.275 milioni) in parte controbilanciati dalle svalutazioni dei titoli in portafoglio (948 milioni). E l’attività “tipica”, cioè il supermercato? Di fatto, non ha portato utili, lo puoi vedere nella tabella Sempre più peso alla finanza. Prendiamo il 2015: il margine industriale (differenza tra ricavi e costi dell’attività tipica) era negativo, per un importo pari allo 0,7% del fatturato. Significa che per ogni 100 euro incassati quando fai la spesa, le Coop ne hanno spesi 100,7 per pagare i fornitori, il personale, gestire gli immobili… In compenso, il saldo finanziario (la differenza tra interessi attivi e passivi, cresciuta nel tempo, fino al 3,8% del fatturato nel 2015) ha portato i conti del settore in utile.

La stessa situazione si rispecchia nel 2016. Abbiamo analizzato i bilanci della quasi totalità delle società del settore: come puoi vedere nella tabella 2016 al setaccio, anche nello scorso anno la finanza ha giocato da protagonista. Solo due delle società analizzate hanno chiuso grazie a un utile industriale, per il resto gli utili sono venuti dalla finanza.

 

 

QUALCHE PALETTO MA ANCORA TROPPO POCO

Il peso sempre più rilevante della “finanza” ha spinto Banca d’Italia a regolamentare, in qualche modo, il settore. Da inizio 2017 è entrata in vigore una normativa che prevede in particolare due “paletti”: il divieto della raccolta “a vista” (ma basta prevedere, nel regolamento del prestito, un preavviso di sole 24 ore per riavere i propri soldi) e un limite all’ammontare complessivo dei prestiti (non possono superare tre volte il patrimonio della società, cinque volte se ci sono garanzie da parte di altri soggetti esterni). Non molto, a nostro parere, tanto più che Banca d’Italia ha posto questi limiti ma, per sua stessa ammissione, ha solamente il compito di dettare norme di attuazione su alcuni aspetti ben definiti e non ha poteri di accertamento né sanzionatori nei confronti dei soggetti non bancari. Insomma ha dato delle regole, ma non ha il potere di punire chi non le rispetta. L’aspetto positivo è che tutte le Coop analizzate rispettano questi limiti. Qualcuna, però, ci è riuscita a malapena, con un rapporto tra prestiti e patrimonio vicino al limite (vedi tabella Quanto pesano i prestiti).

 

PARTECIPAZIONI SOTTO I RIFLETTORI

A fronte di una raccolta di oltre 10 miliardi, le Coop del settore hanno fatto investimenti per 9,8 miliardi (di cui 3,7 in investimenti strategici e “di lungo termine”, gli altri 6,1 in titoli destinati alla compravendita).

Le “partecipazioni strategiche si prendono, insomma, una fetta consistente dei soldi raccolti con i prestiti, e spesso sono concentrate in poche società. È il caso, per esempio, di Coop Alleanza 3.0: ha il 34,39% di Finsoe, la holding che controlla Unipol, e in più ha un altro 9,61% della stessa Unipol. In molti casi queste partecipazioni sono registrate in bilancio al loro valore “storico” a cui erano state acquisite: se fosse necessario svalutarle, l’impatto sui conti sarebbe pesante. Per Alleanza 3.0, le “partecipazioni strategiche” hanno un valore di bilancio pari all’80% del patrimonio. Certo non è detto che queste partecipazioni siano da svalutare; è anche vero che Coop Alleanza 3.0 ha previsto, nel suo regolamento, che almeno il 30% delle somme raccolte debba essere investita in attività facilmente liquidabili. Di certo, però, è un rischio che non ci sembra remunerato dai tassi offerti dai prestiti.

 

TIRIAMO LE SOMME

Le situazioni più “delicate”, in questo momento, ci sembrano quelle di Unicoop Tirreno e Unicoop Centro Italia – non a caso, le uniche due ad offrire tassi competitivi rispetto a quelli dei conti deposito. Entrambe hanno un rapporto tra prestiti e patrimonio vicinissimo alla soglia limite, e solo grazie a un significativo taglio dei prestiti nel 2016. Sono anche tra le poche società del nostro campione ad aver chiuso il 2016 in perdita anche dopo le componenti finanziarie. Infine, per Unicoop Tirreno la fase di ristrutturazione è ancora in corso, mentre per Unicoop Centro Italia non è da trascurare il fatto che il valore delle partecipazioni superi addirittura il valore del patrimonio (1,2 volte). Non stiamo certo dicendo che queste due società stanno fallendo; ma considerato che non c’è un paracadute “di sistema”, la mancanza di un’autorità di controllo e la poca trasparenza (vedi qui a sotto), val davvero la pena correre questi rischi per pochi euro in più?

A quando una vera riforma?

Si sta parlando molto di una riforma del settore che tuteli di più chi investe in prestiti sociali. Le ipotesi vanno dalla costituzione di un’autorità di controllo, alla stipula di polizze assicurative, alla creazione di un “fondo intercoop” simile al fondo interbancario che tutela i correntisti. Ma non è così facile arrivare a un accordo: la creazione di un fondo, per esempio, significherebbe per le Coop dover sborsare da subito almeno un centinaio di milioni di euro per eventuali interventi di sistema. Nel frattempo, l’unica garanzia che hai è sperare che la tua Coop sia “virtuosa” e rispetti le regole, senza prendersi troppi rischi con gli investimenti.

 

 

Trasparenza da migliorare

Tutte le Coop che abbiamo analizzato pubblicano i bilanci una sola volta l’anno, mentre molte banche aggiornano gli investitori più volte l’anno, anche trimestralmente. Inoltre, non sempre l’informazione è completa: Unicoop Tirreno, per esempio, rende accessibile il bilancio 2016 su internet solo per chi è già socio, per chi non è socio c’è solo un riassunto. Unicoop Firenze, invece, pubblica solo un bilancio sintetico di poche pagine, sia per i soci sia per i non soci.

 

Sempre più peso alla finanza
2011 2012 2013 2014 2015
Margine industriale (differenza tra ricavi e costi tipici) 0,2% 0,2% 0,4% -0,2% -0,7%
Saldo finanziario (differenza tra interessi attivi e passivi) 1,4% 1,6% 1,9% 2,8% 3,8%
Risultato corrente (totale delle voci precedenti) 1,6% 1,8% 2,3% 2,6% 3,1%
Tutti i dati in tabella sono calcolati in percentuale sul fatturato delle società del settore. Fonte: rapporto Mediobanca sulla GDO, gennaio 2017.
2016 al setaccio
Fatturato (milioni) Margine industriale (milioni) Margine industriale (% sul fatturato) Saldo finanziario (milioni) Saldo finanziario (% sul fatturato) Svalutazioni (milioni) Utile netto (milioni)
Coop Alleanza 3.0 4.607,58 -105,35 -2,3% 144,95 3,1% 27,72 14,81
Coop Centro Italia 688,71 -4,80 -0,7% -1,16 -0,2% 74,70 -62,60
Coop Liguria 746,14 18,47 2,5% 29,24 3,9% 16,77 24,39
Coop Lombardia 1.129,40 -16,81 -1,5% 21,32 1,9% 2,00 0,01
Novacoop 997,03 -1,51 -0,2% 53,19 5,3% 35,27 10,97
Unicoop Tirreno 1.086,37 -38,50 -3,5% 28,57 2,6% 38,73 -38,73
Unicoop Firenze 2.373,15 38,14 1,6% 36,67 1,5% 35,05 23,2
Coop Vicinato Lombardia 78,44 -0,78 -1,0% -0,12 -0,1% 0,01 -0,9
Totale campione 11.706,83 -111,14 -0,9% 312,67 2,7% 230,24 -28,89
Quanto pesano i prestiti
Prestiti sociali a fine 2015 * Prestiti sociali a fine 2016 * Variazione Rapporto prestiti/patrimonio 2015 Rapporto prestiti/patrimonio 2016
Coop Alleanza 3.0 4.466 4.318 -3,3% Nd (1) 1,76
Coop Centro Italia 551 504 -8,4% 2,31 2,90
Coop Liguria 656 646 -1,6% 1,00 0,95
Coop Lombardia 1.171 1.148 -2,0% 2,70 2,67
Novacoop 754 755 0,1% 1,02 1,00
Unicoop Tirreno 1.092 915 -16,2% 4,55 2,98
Unicoop Firenze 2.035 1.891 -7,1% 1,32 1,21
Coop vicinato Lombardia 41 37 -7,7% 3,20 2,67
(1)        Non disponibile: Coop Alleanza 3.0 è nata a inizio 2016 dall’integrazione di tre diverse Coop. * Dati in milioni.

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