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Guadagna 5.000 euro in pochi minuti un anno fa - venerdì 20 ottobre 2017
È quello che ti promettono, soprattutto su internet, sedicenti esperti o pubblicità martellanti. In un’epoca in cui i bond rendono poco o niente, i tassi d’interesse sui conti deposito sono ai minimi e le Borse sono ai massimi la tentazione di credere a tali promesse è forte. Non farlo: ecco una serie di casi e situazioni da riconoscere e evitare.
Denaro facile

Denaro facile

Le terre rare…

Occhio ai settori “di moda” per cui, soprattutto sui vari forum di finanza, vengono magnificate prospettive incredibili. Un vero caso è quello delle “terre rare”. Tra il 2010 e il 2011 tutti ne parlano come dell’ultima frontiera per fare tanti soldi alla svelta. In effetti, i prezzi di questi elementi registrano in quegli anni un’impennata: un po’ è per il loro nome, che evoca qualcosa di prezioso, un po’ per il blocco alle esportazioni di “terre rare” deciso ai tempi dalla Cina, il maggior produttore al mondo. Molycorp, che estrae queste “terre rare”, sbarca nel 2000 in Borsa a un prezzo di 14 dollari e nel giro di pochi mesi arriva a sfiorare gli 80 dollari, quasi sestuplicando il suo valore. Tutti si gettano a investire, ma ben presto si scopre che tanto rare queste terre non sono: si possono trovare in altre parti del mondo, non solo in Cina, e possono essere estratte anche da altri minerali.

Non solo: sono sostituibili nei prodotti in cui vengono utilizzate – dai motori per jet militari alle batterie per i telefonini. Il risultato? I prezzi di una “terra rara” come il Cerio crollano dai 200.000 yuan del 2012 ai circa 40.000  con un calo di circa l’80%, quelli dell’Europio crollano da 8.000 a 520 yuan, oltre -90%, e la Molycorp fa bancarotta, facendo perdere tutti i soldi a chi aveva acquistato le sue azioni. Ancora oggi ti consigliamo di stare alla larga da investimenti legati alle “terre rare”.

 

… e altri mirabolanti investimenti andati in fumo

Occhio anche alle newsletter di sedicenti esperti azionari che ti arrivano in posta elettronica. I toni sono sempre gli stessi: “Queste azioni stanno salendo, non perdere l’occasione!”, “Questo investimento ti farà 2 volte più ricco di adesso”… e avanti così. Perché qualcuno che ha scoperto una tale ricchezza dovrebbe regalarti queste informazioni? Il motivo è presto detto e lo si legge nelle righe minuscole alla fine della newsletter: queste comunicazioni sono fatte da chi ha già acquistato quelle azioni e spera che tu le acquisti per vederle salire e poi vendere prima di te. Loro si portano a casa i guadagni e tu resti col cerino in mano una volta che il titolo è crollato – facci caso, gli “affari” riguardano sempre piccole società per cui bastano pochi ordini per far schizzare i prezzi in alto o in basso. Un esempio di queste newsletter te lo avevamo riportato su Altroconsumo Finanza n° 1088 per una società legata alla marjuana, la Medijane. Ebbene, allora, quando queste neswletter venivano inviate la Medijane viaggiava sugli 8.000 Usd per azione (ottomila; ci sono stati vari raggruppamenti) e pochi giorni fa valevano 2 Usd l’una. Sì, hai letto bene, 2 dollari l’una. Chi si è fidato, ha perso tutto.

 

Onecoin, bitcoin e gli investimenti sulle criptovalute

A proposito di investimenti di moda, stai molto attento alle proposte che riguardano BitCoin e le criptovalute in generale. Solo qualche settimana fa l’Antitrust ha inflitto sanzioni per circa 2,5 milioni di euro a una società che prometteva guadagni di “tre milioni di euro in due anni, con un investimento di soli 27.530 euro nella criptovaluta OneCoin”. La società attirava i risparmiatori con prospettive di mirabolanti guadagni, con l’offerta di un corso di formazione per operare su questa criptovaluta e con dei bonus da erogare a chi faceva sottoscrivere questi corsi ad altri amici. Peccato che non solo non ci fossero reali guadagni – i bonus venivano pagati girando i soldi dei nuovi iscritti – ma che la stessa criptovaluta OneCoin sia probabilmente una mera invenzione – secondo l’Antitrust “non è possibile verificare l’esistenza e la consistenza” di OneCoin. In generale ti consigliamo di stare alla larga da tutte le criptovalute, BitCoin compreso.

 

Gli aeroplani che non decollano

Il sistema usato per Onecoin è lo stesso usato in tanti altri casi. Negli anni ’80 c’era quello dell’aeroplano: era un gioco in cui gli organizzatori chiedevano ai partecipanti un milione di lire promettendone in regalo un altro, a patto di trovare un altro “passeggero” da infilare nella “lista di attesa” del “volo” milionario. Più gente si invitava, più i milioni regalati aumentavano. Peccato che il milione in regalo altro fosse quello versato dal nuovo “passeggero”. Di base non c’era nessun investimento concreto che permettesse di generare quei guadagni e gli ultimi restavano sempre con il cerino in mano. È lo stesso schema degli investimenti proposti più recentemente da “santoni” della finanza come Bernard Madoff: ritorni a doppia cifra che erano pagati solo sulla base delle quote versate da parte dei nuovi sottoscrittori. Quando il denaro in arrivo dei nuovi sottoscrittori è iniziato a calare, non potendo più coprire gli interessi, il meccanismo è saltato facendo perdere tutti i propri soldi agli ultimi entrati nella “catena”. Schemi come questi sono ancora oggi in voga – è di questi giorni la notizia di diversi cittadini trentini che hanno perso i loro soldi con un investimento legato a una società, Betexp, che prometteva guadagni del 10% annuo.

 

Quegli investimenti verdi

Chi promette guadagni facili usa spesso anche l’arma dell’investimento “verde”. È il caso dei guadagni mirabolanti promessi, recentemente, con l’investimento in piantagioni di bambù o, come accadeva qualche anno fa, con allevamenti di lombrichi. Peccato che in tutti questi casi l’investimento non sia di natura finanziaria, ma di tipo imprenditoriale: il bambù te lo devi coltivare tu, quindi i ritorni dipendono da tutta una serie di fattori come il clima, il tempo che ci dedichi, la tua capacità di potare e raccogliere… I ritorni che vengono sbandierati sono solo specchietti per le allodole, in quanto, per la natura imprenditoriale dell’investimento, non possono essere in alcun modo previsti in anticipo. Diversi investitori inglesi sono rimasti con il cerino in mano dopo aver investito in una società che prometteva ritorni certi del 500% in 15 anni grazie a piantagioni di bambù in Nicaragua. Quella società è oggi in liquidazione e secondo le autorità dell’Isola di Man è improbabile che si riesca a recuperare qualcosa da quelle piantagioni.

 

La (falsa) sicurezza dei diamanti

Un’altra leva usata per scucirti del denaro è quella dei rendimenti mirabolanti abbinati alla sicurezza dell’investimento. È quello che è stato fatto presso diversi sportelli bancari con i diamanti, dove si faceva vedere un grafico in cui il valore del diamante saliva sempre: che c’è di meglio della pietra più resistente al mondo il cui valore sale sempre? Peccato che già 5 anni fa, su Altroconsumo Finanza n° 1104, ti avevamo dimostrato come quei grafici fossero fittizi e che il prezzo del diamante fosse tutt’altro che un investimento sicuro. Ancora più recentemente siamo intervenuti con una segnalazione all’autorità garante della concorrenza e, in seguito a questo, si sono mosse Antitrust, Consob e Guardia di Finanza con perquisizioni in 5 sedi di banche italiane. Alla larga dai diamanti come investimento.

 

La febbre da cavallo delle opzioni binarie

Infine ci sono le piattaforme di trading estere, come 24Option, che ti promettono guadagni di 5.000 euro in pochi minuti con le opzioni binarie – la cifra varia, ma il senso del messaggio pubblicitario è sempre lo stesso, tanti soldi in poco tempo e senza sforzo. Peccato che quello che offrono non è un vero investimento finanziario, ma una scommessa non molto diversa da quella che potresti fare alla Snai: con queste piattaforme scommetti sul valore raggiunto da un’azione nel giro di pochi minuti, o vinci o perdi tutto, esattamente come la scommessa su una partita di calcio. Pensi di essere in grado di azzeccare queste scommesse? Ricrediti: uno studio della Consob francese ha dimostrato che su 15.000 piccoli risparmiatori il 90% ha perso tutto quello che ha investito nel giro di un anno. E parliamo di investimenti medi da 10.000 euro. Credi comunque di essere nel 10% che si salva? Bene, ma occhio che a volte queste società sono “truffaldine”: si mascherano da società serie, ma quando vinci non ti restituiscono il denaro. Ogni settimana sul nostro sito raccogliamo la lista dei “malandrini”: è nella sezione “fiscale e legale”, “avvisi ai risparmiatori”.

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