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Bitcoin, quanto varr√† tra 10 anni? 7 mesi fa - venerdì 9 marzo 2018
Stando a una recente intervista rilasciata dall’economista Kenneth Rogoff (Università di Harvard), no: tra dieci anni è più probabile che valga 100 dollari anziché 100.000. Il suo valore resta lontano dai massimi ed è sempre più in dubbio la sicurezza delle piattaforme di transazione. Ecco le ultime notizie.
Bitcoin

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Che quello delle criptovalute sia un mondo pericoloso non te lo abbiamo mai nascosto e, infatti, il Bitcoin non si è ancora ripreso dalla batosta dei mesi scorsi. Da valori massimi oltre i 18.000 dollari per Bitcoin siamo ancora agli attuali 9.285,32 dollari (l'Etn Etn Bitcoin Tracker Xbt Provider, 394,86 euro all'8 marzo, Isin SE0007525332) Non ha aiutato le quotazioni la notizia di problemi sul server di Binance (piattaforma di compravendita di Bitcoin) che ha sospeso le compravendite facendo temere un attacco hacker. E, in effetti, quello della sicurezza delle piattaforme di trading delle criptovalite è un problema molto attuale e sentito. Secondo il Wall Street Journal dal 2014 a oggi sono stati rubate criptovalute per un totale di 1,4 miliardi di dollari. Gli ultimi furti sono del 2018 e hanno colpito due portali uno italiano, BitGrail (qui per leggere le dichiarazioni di questo portale da cui si desume che se ne dovrà occupare la magistratura; la criptovaluta in questione si chiama “Nano”) e l’altro giapponese, CoinCheck (la criptovaluta coinvolta si chiamerebbe Nem e anche qui ci sono indagini di polizia in corso). In poche parole se la crittografia è sicura le piattaforme di scambio delle criptovalute sono soggette, comunque, ad hackeraggio. In poche parole la classica banda del buco che una volta scavava sottoterra fino ai caveau delle banche ha solo cambiato mezzi e strategia, ma è ancora molto attiva.

Tra l’altro questo genere di furti capitano anche ai “tipi” più in gamba Steve Wozniak (cofondatore di Apple) ha ammesso di recente di essere stato derubato di ben 7 bitcoin (siamo sui 70.000 euro).

Ma anche senza andare a parlare di furti resta il fatto che il far west delle criptovalute rimane di difficile comprensione per gli investitori. Se ti ricordi bene un modo per smerciare nuove criptovalute è fare un’Ico (offerta iniziale di criptovalute) legata a qualche progetto. Bene, l’altra settimana è uscita la notizia che quasi metà (il 46%) delle Ico è andata a gambe all’aria: molte sono abortite sul nascere (cioè non hanno raccolto quattrini) altre sono finite presto dimenticate, altre (e qui è il caso più preoccupante) hanno preso i soldi, ma sono scomparse nel nulla.

 

Che cos’è il Bitcoin? È una moneta fatta da un codice informatico basata sulla crittografia, ossia sulle tecnologie che permettono di scambiarsi dati con sicurezza. Funziona con la blockchain (vedi oltre) ed è stato inventato quasi 10 anni fa. Dapprincipio ebbe successo come mezzo di scambio per attività illegali, ora non più.

Che cos’è la blockchain? È una tecnologia che si basa sull’idea di un registro condiviso in cui sono inserite delle informazioni controllate da notai sparsi per il mondo (e ciò rende il registro sia sicuro perché per falsificarlo occorre mettere d’accordo più della metà dei notai). Questa tecnologia ha molteplici possibilità di sviluppo e sopravviverà anche qualora l’esperienza dei Bitcoin dovesse fallire.

È una vera moneta? Nì. Non ha corso legale, ma la sua intenzione è di svolgere le funzioni della moneta: mezzo di scambio e riserva di ricchezza. Come riserva di ricchezza ci siamo, perché è ritenuta un mezzo di investimento. Come mezzo di scambio no: il suo valore ballerino rende difficili (e rari) i pagamenti in Bitcoin; poi le transazioni richiedono molti secondi e la sfida con le carte di credito è persa in partenza.

Quanti ce ne sono in giro? Sono “prodotti” con un algoritmo “temporizzato”: non ve ne saranno mai più di 21 milioni e ci si avvicina a questa cifra poco per volta, ma sempre più piano. Ora siamo intorno ai 16 milioni di pezzi. Questa caratteristica fa sì che i BitCoin non siano in teoria soggetti a inflazione (perdita di valore nel tempo) e quindi li rende assimilabili all’oro monetato di cui hanno tutti i limiti (bene come investimento, male come merce di scambio, se li salvi su chiavetta Usb e poi la perdi è come avere perso una moneta d’oro…).

Come si producono? Si producono con il cosiddetto “mining” fatto da computer sovente collegati tra loro. Visto che questi computer consumano corrente e sovente sono in sale server raffreddate da condizionatori è dibattuto su quale sia la bolletta energetica del Bitcoin. Per molti è eccessiva.

Il Bitcoin è sicuro? Nì. L’idea della crittografia è sicura, però non sono sicuri gli intermediari dove si maneggiano criptovalute e si sono registrati diversi furti.

Esiste solo il Bitcoin? No: le criptovalute sono centinaia e alcune nascono proprio dall’idea di migliorare il Bitcoin. Tra le più famose c’è l’Ethereum la cui tecnologia è adatta anche agli smart contract (particolari tipi di contratti informatici che si fanno rispettare da soli) che è uno dei campi di evoluzione promettenti della Blockchain.

 

Il problema della regolamentazione delle criptovalute sarà probabilmente posto durante il prossimo G20 (l’incontro delle venti nazioni più importanti al mondo) che si terrà a Buenos Aires il prossimo luglio. Fino ad allora in Europa c’è cautela sul tema.

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