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Un 5% del portafoglio in oro

5 mesi fa - lunedì 25 giugno 2018
Il prezzo dell’oro oggi viaggia su valori del 2,6% inferiori rispetto a fine 2017. Vale comunque la pena di tenerne un po’ da parte. Qui trovi perché e come fare.

L’oro ha aperto il 2018 di slancio, superando una soglia ostica, quella dei 1.300 dollari l’oncia. Ha continuato a salire fino alla fine di gennaio, arrivando a 1.360 dollari, ma poi ha iniziato a traballare. Il motivo sta nella politica economica della Banca centrale Usa: è a fine gennaio che comincia a delinearsi la possibilità (oggi una quasi certezza) di 4 rialzi dei tassi nel 2018 invece dei 3 previsti dal mercato fino ad allora. L’oro, in fondo, è un pezzo di metallo che non paga né dividendi, né cedole, quindi più i tassi salgono, più le obbligazioni diventano un investimento privilegiato rispetto ad altri – e soprattutto rispetto all’oro che di suo non rende nulla. Complice anche un andamento non brillante delle Borse, l’oro fino a metà aprile riesce a stare sui 1.330 dollari. Poi inizia il calo che lo porta ai 1.270 dollari odierni. In questo caso il calo è legato al rafforzamento del dollaro: l’oro è un bene rifugio per eccellenza. Lo si compra per proteggere i propri soldi, come una cassetta di sicurezza. Anche il dollaro Usa, però, ha questa funzione: spesso, quando il dollaro sale, il prezzo dell’oro scende, e viceversa (la relazione inversa non c’è sempre, ma è forte in alcuni periodi).

Un momento poco felice

Il calo continuerà? Ci aspettiamo, piuttosto, un andamento simile a quello degli ultimi anni: tra alti e bassi ha continuato a oscillare mediamente intorno a quota 1.300 dollari l’oncia – vedi il grafico L’oro senza direzione. Del resto l’umore del mercato non è dei migliori. Le scommesse fatte dai grandi fondi d’investimento sul rialzo del prezzo dell’oro si sono ridotte del 37% rispetto a inizio dicembre 2017, mentre quelle sul calo del suo prezzo sono aumentate, sullo stesso periodo, del 63%. Inoltre le Banche centrali, a parte quella russa, non stanno più comprando tanto oro come un tempo – i loro acquisti avevano aiutato tanto la corsa dell’oro qualche anno fa. Qualche piccolo motivo di speranza arriva dalla Cina, il Paese che più compra oro al mondo e che, stando agli ultimi dati, sta incrementando ancora gli acquisti (+7% le vendite in gioielleria nel primo trimestre del 2018). Il contraltare, però, arriva dall’India, Paese dove l’oro gioca un ruolo chiave a livello culturale (gioielli per i matrimoni): tra tasse e nuove regole più stringenti, le importazioni potrebbero ridursi nel 2018 anche del 20%.  

Una pura assicurazione

Quanto detto, però, non significa che non si debba investire un po’ in oro: un conflitto tra Iran e Israele, una crisi politica a livello europeo, una recessione globale determinata dalla guerra commerciale a suon di dazi tra i vari Paesi… sono tutti eventi che non si possono escludere del tutto e che potrebbero determinare un calo forte delle Borse e una corsa all’oro. Per questo, nonostante prospettive non brillanti, avere un po’ di oro in tasca è saggio. Ti consigliamo di investirci il 5% del tuo patrimonio. Non lo compri per far fruttare il denaro, ma per preservarlo, come un’assicurazione: finché tutto va bene, per te sono solo costi ogni anno. Ma se le cose vanno male, la tua assicurazione protegge il tuo capitale (una parte in questo caso).

Come comprare oro in Borsa

Il modo migliore per investire in oro è con l’Etfs gold bullion securities (102,93 euro; Isin GB00B00FHZ82): i tuoi soldi sono investiti in lingottini della massima qualità custoditi nei caveau della banca inglese Hsbc. Tanto che, sulla carta, avresti anche la possibilità di richiedere, al momento della vendita, non denaro, ma lingotti d’oro. Il prezzo di ogni Etf è pari a un decimo del valore di un’oncia di oro. Occhio: l’oro si scambia in dollari, ma l’Etf è quotato a Milano in euro; ricorda che il risultato del tuo investimento sarà influenzato dal cambio euro/dollaro (se leggi che l’oro è salito dell’1%, ma il dollaro cala dell’1% sull’euro il tuo Etf resterà fermo).

Come avere in mano monete e lingotti d’oro

In caso di fallimento dell’emittente dell’Etfs, nessuno potrà toccare i tuoi lingotti. Semmai, potrà volerci un po’ a risalire tutta la “filiera” tra il tuo titolo acquistato in Borsa e il tuo lingotto. In un ipotetico scenario di grande crisi, sarebbe dunque meglio non passare dalla Borsa, ma comprare monete e lingotti “fisici”. Non lo fare ai “compro oro”: quello è solo oro “da gioielleria” che ha valore numismatico incerto. L’unico oro “da investimento” si compra solo da banche e società autorizzate, come Bolaffi metalli preziosi, Confinvest, Italpreziosi, e solo su questo non paghi l’Iva. Attenzione: ci sono tanti altri costi, e comprare monete e lingotti “fisici” rischia di rendere ancora meno dell’investimento in oro tramite l’Etfs. Dai test d’acquisto da noi condotti in passato, ogni acquisto di monete e lingotti fisici ha spese nell’ordine del 10% (in acquisto e in vendita): sono commissioni enormi, rispetto allo 0,19% che paghi (via internet) per le compravendite dell’Etfs su citato. Inoltre, ricorda che se non vuoi temere il rischio di furti in casa devi depositare monete e lingotti in una cassetta di sicurezza con i relativi costi – con Intesa, una cassetta grande quanto un dizionario costa 30 euro l’anno. Inoltre, devi mettere in conto anche il costo del commercialista – bisogna dichiarare all’Ufficio cambi movimenti in oro per valori pari o superiori a 12.500 euro e poi, al momento della vendita, inserire la plusvalenza in dichiarazione dei redditi e pagarci tasse del 26%. Pensaci bene prima di acquistare oro: rischi di non guadagnare nulla.

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