News

Il crepuscolo dei BitCoin?

5 mesi fa - lunedì 26 novembre 2018
Negli ultimi giorni la criptovaluta più famosa del mondo è crollata sotto quota 4.500 dollari, i minimi da un anno. Ecco perché scommettere su un suo rimbalzo è un azzardo.

Il 2018 è l’anno nero delle criptovalute. In questi giorni il Bitcoin che aveva vissuto per buona parte dell’anno su valori intorno a 6.000 dollari è sceso sotto quota 4.500 e oggi ne vale 4.288 (3.753 euro).

A determinare questo crollo sono stati principalmente due eventi.

Il primo è stata un hard fork sul BitCoin cash. In pratica il BitCoin cash che è una valuta “figlia” del BitCoin, nata per risolvere alcuni problemi pratici del BitCoin ha “messo al mondo un nipotino” del BitCoin. In sé la notizia non è una novità, ma dà la sensazione che, pur essendo il BitCoin una valuta la cui disponibilità è limitata (cosa che la rende resistente all’inflazione come fosse l’oro) di fatto può generare un numero illimitato di figli e che non sia così stabile. Il che contribuisce a rendere la situazione confusa.

Il BitCoin Cash si è diviso in due e ora abbiamo il Bitcoin Cash ABC e il Bitcoin Cash SV che si contendono la fetta di mercato in mano al Bitcoin Cash . Visto che le risorse di calcolo sono limitate questa filiazione del BitCoin è mal vista perché rende il mercato più frazionato e potenzialmente manipolabile, infatti si parla di delisting del Bitcoin Cash SV da alcune “Borse” di Bitcoin.

Il BitCoin ha avuto successo per due motivi: non ce ne saranno mai più di 21 milioni di pezzi (per cui è di fondo raro come l’oro e non inflazionabile); è visto come una riserva di valore che si può facilmente nascondere (per cui piace nei Paesi dove ci si fida poco del proprio governo).

Il secondo evento è che la Sec, l’autorità di vigilanza sui mercati Usa che corrisponde alla nostra Consob, ha sanzionato due Ico. Le Ico, per chi non se lo ricordasse, sono la vendita al pubblico di criptovalute nuove di pacca, usate come mezzo per finanziare delle start up tecnologiche, più snello e meno “normato” della quotazione delle matricole di Borsa. La Sec ha fatto intendere che, se pure si tratta di forme non tradizionali di sollecitazione al pubblico risparmio, neppure le Ico sfuggono dai suoi poteri di controllo.

Resta sul piatto, poi, il problema dell’approvazione della quotazione di Etf dedicati ai BitCoin negli Usa (per ora sono quotati solo a Stoccolma). Se ne parlava per agosto, poi come sai ci sono stati rinvii. La Sec non è convinta dell’affidabilità dei prezzi delle criptovalute. Ora sembra che per il 29 dicembre debba decidere del futuro dell’Etf Vaneck Solidx BitCoin Trust. Cambierà idea? Non si sa. Ma il mercato si muove in fretta.

Proprio in questi giorni la tedesca MV Index Solutions ha lanciato un indice che si chiama MVIS Bitcoin US OTC Spot Index che descrive l’andamento dei prezzi dei BitCoin scambiati fuori dai mercati ufficiali americani (OTC) basandosi sulle quotazioni pubblicate dai tre principali operatori che danno liquidità a questi scambi (Circle Trade, Cumberland e Genesis Trading). Va nella direzione di trasparenza voluta dalla Sec. Secondo alcuni sì. MV Index Solutions (MIVS) è tedesca, ma legata all’americana VanEck, la stessa degli Etf in pipeline da mesi (www.mvis-indices.com/corporate).

Tu, però, non illuderti: a far da doccia gelata c’è la notizia di una ricerca da parte di una delle tante società che analizzano i BitCoin (Chainalysis è il suo nome) che sostiene che l’uso dei BitCoin come moneta di scambio è crollato dell’80% rispetto a inizio anno. Fosse confermata questa tendenza potrebbe essere il primo giro di mattoni sul monumento funebre dei BitCoin. Comunque tu non te ne devi stupire: da tempo immemore ti diciamo che il BitCoin come mezzo di pagamento è assai inefficiente perché richiede troppo tempo perché una transazione giunga a termine, senz’altro molto più di quello che impiega una normale carta di credito.

Gli scambi in BitCoin sono passati da un controvalore di 427 milioni di dollari nel dicembre 2017 ad appena 96 milioni lo scorso settembre. Buona parte di questo crollo è dovuta al crollo di valore del BitCoin, tuttavia alcuni osservatori fanno notare che il BitCoin ha vissuto mesi di scarsa volatilità e che questa scarsa volatilità dovrebbe incentivare gli scambi. Il problema non è dunque che il crollo in sé, quanto piuttosto il mancato sviluppo. 

C’è chi, sulla scia dell’analisi tecnica, sostiene che se il BitCoin finisce sotto quota 3.000 dollari la caduta potrebbe non arrestarsi prima dei 1.000 dollari.

Consigli pratici

Gli analisti tecnici si sprecano in configurazioni grafiche per immaginare quale sarà l’andamento a breve del BitCoin, però, come hai visto, a muovere i prezzi sono state le notizie. Pertanto sono due le cose da fare.

Primo: occhio alla Sec. Se autorizza un Etf sul BitCoin è ipotizzabile un rimbalzo. Una inversione di tendenza? Non è detto: in un contesto di rallentamento generale delle Borse (meno soldi in giro) potrebbe essere più che altro il rimbalzo di un gatto morto che cade dal tetto. Se, invece, la Sec continua a bocciare i nuovi Etf sui BitCoin si rischia una lunga agonia. 

BITCOIN, UN DECLINO INARRESTABILE?

BITCOIN: UN DECLINO INARRESTABILE?

Nonostante le quotazioni del BitCoin (in dollari) siano rimaste relativamente poco soggette a violenti rialzi e ribassi nel corso dell’anno, negli ultimi giorni si è assistito a un crollo sulla scia di notizie poco confortanti nel mondo delle criptovalute. La fragilità del BitCoin risulta evidente.

TECNOLOGIA, UNA PASSIONE CHE DEVE MATURARE

TECNOLOGIA, UNA PASSIONE CHE DEVE MATURARE

Qui sopra trovi l’andamento del Nasdaq, mercato che fece da termometro alla febbre tecnologica nel 2000 e poi crollò. Come vedi il suo crollo non significò la morte dei titoli tecnologici, ma solo che lo sviluppo che si era avuto nel 2000 era stato troppo in anticipo sui tempi. Anche le tecnologie sottostanti al BitCoin hanno avuto celebrità in anticipo sui tempi che si è riversata sulle quotazioni del BitCoin lo scorso anno (vedi grafico BitCoin, un declino inarrestabile?). I tempi per la tecnologia prima o poi matureranno. Non è detto che sarà il BitCoin a coglierli.

Secondo: guarda il grafico col Nasdaq. Che ci vedi? Il boom dei titoli tecnologici nel 1999/2000 e poi il crollo. Quindici anni più tardi il trionfo. Un discorso simile (magari senza aspettare 15 anni) potrebbe valere anche per le tecnologie legate alla blockchain che, dopo il trionfo (fasullo) del BitCoin che le ha rappresentate tutte nello scorso dicembre, ora vanno verso una fase di assestamento, ma senz’altro hanno un futuro davanti, come fu per i titoli del Nasdaq. Di questo futuro, però, è lecito dubitare che faccia parte il BitCoin. Il suo valore è più simbolico che tecnologico (ricordiamo che ha oramai quasi 10 anni): quando arriveranno sul mercato titoli di società che si occupano di blockchain l’interesse si riverserà probabilmente lì dove è prevedibile arrivino prima o poi soldi veri sotto forma di utili. 

condividi questo articolo